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martedì 16 febbraio 2021

Notizie dal mondo (2020)

Nel recuperare qualcuno dei vari candidati al Golden Globe mi sono imbattuta in una delle più recenti aggiunte Netflix, ovvero Notizie dal mondo (News of the World), diretto e co-sceneggiato nel 2020 dal regista Paul Greengrass a partire dal romanzo omonimo di Paulette Jiles.


Trama: alla fine della guerra civile, un veterano che per vivere legge giornali alle popolazioni dei vari paesi incontra una ragazzina bianca cresciuta dagli indiani e decide di riportarla a ciò che resta della sua famiglia...


Nel corso degli anni mi sono ritrovata a dover riflettere sul mio personale assioma "I western non mi piacciono", visto che ho avuto modo di vederne alcuni, tra quelli moderni, particolarmente gradevoli, magari "sporcati" da altri generi (mi viene in mente, per esempio, Bone Tomahawk). Notizie dal mondo verrà inserito nell'elenco di queste opere in grado di toccare anche una come me, che non ama particolarmente il western, e soprattutto come uno di quei film capace di stupirmi: vista la durata e il periodo ho scommesso con Mirco che mi sarei addormentata dopo mezz'ora, invece la storia di "Capitano" e Johanna mi ha avvinta dall'inizio alla fine, coinvolgendomi e arrivando persino a commuovermi. A parte queste considerazioni triviali e personali, Notizie dal mondo è davvero un bel film, interamente fondato su un concetto di incomunicabilità che diventa il motore di tutte le vicende che portano sia all'incontro tra i due protagonisti, sia a tutte le sventure in cui incappano in nostri, unito ovviamente ad una situazione storica e sociale di grandissima confusione. Il film si ambienta infatti negli anni successivi alla Guerra di secessione americana, nelle zone del sud controllate dai soldati Unionisti, dove i veterani confederati erano costretti ad arrabattarsi per sopravvivere e dove i nemici non erano solo le persone dalla pelle di colore diverso ma anche gli stessi americani; in questo clima di incertezza ed ignoranza, il capitano Kidd va in giro a leggere giornali creando delle piccole assemblee cittadine ad ogni passaggio, informando, divertendo e talvolta cercando di far ragionare la gente per 10 centesimi. Proprio lui, che con le parole campa e sopravvive, si ritrova a dover riportare da parenti sconosciuti una ragazzina che, pur essendo bianca, è cresciuta con gli indiani e conosce quindi solo il dialetto Kiowa, cominciando dunque un viaggio irto di imprevisti e pericoli, in terre inospitali e selvagge dove il pericolo più grande è sempre e comunque l'uomo, assieme al suo fondamentale egoismo.


Lo stesso Kidd, nonostante sia innegabilmente l'eroe del film, non è esente da difetti e non è particolarmente abile a mettere in pratica ciò che predica, vittima di un dolore personale enorme che è arrivato a privarlo del coraggio di riprendere in mano la sua vita e tornare ad affezionarsi a qualcuno; durante il viaggio, Kidd salva spesso Johanna (e a sua volta viene salvato da una ragazzina non così indifesa) eppure arriva a causarle anche molto dolore per via di una sostanziale, "occidentale e ariana" tendenza ad imporre ad altri lo stile di vita che noi riteniamo giusto, quello che calzerebbe alla perfezione nella "nostra" situazione, senza pensare che ogni essere umano è un mondo tridimensionale a sé stante, non una via retta e piatta. Lo stesso vale per le vicende di Kidd e Joanna, che toccano una vasta gamma di emozioni e all'interno delle quali la riflessione va di pari passo con l'azione, raggiungendo un equilibrio perfetto quanto l'alchimia tra Tom Hanks e la semi-esordiente Helena Zengel, ragazzina dal visetto particolare e dallo sguardo intenso che, si spera, non si perderà nei meandri dell'industria cinematografica come molte delle sue colleghe passate. A coronare ed arricchire il tutto ci sono gli ampi movimenti di macchina di un Greengrass che trasforma i paesaggi desolati e quasi deserti percorsi da Kidd e Joanna in viste mozzafiato colme di insidie, coadiuvato anche dalla bellezza della fotografia a tratti un po "bruciacchiata" a tratti nitidissima di Dariusz Wolski, due punti di forza che avrebbero reso Notizie dal mondo perfetto per il grande schermo. Ci si accontenta, ahimé, ancora grazie che Netflix abbia deciso di distribuire un film così, che vi consiglio di recuperare senza indugio. 


