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venerdì 14 gennaio 2022

Scream 4 (2011)

Siccome ieri è uscito Scream 5 (con un po' di fortuna dovrei andarlo a vedere lunedì!), dopo la bellezza di 11 anni ho deciso di recuperare Scream 4, diretto nel 2011 dal regista Wes Craven, così da completare, finalmente, la quadrilogia.


Trama: quando Sidney Prescott torna a Woodsboro per presentare il suo libro, un nuovo Ghostface comincia ad uccidere gli abitanti della cittadina...


Nell'aprile del 2011 scrivevo questo: "Speravo di poter andare a vedere Scream 4 durante la prima settimana di uscita, ma siccome dalle mie parti hanno preferito sacrificarlo per fare spazio a quella vacca di Bélen e al suo ridicolo film, ho dovuto sopperire con Limitless". Ecco quindi spiegato il motivo per cui non avevo guardato Scream 4 al cinema, ma ciò non spiega perché non lo abbia recuperato per 11 anni; ho un vago ricordo di avere cominciato a guardarlo su qualche sito tipo Megavideo (che nostalgia!) decenni fa ma di avere poi desistito, probabilmente a causa della scarsa qualità della copia, e boh, probabilmente sarà finito nel dimenticatoio, complice anche la mia scarsa opinione su Scream 3 (sto riguardando anche la trilogia originale, nel frattempo, ma se Scream l'avrò visto almeno una ventina di volte nel corso degli anni, i capitoli successivi si saranno fermati a un paio di visioni) ma ora che, dopo altri 10 anni, è uscito il quinto episodio della saga, non potevo esimermi. Ed è stato un bel recupero, contrariamente alle aspettative. Tornare a Woodsboro, nonostante sia una delle cittadine fittizie più pericolose d'America, è un po' come tornare a casa e ritrovare dei vecchi amici. Anche Sidney, per l'appunto, torna a casa, e il suo percorso di "recupero" da tutti gli orrori della giovinezza si è concretizzato in un libro di autoaffermazione, che lei pensa possa portare speranza e coraggio a tutti quelli che si trovano in situazioni simili alle sue; purtroppo, se Sidney tenta di rifarsi una vita tenendo i piedi piantati in terra e guardando alla realtà, nell'oscurità si nasconde chi continua a preferire la finzione e l'orrore, chi vede ciò che lo circonda attraverso il pericoloso filtro di "trame" e "regia" e, nell'epoca di Facebook e Youtube, è consapevole di poter sfruttare la spettacolarizzazione della morte per poter assurgere a fama imperitura. Scream 4 fa molta leva su sulla leggenda venutasi a creare (già nel secondo film, in effetti) attorno ai veri omicidi di Woodsboro e gioca con lo spettatore sul cortocircuito di vedere personaggi che guardano una serie di film tratti dagli eventi "reali" descritti all'interno di altri film, tra rimandi alla trilogia di Scream, ai fittizi Stab e ad altri mille horror moderni usciti nel frattempo. 


E' un film, inoltre, che mette sullo stesso piano i fan della prima trilogia e il trio di sopravvissuti, ovvero Sidney, Gale e Linus, e lo fa sottolineando in maniera anche spietata il tempo passato, non solo in senso anagrafico ma anche a livello di generi horror, di tecnologie, di "stile". Personalmente, mi sono sentita vecchissima guardando Scream 4 (nel mio caso la sensazione si è acuita perché le nuove starlette utilizzate per il passaggio generazionale hanno a loro volta ormai fatto il loro tempo, come Hayden Panettiere, oppure sono diventate nuove icone dell'horror, come Emma Roberts, che qui sembra davvero un bambina) e anche i tre protagonisti "anziani" mi sono parsi spersi, condannati a rincorrere un killer senza davvero capirlo e spesso a fare da spettatori impotenti, perché nel frattempo le regole sono cambiate e se è vero che "la prima regola del remake è che non si cambia l'originale", è anche vero che "l'inaspettato è il nuovo cliché" ed è difficile per chi è rimasto ancorato al tipo di horror à la Randy trovare motivi, schemi e regole all'interno di una realtà nuova e ciò vale non solo per il Cinema ma anche per la società. Anche per questo, Scream 4 è un film che andrebbe rivisto più volte per poterne cogliere al meglio tutte le sfumature, i piccoli indizi, l'ironia dei depistaggi, persino le sbavature e le speranze riposte all'interno di una sceneggiatura rimaneggiata e destinata a non avere un seguito a causa del flop al botteghino del film e, soprattutto, della morte di Wes Craven, che qui regala ai suoi fan un'ultima, sanguinosissima pellicola, con un cuore amaro e malinconico perfettamente percepibile al di là dell'ironia dei dialoghi, parecchie spanne sopra il deludente (almeno per me) Scream 3. Certo, a me si spezza il cuore non solo all'idea che Craven non abbia più firmato alcuna regia, ma anche a vedere messe su schermo (anche in maniera spietata, diciamolo) tutte le crepe del matrimonio tra la Cox e Arquette, separatisi alla fine delle riprese, e ammetto che l'idea di rivedere entrambi in Scream 5, a rischio di perdere o Gale o, soprattutto, il mio adorato Linus, mi uccide. Spero di non dover mettermi a piangere in sala, ché già in casa, guardando Scream 4, avevo le lacrime agli occhi! 


Del regista Wes Craven ho già parlato QUI. Lucy Hale (Sherrie), Anna Paquin (Rachel), Kristen Bell (Chloe), Britt Robertson (Marnie Cooper), Neve Campbell (Sidney Prescott), Alison Brie (Rebecca Walters), David Arquette (Dewey/Linus Riley), Courteney Cox (Gale Weathers-Riley), Emma Roberts (Jill Roberts), Marley Shelton (Vicesceriffo Judy Hicks), Rory Culkin (Charlie Walker), Anthony Anderson (Agente Perkins) e Adam Brody (Agente Hoss) li trovate invece ai rispettivi link.

Hayden Panettiere interpreta Kirby Reed. Americana, famosa all'epoca per il ruolo di Claire Bennet nella serie Heroes, la ricordo per altre serie quali ... E vissero infelici per sempre, Ally McBeal e Malcom; come doppiatrice ha lavorato in A Bug's Life - Megaminimondo, Robot Chicken e American Dad!. Anche produttrice, ha 33 anni.   


Scream 4
avrebbe dovuto essere seguito da un quinto film, dove si sarebbe scoperto che Kirby è sopravvissuta, ma la morte di Wes Craven e il reboot in forma di serie TV hanno cancellato ogni progetto. Nell'attesa di vedere Scream 5, ovviamente, recuperate i primi tre film e magari anche la serie prodotta da MTV, che non era affatto male. ENJOY!

venerdì 6 dicembre 2019

The Irishman (2019)

Con incredibile ritardo dovuto alla distribuzione inesistente e alla lunghezza del film (mi spiace, Martin, ti adoro ma quasi 4 ore di film non ho proprio il tempo materiale di guardarle in una sola serata, non è per mancanza di volontà) sono finalmente riuscita a vedere The Irishman, diretto da Martin Scorsese e tratto dal libro omonimo di Charles Brandt e...


Trama: Frank Sheeran è un camionista irlandese che entra nelle grazie del boss della mala Russell Bufalino e diventa il suo miglior sicario. Attraverso Bufalino, Sheeran diventa anche guardia del corpo del sindacalista Jimmy Hoffa.


... e niente, il post potrebbe anche finire qui. Davanti a Scorsese mi anniento, mi riempio di umiltà e mi rendo conto che dovrebbero chiudere tutti i blog di cinema, tutte le pagine Facebook a tema, tutte le puttanate amatoriali di Internet, sottoinsieme in cui rientra anche il Bollalmanacco. Quello che meriterebbe un film come The Irishman è un'analisi ragionata scritta da fior di studiosi che conoscono alla perfezione il Cinema di Scorsese, rilegata in un bel libro che la gente possa leggere con calma e riprendere di tanto in tanto per rinfrescarsi il cervello, non imbecilli urlanti che definiscono The Irishman noioso e Scorsese bollito nello spazio di un post da leggere tra un gattino e una minchiata di Salvini oppure cinèfili dell'internet che nello stesso spazio si sperticano in lodi che lasciano il tempo che trovano. E io che sono l'ultima degli ultimi, come faccio a spiegare il groppo in gola lasciatomi alla fine di The Irishman, l'ideale conclusione di una trilogia che ha visto Joe Pesci e De Niro dapprima giovani e scapestrate schegge impazzite di una mafia che faticava a contenerli, poi avidi arrampicatori sociali pronti a saltarsi al collo per il possesso di Las Vegas e infine vecchi collaboratori, l'uno "mediatore" e l'altro manovale, coinvolti in uno dei tanti misteri della storia politica americana? Come faccio a spiegare la tristezza derivante dalla consapevolezza di come The Irishman potrebbe essere il canto del cigno di Scorsese, che ormai viaggia quasi sull'ottantina, o la malinconia di vedere un Joe Pesci segnato dalle rughe, dimagrito e vecchietto, sapendo che queste icone di un cinema che ho amato tantissimo rischiano di scomparire da un momento all'altro? E' la maturità e il senso di perdita di un'età crepuscolare a intridere ogni singola sequenza di The Irishman, cullato dal ritmo lento e malinconico (grazie, divina Thelma!!) del racconto di un vecchio, di questo irlandese che di professione "tinteggia muri" e ripensa al modo in cui ha intrapreso il mestiere, con tutto quello che ne è conseguito.


