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2 marzo 2008


Dialogo alla fermata del bus

Caino: Chi ha vinto Sanremo?
Abele: Non guardo la TV, però a Gaza sono morte decine di persone e molti bambini.

Caino: Come sono andate le partite di calcio?
Abele: Non saprei, però questo mese non riesco a pagare il mutuo.

Caino: Chi voterai alle elezioni?
Abele: Non voto più, ho perso troppi amici in acciaieria.

Caino: Hai visto, il principe Harry è tornato a casa?
Abele: Peccato che in Afghanistan chi è rimasto a casa è morto sotto le bombe.

Caino: Lo sai che cambiando le lampadine si aiuta il clima?
Abele: Le scie chimiche uccidono lentamente il clima e le persone.

Caino: Va bene, con te non si può parlare… vado a fare la spesa.
Abele: Hai ragione, io mi fermo ancora un po’, soldi per la spesa non ne ho.

14 giugno 2007


La strategia Israelo-Statunitense

Mentre a Gaza continua ad infuriare la guerra civile, con decine di morti in pochi giorni, è difficile cercare di compiere un’analisi reale della situazione che si sta delineando. Quando Hamas entrò come parte attiva nella gestione politica palestinese, una serie di opinioni contrarie si levarono da ogni parte del mondo “democratico”. Una fazione così fondamentalista, che non rispetta la dialettica e dialoga con armi e granate, non era di certo ben vista dagli osservatori internazionali. Nonostante questo tutti erano consapevoli che questa occasione era una ghiotta opportunità per lasciare la Palestina in mano a due gruppi che si sarebbero indeboliti uno con l’altro, fino ad arrivare a quello che oggi possiamo vedere con i nostri occhi. Gli Stati Uniti e Israele hanno consentito di buon grado lo sviluppo della situazione, perché in fin dei conti era molto conveniente e avrebbe indebolito una nazione ormai distrutta, senza peraltro dover intervenire in prima persona. Israele ha continuato a reprimere e uccidere ogni dissidente, ha intensificato le rappresaglie a Gaza e negli altri territori per creare una vera e propria gabbia dalla quale è impossibile fuggire. Oggi la Palestina si trova a dover piangere i morti che i suoi figli procurano ad altri figli e a schivare le bombe che continuano a piovere da Israele. Lo scenario futuro possibile è molto incerto. Mentre questo accade, la comunità internazionale sembra incapace di esprimere una politica che ponga fine a questo scempio, molti non tengono in considerazione nemmeno che la situazione è così grave. In Italia i giornali ignorano o quasi questo nuovo conflitto, spendono invece molte parole di sdegno per la vicenda legata alla concessione di un permesso di lavoro per Priebke. Ammesso che l’ONU, in tempi non così brevi, riesca a esprimere una risoluzione per la Palestina, Israele e gli Stati Uniti avrebbero vinto la loro subdola guerra invisibile. Una guerra basata sulla contrapposizione delle fazioni palestinesi e una forte repressione verso uomini e risorse. Si troverebbero uno Stato controllato da un esercito para-americano e con una astuta manovra avrebbero il controllo della zona con più alto numero di conflitti del mondo. Staremo a vedere l’evolversi degli eventi, spero solo che i poveri innocenti palestinesi possano trovare finalmente una pace duratura.