Di Tom Hanks (Capitano Kidd), Ray McKinnon (Simon Boudlin), Mare Winningham (Doris Boudlin), Elizabeth Marvel (Mrs. Gannett) e Bill Camp (Mr. Branholme) ho già parlato ai rispettivi link. 

Paul Greengrass è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Inglese, ha diretto film come The Bourne Supremacy, The Bourne Ultimatum - Il ritorno dello sciacallo, Captain Phillips - Attacco in mare aperto e Jason Bourne. Anche produttore e sceneggiatore, ha 65 anni.


Se Notizie dal mondo vi fosse piaciuto recuperate Il grinta (trovate anche questo su Netflix). ENJOY!


martedì 19 novembre 2019

Le Mans '66 - La grande sfida (2019)

Pur non essendo molto interessata all'argomento, domenica mi hanno portata a vedere Le Mans '66 - La grande sfida (Ford v Ferrari), diretto dal regista James Mangold.


Trama: quando Enzo Ferrari rifiuta di unire la propria azienda alla Ford, Henry Ford II decide di batterlo sul campo delle corse automobilistiche e chiede l'aiuto fondamentale dell'ex pilota Carrol Shelby e del pilota Ken Miles per progettare un'auto in grado di competere alla 24 Ore di Le Mans...


Questo sarà un post viziato da tutta l'ignoranza del caso, anche più del solito. Se c'è una cosa infatti che non ho mai sopportato, dopo vedere ventidue tizi che corrono dietro a un pallone, è assistere alle corse di automobili. Di motori non so nulla, posso giusto apprezzare il design dei veicoli ma ho gusti particolari quindi rischio di provare schifo davanti a molti modelli adorati dagli appassionati, e onestamente l'idea di andare al cinema a vedere la storia della 24 Ore di Le Mans del '66 mi perplimeva non poco. Ribadisco di non avere idea di quali reali eventi siano accorsi quel giorno quindi mi sono bevuta tutto ciò che è stato raccontato sullo schermo da James Mangold e compagnia, ritrovandomi, inaspettatamente, ad esaltarmi, commuovermi e persino a pensare che avrei ucciso chiunque mi avesse spoilerato il finale della sfida tra Ford e Ferrari. Sfida che, per inciso, viene resa per una volta meglio nel titolo italiano; di Ferrari e di Ford, due macchiette dall'ego smisurato, alla fine importa poco, perché l'intera storia è imperniata sulle epiche fatiche di Carrol Shelby, ex pilota costretto a riciclarsi venditore di auto a causa di una malattia cardiaca, e Ken Miles, pilota geniale ma intrattabile. Come da tradizione americana, i due si imbarcano in un'impresa titanica, ovvero creare la prima macchina da corsa a marchio Ford, infondendo nell'opera e nella preparazione per la 24 Ore di Le Mans tutta la passione e la voglia di rivalsa contro un mondo che li ha quasi costretti a rinunciare ai loro sogni, combattendo allo stesso tempo contro la freddezza di uomini d'affari che guardano solo al profitto. La realtà dei fatti è stata dunque schematizzata mettendo da una parte i buoni, come Shelby, Miles e tutto il loro team, i collaboratori riluttanti come l'addetto al marketing Iacocca, e dall'altra parte i cattivi tout court come il viscido Leo Beebee, lo stesso Henry Ford II e, ovviamente, i piloti della Ferrari che sembrano usciti dritti da un film di mafia.


