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giovedì 4 agosto 2011

Woody Allen ( I )

Non rivedo i film di Woody Allen da molti anni, e a dire il vero ho preso da tempo le distanze da lui, forse da quando vidi al cinema “Celebrity” nell’epifania del 1998, e mi trovai ad uscire a metà film (d’accordo, non era giornata...) e poi da “Match point”, visto in tv. Insomma, mi piaceva molto ma mi sono un po’ disamorato, e continuo a chiedermi come mai le nostre tv non trasmettano mai (ma proprio mai) film belli e divertenti come i primi di Woody Allen. Oltretutto, a questo punto, i diritti non dovrebbero costare molto...
Questa è la raccolta dei miei appunti su Woody Allen, presi nel corso del tempo. Ovviamente, vanno presi per quel che sono: non ho voluto toccarli e tante cose andrebbero ripensate, però mi sembra che ci sia qualcosa d’interessante.
I film di Woody Allen che ho visto sono questi, con il mio gradimento personale in stellette:
What’s up, Tiger Lily? (Che fai, rubi? 1966, Allen da un film di T.Mihashi) **
Prendi i soldi e scappa (1968 Allen, Janet Margolin) ****
Il dittatore di Bananas (1971 Allen, L.Lasser) ****
Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso (1972 Allen, Gene Wilder, B.Reynolds) **
Il dormiglione (1973 Allen, D.Keaton) ***
Amore e guerra (1975 Allen, D.Keaton) ***
Annie Hall (Io e Annie, 1977, Allen, D.Keaton, Marshall McLuhan) ***
Interiors (1978 K.Griffiths, D.Keaton) **
Manhattan (1979 Allen, Diane Keaton, Ma.Hemingway) **
Stardust memories (1980 Allen, Charlotte Rampling) **
A midsummer night sex comedy (1982 Allen, Farrow, Josè Ferrer) **
Zelig (1983 Allen, Farrow) ****
La rosa purpurea del Cairo (1984 Mia Farrow, Danny Aiello, Jeff Daniels) ****
Broadway Danny Rose (1984 Allen, Farrow) ****
Settembre (1987 Farrow, Elaine Stritch, D.Elliott) ***
Radio days (1988 Farrow, Seth Green, J.Kavner) ***
New York Stories (1988 Allen, Farrow, Talia Shire) **
Un’altra donna (1988 Farrow, Gena Rowlands, Gene Hackman) ***
Crimini e misfatti (1989 Allen, Farrow, Landau, Anjelica Huston) ****
Alice (1990, Mia Farrow, W.Hurt, Joe Mantegna) ***
Ombre e nebbia (1991 Allen, Farrow, Malkovich, Jodie Foster, D.Pleasance) ***
La maledizione dello scorpione di giada (1999 Allen, H.Hunt, C.Theron) ***
Anything else (2003 J.Biggs, Christina Ricci, D.De Vito, Stockard Channing) ***
Match point (2004 S.Johansson, J.Rhys-Meyers, Emily Mortimer) **
- Crede di essere un genio?
- Non penso. So che qualcuno mi ha definito così, è un brutto vizio che c’è nel mondo dello spettacolo, su tre persone una viene considerata un genio. Non sono un genio e lo posso provare: ho fatto dei buoni film e anche dei film mediocri.
- Cosa cancellerebbe dal mondo?
- Un certo tipo di mentalità. Senza la mentalità fascista il mondo andrebbe meglio.
- Cosa vorrebbe che ci fosse scritto sulla sua tomba?
- Può sembrare sentimentale, ma vorrei che ci fosse scritto “Qui giace una persona che ha sempre dato il meglio di sè. Che non ha mai scelto la via più facile. E che però non sempre è riuscito nei suoi intenti.”
(Woody Allen intervistato da Stefano Berbenni, Panorama 20 gennaio 1991)
«Certo, i fondamentalisti religiosi mi hanno prima demonizzato, poi crocifisso, assieme a Mia e a Soon Yi, per la mia vita personale “peccaminosa”. Il che non ha certo aiutato i miei film; però in USA la gente aveva smesso di vederli già molti anni prima. Non li ha voluti vedere sotto il democratico Carter e li ha snobbati al tempo del repubblicano Reagan Ve lo ricordate il miracolo “Io e Annie”? E’ il “miglior film” che ha incassato meno nella storia dell’Oscar.
La mia grande preoccupazione, adesso, è questa sterzata conservatrice non solo qui in USA ma anche in Italia e in Europa. La gente è frustrata davanti ai complessimproblemi irrisolti e la destra la seduce con soluzioni rapide e sempliciste che peggiorano solo le cose. (...) Stiamo ancora cercando di guarire dai danni provocati da Nixon, Reagan e Bush, e se il Congresso fa ciò che promette ci vorranno decenni per guarire dall’era Gingrich. Quando la gente lo capirà sarà tardi. »