4 giugno 2007


Il Paese dei sordo ciechi

Sempre più spesso mi trovo in difficoltà a scrivere qualcosa che abbia un senso. Le notizie sempre uguali, i soliti teatrini sulla politica interna, le solite notizie psico-economiche, le solite banalità sul gossip e le tette di qualche decerebrata da tv. Mentre scorro le notizie mi salta agli occhi l’inchiesta del pubblico ministero di Potenza sulla massoneria italiana. Questa nota mi risveglia e mi fa tornare il sorriso, penso che forse qualcuno abbia acceso il cervello e tentato di capire come funzionano realmente le cose in Italia. Mentre si parla di scandali tra ministri e alti rappresentanti dello Stato, qualcuno insinua che la massoneria è ancora ben radicata e gestisce parte delle amministrazioni locali. Sorrido perché da anni si parla di poteri occulti, senza riuscire nemmeno a sfiorare le menti del popolo gregge. Mentre i più grandi massoni del NWO si accingono a distruggere il mondo, altri rappresentanti (in parte gli stessi) si riuniscono per la consueta riunione di metà anno con il burattinaio mondiale. Sembra di vivere un copione ormai ben delineato che scorre in schermi tv invisibili, un sottile filo subliminale che continua a scuotere le sorti del mondo a scapito degli imbambolati e controllati piccoli uomini sordo ciechi. L’agenda del NWO continua senza sosta, solita disinformazione sul riscaldamento globale, solite operazione di bonifica dei cieli e soliti dibattiti politici. Nello stesso tempo in Palestina le persone continuano ad essere trucidate dalle forze sioniste. Lo scandalo internazionale che Israele continua a perpetrare è vergognoso e ogni giorno di silenzio ingrandisce il crimine contro l’umanità che si compie nella striscia di Gaza. Stasera andrò a dormire, spero di alzarmi domani mattina e realizzare che tutto questo è un semplice incubo.

22 febbraio 2007


Il giorno della memoria del popolo palestinese

Vorrei ricordare le vittime innocenti palestinesi alle quali troppo spesso si guarda con disprezzo e indifferenza. Gli ultimi sei anni della politica di Israele ha visto distruggere l'identità di un popolo al collasso umanitario. Queste ripetute violazioni di ogni più elementare diritto alla vita devono essere ricordate a tutti coloro che elogiano lo stato sionista e ne prendono le difese pubbliche in ogni occasione. Ogni rapimento politico e uccisione di esponenti governativi palestinesi viola ogni forma di diritto e convenzione internazionale. Gli abusi perpetrati dai coloni e il muro che rilega i palestinesi a bestie in gabbia dovrebbe essere all'ordine del giorno della politica estera di ogni governo mondiale. Tutto questo deve cessare ora e per sempre. Lasciamo al popolo palestinese il diritto di vivere nella propria terra senza l'interferenza di qualsiasi altro governo oppressore. Impediamo agli Stati Uniti di interferire nella politica palestinese per creare tensioni e destabilizzare continuamente una terra distrutta. Oggi ricordiamo tutto questo, per una volta il giorno della memoria dedichiamolo alle vittime palestinesi.

5050 morti, 4970 feriti, più di 10.400 detenuti dall’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa fino a gennaio scorso.

Il Servizio statale di informazione della città di Gaza ha riferito che il numero dei caduti per mano delle forze di occupazione israeliana dall’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa il 28 settembre 2000, e fino al 31 gennaio 2007 ammonta a 5050.

I feriti sono 49.760, di cui 4835 hanno ricevuto le cure sul posto.

Il numero di morti tra i minori di età inferiore ai 18 anni sono 937. Quello degli omicidi mirati 481.

Il rapporto, che è stato preparato dal Centro di informazione nazionale palestinese, che è parte del Servizio statale di informazione, ha ricordato che:

351 sono le donne uccise;
150 i malati (soprattutto bambini, anziani) deceduti ai posti di blocco e a cui le autorità israeliane hanno impedito di raggiungere ospedali o centri di cura;
66 sono le vittime delle aggressioni dei coloni;
36 sono i medici e il personale sanitario o della protezione civile morti mentre prestavano i soccorsi.
9 i giornalisti, fotografi e altri operatori dell’informazione uccisi mentre testimoniavano le aggressioni israeliane;
220 gli sportivi morti.

Il rapporto ha anche indicato che il numero dei detenuti e dei sequestrati che si trovano ancora nelle prigioni israeliane è di 10.400, di cui 553 sono prigionieri da prima dell’inizio dell’Intifada di Al-Aqsa. Di questi, 1150 sono malati cronici.

1175 sono gli studenti e gli universitari detenuti, di cui 330 minorenni.
106 sono gli insegnanti e i dipendenti maschi del ministero dell’Istruzione pubblica incarcerati e 118 le femmine.