La semplificazione funziona, inutile nascondersi dietro a un dito. Viene incontro a chi, come me, di macchine non sa nulla e rischia di perdersi i tecnicismi di buona parte dei dialoghi iniziali, e consente allo spettatore di avere qualcuno per cui tifare, per cui trattenere il fiato ogni volta che le prove e le gare sembrano andare male, perché i due protagonisti sono caratterizzati alla perfezione, coi loro pregi e i loro umanissimi difetti, tanto che è impossibile non voler loro bene. Aiuta, ovviamente, che ad interpretarli siano due signori attori come Matt Damon e Christian Bale, di nuovo ridotto ad uno scheletro e quasi irriconoscibile nei panni di un "ragazzo" di campagna fattosi pilota e aiuta, neanche a dirlo, il fatto che James Mangold sia un regista capace di creare gradevoli sequenze di quiete familiare e complicità amichevole, ma anche di pestare (stavolta letteralmente) duro sul pedale dell'acceleratore quando si tratta di rendere l'idea di automobili lanciate a velocità impensabili su piste pericolosissime. Che anche una profana come me, a un certo punto, si sia ritrovata seduta sulla poltrona coi muscoli tesi e il piede pigiato su un freno virtuale, può darvi l'idea del dinamismo della messa in scena di Mangold, che nel corso di queste sequenze ad alta velocità alterna sapientemente riprese all'interno dell'abitacolo dell'auto, soggettive di ciò che il pilota vede dall'interno di una potenziale macchina di morte, panoramiche dei circuiti e ovviamente riprese ravvicinatissime dei veicoli in corsa, alternando il tutto con un montaggio serrato che riesce a non dare l'impressione di assistere a un freddo videogame. Alla fine della fiera, non bisogna sorprendersi se guardando Le Mans '66 ci si indigna e ci si commuove, ché la sceneggiatura è MOLTO bastarda e studiata a tavolino per toccare più cuori possibile, ma per una volta si può anche stare al gioco e godersi un film inaspettatamente bello, due ore e mezza che sembrano una. Magari da vedere in lingua originale per superare quel fastidioso (mabbasta con sti stereotipi...) tocco esotico della pronuncia itanglish, terribile da ascoltare in un film doppiato, e dare finalmente al signorile Remo Girone quel che è di Cesare.


Del regista James Mangold ho già parlato QUI. Matt Damon (Carrol Shelby), Christian Bale (Ken Miles), Jon Bernthal (Lee Iacocca), Josh Lucas (Leo Beebee), Tracy Letts (Henry Ford II) e Ray McKinnon (Phil Remington) li trovate invece ai rispettivi link.

Noah Jupe interpreta Peter Miles. Inglese, ha partecipato a film come Wonder, A Quiet Place: Un posto tranquillo e a serie quali Penny Dreadful e Downton Abbey. Ha 14 anni e un film in uscita, A Quiet Place: Part II.


Remo Girone interpreta Enzo Ferrari. Nato in Eritrea, lo ricordo per serie quali La piovra 3 (per me sarà sempre Tano Cariddi), La piovra 4, La piovra 5 - Il cuore del problema, La piovra 6 - L'ultimo segreto, La piovra 7 - Indagine sulla morte del commissario Cattani,  Fantaghirò 5 e Il commissario Rex. Ha 71 anni e un film in uscita.


Se l'argomento vi intriga, potete recuperare il documentario The 24 Hour War, disponibile su Prime Video, e magari anche Le 24 ore di Le Mans. ENJOY!

martedì 6 gennaio 2015

Cose preziose (1993)

Ho notato che ultimamente parlo poco di film un po' vecchiotti e magari dimenticati, quindi ho deciso di recuperare Cose preziose (Needful Things), diretto nel 1993 dal regista Fraser C. Heston e tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King.


Trama: Nella sonnolenta cittadina di Castle Rock apre un nuovo negozio di oggetti di antiquariato, Cose preziose. Tutti in città trovano qualcosa da comprare ma i prezzi del proprietario, il signor Leland Gaunt, sono economici solo in apparenza...


