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martedì 28 maggio 2024

Furiosa: A Mad Max Saga (2024)

Di ritorno dalla vacanza in Borgogna sono corsa a vedere il film sulla bocca di tutti, Furiosa: A Mad Max Saga, scritto e diretto dal regista George Miller.


Trama: in un mondo post-apocalittico, la piccola Furiosa viene rapita dal luogo paradisiaco dove vive con la sua famiglia ed è costretta ad imparare a sopravvivere...


Poveri voi, che magari vi aspettavate un post in cui si confrontassero Mad Max: Fury Road e Furiosa. Dovreste ormai sapere che non ho tempo nemmeno per farmi da mangiare, figuriamoci per dei comodi recuperi. Sono quindi andata a vedere Furiosa senza nulla più che il vago ricordo (sono passati quasi 10 anni!) di un film epico e scatenato, zeppo di personaggi comunque talmente ben caratterizzati da essere indimenticabili, tanto che alla prima apparizione della titolare, di Immortan Joe e dei suoi seguaci, il mio cervello si è elettrizzato. Ma cos'è, in definitiva, questo Furiosa? E' la origin story di una delle eroine cinematografiche più cazzute dell'attuale millennio. In essa, si racconta come mai Furiosa sia finita nel regno di Immortan Joe come fidato, benché riluttante, membro del suo entourage, e cosa si celasse in quel luogo paradisiaco che la donna cercava di raggiungere in Fury Road. E' una saga di formazione che spazia nel tempo e che, di conseguenza, non si siede sugli allori. Aggiunge infatti ulteriori tasselli al puzzle post-apocalittico creato da George Miller nel lontano 1979, puntando i riflettori sui territori governati da Immortan Joe attraverso complessi meccanismi di potere, con microcittà/fortezze specializzate nella produzione di un solo, indispensabile approvvigionamento (benzina, armi o cibo), popolate da pochissimi esseri umani ritenuti indispensabili e tanta, troppa feccia. Proprio qui sta il nocciolo dello scontro culturale tra Furiosa, nata in un luogo "sano" ed incontaminato anche a livello di emozioni umane, e un mondo esterno dove i sentimenti positivi sembrano essere stati cancellati con un colpo di spugna, una realtà malata in cui conviene rimanere in silenzio e nascosti nell'ombra, celando desideri e pensieri. E' interessantissima, in tal senso, la scelta di dedicare a Furiosa ben poche righe di dialogo e di affiancarle, come nemesi definitiva, il ciarliero ed insopportabile Dementus, artefice del destino nefasto della protagonista. In una società (prevalentemente maschile) in cui persino un raro eloquio forbito diventa l'ennesimo modo per distinguersi attraverso un tocco di folle originalità e anche la conoscenza è un mezzo per giocare a chi ce l'ha più grosso, come se il timbro di voce e il rombo dei motori fossero interscambiabili, Furiosa si trincera in un testardo e doveroso mutismo per osservare, imparare e migliorare, mettendo a tacere anche il dolore pur di raggiungere i suoi obiettivi. E se non è una lezione di vita questa, signori miei, non so proprio cos'altro lo sia.


Chi ha definito Furiosa un'interminabile sequenza di inseguimenti con mezzi allucinanti, non ha dunque capito un belino, con rispetto parlando. Aggiungo anche che, se non vi toccano il cuore la tamarreide allucinata di George Miller, nonché l'impianto epico delle vicende di Furiosa, siete un po' delle brutte persone. Quest'uomo l'anno prossimo compie ottant'anni, ma nel cuore è rimasto un giovanotto pieno di passione, incanalata in anni di esperienza che rendono il film perfetto per la sala e il grande schermo. Non c'è una sola inquadratura inutile, le sequenze funzionano ed emozionano sia quando sono coinvolti mezzi corazzati usciti dalla mente di un pazzo (sui quali brulicano esseri umani destinati spesso a morti spettacolari e soprattutto esplosive) sia quando si incentrano sulla figura di Furiosa e le sue interazioni con gli altri protagonisti del film (in una, in particolare, mi è salito il magone); in più, ogni gruppo sociale o fazione in guerra è perfettamente caratterizzato, sia a livello di mezzi, costumi e make-up, che a livello di scenografie, e tutti questi elementi presentano almeno un particolare bizzarro o comunque capace di imprimersi a fuoco nella memoria. Poi, ci sono gli attori. Anya Taylor-Joy, assieme alla giovanissima Alyla Browne, ha raccolto lo scomodo testimone di Charlize Theron e non la fa rimpiangere nemmeno per un secondo. Saranno i suoi occhi particolarissimi, messi ancora più in risalto dal make up color fuliggine che le copre mezzo viso, ma l'espressività di Anya Taylor-Joy mi è sembrata ancora più intensa che in altri film ed è davvero impossibile non farsi coinvolgere dalla disperazione e dalla rabbia del personaggio. Anche perché, se Immortan Joe e i suoi figli sono rimasti degli stronzi patentati da appendere a testa in giù, il Dementus di Chris Hemsworth li batte di almeno dieci misure. Dotato di un naso posticcio che, a un certo punto, mi ha fatto venire in mente il Fagin di Oliver Twist (non riesco altrimenti a capire il perché di questa scelta perplimente), Hemsworth è l'irritazione fatta a persona, un soffiablabla in carne e ossa, l'incarnazione stessa di un inutile fiume di parole, con l'aggiunta di una cattiveria spocchiosa che farebbe venire voglia di picchiarlo senza sosta. Siccome spesso i personaggi interpretati da Hemsworth mi fanno questo effetto, anche quando non sono cattivi, mi chiedo se l'attore sia effettivamente bravo oppure se sia così il suo carattere e i registi lo sfruttino nel modo migliore. Al di là di queste mie futili considerazioni, Furiosa è un film che merita di essere visto, ovviamente in sala, per goderselo come merita, augurandosi che Miller non smetta mai di realizzare opere di tale caratura e che porti a termine questa nuova trilogia!


Del regista e sceneggiatore George Miller ho già parlato QUI. Anya Taylor-Joy (Furiosa), Chris Hemsworth (Dr. Dementus), Tom Burke (Pretoriano Jack) e Angus Sampson (Organic Mechanic) li trovate invece ai rispettivi link.