Strutture pubbliche e private danneggiate:

645 strutture pubbliche e della sicurezza danneggiate fino al 31 luglio 2006
72.437 abitazioni danneggiate totalmente e in maniera parziale sono,
30871 case distrutte totalmente – di cui 4785 nella Striscia di Gaza fino al 31 ottobre 2006.

Scuole e università:

12 sono le scuole e le università chiuse su ordine militare fino all’8 agosto 2006
1125 tra scuole e istituti superiori chiusi a seguito delle aggressioni israeliane
359 tra sedi della pubblica istruzione, scuole, uffici e università bombardate
43 scuole sono state trasformate in caserme militari
848 gli studenti uccisi dalle forze di occupazione
4792 gli studenti e i dipendenti pubblici feriti

Terreni, alberi, ecc. danneggiati o sradicati fino al 31 luglio 2006:

80.712 dunum (80,7 ettari)
13.572.896 gli alberi sradicati
784 depositi agricoli demoliti
788 allevamenti aviari e animali distrutti, comprese le attrezzature uccisi:
148209 ovini,
12151 bovini,
899767 polli da carne,
350292 polli da uova
1650 conigli d’allevamento
16549 arnie da miele distrutte;
425 pozzi d’acqua danneggiati;
207 abitazioni agricole demolite.

Le forze di occupazione

hanno danneggiato 33792 dunum (33,79 ettari) di terreni con impianto di irrigazione,
distrutto 1360 piscine e contenitori idrici, e 631.182 metri di reti agricole e muri di sostegno;
hanno danneggiato 979.239 metri della linea idrica principale.
16.195 sono i contadini danneggiati fino al 31 luglio 200616 le serre e 16 i trattori e gli attrezzi agricoli distrutti.
Dal 1 ottobre 2001 fino al gennaio scorso sono stati distrutte 9547 bancarella, negozi e cantieri.

Il rapporto ha rilevato che la percentuale di disoccupati palestinesi ammonta al 30,3% nell’ultimo quarto del 2006:
si tratta di 288.300 palestinesi (fino al 30 settembre 2006).

La percentuale di povertà nei territori palestinesi a causa dell’assedio è pari al 70%.

Altre aggressioni israeliane.

1147 giornalisti aggrediti
5001 posti di blocco e postazioni militari installate dal 1 ottobre 2001
36724 bombardamenti contro quartieri abitati (fino alla fine di gennaio 2007).
247.291 dunum (247,29 ettari) di terreno sequestrati a causa della costruzione del Muro di separazione razziale (dal 29 marzo 2003)
432 fabbriche hanno subito danni a causa delle violazioni e delle aggressione israeliane.

31 agosto 2006


Spiegaci, Massimino…

di Carlo Bertani
Fonte: www.carlobertani.it

«Non perder l'ora;
ma parla, e chiedi a lui, se più ti piace».
Dante Alighieri – Inferno – Canto XIII