Cose preziose è un altro di quei film di cui ho consumato la videocassetta da ragazzina, arrivando a ricordare ancora oggi battute, sequenze e colonna sonora come se non fossero passati anni dall'ultima volta che l'ho visto. Tuttavia, assieme alla sensazione di nostalgia che mi ha preso un paio di giorni fa, è arrivata purtroppo anche la consapevolezza che Cose preziose non è che una debolissima trasposizione del bel romanzo Kinghiano, un film salvato giusto dall'interpretazione di uno strepitoso Max Von Sydow, perfetto nei luciferini panni del perfido Leland Gaunt, e dalla presenza dei sempre graditi Ed Harris e, soprattutto, Amanda Plummer, una deliziosa e commovente Nettie. Se, infatti, il romanzo di King si dilunga (molti lo odiano per questo ma per me rimane sempre un pregio) perdendosi in flashback, dettagli, lunghe descrizioni ed approfondimenti psicologici, il film ci immerge subito nell'azione e mostra in tempo zero una città che impazzisce e si consuma preda dei propri consumistici desideri, lasciando appena intuire il vortice di ambizioni frustrate, dolore, rancori e nostalgia che attanaglia ogni abitante di Castle Rock, anche il più impensabile. In questo modo, la parte migliore della pellicola diventa così la prima, dove assistiamo al subdolo modo con cui Gaunt riesce a manipolare gli ignari abitanti mettendoli uno contro l'altro grazie all'ausilio di terze vittime; il ritmo del film asseconda le sensazioni dei protagonisti che credono di essere coinvolti in un gioco innocente e l'atmosfera è rilassata e sciocca, con alcune sequenze che riescono a strappare persino un paio di risate (quando per esempio Nettie va a mettere le multe a casa di Buster, che sarebbe meglio non chiamare così...). Purtroppo, quando i maneggi di Gaunt cominciano a mietere le prime vittime, il film subisce un'accellerata che punta più sul body count e sull'"enormità" degli eventi più che sull'atmosfera, diventando così poco più di un banale TV movie a sfondo sovrannaturale che incappa anche in un paio di episodi al limite del ridicolo, consumandosi in un finale ironico ma sceneggiato e girato assai male (come dice lo stesso Max Von Sydow, sembra di assistere ad una riunione di alcolisti anonimi, terribile!).


Fraser C. Heston, figlio del ben più conosciuto Charlton Heston, dirige purtroppo senza personalità alcuna, limitandosi a portare sullo schermo immagini piatte, senza guizzi, unite tra loro da un montaggio che a tratti lascia perplessi perché sembra mostrare episodi completamente scollegati l'uno dall'altro. Per quel che riguarda il make-up e gli effetti speciali, tutto il film è abbastanza "contenuto", nel senso che le scene più efferate vengono solo suggerite, cosa che lascia spazio a ben poco gore, e l'intero budget dev'essere stato speso nelle esplosioni finali, negli stuntman (effettivamente bravi) e nel trucco di Max Von Sydow, che passa dall'essere un elegante gentiluomo ad un laido mostro dai denti storti e dalle unghie lunghissime nel giro di pochi fotogrammi. Come ho detto sopra, le interpretazioni di Max Von Sydow, Ed Harris e Amanda Plummer salvano Cose preziose dall'oblio e infondono forza anche a quelle di altri ottimi attori all'epoca assai quotati come Bonnie Bedelia e J.T. Walsh ma in definitiva la cosa che mi ha sempre maggiormente colpita del film è la bella colonna sonora originale di Patrick Doyle (dal sapore antico e giocoso ma anche sottilmente inquietante), che si mescola all'Ave Maria di Schubert e alla ben più profana Achy Breaky Heart di Billy Ray Cyrus, creando un pout-pourri di suoni e generi adattissimo a rappresentare l'anima dei vari abitanti di Castle Rock. Dopo tutto quello che ho scritto penserete ora che io detesti Cose preziose, in realtà non è così: probabilmente, se un giorno il signor Gaunt decidesse di aprire un negozio ad Ellera la videocassetta di questo film sarebbe uno dei papabili oggetti con cui potrei venire attirata nelle sue grinfie perché in definitiva gli voglio molto bene... solo, il tempo passato non è stato altrettanto benevolo con questa pellicola e forse, se non fossi certa che verrebbe una ciofeca ancora peggiore (alla Under the Dome, per intenderci), sarebbe il caso che qualche valido sceneggiatore riprendesse Cose preziose per farne una bella miniserie. La speranza, d'altronde, è sempre l'ultima a morire.


 Di Max Von Sydow (Leland Gaunt), Ed Harris (Sceriffo Alan Pangborn), Amanda Plummer (Nettie Cobb), Ray McKinnon (Norris Ridgewick) e William Morgan Sheppard (Padre Meehan) ho già parlato ai rispettivi link.

Fraser Clarke Heston è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come L'isola del tesoro e Alaska. Anche produttore, sceneggiatore e attore, ha 59 anni.