Elsa Pataky
, che interpreta la generalessa Vuvalini, è la moglie di Chris Hemsworth. Se Furiosa: A Mad Max Saga vi fosse piaciuto recuperate l'intera saga di Mad Max Mad Max: Fury Road. ENJOY!


martedì 23 agosto 2022

Thor: Love and Thunder (2022)

Aiuto. E' passato più di una settimana da quando ho visto Thor: Love and Thunder, diretto e co-sceneggiato dal regista Taika Waititi. Spero di ricordarmi ancora qualcosa.


Trama: Thor viene richiamato dal suo esilio nello spazio nel momento in cui Gorr, il distruttore di dei, attacca il nuovo regno di Asgard. Lì, Thor si trova di fronte la sua ex fidanzata Jane Foster, scelta dal martello Mjolnir per diventare la Potente Thor.



Se non altro questa volta ero preparata. Dopo i primi due serissimi (e ammorbantissimi, almeno per quanto riguarda The Dark World) Thor, la visione di quell'invereconda trashata di Ragnarok mi aveva lasciata basita, mentre stavolta Love and Thunder non mi ha sconvolta, anche se Waititi ha messo di sicuro il turbo alle meenchiate portate sullo schermo, a maggior ragione perché, da brava Dory dei poveri, prima di andare al cinema ho riguardato la trashata di cui sopra. Devo inoltre ammettere di averla trovata meno orribile di quanto (non) ricordassi e riconosco che l'aver stravolto completamente la natura seriosa di un personaggio anacronistico come una divinità vichinga, trasformandolo da babbalone malinconico a supereroe babbeo, è senza dubbio vincente; certo, continuano a sanguinarmi le orecchie davanti a "zio del tuono", ma non è colpa di Waititi, quanto di un adattamento italiano orribilmente cciovane. Ma parliamo di Love and Thunder. La vita di un Thor sempre più scemo viene raccontata con toni epici attraverso la voce dello stesso regista (il doppiatore originale del personaggio che funge da narratore, Korg), il quale ribadisce così la paternità di questa versione folle del Dio del Tuono, al punto da permettersi di tornare sui suoi passi e colmare le mancanze del precedente capitolo nel modo che più gli è congeniale, trasformando così un film di supereroi in uno strampalato film d'amore dove i protagonisti sono Thor, la sua ex fiamma Jane Foster, il martello Mjolnir e l'ascia Stormbreaker. L'Amore è il fil rouge di ogni vicenda della pellicola e ogni personaggio chiave ha il suo percorso di caduta e redenzione ad esso legato: il villain Gorr diventa un mostro per amore della figlia defunta, Thor rifiuta l'amore per timore di soffrire e per questo è solo, triste ed imperfetto, Jane (afflitta da un tumore incurabile) diventa la Potente Thor per amore di un martello, un'ascia perde il controllo per gelosia, e così via, fino ad arrivare a chi di amore ne è privo, ovvero le divinità, che invece dovrebbero provarne in abbondanza verso chi crede in loro. 


Come ho scritto su, il film si dimentica facilmente, anche perché procede per accumulo di assurdità visive e scene spettacolari che pure si conformano, comunque, allo standard Marvel nonostante fingano originalità e weirdness, dal momento in cui tutto fa parte della Fase 4 del MCU e ogni cosa è finalizzata al raggiungimento di un obiettivo, ovvero il completamento della "Saga del Multiverso" di cui vedremo la fine nel 2025 (aiuto!!!!). L'unica cosa che veramente spicca in Thor: Love and Thunder, ancora più delle capre urlanti, della colonna sonora cafona e delle chiappe nude di un Chris Hemsworth al quale vanno tutti i miei complimenti per la fisicata, è Christian Bale, un uomo che probabilmente riuscirebbe a rendere interessante anche l'interpretazione di un comodino. Il suo Gorr è un mostro uscito dritto da un film dell'orrore, il babau che ti aspetti di vedere sotto il letto, una creatura in grado di prendere a coppini ogni versione di Pennywise riducendola a intrattenimento per bambini, e non è merito solo del trucco; probabilmente, Bale si è pensato alla perfezione il personaggio di Gorr dandogli tutta la tridimensionalità di cui era privo il post-it su cui Waititi avrà vergato giusto due appunti, infondendo, in quello che dalle foto di scena sembrava uno Zio Fester magrolino e nulla più, tutta la dignità, la disperazione, l'odio e il disprezzo di un uomo tradito dalla fede (forse scrivo questo perché sono Team Gorr, al quale viene davvero difficile dare torto, ma sfido chiunque abbia visto il film a dire di non avere tifato per lui per più di metà pellicola). Purtroppo, la complessità incarnata da Bale fa a pugni con troppa faciloneria da parte di Waititi, che la fa spesso fuori dal vaso: il pre-finale non ha senso, con Thor che conferisce la "dignità" nemmeno fosse la Santità di Padre Maronno, al finale che spiega il significato del titolo volevo alzarmi e andarmene, ché non ci sono già abbastanza supereroi che cicciano fuori al ritmo di venti al mese nel MCU, ma la cosa che mi ha infastidita di più è il modo in cui è stato gestito il tumore di Jane, maneggiato con la delicatezza di un elefante e l'umorismo inopportuno di un Boldi qualsiasi. Arrivati a questo punto, siccome Thor "thornerà", io spero davvero che Waititi trovi un equilibrio tra commedia e tragedia, altrimenti il quinto episodio della saga (se mai ci sarà) sarà la zappa che il regista rischierà di darsi sui piedi, mettendo a rischio la sua carriera cinematografica per portare avanti la sua fama di "trollone". Incrocio le dita perché ciò non accada, sarebbe davvero un peccato dopo tutte le belle opere che ci ha regalato. 


Del regista e co-sceneggiatore Taika Waititi, che doppia anche Korg e il dio Kronano, ho già parlato QUI. Chris Hemsworth (Thor), Natalie Portman (Jane Foster/La Potente Thor), Christian Bale (Gorr), Tessa Thompson (Re Valchiria), Russell Crowe (Zeus), Chris Pratt (Peter Quill/Starlord), Dave Bautista (Drax), Karen Gillan (Nebula), Sean Gunn (Kraglin/On-Set Rocket), Vin Diesel (voce di Groot), Bradley Cooper (voce di Rocket), Matt Damon (attore che interpreta Loki), Idris Elba (Heimdall), Melissa McCarthy (attrice che interpreta Hela) e Sam Neill (attore che interpreta Odino) li trovate invece ai rispettivi link.  

