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venerdì 27 marzo 2026

2026 Horror Challenge: La sposa di Chucky (1998)

Il tema della challenge settimanale è "Dead Meat Kill Counts". In soldoni, bisognava scegliere nell'elenco di film trattati dal canale youtube Dead Meat, nel corso della web series The Kill Count. Ho così riesumato La sposa di Chucky (Bride of Chucky) diretto nel 1998 dal regista Ronny Yu.


Trama: Tiffany, ex fidanzata del serial killer Charles Lee Ray, reinserisce l'anima dell'uomo all'interno di uno degli ultimi bambolotti "Tipo bello" rimasti. Riuniti, i due cominciano a seminare cadaveri...


All'inizio degli anni '90, la "vacca" del franchise Child's Play sembrava essere stata definitivamente munta, seppellita dalla seriosa lapide del terzo capitolo. Per fortuna, nel 1996 è arrivato Scream, che ha infuso nuova linfa nel genere horror, e ha spinto Don Mancini e David Kirschner a riprovarci, abbandonando il personaggio di Andy e prendendo un'altra via. Questa via si è rivelata, a mio modesto parere, una delle idee migliori della serie, perché ormai è difficile pensare a Chucky senza mettere in mezzo la bionda Tiffany. Pazza forse più di Charles Lee Ray, Tiffany è la perfetta metà della sua mela bacata ed è colei che lo richiama dalla morte in virtù di un amore infinito... purtroppo per lei, non ricambiato. Hell hath no fury like a woman scorned, parafrasando Congreve: tutto il casino che succede in La sposa di Chucky nasce dal fatto che quest'ultimo ha ben poche intenzioni di sposare Tiffany, men che meno di rispettarla, e il rapporto tra i due si regge giusto su momenti di temporanea passione e dal gusto condiviso per il sangue. Per il resto, Chucky e Tiffany sono la versione horror di Sandra e Raimondo, o di George e Mildred, se preferite, ed è così che Tiffany, presentata come procace fatalona bionda, diventa la stilosa bambolotta che tutti conosciamo. La presenza di Tiffany consegna definitivamente il franchise all'ambito della horror comedy e lei e Chucky diventano personaggi in grado di rendere inutili ed intercambiabili gli esseri umani che si ritrovano ad avere a che fare con loro, cosa che invece non succedeva col piccolo Andy. Stavolta, le vittime dei bambolotti sono due liceali che vogliono scappare di casa per coronare un sogno d'amore contrastato sia dallo zio di lei, l'epitome dello sbirro faccia di merda, che dalla mancanza di soldi di lui. Attorno ai due ragazzi innamorati cominciano a fioccare i cadaveri e la loro fuga d'amore si trasforma in una fuga da ricercati, con somma delizia di Chucky e Tiffany, anche se quest'ultima ha il cuore un po' più tenero e, soprattutto, invidia il legame fresco e sincero dei due ragazzi.


La sposa di Chucky
è una girandola di sangue e battute al fulmicotone che non ha neppure un momento di stanca, anche grazie alla regia ispirata di Ronny Yu, dinamica e perfetta per il pubblico di adolescenti a cui il film è rivolto. I dialoghi tra Chucky e Tiffany sono esilaranti e Tiffany apporta al franchise quella punta di kitsch a sfondo sessuale che rende il tutto più weird, senza mai sconfinare nel cringe (no, nemmeno durante la scena del rapporto tra bambolotti, giuro). Merito di una Jennifer Tilly divertente e divertita, all'apice della forma fisica e della bellezza, che si consacra anima e corpo ad un ruolo di cui è sempre stata innamorata, come dimostrano le sue performance nella recente e purtroppo cancellata serie Chucky; la Tilly è una ventata di vivacità e l'alchimia vocale con Brad Dourif è una delle cose più belle del film. L'altra cosa bellissima, ovviamente, è il design dei bambolotti. Chucky è diventato necessariamente più mostruoso e "punk", rappezzato a inizio film con punti metallici, ago e filo, ma è anche meno "finto" rispetto ai film precedenti. Sia Chucky che Tiffany, infatti, sembrano dei goblin maligni più che delle bambole, delle creature malaticce dagli occhi penetranti (il verde malato di Tiffany è allucinante), e il lavoro dei vari marionettisti è probabilmente il migliore visto nella serie fino a quel momento, soprattutto se si pensa che, all'epoca, non esisteva l'ausilio della CGI di cui hanno goduto gli ultimi film. La sposa di Chucky è un po' debole solo nel comparto attori. A parte le comparsate esplosive di Alexis Arquette e John Ritter, gli altri personaggi sono ben poco memorabili, in particolare i due ragazzi protagonisti, ulteriormente penalizzati da una storia d'amore talmente cheesy e campata in aria che è molto difficile temere per le loro vite. Per quanto mi riguarda, l'unica coppia degna del film, nonostante i loro alti e (molti) bassi è quella formata da Chucky e Tiffany, alla faccia del mancato lieto fine!   