Sono lontani i tempi in cui Ray Liotta "aveva sempre sognato di fare il gangster" e gli scugnizzi di mafiosi ciccioni si ingozzavano di sesso, soldi e successo, persi in un montaggio frenetico e sequenze all'insegna dell'accumulo mentre la loro storia seguiva l'ovvia parabola di rapida ascesa e rovinosa caduta; qui abbiamo a che fare con personaggi accorti e consapevoli del loro ruolo all'interno della Famiglia, che sanno stare al loro posto e al limite si impegnano in una ribellione, se così si può chiamare, silenziosa e ragionata, senza pestare i piedi a nessuno. E' ciò che Russell, anziano ed esperto facilitatore, insegna a Frank Sheeran, assieme a tutte le regole da seguire ciecamente per sopravvivere all'interno di quel mondo e Frank, che non ha velleità da protagonista ma desidera solo proteggere quello che per lui è importante (le figlie, gli amici, chi gli ha dato fiducia), diventa così una solidissima roccia su cui contare. Tra un furto, un omicidio e una mazzetta si intrecciano almeno tre piani temporali in alternanza costante ma fluida (di nuovo, grazie divina Thelma!), che toccano decenni di storia americana e convergono tutti nella misteriosa vicenda di Jimmy Hoffa, "re" dei sindacati e dell'ambiguità (Hoffa - Santo o mafioso? si diceva in quel film con Nicholson e De Vito), contemporaneamente salvatore degli interessi dei lavoratori di tutta America e oculato gestore dei propri interessi strettamente intrecciati a quelli della mafia. Piccolissimo problema: stavolta è Hoffa la scheggia impazzita, l'uomo larger than life che non accetta compromessi e divora ciò che gli si para davanti con la boria di chi pensa che tutto gli sia dovuto, senza rispetto per chi gli ha dato buona parte di ciò che possiede, ed è lì che scatta il dilemma morale che diverrà il cuore della vicenda di The Irishman, il rimpianto capace di rodere tutta l'ultima parte dell'esistenza di Frank Sheeran.


Nonostante il protagonista del film sia l'irlandese Frank, tra tutti i personaggi, se andiamo a vedere, Jimmy Hoffa è il più umano o il più verace. Interpretato magistralmente da un Al Pacino che divora ogni scena in cui è presente e che trasforma ogni sequenza in un grottesco esempio di umana testardaggine, illuminando chiunque abbia la fortuna di condividere dialoghi ed inquadrature con lui, Jimmy Hoffa incarna l'illusoria speranza di un potere utilizzato per aiutare l'America intera senza ricorrere alla violenza, un mito la cui caduta segna senza possibilità di recupero sia Frank, arrivato ad apprezzare Hoffa come uomo e non come strumento, sia la figlia Peggy. A proposito di Peggy, è un peccato che Anna Paquin abbia così poche linee di dialogo ma è il suo sguardo, così come quello della piccola attrice che interpreta Peggy da bambina, a contare. E' lo sguardo di chi, a differenza di Karen e Ginger, non è affascinato dalla protezione di uomini rudi e ricchi, nonostante la paura e le umiliazioni, ma prova anzi un disgusto irrefrenabile che a lungo andare la porterà a rinunciare a qualunque privilegio pur di non dover più subire di riflesso i peccati del padre, negandogli il perdono fino all'ultimo e diventando il secondo motivo di rimpianto per una vita altrimenti vissuta con la soddisfazione (distorta) di aver "compiuto il proprio dovere". Come sempre, Scorsese riesce a far provare allo spettatore una rara empatia per personaggi di fatto abietti e ammetto che vedere, sul finale, Frank Sheeran divorato dall'artrite, a un passo dalla morte e solo come un cane mi ha lasciato un discreto magone, perché da quella porta aperta cos'altro potrebbe entrare, presto o tardi, se non la signora con la falce a portare via persino il ricordo di lui, come di tutti i suoi "gloriosi" compagni? E non è quella l'unica sequenza commovente. Come ho detto, sarà che vedere Joe Pesci così invecchiato mi fa male ma gli ultimi dialoghi con De Niro, soprattutto quel "mangia, mangia che cresci" pronunciato in italiano e con un cameratismo dolcissimo, mi hanno fatto salire le lacrime agli occhi.


Fortunatamente, The Irishman è anche molto ironico. Il film conserva un po' dello humour grottesco di The Wolf of Wall Street e, oltre a presentare i personaggi con impietose didascalie in sovrimpressione, alterna dialoghi al fulmicotone ed eloquentissime sequenze silenziose in cui gesti e scambi di sguardi decretano il destino funesto di personaggi incoscienti. E a proposito di silenzio, nel film c'e un'intera, lunga e fondamentale sequenza interamente priva di melodie di sottofondo, un silenzio che rende ancora più greve il peso della colpa che si sta addensando sulle spalle di Frank e la consapevolezza di essere un'impotente pedina di un gioco impossibile da controllare, pur con tutti gli amici in alto loco e la protezione di persone importanti; in quel momento si può sentire letteralmente il suono dei dubbi che crepitano nella mente di De Niro, il quale per quasi tutto il film, bisogna ammetterlo, mantiene un'unica espressione, tanto che a un certo punto mi sono chiesta dove fosse finito il grande attore tanto amato da Scorsese. La risposta è: perso in un personaggio che necessariamente, per la sua natura di duro e puro uomo d'altri tempi, non deve mostrare alcuna emozione, non fosse per quella maledetta telefonata in cui tutto crolla, la voce, il volto, lo sguardo di De Niro, che per pochissimi, memorabili istanti di quella che forse è la sequenza più bella vista quest'anno, lasciano fuoriuscire un fiotto di disperazione e vergogna a stento contenute. E poi, vabbé, c'è Joe Pesci. Dieci anni ha aspettato a tornare il vecchio Joe ed è meraviglioso rivederlo nei panni luciferini e quasi dimessi di un vecchio della bocciofila pericoloso e infido come un serpente a sonagli. Joe Pesci è uno degli attori più sottovalutati di sempre ma io lo amo e se il ruolo di Russell Bufalino dev'essere l'ultimo che deciderà di regalarci, perlomeno sarà stata un'altra interpretazione enorme e perfetta e io non posso fare altro che ringraziare lui e Scorsese e smetterla di scrivere, anche se ci sarebbero mille altre cose da dire su questo splendido The Irishman, in primis quante somiglianze lo collegano a un altro grande capolavoro, C'era una volta in America. Aspetto qualcuno abbastanza autorevole da scriverle.


Del regista Martin Scorsese ho già parlato QUI. Robert De Niro (Frank Sheeran), Al Pacino (Jimmy Hoffa), Joe Pesci (Russell Bufalino), Harvey Keitel (Angelo Bruno), Ray Romano (Bill Bufalino), Bobby Cannavale (Skinny Razor), Anna Paquin (Peggy Sheeran), Stephen Graham (Anthony "Tony Pro" Provenzano) e Jesse Plemons (Chucky O'Brien) li trovate invece ai rispettivi link.

Jack Huston interpreta Robert Kennedy. Inglese, ha partecipato a film come The Twilight Saga: Eclipse, American Hustle - L'apparenza inganna, PPZ: Pride and Prejudice and Zombies, Ave, Cesare! e a serie come Mr. Mercedes. Ha 37 anni e un film in uscita.


