Ridete, ridete, poveri necrofori incaricati di trasportare il cadavere della sinistra al crematorio per poi spargerne le ceneri sulle rovine del nostro paese.
Avete notato come l'eternamente immusonita Garbo della CGIL si scompisci quando ha vicino i Gauleiter difensori del primato tedesco che impongono i sacrifici ai lavoratori italiani? Ricordate quanto si divertì al tavolo dei padroni con Monti, tra un astice e un "coeur d'ouvrier à la sauce suprême"?
Sapete perché irRenzi ride così, pensando alle sue riforme? Perché gli hanno promesso un posto su Elysium. Una di queste sere lo vengono a prendere con il carro trainato dai ciuchini.
Vedete, in contrasto, il teutonico Schultz apparentemente immune all'ilarità piddina che lo affianca? Non è che non comprenda il fine umorismo renziano che titilla i rigidi neuroni della sindacalessa, è che è troppo preso dalla serafica contemplazione mistica dell'ennesimo trionfo della volontà del suo paese, vero caso di psicosi latente applicata al concetto di nazione.
Ad ogni modo ce ne sarà anche per la sinistra tedesca, non dubitate. La sua idiozia ci ha regalato due nazismi e due guerre in un secolo esatto. Grazie, non dovevate, ma la prossima volta io tifo Morgenthau. Un bel ventennio di ritorno all'arcadia non vi farebbe male. E nei cofani delle Mercedes ci potete coltivare le patate.
Dice, ma sei antitedesca. Embé? Che loro sono filoitaliani, con i loro stramaledetti compiti a casa? Considerate più amichevole un black mamba o Schauble?
Sei antieuropea. Si, sempre di più e me ne vanto. L'ormai odioso "inno alla gioia" (de che?) mi da il vomito e me ne fotto se è del Ludovico Van. In culo pure a lui. Io rivoglio il mio paese e voglio uscire da questo incubo.
Ma il problema non è l'euro, come dice il direttore di un giornale, non il giornalaio sotto casa, ovvero Antonio Padellaro. No, il problema è proprio quello ma i sinistri di merda ci ridono sopra.
L'euro non è un problema nemmeno per Grillo. Ok, pazienza, si voterà Giorgia Meloni o la Lega, adesso vediamo. Peccato non poter votare Marine Le Pen. Adieu mon ami, je t'aime moi non plus.
Ma così non sei di sinistra. Ebbene, vi darò un dolore ma mi sono dimessa da sinistra. Sono l'esempio vivente che dall'essere di sinistra si può guarire. Voi state pure a piangerci su, a rollarvi le Spinelli e a farvi i fogni lucidi con i lotofagi greci, io sono già lontano, oltre. Se vi schiodate potete anche raggiungermi.
Ieri Pierluigi Bersani ha avuto un malore a casa sua, causato dalla rottura di un aneurisma cerebrale, ed è stato ricoverato per essere sottoposto ad un delicato intervento per ridurre l'emorragia ed applicare un clippaggio di routine all'arteria cerebrale colpita. Gli è andata bene che era un aneurisma sacculare e non a manicotto, commenterebbe il solito medico cinico alla Dottor House.
In tale circostanza era d'uopo al massimo il "tanti auguri di pronta guarigione, Bersani, torna presto al tuo lavoro e alla tua famiglia". Stop. Nessun ulteriore sdilinquimento e vesti stracciate perché, in fondo, altre migliaia di persone nello stesso momento stavano subendo la stessa sfortuna e, soprattutto perché, l'empatia, per essere sincera, deve essere una cosa spontanea e non a comando. Già abbiamo dovuto cercare disperatamente di farci diventare simpatico Schumacher per l'incidente che gli era capitato e adesso anche Bersani.
Ripeto: in certe occasioni, a parte una cortese solidarietà di circostanza, è anche concesso, intimamente e democraticamente, di fregarsene. Non possiamo mica soffrire per tutti i potenti che finiscono all'ospedale come i comuni mortali.
Gli anglosassoni, in queste occasioni, se la cavano egregiamente con tre parole: get well soon. Hai detto tutto e non hai bisogno di dire altro e va bene sia per il parente, che per l'amico e per il vicino di casa. Perfino quelli un po' stronzi. Nei rapporti sociali non sociopatici dovrebbe funzionare così.
Invece no. La sobrietà non è di questi tempi e di questo paese dai sentimenti rococò e borderline. E soprattutto non è appannaggio dei piddini che, sempre pronti alla battaglia in difesa del partitone dalla coscienza sporca, hanno colto l'occasione per grufolare assai dentro la disgrazia del loro leader, richiamando la Guardia Nazionale Piddina, dirigenti e soprattutto simpatizzanti, che hanno partecipato inconsapevolmente - se no non sarebbero piddini, ad una squallida campagna propagandistica opportunistica.
Cosa è successo, quindi?
Appena si è avuta la notizia del malore di Bersani, nel pomeriggio, su quella fogna a cielo aperto che è Facebook e in parte è anche Twitter, anche se quest'ultimo, in confronto al regno dei gatti pucciosi e del rinfanciullimento collettivo, è un agorà ateniese, si è diffusa la leggenda metropolitana che il web era pieno di auguri di morte all'ex segretario del PD.
Ecco l'odore inconfondibile che assomiglia molto a quello dolciastro dell'obitorio. E se parli di obitorio parli di avvoltoi e di altra fauna necrofaga. In più, certe frasi sono come il fumo in una stanza con l'allarme antincendio. Quindi, se uno legge una cosa del genere, con le sospette generalizzazioni di rito, che fa? Va a controllare, anche se sa che non sarebbe necessario, perché il tono era quello della precrimine di Philip K. Dick: "Vi dichiaro in arresto per i futuri auguri di morte all'onorevole Bersani".
Io, di queste minacce ho trovato poco o nulla, se non una pagina dei soliti commenti bischeri da pagina dei commenti sul "Fatto Quotidiano", oggetto del provvidenziale e non casuale post di una delle meno autorevoli testate di minchia del web che da ieri viene ripostato e retwittato dai piddini; dalle blogstars di partito che scrivono tutte le stessa cosa manco fossero veggenti, fino ai più infimi boccaloni simpatizzanti, come fosse la prova definitiva del crimine commesso di lesa maestà.
Vedete, se ci ripigliamo un attimo, capiremmo che prendere come oro colato e speculare su ciò che scrivono i disadattati su Facebook e gli altri social, ovvero sui luoghi virtuali che hanno sostituito le istituzioni manicomiali; disadattati che su ogni cosa vomitano il loro disagio sociale e le loro frustrazioni, a mio modesto parere ciò si ravvisa come circonvenzione di incapace, ma tant'è.
