venerdì 16 giugno 2023
Weird: The Al Yankovic Story (2022)
domenica 19 agosto 2018
Shark - Il primo squalo (2018)
Trama: un gruppo di ricercatori marini riesce a superare una barriera naturale sul fondo dell'oceano e a scoprire cosa si nasconde sotto di essa, consentendo però ad un terrificante megalodonte di risalire in superficie...
Come al solito, mi tocca palesare ignoranza e ammettere di non avere mai letto né il romanzo di Steve Alten né i suoi seguiti; a naso, scorrendo un po' la trama su Wikipedia, mi azzarderei a dire che l'opera cartacea è ben più seria, scientificamente plausibile, cattiva e splatter rispetto al film di Turteltaub, ma siccome non mi è mai capitato di averla tra le mani sarò felice di essere smentita. Al netto del romanzo di Alten, ciò che noi spettatori ignoranti ci siamo ritrovati per le mani è un perfetto blockbuster estivo, prevedibile dall'inizio alla fine, scemo come un tacco e con un tasso di morti masticati talmente basso che al confronto Blu profondo diventa un capolavoro dell'horror acquatico. La mia non è una critica, beninteso: siamo ad agosto, un film simile è in grado di richiamare un'enorme fetta di pubblico e, soprattutto, la pellicola di Turteltaub non è neppure vietata ai minori di 14 anni, tanto che domenica scorsa al multisala c'era una bambina di 7/8 anni che implorava la madre di portarla a vedere Shark - Il primo squalo ed è stata prontamente accontentata, divertendosi probabilmente più di me. Minimo sforzo, dunque, massima resa. E in effetti The Meg è un film molto spassoso, che coniuga quel leggero desiderio di brivido che accompagna gli spettatori fin dai tempi de Lo squalo (aggiungendo ad esso un pizzico di mistero alla Jurassic Park, con tanto di studiosi costretti a fare la morale a ricconi senza scrupoli) a un'avventura vissuta da uomini e donne duri e tostissimi, capaci di ridere davanti al pericolo e persino di flirtare senza remore, anche con una schiera di zanne affilatissime a un metro dalla faccia. Certo, è un'avventura che prevede dei morti ma lo stesso valeva per il già citato Jurassic Park. Della serie, nessun personaggio di spessore verrà maltrattato dall'inizio alla fine delle riprese e chi ci lascia la pelle lo fa o per venire punito della propria stupidità, o per dare inizio a una sorta di "vendetta" oppure, meglio ancora, per arrivare all'inevitabile momento strappalacrime dove chi rimane porta il lutto per mezza giornata o anche meno, dipende dalla durata del film. In pratica, Shark - Il primo squalo è un film della Disney senza Casa del Topo ma con gli squali.
A caricarsi tutta la vicenda sulle spalle non è tanto il megalodonte del titolo, presenza preponderante ma comunque "gentile", uno squalo gigantesco che non sfrutta tutte le sue potenzialità non ho capito se per problemi di budget e relativi effetti speciali o forse per non turbare troppo gli animi dei giovani spettatori (per dire, in una spiaggia affollata ha fatto ben più danni il branco di pescetti nello stupidissimo Piranha, al megalodonte bastava aprire la bocca e via ma si è preferito lasciare spazio a sospiri di sollievo legati alla salvezza di cagnolini e pargoli), bensì Jason Statham finalmente diventato la copia di Bruce Willis anche per quel che riguarda le trame dei film a cui partecipa. Tragedia iniziale? Check! Ubriachezza post tragedia? Check! Situazione sentimentale non ottima ma comunque in via di miglioramento? Check! Sindrome da superuomo zeppo d'ironia? Check! L'unica cosa che non abbiamo "checkato", se così si può dire, è la buzza da bevitore che ha sempre caratterizzato l'adorabile Bruno, perché Jason Statham combatte gli squali con un fisico talmente scolpito da far sciogliere le spettatrici in lacrime... ma è anche vero che Jason sta invecchiando malamente almeno di viso, mentre Willis alla sua età era ancora un gran figo (vogliamo parlare di Pulp Fiction?), quindi rimanendo in tema di creature fantastiche chiederei a qualche scienziato compiacente di creare in laboratorio un Bruce Statham che combini il meglio dei due pelatoni, ovviamente da rendere obbligatorio nelle case di ogni donna o uomo che lo desiderassero. Ahem, scusate. Tornando al film, c'è da dire che, benché il megalodonte sia garbato e cortese nelle sue scorribande masticatorie, Shark - Il primo squalo si fa guardare volentieri nelle varie scene action a base di acqua, pinne minacciose, sommergibili e gente che viene colpita da botte di sfiga inenarrabili (la scena degli elicotteri che esplodono ci ha fatto tanto ridere, mancava solo un'astronave), mentre quando viene cercata l'introspezione c'è da voltarsi dall'altra parte e far finta di non vedere e soprattutto non sentire i dialoghi improbabili messi in bocca ai protagonisti. Fortunatamente, c'è poca conversation e molta action, con in più finezze e citazioni che difficilmente si vedrebbero in Sharknad... come dite, stasera esce l'ultimo Sharknado??? Non mi ci fate pensare che mi tocca aspettare una settimana per vederlo!!!! Perlomeno, la voglia di squali quest'anno me la sono tolta con questo Shark - il primo squalo, che vi consiglierei comunque di vedere per una serata ad alto tasso di delicata ignoranza.