Nella marea di attori presenti nel film segnalo Steven Van Zandt, già Silvio Dante de I Soprano, qui nei panni di Jerry Vale. Ovviamente, se The Irishman vi fosse piaciuto, recuperate assolutamente Quei bravi ragazzi e Casinò. ENJOY!

domenica 10 luglio 2016

Il viaggio di Arlo (2015)

Questo è periodo di cartoni animati, sopportate. Recentemente ho recuperato infatti Il viaggio di Arlo (The Good Dinosaur), diretto nel 2015 dal regista Peter Sohn.


Trama: il giovane apatosauro Arlo, dopo essere caduto nel fiume, si ritrova solo e lontano da casa. Durante il lungo viaggio di ritorno stringe amicizia con un piccolo cavernicolo e i due si aiuteranno a vicenda fronteggiando vari pericoli...



Faccio outing: a me i dinosauri non sono mai piaciuti. Non provo interesse particolare verso questi giganteschi rettiloni preistorici, Jurassic Park lo guardo ma senza fare i gridolini "da Patrizia" (come direbbe Leo Ortolani) e Alla ricerca della Valle incantata mi ha sempre fatto cordialmente schifo. Forse per questo quando ho visto i trailer de Il viaggio di Arlo, nonostante una sospetta lacrima baluginante nell'angolo dell'occhio, non ho fatto carte false per andarlo a vedere, preferendo aspettare di guardarlo comodamente a casa, senza fretta. Devo dire che, dopo la visione, un po' mi sono pentita di questa scelta: Il viaggio di Arlo è infatti una pellicola poetica, appassionante e anche molto adulta nel modo in cui si rapporta verso i piccoli spettatori. La trama verte sul classico viaggio di formazione del personaggio, un apatosauro timido e pauroso che non riesce, terrorizzato com'è da qualsiasi cosa, a fare la sua parte nell'immensa mole di lavoro necessaria a mandare avanti la "fattoria" di famiglia. A seguito di un terribile trauma, che idealmente potrebbe dare il cinque a quelli scioccanti di Bambi e de Il Re Leone, e di un tafferuglio col piccolo cavernicolo che lo ha indirettamente provocato, Arlo si ritrova lontano da casa, solo e costretto a fronteggiare le sue peggiori paure in un mondo ben diverso da quello tranquillo del podere in cui è cresciuto; la preistoria dipinta ne Il viaggio di Arlo è una wilderness fatta e finita, dove gli unici esseri dotati di parola e quindi comprensibili sono i dinosauri, mentre i mammiferi, umani compresi, sono delle bestie semplici e in balia degli istinti, spesso pericolose. Comprensibili, attenzione, non vuol dire buoni. La pellicola, di fatto, scodella un paio di sequenze abbastanza crude, interamente imperniate sul violento istinto di sopravvivenza che muove buona parte dei dinosauri che popolano il "mondo esterno", dominati dalla fame, dal desiderio di possesso e, in generale, da una mentalità assai affine a quella dei fuorilegge del Far West. Il viaggio di Arlo diventa quindi un percorso non solo verso la scoperta della tolleranza e dell'amicizia, o verso l'accettazione della paura come parte di sé e veicolo verso la maturità, ma anche una lotta costante per la sopravvivenza, raccontata senza troppi fronzoli.


Dal punto di vista tecnico Il viaggio di Arlo è ovviamente bellissimo. I realizzatori hanno scelto consapevolmente di dare ai dinosauri e al piccolo umano Spot un piglio più cartoonesco, rendendoli di fatto i veri eroi o antagonisti della pellicola, mentre il resto della fauna è realizzato in maniera più realistica, tanto che ad un certo punto un grosso insetto viene persino sbocconcellato prima e mangiato poi, cosa che credo di non avere mai visto in un film Disney o Pixar. Gli ambienti naturali sono altrettanto ben realizzati, tanto che a tratti pare di assistere a delle riprese dal vero; ciò vale non tanto per quel che riguarda il podere della famiglia di Arlo o per le suggestive scene notturne piene di lucciole (quelle che campeggiano giustamente in ogni immagine promozionale o poster, oltre che mostrarsi già nei trailer) quanto piuttosto per le foreste, la terribile piena del fiume, le tempeste che spazzano gli alberi e le splendide sequenze girate all'interno delle praterie, che probabilmente avrebbero provocato invidia a Pekinpah stesso. Particolare anche la colonna sonora, a sua volta perfetta per una storia simile ambientata nel Far West. Ovviamente, le canzoncine sono bandite, ché già bastano i dinosauri agricoltori, ci mancava solo fossero anche canterini, tuttavia la prima parte, fatta di musiche più allegre e country, e la seconda, con melodie dal respiro più epico e malinconico, si compenetrano alla perfezione ed invogliano lo spettatore ad ascoltare lo score musicale fino alla fine dei titoli di coda dopo i quali, mi spiace per voi, ma non c'è nessuna scena aggiuntiva. In sostanza, Il viaggio di Arlo è un bellissimo film ed è un peccato che la Pixar se lo sia giocato così male, schiacciandolo con il tam tam pubblicitario per Inside Out, perché avrebbe meritato un bel po' di attenzione in più. Recuperatelo, se potete.


Di Jeffrey Wright (voce originale di Papà), Frances McDormand (Mamma), Steve Zahn (Tonitrus), Anna Paquin (Ramsey) e Sam Elliott (Butch) ho già parlato ai rispettivi link.

Peter Sohn è il regista della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, è anche doppiatore, animatore, sceneggiatore e ha 39 anni.


Il viaggio di Arlo ha avuto una produzione travagliatissima, durata sei anni, durante la quale molto è cambiato sia in termini di trama che di personaggi e, conseguentemente, doppiatori, tanto che del cast originale è rimasta solo Frances McDormand mentre John Lithgow, Judy Greer e Neil Patrick Harris (così come il regista Bob Peterson) sono stati rimpiazzati o eliminati. Detto questo, se Il viaggio di Arlo vi fosse piaciuto recuperate Il re leone. ENJOY!

venerdì 1 febbraio 2013

X-Men - Conflitto finale (2006)

E finalmente eccoci giunti alla fine della trilogia mutante che ha tenuto banco nei primi dieci anni del nuovo millennio! Nella fattispecie, oggi concludiamo con X-Men - Conflitto finale (X-Men: The Last Stand), diretto da Brett Ratner nel 2006.


Trama: le industrie Worthington hanno trovato una cura che cancellerebbe permanentemente il gene X. Tra mutanti che vorrebbero ritornare normali e altri che vedono la cura come una minaccia, ovviamente scoppia il caos... e gli X-Men si ritrovano decimati e in mezzo ai due fuochi!


Se con X-Men 2 veniva approfondito il discorso del mutante come emblema del "diverso", con questo Conflitto finale viene annullata ogni riflessione e il ruolo degli X-Men si riduce a quello di meri vigilantes ed eroi nell'accezione più ristretta del termine: Magneto e compagnia vogliono uccidere umani e distruggere la cura che renderebbe felici molti mutanti ai quali i poteri pesano particolarmente? Benissimo, mettiamoci tra i cattivi e questa fantomatica cura e speriamo che in questo modo il governo capisca quanto siamo buoni e collaborativi, così forse non la userà come arma. Mi sembra un OTTIMO piano. A questo esilissimo canovaccio, che poi è un mero pretesto per far sfilare sullo schermo tutti quei mutanti che negli altri due film non avevano trovato spazio, si aggiunge una gestione a dir poco talebana dei personaggi e delle trame lasciate in sospeso da Bryan Singer, con mutanti amatissimi che prendono decisioni inaudite (Rogue su tutti) ed altri che schiattano come se non fossero mai serviti all'economia delle storie (non faccio nomi per non spoilerare ma, per quanto mi stiano sulle balle, che diamine! ci voleva comunque un po' di coerenza). Va bene dare un piglio nuovo all'operazione, ma diciamo che hanno un po' esagerato. Nel finale, poi, si assiste ad una tristissima, incoerentissima ed assurda accettazione di tutti gli avvenimenti... salvo che per una scena aggiunta dopo i titoli di coda a mo' di ripensamento.


