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domenica 15 gennaio 2012

Come stai?

Il galateo stabilisce una serie di regole talvolta molto utili. Apparentemente incomprensibili, ogni tanto, ma spesso conviene attenervisi (quando la smetterò di coniugare i verbi attaccandoci ventisei particelle, non lo so).
Il galateo, spesso, indica anche quali argomenti usare per fare conversazioni superficiali con gli altri esseri umani e quali evitare assolutamente.
Si parla del tempo, ad esempio, ma non si parla mai di politica o religione quando si sta a tavola.
C'è una cosa importante, però, che sfugge a tutti i manuali di buona educazione (e se mi sbaglio, mi corrigerete).
E cioè che "Come stai?" non è una frase di circostanza. "Come stai?" è una domanda vera, che prevede dunque un reale interesse da parte di chi la fa e dei presupposti a rispondere sinceramente da parte di chi se la sente porre.
Perciò non chiederei mai "Come stai?" a qualcuno di cui non mi interessa un accidenti.
Non si chiede "Come stai?" alla gente tanto per fare conversazione.
Ché magari in fondo uno si aspetta di sentirsi dire "Tutto bene e tu?" e magari poi ce la si può sbrigare con un "Non c'è male" e chiuderla lì.
E magari non è vero né che va "Tutto bene", né che "Non c'è male". E allora che senso ha.
O peggio ancora, non si chiede "Come stai?" soltanto per ricevere poi la stessa domanda e potersi così sfogare raccontando i fatti propri.
"Come stai?" non è una domanda-riempitivo come "Fastidiosa questa pioggia, eh?".

È una domanda vera, e non bisognerebbe farla, se non si è pronti a ricevere una risposta vera.


lunedì 14 novembre 2011

Averetrentanni

Mentre l'Italia passava dall'era Berlusconi all'era "Mari o Monti", anche io nel mio piccolo passavo da un'era all'altra.
Dall'"era giovane" all'"è vecchia". Ho compiuto trent'anni, non stiamo tanto lì a menare il can per l'aia.
Ma forse non tutti sanno che, a compiere trent'anni, ci si guadagna rispetto all'averne ventinove (che, per il resto, è solo un anno in meno: capirai che cambia).
Ecco una lista di ciò che ci andrete a guadagnare, mie care donzelle sull'orlo di una inutilissima crisi di nervi.


- Signoramia. Con buona pace della Signora Tabacchino, della Signora Salumeria, della Signora Panificio e della Signora Pizzeria, finalmente posso essere chiamata "Signora" avendone diritto; "Ciao, Signora", mi dicono sempre costoro. Bene, secondo il galateo, a trent'anni una donna la devi chiamare "Signora" per forza, anche se non è sposata. Se no fa troppo zitella patetica. Quindi ora non solo hanno il diritto di chiamarmi "Signora", ma ne hanno anche il dovere: e "Ciao, Signora" è un saluto bellissimo.

- La cartoleria. Per i trent'anni fanno bigliettini d'auguri appositi, che comunque sono lieta di non aver ricevuto.

- Il rispetto. Nelle discussioni, quando si perde la brocca, si tende a invocare rispetto su di sé adducendo motivazioni completamente campate in aria: i titoli, alzarsi presto, e l'età (soprattutto se maggiore di quella dell'avversario). Sono laureata e mi alzo all'alba. Con "Ci ho trent'anni" guadagno un punto nella battaglia.
La scena andrà così: "E porta rispetto: ché sono dottoressa, mi alzo alle sei e CIOTRENTANNI!".

- L'immunità. Si è immuni alla frase "Eh, ma ora è tutto un tracollo verso il baratro"; perché tanto me l'hanno detto a venti, a venticinque e pure a ventisette.


- Il plagio. I trenta sono proprio l'età della simpatica carampana non troppo vecchia, ma vecchia abbastanza da poter dire di saperne di più delle ventenni (anche quando non è vero); in ogni caso, vinci, perché puoi deviare la loro psiche con una certa autorità.

- La pietà suprema. Puoi scatenare la pietà delle zie perché a trent'anni suonati non sei sposata. Il vantaggio? Farsi coccolare randomicamente da tutte loro come se anche a te dispiacesse.


- Relativismo gravitazionale. Se il tuo corpo non regge, puoi incolpare l'età: "Ou, ciotrentanni!". Se il tuo corpo regge ancora bene, invece, puoi correre nella piazza principale di un paesino a scelta del nostro bello stivale e vantarti: "Ou, ché ciotrentanni!".

- La scienza. E' pieno di studi scientifici, sui trentenni. Se per caso ora mi ponessi una domanda su me stessa, sicuramente troverei la risposta in uno studio scientifico. Perché quasi tutti gli umani mi danno allergia? Perché alcuni di essi mi fanno venire voglia di scolarmi sei white russian di fila? Qual è il mio piatto preferito? Che fine ha fatto Carmen Sandiego?
Io, di studi sui ventottenni, non ne ho mai visti. A noi invece ci vogliono studiare tutti. Un motivo ci sarà. Vi farò sapere.
http://www.wikio.it/