Chi sa di avere a che fare con chi sragiona non lo segue certo nel suo delirio, né attribuisce ad esso razionalità, a meno che non voglia strumentalizzarlo.
Ed ecco ciò che andava fatto. Ciò che si doveva dimostrare era: 1) che Bersani era ancora un leader amato; 2) che è una brava persona (excusatio non petita); 3) che il mondo odia il PD. 4) Che sono i grillini ad augurare la morte a Bersani. 5) Che al PD bisogna portare rispetto.
E quando ci ricapita, devono aver pensato.
Insomma l'imposizione a legnate della solidarietà e l'atto di sottomissione verso "uno di loro". E, già che ci siamo, ricordare a microcefali unificati l'incidente stradale di Grillo. Perché loro sono democratici e non portano rancore ma ancora je rode e tutto diventa occasione di agire la militanza. Quella militanza inutile, delirante e sociopatica che consiste nella celebrazione autoreferenziale del partito che sta distruggendo l'Italia e di uno dei peggiori governi italiani di tutti i tempi.
Poracci, i piddini. Si sono dimenticati di quello che hanno sempre vomitato contro gli avversari in vent'anni ("la Carfagna che fa i pompini" della Guzzanti gridato in piazza, solo per fare un esempio) per celebrare l'antiberlusconismo rituale e non di sostanza (nel quale siamo cascati tutti,) e che ora vomitano contro Grillo (che, a pensarci bene, non sarebbe neppure da considerare un avversario politico, in un paese normale).
Hanno bisogno del nemico e del delirio di persecuzione per illudersi di superare la loro marcescenza perfino quando uno dei loro dirigenti lotta contro la morte. Perché non frega loro niente di Bersani, che nemmeno se morisse durante un comizio diventerebbe un Berlinguer, ma solo di poterci costruire su una campagna propagandistica degna di un branco di avvoltoi per illudersi di essere perfino odiati. Proprio dei poracci.
"I presidenti passano, io resto". (L'uomo che fuma, X-Files)
Lo so che gli italiani che avevano creduto potesse cambiare qualcosa almeno al Quirinale sono delusi e parecchio incazzati ma guardiamo al lato positivo della cosa. E' finita l'atroce diretta TV delle chiamate e votazioni, quella fetusissima rottura di cabbasisi che andava avanti da tre giorni, quella sfiancante maratona di gang-bang che ha visto protagonisti giornalisti piddini alla disperata ricerca di un senso da attribuire agli acting-out apparentemente psicotici ma in realtà di scopo di Bersani e soci.
Per chi si fosse svegliato solo ora da un coma, riassumo brevemente i fatti. Bersani ha bruciato in pieno Parlamento come bonzi prima Marini, un vecchio ex sindacalista innocuo e per questo gradito a B.; un pezzo da novanta come Romano Prodi - che il PDL mai avrebbe votato - e alcuni sparsi tronchetti della felicità come Chiamparino, per poi infine andare a Canossa da Napolitano a scongiurarlo di farsi rieleggere perché se no, poracci, non sapevano proprio chi metterci al Quirinale. Ci sarebbe stato da votare, volendolo, Rodotà; si, uno di sinistra ma candidato di Grillo e di sinistra appunto, quindi giammai.
Insomma, nel vuoto pneumatico di personalità spendibili, c'era il rischio reale di dover eleggere una donna. A quel punto napolitanogiorgio, secondo la leggenda, si è sacrificato e, come l'uomo del colle, ha detto si. Dopo che aveva dichiarato, appena pochi giorni fa, il 14: "“Ora ci vuole il coraggio di fare delle scelte, di guardare avanti, sarebbe sbagliato fare marcia indietro. Sarebbe ai limiti del ridicolo”. Ecco, il limite è stato superato. Nuovo record italiano. Ora alziamo ancora l'asticella.
Più passano le ore e più sale il sospetto che questa buffonata fosse stata programmata già dal giorno dopo le elezioni, di fronte allo stallo messicano e all'imprevisto della pesante affermazione del M5S.
Sembra di vederli e sentirli. "Giorgio, mo' che facciamo?" "E che vvuo' fa, l'unica via di uscita è mettersi d'accordo."
Un giorno sarà interessante scoprire quali sono stati i termini di scambio, il celo-manca tra i reciprocamente ricattabili. Fimmine, banche, telefonate, zozzerie, ladrocinii, io brucio quello se tu distruggi quell'altro, tu mi dai l'immunità permanente in qualche modo, magari con una legge supervergogna e io accetto buono buono anche la distruzione economica di questo paese.
Già, perché secondo voi il centrodestra non ha proposto nessuno dei suoi? Perché ha lasciato fare tutto al PD? Perché sapeva che sarebbe alla fine rimasto il grande garante ginapolitano? Si, erano già d'accordo. Hanno fatto un po' di teatro per noi poveri gonzi. Soprattutto per i piddini che non si accorgono che la democrazia partecipata che offre loro il partito per 2 miseri euro a botta è come il softair, non una guerra vera ma per finta, con armi più adatte ad impallinare, appunto, che ad uccidere. Scegli tu il candidato, tanto poi facciamo come cazzo ci pare.
Eh, però stavolta non l'hanno presa bene i piddini della base. Non tanto per Marini - chissà perché tanto astio, poraccio - ma per la pubblica combustione di Prodi, quello che ha sconfitto due volte il caimano nella loro mitologia e perciò sacro come la vacca per gli indu.
Ma pure i piddini dell'altezza, i quadri, i dirigenti, si sono sentiti, come dire, traditi dalla segreteria, quando hanno visto che il mancato sostegno al candidato Rodotà diventava, ora dopo ora, la prova dell'inciucio imminente. Malumori, rivolte, sconfessioni pubbliche e plateali dichiarazioni di voto fuori linea.
Il PD quindi, mentre dava fuoco ai suoi candidati, ha bruciato anche inavvertitamente il partito, e Bersani non ha potuto fare altro che confermare le dimissioni preannunciate ieri sera, a ruota di quelle della Bindi.
Ora si andrà a congresso per ridarsi una segreteria, una controsegreteria, una corrente della corrente della controsegreteria ecc. Cazzi loro.
Nel frattempo gipuntonapolitano, il peggior migliorista, si prenderà il tempo appena necessario per proclamare B. senatore a vita, in modo da annoverarlo tra coloro che hanno dato lustro a questo paese e ad ufficializzare il coming out dell'inciucio, incaricando un piddino di riserva, magari il muletto Enrico Letta, di formare un governo che comprenda Alfano, la Lega, Monti e kitammuort. Poi farà il nobile gesto di ritirarsi, non potendo più nuocere ulteriormente a questo paese, dato che per allora le peggiori scelte economiche per noi saranno state interamente rimesse nelle mani del Draghi e dei nazisti di Schauble.