Quindi cosa rimane di questo Conflitto Finale? Eh beh, quello che probabilmente i realizzatori volevano che rimanesse: gran dispiego di effetti speciali e mutanti come se piovessero. Sui primi posso anche dar loro ragione, sono forse i più ben fatti tra tutti quelli visti nella trilogia e indubbiamente il make-up della Bestia supera quello orrendo visto in X-Men - L'inizio, ma l'effetto pixel sgranato che segue lo scatenarsi della forza Fenice è a dir poco imbarazzante... e nemmeno tanto potente visto che la signora scuoia vivo Wolverine strappandogli tutto tranne i pantaloni. Ma siamo matti?? Ehm, dicevo... Quanto ai nuovi mutanti introdotti, oddio. Il look degli Accoliti di Magneto è zamarro da far schifo, il Fenomeno (per quanto adori Vinnie Jones) sembra un uomo affetto da idrocefalia, con 'sto testone enorme innestato in un corpo normale e ripreso malamente in modo da sembrare più alto delle persone che lo affiancano, le aggiunte di Angelo e Bestia al roster dei buoni vanno dall'assolutamente inutile al vagamente piacevole, di sicuro non toccano le intensità raggiunte da Nightcrawler in X-Men 2. Questa volta, per la gioia dei maschietti, vincono i personaggi femminili: buona l'interpretazione di Famke Janssen nei panni di Fenice in almeno due scene madri, deliziosa la Kitty Pryde di Ellen Page, sempre validissima la pur breve presenza di Rebecca Romijn nei panni di Mystica, mentre ormai Wolverine, Xavier e Magneto sono tre povere macchiette senza nerbo alcuno... un po' come la patetica Rogue di Anna Paquin, l'unico personaggio di cui gli sceneggiatori non hanno veramente capito una mazza. In definitiva, X-Men - Conflitto finale è un film che bisognerebbe vedere solo per dovere di completezza, ma a mio avviso la serie doveva fermarsi a X-Men 2 per poi saltare direttamente all'ottimo spin-off  X-Men - L'inizio. Se non siete iper-appassionati eviterei... a meno che, certo, non vogliate a tutti i costi vedere i capelli di Tempesta finalmente realizzati in maniera umana, come viene sottolineato anche durante un dialogo.


Di Patrick Stewart (Prof. Charles Xavier), Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Ian McKellen (Erik Lehnsherr/Magneto), Halle Berry (Ororo Munroe/Tempesta), Famke Janssen (Jean Grey), James Marsden (Scott Summers/Ciclope), Anna Paquin (Marie/Rogue), Rebecca Romijn (Raven Darkholme/Mystica), Shawn Ashmore (Bobby Drake/Uomo Ghiaccio), Olivia Williams (Moira McTaggart), Aaron Stanford (John Allerdyce/Pyro), Vinnie Jones (Cain Marko/Fenomeno), Ellen Page (Kitty Pryde/Shadowcat) e Michael Murphy (Warren Worthington II) ho già parlato ai rispettivi link.

Brett Ratner è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Rush Hour – Due mine vaganti, Colpo grosso al Drago Rosso -  Rush Hour 2, Red Dragon, Rush Hour: missione Parigi e un episodio di Prison Break. Anche produttore, attore e sceneggiatore, ha 43 anni e un film in uscita.


Parecchi sono gli ospiti "televisivi" della pellicola: sotto il make-up della Bestia troviamo il Frasier dell'omonima serie, l'attore Kelsey Grammer; Ben Foster, ovvero l'Angelo, ha partecipato a diversi episodi di Six Feet Under e al film 30 giorni di buio, Dania Ramirez (Callisto) ha ripreso il ruolo di "mutante" in Heroes, l’uomo multiplo Eric Dane è in forza al cast di Grey’s Anatomy e Ken Leung/Kid Omega è stato invece l’odioso Miles di Lost. Daniel Cudmore e il piccolo Cameron Bright invece, che interpretano rispettivamente Colosso e Pulce, sono finiti poi a fare i vampiri nella saga di Twilight. Immancabile, ovviamente, Stan Lee, il vicino di casa dei Grey che si vede strappare di mano l'innaffiatoio... ma stavolta compare persino l'effettivo creatore dei nuovi X-Men, Chris Claremont, nei panni del vicino con la falciatrice. Halle Berry, invece, avrebbe rifiutato di riprendere il ruolo di Tempesta, sia per problemi con Bryan Singer sia per la staticità del personaggio: la fanciulla ha cambiato idea dopo l'arrivo di Ratner (l'ultima scelta dopo che erano stati chiamati registi come Darren Aronofski, Joss Whedon, Alex Proyas, Zack Snyder e Matthew Vaughn, tutti diversamente impegnati), la promessa che Tempesta avrebbe avuto un ruolo maggiore nel film e, soprattutto, dopo il giusto flop dell'orrendo Catwoman, che la vedeva protagonista. Certo, se Singer fosse rimasto avremmo avuto una gatta di marmo a recitare in meno e un film decisamente migliore, visto che la trama originale prevedeva uno scontro col Club Infernale (e una Regina Bianca interpretata nientemeno che da Sigourney Weaver!!) deciso a servirsi della Fenice e il suicidio finale di quest'ultima. Inoltre avremmo avuto anche il ritorno di Nightcrawler e la comparsa di un giovane Gambit che si sarebbe conteso con l'Uomo Ghiaccio il cuore di Rogue, insomma, una meraviglia! E invece.. ciccia! Vabbé. X-Men - Conflitto finale segue ovviamente X-Men e X-Men 2 (che vi consiglio di guardare se il film vi fosse piaciuto) mentre dalle costole della serie hanno avuto origine i due spin-off X-Men: Le origini - Wolverine e X-Men: L'inizio a cui presto seguiranno The Wolverine (in uscita in Italia a giugno 2013) e X-Men - Giorni di un futuro passato, che dovrebbe essere pronto per il 2014. ENJOY!


L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi): 

Vista l'abbondanza di mutanti (anche gente che io nei comics non ho mai visto, come il lanciatore di coltelli d'osso Spike, l'Uomo Lucertola, il megamorfo Phat e Jones, il ragazzino che accende e spegne le TV con un battito di palpebre) che compaiono in X-Men - Conflitto finale questo angolino risulta oggi più importante che mai, e allora... via con le chiose!
Henry "Bestia" McCoy: membro degli X-Men originali. Intelligentissimo, nato con piedoni e manone ma senza pelo, a furia di sperimentare su sé stesso è diventato anche peloso e blu. Prima somigliava a una scimmia, da qualche anno somiglia a un leone ma l'indole più meno è sempre la stessa. Dopo aver mandato a spigolare Ciclope durante la saga Scisma, ha deciso di diventare uno degli insegnanti della Jean Grey School per giovani dotati e milita anche nei Vendicatori. Ah, in giro c'è anche una Bestia nera, esule dell'Era di Apocalisse. Diffidate dalle imitazioni.
Cain "Fenomeno"Marko: fratellastro di Charles Xavier e nemico storico degli X-Men, era il legame col demone Cyttorak a renderlo inarrestabile. In tempi recenti il demone si è legato però a Colosso e teoricamente Marko dovrebbe essere rimasto senza poteri, ma con la Marvel non si sa mai.
Warren "Angelo" Worthington III: membro degli X-Men originali, dopo anni passati a svolazzare qua e là tirandosela da ricco playboy è finito con le ali amputate. Il malvagio Apocalisse (potentissimo mutante mai apparso nei film) gliele ha sostituite con alucce di metallo organico senziente e lo ha trasformato nel bluastro Cavaliere Morte, per un po' è stato cattivo, poi è tornato buono, etc. etc. Ultimamente questo lato oscuro, per così dire, era tornato a sopraffarlo ma ci hanno pensato i membri della nuova X-Force a farlo secco. E' risorto senza ricordi e con i poteri di un vero Angelo di Dio. La questione è ancora avvolta nel mistero e al momento il personaggio è tornato a far parte degli studenti della nuova Jean Grey School per giovani dotati.
Callisto: altro che bellona incredibile, nel fumetto è un donnino bruttarello e con la benda sull'occhio. Nel film si picchia volentieri con Tempesta in omaggio ai comics, dove le due si sono sfidate per decidere chi avrebbe guidato i Morlock, gruppo di mutanti reietti che vivevano nelle fogne. Scontata la vittoria di una Tempesta senza poteri, che poi aveva lasciato Callisto come vice-capo. Sinceramente, non ho mai capito i poteri della tizia, credo avesse solo dei supersensi o giù di lì, ma di sicuro non ha mai rintracciato mutanti come fa nel film (quel potere ce l'aveva Calibano, un altro dei Morlock).
Jamie "Uomo multiplo" Madrox: mutante dotato del potere di generare infinite copie di sé stesso (ognuna con la propria personalità ahimé!), è nato come “malvagio” e poi si è evoluto, soprattutto grazie alle sante mani di Peter David, in uno dei personaggi più complessi e meravigliosi al momento in circolazione. Attualmente è a capo della X-Factor Investigations.
Pulce: mutantino deforme e Morlock dotato del potere di annullare quelli altrui. Spesso in coppia con l'altro mostrillo Artie, al momento sono senza poteri, persi in qualche limbo narrativo.
Psylocke: nel film ha il potere di fondersi con le ombre e compare per qualche minuto tra i mutanti Omega raggruppati da Magneto. Nei fumetti parliamo di uno dei personaggi più importanti della serie, un'X-Man inglese infilata nel corpo di una telepate asiatica, mezza ninja e molto puerca.
Kid Omega: qui bisogna fare delle distinzioni. Nel film Kid Omega è il mutante dal cui corpo spuntano le spine, un potere preso paro paro da Quill, che era in forza alla nuova Accademia degli X-Men prima di venire ucciso assieme al 90% dei suoi compagni durante un attacco di Stryker. Nei comics invece, al nome Kid Omega risponde Quentin Quire, un arrogante e potentissimo ragazzetto telepate che ha dato non poco filo da torcere agli X-Men e che ora frequenta di malavoglia la Jean Grey School.
Arclight: storica nemica degli X-Men in quanto membro dei malvagissimi Marauders, è una dei pochi mutanti “minori” che nel film mantengono i loro poteri, nella fattispecie quello di generare scosse sismiche o comunque fortissime onde d’urto battendo le mani. 
Glob Herman: nel film compare brevemente assieme agli accoliti di Magneto durante l’attacco ad Alcatraz, prima di essere “curato” da un dardo. Nei comics è uno degli studenti della Jean Grey School ed è dotato di un corpo fatto di paraffina trasparente, attraverso cui si vedono le ossa e gli occhi. Una schifezza d’essere, via, e uno dei mutanti più stupidi e inutili mai creati durante l’inquietante gestione Morrison.
Umani: Tra gli umani nominati nel film segnalo il Segretario della difesa Bolivar Trask, che ha preso evidentemente il nome da colui che nei comics ha inventato i robot cacciatori di mutanti denominati Sentinelle, la genetista ed ex fidanzata di Xavier prima e Banshee poi Moira McTaggert e la dottoressa Kavita Rao, inventore della terribile cura anti-mutante e oggi alleata degli X-Men, almeno nei comics.