Mentre si stanno ancora stilando i tristi inventari della guerra in Libano – circa 1500 morti libanesi e 250 israeliani – Tel Aviv ha ripreso con regolarità la mattanza a Gaza: dal 28 giugno ad oggi, i morti palestinesi a Gaza sono stati 225 (fra i quali ben 62 bambini) e 900 feriti (ANSA, 30 /8/2006). Quando fu decisa la missione in Libano, mi par di ricordare che il Ministro D’Alema “non escluse” l’invio di un contingente ONU anche a Gaza, perché è intollerabile che quotidianamente s’ammazzi la gente (i 62 bambini erano “terroristi”?) nel silenzio più assoluto delle cancellerie europee. Non è molto “fine”, via, ammettiamolo. E passi che, oramai, Washington non tenti nemmeno più di recuperare un minimo di credibilità nel mondo arabo: quel poco che rimaneva sta svanendo con il sangue che arrossa le strade dell’Iraq, ma noi andiamo là per una missione di pace. O no? Il pericolo che i soldati italiani corrono non è quello di prendersi un razzo da Hezbollah oppure una bomba da un aereo israeliano: i danni possono farli solo i politici, con le loro dichiarazioni poco attente alla realtà internazionale, soprattutto per uno che di mestiere fa il Ministro degli Esteri. La dichiarazione sorprendente di Massimo D’Alema riguarda il disarmo di Hezbollah: mentre tutti sembrano d’accordo per un graduale accorpamento delle milizie sciite nell’esercito libanese, Massimino Settebellezze se ne esce bello bello a dichiarare che “se la Siria non smetterà di rifornire Hezbollah, la comunità internazionale non rimarrà indifferente”. Ora, Massimino, sappiamo che tu vivi tranquillo fra Roma, Gallipoli e la tua sontuosa barca a vela, ma così non è per i militari italiani che fra pochi giorni si troveranno catapultati fra l’esercito israeliano al quale brucia ancora il sederino per la constatazione di non essere riuscito a distruggere Hezbollah e le milizie sciite che sono fiere d’aver fermato Tzahal. Non si tratta proprio di una scampagnata – questo il governo italiano lo ha più volte ricordato – ma se così non è, proprio il Ministro degli Esteri italiano deve mettercela tutta per dar fuoco alle polveri? Si potrà replicare che la risoluzione 1701 prevede “il disarmo delle milizie”, ma non si fa cenno a chi debba disarmarle:

art. 8

Full implementation of the relevant provisions of the Taif Accords, and of resolutions 1559 (2004) and 1680 (2006), that require the disarmament of all armed groups in Lebanon, so that, pursuant to the Lebanese cabinet decision of 27 July 2006, there will be no weapons or authority in Lebanon other than that of the Lebanese State;

-- no foreign forces in Lebanon without the consent of its Government;
-- no sales or supply of arms and related materiel to Lebanon except as authorized by its Government;
-- provision to the United Nations of all remaining maps of land mines in Lebanon in Israel’s possession;

Esecuzione completa delle disposizioni relative degli accordi di Taif e delle risoluzioni 1559 (2004) e 1680 (2006), che richiedono il disarmo di tutti i gruppi armati in Libano, di modo che, conforme alla decisione del governo libanese del 27 luglio 2006, non ci siano armi od altre autorità in Libano tranne quelle dello stato libanese;

-- non ci siano forze straniere nel Libano senza il consenso del relativo governo;
-- non ci sia vendita o rifornimento di armi nel Libano tranne quelle autorizzate dal governo libanese;
-- consegna alle Nazioni Unite di tutte le mappe dei campi minati nel Libano ancora in possesso d’Israele;