(Woody Allen al Corriere della sera, 1 febbraio 1995)
«La pittura mi interessa soprattutto perchè è un’esperienza non temporale. Potete osservare un quadro tutto il tempo che volete: esso sarà veramente valido finché vi rimarrete immersi. Questo non ha niente a che vedere, per esempio, col fatto di guardare un film: che è un’esperienza molto prgressiva, molto strutturata. (...) C’è un’evidente similarità tra la poesia e l’umorismo, perché entrambi dipendono dal ritmo, dalla sfumatura, e da un numero di parole minimo. (...) “I fratelli Karamazov” è un po’ come l’Antico Testamento, è un’opera di una forza straordinaria, che tratta tutti i soggetti a tutti i livelli, sia religiosi e misterici che intellettuali. Quanto all’Ulysses, è un vero piacere leggerlo. E’ una prodezza, un lavoro da maestro. L’intensità di quest’opera e il modo spettacolare in cui Joyce utilizza il linguaggio mi hanno sempre affascinato. Si legge come se fosse musica.»
(Woody Allen sui suoi gusti, artistici e non solo, dal Corriere della sera-7, febbraio 1995)
Spike Lee: «I film di Woody Allen non hanno niente a che vedere con il mondo in cui viviamo. C’è da domandarsi se questo tizio abbia mai fatto due passi per strada.»
Woody Allen: «Gli rimando il complimento. Anche i neri che ci mostra Spike Lee sono totalmente asettici. Romantici. Niente armi, niente droga, niente aids...»
(da Epoca 22 aprile 1990, conferenza stampa Nouvel Observateur)
...Interpretato da tutti con visibile divertimento, “Mighty Aphrodite” non ha una nota falsa. Anche una bolla di sapone può costituire un capolavoro.
(Tullio Kezich, per La dea dell’amore, Corriere della Sera 28 gennaio 1996)
WOODY ALLEN? CHE BOIATA PAZZESCA
di Giovanni Raboni, Corriere della Sera 9 marzo 1997
Non condividere i gusti della maggioranza dei propri connazionali può dare, a tratti, un senso di
spiacevole isolamento, ma di gran lunga più imbarazzante è non condividere quelli della minoranza alla quale, volenti o nolenti, si appartiene: donde una più forte tendenza dei singoli a uniformarsi (o fingere di uniformarsi) formarsi) ai secondi che ai primi.
Per quanto mi riguarda, sono più di 20 anni che evito di dichiarare la cordiale avversione che nutro per i film e gli scritti di Woody Allen. Si può essere culturalmente à la page e «politicamente corretti» se non si è convinti che Woody Allen sia un genio del cinema e un grande intellettuale? No, temo che non si possa; e per questo, in tutti questi anni, ho preferito tenere per me la convinzione che si tratti invece di un presuntuoso e logorroico specialista del niente, un discreto comico di varietà convinto, chissà perché, di essere la reincarnazione di Cechov e l'alter ego di Bergman. Ma alcune sere fa, di colpo, ho deciso di uscire allo scoperto, esponendomi alla riprovazione e forse al ludibrio di amici, colleghi e conoscenti. Come mai? Su Retequattro davano un film di Allen che non avevo mai visto, «Misterioso omicidio a Manhattan», e mentre tentavo di guardarlo (a un certo punto, sopraffatto dalla noia, ho desistito) l'autore e protagonista ha pronunciato (cito a memoria) le seguenti parole: «Se ascolto troppo Wagner provo l'impulso di invadere la Polonia». Nella sua miscela di luogo comune, paradosso, arroganza e stupidità, la battuta non mi ha rivelato, sul conto di Allen, nulla che già non sapessi; ma ha avuto su di me, a sorpresa, un effetto liberatorio. Naturalmente continuo a credere che non sia necessario amare Woody Allen per essere «di sinistra», né smettere di amare Wagner per non apparire «di destra»; ma se dovessi scegliere fra una delle due ipotesi, la mia scelta è pubblicamente e irrevocabilmente fatta.
(continua)