Bonnie Bedelia (vero nome Bonnie Bedelia Culkin) interpreta Polly Chalmers. Americana, la ricordo per film come Le notti di Salem, Trappola di cristallo, 58 minuti per morire e Presunto innocente; inoltre, ha partecipato a serie come Oltre i limiti e CSI - Scena del crimine. Ha 66 anni.


J.T. Walsh (vero nome James Thomas Patrick Walsh) interpreta Danforth "Buster" Keeton III. Americano, ha partecipato a film come Good Morning Vietnam, Misery non deve morire, Codice d'onore, Palle in canna, Il cliente, Rosso d'autunno, Virus letale, Babysitter... un thriller, Il negoziatore, Pleasantville e a serie come X-Files. E' morto nel 1998, all'età di 54 anni.


Don S. Davis (vero nome Don Sinclair Davis) interpreta il reverendo Rose. Americano, indimenticabile Maggiore Briggs ne I segreti di Twin Peaks, lo ricordo anche per film come Senti chi parla, Senti chi parla 2, Hook - Capitan Uncino, Poliziotto in blue jeans, Fuoco cammina con me, Ragazze vincenti, Cliffhanger - L'ultima sfida, The Fan - Il mito, Con Air, Il 6° giorno e The Uninvited; inoltre, ha partecipato ad altre serie come MacGyver, X-Files, Oltre i limiti, Sentinel, La zona morta e Supernatural. Anche stuntman, è morto nel 2008, all'età di 65 anni.


Del film esiste una versione lunga tre ore (impossibile da reperire in DVD, BluRay o cassetta e passata solo sulle TV Americane) che, pur essendo tagliata per quel che riguarda le scene più "forti", espande parecchio la trama, mostrando per esempio anche il personaggio di Cora Rusk, madre di Brian, che nella versione normale si vede solo alla fine con addosso gli occhiali da sole appartenuti ad Elvis Presley; per quel che riguarda i personaggi, invece, lo sceriffo Pangborn è lo stesso presente anche nella versione cinematografica de La metà oscura, dove era interpretato da Michael Rooker. Detto questo, se Cose preziose vi fosse piaciuto, recuperate innanzitutto il romanzo di Stephen King e poi i film Il seme della follia, Qualcosa di sinistro sta per accadere, Le streghe di Eastwick e L'avvocato del diavolo. ENJOY!




domenica 7 settembre 2014

Mud (2012)

Proseguendo col recupero dei film usciti la settimana scorsa arriviamo al pregevole Mud, diretto e sceneggiato nel 2012 (giusto per farvi capire a che livelli di distribuzione siamo in Italia...) dal regista Jeff Nichols.


Trama: due ragazzini incontrano su un'isola uno sconosciuto di nome Mud. Affascinati dai suoi racconti e dal sentimento d'amore che lo lega alla bellissima Juniper, i due ragazzi decideranno di aiutarlo a uscire da una situazione assai pericolosa...


Mud è un film particolarissimo che, a tratti, mi ha ricordato le atmosfere degli ultimi romanzi di Joe Lansdale, una strana storia di formazione che non si lascia andare ad eccessiva indulgenza nei confronti dei due giovani protagonisti né punta all'happy ending forzato. Tutto ruota attorno a Mud, un uomo misterioso, imbevuto di strane superstizioni, con lo stesso background dei due ragazzi che un giorno se lo trovano davanti su un'isola, armato di pistola e con una storia da raccontare che mescola amore e morte; impossibile, per Ellis e Neckbone, non rimanere affascinati da questo adulto così diverso da tutti gli altri, ancora in qualche modo bambino ma avvolto da quell'aura mitica che solo gli eroi, i criminali e i gatti randagi possono avere. A rimanere colpito da Mud è soprattutto Ellis, il vero protagonista della vicenda nonché vittima di una situazione familiare che a poco a poco si sta sfaldando. Sua madre e suo padre non si amano più come dovrebbero ed Ellis sta cominciando a capire che nulla è per sempre, che l'amore non è necessariamente eterno così come non lo sono la fanciullezza e i luoghi dove viene vissuta; di fronte a questa incombente consapevolezza il ragazzo si aggrappa a Mud e al sentimento profondo che lo lega a Juniper, donna bellissima e volubile, e si convince che aiutando i due innamorati anche la sua vita troverà il giusto binario e si riaggiusterà come per magia. Jeff Nichols confeziona una pellicola dolceamara, pregna di nostalgia e dal sapore antico, con personaggi che sembrano usciti da un film di Sam Pekimpah e che a tratti sembrano quasi irreali, come se fossero fantasmi del passato per nulla interessati ad adattarsi alla realtà moderna, mentre la vicenda dei due ragazzi ha lo stesso sapore dei libri che leggevamo da bambini, dove l'avventura poteva trovarsi persino nell'angolo subito dietro casa e serbava trionfi e pericoli in egual misura.