Nella risoluzione – in moltissimi punti – si richiama alla responsabilità del governo di Beirut per il disarmo di Hezbollah: per quale motivo? Il compito di gestire le forze armate di un paese spetta al legittimo governo di quella nazione ed a nessun altro: sarebbe un precedente assai rischioso – per l’ONU – creare un precedente grazie al quale siano le Nazioni Unite a decidere della politica di difesa di una nazione. Il caso dell’Afghanistan fu diverso; in quel caso, il governo talebano di Kabul era riconosciuto da soli tre stati: Arabia Saudita, Pakistan (!) ed Emirati Arabi Uniti, mentre il governo libanese è pienamente riconosciuto in tutti i consessi internazionali. Israele ha quindi ragione quando addossa al governo di Fouad Siniora la responsabilità delle azioni militari di Hezbollah: il problema è che Hezbollah è un partito politico, ed è difficile sostenere che si tratti di una forza straniera, giacché è composta da libanesi. La presenza di militanti d’altre nazionalità non deve stupire troppo: siriani e libanesi si considerano quasi un solo popolo (furono entrambi colonizzati dai francesi) ed è inutile qui ricordare che le “frontiere di burro” del Medio Oriente nascono dalle squadrette con le quali i solerti geografi inglesi e francesi le tracciarono sulle mappe, che non avevano alcun riscontro con le realtà locali. Il “disarmo” di Hezbollah è quindi un problema d’assetto interno libanese – che il Libano dovrà risolvere – ma nessun potere esterno al Libano (tanto meno Israele, che ha dovuto ricorrere all’ONU per salvare la faccia in una situazione militare che diventava sempre più critica) può esigere che Hezbollah sia disarmato. Ovviamente, una forza armata riceve rifornimenti: se la Siria invia rifornimenti ad Hezbollah ed il governo libanese non si oppone (o non ha la forza per farlo, il che dimostra chi veramente rappresenta politicamente il Libano) vogliamo inviare i nostri soldati sulla frontiera con la Siria per farli massacrare dai più che certi attacchi (di qualsiasi tipo) che andrebbero a subire? Massimino, rifletti un attimo e magari correggiti: puoi sempre affermare che il tuo pensiero è stato “distorto” dalla stampa tanto, con le sovvenzioni che ricevono annualmente dal governo, stai certo che faranno retromarcia, reciteranno il mea culpa e si cospargeranno il capo di cenere. Sempre per l’annosa questione delle armi, il sottoscritto ha la ventura d’abitare proprio sotto un corridoio aereo, e qualche volta riesce a notare i velivoli commerciali che strapazzano i cirri, lassù, nel silenzio delle alte quote. Ebbene, nei giorni della guerra era tutto un passa e ripassa di strani voli che sembravano commerciali, ma che dal rumore dei motori – quel buu-buu basso – non parevano carichi di gente che andava in vacanza. No, erano i C117 dell’USAF che portavano i rifornimenti d’armi ad Israele: non lo sapevi? Sì, volano bassi – fra i 10 ed i 15.000 piedi – perché sono così carichi che non ce la fanno a volare più alti: con quel che pesano quelle bombe da una tonnellata e quelle a frammentazione! Sbaglio o sono proibite? Chiedilo magari ad Annan, lui dovrebbe saperlo. La sera del 10 agosto mi recai alla spiaggia per vedere qualche stella cadente – cosa vuoi, noi comuni mortali chiediamo solo un po’ di salute e di riuscire a pagare il mutuo, mica veleggiamo su yacht da milioni di euro – e, mannaggia se riuscii a vederne una! Sì, c’era qualche nuvola, ma che traffico! In un’oretta e mezza ne contai sette: alcuni volavano a coppie, altri soli soletti e tutti si dirigevano verso sud est come una mandria, una carovana di some colme d’esplosivo. Mi è venuto allora un dubbio: chi decide chi può ricevere rifornimenti e chi no? Bella domanda vero? Non mi sembra che le bombe israeliane (con targa USA) si comportino meglio dei razzi (con targhe siriane, iraniane, ecc) di Hezbollah: Oddio, forse si comportano meglio: la “partita” è finita con un centinaio di civili israeliani massacrati dai razzi che giungevano dal Libano e con un migliaio di civili libanesi spappolati dalle bombe israeliane. Sì, le armi americane si comportano meglio, hanno una ben diversa reputazione. C’è qualcuno – che so io, un “Comitato Planetario della Buona Bomba” – che pone l’imprimatur sui rifornimenti d’armi? C’è un apposito ufficio che timbra le bombe ad una ad una, mette una targhetta, un segno con il pennarello indelebile, cosicché noi possiamo riconoscere una bomba buona da una cattiva? Oppure dobbiamo giudicarle solo dopo che sono scoppiate? Dai, diccelo… No, perché ci assalgono dei dubbi che giungono da lontano, dal 1999, dal Kosovo. Rammenti? Ricordiamo tutti la solerzia con la quale concedesti l’uso delle basi italiane per bombardare Belgrado, poi – all’improvviso – crepi l’avarizia! Inviasti anche i nostri AMX a buttar bombe, ovviamente buone. Nulla da eccepire per gli aerei: sappiamo che gli AMX cadono da soli – fino ad oggi 18 sono caduti in esercitazione, parecchi piloti morti, perché per risparmiare hanno montato su un aereo da combattimento il motore di una cinquecento, al punto che alcuni anni fa la magistratura italiana (unico caso al mondo!) sequestrò tutti e quanti gli AMX dell’AMI – ma non era proprio il caso di mandarli a piovere sulla testa dei poveri jugoslavi! E poi: che figura, dai… La Grecia – nostra cara vicina e maestra di vita, che ricambiammo nel 1941 con un attacco da rubamazzetto per averci insegnato i rudimenti della civiltà – rifiutò agli americani l’uso dei porti e degli aeroporti greci: hai capito te che razza di filosofi? La curiosità che ci coglie è quella di sapere se anche questa volta hai concesso l’uso delle nostre aerovie per trasportare le bombe americane ad Israele, bombe buone, lo abbiamo notato, e se qualcuno ci ha detto qualcosa in merito. Sì, perché ci coglie un dubbio: le bombe, forse, non sono buone o cattive per loro natura, ma ogni governo può decidere in autonomia del loro valore morale (!). Se i greci si sono permessi – nel 1999 – di giudicare “cattive” le bombe americane, perché tu le consideri tutte buone? Guarda che bisogna osservare sempre con attenzione: il settebello non vale mica come il sei di picche! Per quanto riguarda la consegna delle mappe dei campi minati – un aspetto non poco importante, perché è su quelle mine che ci lasciano la pelle i civili – siamo certi che Israele lo ha già fatto: confermi Massimino? Beh, altrimenti…chiedilo di nuovo ad Olmert, prova a genufletterti, a metterti in testa la kippà…prova a corteggiare la Livni oppure manda Fini, che ha delle “aderenze” in loco… Ah, c’è un’altra cosa che devi chiedere ad Olmert – quando lo vedi, per carità, senza fretta – che riguarda anch’essa la risoluzione 1701:

art. 5
Also reiterates its strong support, as recalled in all its previous relevant resolutions, for the territorial integrity, sovereignty and political independence of Lebanon within its internationally recognized borders, as contemplated by the Israeli-Lebanese General Armistice Agreement of 23 March 1949;

Inoltre reitera il suo forte richiamo, come ricordato in tutte le relative risoluzioni precedenti, per l'integrità territoriale, la sovranità e l'indipendenza politica del Libano all'interno dei relativi confini internazionalmente riconosciuti, come contemplato dall'accordo generale Israeliano-Libanese d’armistizio del 23 marzo 1949;

Ma Porca l’oca! Scusa se mi è scappata…stiamo qui a raccontarci mille storielle su chi deve ritirarsi per primo, chi deve aspettare la forza ONU, chi deve rimanere e chi deve migrare, chi sono quelli autorizzati a stare a sud del Litani e quelli che invece possono pescare solo sulla riva nord…e questi è dal 1949 che non rispettano le risoluzioni dell’ONU? Massimino, spiegaci l’arcano: perché nel terzo millennio – nella grande Era Acquariana della pace e della prosperità per tutti i popoli – dobbiamo andarci ad impelagare con un accordo di pace del 1949?!? Ma, israeliani e libanesi, stavano in pace od in guerra? Tu lo sai?

Per quel che so io non lo sanno più nemmeno loro, ma c’è un altro aspetto che mi sembra interessante; il Libano non è ritenuto uno stato, una nazione, un paese come tanti altri: è uno stato-sandwich, anzi è quasi un salame od un prosciutto, perché gli israeliani non l’hanno invaso ed occupato a più riprese tutto intero, ma a fette. Sharon se ne fece una bella abbuffata nel 1982 – quasi mezzo chilo tagliato a fette spesse, ed un po’ gli rimase sullo stomaco, bisogna ammetterlo – e forse perché era un po’ indigesto gli israeliani se ne andarono, ma non da tutto il Libano: qualche fettina rimase attaccata alla carta, di quelle che restano dimenticate nel fondo del frigorifero e che si finisce per darle al gatto.