Woody Allen ( II )

La gente crede che io sia occupatissimo, ma non è vero. Fare un film è difficile, ma non fino a questo punto.
(Woody Allen, int. al cds 19.9.2001)
I cattivi hanno sicuramente capito qualcosa che i buoni ignorano.
Woody Allen citato da Panorama 14.4.1995 (Enzo Biagi?)
Cominciare da Ingmar Bergman e finire con “Prendi i soldi e scappa” è sempre stato il mio sogno cinematografico: intendo se avessi fatto il regista. Perché questo dovrebbe essere un punto d’arrivo, la conquista di una vita, il Grande Capolavoro Assoluto: e invece Woody Allen lo tira fuori come primo film, guarda un po’ che roba. E subito dopo s’inventa “Bananas”, “Il dormiglione”, la parodia di “Guerra e Pace”...
Devo confessare di non aver mai amato la svolta “seria” di Allen, i film come “Manhattan”, “Interiors” e tanti altri che ha girato in seguito. L’unico film di Allen all’altezza del suo primo grande successo è “Zelig”, che è un pezzo di bravura da vero virtuoso però ha un difetto: non fa ridere. E’ divertente, fa pensare ma non fa molto ridere, non come “Prendi i soldi e scappa”... Non è che io voglia sminuire Allen, di film belli ne ha fatti tanti ( “La rosa purpurea”, per esempio), ma la felicità dei suoi primi film è inarrivabile.
Alcune scene che prendo e mi porto via: i genitori del bandito cammuffati per non farsi riconoscere; il biglietto durante la rapina; la fuga in catene dai lavori forzati; la scena di quando Woody cerca di cantare per prendere il ritmo dello spaccapietre (ma gli va male); la pistola ricavata dalla saponetta; - ma mica posso scappare portandomi via tutto il film...
- Quale contributo ha portato la psicoanalisi al cinema?
- In passato il cinema agiva quasi esclusivamente nell’area della fisicità: penso ai film western, a Chaplin, a Keaton. Poi, la psicoanalisi si è imposta come fattore conoscitivo e improvvisamente la zona in cui si scatenano i conflitti è diventata psicologica. La gente si è resa conto che il comportamento degli indivisui è interessante sotto il profilo psicologico, che ci sono motivazioni inconsce che muovono i personaggi (...)
(Woody Allen, da L’Espresso 30 giugno 1995)
Ho fatto un corso di lettura veloce e ho letto Guerra e Pace in venti minuti. Parla della Russia.
(Woody Allen, citato su RCTV, 1995)
- Non so nulla del suicidio, io. Quand’ero piccolo, giù a Brooklyn, nessuno si suicidava: erano tutti troppo infelici.
(Woody Allen, in “Crimini e misfatti”)
Riferimenti a Midsummer night’s sex comedy di Woody Allen, che è un filmetto da poco ma gradevole, copiato da Bergman ma molto al di sotto del modello di partenza.
L’occasione perduta. Woody non baciò, allora, Mia Farrow; il medico baciò, invece, la moglie di Woody. Le occasioni perdute non si ripresentano, se si colgono cambiano il senso della vita. Se non si colgono, la tua vita prosegue grigia fino al giorno in cui non ne avrai abbastanza. B e C si erano conosciuti e amati senza poter approfondire. Poi, qualche anno dopo, si erano rivisti e si erano sposati; ma ora il matrimonio non funziona e C è felice di fare il bene di B lasciandola ad A, ed è convinto di fare del bene anche a se stesso. Ora bisogna rendere credibile il colpo di pistola. Bisogna cioè innestare una storia “nera” nella storia grigio-rosa? Probabile. (novembre 1987) Rivisto nel 1997: stessa impressione, e poi il paragone con il film di Bergman è pesantissimo.
“Settembre” di W.Allen è una confezione stupenda per un contenuto tutto sommato inutile. Ancora qui a raccontarci le storie di scrittori, fotografi, attrici e professori di lingue? L’argomento dovrebbe essere ormai esauritissimo almeno per i prossimi dieci anni. Ma Allen è talmente bravo che il film lo si vede volentieri lo stesso, e i suoi attori sono bravissimi anche loro, così che quasi quasi alla fine si crede all’illusione, e ci si convince veramente di essere a teatro com’era parso all’inizio. (marzo 1988)
“Prendi i soldi e scappa” e “Zelig” visti di seguito è una bella esperienza. Sono due film gemelli, e rimango sempre del parere che “Take the money and run” è il più bel film di Woody Allen. “Zelig” è un “Take the money” più raffinato e colto, un film d’autore che è per molti aspetti il remake del primo film di Allen.
Molti gli equivoci su Allen: all’inizio fu preso per un comico, poi per un epigono di Bergman. Il vero Allen è qui, “Take the money and run”, “Bananas”, “Il dormiglione”. In “Zelig” c’è tutto Woody Allen, al suo meglio: comico e tragico, rigoroso e sgangherato. Non è da tutti... (gennaio 1991)