Jaimie Alexander torna nei panni di Sif dopo l'assenza in Thor: Ragnarok e lo stesso vale per Kat Dennings, la cui Darcy Lewis era tuttavia una presenza preponderante nella serie Wanda/Vision. Torna anche Luke Hemsworth, uno dei fratelli di Chris, nei panni della versione teatrale di Thor, e non è l'unico membro della famiglia ad essere presente nel cast: i figli di Chris Hemsworth, Sasha e Tristan, interpretano Thor da bambino, India Rose è la figlia di Gorr (ribattezzata Love sul finale), e la moglie di Chris, Elsa Pataky, è la donna lupo. Per godere appieno di Thor: Love and Thunder, infine, recuperate  ThorThor: The Dark WorldGuardiani della galassiaGuardiani della Galassia vol. 2, Thor: Ragnarok, Avengers: Infinity War, Avengers: Endgame e le serie Wanda Vision e Loki. ENJOY!

martedì 28 giugno 2022

Spiderhead (2022)

Tra vacanze liete e meno lieti, nonché stressantissimi, impegni, è più di una settimana che non scrivo, anche se il blog è in qualche modo andato avanti. Ricomincio oggi con Spiderhead, diretto dal regista Joseph Kosinski e tratto dal racconto Fuga dall'Aracnotesta di George Saunders.


Trama: in un futuro abbastanza vicino, alcuni detenuti vivono all'interno di un carcere all'apparenza dotato di ogni comodità, costretti tuttavia a testare sieri dagli effetti imprevedibili...


Tornata a casa dopo le ferie, ho chiesto consiglio agli amici di Facebook su quale film recuperare all'interno delle tre piattaforme a mia disposizione, ed è spuntato questo Spiderhead, disponibile su Netflix e tratto da un racconto di un autore a me sconosciuto, George Saunders. Come al solito non posso fare confronti tra racconto e film, quindi partiamo con l'usuale "recensione" ignorante. Spiderhead è il nome di un complesso fortificato, situato su un'isola deserta, che funge da carcere, ma con una particolarità; i detenuti sono trattati come gli ospiti di un hotel a quattro stelle da cui non possono ovviamente uscire, tuttavia per ottenere questo trattamento sono costretti a dare il proprio consenso per periodici esperimenti a base di sieri che alterano le emozioni. Se, all'inizio, lo spettatore si ritrova coinvolto nel "gioco" di scoprire i vari sieri e quali siano le loro funzioni, tra momenti molto faceti (pure troppo!) e altri più inquietanti, provandoli sulla pelle del protagonista Jeff, mano a mano che il film prosegue diventano chiare le implicazioni di un paio di esperimenti più crudeli e, soprattutto, la natura infingarda di Abnesti, capo della ricerca scientifica del carcere. Tra un esperimento, una confessione tra detenuti e i ricordi del protagonista, Spiderhead rimane per tutta la sua durata in perfetto ed incredibile equilibrio tra generi, senza sconfinare mai nel troppo fantascientifico o nel troppo horror (cosa che, a mio avviso, gli avrebbe dato una marcia in più) e, anche se la riflessione finale sull'autodeterminazione e l'importanza della volontà è chiara e rimarcata, non diventa mai neppure un racconto dalla morale netta. Ciò, da una parte, lo rende una perfetta opera d'intrattenimento, mentre dall'altra lo priva dell'incisività necessaria per essere qualcosa di più del solito film Netflix da dimenticare dopo un paio di giorni.


Peccato, perché la particolarità di Spiderhead è quella di offrire a Chris Hemswort la possibilità di tentare un ruolo un po' diverso da quelli soliti di babbeo o eroe, consegnandolo in un'inedita versione "villain". Come rimarcato nei dialoghi, Hemsworth è un uomo di grande bellezza, e questo lo avvantaggia nel ruolo di un genio (del male) che sfrutta l'aspetto e la retorica per attirare le sue vittime con un'apparenza gentile e affabile, con idee progressiste di libertà e condivisione, celando la sua reale natura di presuntuosa testa di pazzo che non si fermerebbe di fronte a nulla pur di blandire la propria genialità. Miles Teller, come contraltare, è forse poco incisivo ma ha abbastanza personalità per non farsi "mangiare" dal suo antagonista (o forse è Hemsworth a non riuscire a fare quel piccolissimo salto per diventare memorabile, come è stato invece per Sebastian Stan in Fresh), anche perché il cast potrebbe anche essere finito lì; gli altri attori, impegnati in ruoli più o meno minori, non saltano mai veramente all'occhio, e lo stesso vale anche per la regia di Joseph Kosinski, che porta a casa un lavoro dignitoso ma mai davvero particolare o entusiasmante. L'unica sequenza di Spiderhead che ricorderò finché campo, in effetti, è giusto quella dell'incidente in macchina che condanna Jeff a finire in carcere, scritta e realizzata con una sciatteria fuori scala: come faccia una persona a volare fuori dal parabrezza di un'auto, dopo averlo sfondato con la testa, ad atterrare scomposto come il bambino/pupazzo de La terza madre e a rialzarsi senza neppure una goccia di sangue sul volto, è qualcosa che mi porta a rivalutare l'uomo nascosto nel controsoffitto dell'astronave in Estraneo a bordo. A parte questo, comunque, è estate, Hemsworth è un bel vedere, la storia di Spiderhead è simpatica, quindi per una serata passata davanti a Netflix ci sono scelte ben peggiori.


Di Chris Hemsworth (Abnesti) e Miles Teller (Jeff) ho già parlato ai rispettivi link.

Joseph Kosinski è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Tron: Legacy, Oblivion, Fire Squad - Incubo di fuoco e Top Gun: Maverick. Anche produttore e sceneggiatore, ha 48 anni.


Jurnee Smollett interpreta Lizzy. Americana, la ricordo per film come La baia di Eva e Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, inoltre ha partecipato a serie come E.R. Medici in prima linea, Grey's Anatomy, Doctor House, True Blood e Lovecraft County. Anche produttrice, ha 35 anni e due film in uscita. 




martedì 5 maggio 2020

Tyler Rake (2020)

Onestamente non ricordo dove ne avevo letto pareri positivi ma in qualche modo mi si è fissato nella memoria e qualche giorno fa ho deciso di dare una chance a Tyler Rake (Extraction), diretto dal regista Sam Hargrave e tratto dalla graphic novel Ciudad, di Andre Parks, Anthony Russo e Joe Russo.


Trama: dopo che il figlio di un narcotrafficante indiano viene rapito da un concorrente del padre, il mercenario Tyler Rake viene ingaggiato assieme alla sua squadra per liberarlo ma qualcosa va storto...