Di Jennifer Tilly (Tiffany), Brad Dourif (voce di Chucky) e John Ritter (Sceriffo Warren Kincaid) ho già parlato ai rispettivi link.

Ronny Yu (vero nome Ronny Yu Yan-Tai) è il regista del film. Cinese, ha diretto film come Freddy vs Jason e un episodio della serie Fear Itself. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 76 anni.


Katherine Heigl
interpreta Jade. Americana, ha partecipato a film come Ma dov'è andata la mia bambina?, Trappola sulle montagne rocciose, Valentine - Appuntamento con la morte, Molto incinta e a serie quali Roswell e Grey's Anatomy. Anche produttrice, ha 47 anni. 


Alexis Arquette
interpreta David. Canadese, sorella di Rosanna, David e Patricia, ha partecipato a film come Buffy - L'ammazzavampiri, Pulp Fiction, A volte ritornano... ancora, Gli adoratori del male, e a serie quali Pappa e ciccia, Xena: Principessa guerriera e Friends. Anche produttrice, è morta nel 2016.  


Julia Stiles
aveva ottenuto la parte di Jade ma ha rinunciato per partecipare a 10 cose che odio di te. Gina Gershon, che aveva recitato in Bound: Torbido inganno assieme a Jennifer Tilly, era la seconda scelta per il ruolo di Tiffany ed è stata lei ad insistere perché la Tilly accettasse. Marilyn Manson, invece, ha rinunciato ad interpretare David, personaggio scritto apposta per lui. La sposa di Chucky segue, cronologicamente, La bambola assassina, La bambola assassina 2, La bambola assassina 3 e precede Il figlio di Chucky, La maledizione di Chucky, Il culto di Chucky e la compianta serie TV Chucky. Recuperate tutto e... ENJOY!

martedì 23 luglio 2024

Bolla Loves Bruno: Genitori cercasi (1994)

Stavo quasi per saltarlo, invece nella rassegna dedicata a Bruce Willis è finito anche Genitori Cercasi (North), diretto nel 1994 dal regista Rob Reiner e tratto dal romanzo North: The Tale of a 9-Year-Old Boy Who Becomes a Free Agent and Travels the World in Search of the Perfect Parents di Alan Zweibel.


Trama: la vita del piccolo North è costellata di successi, almeno finché la natura menefreghista dei genitori non comincia ad incidere sui suoi risultati sportivi e scolastici. Disperato, North decide così di mettersi alla ricerca di due genitori migliori...


Non avevo mai visto Genitori cercasi, forse non lo avevo mai nemmeno sentito nominare. Avevo deciso di non guardarlo, in quanto Bruce Willis era segnato nei credits di Imdb come "narratore", poi mi sono capitate sott'occhio un paio di immagini in cui l'attore era vestito da coniglio pasquale e ho capito che non potevo perdermi assolutamente il film. Ho quindi guardato Genitori cercasi come faccio di solito, senza informarmi al riguardo né leggere critiche pregresse, e non avete idea dello stupore quando sono venuta a sapere, il giorno dopo la visione, che il film in questione è universalmente considerato uno dei più brutti mai girati, nonché uno dei pochissimi stroncati da Roger Ebert senza possibilità di appello. Di più, Bruce Willis non doveva neanche esserci. Come molti altri insieme a lui (andate a vedere nelle info in fondo al post) era rimasto schifato dalla sceneggiatura ed era stata l'allora moglie Demi Moore, reduce dal successo di Codice d'onore, a convincerlo a partecipare, ed è stato un miracolo che la sua carriera non sia finita nel cesso come quella di Rob Reiner, fino a quel momento considerato regista infallibile e, in seguito, destinato a un flop dietro l'altro. Ora, non pretendo di saperne più di Roger Ebert, anzi, dinnanzi a lui m'inchino, ma tutto questo odio verso Genitori cercasi mi è parso ingiustificato. E' una commedia senza alcuna pretesa di essere seria, filtrata dalle fantasie di un bambino, e come tale è un'opera d'intrattenimento che mira solo a divertire lo spettatore con le sue trovate esagerate. Mi spingo fino a dire una cosa impopolare, che probabilmente mi varrà la cancellazione del blog e una condanna a morte da parte di ogni cinèfilo dell'Internet che si rispetti: a me Genitori cercasi, a livello di sceneggiatura e personaggi sopra le righe, ha ricordato tantissimo lo stile di Wes Anderson, e se quest'ultimo fosse un regista "da remake" sono convinta che potrebbe considerare l'insana idea di riportarlo sul grande schermo con i suoi inconfondibili tratti distintivi. 