Visivamente, quello che colpisce di Mud è una fotografia splendida che racchiude in sé tutti i colori di una fine estate in un luogo di confine che dovrebbe essere l'Arkansas e che invece somiglia tanto alla Louisiana, col sole abbacinante che filtra tra gli alberi e si riflette sulle acque dei fiumi e sulle pelli dei serpenti. Jeff Nichols e la sua macchina da presa celebrano quest'incredibile natura attraverso immagini grandiose (stupenda quella degli uccelli in volo) che si mescolano a quelle più "squallide" dei motel, dei bar e dei piccoli paesi tipici della provincia americana o delle baracche galleggianti dove vivono Ellis e Neckbone, pronte a venire crivellate da colpi di fucile o inghiottite dal progresso che avanza inesorabilmente. Questa commistione di antico e nuovo viene mantenuta da un cast praticamente perfetto. Ai visi freschi ed accattivanti dei due giovani protagonisti si affiancano infatti quelli segnati e in qualche modo irreali di un Matthew McConaughey bello, scapestrato e cialtrone, una Reese Witherspoon talmente "stravolta" nel suo essere bionda e all-american da risultare quasi irriconoscibile e da un pugno di caratteristi schivi, violenti e perfetti, figure leggendarie anche nel loro essere fondamentalmente degli uomini sconfitti dalla vita (come il padre di Ellis, un favoloso Ray McKinnon). Jeff Nichols con Mud era stato nominato nel 2012 per la Palma d'oro a Cannes ed è un peccato che un film simile non abbia vinto questo o altri prestigiosi premi perché sicuramente ciò gli avrebbe concesso una distribuzione migliore e più rapida mentre ora, a ridosso dell'estate, rischia di non essere guardato che da un manipolo di spettatori. Siccome di film così ben fatti ed emozionanti se ne vedono ormai pochi cercate di fiondarvi nei cinema che lo proiettano o recuperatelo per una visione casalinga perché Mud merita davvero!


Di Matthew McConaughey (Mud), Reese Witherspoon (Juniper) e Sarah Paulson (Mary Lee) ho parlato ai rispettivi link.

Jeff Nichols è il regista e sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche il film Take Shelter. Anche produttore e attore, ha 36 anni e un film in uscita.


Sam Shepard (vero nome Samuel Shepard Rogers) interpreta Tom. Americano, ha partecipato a film come I giorni del cielo, Fiori d'acciaio, Il rapporto Pelican, Codice: Swordfish, Cogan - Killing Them Softly, I segreti di Osage County e Il fuoco della vendetta. Anche sceneggiatore e regista, ha 71 anni e due film in uscita.


Ray McKinnon interpreta Senior. Americano, ha partecipato a film come A spasso con Daisy, Sommersby, Cose preziose, Un mondo perfetto, L'ombra dello scorpione, Apollo 13, Fratello dove sei?, Take Shelter e a serie come Roswell, Jarod il camaleonte, Nash Bridges, N.Y.P.D., X-Files e Sons of Anarchy. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha 57 anni.


Michael Shannon interpreta Galen. Americano, ha partecipato a film come Ricomincio da capo, Perl Harbour, Vanilla Sky, 8 Mile, World Trade Center, Take Shelter e L'uomo d'acciaio. Ha 40 anni e un film in uscita.


Tye Sheridan, che interpreta Ellis, era già stato figlio di Brad Pitt in The Tree of Life. Se Mud vi fosse piaciuto recuperate anche Re della terra selvaggia e Stand By Me - Ricordo di un'estate. ENJOY!

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