Tyler Rake (che lasciare il titolo Extraction sembrava brutto per la versione italiana) è un action costruito attorno a un riuscitissimo piano sequenza centrale, in cui ne succedono di ogni all'interno di un complesso di squallidi appartamenti indiani, prima che i contendenti vengano investiti da mezzi di trasporto sempre più grandi, più o meno nel giro di 10/15 minuti concitatissimi. Il resto di Tyler Rake potete immaginarvelo a occhi chiusi, dopo aver conosciuto l'assunto iniziale, che in soldoni prevede un mercenario dal tristissimo passato che accetta di trarre in salvo un ragazzino, figlio di un boss della droga indiano, rapito da un altro boss della droga. Al limite, per mettere un po' di "pepe", gli sceneggiatori (i fratelli Russo degli Avengers, tra gli altri) hanno aggiunto una sorta di jolly incarnato da un tizio che, non avendo i soldi per pagare i mercenari, si inventa mercenario a sua volta, ma poiché i realizzatori di Tyler Rake sono riusciti ad ambientare il tutto in India, dove esiste un'enorme industria cinematografica, e a pescare comunque nel mucchio dei pupazzi al posto di attori veri, il valore aggiunto di costui è praticamente nullo. E quindi, cos'è questo Tyler Rake? Fondamentalmente, un John Wick che non ce l'ha fatta, bello nei momenti action ma noioso come la morte nei troppi momenti di approfondimento psicologico, che risultano così vittime di un clamoroso miscasting come quello di Chris Hemsworth, godereccio cazzone, nei panni di un triste mercenario vinto dall'esistenza ingrata, il quale risulta così ingiustamente monoespressivo.


Ora, voi penserete che io (giustamente ignorante in materia "action") abbia deciso di prendere John Wick, film meno che perfetto, a metro di paragone per qualsiasi pellicola in cui si menino le mani e si spari; in realtà, qui la similitudine c'è, in quanto il regista Sam Hargrave è in primis un signor stuntman, coordinatore tra l'altro delle scene di battaglia dei vari Avengers sui quali hanno messo mano i Russo, e l'esperienza si vede. Tolto il fatto che ormai i piani sequenza li trovate all'interno delle merendine del Mulino Bianco al posto delle scatolette con le sorpresine, è indubbio che ogni scena d'azione è mirabilmente coreografata e girata, ci mancherebbe, e Hargrave non lesina in momenti fantasiosi e persino ironici e/o politicamente scorretti (Tyler Rake che ammazza uno con un rake, per esempio, ma la mia scena preferita è quella in cui il protagonista prende letteralmente a schiaffi dei ragazzini, altro che Ma come si può uccidere un bambino?). Il problema di Tyler Rake è la monodimensionalità dei personaggi. Non che i vari Commando, Die Hard, compagnia cantante avessero dei personaggi profondi, ma perlomeno vivevano consapevoli della loro leggerezza anche nella serietà totale, e venivano trattati di conseguenza, mentre qui c'è proprio la volontà di rendere pesante il personaggio con flashback, riflessioni, parole gettate al vento per stringere il cuore, ecc. Oltre a ciò, si aggiunge il Male, anzi il malissimo, ovvero il villain zamarro che avrebbe potuto essere un capolavoro e invece si limita a far la faccia brutta collezionando dita, sottolineando con questo QUANTO diamine è cattivo. Che spreco. Comunque, se avete un paio d'ore da buttare (sì, come film dura anche troppo) e vi piace il genere, ho visto di molto ma molto peggio, tolto che è criminale anche sprecare quel gran figo di David Harbour (posso essere franca? Tra lui e Chris Hemsworth non sapevo più da che parte dello schermo guardare!).


Di Chris Hemsworth, che interpreta Tyler Rake, ho già parlato QUI.

Sam Hargrave è il regista della pellicola, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa in un lungometraggio, e interpreta Gaetan. E' principalmente stuntman ed anche sceneggiatore e produttore.


David Harbour interpreta Gaspar. Americano, diventato famosissimo per il ruolo di Jim Hopper in Stranger Things, ha partecipato a film come La guerra dei mondi, I segreti di Brokeback Mountain, Revolutionary Road, Parkland, Black Mass - L'ultimo gangster, Suicide Squad e Hellboy. Anche produttore, ha 45 anni e un film in uscita, Black Widow.


Golshifteh Farahani, che interpreta Nik Khan, era la fidanzata di Adam Driver in Paterson. Se Tyler Rake vi è piaciuto recuperate Commando. ENJOY!


venerdì 3 maggio 2019

Avengers: Endgame (2019)

Ho aspettato una settimana ma finalmente anche io sono riuscita a vedere Avengers: Endgame, diretto dai fratelli Anthony Russo e Joe Russo. L'accortezza sarà inutile visto che sarete già andati tutti al cinema ma ovviamente il post sarà SENZA SPOILER.


Trama: prostrati dalla morte di metà della popolazione mondiale per mano di Thanos e delle Gemme dell'Infinito, gli Avengers devono cercare di andare avanti e salvare il salvabile.



Questo sarà un post atipico e molto breve, per moltissimi motivi. Innanzitutto, e so di essere prosaica e anche una brutta persona, non scrivo sul blog da quasi due settimane (santa programmazione!!) quindi sono più che arrugginita e ricominciare con un film così importante mi uccide; poi, ne hanno già parlato tutti e con più competenza, quindi non penso di avere null'altro da aggiungere a quanto scritto; infine, c'è sempre il rischio spoiler involontari in agguato e siccome ho passato una settimana fuori da ogni social riuscendo a godermi ogni istante di questo canto del cigno della fase tre del MCU, vorrei che anche ai miei lettori venisse concesso di godere dello stesso privilegio. Personalmente, posso dire di essere rimasta molto soddisfatta da questo Avengers: Endgame. Tirare le fila di undici anni di film Marvel cercando non solo di far quadrare gli eventi dei vari film principali e spin-off ma anche di mantenere con coerenza quel minimo di approfondimento psicologico e di sviluppo caratteriale di cui hanno goduto alcuni personaggi fortunati (e no, Thor, porco diavolo, non sto parlando di te) non era sicuramente facile ma per quel poco che mi è sembrato di capire, considerando che ho guardato ogni film del MCU solo UNA volta, all'uscita cinematografica e stop, direi che tutti i coinvolti ci sono riusciti. Non entro nel merito delle innumerevoli citazioni fumettistiche, sapete che i Vendicatori cartacei non li conosco, ma a livello di trama, in tre ore che scorrono lisce come fossero due, gli sceneggiatori sono riusciti ad imbroccare in'idea di prologo a dir poco perfetta (mai visto un inizio così cupo in un film di supereroi, così realisticamente devastante, che non si limitasse a prendere atto di quanto successo nella pellicola precedente ma si prendesse persino il tempo di ragionarci sopra in un timespan più ampio), almeno quattro momenti davvero commoventi e un paio di gag riuscite, inseriti all'interno di una storia perfetta per chi ama i What If...? e un certo genere di cinema di fantascienza; qui e là si respira della vera ed esaltante epicità, ci si emoziona  come se davvero non si sapesse come andrà a finire e ci si incazza persino. Talvolta per motivi seri, soprattutto in alcuni momenti di alta tensione, spesso per motivi faceti, ché una gag reiterata ed incentrata sul biondo asgardiano a una certa fa anche un po' cadere le braccia.


