Questa parabola è dedicata a tutti i detrattori della mia città , Salerno, a cui non va bene mai niente per partito preso, seduti come sono sul frascone. A tutti costoro vorrei invitare a ridisegnare la "Città ideale " di artista anonimo***, prodursi in uno straccio di proposta anzicchè in una critica vuota. Pensare al "particulare" o ad arare l'orticello (di pullanchelle) era uno stile praticato dai monaci certosini, non mi pare che lo siano, se sono sempre in giro per la città , a rilevare ciò che non gli garba.
Per sfuggire alla strage degli innocenti di Erode, san Giuseppe, la Madonna e il Bambino si erano incamminati sulla via per l'Egitto. Maria, con il piccolo Gesù, viaggiava seduta su un asino, guidato a piedi da san Giuseppe. La gente che li vede passare non esita a criticarli. «Ma guardate quella donna, lei sta comodamente seduta sull'asino e fa andare a piedi il suo anziano marito». I tre profughi, sentiti i commenti, decidono di fare a cambio. San Giuseppe a dorso dell'asino e la Madonna a piedi. Il nuovo gruppo di persone che incrociano non esita a commentare duramente: «Che uomo snaturato, lui, come un padrone, sull'asino e la povera moglie con il figlioletto a piedi, che crudeltà ». San Giuseppe e la Madonna allora decidono di salire tutt'e tre a dorso dell'animale. «Ma che famiglia insensibile» commenta la gente. «Tutt'e tre su quella povera bestia. La uccideranno». Al che la Sacra Famiglia decide di scendere dall'asino e di proseguire a piedi. Non gliela fanno buona: «Ma che avari, non salgono sull'asino per paura di consumarlo».
* P.s Naturalmente ciò che viene attribuito al modo di fare di Napoli è da leggersi Salerno
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La Città ideale è un dipinto temperasu tavola (67,5x239,5 cm) di autore ignoto, databile tra il 1480 e il 1490 e conservato nella Galleria Nazionale delle Marche a Urbino. L'opera, una delle immagini simbolo del Rinascimento italiano, vide la luce alla raffinata corte urbinate di Federico da Montefeltro ed è stata alternamente attribuita a molti degli artisti che vi gravitarono attorno: tra i nomi proposti ci sono Piero della Francesca, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini. Altri studiosi sono propensi ad attribuire l'opera all'ambiente della Firenze laurenziana ed alla riflessione in corso intorno all’opera di Vitruvio, individuando l'autore in Giuliano da Sangallo e nella sua scuola, arrivando a ipotizzare una collaborazione di Botticelli. Non mancano attribuzioni anche a Leon Battista Alberti, del quale sarebbe l'unica prova pittorica.
Intanto la Procura di Roma ha avviato una inchiesta. Le indagini sono al momento senza indagati o ipotesi di reato. Non si esclude che si possa successivamente arrivare ad ipotizzare l'istigazione al suicidio.
VENDOLA, ENNESIMA VITTIMA DEL PREGIUDIZIO 'Non è giusto morire a 15 anni. Oggi piangiamo la vita spezzata di un ragazzino, l'ennesima vittima dell'ignoranza e dei pregiudizi". Lo afferma Nichi Vendola dopo la notizia dello studente suicidatosi a Roma. "Piangiamo - prosegue Vendola - una vittima dell'omofobia ma anche della vigliaccheria di una politica incapace di rispettare le diversità e la dignità di ogni singola persona. Piangiamo per l'offesa continua ai diritti e al sentimento di umanità , per la violenza del filo spinato con cui si stringe a tenaglia l'esistenza di tanti individui. Non possiamo, non vogliamo dimenticarlo: l'intolleranza e l' ipocrisia sono killer spietati. Uccidono ogni giorno".