 

mercoledì 30 gennaio 2013

X-Men 2 (2003)

Continua l'epopea cinematografica dedicata ai mutanti Marvel! Oggi parlerò di X-Men 2 (X2), diretto nel 2003 dal regista Bryan Singer.


Trama: questa volta gli X-Men sono costretti ad allearsi con Magneto e Mystica per combattere il colonnello William Stryker, uno scienziato militare intenzionato a sterminare ogni mutante sulla faccia della Terra...


Tre anni dopo il deludente X-Men, tocca a questo X-Men 2 tirare un po' su la qualità dei film "mutanti". Se il suo predecessore, infatti, pativa la presenza di personaggi stereotipati e assolutamente incapaci di far provare allo spettatore qualsivoglia emozione, qui gli sceneggiatori si sono dati da fare per rendere sia la vicenda che i suoi protagonisti un po' più vicini allo spirito del fumetto, creando così una storia abbastanza coinvolgente che è persino riuscita a commuovermi un po' sul finale. Nel corso del film abbiamo così l'occasione di apprezzare delle sequenze molto interessanti e ben costruite, che mostrano una Tempesta combattuta tra il suo essere eroina e il naturale odio provato per chi vorrebbe la morte di tutti i mutanti, un giovane Uomo Ghiaccio costretto a fare "outing" e confessare ai genitori di essere diverso, per finire con un Charles Xavier assolutamente alla mercé dei suoi enormi e pericolosissimi poteri. A questi vecchi personaggi se ne aggiungono ovviamente di nuovi che, per una volta, arricchiscono la pellicola anziché diventare dei vuoti contentini per i fan: magistrale l'introduzione di Nightcrawler, uno degli X-Men più amati dai lettori, naturalmente disprezzato per il suo aspetto demoniaco ma dotato di grandissima carità cristiana ed incredibile gentilezza, ma anche il nuovo villain, il terribile e spietato William Stryker (che nei comics era un fanatico religioso mentre nel film è un freddo militare), dà dei punti a Magneto e alla sua Confraternita per come riesce a creare un persistente senso di tensione e di tragedia incombente. Sempre perfetto Hugh Jackman nei panni di Wolverine, che viene reso più consapevole del suo ruolo come X-Man e contemporaneamente outsider alla ricerca delle sue dolorose origini, inoltre questa volta qualche punto in più lo conquista anche Jean Grey, meno "gatta di marmo" rispetto al capitolo precedente (Ciclope no, non riesce a scrollarsi di dosso la sua fondamentale inutilità).


La storia di X-Men 2 si basa vagamente sulla graphic novel L'uomo ama, dio uccide di Chris Claremont, pietra miliare della storia mutante che introduce appunto il personaggio di William Stryker, e prosegue il discorso già cominciato in X-Men, approfondendolo: nel primo film la divisione tra mutanti buoni e malvagi era netta, nel sequel vengono rimescolate le carte in tavola e la giustificabile paura nei confronti del diverso si trasforma in cieco odio. La crociata di Magneto diventa così il "male minore" e ovviamente il sedicente Signore del Magnetismo riesce ad attirare a sé chi, come Pyro, vorrebbe reagire con violenza davanti ad un odio incomprensibile, mentre chi riesce ancora a sopportare e porgere l'altra guancia, come Nightcrawler, trova la sua ragion d'essere nell'idea di pacifica convivenza degli X-Men, un cammino che troppo spesso si rivela difficile, pericoloso e non privo di vittime "sacrificali". Per quanto riguarda gli eventi narrati, la pellicola pone le basi per quello che sarà l'ultimo capitolo della trilogia, quindi lascia in sospeso parecchi quesiti (non viene chiarito del tutto il mistero delle origini di Wolverine) e semina altrettanti indizi che all'epoca avevano fatto drizzare le orecchie ai fan che conoscevano le saghe dei mutanti Marvel (l'uccello di fuoco sul finale, per esempio), ma per il resto è abbastanza fruibile come film a sé stante, anche per i neofiti che non hanno mai letto un comic degli X-Men.


Veniamo ora alla parte tecnica. Premesso che a me, da pignola quale sono, il trucco di Nightcrawler fa a dir poco schifo (demonio blu e pelosetto ma tutto sommato un bel figliolo mi viene trasformato in un mostro liscio come un puffo e dai denti scompagnati? Ma ARGH!!), la bravura di Alan Cumming lo rende comunque guardabile e sopportabile, quasi realistico. I parrucchieri hanno capito che l'acconciatura di Tempesta era un insulto al personaggio e l'hanno leggermente migliorata e i responsabili della CG sono riusciti a conferire un tocco di naturalezza anche agli occhi bianchi della Dea Africana, impegnandosi contemporaneamente per offrire allo spettatore una spettacolare resa dei poteri di tutti i mutanti coinvolti. Le scene d'azione questa volta non sono risicate (e risibili) come in X-Men ma regalano qualche soddisfazione, soprattutto nel corso dell'assalto alla Scuola per giovani dotati, nello scontro tra Mystica e i soldati di Stryker e in quello finale tra Wolverine e la new entry, ahimé poco sfruttata, Lady Deathstrike. Molto bella anche la resa visiva di Cerebro e della sua controparte negativa, inoltre è sempre apprezzabile l'idea di incarnare la pura malvagità in un'innocente ragazzina. Insomma, questa volta i pro sono più dei contro e sicuramente X-Men 2 è un ottimo esempio di sequel che supera la pellicola originale.


Del regista Bryan Singer, Patrick Stewart (Prof. Charles Xavier), Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Ian McKellen (Erik Lehnsherr/Magneto), Halle Berry (Ororo Munroe/Tempesta), Famke Janssen (Jean Grey), James Marsden (Scott Summers/Ciclope), Anna Paquin (Marie/Rogue), Rebecca Romijn (Raven Darkholme/Mystica), Brian Cox (William Stryker), Bruce Davison (Senatore Kelly) e Shawn Ashmore (Bobby Drake/Uomo Ghiaccio) ho già parlato nei rispettivi link.