Del regista Jon Turteltaub ho già parlato QUI. Jason Statham (Jonas Taylor), Bingbing Li (Suyin) e Rainn Wilson (Morris) li trovate invece ai rispettivi link.
Cliff Curtis interpreta Mac. Neozelandese, "indimenticabile" Travis dell'orrenda Fear the Walking Dead, ha partecipato a film come Lezioni di piano, Sei giorni sette notti, Three Kings, Al di là della vita, Blow e La giuria. Anche produttore, ha 50 anni e due film in uscita, i sequel di Avatar.
Nel film compare anche l'Hiro di Heroes, Masi Oka, nei panni di Toshi. Qualche anno fa il progetto ha rischiato di finire in mano a Eli Roth il quale, ovviamente, avrebbe preteso non solo di mantenere un R-rating ma anche di interpretare il personaggio di Jonas Taylor. Inutile dire che i produttori gli hanno fatto una leva per molteplici motivi, ahinoi. Per superare il diludendo, se Shark - Il primo squalo vi fosse piaciuto recuperate Lo squalo, 47 metri, Paradise Beach - Dentro l'incubo e ovviamente Blu profondo. ENJOY!
domenica 29 luglio 2018
Io, Dio e Bin Laden (2016)
Dopo avere visto il trailer non potevo assolutamente perdere Io, Dio e Bin Laden (Army of One), diretto nel 2016 dal regista Larry Charles e arrivato proprio giovedì sugli schermi italiani.
Trama: Gary Faulkner, costretto a sedute di dialisi settimanale e non proprio sano di mente, ha una visione in cui Dio gli dice di andare in Pakistan e catturare Bin Laden. L'uomo, galvanizzato, cerca di ottemperare alla missione divina in tutti i modi possibili...
Io, Dio e Bin Laden è l'ennesimo one man show di Nicolas Cage, all'interno del quale il nostro asseconda tutta la sua verve e la follia, profondendosi in un atto di overacting talmente commovente che è quasi un peccato guardare il film doppiato, anzi, togliete pure il quasi. Anche perché durante i titoli di coda viene mostrato il vero Gary Faulkner, colui che un giorno ha deciso di partire per il Pakistan e catturare Bin Laden (come se io, un giorno, m'intestardissi e volessi andare a dare una zuccata in fronte a Trump) e vi giuro che, a parte il sembiante da hippy e una tendenza a parlare come se fosse il depositario del sapere mondiale, costui sembrerebbe una persona normale. Così non è, ovviamente, per il Gary Faulkner interpretato da Cage, un logorroico barbone urlante con un accento aMMeregano marcatissimo, fatto di vocali allungate a dismisura, costantemente in agitazione, occhi da pazzo, tendenze psicotico/patriottiche, sincero al punto da essere disarmante. Eppure, guardando il film, ci si ritrova ad amarlo come succede all'amica d'infanzia e alla figlioletta adottiva, a sperare che questa creatura rincoglionita, in missione per conto di Dio, venga a bussarci alla porta per condividere una birra, una canna, i suoi racconti di vita. Davvero, se i patrioti filoamericani fossero tutti come il Gary Faulkner ritratto da Cage il mondo sarebbe probabilmente un mondo migliore visto che costui ha nel cuore la gioia dell'incoscienza e il cuore grande dello sballone, anche quando si ritrova in un paese sconosciuto e potenzialmente nemico come il Pakistan; lo so che non bisognerebbe prendere sul serio un film simile, per di più girato dal realizzatore di Borat con intenti meno che imbecilli, però non posso fare a meno di pensare che il Faulkner di Cage sia una persona da cui si potrebbe imparare qualcosa, fosse anche il coraggio di perseguire le proprie folli idee a prescindere dagli inevitabili limiti, oppure la capacità di essere così incredibilmente generosi, benché sconsiderati, colmi di affetto per gli altri e di amore per la vita. E ok, sto straparlando per l'effetto Cage mi sa.