"In questo momento nel quale sarebbe indispensabile tirar fuori un minimo di dignità e presentarsi in Europa con proposte alternative credibili, con un piano B, come abbiamo recentemente ribadito con Antonio [Antonio Maria Rinaldi, n.d.r.], stiamo mandando per l'ennesima volta al potere persone che sono vissute finora nell'assurda, astorica, psicotica visione dell'irreversibilità dell'euro. Persone quindi strutturalmente incapaci di avere qualsiasi capacità di ritorsione e di contrattazione nel caso in cui i tedeschi "ci dicano di no", come giustamente rileva Claudio Borghi, e certo anche incapaci di capire cosa stanno firmando qualora i tedeschi gli dicessero di sì."
Ecco, questo è lo step finale che manca ai piddini per rendersi conto della trappola mortale nella quale li ha condotti e vuole rinchiuderli per sempre la loro dirigenza e che permetterebbe loro di prendere finalmente i forconi ed assaltare le sedi dove si annidano quei disgraziati. Altro che napolitanogiorgio e perchénorodotà.
Voglio applicare le attenuanti generiche. Non è tutta colpa loro se non ne hanno un'idea della questione euro ed hanno una visione macroeconomica di genere fantasy.
Conoscere che cosa è stato, che cosa è capace di fare e cosa non potrà mai fare di buono il "sistema euro" è un tipo di informazione che il PD ha volutamente nascosto ai suoi sostenitori. E' una conoscenza esoterica che viene protetta, in ogni occasione in cui si accenna ad uno straccio di dibattito, da una coltre impenetrabile di "non se ne parla nemmeno", "ma figuriamoci", e "there is no alternative". E lo ha fatto per un solo motivo. Perché far capire al piddino quanto è buono il formaggio con le pere significherebbe svelare il vergognoso tradimento di una classe politica che, per sghei e servilismo, ha venduto le classi lavoratrici europee al peggior capitale.
L'ultimo strato corneo di dabbenaggine piddina è quindi rappresentato proprio dal persistere dell'infantile sogno europeo e dal mito del tessoro unico - per non parlare del fideismo sull'onestà dei propri dirigenti - che è stato inculcato per anni nella massa di simpatizzanti ed elettori anche grazie a figure apparentemente rassicuranti e bonarie come Romano Prodi.
Temo che sarà la cronaca dei prossimi mesi ad obbligare i piddini ob torto collo a confrontarsi con questo argomento e ad aprire gli occhi e forse la finiranno con le minchiate come "la svalutazione al 50%", "l'andremo a fare la spesa con la carriola" e "i mutui che andrebbero alle stelle" che una classe dirigente criminale ed in pieno conflitto di interessi ha venduto loro come verità incontrovertibili. Si accorgeranno anche magari che la colpa di tutto questo sfacelo non è di Grillo, come la loro coglionaggine in queste ore gli suggerisce per difendere a spada tratta i dirigenti lazzaroni del Partito Bestemmia.
Ecco, se un giorno mai il piddino realizzerà cosa gli hanno fatto al patrimonio ed al futuro, chissà se a bruciare la prossima volta saranno solo le tessere.
Ieri sera hanno intervistato il semaforico Romano Prodi al ritorno dal Mali, chiedendogli se fosse deluso da ciò che era accaduto ieri e lui ha risposto ovviamente "nooo" ma con l'espressione di Hannibal Lecter che sta aspettando l'arrivo del vecchio amico per cena.
Che si può dire oggi all'amico piddino, agli ex amici nonniminkia che ti hanno tolto l'amicizia su Facebook perché criticavi Bersani sotto elezioni prevedendo da perfetta Cassandra tutto ciò che sta succedendo?
Che fare con quello che ancora ci crede e, come dicono gli psicanalisti, razionalizza e nega, ovvero cerca giustificazioni all'operato ingiustificabile del de cuius per lenire il senso di perdita? Come finire di abbattere l'ultimo avamposto dell'atroce credulità piddina, ovvero l'incredibile "fiducia nell'assoluta onestà di uno come Bersani"?
Un bel "te l'avevo detto" per tutti, scuotendo la testa, potrebbe essere il colpo di grazia per i dolenti, lo ammetto, ma alla fine, perché avere pietà degli stolti in un mondo che più darwiniano non si può? Che si estinguano e amen. Che finiscano tra le specie fantastiche come il catoblepa.
Sono anni che questo partito informe di materia organica anfibia comunemente detto Piddì ha eliminato qualunque residuo di sinistra al suo interno ed è il camuffamento più efficace che sia riuscito alla vecchia Democrazia Cristiana. Con la differenza che la DC aveva fior di statisti come Moro e Andreotti e questa mutazione, lasciamo perdere. Sono anni che ha tradito la sua classe di riferimento per buttarsi a destra ma questi hanno sempre continuato a votarlo perché "partito di sinistra".
Hanno avuto bisogno della tranvata e della pubblica smerdata di un candidato di bandiera platealmente rigettato da un plebiscito al contrario per svegliarsi e rendersi conto che vedevano i partiti morti.
Gennaro Carotenuto ha twittato stamattina che dietro al consenso a Marini da parte di PD e PDL di ieri vi sarebbe stato un accordo per fare senatori a vita Berlusconi e Prodi. Con le ovvie implicazioni di salvacondotto per il pluripregiudicato.
Avevate qualche dubbio a riguardo? Pensavate, come i piddini dolci di sale, che B. non chiedesse qualcosa in cambio per i suoi voti ad un candidato espressione del PD? Suvvia.
Eppure l'accordo è saltato perché alla fine nemmeno la Fassina e la Moretti se la sono sentita di avallare la bersanata.
E, inoltre, l'abbraccio di Bersani ad Alfano, un abbraccio a B. per procura, ha fatto traboccare il vaso e suonare la sveglia ai militanti che hanno visto finalmente l'inciucio grande come un condominio.
I piddini sconvolti dall'ipotesi Marini (Franco) sono scesi in Piazza Montecitorio con cartelli tipo "Non vi rivotiamo più", (ma dicono sempre così poi gli passa), "Non fatelo" e alcuni iscritti hanno dato fuoco alle tessere.
Bersani, di fronte alla rivolta della base e soprattutto del partito, ha capito e stamattina ha fatto di nuovo le instant primarie al cinema Capranica (ormai è un partito indoor) per scegliere un nuovo nome da gettare in pasto ai leoni. Il candidato uscito dalla spremitura a freddo delle meningi bersane è Romano Prodi. Quello che, guarda caso, sta spopolando su Youtube con un video sulla crisi economica in cui afferma che "nella vita c'è anche il suicidio".