Alan Cumming interpreta Kurt Wagner/Nightcrawler (ruolo che ha ottenuto a scapito del povero Neil Patrick Harris, che non conosceva il tedesco). Scozzese, ha partecipato a film come Goldeneye, Emma, Spice Girls – Il film, Eyes Wide Shut, Titus, Spy Kids e a serie come Mr. Bean,  Una famiglia del terzo tipo e Sex and the City. Come doppiatore, ha lavorato per le serie Leone il cane fifone, Robot Chicken e per i film Garfield: il film e I Puffi. Anche sceneggiatore, produttore, regista e compositore, ha 47 anni e tre film in uscita, tra cui I Puffi 2.


Aaron Stanford interpreta John Allerdyce/Pyro.  Americano, ha partecipato a film come La 25ma ora, Le colline hanno gli occhi, X-Men – Conflitto finale e a serie come Numb3rs e Nikita. Anche produttore, ha 36 anni.


Kelly Hu (vero nome Kelly Ann Hu) interpreta Mariko Oyama/Lady Deathstrike. Ve la ricordate, negli anni ’80, la giapponesina Kaori che parlava “pocopoco” l’italiano ma in compenso si sfondava di Philadelphia? In realtà la signorina era nata alle Hawaii e dopo queste prodezze su suolo italico ha partecipato a film come Venerdì 13 parte VIII: Incubo a Manhattan,  Il re scorpione e a serie come Genitori in blue jeans,  21 Jump Street, Raven, Melrose Place, Renegade, Sentinel, Nash Bridges, Più forte ragazzi, CSI: NY, Numb3rs e CSI: scena del crimine; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie Robot Chicken e Phineas and Ferb. Ha 44 anni e due film in uscita.


Come avrete già avuto modo di evincere, X-Men 2 segue X-Men e precede X-Men - Conflitto finale, mentre dalle costole della serie hanno avuto origine i due spin-off X-Men: Le origini - Wolverine e X-Men: L'inizio a cui presto seguiranno The Wolverine (in uscita in Italia a giugno 2013) e X-Men - Giorni di un futuro passato, che dovrebbe essere pronto per il 2014. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione di Hellboy, Spiderman, Darkman e dei Batman di Tim Burton. ENJOY!


L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi): 

Nel film compaiono brevemente altri mutanti, per non parlare poi dell’elenco di nomi eccellenti presenti nei files di Stryker. Oltre a Jubilee e Shadowcat, già apparse nel film precedente seppur interpretate da altre attrici, in X-Men 2 troviamo infatti:
Piotr "Colosso" Rasputin: mutante russo in grado di trasformare la sua pelle in acciaio organico, faceva parte della seconda generazione degli X-Men assieme a Wolverine, Tempesta, Banshee, Nightcrawler e il defunto Thunderbird. Nelle storie pubblicate attualmente in Italia milita ancora negli X-Men ma è stato posseduto dal demone Cyttorak e trasformato nel nuovo Fenomeno (personaggio che comparirà nel film X-Men  - Conflitto finale), cosa che lo ha portato a lasciarsi per l'ennesima volta con l'eterna fidanzatina Shadowcat.
Theresa O’Rourke Cassidy/Syrin: Irlandese, figlia del defunto X-Man Banshee (che troviamo adolescente nel film X-Men – L'inizio), è dotata come lui di un urlo sonico che le consente di volare. Nelle storie pubblicate attualmente in Italia milita nel supergruppo investigativo X-Factor, che tra l’altro vanta una delle collane meglio scritte di tutto il panorama dei comics.
Artie: Il ragazzino che nel film mostra la lingua biforcuta, nei comics è in realtà un bambinetto color rosa confetto, leggermente deforme, muto e con l’abilità di proiettare i suoi pensieri come se fossero ologrammi. Al momento dovrebbe essere senza poteri, perso chissà dove, in attesa che qualche scrittore si ricordi di lui.

Tra le varie libertà che si sono presi gli sceneggiatori (contiene qualche SPOILER):
- William Stryker, come si è detto, non è "nato" come militare ma come fanatico religioso a capo dei Purificatori, umani convinti di dover sterminare i mutanti. Il signore non è mai stato coinvolto nel progetto Arma X che ha infuso l'adamantio nello scheletro di Wolverine, inoltre ha ucciso il proprio figlio appena scoperta la sua natura di mutante. I poteri dell'inquietante Jason, così come il suo nome, sono infattamente ispirati a Mastermind, nemico storico degli X-Men in grado di generare illusioni telepatiche.
- Lady Deathstrike, invece, è MOLTO legata a Wolverine. Giapponese, figlia dello scienziato che aveva inventato il processo per legare l'adamantio alle ossa e convinta che il buon Wolvie avesse rubato i progetti del padre, la fanciulla col tempo è diventata un cyborg artigliato con la fissa perenne di far fuori il nostro eroe.
- La (prima) morte e conseguente trasformazione di Jean Grey in Fenice - entità cosmica allo stesso tempo portatrice di rinascita e distruzione, blah blah blah -  è avvenuta nei comics dopo un rocambolesco viaggio di ritorno dallo spazio. L'intera questione è talmente camurriosa e fondamentale per la continuity Marvel che, pur essendo cominciata negli anni '70, continua a far sentire i suoi strascichi ancora ai giorni nostri. Per dire, sta alla base del recentissimo crossover Avengers vs X-Men.








martedì 29 gennaio 2013

X-Men (2000)

Su questo blog ho già parlato di X-Men: Le origini - Wolverine e X-Men: L'inizio, ma mai dei loro precursori, il primo dei quali è X-Men, diretto nel 2000 dal regista Bryan Singer. Comincerò oggi e proseguirò con l'intera trilogia, approfittando di un simpatico cofanetto di DVD.


Trama: gli X-Men sono un gruppo di mutanti, ovvero persone geneticamente dotate di poteri che li rendono diversi dagli esseri umani, che hanno giurato di proteggere un mondo che li odia e li teme. Mentre i nostri, guidati dal prof. Charles Xavier, cercano di coesistere pacificamente con il resto dell'umanità, il potentissimo Magneto, assieme alla sua Confraternita dei Mutanti, decide di rapire la giovane rubapoteri Rogue per trasformare in mutanti tutti gli abitanti della Terra...


All'epoca in cui X-Men è uscito ero quasi alla conclusione del mio primo "ciclo" di acquisti dedicati al supergruppo mutante. Troppe sottotrame, troppi soldi da sborsare e nessun lavoro a foraggiare questo vizio, assieme a troppi cambiamenti improvvisi a livello di sceneggiatori e disegnatori mi avevano portata a ridurre drasticamente il numero delle mie letture e concentrarmi sui più soddisfacenti manga. Nonostante questo, l'attesa per questa trasposizione cinematografica era ovviamente alle stelle, il desiderio di vedere portati su grande schermo dei personaggi da me adorati come Wolverine e soprattutto Sabretooth (gli altri potevano anche ammazzarsi, senza scherzi) era a livelli altissimi, conseguentemente anche le aspettative erano assai elevate. Forse è per questo che X-Men mi ha sempre lasciata totalmente indifferente, fin dalla prima visione. Non è stata una delusione totale, questo no... semplicemente, è stato come se avessero preso l'intero cast di validissimi, profondissimi e umanissimi personaggi che seguivo da anni e li avessero rinchiusi all'interno di un gruppo di statue fredde ed impersonali, creando un gruppo di mutanti privi di quel guizzo che ha sempre reso così vive le loro versioni cartacee. Certo, un paio di eccezioni ci sono, perché gli sceneggiatori si sono concentrati parecchio su Wolverine e Rogue che, nonostante alcune modifiche accettabili, sono assai vicini alle loro controparti dei comics, e anche Xavier e Magneto (superbamente interpretati da due mostri sacri!) incarnano degnamente gli ideali che hanno sempre caratterizzato  i due personaggi, ma il resto mi ha sempre delusa molto.