E comunque, se Cage è pazzo, Russell Brand non è da meno. I momenti più genuinamente esilaranti del film (tolto quando Faulkner si spacca il dente, ché le urla del vecchio Nicolas sono impagabili e mi hanno letteralmente fatta piegare in due dalle risate) sono quelli in cui il protagonista si confronta con un Dio che si atteggia come un gangsta, una sboccata rockstar da due soldi zeppa di autostima e con poca voglia di essere presa per il naso, mentre il suo "discepolo" si accartoccia disperato sotto il peso del suo giudizio. La cosa valida di questo Dio è che, fortunatamente, viene centellinato in modo che non solo non venga a noia al pubblico, magari già fiaccato dall'esageratissimo Cage, ma anche che rimanga un minimo d'incertezza relativamente alla missione di Faulkner, forse pazzo o forse veramente eletto dal Signore, chi lo sa. Quindi, Io, Dio e Bin Laden non funziona bene solo per la presenza di un Nicolas Cage in formissima ma anche per i comprimari che lo affiancano, impossibilitati a rubargli la scena ma comunque in grado di conquistarsi uno spazietto nel cuore dello spettatore sia che compaiano solo per poche scene (come gli agenti della CIA oppure i messicani/colombiani di Las Vegas), sia che abbiano ruoli più preponderanti, come quello della dolce Marci, personaggio che ancora adesso non ho capito se ci è o ci fa ma comunque molto carino. Insomma, di questo Io, Dio e Bin Laden salvo tutto, persino il titolo italiano che invoglia alla visione sicuramente più di "Army of One", a rischio di far pensare allo spettatore all'ennesimo action scrauso con un Nicolas Cage svogliato; non fatevi ingannare, ché il film di Larry Charles è una commedia magari non perfetta ma di sicuro assai divertente... soprattutto se, come me, non vi vergognate di proclamare ai quattro venti il vostro amore per Nicolas Cage!
Di Nicolas Cage (Gary Faulkner), Denis O'Hare (Agente Doss) e Rainn Wilson (Agente Simons) ho già parlato ai rispettivi link.
Larry Charles è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come Borat: Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, Brüno e Il dittatore. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 62 anni.
Russell Brand interpreta Dio. Inglese, ha partecipato a film come Non mi scaricare, In viaggio con una Rock Star, Arturo e Rock of Ages; come doppiatore ha lavorato in Cattivissimo me, Cattivissimo me 2 e I Simpson. Anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni e due film in uscita.
Paul Scheer interpreta Pickles. Americano, ha partecipato a film come Piranha 3D, Piranha 3DD, The Disaster Artist e a serie quali 30 Rock e C'era una volta; come doppiatore ha lavorato in Robot Chicken, Adventure Time e Big Mouth. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 42 anni e tre film in uscita.
mercoledì 27 aprile 2016
The Boy (2015)
Trama: Ted e suo padre John vivono da soli gestendo un motel sull'orlo del fallimento, mentre la madre è scappata già da tempo in Florida. Per raccogliere i soldi necessari a raggiungerla, Ted ripulisce la pericolosa strada davanti al motel dalle carogne degli animali investiti ma un giorno il suo desiderio di aumentare gli introiti causerà un incidente a un misterioso uomo...
Non so se qualcuno di voi si ricorda L'innocenza del diavolo, film in cui un Macaulay Culkin giovanissimo e ancora sulla cresta dell'onda dava del filo da torcere all'altrettanto giovane Elijah Wood palesandosi come serial killer in erba, un piccolo stronzetto a cui nessuno avrebbe addossato le colpe per le quali l'amichetto lo accusava a gran voce. Il film di Joseph Ruben era un thriller senza infamia né lode che puntava molto sulla spettacolarizzazione della cattiveria del personaggio di Culkin e sulla tensione causata da ogni sua apparizione e ovviamente si soffermava poco sui risvolti psicologici della questione, mentre The Boy mi ha stupita per il modo in cui "priva" la storia proprio dell'elemento che più attirerebbe il pubblico, ovvero quello thriller. William MacNeill, regista e sceneggiatore, ci racconta la lenta e graduale nascita di un serial killer non già partendo dalle sue azioni, che pure vengono mostrate con dovizia di particolari macabri, ma dall'ambiente in cui è cresciuto, insistendo molto sullo squallore del motel gestito da un padre palesemente inadatto ad essere genitore, sul paesaggio brullo e privo di attrattiva alcuna, sull'assenza di coetanei con i quali Ted potrebbe rapportarsi e anche sull'apparente vuoto educativo che circonda il piccolo protagonista (Ted sa fare di conto e leggere ma perché non lo si vede mai andare a scuola o fare dei compiti?). La follia di Ted, se di follia poi si tratta, si sviluppa affondando le radici nella terribile solitudine a cui è costretto e nella mancanza di una figura materna che ha scelto di portare via le suole rifugiandosi nell'assolata e più attraente Florida, e i suoi primi, timidi esperimenti con la morte sono strettamente legati alla necessità di ottenere il denaro per raggiungere questa madre lontana; il piccolo, infatti, passa il tempo a raccogliere carcasse di animali dalla strada, per ognuna delle quali il padre lo paga ben 10 centesimi, ed è proprio il bisogno di aumentare gli introiti che lo spinge a non aspettare più il fato crudele ma a farsi ingannatore di bestiole affamate, con metodi di "cattura" sempre più elaborati e, ça va sans dire, pericolosi anche per eventuali automobilisti.