Ma perché, in soldoni, Genitori cercasi ha generato tanto odio? Beh, in primis per il suo razzismo diffuso e per gli stereotipi che perpetra. Quando North parte alla ricerca dei genitori "perfetti", comincia la sagra della presa in giro, tra texani da circo, hawaiiani che dichiarano di sentirsi sottovalutati dai parenti americani, francesi dall'umorismo discutibile e alaskani usciti dritti da una distorta idea di qualche ignorante dell'800. Mentirei se dicessi che non è imbarazzante vedere Kathy Bates con "red face" annessa per interpretare l'Inuit, ma c'è anche da dire che questi stereotipi sono talmente enfatizzati e ridicoli, che nessuno potrebbe sentirsi seriamente offeso; allo stesso modo, è stupido inalberarsi perché la scelta di North, nel prefinale, ricade sulla tipica famigliola wasp e quindi automaticamente perfetta (ragazzi, ma ci hanno messo John Ritter e l'idea era di affiancargli Suzanne Somers di Tre cuori in affitto, di cosa stiamo parlando?), cosa dovrebbe scegliere un bambino bianco degli anni '90, di andare a stare con i Jefferson? In realtà, Genitori cercasi funge da blando racconto di formazione per un bimbo che inizia il film ritenendosi il centro del mondo ed emblema di perfezione, mentre alla fine del viaggio capisce di non essere meglio di altri e di doversi accontentare di un amore imperfetto ma sincero, proprio dopo aver visitato diversi luoghi "da sogno" che sono tali solo sulle cartoline, o per una vacanza di un paio di settimane. Il tutto viene raccontato seguendo i cliché di un thriller politico, perché mentre North cerca di trovare il suo posto nel mondo, una nemesi improbabile trama alle sue spalle per sovvertire l'ordine mondiale proprio sfruttando il gesto ribelle del protagonista, con tanto di killer prezzolati, video contraffatti e informatori segreti che diventano preponderanti verso la fine del film. Come potete leggere, la pellicola è pieno di trovate sciocche, giocose ed esagerate, e tutto sta ad entrare nel mood di un'opera essenzialmente parodica, pensata per un pubblico infantile, anche se mi sono divertita persino io.


Quanto a Bruce Willis, protagonista di questa rassegna, non ritengo si sia sputtanato, né che la sua performance sia la peggiore della sua carriera, anzi. L'attore, qui, fa "Bruce Willis", tirando fuori il meglio dei personaggi che hanno contribuito a definire la sua cifra stilistica cinematografica; dotato di un talento naturale per la commedia, asservito nel tempo a ruoli da eroe, Willis ciccia fuori per dare una mano a North in ognuno dei suoi viaggi, incarnandosi, di volta in volta, in uomo carismatico ma rozzo, saggio scoglionato dalla vita che può dare il meglio sia come attore di successo, sia come working class hero, sia come figura mitologica, sia come poveraccio scappato di casa. L'interazione con Elijah Wood, all'epoca tredicenne sulla cresta dell'onda, è tenera e divertente perché il ragazzino gli tiene testa ma senza risultare supponente, in più viene a crearsi proprio un clima di fiducia che fa del "narratore" uno strumento di salvezza non solo fisica, ma anche morale. Oltre a un Bruce Willis a mio parere in formissima, all'interno del cast trovate tantissimi attori amati che non si sono tirati indietro di fronte all'overacting richiesto (Jon Lovitz più o meno fa sempre lo stesso personaggio, ma il giudice di Alan Arkin è talmente sopra le righe da fare il giro) e, soprattutto, Matthew McCurley. Costui è un piccolo mostro che è sparito dalle scene dopo una manciata di film, probabilmente dopo aver perso quell'aria da simil Maculay Culkin che deve avergli fornito gli ingaggi all'epoca, ed è un peccato, perché la sua interpretazione del viscido bastardello Winchell è la cosa più esilarante del film. Al quale, neanche a dirlo, vi invito a dare un'occhiata, anche solo per darmi della matta: è introvabile sui servizi streaming e sul mercato dell'home video, neanche avessero voluto cancellarne il ricordo, ma su Youtube è disponibile per intero e in buona qualità. Fatemi sapere!