A livello visivo, sono purtroppo stata costretta a vedere il film in 3D e, sebbene non l'abbia trovato scuro o fastidioso come altre volte, continuo a rimanere dell'opinione che il 3D sia la cosa più inutile mai inventata per il cinema. Detto questo, i Fratelli Russo ormai ci hanno preso la mano e le loro scene d'azione sono sempre assai ben fatte, chiare e non troppo penalizzate dal PG-13, sostenute da effetti speciali decisamente all'altezza, capaci di far rimanere a bocca aperta; in tutta sincerità, la battaglia conclusiva non mi è tuttavia sembrata molto diversa dalla pubblicità di un videogame e alcune "pose" dei personaggi le ho vissute come mero fanservice che toglieva naturalezza al tutto ma ciò non toglie che gestire così tanta carne al fuoco merita un'alzata di cappello, come minimo. Gli attori sono ormai tutti in parte e se da un lato ci si scalda il cuore nel vedere personaggi amati come Cap, Iron Man, Occhio di Falco o Ant-Man riprendere a vivere sul grande schermo come se il tempo non passasse mai, dall'altra dispiace vedere altri ridotti a mere, costosissime comparse, magari con una battuta scarsa a testa, come se gli sceneggiatori avessero una lunga lista di nomi da spuntare uno per uno. Mi rendo conto che la cosa è inevitabile, alla fine si trattava di far convergere mezza dozzina di gruppi e stili differenti in un'unica pellicola globale, ma rimane comunque un po' di amaro in bocca. A prescindere dalla mia natura di noiosa incontentabile, devo ammettere che Kevin Feige e compagnia cantante, pur rappresentando in parte il male senz'anima che porterà alla morte del Cinema, va bene, blablabla, sono riusciti a dare una degna conclusione a qualcosa che, nel bene o nel male, accompagna appassionati e non da almeno un decennio. Si chiude un cerchio, si chiude omaggiando il passato e guardando al futuro e ai soldoni ancora da incassare, si chiude con un sorrisone sul volto di chi ha scommesso sui cosiddetti cinecomic e ha vinto a man bassa, si chiude con la lacrima nell'occhio di chi "sì, 'sti film sono tutti uguali e ce li dimentichiamo dopo una settimana però sono come la coperta di Linus e porco Giuda *inserire nome di supereroe/attore a caso, per esempio Robert Downey Jr.* quanto ti voglio bene?". A tal proposito, mi viene da pensare che con la fine della cosiddetta "fase 3" sarà difficile ricostruire qualcosa di altrettanto coeso, coinvolgente e, perché no, persino glamour come ciò che ci siamo appena lasciati alle spalle... ma chi vivrà, vedrà. Probabilmente sarà una storia che riusciranno a seguire solo i true believers e chissà se rientrerò nel novero. Mi permetto di dubitarne ma intanto mi godo le sensazioni lasciate da questo Avengers: Endgame e ad urlare, sì, persino io che sono X-Fan, "Vendicatori uniti!!"


Dei registi Anthony e Joe Russo (che compare come uno dei "pazienti" di Cap) ho già parlato QUIRobert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk), Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Jeremy Renner (Clint Burton/Hawkeye),  Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Paul Rudd (Scott Lang/Ant-Man), Benedict Cumberbatch (Doctor Strange), Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Chadwick Boseman (T'Challa/Pantera nera), Brie Larson (Carol Danvers/Captain Marvel),  Zoe Saldana (Gamora), Karen Gillan (Nebula), Evangeline Lilly (Hope Van Dyne/The Wasp), Tessa Thompson (Valchiria), Rene Russo (Frigga), Tom Hiddleston (Loki), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet Witch), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Danai Gurira (Okoye), Benedict Wong (Wong), Dave Bautista (Drax), John Slattery (Howard Stark), Tilda Swinton (L'Antico), Jon Favreau (Happy Hogan), Hayley Atwell (Peggy Carter), Natalie Portman (Jane Foster, in filmati riutilizzati), Marisa Tomei (Zia May), Taika Waititi (voce di Korg), Angela Bassett (Ramonda), Michael Douglas (Hank Pym), Michelle Pfeiffer (Janet Van Dyne), William Hurt (Segretario di stato Thaddeus Ross), Winston Duke (M'Baku), Linda Cardellini (Laura Barton), Frank Grillo (Brock Rumlow), James D'Arcy (Jarvis),  Vin Diesel (voce di Groot), Bradley Cooper (voce di Rocket Raccoon), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Robert Redford (Alexander Pierce), Josh Brolin (Thanos), Chris Pratt (Peter Quill/Star-Lord), Sean Gunn ("corpo" di Rocket), Samuel L. Jackson (Nick Fury), Cobie Smulders (Maria Hill), Kerry Condon (Voce originale di Friday), Ken Jeong (Guardia di sicurezza) e Carrie Coon (Proxima Midnight, voce originale non accreditata), li trovate invece ai rispettivi link.


L'immancabile Stan Lee compare ringiovanito negli anni '70 mentre Joy McAvoy, sorella minore del ben più famoso James, è una delle dame asgardiane. Siccome Avengers: Endgame chiude un cerchio, vediamo di recuperare il recuperabile: Captain America: Il primo vendicatoreIron ManIron Man 2, L'incredibile HulkThor , The Avengers, Iron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierGuardiani della GalassiaGuardiani della Galassia vol. 2, Avengers: Age of UltronAnt - ManDoctor StrangeCaptain America: Civil WarSpider-Man: Homecoming , Thor: Ragnarok, Black Panther, Avengers: Infinity War, Ant-Man and the Wasp e Captain Marvel. Aspettando, ovviamente, che escano Spider-Man: Far From Home, l'unico al momento sicuro, e poi Black Widow, Doctor Strange 2, Guardiani della Galassia 3 e le serie dedicate ad Hawkeye, Wanda e la Visione (WandaVision), Loki e Falcon & Winter Soldier, probabilmente in uscita sul nuovo Disney +.  ENJOY!


domenica 28 ottobre 2018

7 sconosciuti a El Royale (2018)

Giovedì sera col Bolluomo volevamo andare a vedere Soldado ma, sorpresa!, a Savona è stato relegato in tempo zero all'impossibile spettacolo delle 15.30, quindi abbiamo ripiegato su 7 sconosciuti a El Royale (Bad Times at El Royale), diretto e sceneggiato dal regista Drew Goddard.