Documentarista napoletano, Leonardo Di Costanzo esordisce bene nella finzione cinematografica, dirigendo una vera perla, presentata alla 69° Mostra Cinematografica di Venezia, nella sezione Orizzonti. "L'intervallo" s'incentra su di uno spaccato di vita marginale e suburbana dell'area napoletana e gli interpreti, Veronica e Salvatore, sono il prodotto di una periferia che man mano sposta verso il centro i modi comportamentali. Lei sicura, aggressiva, eternamente sulla difensiva, tracotante, spregiudicata, eppure semplice. Lui, Salvatore, un bravo ragazzo, orfano di madre, per tutto il giorno va in giro con il carrettino, a racimolare la sussistenza, vedendo bevande fresche, come del resto fa il padre. Sulla loro gioventù, a tratti finanche poetica, cala l'ombra della malavita, mostrando il volto cupo per l'intera durata del film, ma è solamente nel finale che appare. Per tutto il tempo, invece, si guardano due adolescenti alla scoperta di se stessi, attenti all'ambiente che li circonda e la casa abbandonata, l'ospedale psichiatrico "Leonardo Bianchi", alla calata Capodichino, in cui sono rinchiusi, è ricca di spunti e curiosità . Dopo i primi momenti di tensione, i ragazzi si parlano, è inevitabile ed attaccano a discutere sulle problematiche della loro ristretta e rassegnata esistenza, trovando anche punti in comune. È vero non è un film sulla camorra, come si potrebbe pensare ma su due adolescenti che si affacciano alla vita, dovendo scegliere da che parte stare. La mano del documentarista si vede in tante scene, esteticamente belle.
Leonardo Di Costanzo, nato ad Ischia nel 1958, si è laureato all'Orientale con una tesi in storia delle religioni. Vive tra Parigi e la città partenopea. È noto soprattutto in Francia, per i suoi tanti documentari, andati in onda sulle televisioni di mezza Europa. Nel 1987, Di Costanzo firma il suo primo documentario: "Margotte e Clopinette", un film di 22 minuti. Nel '98 gira "Prova di stato" e nel 2006 un altro film documentario: Odessa.
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Il film si è guadagnato due premi all'interno della 69° Mostra Cinematografica di Venezia: Premio Fipresci, nella sezione "Orizzonti" e Premio Pasinetti.
Premio Francesco "Pasinetti", è uno dei premi collaterali della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia ed è dedicato a Francesco Pasinetti, regista, sceneggiatore, critico cinematografico e fotografo italiano.
Il titolo, "L'intervallo", si rifà a quello scolastico, una sorta di zona neutra, nella quale Veronica e Salvatore, come allievi di scuola, riescono a crearsi uno spazio di gioco e di discussione, malgrado l'ingombro camorra.
Spunti di riflessione
L'adolescenza è l'età più ingrata ma la più bella, peccato non poterla vivere due volte.
Con Massimo Ranieri, a Salerno da giovedì 25 a domenica 28 ottobre, si è riaperto il Teatro Comunale "G. Verdi", per dare vita alla stagione di prosa 2012-2013. "Viviani Varietà ", è lo spettacolo di poesia, parole e musica, di uno spaccato di vita dell' artista napoletano, nato a Castellammare di Stabia, il 10 gennaio 1888 e portato in scena dalla regia di Maurizio Scaparro, che ne è anche l'ideatore.
Attualmente Massimo Ranieri è l'unico artista in grado di portare in scena Raffaele Viviani per come sente i personaggi, essendo passato per la loro stessa condizione, per come canta, un' estensione la sua voce mai incrinata, per come recita, getta l'anima, per l'espressività scavata e la gestualità calibrata ed opportuna. Un elegante varietà , rappresentato con i suoi riti, che non tralascia: la macchietta, la canzone popolaresca, la caricatura, il canto a "fronne e limone" e il ruolo del cantante di "giacca", non dimenticando neanche i monologhi, significativi e ancor oggi attuali. Lo spettacolo godibile e di buon inizio per la nuova stagione del "Verdi", si è avvalso della collaborazione per le elaborazioni musicali di Pasquale Scialò, docente del Conservatorio Statale di Musica di Salerno "G. Martucci".
Con Massimo Ranieri: Ernesto Lama, Roberto Bani, Angela De Matteo, Mario Zinno, Ivano Sciavi, Ester Botta, Rhuna Barduagni, Antonio Speranza, Simone Spirito, Martina Giordano. Orchestra: Massimiliano Rosati (chitarra), Flavio Mazzocchi (pianoforte), Mario Guarini (contrabbasso), Donato Sensini (fiati), Mario Zinno (batteria). Movimenti coreografici: Franco Miseria. Regia: Maurizio Scaparro
Arrivo un po' prima dello spettacolo per incontrarmi con Ciro Giustiniani e rivolgergli qualche domanda. Sono sorpresa dalla sua altezza, quest'estate, sul palcoscenico del Premio Charlot a Paestum, non mi era sembrato tanto alto, forse il fondale degli imponenti templi rendono, rispetto alla loro grandezza, tutti più piccoli.