Del regista Rob Reiner ho già parlato QUI. Elijah Wood (North), Julia Louis-Dreyfus (mamma di North), Bruce Willis (Narratore), Jon Lovitz (Arthur Belt), Alan Arkin (Giudice Buckle), Dan Aykroyd (Pa Tex), Graham Greene (Papà alaskano), Kathy Bates (Mamma alaskana), John Ritter (Ward Nelson) e Scarlett Johansson (Laura Nelson) li trovate invece ai rispettivi link.


Pronti per il valzer dei gran rifiuti? John Candy era stato scelto per il ruolo di Pa Tex ma ha rifiutato perché trovava offensivi gli stereotipi all'interno della sceneggiatura, di conseguenza Reiner ha chiesto a Robin Williams, che era però già impegnato sul set di Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre. Altri due che hanno espresso disgusto verso lo script e declinato con grazia sono Mel Brooks e Peter Falk, contattati per interpretare il nonno alaskano; anche Kathy Bates trovava orrenda la sceneggiatura, ma ha partecipato al film per ringraziare Reiner di averle fatto vincere l'Oscar con Misery non deve morire. ENJOY!

martedì 27 marzo 2012

It (1990)

Se è vero che Stephen King è il mio scrittore preferito, allora il romanzo che più amo tra quelli da lui scritti è IT, del 1984. Ma prima che ne scoprissi la versione cartacea ero già stata ampiamente terrorizzata da quella televisiva, diretta nel 1990 da Tommy Lee Wallace.


Trama: nel 1958 la cittadina di Derry viene funestata da una serie di brutali infanticidi e un gruppo di sette bambini scopre che l’assassino è un mostro dalle sembianze di clown. In qualche modo, riescono a sconfiggerlo e giurano di riunirsi se mai dovesse tornare. Trent’anni dopo, giunge purtroppo per loro il momento di mantenere la promessa…


La recensione deve cominciare con una dovuta premessa. Pretendere di paragonare questo film per la tv di quasi quattro ore al romanzo da cui è tratto sarebbe come fare un confronto tra Lady Oscar e una bella ragazza che ne fa il cosplay: può sicuramente imitarla per molti aspetti, ma non sarà mai la stessa cosa. L’It scritto da Stephen King è, prima ancora che una meravigliosa storia horror, uno splendido romanzo di formazione e un’opera certosina che racconta la nascita e la morte di una città le cui radici affondano così tanto nel Male da essere arrivata ad integrarlo nel suo tessuto e prosperare solo grazie alla sua presenza. Lo scrittore del Maine, qui più che nel resto delle sue opere, tratteggia dei personaggi talmente vivi ed indimenticabili che, arrivati all’ultima pagina, rimpiangiamo amaramente che non ci siano altri quindici tomi per continuare a seguire la loro vita, i loro pensieri, i loro sogni… e soprattutto le loro paure. Questo, ovviamente, nel film non succede, ma dire che ci troviamo davanti ad una brutta pellicola sarebbe essere ingiusti ed impietosi. Chiudiamo quindi gli occhi, facciamo finta che il libro non sia mai esistito e cerchiamo di valutare il film tv per i suoi (molti) pregi e anche per qualche (ovvio) difetto.


Innanzitutto, lodi lodi lodi (Michele Guardì, ESCA dal mio corpo, grazie!) agli sceneggiatori. Costretti, com’è ovvio, a condensare la mattonella di mille e fischia pagine che è il romanzo originale, hanno scelto innanzitutto di omettere le parti legate alla “mitologia” kinghiana de La Torre Nera, troppo complessa per un pubblico di non fan, assieme a tutte quelle scene stupende da leggere ma oggettivamente improponibili in un film per la tv. Non sto parlando delle sequenze più splatter o di quella, tanto controversa, in cui i giovanissimi protagonisti trovano il modo di rimanere “uniti” nelle gallerie, ma di rumenta trash come la statua semovente di Paul Bunyan o il lebbroso che chiede il servizietto ad Eddie, etc. etc. Nello Shining di Mick Garris si vedevano le siepi muoversi, se qui avessi visto la statua in plastica cercare di uccidere Richie con un’accetta probabilmente non sarei qui a parlare di IT, quindi ben vengano certi tagli. In compenso, vengono mantenute le scene maggiormente d’impatto, come la famigerata sequenza del sangue nel lavandino, il terribile omicidio di Georgie, l’epica battaglia a sassate contro la banda di Bowers e il dolcissimo episodio dell’haiku, solo per fare qualche esempio. Il film riesce comunque a rendere l’idea del profondissimo rapporto che lega i protagonisti, di un’estate allo stesso tempo favolosa e terrificante, della tristezza di un tempo che passa per non tornare più, cancellando persino i ricordi, di una città corrotta dal male. E rende, terribile, l’immagine del mostro più potente mai creato da King, quel Bob Gray alias Pennywise il clown ballerino che tanto ha funestato gli incubi di tutti noi.