Trama: all'Hotel El Royale, ubicato per metà nel Nevada e per metà in California, si intrecciano i destini di un prete, una cantante, un rappresentante di aspirapolveri e una hippy, tutti con un segreto...


Una perfetta definizione di 7 sconosciuti a El Royale sarebbe quella di pout-pourri. Se con lo splendido Quella casa nel bosco il regista e sceneggiatore Drew Goddard decostruiva i cliché dell'horror e giocava con lo spettatore creando qualcosa di nuovo e originale rimanendo comunque su un binario ben preciso, qui la parola d'ordine pare essere "sovrabbondanza, accumulo compulsivo", non solo di personaggi ma soprattutto di tematiche e stili. Far rientrare 7 sconosciuti a El Royale in un singolo genere cinematografico è infatti assai arduo, ma non solo; sinceramente è anche difficile trovare un "senso" a quello che viene mostrato, data l'insipidità di alcuni dei personaggi. Senza fare troppi spoiler, Goddard parte da una delle immagini ed idee più intriganti di Quella casa nel bosco (un indizio? C'entrano gli specchi) e su di essa ricama per ottenere la storia di un Hotel con un segreto per poi intrecciare le vicende di vari personaggi legate talvolta al filone della crime story, altre al cinema di guerra, altre alla spy story, altre addirittura al thriller con venature horror, senza troppa soluzione di continuità. L'incredibile lunghezza del film, che sfiora le due ore e mezza, è data dall'intrico di flashback che gettano luce sul passato dei protagonisti e dalla riproposta di almeno mezza dozzina di sequenze da altrettanti punti di vista differenti, così che lo spettatore abbia un quadro completo e abbastanza tarantiniano dell'intera timeline della pellicola, ma nonostante questo Goddard lascia in sospeso un paio di punti chiave e non sfrutta interamente la potenzialità di un setting così particolare. 7 sconosciuti a El Royale può infatti "vantare" un paio di McGuffin assimilabili alla valigetta di Pulp Fiction ma anche abbondanza di dettagli inutili, in primis la natura ibrida della territorialità dell'hotel: a che pro sottolineare, fin dall'inizio, la divisione precisa dell'Hotel El Royale tra Nevada e California se questa ubicazione non influenza minimamente le vicende narrate? Per dire, sarebbe stato interessante, vista l'abbondanza di criminali presenti nel film, ricamare un po' sulle diverse leggi dei due stati, costringendo i personaggi a saltare da una parte all'altra per ottenere delle impunità, invece la cosa viene lasciata cadere quasi subito e se il film fosse stato ambientato all'Overlook Hotel, per dire, non sarebbe cambiato di una virgola il risultato finale.


Questo setting particolare, così come l'ambientazione fine anni '60, influenza ovviamente la regia, la scenografia, la colonna sonora e il montaggio di 7 sconosciuti a El Royale, dove Drew Goddard ambisce palesemente a mostrare più le sue doti di regista che di sceneggiatore. Dopo un'introduzione di stampo teatrale con uno scioccante finale "a sorpresa", infatti, la pellicola diventa il trionfo dello schermo diviso simmetricamente da una linea rossa, delle stanze virate ognuna in un colore diverso, dell'inquadratura accattivante, dei cartelli che introducono capitoli, della ricchezza della scenografia, delle luci morbide che contrastano coi colori sgargianti, dei primi piani addolorati, dei flashback, dei lustrini e dei juke-box. In particolare, spesso e volentieri il montaggio, sonoro e non, segue la "scuola" Baby Driver e si adegua alle canzoni presenti nella splendida colonna sonora, cuore pulsante dell'intera pellicola grazie all'interpretazione di Cynthia Erivo, attrice e cantante inglese assai famosa nei teatri di Broadway e Londra, alla quale vengono riservate vere e proprie esibizioni canore, talvolta funzionali ai fini della trama (soprattutto in "duetto" con Jeff Bridges), talvolta no, al punto purtroppo da risultare pesanti. Cynthia Erivo, nome quasi sicuramente poco conosciuto a chi ama il cinema, è paradossalmente la punta di diamante di un cast che, sulla carta, sarebbe risultato dannatamente intrigante invece concorre al sapor di diludendo che lascia in bocca 7 sconosciuti a El Royale. Jeff Bridges, infatti, è svogliato rispetto ai suoi standard nonostante abbia gioco facile contro gli inespressivi Dakota Johnson e Chris Hemsworth; in particolare, quest'ultimo mostra tutti i suoi limiti di attore buono giusto per interpretare Thor ed essere figo, ma la colpa forse non è nemmeno sua vista l'imbarazzante caratterizzazione di un personaggio a metà tra Charles Manson e il Fabius di Fabio De Luigi, ingiustificabile da ogni punto di vista. Meglio i giovani Lewis Pullman, sorprendente sul finale, e l'inquietante Kaylee Spaeny, ragazzina da prendere a ceffoni pesanti dall'inizio alla fine del film, anche se tra tutti, il personaggio meglio caratterizzato rimane sempre quello di Chynthia Erivo. Questo è uno dei motivi per cui 7 sconosciuti a El Royale mi ha delusa, nonostante le enormi aspettative, perché è un bell'involucro che avvolge il nulla cosmico e sinceramente da Goddard, conoscendo le sue sceneggiature solitamente intelligenti e soprattutto dopo Quella casa nel bosco, mi aspettavo molto di più.


Del regista e sceneggiatore Drew Goddard ho già parlato QUI. Jeff Bridges (Padre Daniel Flynn/Dock O'Kelly), Dakota Johnson (Emily Summerspring), Jon Hamm (Laramie Seymour Sullivan / Dwight Broadbeck) e Chris Hemsworth (Billy Lee) li trovate invece ai rispettivi link.