“Alice” di Woody Allen non è male, ma mi è già uscito di mente. E’ il film dove un saggio cinese “droga” la mite e devota (cattolica) moglie di un ricco e superficiale William Hurt (un ruolo sgradevolissimo per un grande attore) e futura amante di un simpatico tizio ben educato e gentile interpretato ottimamente da Joe Mantegna (che somiglia un po’ a Di Pietro). Contorno di donnette pettegole che fanno da contraltare “newyorkese” ai “mostri” di Edward Scissorhands. Non un film inutile, ma di sicuro troppo fragile.
(ottobre 1993)

“Un’altra donna”, sempre di Woody Allen, è un film onesto e commovente, ma troppo freddo (gli stessi pregi e gli stessi difetti della protagonista, insomma). Questa storia dove tutti sono attori e registi, dove una scrittrice sente misteriosamente parlare da una grata per l’aria condizionata (stile blob) è un po’ troppo una copia carbone da Bergman. Gli attori sono tutti eccellenti, Gena Rowlands è bellissima e bravissima, Gene Hackman è in uno dei suoi ruoli migliori; la Farrow passerottino, incinta e in analisi freudiana, ha un ruolo un po’ marginale (si vede poco). Di memorabile però, a parer mio, c’è solo la scena al ristorante con l’amica che fa l’attrice e che rinfaccia improvvisamente a Marion (la Rowlands) un amore perduto anni prima. Una scena scritta molto bene e recitata splendidamente dai tre attori (c’era anche il marito dell’attrice gelosa).
(ottobre 1993)
“Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso”, eccetera, è una grossa delusione, un film un po’ pacchiano che rivaluta perfino Alvaro Vitali; forse è l’effetto dei trent’anni passati, ma è comicità greve e non c’è molto da ridere. All’altezza del miglior Allen c’è solo l’episodio finale, con gli spermatozoi che aspettano il loro momento, girato nello stile dei film di guerra con i parà.
Allen è bravo, ma alle volte si perde. (1997)

“Match point” mi sembra una ciofeca ben confezionata. Sarebbe un bel film se continuasse sul tono da commedia della prima parte, la svolta così forte e drammatica giunge inopportuna ed è poco adatta ai “characters” fin lì mostrati, e questo richiamo a Raskolnikov sembra appiccicato lì da un altro film. Peccato, perché non era male; Woody Allen è sempre un ottimo professionista. Quello che mi dà più fastidio è che abbini l’amore per l’opera soltanto al lusso e ai ricconi con autista, un luogo comune davvero stantìo. Il tenore che si ascolta è sempre Enrico Caruso, tranne qualche brano con cantanti scarsini a me ignoti; “Mia piccirella” non è una canzone napoletana ma un’aria dall’opera di Gomes “Salvator Rosa”. (gennaio 2008)
...”Harry a pezzi” (Deconstructing Henry), iniziato con un atto sessuale orale, termina con lo scrittore ammonito da un amico morto: “essere felice è essere vivo, lasciatelo dire da me”.
(Espresso 5 febbraio 1998, L.Torri sull’ultimo Woody Allen)
In “Harry a pezzi”, suo ventottesimo film, Woody Allen scende nell’inferno: nel quinto sottosuolo stanno rapinatori e critici letterari; nel sesto, estremisti di destra, serial killer, avvocati; nel settimo, i media; nell’ottavo, criminali di guerra evasi e telepredicatori; nell’ultimo tutti gli altri, incluso il padre del protagonista che, non potendo aspirare al Paradiso perché ebreo, finisce per andare al ristorante cinese.
(L’Espresso, 29 gennaio 1998, trafiletto non firmato) (Lietta Tornabuoni?)
- ...è un giallo comico, e uno dei cliché di questo tipo di film è che un personaggio ignaro viene risucchiato per una qualche ragione dentro una storia che non gli interessa, e per la quale non ha intenzione di perdere tempo. Ma poi si scopre che c’è sempre un motivo per cui ci si trova coinvolto. (...)
- In “Scoop” la rivediamo attore.
- Sì, ma sa, io, a differenza di Scarlett, ho una limitata gamma di ruoli. Posso interpretare l’intellettuale, il professore universitario, lo strizzacervelli, oppure un piccolo bookmaker. In “Scoop” sono un volgare prestigiatore d’avanspettacolo.
(Woody Allen, dal Venerdì di Repubblica, 29 settembre 2006)
Sarei di origini ebraiche, ma crescendo mi sono convertito al narcisismo.
(Woody Allen, da “Scoop”)