Come trama generale X-Men sarebbe anche un film valido. Gli sceneggiatori sono riusciti a creare una pellicola fruibile da tutti, mettendo pochissima carne al fuoco e concentrandosi su due aspetti fondamentali dei comics: il disagio provato da chi è "diverso" e impossibilitato a controllare dei poteri spesso pericolosi (aspetto che si focalizza sul personaggio di Rogue) e la lotta tra le tre diverse fazioni rappresentate dal "mutantofobo" umano Kelly, dal pacifista Xavier e dal bellicoso Magneto che vorrebbe evitare con ogni mezzo che i mutanti finissero nei campi di concentramento come già era successo a lui e ai suoi genitori al tempo della seconda guerra mondiale. Come nei comics, anche nel film Wolverine funge da misterioso personaggio "jolly", che si ritrova coinvolto suo malgrado nella lotta tra queste fazioni e deve decidere da che parte stare, cercando contemporaneamente di scoprire i mille segreti che si celano nel proprio passato. E' attraverso i suoi occhi diffidenti che gli spettatori scoprono chi sono gli X-Men e cosa fanno, che arrivano a sondare le profondità della follia di Magneto e la disperazione che alberga nel cuore di chi scopre di essere un pericoloso mutante quando vorrebbe soltanto vivere una normale esistenza da adolescente. Tutto questo, assieme all'incredibile make-up di Rebecca Romijn nei panni della mutaforma Mystica e ad un paio di scontri corpo a corpo tra lei e Wolverine sul finale, consente al film di elevarsi dalla media, ma i tempi di The Avengers di Joss Whedon sono ancora molto lontani.


Infatti, il modo assolutamente piatto con cui vengono resi i pochissimi personaggi presenti nella pellicola ha dell'imbarazzante. Per carità, l'inespressività di Ciclope ed il suo essere precisino della fungia sono due elementi mantenuti alla perfezione, così come il fatto che Jean Grey sia una p*ttansuora della peggior specie, la Madonna dell'incoronéta che non perderebbe occasione di farsi Wolverine anche se fidanzata col monocolo (tolto il fatto che nel film Jean è una MILF e Scott poco più che un ragazzino...), ma arrivare a presentare l'inarrivabile DEA e REGINA africana Tempesta come uno gnomo spaesato appena uscito dal ghetto e con un'impresentabile parrucchetta bianca che nemmeno nei peggiori cosplay no, per favore. Questo, per quel che riguarda i buoni, ora passiamo ai cattivi. X-Men - Le origini: Wolverine sarà anche stato un film di bratta (a detta dei più, a me è piaciuto) ma, se non altro, trattava il povero Sabretooth in maniera degna, non lo presentava come un decerebrato a cui manca solo il guinzaglio per essere il cane di Magneto in tutto e per tutto. E poi, gesùmmaria, il make-up di Toad, con quella pelle giallastra come il peggiore degli imitatori dei Simpson, non si può guardare. Il fatto che i protagonisti siano stati privati del loro carisma naturale viene tra l'altro ulteriormente accentuato dalle anonime uniformi che inguainano gli X-Men (ho capito, c'è la battutina sullo spandex giallo, ma non è che le divise pseudofighette grige siano meglio, eh...) e dai costumi zingaracci e baracconeschi dei villain, tra cui si salvano solo Magneto, ingrigito pure lui, e la nuda Mystica. Insomma, il primo X-Men risulta davvero poco soddisfacente e non regge né il tempo che passa né il confronto con i film "di supereroi" che sono venuti dopo, a parte forse I Fantastici 4. Se non ricordo male il secondo capitolo della saga era migliore, speriamo sia davvero così.


Di Hugh Jackman (Logan/Wolverine), Patrick Stewart (Prof. Charles Xavier), Ian McKellen (Erik Lehnsherr/Magneto), Halle Berry (Ororo Munroe/Tempesta), Anna Paquin (Rogue/Marie, ruolo rifiutato da Natalie Portman), Tyler Mane (Sabretooth) e Shawn Ashmore (Bobby Drake/Uomo ghiaccio) ho già parlato nei rispettivi link.

Bryan Singer è il regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come I soliti sospetti, L'allievo, X-Men 2 e Superman Returns, oltre ad un episodio di Dr. House. Anche produttore e attore, ha 47 anni e due film in uscita, Jack il cacciatore di giganti e X-Men: giorni di un futuro passato.


Famke Janssen interpreta Jean Grey (al posto di Peta Wilson, che era impegnata a girare la serie Nikita). Olandese, la ricordo per film come Goldeneye, Deep Rising - Presenze dal profondo, The Faculty, Il mistero della casa sulla collina, X-Men 2, Nascosto nel buio, X-Men - Conflitto finale, inoltre ha partecipato alle serie Melrose Place e Nip/Tuck. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 48 anni e due film in uscita, Hansel & Gretel - Cacciatori di streghe e The Wolverine.


James Marsden interpreta Scott Summers/Ciclope (al posto di Jim Caviezel, che aveva dovuto rinunciare al ruolo per impegni pregressi). Americano, lo ricordo per film come Generazione perfetta, Zoolander, X-Men 2, X-Men - Conflitto finale, Superman Returns e Come d'incanto, inoltre ha partecipato alle serie La tata, Blossom, Party of Five, Oltre i limiti, Ally McBeal e doppiato un episodio di Robot Chicken. Ha 39 anni e nove film in uscita, tra cui The Butler, X-Men: giorni di un futuro passato ed Enchanted 2.


Rebecca Romijn interpreta Mystica. Americana, la ricordo per film come Femme Fatale, S1m0ne, X-Men 2, Godsend e X-Men - Conflitto finale, inoltre ha partecipato alle serie Friends, Ugly Betty ed Eastwick. Anche produttrice, ha 40 anni.


Bruce Davison interpreta il senatore Kelly. Americano, ha partecipato a film come America oggi, La seduzione del male, Paulie - Il pappagallo che parlava troppo, L'allievo, X-Men 2,  e a serie come Visitors, Alfred Hitchcock presenta, La signora in giallo, Hunter, Racconti di mezzanotte, Oltre i limiti, Kingdom Hospital, Numb3rs, CSI: Miami, Criminal Minds, Ghost Whisperer, Lost e CSI: Scena del crimine. Anche regista e produttore, ha 66 anni e sei film in uscita, tra cui, udite udite, l'imminente Lords of Salem di Rob Zombie e Return of the Killer Shrews!! Holy socks!


Tra gli altri interpreti, segnalo nei panni di Toad l'attore Ray Park, allora famosissimo per i suoi stunts acrobatici e per il ruolo di Darth Maul in Star Wars: Episodio I - La minaccia fantasma e, ovviamente, l'immancabile Stan Lee nel ruolo di un venditore di hot dog. Quanto al personaggio chiave dell'intera vicenda, Wolverine, la prima scelta di Singer sarebbe stata Russell Crowe, che ha rifiutato perché il compenso era troppo basso (choosy!!), mentre gli studios puntavano su Keanu Reeves e Gary Sinise... per fortuna alla fine nessuno di questi è stato scelto, ma poteva andare peggio visto che nella rosa di candidati c'era anche Jean - Claude Van Damme! Altro grande escluso dal film è stato poi nientemeno che Joss Whedon, il cui script originale è stato rifiutato perché troppo pieno di battute e riferimenti alla cultura pop; indubbiamente ne sarebbe venuto fuori un X-Men migliore, peccato... e non oso immaginare qual meraviglia avrebbero creato Robert Rodriguez o Tim Burton, che erano state le prime scelte per dirigere il film! X-Men ha generato due seguiti ufficiali, i già citati X-Men 2 e X-Men - Conflitto finale e i due spin-off X-Men: Le origini - Wolverine e X-Men: L'inizio a cui presto seguiranno The Wolverine (in uscita in Italia a giugno 2013) e X-Men - Giorni di un futuro passato, che dovrebbe essere pronto per il 2014. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione di Spider-Man, Spider-Man 2, Hellboy, La leggenda degli uomini straordinari, Gli incredibili e Darkman. ENJOY!




L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi): 

Siccome adoro gli X-Men e ormai, dopo anni, posso dire di conoscere abbastanza il loro universo e i personaggi che lo popolano, ecco un elenco degli altri mutanti che compaiono "ufficialmente" nella pellicola, unito ad un piccolo "cosa fanno davvero nell'Universo Marvel".
Kitty "Shadowcat" Pryde: dotata del potere di diventare intangibile e prima teenager ad entrare ufficialmente nel gruppo negli anni '80, nel film compare brevemente come studentessa, mentre nell'edizione italiana dei comics al momento è la vicepreside della Jean Grey School for Higher Learning fondata da Wolverine.
Jubilation "Jubilee" Lee: nel film compare brevemente come studentessa. Comparsa negli anni '90 come pupilla di Wolverine, un tempo emetteva plasmoidi di luce esplosivi, più o meno dei fuochi artificiali. Dopo l'M-Day è rimasta senza poteri e, in seguito, è diventata vampira. Al momento milita negli X-Men, che cercano di tenerne a bada la sete di sangue.
John "Pyro" Allerdice: in questo film compare brevemente come studente, nei sequel il suo ruolo verrà ampliato. Nell'universo Marvel, Pyro è un mutante in grado di plasmare il fuoco secondo la sua volontà, storico nemico degli X-Men e membro originale della Confraternita dei Mutanti Malvagi rimessa in piedi da Mystica. Dopo aver contratto il virus Legacy ed essersi redento, come spesso accade ai personaggi meno importanti, è morto.. ma ultimamente, se non vado errata, è stato anche resuscitato per la saga Necrosha.







martedì 2 ottobre 2012

Margaret (2011)

In questi giorni mi sono buttata nella visione di un film solo per il gusto di vedere alcuni attori sullo schermo, senza curarmi della trama, come facevo parecchio tempo fa. Il metodo mi ha regalato spesso perle di cinema che, diversamente, magari non avrei avuto occasione di scoprire… vediamo se Margaret, diretto nel 2011 dal regista Kenneth Lonergan, è una di queste.