D) Dì la verità , il tuo inizio da comico è iniziato tra i banchi di scuola?
R) Si, fin dalle elementari, divertivo i miei compagni ma è al Ragioneria, istituto frequentato da me, che mi sono realmente testato, in special modo quando la mia comicità non irritava i professori, anzi, mi aiutava ad avere con loro un buon rapporto.
D) Ricordi il debutto?
R) Ogni volta è come la prima volta, come negli spettacoli dell'azione cattolica dei domenicani ai quali da ragazzo ho partecipato.
D) Quando hai pensato seriamente di passare al professionismo?
D) Vincere il Premio Charlot ti ha avvantaggiato nella carriera?
R) Sicuramente. Mi ha dato visibilità presso il pubblico, ma non è stato facile partecipare alla kermesse di Claudio Tortora, per ben due volte, severamente il patron mi ha spedito a casa, mi diceva che non ero pronto. Aveva ragione, mi ha incitato e ho lavorato sodo per migliorarmi. Nel 2007 mi sono ripresentato ed ho addirittura vinto. Gran bella soddisfazione.
D) Come considera l'esperienza di Made in Sud ?
R) Importante per me e per i comici del sud. Il "Tam" di Napoli, sito in Piazza Amedeo, è l'unica risposta credibile meridionale a "Zelig" di matrice nordica. Al Tam, laboratori e provini vanno avanti per tutta la settimana, con un test finale affidato al pubblico in sala. Gli spettacoli di "Made in Sud" nascono da un impegno serio.
D) I tuoi divertenti monologhi da chi sono scritti?
R) Li scrivo io, in collaborazione con Angelo Venezia e i Duo per Due, di Made in Sud, con la supervisione di Mormone e Mariconda
D) Come consideri il pubblico del Ridotto?
R) Espertissimo e ben educato alla comicità , che non vuol dire risata facile. Il lavoro capillare compiuto da 25 anni, da Caludio Tortora, ed adesso da Gianluca, suo figlio, ha dato buoni risultati. Giustamente il teatro "Ridotto" è considerato il tempio del Cabaret ed esservi con uno spettacolo, ad inaugurazione di stagione, un grande onore.
L'appuntamento è per il prossimo weekend, il 27-28 ottobre con il Mago Elite in "La magia del cabaret".
Gioconda Hui He - Seda Ortac (21 ottobre), Laura Adorno Luciana D'Intino, Alvise Badoero Carlo Striuli, la cieca Francesca Franci, Enzo Grimaldo Hugh Smith, Barnaba Lado Ataneli, Zuà ne - barnabotto Angelo Nardinocchi, un cantore-un pilota Massimiliano Travagliati, Isèpo Francesco Pittari, Orchestra Filarmonica Salernitana Giuseppe Verdi, Coro del Teatro dell'Opera di Salerno, Coro di Voci Bianche del Teatro "Giuseppe Verdi" di Salerno, Direttore d'Orchestra Yishai Steckler, Regia Maurizio Di Mattia, Maestro del Coro Luigi Petrozziello, Scene Davide Gilioli, Artista video Jean-Baptiste Warluzel, Maetro del Coro di Voci bianche Silvana Noschese, Coreografie Pina Testa.
Grande lirica, al Teatro Comunale "Giuseppe Verdi, con interpreti internazionali e allestimento di grande pregio che oltre ai salernitani entusiasti, ha richiamato in città appassionati, prenotandosi il loro posto al " G. Verdi", anche dal resto d'Italia, Germania, Svezia e Giappone.
Prossimo appuntamento "Madama Butterfly" di Giacomo Puccini, da mercoledì 28 novembre al 2 dicembre del 2012.