Risultato della terza votazione: Romano Prodi 22 voti, Stefano Rodotà 250, schede bianche 465.
Ieri un buontempone ha votato Raffaello Mascetti, il personaggio di "Amici Miei" interpretato da Ugo Tognazzi.
Ecco, vista la mala parata, io consiglierei a Pierluigi Bersani di fare il rigatino. Chi ha visto il film capirà.
Nei prossimi giorni vedremo se i piddini hanno qualcosa di tondo tra le gambe oppure se l'unico utilizzo delle palle che conoscono è quello che avevano le famose clic-clac di enne estati fa.
Vedremo se tireranno fuori un po' d'orgoglio, se si condiranno la zucca con un pizzico di sale o si faranno come al solito portare in giro dalla loro dirigenza.
Dirigenza che intanto ha dato loro un nuovo bubbolo con il quale baloccarsi. E' bastato comprare una consonante e Fassino ha gridato: "Abbiamo un(a) Barca!"
Barca, il ministro montiano neoPD così giovane e già segretario, è la situazione Tony Blair. DILF belloccio, autocertificato de sinistra, parlantina incantapiddini. Occhio a fare battute sui social su questa new entry direttamente al primo posto, perché vi mordono. Come mordono coloro che mettono in discussione Bersani, quellochehavintoleprimarie. Hanno già deciso, volubili come Zerline, visto che Renzi ormai è venuto loro a noia, che il nuovo amore è lui. A parte Bersani, ovvio. "My heart belongs to daddy", cantava Marilyn.
Poro babbino. Chissà se, dopo essersi incaponito fino all'umiliazione - Renzi dixit - l'ha capita Bersani che è inutile insistere con il voler tirare a fondo nelle sabbie mobili della Seconda Repubblica il M5S.
Abbiamo assistito a scene pietose di giornaliste di buona famiglia che si sono appaparazzate per carpire i segreti dell'agriturismo del mistero. Quello dove Repubblica voleva far credere avvenissero gli atroci riti di rieducazione dei grillini ribelli.
A proposito di Repubblica, questo Rude Pravo piddino arruolato nella lotta contro il Male rappresentato dal Grillo Nero, si è distinto nella fabbricazione di una serie completa di balle al duralluminio, come quella, ad esempio, del deputato M5S alla ricerca di collaboratori da pagare 2,5€ all'ora. Il bello è che la maggioranza dei commentatori di stampo democratico dei fatti politici si forma sul Rude Pravo e quindi finisci per assistere ad un enorme spreco di sdegno prezioso per cose che non esistono. E tutto ciò a scapito dei fatti e dei problemi veri che sarebbero da approfondire, vedi oltre.
Insomma, niente da fare.
Nonostante un gigantesco spiegamento di forze terrestri, navali ed aeree e feroci gurkas armati di penne taglienti che avevano cercato fino all'ultimo di trovare la magagna, di smascherare l'incoerenza nei grillini per gettarle in pasto al piddino ansioso di illudersi di essere moralmente superiore agli altri, smuovere il Beppe diventa una mission impossible. Evidentemente Bersani non sa che gli insetti, a differenza dei mammiferi come il giaguaro, resistono anche ai raggi gamma e che sopravviverebbero probabilmente ad un inverno nucleare.
Tanto per chiudere l'argomento e per rendere il concetto ancora più chiaro, Grillo ha scritto un pepatissimo post sul suo blog in cui rigira il coltello seghettato nella ferita del Monte dei Paschi di Siena.
Uno scandalo finanziario sul quale è calato un silenzio mediatico praticamente tombale; piddino ma anche pidiellino, segno che forse la banca senese potrebbe rappresentare uno degli argomenti topici per l'inciucio prossimo venturo con il trombato dei poteri forti. O meglio la relazione carnale multicanale che va avanti da vent'anni anche se i due fingono di essere solo nemici. Perché, caro Santoro, anche la sinistra, come Noemi e Ruby, ha avuto rapporti consenzienti con B. fin da minorenne.
E' giusto quindi che PD e PDL spurghino dalle loro fogne, vengano allo scoperto e facciano le loro cosacce alla luce del sole. E' l'unico modo per far capire agli italiani con chi hanno avuto a che fare finora.
L'incontro nella loro Teano, "obbedisco" compreso" è già avvenuto, del resto. Lasciamo che eleggano qualche altro Hindenburg o Pètain che finisca di svendere l'Italia e ne distrugga il tessuto economico a colpi di liberismo al servizio del mercantilismo tedesco. Magari Prodi, che forse speriamo avrà l'onore di presenziare ai funerali di stato della sua creatura mostruosa precocemente scomparsa: l'euro.
"Nei prossimi mesi qua è una roba seria", la frase pronunciata da un Bersani tutto sudato di fronte agli emissari del Grillo, ci è rimata impressa e non a caso.
Voi credete che si riferisse alla crisi, alle imprese che chiudono, ai disperati che si suicidano a coppie perché glielo chiede l'Europa?
No, questa è la sinistra che, con una manifestazione e un senonoraquando passa tutto, anche la povertà. E' la sinistra che ha trovato il modo di vendere l'illusione della democrazia ai suoi seguaci al modico prezzo di 2 euro e poi, passate le primarie con le comparse con l'orologio, fa come cazzo gli pare, ma soprattutto s'impegna anima e corpo per mantenere il potere. Un potere che non è solo dei papaveri ma anche delle margheritine sottostanti. Un potere che la rivoluzione di Tangentopoli ha risparmiato in nome della spartizione di interessi, di territori e di tanta, tanta robba, con altri poteri più o meno presentabili. Roba seria o robba seria, quindi? Non è mica solo il Monte Paschi, sul quale Grillo ha avuto la cattiva idea di andare ad indagare e, tu guarda, dal momento che ha avuto l'idea di presenziare all'assemblea dei soci, l'inferno gli si è scatenato contro. Ci sono altre cosette. Una serie di paroline chiave da googlare per chi avesse voglia di informarsi: Penati, Serravalle, D'Alema, Unipol. Ecco, per tornare al prologo. Se i piddini avessero le palle - e ne basterebbero due - dovrebbero chiedere conto ai loro dirigenti di tutti questi punti oscuri; non pagliuzze ma travi portanti. Dovrebbero pretendere da loro la rassicurazione che la smania che hanno addosso di occupare tutti i posti disponibili del potere non deriva dalla necessità di salvare personaggi e situazioni, magari mettendosi d'accordo con chi, per storia e vicissitudini, si trova nella stessa Barca.