Il film stesso, infatti, non esisterebbe se non ci fosse stato qualcuno in grado di interpretare degnamente questo maledettissimo clown. E chi meglio di Tim Curry, il Dio dei transvestites della galassia, l’unico uomo in grado di scomparire sotto il trucco del Diavolo in persona, avrebbe potuto raccogliere questo scomodo scettro? La sua interpretazione è sicuramente ciò che ha elevato il film dalla mediocrità e lo ha fissato nell’immaginario di generazioni di terrorizzati fan, facendo rimpiangere amaramente il finale, dove il clown scompare e It mostra il suo vero (deludente, lo so) volto. Ma dei difetti parleremo dopo, concentriamoci un attimo sugli interpreti. Come gli sceneggiatori, anche il casting ha fatto un lavoro egregio, scegliendo dei bambini che innanzitutto sapessero recitare (e che sarebbero diventati delle star, uno su tutti Seth Green, qui nei panni di Richie) e degli adulti che non facessero rimpiangere le loro giovani controparti, sebbene sia sempre un po’ duro dare un volto “reale” a dei personaggi che si sono amati senza conoscerne il viso. Purtroppo i realizzatori hanno scelto di concentrarsi essenzialmente sui protagonisti, con il risultato che il vecchio Henry Bowers è bolso e moscio da morire, il “povero” marito di Beverly, Tom, viene ridotto all’infima comparsata di un uomo che non ha nemmeno la metà del carisma necessario per interpretarlo e persino Olivia Hussey, nei panni di Audra, non spicca per bravura. Il che ci porta, inesorabilmente, ai difetti.


It patisce infatti della divisione televisiva in due parti. La prima, nella quale i protagonisti da adulti ricevono la chiamata di Mike e rivivono il loro passato prima di riunirsi a Derry, è praticamente perfetta ed accumula ininterrottamente tensione fino alla scioccante scena finale. La seconda parte è invece più “fiacca”, a tratti ripetitiva (si perde nelle costanti discussioni relative allo scendere o meno nelle fogne per sconfiggere definitivamente It) e si sgonfia nella rivelazione finale della natura del mostro, un maffissimo ragno uscito dritto dritto da un film anni ’50, che toglie pathos persino alla scena più triste dell’intera storia, quella che nel libro mi magona per ore, quando non mi porta direttamente a piangere come una fontana. Gli sceneggiatori hanno inoltre deciso di optare per un happy ending definitivo che, se da un lato apprezzo (almeno per quanto riguarda la storia di Ben e Beverly, perché alla fine sono una tenerona), dall’altro snatura purtroppo il senso reale del libro, che si conclude in maniera dolceamara, quasi malinconica, affermando il definitivo scioglimento della banda dei “perdenti”. Insomma, a riguardarlo oggi ci si rende conto che l’IT televisivo racconta, molto banalmente, una storia di mostri e, comprensibilmente, concede molto poco ad un’eventuale riflessione sul senso reale di quel che viene in essa mostrato. Poteva andare molto peggio, comunque, e se non avete mai visto questo piccolo gioiellino televisivo, graziato anche da una splendida ed evocativa colonna sonora, vi consiglio di recuperarlo immantinente. Magari prima che ci facciano un più dettagliato ma sicuramente più brutto remake senza Tim Curry. Eresia.


Di Tim Curry, che interpreta Pennywise, ho già parlato qui, Richard Masur, che interpreta Stan da adulto, lo trovate qua, il compianto John Ritter, qui nei panni di Ben da adulto, è già stato nominato in questi post e anche Olivia Hussey (Audra) ha avuto modo di comparire qui.

Tommy Lee Wallace è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Halloween III: Il signore della notte, Ammazzavampiri 2 ed episodi di serie tv come Ai confini della realtà, Baywatch e Flipper. Anche sceneggiatore, attore e produttore, ha 62 anni.


Annette O’ Toole (vero nome Annette Toole) interpreta Beverly da adulta. Americana, la ricordo per film come Il bacio della pantera, 48 ore e Superman III, inoltre ha partecipato alle serie Alfred Hitchcock presenta, Oltre i limiti, Nash Bridges e Smallville. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 59 anni.