La storia, ovviamente, non si limita a raccontare le gesta di uno "spazzino di carcasse", anche perché sarebbe impossibile parlare di serial killer in questo modo. Altro non aggiungo, se non che la fascinazione di Ted nei confronti della morte e la consapevolezza di avere potere sulle vite degli altri aumenta mano a mano che la squallida realtà da lui conosciuta si disgrega o viene "invasa" da pochi ospiti più molesti e pericolosi di altri, eventi che fanno letteralmente scoccare la scintilla della sua psicosi. MacNeill si prende tutto il tempo necessario prima di arrivare al deflagrante finale, giocando con lo spettatore proprio approfittando delle sue convinzioni, anche grazie all'utilizzo particolarmente infingardo dell'inquietante colonna sonora, dilatando le tempistiche tipiche del genere per catturare il pubblico in un mix di ansia e frustrazione ugualmente soddisfacenti. Lo sguardo che il regista rivolge al piccolo Ted non è impietoso, anzi; la maggior parte delle inquadrature sono fatte per portarci sì ad aver paura di quello che il protagonista potrebbe fare ma anche, in qualche modo, ad empatizzare con lui e ad odiare quell'ameba che si ritrova per padre (interpretato egregiamente dal mio adorato David Morse, che è poi il motivo che mi ha spinta a recuperare il film), catapultandoci di fatto nei panni degli stessi cretini che o sottovalutano Ted, ritrovandosi poi a pentirsene amaramente, oppure scelgono di non vedere oltre l'apparenza di bambino lasciandolo libero di portare la sua finta innocenza come una maschera. Proprio perché privo di quell'espressione da furbetto viziato che aveva Macaulay Culkin all'epoca, il volto triste e il fisico mingherlino di Jared Breez gli consentono di bucare lo schermo e di toccare le corde più tese dell'animo dello spettatore, facendosi ricordare a lungo sia nei panni del demone cornuto mostrato nella spoilerosissima locandina sia nei lunghi silenzi che accompagnano il suo solitario percorso verso gli abissi della pazzia. Quindi, se amate questo genere di thriller "riflessivi", non potete proprio lasciare The Boy a prendere polvere in qualche solitario e fatiscente motel nei recessi della distribuzione italiana.
Di David Morse (John Henley), Rainn Wilson (William Colby) e Mike Vogel (il padre di Ben) ho già parlato ai rispettivi link.
Craig William MacNeill è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, anche produttore, è al suo secondo lungometraggio, dopo aver girato una serie di corti che comprende anche Henley, da cui è stato tratto The Boy.
Bill Sage interpreta lo sceriffo Deacon Whit. Americano, ha partecipato a film come American Psycho, We Are What We Are e serie come Sex and the City, Melrose Place, CSI, CSI: Miami, Numb3rs e Hap and Leonard. Ha 54 anni e sette film in uscita.
Il piccolo Jared Breeze, che interpreta Ted, aveva già partecipato al film Cooties e lo stesso vale per Aiden Lovekamp, ovvero Ben (quest'ultimo ha anche preso parte agli ultimi due episodi della serie Paranormal Activity). Detto questo, se il film vi fosse piaciuto recuperate Henley, corto da cui è stato tratto The Boy, il già citato L'innocenza del diavolo, ... E ora parliamo di Kevin e aggiungete quel Goodnight Mommy che ancora devo vedere. ENJOY!
martedì 8 dicembre 2015
Cooties (2014)
Trama: a causa di una partita avariata di bocconcini di pollo i bambini di una scuola elementare diventano delle belve assetate di sangue e gli insegnanti rimasti bloccati all'interno dell'edificio dovranno cercare di sopravvivere.
Cooties è una parola strana ma carina, che non avevo mai sentito prima di guardare questo film. Credevo derivasse dallo slang e venisse utilizzata per indicare i bambini in generale, magari in senso dispregiativo, invece "cooties" è un po' come il nostro "ce l'hai", nella misura in cui i maschietti e le femminucce rifiutano di venire toccati dagli esponenti del sesso opposto in quanto portatori appunto di "cooties", una sorta di bacillo immaginario particolarmente schifoso. Non c'è però nulla di immaginario nella malattia che colpisce i pargoli nella pellicola di Jonathan Milott e Cary Murnion, nata dall'ingestione di un pasto già di per sé poco sano (giuro su Cthulhu che non mangerò mai più i Chicken Nuggets del MacDonald, la mia cosa preferita all'interno di quelle schifoserie svunce) e diffusa come da tradizione attraverso il contatto fisico tipico appunto del "ce l'hai", con l'aggiunta di un graffio o un morsetto. La banale, noiosa e frustrante giornata di un corpo insegnante formato da casi umani si trasforma così in una lotta per la sopravvivenza nella quale le già imbarazzanti regole, fobie o convinzioni deontologiche di ciascun maestro diventano o dei mezzi per contrastare la ferocissima masnada di pargoli sanguinari oppure i veicoli per una dipartita più celere; massimi esempi di rara demenza sono l'odioso vicepreside col suo falso buonismo, l'insegnante di educazione fisica che riesce tuttavia a diventare una sorta di badassissimo giustiziere sul finale, persino la "mamma in carriera" con una mano sul telefonino, il culo sul SUV e l'occhio ciecamente rivolto al proprio importantissimo universo interiore, incapace di capire cosa stia succedendo ai figli messi al mondo a mo' di status symbol. I bambini selvaggi di Cooties si ribellano ad un sistema che li vuole parcheggiati per ore lontani da famiglie troppo impegnate ma il film offre anche la rivincita ad insegnanti costretti ad affrontare alunni resi idioti e maleducati da genitori inqualificabili e a veder sminuito il valore del proprio importantissimo lavoro; il risultato è un divertente bagno di sangue che potrebbe fungere da valvola di sfogo per chi si ritrovasse costretto ogni giorno ad affrontare le situazioni al limite del surreale presentate all'inizio del film.