Ieri 27 marzo, giornata mondiale degli idoli infranti e degli Icari volati troppo vicino al sole, Mario Monti e Pierluigi Bersani si sono trovati uniti nel destino di condividere una sconfitta cocente e con l'aggravante della figura demmerda in streaming. Per usare un termine finanziario, ovvero della neolingua euroimperiale, abbiamo assistito all'esplosione di due bolle. Quella della destra presentabile ed autorevole e quella del grande partito serio e responsabile della sinistra.
Partiamo da Bersani e dal suo tentativo in mattinata di convincere gli esponenti del M5S - movimento notoriamente di aspirazione rivoluzionaria - ad appoggiare un suo governo, a sentir lui, pieno di rinnovamento ma in realtà incistato nel tessuto dell'ancient regime. Per rendere l'idea, è come se Luigi Capeto avesse pensato di cavarsela offrendo a Robespierre un posto da dirigente in una municipalizzata. Grillo non è Robespierre ma il vento di cambiamento sta spirando lo stesso e il piddino non lo capisce, soprattutto se vince le primarie.
Torniamo a loro. Il Segretario e il Letta nipote si aspettavano due timidoni, due bamboccioni con il moccio al naso che se la sarebbero fatta nel pampers alla sola vista dell'Eletto preincaricato e si sarebbero messi lì davanti, in adorazione, con i gomiti sul tavolo e i pugnetti appoggiati alle guance a pensare: "Ma quanto è bravo! Che fenomeno, ma come fa?"
Invece i due, soprattutto lei, simpatica come la canalizzazione di un molare ma efficace e diretta come una pizza in faccia, ha sbattuto sul tavolo, con una protervia da guardia rossa di fronte al nemico del popolo un bel "Noi non incontriamo le parti sociali perché noi siamo quelle parti sociali." Tié. Mancavano solo le fisarmoniche che suonavano "L'Oriente è rosso".
Poi, con la spietatezza che solo le donne riescono ad avere in situazioni come queste, la Lombardi ha pure aggiunto che "sono vent'anni che ascoltiamo questi discorsi". Un giro di kris malese nel pancreas.
Ecco, il piddino repubblichino, quello che ieri ha sofferto come un cane di fronte allo streaming, definito da Ezio Mauro, aspetta, un modo per controllare dispoticamente il dibattito politico (!!), a questo punto evoca terrorizzato le brigate rosse, il processo del tribunale del popolo al povero dirigente politico così serio ed onesto. Dimenticando che, per tener testa a due semigiovani inesperti ma caricati a pallettoni del disgusto dei loro connazionali e delegati da loro a rappresentarne la collera verso una politica marcia come un cadavere, sarebbe occorsa la levatura di uno statista. Di un Aldo Moro o di un Enrico Berlinguer, giusto per fare paragoni blasfemi al limite della bestemmia. Ma già, se ci fosse stato Berlinguer non ci sarebbero stati i grillini.
Ho tentato, riascoltando l'incontro, di trovare un anelito di grandezza politica nell'insalata di parole, nella supercazzola di piattaforma con pregiudiziale a destra di pentolone come fosse Fanfani che è stata l'introduzione di Bersani all'incontro che avrebbe dovuto convincere, figuriamoci, i cinquestelle. Ho sperato di trovarvi un "I have a dream", un "Ich bin ein Berliner", il guizzo di, non voglio esagerare, un Bettino Craxi, ma ho solo avuto la secchiata d'acqua gelida del "Qua è una roba seria, non è mica Ballarò". Rendiamoci conto.
Poche ore dopo, l'orologio della storia segnava il time out anche per l'altro fenomeno della politica italiana, quel Mario Montiche aveva detto agli amici di aver salvato l'Italia e che, con un paio di fendenti ben assestati sul coppino: la sconfitta elettorale e il prelicenziamento da parte dei poteri forti che l'avevano messo a guardia della robba, attendeva solo il colpo di grazia.
Chiamato a riferire in Parlamento del pasticciaccio brutto dei due marò, uno dei punti diplomaticamente più bassi nella storia delle relazioni internazionali dell'Italia, Montiha dovuto prima subire l'onta delle dimissioni a sorpresa del suo ministro degli Esteri con un nome da pernacchio, Giulio Maria Terzi di Sant'Agata, per essere infine sbertucciato dal centrodestra che praticamente già annunciava il passaggio del Terzi nelle proprie fila. Con Brunetta che per poco non si metteva a saltare sullo scranno gridando "L'accettiamo, uno di noi, uno di noi!" Poi il rappresentante del M5S è intervenuto chiedendo che venisse fatta piena luce sull'episodio che ha portato all'arresto dei nostri fucilieri di marina. Monti si è sentito fare parecchie domande, incluse quelle su eventuali interessi economici che possano pesare sulla chiarificazione dell'incidente con l'India.
E' stata talmente pesante la giornata del presidente del consiglio ancora in carica, che ha infine commentato: "Non vedo l'ora di essere sollevato". Quasi il pensiero di chi vorrebbe appendersi una corda al collo.
Non date la colpa ai cinquestelle dell'impasse e della sconfitta degli idoli di chi si accontenta di farsi rappresentare da leader mediocri. Questi mediocri si stanno suicidando, appunto. I grillini assistono solamente.
Infine Pierluigi Bersani, dopo mesi di passione e di piedini pestati per terra, ebbe il suo incarico per formare un governo. Anzi, non proprio un incarico ma un preincarico. Come il prelavaggio che bisogna fare quando i panni sono lerci.
Ora voglio proprio vederlo pedalare in salita sul Mortirolo sulla bicicletta che ha voluto a tutti i costi, cascasse il mondo e passando sopra mucchi di cadaveri per ora soltanto metaforici ma chissà, con questi euri di luna.
Apro una parente: ma non era meglio, dal suo punto di vista, mandare avanti Renzi per bruciarlo? Eh no, non capite la forma mentis piddina. E' sempre il segretario del partito, questa entità infallibile ed onnipotente che deve spaccarsi la faccia contro il muro, qualunque cosa succeda e poi, questo lo sanno benissimo, Renzi avrebbe rischiato di farcela e, non essendo segretario, l'imprevisto avrebbe causato lo spostamento dell'asse terrestre e l'inversione dei poli magnetici.
Il segretario piddino in preda alle smanie per la legislatura, fin dai primi giorni seguenti alle elezioni risultate nel famoso mexican standoff, ha cercato di far credere alle genti del globo che fosse dovere non politico ma morale del M5S sottomettersi al partito dominante e aiutarlo a governare, in base a chissà quale regola aurea, visto che fino a due giorni prima il M5S era, per la propaganda del PD, una specie di versione javascript del Partito Nazionale Fascista.