Lewis Pullman, che interpreta Miles Miller, ha partecipato a The Strangers: Prey at Night mentre nel cast spunta anche il giovane regista Xavier Dolan nei panni di Buddy Sunday. Russell Crowe avrebbe dovuto partecipare al film ma alla fine è stato sostituito da Jon Hamm. Detto questo, se 7 sconosciuti a El Royale vi fosse piaciuto, recuperate Four Rooms e Paura e delirio a Las Vegas. ENJOY!


venerdì 4 maggio 2018

Avengers: Infinity War (2018)

Pur essendo corsi col Bolluomo a vederlo a Trieste, persino in vacanza, capirete bene che solo oggi riesco a buttare giù due righe su Avengers: Infinity War, diretto dai registi Anthony e Joe Russo e coronamento di dieci anni di film Marvel su grande schermo. Il post sarà OVVIAMENTE (anche se ormai lo avrete visto tutti!) SENZA SPOILER ma sarebbe meglio aver visto il film prima di leggerlo!


Trama: il malvagio Thanos sta radunando a poco a poco le Gemme dell'Infinito, che gli consentiranno un potere smisurato. La sua ricerca lo porta sulla Terra, a scontrarsi con quello che resta dei Vendicatori e con altri inaspettati alleati...


La mia paura più grande, alla vigilia di Infinity War, era che gli sceneggiatori e i fratelli Russo non sarebbero riusciti a gestire il calderone di personaggi, storie e sottotrame portate sullo schermo in tutti questi anni. Gli Avengers erano già stati rodati come gruppo dopo alcuni film solitari, d'accordo, ma nel frattempo si sono aggiunti Spider-Man, i Guardiani della Galassia e Doctor Strange, inoltre Thor aveva cambiato decisamente registro... insomma, i rischi potenziali erano due: o ottenere l'effetto "mosaico", appiccicando con lo sputo storie e personaggi che poco o nulla avevano da spartire, oppure arrivare alla fagiolata di macchiette come nei peggiori X-Men, quell'inguardabile elenco di personaggi messi a mo' di elenco da spuntare, con i fan che non sanno se essere felici per la comparsa dell'eroe preferito o mettersi a piangere per la sua inutilità nel contesto. Purtroppo, diciamo che in Infinity War hanno subito quest'ultimo destino Falcon e, in parte, anche War Machine ma a questo posso anche aggiungere un bel "chissenefrega", ché i due personaggi non mi hanno mai detto nulla, per il resto riporto qui quanto scritto su Facebook: come cinecomic, Avengers: Infinity War è un fo**uto capolavoro. Ovviamente, il mio giudizio è quello di chi ha visto i film che hanno portato alla pellicola dei fratelli Russo solo UNA volta, massimo due, quindi non contate su di me per scovare eventuali incongruenze nel delirio di scene post-credits e trame appena accennate che hanno spianato la strada a Thanos e alla sua ricerca delle Gemme dell'Infinito, però da semplice spettatrice mediamente appassionata del genere quasi tre ore così "veloci" ed epiche non me le aspettavo davvero. Infinity War è un film che assesta subito un poderosissimo cazzotto allo stomaco dello spettatore, stroncando sul nascere tutte le accuse rivolte alla Marvel di essere un carrozzone da Carnevale di Rio, e che costruisce il climax finale mettendo assieme pochi eroi per volta, dapprima quelli più "simili" per carattere ed atmosfere o comunque quelli le cui dinamiche avrebbero funzionato meglio, mettendoli a confronto con un essere praticamente inarrestabile e molto determinato. Thanos è il primo villain del Marvel Cinematic Universe a potersi degnamente fregiare di questo titolo, l'unico che probabilmente si imprimerà a fuoco nella memoria degli spettatori e non solo perché "gli piace vincere facile" ma soprattutto per la sua complessità. I ragionamenti che muovono Thanos sono i deliri di un pazzo, è vero, eppure sono pericolosamente condivisibili: salvare mondi condannati dalla sovrappopolazione lasciando fare "al caso" è un'idea folle ma allo stesso tempo in qualche modo "equa" e non interamente malvagia, poiché Thanos non è guidato da egoismo, piuttosto è tormentato dalla consapevolezza di essere una creatura orribile, che per raggiungere i suoi scopi è stato costretto a sacrificare ogni cosa in nome di un'ipotetica salvezza dell'Universo.


Ad affrontare questo villain potentissimo ed inarrestabile troviamo eroi che ne hanno passate di tutti i colori, sono cresciuti con noi e talvolta invecchiati. A far da contraltare ai numerosi momenti comici quasi interamente riservati all'alleanza tra Guardiani della Galassia e Thor e allo spassoso triangolo Iron Man/Doctor Strange/Spider-man, c'è un costante senso di cupezza strisciante che fa morire la risata in gola. A parte il giovane Peter Parker, inesperto "uomo ragno di quartiere" desideroso di mettersi alla prova, tutti gli altri hanno subito perdite enormi e sanno che è solo questione di tempo prima che arrivi una minaccia capace di distruggere tutto ciò che amano; c'è chi è ancora traumatizzato dal primo incontro con la minaccia spaziale e sta cercando di mettere su famiglia, come Iron Man, chi desidera ritagliarsi del tempo per l'amore e l'introspezione, chi è ancora in fuga e non ha smesso un istante di combattere con coraggio, chi ha perso tutto tranne l'orgoglio e il desiderio di vendetta, chi si nasconde dietro una spavalda cazzoneria ma ama la sua assurda famiglia più di qualsiasi altra cosa, chi a causa di un giuramento rischia di perdere la propria umanità e tutti questi eroi, nessuno escluso, noi abbiamo imparato ad amarli, a rispettarli... e sì, a darli per scontati. E' qui che Infinity War cambia le regole, introducendo l'idea concreta della morte e della sconfitta, intrappolando lo spettatore in una corsa sulle montagne russe diretta verso un muro di cemento e capace di lasciarlo col fiato sospeso nell'attesa dell'inevitabile schianto; all'avventura e all'azione si aggiunge dunque l'epicità di piccole e grandi tragedie, accompagnata inoltre da un'introspezione psicologica non facile da trovare in questo genere di film, soprattutto uno così corale. Come ho detto sopra, non a tutti i personaggi viene concesso di svettare sopra la massa, ma alcuni arrivano davvero a brillare di luce propria, Tony Stark su tutti, protagonista di uno dei momenti più intensi e delicati della pellicola, senza dimenticare un Dio del Tuono finalmente temibile e fiero come si confà ad una divinità, i sempre adorabili Guardiani della Galassia (Rocket, mi hai spezzato il cuore!!), per finire con un bimbo ragno costretto a diventare adulto nel peggiore dei modi. Non so se è l'influenza Disney ma a 'sto giro ci sono "momenti Bing-Bong" (cit. Doc Manhattan) come se piovessero e chiunque non ne rimanga toccato nel profondo è una persona malissimA.