Jonathan Brandis interpreta il giovane Bill. Americano, lo ricordo soprattutto per avere interpretato Bastian ne La storia infinita II, inoltre ha partecipato a film come Attrazione fatale e Il patrigno II, doppiato film come Oliver & Company e serie come Aladdin; inoltre, ha partecipato ad episodi di Troppo forte, La signora in giallo e Flash. Anche regista, produttore e sceneggiatore, si è impiccato nel 2003, all’età di 27 anni.


Seth Green (vero nome Seth Benjamin Gesshel – Green) interpreta il giovane Richie. Se mi puntassero la pistola alla tempia e mi dicessero, umanamente, chi è il mio attore preferito in tutto il mondo non avrei dubbi: lui. E dico umanamente, perché questo “scimmiottino verde” (come lo chiamano confidenzialmente i miei amici e parenti!) è davvero l’amico nerd che tutti vorrebbero avere. L’aMMore per quest’uomo è nato mentre guardavo Buffy the Vampire Slayer, precisamente la seconda serie, ed è continuato grazie a perle come Scott, il figlio del Dr. Male nei tre film di Austin Powers, il doppiaggio originale di Chris ne I Griffin e la geniale serie Robot Chicken, ma se volete vederlo in azione in qualche altro film segnalo Hotel New Hampshire, Radio Days, Ho sposato un’aliena, Buffy - l’ammazza vampiri, Rollerblades – Sulle ali del vento, A Gillian, per il suo compleanno, Giovani pazzi e svitati, Nemico pubblico, il geniale Giovani diavoli, I perfetti innamorati, Rat Race, Compagnie pericolose, The Italian Job e Scooby Doo 2: mostri scatenati, solo per citare quelli che ho visto. Inoltre, ha partecipato alle serie Beverly Hills 90210, X – Files, Innamorati pazzi, Angel, That’s 70s Show, Will & Grace, Grey’s Anatomy, My Name is Earl, Heroes e doppiato alcuni episodi di American Dad!. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 37 anni e tre film in uscita.


Emily Perkins interpreta la giovane Beverly. Canadese, la ricordo per film come Licantropia Evolution – Ritorno al presente, Insomnia, Ginger Snaps: Unleashed, Licantropia e Juno, inoltre ha partecipato alle serie X- Files e Supernaturals. Ha 34 anni.


Dennis Christopher, che interpreta Eddie Kaspbrak da adulto, sarà tra gli attori che parteciperanno all’imminente nuovo film dello zio Quentin, Django Unchained, mentre Richard Thomas, che invece interpreta Bill da adulto, è tornato a frequentare il “kingverso” durante una puntata della serie Incubi e deliri. Inoltre, una delle mocciose che prende in giro Beverly a inizio film è Laura Harris, che poi avrebbe partecipato al meraviglioso Severance – Tagli al personale, mentre il preside con cui si scontra Richie nella scena della mensa (l’attore William B. Davis) sarebbe diventato il bastardissimo Uomo che fuma della serie X – Files. Se vi fosse piaciuto It, non sto nemmeno a dirlo, recuperate altre miniserie tratte dalle opere di Stephen King, per esempio I Langolieri, che se non erro era abbastanza interessante, oppure gli inquietanti Tommyknockers. ENJOY!

sabato 24 dicembre 2011

Babbo Bastardo (2003)

Finalmente. Finalmente l'ho visto anche io. Amici e colleghi a parlarmi di Babbo Bastardo (Bad Santa), diretto nel 2003 da Terry Zwigoff, e io che ero costretta a chinare la testa con vergogna ammettendo di non sapere neppure di cosa stessero parlando. Ma ieri sera, grazie ad una stranamente buona programmazione di Italia Uno, ho colmato la lacuna... perché chi c**** ha detto che a Natale dobbiamo tutti essere più buoni?


Trama: Willie è un ladro ubriacone propenso all'autolesionismo che, ogni Natale, si mette d'accordo col nano Marcus per derubare un centro commerciale dopo averci lavorato come Babbo Natale. Complice anche una guardia corrotta e un bambino solitario, questa volta il colpo non sarà facile...