All'indomani della perdita di 3.500.000 voti, fatto che al PD non ha provocato nemmeno un plissée, figuriamoci un'autocritica, il PNF è diventato improvvisamente un pezzo importante di sinistra.
Seguite il ragionamento: quelli che non ci hanno votato hanno votato Grillo. Beh, dov'è il problema, noi pretendiamo che Grillo governi con noi. Poi uno dice che rivaluta i berluscones.
Quando il M5S ha risposto picche, perché il movimento non è nato per essere il PD2, il muletto o il portiere di riserva, altrimenti non avrebbe avuto ragione di nascere, il PD ha scatenato la sua ira funesta.
Grillo ha il suo stile sopra le righe ma è innegabile che si siano mosse tutte le armate piddine contro, non la propria imbecillità, ma contro coloro che avevano peccato di lesa maestà, ostacolando il tragitto alla gloriosa macchina da governo del partito democratico.
Se il M5S manterrà la sua posizione di niet al governo Bersani, unico modo che ha per costringere PDL e PD-L a distruggersi a vicenda, quando gli italiani capiranno finalmente che si tratta di due facce della stessa medaglia, il segretario sarà costretto ad andare ad elemosinare voti nei contenitori del tutto a un euro, nei mercatini dell'usato, nelle fiere del bestiame e nei classici per tutte le stagioni. Proverà ad intortare quelli di sinistra con le Gabanelli, i Farinetti (ministro per l'impiattamento?) ed altri insulsi ministri immagine, rassicurando al tempo stesso i poteri forti con l'adesione fino alla morte alla religione eurista. Altrimenti non si spiega la pensata di un ministro dell'economia puro PUD€, FMI e Bocconi come Saccomanni.
Oppure, non gli riuscisse l'ammucchiata con gli scartini, dovrà andare con il cappello in mano da B. e dalla Lega per il sesso estremo. Il PD è probabilmente l'unico al mondo a credere ancora nell'autorevolezza di B. come interlocutore politico. Uno che annaspa nelle sabbie mobili delle sue miserie, che ha ricevuto da oltre un anno la scomunica ufficiale di tutti i maggiori poteri forti finanziari mondiali e che nel contesto politico internazionale è meno gradito di un beccamorto all'uscio. Eppure, nel giorno in cui ha cacciato qualche milionata per organizzare pullman di pensionati da deportare a Roma in una piazza dove hanno fatto finta di essere ancora il Popolo della Libertà e che B. fosse ancora quello di una volta, questo clamoroso bluff che avrebbe dovuto passare sotto silenzio o sbrigato in due righe di agenzia per quello che era, è passato sui telegiornali piddini come la dimostrazione del pericolo ancora attuale rappresentato dal caimano.
Per forza, per governare hanno bisogno di lui e quindi continuano a legittimarlo, con lui che non se lo fa dire due volte, perché sa che da quelli lì otterrà sempre ciò che vuole e sarebbe da fesso non approfittarne.
L'immunità? La presidenza della repubblica? Qualche altra legge ad personam? La verginità anale? Basterà chiedere. Siamo arrivati al punto che il piddino si è già fatto l'idea che dovrà partecipare alla partouze e che in quei contesti chi c'è, c'è. Belli, brutte, maschi o femmine, bisogna adattarsi. In gioco, ancora una volta, c'è il mantenimento dei poteri locali, delle clientele, e sono pronti a tutto. E' la seconda volta che cercano di sopravvivere alla fine di una repubblica e non possono sbagliare nemmeno stavolta.
E i piddini sudditi, che non vedono gli inciuci dei loro capi nemmeno se glieli spiattellano davanti, che non ci credono perché loro sono furbi e non credono ai complotti ma che tutto ciò che fa la dirigenza è cosa buona e giusta, si convinceranno che, se questi bravi dirigenti così seri ed onesti saranno costretti a fare concessioni al caimano, sarà stata tutta colpa di Grillo che non ha voluto essere responsabile.
Se il piddino restasse ultimo sopravvissuto sulla terra e perdesse le elezioni darebbe sempre la colpa a chi non l'ha votato.
Allora, definitivamente identificato Gargamella, avete capito chi è Grande Puffo con la barba bianca e chi rappresenta la nuova minacciaper il glorioso capitalismo dell'1%? Ho solo un dubbio su chi sia Birba ma visto l'anticomunismo viscerale e "l'aspetto ripugnante"... (anche se i Puffi sono sempre stati un must di Italia1, come la mettiamo?)
Lo faccio per Napolitano che, il giorno dopo il voto, toh! va in Germania. Spero ad incontrare una Merkel assai incazzata per i risultati. Perché a lei il voto italiano interessa, eccome se interessa.
Lo faccio per lo spietato e sociopatico Monti e i suoi ministri, per le sue riforme che spero cadano per terra e gli rimbalzino dove sapete voi sotto forma di enorme schwanzstuck. Anch'esso tedesco, che gli piace tanto.
Lo faccio per il grigio apparatchik fallito Bersani che, in una piazza Plebiscito dove tra un manifestante e l'altro potevano correre dei bimbi in triciclo, e in un atmosfera di infinita tristezza piddina, dove nemmeno le bandiere ci credevano, ha detto ancora che con Grillo si andrà fuori dalla democrazia. Con il MES e il pareggio di bilancio invece no.
Lo faccio per Renzi che chiede il voto utile grillino per parare il culo a chi l'ha trombato alle primarie.
Lo faccio per Vendola, che si mette con Bersani facendo finta di non sapere quali trattati capestro ha promesso di rispettare per entrare a far parte del fogno europeo.
Lo faccio per Ingroia che ha solo riassemblato dei pezzi di una sinistra che non sta assieme nemmeno per miracolo e che non ha avuto il coraggio di un vero rinnovamento.
Lo faccio per B., per la sua faccia da morto in camera ardente che ancora non sa di esserlo, per le sue oscene bugie da ricco senza vergogna che illudono i fessi poveri che lo votano.
Lo faccio per il pensionato che ha fatto la fila con la sua lettera in mano e al quale mi rivolgo: mi raccomando, domenica rivotalo!
Lo faccio per la Lega, per il suo spirito rivoluzionario venduto al miglior offerente per un piatto di cassoeula.
Lo faccio per Casini e per tutti i democristiani ancora in circolazione, compresi quelli che impestano gli altri partiti, come l'arrogante nostra dipendente Rosy Bindi.
Lo faccio per Giannino, anzi per le sue giacche. E poi per gli altri economisti liberalcicisbei del suo movimento che non conoscono nemmeno il cambio esatto dell'euro.