A fronte di parecchie scene splatter, sequenze abbastanza cattive e un make-up realistico e rivoltante (ma mai quanto la lunghissima scena introduttiva dei titoli di testa, che mostra nel dettaglio la realizzazione del nugget avariato) ciò che comunque la fa da padrone in Cooties è la sua anima supercazzola di film che non si prende sul serio neppure per un secondo. L'ambiente lavorativo nel quale gravitano gli insegnanti è degno di una sit-com americana, così come i protagonisti, tagliati con l'accetta ma in qualche modo assai umani nell'esacerbare pregi e difetti riscontrabili nella maggior parte delle persone che ci circondano; lo scrittore frustrato di Elijah Wood, la maestrina tutta zucchero e soluzioni pacifiche, la zitella terrorizzata dagli uomini, l'asociale incapace di parlare, il macho, l'insegnante palesemente gay che tutti per tacito accordo fingono di considerare eterosessuale, persino la quintessenza degli stereotipi razziali racchiusi in un bidello giapponese risultano assurdi e familiari allo stesso tempo e ovviamente stridono perfettamente con la componente horror della pellicola. Poi, ovvio, Cooties non è assolutamente al livello di Shaun of the Dead o di altre commedie horror diventate cult, tuttavia gli attori coinvolti (anche comparse di lusso come lo Hugo di Lost o il regista Leigh Whannell) si sono palesemente divertiti, il film non è fiaccato da quell'aria di sciatteria tipica di altre produzioni simili e in generale i registi, per quanto siano dei novellini, si sono sicuramente impegnati per dare al pubblico qualcosa di simpatico e ben realizzato (ho trovato molto ben fatte in particolare la scena del contagio in cortile e la "festa" finale, che mi ha un po' ricordato una delle sequenze più riuscite di Clown). Soprattutto, bisognerebbe ricordare che il co-sceneggiatore è quel Ian Brennan che mi sta dando un sacco di gioie con la folle ed esilarante serie Scream Queens. Tenendo a mente questo dettaglio, Cooties diventa automaticamente un divertissement ideale per una serata di totale relax ad alto tasso di ignoranza citazionistica, zeppo di dialoghi sagaci da appuntarsi e riutilizzare. Aspettando, ovviamente, la fine dei titoli di coda.
Di Elijah Wood (Clint), Rainn Wilson (Wade) e Leigh Whannell (Doug) ho parlato ai rispettivi link.
Jonathan Milott e Cary Murnion sono i registi della pellicola, probabilmente americani e al loro debutto dietro la macchina da presa. Hanno un film in uscita.
Alison Pill interpreta Lucy. Canadese, ha partecipato a film come Scott Pilgrim vs. The World, Midnight in Paris e a serie come Psi Factor e CSI - Scena del crimine. Ha 30 anni e un film in uscita.
Jack McBrayer interpreta Tracy. Americano, ha partecipato a film come Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby, Comic Movie e, soprattutto, alla serie 30 Rock; come doppiatore ha lavorato per i film Cattivissimo me, Ralph Spaccatutto e per serie come I Simpson e Phineas e Ferb. Anche produttore, ha 42 anni.
Nasim Pedrad, che interpreta Rebekkah, è l'ambigua Gigi di Scream Queens mentre il già citato Jorge Garcia, qui nei panni del fattone Rick, è stato il mitico Hugo di Lost. Se Cooties vi fosse piaciuto recuperate il meno allegro The Children! ENJOY!
lunedì 29 aprile 2013
La casa dei 1000 corpi (2003)
Trama: quattro ragazzi in viaggio la vigilia di Halloween vengono imprigionati e seviziati da una famiglia di maniaci misteriosamente legati al fantomatico Dottor Satana..
Rob Zombie, fino al 2003 conosciuto per la sua carriera di cantante, sia nel gruppo White Zombie che come solista, quell'anno aveva deciso di scioccare l'audience di tutto il mondo con questo nostalgico e folle La casa dei 1000 corpi. Ricordo bene di come mi fossi dovuta fare due ore di macchina per poterlo vedere al cinema (figuriamoci se da queste parti lo distribuivano!!!) dopo averne letto mirabilie praticamente ovunque e di come mi fosse piaciuto a tal punto da volere subito il DVD. Rivisto oggi, soprattutto dopo aver avuto modo di guardare La casa del diavolo, La casa dei 1000 corpi non è altro che un divertissement splatter dove il buon Zombie "gioca" a fare il regista sperimentando a manetta, tra soluzioni videoclippare, barocchismi al limite del trash, omaggi agli home video della famiglia Manson, deliri horror/metallari e picchi di autorialità che nemmeno professionisti molto più navigati avrebbero potuto raggiungere (mi riferisco alla splendida sequenza in cui i "salvatori" di Denise e compagnia vengono spietatamente uccisi da Otis), il tutto appiccicato ad un esilissimo canovaccio che mescola influenze provenienti da almeno una decina di horror storici, Non aprite quella porta in primis.