Babbo Bastardo è davvero una m****. Cioé, è un bel film e fa ridere tantissimo, ma Billy Bob Thornton è davvero uno schifuomo laido e sucido come ce ne sono pochi (durante i titoli di coda si legge di bere vodka responsabilmente, ma l'attore ha ammesso che durante le riprese era davvero parecchio devastato). E il suo Willie è un personaggio disgustoso, patetico, sfigato e per questo assolutamente esilarante. Questa pellicola è l'ideale per le feste natalizie, anche se non riuscirà ad intaccare la mia Top 5, per un semplice motivo: a modo suo è colma di spirito natalizio nonostante i realizzatori, tra cui i fratelli Coen, non chinino il capo davanti al facile buonismo e alla tradizione. Sì, perché anche se Babbo Bastardo si piscia nei pantaloni con i bambini in grembo, bestemmia, insulta le minoranze, si scopa le ciccione nei camerini e passa il suo tempo ad ubriacarsi, nel corso del film riesce in qualche modo a redimersi ma senza snaturarsi, creando un piccolo bastardo tosto e stronzo quanto lui e rendendolo anche felice. D'altronde, la felicità è relativa quanto la bellezza, eh.


Passando agli aspetti più tecnici, Babbo Bastardo può vantare la presenza di ottimi attori a sostegno di una storia grottesca. A fare da "spalla" al protagonista c'è un geniale Tony Cox che, nei panni del nano infame, gli ruba spesso e volentieri la scena (la lotta sul ring a colpi di calci nelle palle e il confronto con Gin sono da antologia...), il ragazzino ciccione è un piccolo gatto di marmo adattissimo al ruolo che ha e persino Bernie Mac, che di solito odio, riesce ad essere simpaticissimo ed indispensabile. L'unica che non riesce davvero a piacermi è quella cretinetti di Lauren Graham, perché in ogni film rifà sempre il solito personaggio di Una mamma per amica, dolce, scemetta e ingenua (ma quale donna la darebbe subito al primo tizio alcoolizzato e travestito da Babbo Natale che ti capita nel bar? Orrore!!!). Per fortuna si vede poco quindi è una presenza sopportabile. Grandiosi anche il personaggio del compianto John Ritter ("uno di voi due ha, um... fornicato nel camerino delle taglie forti?") e la colonna sonora con le classiche carole natalizie in versione distorta. Se, come me, apprezzate il cinismo e non ne potete più di vedere allegri film natalizi in TV o al cinema, allora questa è la pellicola che fa per voi!!


Di Billy Bob Thornton (Willie) ho già parlato qui, mentre John Ritter (Bob Chipeska), alla cui memoria è dedicato il film, lo trovate qua.

Terry Zwigoff è il regista della pellicola. Americano, ha diretto l'interessante Ghost World. Anche sceneggiatore e produttore, ha 62 anni.


Tony Cox interpreta Marcus. Americano, ha partecipato a film come Il ritorno dello Jedi, Balle Spaziali, Beetlejuice - Spiritello porcello, Willow, Il silenzio dei prosciutti, Leprechaun 2 e Io me & Irene. Anche stuntman e regista, ha 53 anni e due film in uscita, tra cui Oz: The Great and Powerful di Sam Raimi.


Lauren Graham interpreta Sue. Diventata famosa come mammina amorevole dell'ammorbante serie Una mamma per amica, la ricordo per film come Nightwatch - Il guardiano di notte e Un'impresa da Dio; inoltre ha partecipato alla serie Una famiglia del terzo tipo e doppiato un episodio de I Griffin. Anche produttrice, ha 44 anni.


Bernie Mac (vero nome Bernard Jeffrey McCullough) interpreta Gin. Comico americano famoso per il suo The Bernie Mac Show, ha partecipato a film come Ocean's Eleven - Fate il vostro gioco, Charlie's Angels: più che mai, Ocean's Twelve e Ocean's Thirteen. Anche sceneggiatore e produttore, è morto nel 2008 per una malattia ai polmoni, all'età di 50 anni.


Brett Kelly, ovvero il ragazzino ciccione, ha partecipato anche al film Trick'r Treat, sempre nei panni di un ciccionetto ma stavolta molto più bastardo, mentre Lauren Tom, che interpreta la fidanzata cinese di Marcus, in originale doppia la Amy di Futurama. All'inizio doveva essere Bill Murray ad interpretare Willie, ma ha rinunciato in favore di Lost in Translation, mentre un altro attore molto interessato, ovvero Jack Nicholson, era già impegnato con le riprese di Tutto può succedere. Del film si sta pensando di fare uscire un seguito, ma nell'attesa vi consiglio di gustarvi il meno natalizio (ma altrettanto esilarante) Burn After Reading - A prova di spia. ENJOY e buon Natale!!!

venerdì 9 settembre 2011

Chi è l'altro? (1972)

Grazie alla segnalazione di Rosario, un Fan feisbuchiano del Bollalmanacco,  ho deciso di cercare e guardare Chi è l’altro? (The Other), thriller del 1972 diretto dal regista Robert Mulligan e tratto dal romanzo The Other dell’autore americano Tom Tryon.