Trama: la diciassettenne Lisa viene coinvolta in un incidente stradale che costa la vita ad una donna. Convinta di essere, almeno in parte, colpevole dell’accaduto, la ragazza cerca di fare ammenda in ogni modo…


La trama del film, ovviamente, non è così semplice, anche perché la pellicola dura ben due ore e mezza, attenzione. Quindi, a prescindere dalla qualità o meno del film, sarà meglio iniziare la recensione con un’avvertenza: se non siete pronti né intenzionati a guardarvi un lunghissimo, a tratti lento e spesso irritante psicodramma americano radical – chic passate ad altro o verrete a cercarmi a casa per fustigarmi come merito. In Margaret non troverete infatti amicizia, cortesia, simpatia, convenienza, ampio parcheggio; non c’è un solo personaggio anche solo vagamente sopportabile tra quelli ritratti, salvo forse il povero Ramon di Jean Reno, che tuttavia si vede poco. Detto questo, il film a me è piaciuto. Non è un capolavoro, è troppo prolisso e appesantito da personaggi e sequenze francamente inutili e, lo ammetto, almeno all’inizio ho fatto fatica a seguirlo, tanto che pensavo non lo avrei mai finito, ma se ci si mette con pazienza certosina e si inghiotte il desiderio di fare sommaria giustizia dei personaggi, alla fine si riuscirà ad apprezzare una triste e spietata riflessione sulla realtà della società americana in particolare e sulla vita in generale, arricchita da prove attoriali notevoli, quella di Anna Paquin in primis.


Tornando un attimino più seri, poiché l’argomento trattato lo richiede, Margaret è in sostanza un racconto di formazione nel quale un’immatura diciassettenne viene presa a schiaffi dalla brutalità della vita e, soprattutto, della morte. L’incidente iniziale, causato dalla frivolezza della ragazzina e dalla criminale inettitudine dell’autista di un autobus, diventa il catalizzatore di una sorta di tempesta che sconvolge il mondo e la psiche di Lisa, la quale cerca così di responsabilizzarsi in modo sbagliato e, ancor peggio, senza una guida. Lonergan, infatti, vuole innanzitutto mostrarci l’incredibile, alienante solitudine alla quale sono condannati gli abitanti di una grande metropoli moderna, dove TUTTI, dal bambino all’adulto, devono arrangiarsi a vivere senza poter contare sugli altri, perché sono l’egoismo e l’incapacità di ascoltare le persone (figuriamoci poi a sostenere un dialogo…) a farla da padrone. Lisa è sicuramente una ragazzetta irritante e vanerella, pronta a battersi per i diritti delle persone che non conosce per dimostrare di essere “profonda” ma assolutamente incapace di relazionarsi con chi le sta accanto, tuttavia è anche vero che gli adulti che la circondano sono dei casi umani da show della D’Urso: il padre è fisicamente e mentalmente lontano, una mera presenza telefonica, la madre attrice reagisce come una quindicenne ad ogni provocazione della figlia, l’insegnante di matematica è l’emblema della passività mentre quello di letteratura si rifà (e come dargli torto…) sugli studenti imbecilli che lo prendono in giro. Davanti a questi ottimi esempi, capirete bene che di amici nemmeno a parlarne, e meno male, anche perché la santa Lisa non si fa scrupoli a perdere la verginità col ragazzo della migliore amica o a illudere e poi mandare a quel paese l’unico amico che la vorrebbe davvero.


L’incidente, come ho detto, porta Lisa ad aprire gli occhi sulla realtà, ma in maniera sbagliata. “Pungolata” dall’insegnante di matematica che la accusa di non avere interesse per ciò che la circonda, la ragazza decide di sfogare il senso di colpa e lo shock di avere tenuto tra le braccia una donna morente cercando innanzitutto di conoscerne il passato, sebbene assai superficialmente. In qualche modo Lisa “drammatizza”, come ben sottolinea l’odiosa amica della vittima, l’intera questione, decidendo di rendersi più interessante e responsabile (agli occhi degli altri e di sé stessa) vestendo i panni dell’eroina, della paladina degli oppressi, della fanciulla segnata da un trauma insormontabile, arrivando addirittura ad illudersi di essere stata, almeno per cinque minuti, incarnazione della figlia della vittima, morta giovanissima per una malattia. Tanto idealismo, altruista od egoista che sia, si scontra però con l’ennesima testimonianza della natura quasi kafkiana della società americana e della pochezza degli esseri umani; i parenti della defunta vogliono solo i soldi e non sono assolutamente interessati ad avere giustizia, facendo magari licenziare l’autista che ha causato l’incidente, la compagnia degli autobus mira solo a non far finire la storia sui giornali e cerca in tutti i modi, di conseguenza, di tutelare un dipendente palesemente inadatto a fare suo lavoro, in tutto questo gli avvocati riescono a calcolare gli indennizzi in base a quanto una persona è rimasta in vita e quanto ha sofferto prima di morire. Follia pura.


La chiave per l’interpretazione del film e il significato del titolo, comunque, risiedono soprattutto nella poesia che Matthew Broderick legge in classe, Spring and Fall di G. M. Hopkins, nella quale una ragazzina di nome Margaret, guardando le foglie cadere, comincia a comprendere la natura della morte e del dolore che essa porta con sé. Un dolore ancora immaturo, suscitato da oggetti inanimati, che diventerà più profondo e consapevole col tempo e l’esperienza, un percorso assai simile a quello che dovrà intraprendere nella vita Anna, cercando magari di non diventare come l’unico personaggio che mostra di voler prendere a modello, ovvero la migliore amica della vittima, una donna disillusa, dura, prevaricatrice e segnata dalla vita. Interpretata da un’attrice bravissima, così come è eccezionale Anna Paquin, la cui performance, a tratti, è così piena di emozione da mettere i brividi, soprattutto da metà film in poi. Un po’ come la colonna sonora, minimale,  triste e malinconica, adattissima a sottolineare le atmosfere delle pellicola che, come avrete capito, nonostante la lunghezza e la lentezza mi ha coinvolta parecchio.  


Di Anna Paquin (Lisa), Mark Ruffalo (Maretti), Jean Reno (Ramon), Matt Damon (Mr. Aaron) ed Allison Janney (Monica Patterson) ho già parlato nei rispettivi link.

Kenneth Lonergan è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche Conta su di me. Anche attore, ha 50 anni.


Kieran Culkin interpreta Paul. Fratello di Maculay e Rory, ha partecipato a film come Mamma ho perso l’aereo, Mamma ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York, Le regole della casa del sidro e Scott Pilgrim vs. the World (dove interpreta Wallace. Sto mostro? Ma stiamo scherzando???). Ha 30 anni e un film in uscita.


Matthew Broderick interpreta John. Attore americano famosissimo negli anni ’80, che col tempo si è un po’ perso a dir la verità, lo ricordo per film come Wargames – giochi di guerra, il meraviglioso Ladyhawke, Sono affari di famiglia, Il rompiscatole, Godzilla, Inspector Gadget, inoltre ha doppiato Simba da adulto ne Il re leone. Anche regista e produttore, ha 50 anni.


Se non ho capito male il film dovrebbe risalire addirittura al 2006 ma, per problemi legati al montaggio e a diverse cause legali intentate dagli studios a finanziatori e regista, Margaret non è stato distribuito fino al 2011, anno in cui, finalmente, due pezzacci da 90 come Martin Scorsese e Thelma Schoonmaker sono riusciti a tirare fuori un final cut in grado di soddisfare il regista. Che, per inciso, è un pazzo. Se il film vi fosse piaciuto, consiglio la visione del bellissimo Carnage. ENJOY!

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