Lo faccio per Fini, per la sua incapacità di creare una vera destra moderna. Uno che quando ne ha avuta la possibilità, si è fatto frenare dal DNA.
Lo faccio per Crosetto e Meloni, anche loro vittime del loro DNA.
Lo faccio per i radicali che, se dio vuole, spariranno nello zerovirgola che si meritano dopo averla data a tutti.
Lo faccio per quelli che hanno più paura di Casaleggio che dei Casalesi.
Lo faccio per l'intera classe politica italiana, soprattutto per coloro che ho votato in passato e che con il mio voto ci si sono nettati e ora lo pretenderebbero di nuovo in nome del voto utile a continuare a fregarmi.
Lo faccio per tutti questi esseri inutili e dannosi affinché si prendano la sbadilata in fronte. Lo faccio come atto rivoluzionario. Di protesta ma anche di infinita rottura di coglioni. Faccio qualcosa assieme al mio popolo, fosse l'ultima cosa folle che faccio nella vita. Non mi interessa se è la scelta giusta. Viste le proposte alternative, credo non si possa fare altrimenti e dovranno pur tenerne conto.
Voto Movimento 5 Stelle. E se anche loro ci deluderanno allora sarà rivoluzione davvero.
P.S. Prima di starmi zitta fino ad urne riaperte, qualche consiglio pratico. Se non ve la sentite di votare nessuno di questi cialtroni e nemmeno vi fidate del corrusco Casaleggio, almeno non votate scheda bianca perché è materia prima per i brogli. Piuttosto annullate la scheda scrivendoci sopra un bel pensiero poetico oppure fate verbalizzare la vostra intenzione di non votare rifiutando e facendo annullare la scheda.
Però, già che siete lì, perché non pensare alla faccia del vostro politico preferito in senso negativo, - ne avrete uno? - quando leggerà i risultati martedì? Quando vi ricapita? Pensateci.
L'altra sera su La7 purpurea di Cairo, nel programma di Mentana "Bersaglio mobile" (che titolo da cecchino) ho visto un attore interpretare tre politici diversi o tre attori diversi interpretare lo stesso politico. Mi riferisco all'intervista separata in casa a Bersani, B. e Monti, i tre candidati mainstream a queste elezioni politiche fuori stagione, espressione della volontà del grande occhio di Euron.
Sono riuscita a seguire parzialmente i deliri di Bersani e B. ma, sul finire di B. mi sono addormentata e mi sono risvegliata solo sul finale di trasmissione con la vocetta di HAL9000 che ripeteva i suoi proclami filotedeschi.
L'impressione generale è stata quella di aver assistito ad una visita psichiatrica a tre pazienti e di aver ascoltato con un misto di sconcerto e pena i loro deliri.
L'anziano con i dané che molesta altri anziani inviando loro lettere ricattatorie, l'altro che si esprime con una pittoresca e paesana insalata di parole e molesta altri anziani nel bar del circolo, per imitare l'altro, promettendo loro di togliergli il ticket (ci sarebbe da scrivere un intero pezzo solo su questo poveruomo che ha perso completamente il contatto con la realtà del suo paese).
Infine quello che, tolto dal suo ambiente ad atmosfera controllata e messo in un altro ruolo troppo impegnativo per lui, non ha retto al burn-out e ora sbarella di delirio di onnipotenza peggio di Norma Desmond sul set di DeMille, millantando crediti dai mercati, dagli altri statisti europei e permettendosi perfino di dire agli elettori italiani che "la Merkel non approverebbe un governo di sinistra nell'anno delle sue elezioni".
Se il Ph. D. Mentana voleva farci capire meglio con chi abbiamo a che fare prima del voto ci è riuscito in pieno e lo ringrazio per il contributo alla decisione di tanti italiani di guardarsi bene dal votare questi figuri.
Sono tre pazzi e pure pericolosi perché da queste elezioni hanno tutto da perdere e cercano di annaspare per non finire nelle sabbie mobili dei loro reciproci fallimenti personali e di partito aggrappandosi alle nostre giacche e tirandoci giù con loro. Noi invece, come direbbe un economista tedesco senza il master a Chicago ma bravino lo stesso, da questo voto abbiamo da perdere solo le nostre catene e saremo ben lieti di sfuggirgli.
Questa entità elettorale una e trina è un bel bersaglio mobile da impallinare con un voto che consegni la triade all'archivio delle esperienze politiche fallimentari della nostra storia di povero paese provinciale ma con la vanità e la spocchia di potenza mondiale che avremmo potuto essere se il gatto non ci avesse mangiato i libri.
I tre dell'Ave Maria sono terrorizzati perché c'è nell'aria, lo si respira, qualcosa di indubbiamente simile alla vigilia di un clamoroso atto collettivo che andrà contro la politica tradizionale, al di là delle bandiere, dei colori e delle ideologie. Un atto che nasce dalla consapevolezza che non si può fare altrimenti. La gemmazione spontanea di una rivoluzione culturale di cui il famigerato Grillo è solo il catalizzatore forse perfino inconsapevole.
Hanno voglia l'ambiguo Santoro e la penosa Unità a tirare in ballo gli slogan fascisti da appiccicare al Movimento 5 Stelle. Sono tentativi disperati di gente che è disposta invece a votare chi li ha già consegnati mani e piedi legati al neoegemonismo del complesso chimico-industriale tedesco. Infami traditori che cercano per l'ennesima volta di spaventare i loro piddini, papiminkia e borghesacci con il solito ricatto del voto utile e della minaccia comunista da una parte e berlusconiana dall'altra (cioè la minaccia fantasma) che, tra parentesi, intanto si becca forse un'altra televisione ma, non temete, appena al governo il Bersani vi fa il conflitto di interessi, vi scende il cane e vi ridipinge pure casa.
Abbiamo ancora un giorno e mezzo per liberarci di altri inutili partitelli in mano a vanesi cicisbei o altri residuati bellici inesplosi. Quello che il triumvirato dei falliti non capisce è che la gente adesso indaga, controlla, verifica, non si fida più e, se scopre l'inganno, s'incazza. Prendetevela con Google, invece che con i vostri elettori se non accettano più passivamente chiunque si candidi. Ieri in rete è stato un massacro. Sono stati sacrificati al pubblico ludibrio il gagà che non aveva detto agli amici Giannino, l'atroce video piddino degli smacchiatori, le lettere ricattatorie di B. fotografate e sbattute sui social con su scritto il messaggio di risposta. Nessuna pietà.
Parlate pure, vomitate dallo schermo tv le vostre cazzate e false promesse, non vi ascoltiamo più e ci rivediamo martedì. Sarà un piacere diventare massa critica e rompervi gli schemi.