Programmazione e date: "Favoleria" 7 novembre 2012; " Io speriamo che me la cavo" 13 novembre 2012; "Miseria e nobiltà " 27 novembre 2012; "Il nuovo canto di Natale" 3 dicembre 2012; "Anna Frank" 21 gennaio 2013; "Il mago di Oz" 1 febbraio 2013; "Cecè e Bellavista" 21 febbraio 2013; "L'Inferno" 5 marzo 2013; " Il tesoro del Barbone" 20 marzo 2013; "Al lupo, al lupo" 9 aprile 2013; "Odissea the Musical" 16 aprile 2013; "Nella vecchia fattoria" 2 maggio 2013.
Un ventaglio di offerte per tutti i gusti, dalla favola, alla commedia musicale, da pezzi celebrativi, al teatro d'autore. La mattinata teatrale prevede anche la possibilità di sostare per il pranzo (colazione al sacco) e visione nel pomeriggio delle "Luci d'Artista" di Salerno. L'inizio degli spettacoli è dalle ore 10 fino alle ore 12. La direzione artistica è a cura di Gaetano Stella mentre la direzione organizzativa è affidata ad Elena Parmense.
"Gambrinus 1900"
Passano proprio tutti gli intellettuali che contano a Napoli, all'inizio del '900, per il Caffè Gambrinus, tra cui Pasquale Mario Costa, Ferdinando Russo, Gabriele D'Annunzio, Antonio Cardarelli, Libero Bovio, Salvatore Gambardella, Giovanni Capurro, autori di melodie napoletane, le più belle, entrate a far parte del patrimonio poetico- artistico del mondo e Lina Cavalieri, la sciantosa, "la donna più bella del mondo". Così lo spettacolo è sì la storia del Caffè Gambrinus, ma nel contempo celebra l'esponente maggiore, il frequentatore abituale: Salvatore Di Giacomo. Musica e poesia fanno da padrone, accompagnate dalla bravura degli artisti, dalla scioltezza dei dialoghi, dalle battute divertenti e da una recitazione ben caratterizzata. Due ore di spettacolo lieve ed erudito, nelle quali si apprende quasi tutto della vita intima ed artistica del grande poeta napoletano, Salvatore Di Giacomo, i cui versi hanno dato vita a canzoni memorabili. Accurata la regia di Gaetano Stella, nelle vesti anche di Salvatore Di Giacomo e bravi tutti gli attori, tra cui Elena Parmense, Matteo Salsano e Chiara De Vita, i ballerini e i cantanti del cast.
Quattro storie intense e drammatiche s'intrecciano tra loro. Sullo sfondo un fatto reale, il trapasso di Eluana Ingrao, la giovane donna in coma da 17 anni, avvenuta il 9 febbraio 2009 di dolce morte. L'opinione pubblica, per l'accadimento così drammatico, nella realtà , si divise in due. La finzione filmica si avvia proprio dal voto del parlamento, chiamato ad esprimere l'atto di liberazione o di condanna, a seconda come si considera, vuoi per ragioni personali o politiche, la triste storia della giovane donna. Si apre, così, in uno dei senatore un profondo caso di coscienza, aggravato, ironia della sorte, dal pensiero della figlia opposto al suo. La ragazza, dal suo canto, mentre si reca ad Udine per manifestare dinanzi alla clinica, dove finirà la vita di Eluana, s'innamora di Roberto che a sua volta è il guardiano di suo fratello, insano di mente. Una grande attrice, la terza storia, si è ritirata dalle scene per assistere, sostenuta da una grande fede, la figlia in coma irreversibile. Infine un ultimo personaggio si aggancia agli altri, rappresentando il disagio di vivere da drogata.
