Lo devo ammettere, ho apprezzato molto l’iniziativa di ieri dell’On. S. Capone e della Sottosegretario Teresa Bellanova, di promuovere, all’indomani delle elezioni Europee e Amministrative, conclusesi con i ballottaggi, un confronto aperto con i militanti, i dirigenti, gli amministratori, gli eletti del Partito Democratico e cittadini tutti.
Sono stato felice di esserci andato, perché son tornato a casa con la mia convinzione ancora più rafforzata: quella che esiste un popolo del PD straordinario, generoso, del quale non si può prescindere e che va rispettato sempre. Non vi nascondo che vedere tanti dirigenti, amministratori, semplici militanti della prima e della seconda ora (uso un espressione ormai diventata comune), con quell’entusiasmo che non notavo da anni sui loro volti, mi ha aperto le porte della speranza; quella speranza che spesso in me vacilla sotto i colpi dei personalismi spesso imperanti nel mio Partito.
L’idea di aprirsi ad un confronto sui risultati elettorali, al di fuori degli organismi di partito è stata ottima. Di quelle che più ce n’è meglio è. Avere la possibilità di intervenire (solo per la cronaca è intervenuto anche uno che si è dichiarato di centrodestra), senza la spada di Damocle di dover compiacere o rischiare di non compiacere lo stato maggiore del partito, credo che sia stata molto apprezzata; tanto che sono venuti fuori interventi di una valenza politica straordinaria; interventi propositivi, costruttivi, anche critici, ma soprattutto LIBERI.
Insomma, è stato un pomeriggio di confronto, di quelli che ormai non vedevo da mesi; se penso alle ultime assemblee provinciali del partito, mi vengono i brividi; assemblee che quand’anche contenessero un numero considerevole di partecipanti (e non è stato così nelle ultime), apparivano vuote e spesso riempite solo dal più assordante dei silenzi. In quelle occasioni mi sono più volte chiesto perché nessuno intervenisse: per disinteresse, per paura, per rassegnazione? Forse un po’ di tutto! Ma un partito che non discute all’interno dei suoi organismi l’ho considerato sempre un pessimo segnale.
Le elezioni sono, ormai alle spalle, e con esse anche i risultati. Risultati che a mio avviso hanno dimostrato che c’è un partito che ha vinto (grazie all’iniezione di coraggio e fiducia fatta dal Premier Renzi), ma che non gode di ottima salute. Troppe divisioni, personalismi, corse all’accreditamento verso questo o quel big, attanagliano il PD salentino, determinando spesso contraddizioni e aspri scontri all’interno, che lo indeboliscono e lo bloccano.
Netta è stata la distinzione tra le elezioni europee e quelle amministrative; è sbagliato farne di tutta l’erba un fascio. Il dato delle elezioni europee (nella nostra provincia superiore al 35%) , a mio giudizio, è ascrivibile ad una mobilitazione di quel popolo del PD (e non solo) che lasciando da parte le beghe localistiche si è dato da fare per dire la sua, sulle ali dell’entusiasmo e della speranza trasmessa dalla politica di Matteo Renzi. Il dato delle amministrative, invece, è più composito; in esso convivono diverse componenti: c’è il contributo dalle dirigenze locali, c’è il contributo dalla dirigenza provinciale, c’è il contributo dai rappresentanti istituzionali, ma, soprattutto, c’è il contributo dei candidati. Senza dimenticare il fattore sgretolamento del centrodestra. Certamente, rispetto alle passate tornate di elezioni amministrative c’è stata una ripresa del PD e del centrosinistra propriamente detto, che ha vinto in qualche comune in più rispetto al centrodestra propriamente detto. Si, perché di liste composite, fatte di gente proveniente dall’uno o dall’altro degli schieramenti propriamente detti, ce ne sono state tante, determinando una incerta ascrivibilità della vittoria (per esempio come si fa a dire che a Muro Leccese ha vinto il PD, quando la lista vincente è dell’UDC e al suo interno c’era un solo tesserato, che non è stato neppure eletto?).
Francamente, la corsa ad intestarsi la vittoria da parte dell’attuale segreteria provinciale l’ho trovata esagerata e, soprattutto lesiva delle sensibilità di tutti quanti si sono spesi nelle campagne elettorali, nonché in controtendenza con quanto avvenuto a livello nazionale. Qualcuno, mi ha già rimproverato, dicendo: “quando si vince, vinciamo tutti, quando si perde perde uno solo”. Non è quello che penso io: vince il partito e perde il partito. Anche per questo non ne faccio un caso eclatante che a Copertino il PD e la coalizione sostenuta ha perso. In una competizione elettorale si può vincere o perdere anche per una manciata di voti, non è questa la questione. La questione si fa seria, quando le alleanze poste in essere a Copertino, vengono sbandierate dal Segretario provinciale e dalla segreteria tutta, come il modello di Politica (con la P maiuscola), che il partito intende perseguire nel futuro, come quel “laboratorio” che deve diventare la via maestra del partito. E’ questa questione che fa di Copertino un caso eclatante. Se si dà un indirizzo politico (quello delle alleanze con il centrodestra) alla vita del partito, come quello dato e poi si perde, bisogna assumersi le responsabilità, mettere in discussione quel modello e, usando un hashtag ormai famoso, bisogna #cambiareverso.
Credo di avervi rotto le scatole abbastanza, ma un’altra considerazione la voglio fare.
Ieri, il Segretario provinciale, il vice e la segreteria tutta, hanno sbagliato a non partecipare al momento di confronto organizzato dai deputati salentini; ancor di più hanno sbagliato a prenderne le distanze con una lettera, che ai più è apparsa un po’ intimidatoria, quasi a dire vabbene la discussione, ma dove e quando decidiamo Noi. Compagni cari, non è questa la democrazia interna…la discussione, il confronto, anche lo scontro, deve essere il pane quotidiano del nostro partito, ovunque esse avvengano e da chiunque esse vengano promosse. Non rispondere ad un invito (perché c’è stato e non è vero che si è appreso dell’iniziativa solo il giorno prima) e rimarcarne una sorta di illegittimità di quel momento di confronto, lo ritengo un errore, se davvero si vuole rappresentare tutti. Gli organismi di partito sono ben altra cosa e promuovere la discussione in essi non solo è opportuna, ma è necessaria (sono il primo ad averla sempre sollecitata). L’iniziativa di ieri, da me, come da molti altri, non è stata percepita come sostitutiva dell’attività degli organismi, ma rafforzativa. Per questo ritengo che la segreteria abbia sbagliato a non essere presente. Dico questo senza nessun intento polemico, avendo a cuore solo il bene del partito!