Se la politica internazionale si è ridotta a comportarsi come un pizzicagnolo – con la mano sudata appoggiata all’affettatrice – allora c’è speranza per tutti! Io sono un “innamorato” della Dalmazia: che dici, se entro in politica riuscirò a comprare tre etti dell’isola di Pago oppure quattro fette di Lussino? Fammi sapere, perché mi piace osservare le dolci pennellate delle barche a vela sull’azzurro del mare, soprattutto se hanno due alberi e tante vele, come la tua.

Vorrei raccontarti altre storielle, sapere cosa ne pensi della riunione di 600 capitribù iracheni che hanno solennemente giurato di non ammazzarsi più fra di loro, ma so che hai tanto da fare e che sei pure un po’ incavolato perché hai passato un’estate di m… mentre Berlusconi aveva un sacco di tempo libero e si trastullava con la barca in Sardegna. Che dici, i capitribù iracheni sono sinceri? E se non sono loro a soffiare sul fuoco dello scontro etnico in Iraq, c’è qualcun altro che ci prova? Magari perché non sa più che pesci pigliare e teme di non farcela a vincere le prossime elezioni, nonostante le macchinette della Diebold?

No, perché la teoria dell’affettatrice può essere applicata anche all’Iraq. La Turchia vuole due etti di Kurdistan? Si può vedere…intanto ha già spostato fior di truppe sul confine Rimangono gli avanzi, i resti delle cene mai concluse. Che ne facciamo del Kosovo? Una parte la consumiamo subito e quel che resta lo infiliamo nel congelatore? E della Bosnia? Dai, rispondici, raccontaci veramente come stanno le cose perché – sai – un giorno o l’altro potremmo stufarci di farcelo fare a fette, e non sarebbe proprio un gran brutto giorno.

9 agosto 2006


Il balletto delle risoluzioni

Sono ormai giorni che l' ONU fa finta di presentare una risoluzione adeguata al conflitto libanese. Sembra quasi che questa attesa serva a far avanzare ancora un po' le milizie israeliane, ormai prossime al fiume Litani. Inoltre questo perder tempo facilita l'ulteriore distruzione di uno stato sovrano ormai nell'impossibilità di reagire. La risoluzione parla di come accedere agli aiuti umanitari, ormai tardivi, e del dispiegamento di una forza ONU sul territorio. In nessun caso si parla di modalità di riepiego del contingente israeliano dal territorio libanese, come se ormai il dato di fatto è che Israele ha guadagnato una zona-cuscinetto in Libano tale da permettere il controllo degli Hezbollah e la propria difesa. Mi sembra una vecchia storia, simile a quella di Gaza e della Palestina. La cosa sconcertante è appunto il totale disinteresse del mondo a porre fine in maniera equa a questo etnocidio. Forse Francia, Germania e Italia non trarrebbero nessun vantaggio nel Libano, certamente nessun pozzo petrolifero potrebbe essere usato per i propri fini economici e geopolitici. Quindi attendiamo, ancora un po', aspettiamo che l'organizzazione delle nullità unite decida qualcosa, nel frattempo aggiorniamo la macabra conta dei civili massacrati. Alcune teorie di esponenti del nostro governo, ovvero del presidente della commissione Difesa del Senato, affermano che gli israeliani stiano giocando con le vite libanesi, utilizzandole come delle vere e proprie cavie umane. Queste ipotesi, non così poi tanto strampalate, trovano riscontro sulla effettivo svolgimento delle attività belliche. Israele sta potenziando le nuove armi a riconoscimento elettronico del bersaglio, con puntatore laser e proiettile ad auto-propulsionee. Molti dei missili lanciati dagli Hezbollah infatti avrebbero ucciso persone arabe in territorio israeliano, come se i missili fossero indirizzati a colpire uomini di una certa razza rispetto ad un'altra. Questa strana coincidenza che collima con le più avanzate tecnologie militari, lascia perplessi e dubbiosi sull'effettivo svolgimento di questo conflitto. In ogni caso chi fosse interessato allo shopping può visitare il sito israeliano fornitore di questi ottimi ritrovati tecnologici a questo link.