Ne La casa dei 1000 corpi viene spinto pesantemente il pedale del grottesco, tanto che non è possibile immedesimarsi nei ragazzi seviziati né tantomeno comprendere i folli membri della famiglia Firefly, con entrambe le "fazioni" stereotipate in modo tale da creare da una parte della banalissima carne da macello, dall'altra delle maschere, dei mostri praticamente privi di una personalità nonostante siano dotati di una caratteristica che li distingue gli uni dagli altri: c'è il deforme Tiny, l'iconoclasta "artista" Otis, la mamma vajassa, il fratello taciturno e selvatico, la procace e folle Baby (interpretata dalla futura moglie del regista, che probabilmente è stato folgorato dalle chiappe di Sheri Moon visto che in ogni film ce le mostra ignude), il nonno scoglionato, tutte persone che mettono ansia alla prima occhiata e spingerebbero chiunque avesse un po' di cervello a star ben lontano dalla loro casa. Però il bello o, meglio, quello che mi ha sempre inquietato de La casa dei 1000 corpi è il modo in cui Zombie riesce a dare una natura quasi tangibile alla follia che prepotentemente irrompe nella (ir)realtà, basti pensare alla sequenza della rapina all'inizio, alla scena degli spaventapasseri o a quella della scoperta dei corpi nascosti nel capanno dei Firefly, tre momenti in cui lo spettatore rimane completamente annichilito davanti all'inaspettato colpo di scena, tre momenti che fanno scadere il pur interessante finale nella baracconata satanica salvata solo da un graditissimo omaggio ai deliri cinematografici di cineasti prettamente italiani.
Tra gli attori, grandissimi soprattutto Bill Moseley nei panni di un Otis ancora acerbo e ben lontano dal terribile personaggio che vedremo ne La casa del diavolo e, ovviamente, un Sid Haig spassosissimo nei panni del sudicio clown Capitan Spaulding, mentre le vittime sacrificali sono davvero dei bamboccetti bruttarelli e senza carisma alcuno. Assolutamente sopra la media la colonna sonora così come il tasso di crudeltà lasciate intelligentemente all'immaginazione dello spettatore che, così, riesce a rimanere ancora più sconcertato (la scena in cui la ragazza viene buttata da Otis nella cella e ghermita da persone cammuffate da stracci è devastante!!), grandissimi infine anche il make-up e gli effetti speciali, dosati con parsimonia ma di sicuro effetto. Insomma, se non l'avete mai visto La casa dei 1000 corpi merita tantissimo ed è un degno antipasto che vi renderà ancora più entusiasti davanti al capolavoro del regista, La casa del diavolo.
Del regista e sceneggiatore Rob Zombie, che compare anche nei panni di uno degli assistenti del Dr. Satana, ho già parlato qui mentre Walton Goggins (Steve Naish), Jennifer Jostyn (Mary), Sheri Moon (non ancora Zombie, Baby Firefly), Bill Moseley (Otis) e Rainn Wilson (Bill) li trovate ai rispettivi link.
Karen Black (vero nome Karen Blanche Ziegler) interpreta Mother Firefly. Americana, ha partecipato a film come Easy Rider, Cinque pezzi facili, Nashville, Invaders, Baby Killer III e a serie come Miami Vice, L’ispettore Tibbs, Party of Five. Anche sceneggiatrice, compositrice e produttrice, ha 74 anni e due film in uscita.
Erin Daniels (vero nome Erin Cohen) interpreta Denise. Americana, ha partecipato a film come One Hour Photo e A Single Man, oltre a serie come Oltre i limiti, Dexter, CSI: NY e CSI: Scena del crimine. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 41 anni e due film in uscita tra cui The Bling Ring di Sofia Coppola.
Sid Haig (vero nome Sidney Eddie Mosesian) interpreta Capitan Spaulding. Americano, lo ricordo per film come il meraviglioso Spider Baby, Agente 007 una cascata di diamanti, Jackie Brown, Kill Bill volume 2, La casa del Diavolo, Halloween – The Beginning e l’imminente Le streghe di Salem, inoltre ha partecipato a serie come Batman, Star Trek, Missione impossibile, Charlie’s Angels, Hazzard, A-Team e MacGyver. Anche produttore e aiuto regista, ha 74 anni e quattro film in uscita.