Avevo detto niente spoiler quindi la pianto lì, aggiungo solo un paio di righe sulla realizzazione tecnica dell'opera. Pur non sapendo una mazza di regia e montaggio e pur capendo anche da sola che i due Guardiani della Galassia e Thor: Ragnarok avevano molta più personalità rispetto a Infinity War, mi pare comunque che i fratelli Russo abbiano fatto il loro sporco lavoro senza che allo spettatore venisse voglia di cavarsi gli occhi. Sia le scene di combattimento con pochi personaggi sia quelle corali (per esempio il delirio Wakandiano) mi sono sembrate ben dirette e chiare, fracassone quanto basta ma senza esagerare, con gli effetti speciali ben amalgamati all'azione reale e ai fantascientifici mezzi inseriti negli incredibili sfondi alieni. Ho apprezzato molto il tentativo di creare un prodotto dallo stile coeso che lasciasse comunque spazio ad alcune strizzate d'occhio ai fan delle varie franchise, espresse vuoi con l'utilizzo di una colonna sonora particolare (vedi l'introduzione ai Guardiani della Galassia), vuoi con movimenti di macchina inconfondibili come quelli "alla Inception" di Doctor Strange, vuoi con una generale aria "sbarazzina" e fresca, chiaro omaggio a Spider-Man: Homecoming, piccoli tocchi che a mio avviso hanno ravvivato il mosaico vendicatore. Da non fan dei fumetti mi sono comunque esaltata non solo davanti all'egregio trucco dei seguaci di Thanos, a sua volta molto meno brutto e pupazzoso di quanto lasciassero presagire trailer e foto di scena, ma soprattutto davanti al fighissimo costume nuovo di Spider-Man e ad alcuni cambi di look come quello di Chris Evans, decisamente migliorato rispetto ai tempi in cui era un minchietta sbarbatello e precisino (per contro la Vedova Nera bionda perde parecchio, eh)... ma tutto, letteralmente, scompare davanti all'eleganza del finale. Tranquillo, silenzioso, definitivo. E noi muti, tutti gli spettatori, a guardarci in faccia ancora sconvolti da quanto avevamo visto, ché uno può leggere tutti i fumetti che vuole e bene o male far spallucce davanti a certe cose ma se queste "cose" sono scritte bene e al loro interno c'è anche solo un pizzico di cuore, non basta tutta l'esperienza del mondo a salvarci dallo shock, quando ti colpisce a tradimento.


Dei registi Anthony e Joe Russo ho già parlato QUI. Robert Downey Jr. (Tony Stark/Iron Man), Chris Hemsworth (Thor), Mark Ruffalo (Bruce Banner/Hulk), Chris Evans (Steve Rogers/Captain America), Scarlett Johansson (Natasha Romanoff/Vedova nera), Don Cheadle (James Rhodes/War Machine), Benedict Cumberbatch (Doctor Strange), Tom Holland (Peter Parker/Spider-Man), Chadwick Boseman (T'Challa/Pantera nera), Zoe Saldana (Gamora), Karen Gillan (Nebula), Tom Hiddleston (Loki), Paul Bettany (Visione), Elizabeth Olsen (Wanda Maximoff/Scarlet Witch), Anthony Mackie (Sam Wilson/Falcon), Sebastian Stan (Bucky Barnes/Soldato d'inverno), Idris Elba (Heimdall), Peter Dinklage (Eitri), Benedict Wong (Wong), Dave Bautista (Drax), Vin Diesel (voce di Groot), Bradley Cooper (voce di Rocket Raccoon), Gwyneth Paltrow (Pepper Potts), Benicio del Toro (Il Collezionista), Josh Brolin (Thanos), Chris Pratt (Peter Quill/Star-Lord), Sean Gunn ("corpo" di Rocket), Samuel L. Jackson (Nick Fury, non accreditato) e Cobie Smulders (Maria Hill, non accreditata) li trovate invece ai rispettivi link.

Danai Gurira interpreta Okoye. Americana, famosa per il ruolo di Michonne in The Walking Dead, ha partecipato a film come My Soul to Take - Il cacciatore di anime e Black Panther, inoltre ha doppiato un episodio della serie Robot Chicken. Ha 40 anni.


William Hurt interpreta il Segretario di Stato Thaddeus Ross. Americano, lo ricordo per film come Stati di allucinazione, Brivido caldo, Il grande freddo, Gorky Park, Figli di un dio minore, Jane Eyre, Michael, Dark City, Lost in Space, A.I. - Intelligenza artificiale, The Village, A History of Violence, Syriana, L'incredibile Hulk, Robin Hood e Captain America: Civil War, inoltre ha partecipato a serie quali Il tenente Kojak e Incubi e deliri. Anche produttore, ha 68 anni e due film in uscita.


Carrie Coon interpreta Proxima Midnight. Americana, ha partecipato a film come L'amore bugiardo - Gone Girl, The Post e a serie quali The Leftovers - Svaniti nel nulla e Fargo. Anche produttrice, ha 38 anni e due film in uscita.


Kerry Condon è la voce originale di Friday. Irlandese, ha partecipato a film come This Must Be the Place, Dom Hemingway, Avengers: Age of Ultron, Captain America: Civil War, Spider-Man: Homecoming, Tre manifesti a Ebbing, Missouri e a serie quali The Walking Dead e Better Call Saul. Ha 35 anni e due film in uscita.


L'immancabile Stan Lee compare nel film nei panni di autista dello scuolabus. Nell'attesa che esca, l'anno prossimo, il sequel ancora senza titolo di Infinity War (nel quale arriverà Captain Marvel, come pronosticato dalla scena post-credit vista a fine film, e torneranno Ant-Man, Wasp e Occhio di Falco), dovete assolutamente recuperare Captain America: Il primo vendicatoreIron ManIron Man 2, L'incredibile HulkThor , The Avengers, Iron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierGuardiani della GalassiaGuardiani della Galassia vol. 2, Avengers: Age of UltronAnt - ManDoctor StrangeCaptain America: Civil WarSpider-Man: Homecoming , Thor: Ragnarok e Black Panther. ENJOY!


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