Trama: Niles e Holland sono due gemellini, il primo di una dolcezza rara, il secondo di una bastardaggine ineguagliabile. I problemi sorgono quando le malefatte di Holland diventano sempre più terribili e difficili da nascondere…



Non conoscevo questo film e sono molto contenta di averlo visto. Innanzitutto perché adoro le storie che coinvolgono bambini malvagi, poi perché le atmosfere degli horror/thriller “d’antan” mi piacciono molto. Chi è l’altro? unisce in sé tutte queste ottime qualità e ci aggiunge quell’inaspettata cattiveria, quell’imprevedibile idea malata che trasforma un banale film di genere in una piccola gemma. A causa della trama e dei vari ed efficaci colpi di scena (anche se, dopo una vita passata a guardare pellicole simili, non ho potuto beneficiare dell’importantissimo effetto sorpresa…) non potrò scendere troppo nello specifico, quindi mi limiterò a spendere qualche parola sulla realizzazione e gli attori.



La prima cosa che salta agli occhi, o meglio alle orecchie, è la splendida ed inquietante colonna sonora che accompagna Chi è l’altro? fin dai titoli di testa, non a caso opera del veterano Jerry Goldsmith, accompagnata da ricorrenti effetti sonori come il rumore di oggetti all’interno di una scatoletta di latta e il fischiettare del gemello malvagio. La seconda cosa è lo stile “melodrammatico” sia della regia che della sceneggiatura: le immagini ci mostrano una campagna americana d’altri tempi, case in stile Via col Vento, riunioni familiari e sequenze dove a farla da padrone sono strazianti confronti tra consanguinei (fratelli, nonne e nipoti, figli e genitori) o scene di vita quotidiana. Ciò che penetra l’apparente normalità della situazione sono piccoli e disturbanti dettagli come la misteriosa scatoletta che porta con sé il piccolo Niles, l’incombente presenza di un pozzo, l’aspetto vagamente spettrale della bellissima madre del protagonista, le visioni e i primi piani legati al “gioco” che la distinta nonna di origini russe insegna al nipotino prediletto e, infine, alcune inquadrature “strane” che, intelligentemente, anticipano il principale colpo di scena della pellicola.



Ovviamente, Chi è l’altro? non è esente da momenti fin troppo statici, che per fortuna vengono risollevati dalla bravura degli attori che interpretano i due gemelli e la nonna (anche qui non posso scendere troppo nel dettaglio purtroppo, ma la performance del ragazzino che interpreta Niles è semplicemente spettacolare, e diventa sempre più impressionante a mano a mano che la pellicola si avvicina al finale). Anche per quanto riguarda gli omicidi compiuti da Holland viene lasciato ampio spazio all’immaginazione dello spettatore e non ci sono mai immagini troppo esplicite ma, occhio! ciò non vuol dire che le azioni del pargolo manchino di efferatezza, anzi, un paio di assassini sono talmente brutali e crudeli che persino io sono rimasta a bocca aperta. In conclusione, Chi è l’altro? è un oscuro, piccolo capolavoro della suspance che consiglio senza riserve e ringrazio il buon Rosario per avermelo fatto conoscere!

Robert Mulligan è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Il buio oltre la siepe e Il grande cuore di Clara. Anche produttore e attore, è morto nel 2008 per una malattia cardiaca, all’età di 83 anni.



John Ritter (vero nome Jonathan Southworth Ritter), qui in uno dei suoi primi ruoli, interpreta Rider. Uno dei più famosi e bravi comici americani, lo ricordo per film come La piccola peste, It (irriconoscibile nel ruolo di Ben Hanscom da adulto!), La piccola peste torna a far danni, Frequenze pericolose e La sposa di Chucky , mentre per la tv ha partecipato a serie come MASH, Il tenente Kojak, Starsky & Hutch, Love Boat, I Robinson, Buffy l’ammazzavampiri, Ally McBeal, Scrubs, Otto semplici regole… per uscire con mia figlia. Anche produttore, è morto nel 2003 per una dissezione dell’aorta, all’età di 54 anni.



Se il film vi fosse piaciuto, ve ne consiglio un altro dalle atmosfere simili, il bellissimo A Venezia… un dicembre rosso shocking. E ora vi lascio con il trailer originale di Chi è l'altro? ENJOY

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