Il film è stato presentato nel 2003 all’Argentinian Film Festival e pare che la versione mostrata al pubblico fosse più lunga, con qualche cambiamento nella trama (viene rivelato che nonno Hugo stesso è il Dr. Satana, quindi nei sotterranei ci sono solo le creature del mad doctor, che poco prima del finale divorano Jerry) e nel finale (Capitan Spaulding “salva” Denise con un camioncino, dal retro del quale esce l’assistente che la trascina verso l’interno, illuminato di luce rossastra). Se La casa dei 1000 corpi vi fosse piaciuto, vi consiglio innanzitutto di recuperare La casa del Diavolo (bellissimo seguito sempre diretto da Rob Zombie) e altri horror come Le colline hanno gli occhi, Quel motel vicino alla palude, Non aprite quella porta, Jeepers Creeper, L’ultima casa a sinistra e Spider Baby. ENJOY!!
giovedì 9 aprile 2009
Mostri contro Alieni (2009)
La trama è degna di un film di fantascienza anni ’50: il giorno del matrimonio Susan Murphy viene colpita da un meteorite e comincia a crescere a dismisura, fino a diventare una gigantessa. Viene così prelevata da una misteriosa organizzazione legata al governo, che si occupa di trovare, rinchiudere ed allenare i Mostri. Le viene dato il nome in codice di Ginormica e le vengono presentati i suoi compagni di prigionia: il Dr. Scarafaggio, Anello Mancante, B.O.B. e Insettosauro. La vita scorre “tranquilla” finché la Terra non viene attaccata dagli alieni, che vogliono il potere del meteorite che ha colpito Susan. E dove l’esercito non può nulla per sconfiggere l’invasione.. non rimane altro da fare che mettere in campo i Mostri!
Come si può non innamorarsi di un gioiellino simile? Questa pellicola porta in sé i valori di un film Disney, come l’accettazione del diverso, il valore profondo dell’amicizia, la ricerca della fiducia in sé stessi e la convinzione che ognuno ha un proprio, importante posto nel mondo, anche in una piccola realtà. I personaggi sono tutti comunque positivi, i Mostri sono divertenti e buffi, non fanno affatto paura perché sono molto umanizzati, e anche l’Alieno Gallaxhar è un fanfarone ben diverso dai “villains” come la Strega di Biancaneve o lo Scar del Re Leone (quelli erano davvero cattivi e bastardi, sfido qualsiasi bambino d’oggi a non rimanere scioccato a vita). E’ quindi un film positivo per i bambini ma è anche e soprattutto una gioia per gli occhi degli adulti.
Cominciamo dalla realizzazione visiva. Ora, io non so come potesse essere vederlo in 3D (il cinema della mia città è ovviamente sprovvisto di tale mirabilia tecnologica…) ma le scene d’azione sono da bava alla bocca, a partire da quando il robot distrugge il Golden Gate Bridge fino allo scontro finale sull’astronave di Gallaxhar. Sembra di vedere davvero un film con persone in carne ed ossa, colmo di effetti speciali tra i più realistici mai realizzati, arricchito da movimenti di macchina decisamente arditi e riempito di colori vividi ma non pacchiani. I personaggi hanno un design grazioso e sono curatissimi, i capelli bianchi di Susan sono assai più realistici e “morbidi” di quelli di Tempesta nei film degli X-Men e Insettosauro con tutto quel pelo sembra di averlo tra le braccia, caldo e morbidoso, un enorme pupazzotto.
Ma cosa sarebbe un film così curato nell’aspetto tecnico, se non contenesse anche l’anima? Ogni personaggio, anche il più marginale, è caratterizzato alla perfezione, basta una sola frase, un gesto, un tic, per rendere umani e credibili persino i dottori del centro ricerche, che si vedono per un secondo e di sfuggita. E nonostante i personaggi principali siano splendidi ed esilaranti, il mio preferito resterà sempre il Presidente, un incrocio tra Reagan e Bush, cazzuto e sfigato allo stesso tempo, completamente pazzo.
E parlando del Presidente, si arriva a toccare il cuore stesso del film: la serie pressoché ininterrotta di gag. Ad ogni comparsa del Presidente ovviamente c’è da morir dal ridere, sia quando accoglie gli alieni prima con il saluto vulcaniano, poi con una pianola, tentando di imitare il messaggio musicale di Incontri ravvicinati del terzo tipo prima di lanciarsi in un balletto forsennato al ritmo del tema portante di Beverly Hills Cop ; oppure quando si ritrova davanti il pulsante per la distruzione totale del mondo accanto a quello per il cappuccino (il migliore del mondo, peraltro!). B.O.B. è completamente decerebrato, il suo rapporto con una gelatina verde è pari solo al combattimento contro i vari Gallaxhar e al tentativo del dottor Scarafaggio di mandare in tilt il computer dell’astronave sfidandolo con un balletto sulla musica degli Aqua (!)