Il Commento
Non è un brutto film, "Bella addormentata", presentato al Festival Cinematografico di Venezia, in odore di premiazione, come miglior film italiano, anzi l'eccezionale Toni Servillo getta luce immensa sul personaggio del parlamentare, da lui interpretato, come sempre in maniera superba e di conseguenza su tutto il film. Per il resto solo un ammasso di trame, l'una nell'altra, con le problematiche trattate troppe ed inutili che hanno in qualche modo disperso il tema fondamentale dell'eutanasia. E' vero, Eluana non è rappresentata fisicamente e non è la bella addormentata del film, ma la storia che Bellocchio mette insieme, è comunque posticcia come non è veritiero il realismo di cui si serve per rappresentare alcune scene. Sintomatico, infatti è il ruolo del medico che assiste notte e giorno la paziente drogata, eludendo i tempi regolari della sua professione. Ogni personaggio delineato dal regista ha un disagio singolare per cui il film inevitabilmente si appesantisce e nessuna storia ha presa sullo spettatore. Resta Bellocchio, un acuto osservatore della realtà che nel film riprende e con le incongruenze che le sono proprie, messe in risalto da un fondale insostituibile qual è la televisione, sinuosa e presente in tutte le scene. Va sottolineata una finezza della regia, una citazione filmica per gli appassionati cinefili, ove nelle prime scene, da uno schermo televisivo si assiste ad uno spezzone del film "La vera storia della signora delle camelie" interpretata da una giovanissima Isabelle Huppert, la stessa attrice che nel film di Bellocchio con dosata raffinatezza e mostrando per intero i segni del tempo, interpreta la madre- attrice. Il film si è guadagnato due riconoscimenti, il "Premio Brian" e il "Premio Marcello Mastroianni", assegnato al giovane Fabrizio Falco (il fratello insano). Elegante è la colonna sonora di Carlo Crivelli che distribuisce tensione al film, mentre la sapiente fotografia di Daniele Ciprì, getta luci caravaggesche su tutta la pellicola.
Gli interpreti
Tutti bravi gli interpreti nel proprio ruolo, ad iniziare dall'eccezionale Toni Servillo, che delle sue interpretazioni, ogni volta, ne fa un capolavoro. Buona la prova sia di Alba Rohrwacher che quella di Michele Riondino (il giovane Montalbano della tv), anche se i loro personaggi sono fugaci. Divertente è il monologo, castiga-costume, del parlamentare psichiatra, interpretato dal bravissimo attore di teatro Roberto Herlitzka, il quale fa la sua arringa tra vapori e sudori di in una sauna. Convince, per la naturalezza, Pier Giorgio Bellocchio, figlio d'arte, nei panni del medico-missionario in cui si è calato.
Il Regista
Marco Bellocchio (Bobbio, 9 novembre 1939) è un regista, sceneggiatore e produttore cinematografico italiano. Fin da piccolo alle scuole salesiane mostra un certo interesse per il mondo del cinema e la sua irriverenza verso i canoni clericali lo porta ad essere considerato un ribelle. A Bobbio segue molto il cinematografo locale appassionandosi alla regia. Nel 1959 frequenta il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, e - sotto la guida di Andrea Camilleri - nel 1962 acquisisce il diploma di regia per poi proseguire a Londra i suoi studi sul cinema. Tornato in Italia lavora al suo primo lungometraggio. A Bobbio, suo luogo di nascita, in provincia di Piacenza, all'età di 26 anni, dirige "I pugni in tasca" (1965), in cui già si nota il suo anticonformismo, così come nei successivi: "La Cina è vicina" (1967, presentato al Festival di Venezia e vincitore del Gran Premio della Giuria e "Il popolo calabrese ha rialzato la testa" (1969). La sua lunga carriera di regista è costellata di successi e di riconoscimenti, il suo è un talento che suscita fermenti, discussioni, approfondimenti di problemi. Con "Bella addormentata" affronta il tema dell'eutanasia e la difficoltà di avere una legislazione in materia di fine vita.
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"Il Premio Brian". Dal 2006, l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti assegna un premio per il miglior film presentato alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Il "Premio Brian", dal nome del film satirico del gruppo comico inglese Monty Python "Brian di Nazareth", è conferito a «un film che evidenzi ed esalti i valori dal laicismo, cioè la razionalità , il rispetto dei diritti umani, la democrazia, il pluralismo, la valorizzazione delle individualità , le libertà di coscienza, di espressione e di ricerca, il principio di pari opportunità nelle istituzioni pubbliche per tutti i cittadini, senza le frequenti distinzioni basate sul sesso, sull'identità di genere, sull'orientamento sessuale, sulle concezioni filosofiche o religiose».
Spunti di riflessione: L'eutanasia: la malattia in più da affrontare
Il Regista: Marco Bellocchio
Gli Attori: Toni Servillo, Isabelle Huppert, Alba Rohrwacher, Michele Riondino, Maya Sansa, Brenno Placido, Fabrizio Falco, Roberto Herlitzka, Pier Giorgio Bellocchio e Gian Marco Tognazzi.