I cinefili, ovviamente, impazziranno a trovare tutte le citazioni. L’intero film, come ho già detto, è un omaggio ai film horror – fantascientifici degli anni 50, a cominciare dai titoli di testa, quando l’omino che pesca sul logo della Dreamworks viene “rapito” da un disco volante identico a quelli usati nei film di Ed Wood o nel vecchio Ultimatum alla Terra. Insettosauro è un omaggio ai film di mostri giapponesi, che univano le bestie più assurde in un’unica creatura, il Dr. Scarafaggio è tratto dalla serie del Dr K, con Vincent Price, precursore del film La Mosca. B.O.B. è ovviamente Blob, tanto che la scena più famosa del film viene riproposta con la gelatina azzurra anziché rosata, mentre l’Anello Mancante somiglia tanto ai vari mostri della palude e della laguna nera. La storia di Ginormica è ispirata invece a Attack of the 50 Foot Woman.
Comunque sia, che siate cinefili o semplici spettatori, che siate bambini o adulti, questo è un film assolutamente imperdibile (e ringraziamo il cielo che il doppiaggio italiano è fatto da professionisti, e non da nomi famosi…)!!
Rob Letterman e Conrad Vernon sono i due registi della pellicola. Il primo, hawaiano, ha già diretto Shark Tales nel 2004 e ha un film in uscita. Il secondo, Texano, ha diretto Shrek 2, ha 41 anni e un film in uscita.
I due registi con Reese Witherspoon
Reese Witherspoon in originale da la voce a Susan/Ginormica. L’attrice dal faccino pulito ha raggiunto il successo con due film decisamente agli antipodi, come Pleasantville e Cruel Intentions. Tra le altre pellicole ricordo American Psycho, La rivincita delle bionde (con un seguito) e Walk The Line, per il quale ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista. Per la TV ha doppiato un episodio dei Simpson e partecipato a Friends. Ha 33 anni e due film in uscita.
Il buon (in tutti i sensi) Kiefer Sutherland in originale da la voce al Generale W. R. Monger. Figlio leggermente degenere del mitico Donald Sutherland, è tornato alla ribalta in questi anni con il telefilm 24, dopo che la sua carriera, folgorante negli anni ’80, si era arenata nella decade successiva. Tra i suoi film ricordo Stand By Me – Ricordo di un’estate, Ragazzi perduti, Linea mortale, Fuoco cammina con me, Codice d’onore, The Vanishing – Scomparsa, il divertentissimo I tre moschettieri (quello con Depardieu e Tim Curry *__*), Dark City, L.A. Confidential e Mirrors. Ha doppiato episodi dei Simpson e dei Griffin. Ha 43 anni e un film in uscita.
Hugh Laurie in originale da la voce al Dr. Scarafaggio. L’attore inglese è diventato famoso in tutto il mondo per il ruolo di protagonista in Dr. House ma la sua carriera precedente, tra telefilm e comparsate cinematografiche è sterminata. Ha partecipato, con piccoli ruoli, a Ragione e sentimento, La carica dei 101 – Questa volta la magia è vera, I rubacchiotti, Spice World (cacca sul Dr. House!!! O___O), La maschera di ferro e Stuart Little ( e i suoi due seguiti). Ha partecipato a un episodio di Friends e doppiato uno dei Griffin. Ha 50 anni.
Un altro inglese salito alla ribalta con recenti e demenziali film, Seth Rogen, da la voce a B.O.B. Francamente non ricordo il suo viso, eppure film suoi ne ho visti parecchi, e mi sono rimasti in mente come dei cult: Donnie Darko, The Anchorman – The Legend of Ron Burgundy, e Tu, io e Dupree. E’ anche un ricercato doppiatore, ha infatti lavorato in American Dad!, Shrek Terzo, Ortone e il mondo dei Chi e Kung Fu Panda. Ha 27 anni e due film in uscita, tra cui il remake di Green Hornet, uno dei film più famosi di Bruce Lee.
Will Arnett, canadese, da la voce ad Anello Mancante. Altro caratterista in mille telefilm, tra cui Sex and The City, I Soprano, Law and Order, Will & Grace, Ti presento i miei, anche lui è molto apprezzato per il doppiaggio: ha partecipato a L’era glaciale – Il disgelo, Ratatouille, Ortone e il mondo dei Chi, Sesame Street ed era la terribile voce del falso trailer Don’t, uno dei tanti fake che intervallavano la versione completa di Grindhouse. Ha 39 anni e ben 8 film in uscita.
Rainn Wilson, americano, da la voce a Galaxxhar. Per la serie: dove ho già visto questa carne da cannone?, il nostro era appunto una delle vittime in La casa dei 1000 corpi. Ha partecipato inoltre a Quasi famosi, I perfetti innamorati, My Super Ex Girlfriend e Juno. Per la TV ha partecipato a Streghe, CSI, Law and Order, Numb3rs e Six Feet Under. Ha 43 anni e due film in uscita.
E ora, invece del solito trailer, beccatevi la mia scena preferita, quella del Presidente ballerino. E' uno SPOILER, non rovinatevi la visione se volete godervi il film fino in fondo. Solo dopo potrete vedervela quante volte volete!!! Decisamente.... ENJOY!!!!






