Martedì sarà un gran bruciar di culi. Sarà bello registrare le loro facce sui DVD e farle passare e ripassare sul teleschermo nei futuri momenti di tristezza.
Non sarà una passeggiata, però. Martedì scopriremo il concetto di democrazia che hanno le figure istituzionali e i partiti mainstream quando scopriranno che non tutti gli italiani hanno seguito i diktat di questa arrogante casta di servi padroni.
Vedrete che ci prenderemo altro che dei coglioni, dei senzatesta, degli sciagurati. La prima cosa che diranno è che bisogna tornare al voto, che non vale perché loro non hanno vinto. Verrà fuori il loro lato peggiore da dittatori dentro, la loro ira funesta di incantatori disattivati.
Aspettatevi il monito del presidente peggiorista, sconvolto dalla disfatta del suo esecutore fallimentare di riferimento. Aspettatevi l'ira del nano che griderà sicuramente al broglio e quella dei piddini che saranno riusciti ancora una volta a "farsi fregare le elezioni".
Intanto però assisteremo, speriamo, all'addio ai Casini e ai Fini ed al conseguente coma etilico di B.
Qualunque cosa accada speriamo faccia capire agli italiani che la democrazia, con tutti i suoi difetti, è l'unica cosa che può salvarci e che non permetteremo che ce la tolgano. Se lo ricordi, l'uno e trino.
Buon anno a voi, cari lettori, e buon anno al nostro paese che il mese prossimo andrà alle urne per il suo primo episodio di elezione precoce. Elezioni invernali per l'inverno della democrazia.
Febbraietto corto e maledetto, si dice. Quest'anno lo sarà ancora di più, con una campagna elettorale che si preannuncia come un unico coro di eurocrati con qualche stecca di corno e qualche voce dissonante. Così poche che forse le noteranno solo i fortunati dall'orecchio assoluto. La sensazione è che, chiunque vinca, il nostro destino sia comunque segnato. A meno di colpi di scena dell'ultimo minuto e di poco probabili ravvedimenti.
Il fronte degli eurocrati a menu fisso e scarso, il Partito Unico dell'Euro, è rappresentato ovviamente in primis dal Salvatore (dell'euro a spese degli italiani) Mario9000 Monti, che prima non si candida, poi si candida, tanto si sa benissimo che si candida e che la sua agenda sarà la nuova versione delle tavole della Legge. Io sono il signore euro tuo, non avrai altro euro all'infuori di me. Il bello è che anche qui, come nel caso di Mosè, non è farina del suo sacco. Lui riceve ordini dal cespuglio in fiamme, torna giù da sé stesso e tira mazzate ad un popolo che non ha neppure un vitello d'oro da adorare perché se lo è venduto per poter pagare le tasse per i fondi salva stati che i tedeschi fanno pagare a noi.
Mario9000 piace enormemente al borghesume di cui è archetipo, alla razza padrona, tanto che il suo parco sostenitori alle prossime elezioni, più che un'insieme di forze politiche, sembra il foyer della prima della Scala pieno di padroni delle ferriere, sciurette cotonate, arricchiti, marchesidelgrillo e piemontesi con l'orologio fermo ai tempi dei Savoia.
Il suo governo, conseguenza del primo golpe iperborghese della storia avallato da un comunista, è stato il perfetto esempio di governo controrivoluzionario senza la rivoluzione. Il governo che ha un'unica voce in agenda - quella vera, non quella per la stampa edulcorata dalla penna del piddino: "Fottere i lavoratori". O meglio, fottere coloro che dipendono da un salario o pensione per vivere e che, se hanno qualche risparmio investito nel mattone, dovranno risputarlo perché il governo gli metterà il dito ben in fondo alla gola.
Se volete la conferma della spocchia, del merdoso senso di superiorità dei ministri sorprofessori del governo Monti abbiate lo stomaco di guardare questi videoblob del Fatto Quotidiano:
Un freak show di mediocri fenomeni da baraccone convinti di essere dei geni, capitanati da quel Monti che, un anno fa, escludeva di essere ancora in politica in futuro. Uno che, in un frammento del video, porta la Grecia ad esempio del successo dell'euro!
Il meglio però è nella seconda parte, dedicata ai ministri per caso di questo governo tenico. Le ministre chiocce con i figli spalmati su due o tre posti fissi e ben remunerati che esortano i figli degli altri ad accontentarsi della minestrina e della mela cotta. La piagnona choosy, la scimmietta non sento che non si pente della sua riforma ammazzalavoratori, tanto si consolerà con l'orto che giustamente si rifiuta di donarle i suoi frutti.
E ancora Polillo, il sottosegretario all'economia, che dice agli esodati di non agitarsi troppo. Lui li preferisce mescolati. Gli OGM "che fanno bene" di Clini, il ritorno al nucleare sempre del ministro ironicamente dell'Ambiente. L'altro sottosegretario Martone, il docente prodigio, il bambino con i baffi che dà degli sfigati ai fuoricorso. Gente da dimenticare come un incubo dopo una peperonata a cena.
Questa destra reazionaria in loden e chanel è peggio di quella del Bagonghi, dello Smemorato di Arcore che non si ricorda di aver costretto un Parlamento di suoi servi a giurare che una puttanella marocchina era la nipote di Mubarak perché così lui aveva millantato per telefono ad un pubblico ufficiale. Che non si ricorda di aver promesso di non candidare amici siciliani dalle coppole chiacchierate e poi il giorno dopo crea una lista apposta per Dell'Utri.
E' una destra peggiore perché, a differenza dello Smemorato, questi non devono rendere conto a nessuno, non hanno il romanticismo del "mi hanno votato gli italiani" e soprattutto non sono altrettanto ricattabili. Sono rotti a tutte le intemperie, hanno guardato troppo in fondo al baratro ed ora il baratro guarda loro. Sono preda del delirio di chi è convinto che la Storia sia finita e che abbia dichiarato la loro vittoria a tavolino. Vittoria che è lì a portata di mano, basta solo superare un ultimo ostacolo, ovvero eliminare le ultime voci dissenzienti. Silenziarle, ha detto utilizzando una terminologia da killer prezzolato, il presidente del consiglio.
Se il problema fosse solo il borghesume reazionario le cose sarebbero tutto sommato gestibili. Il problema è che nel foyer ci sono anche i collaborazionisti smaniosi di collaborare. Quelli che non si sono ancora accorti che lo avranno dato via per niente e che rimarranno come l'altra volta a piagnucolare che "ci rubano le elezioni". Vedrete se mi sbaglio, con la manovra a tenaglia che stanno organizzando i restauratori della Grande Balena Bianca, l'unico sistema di potere che l'impero considera affidabile per questa pittoresca provincia mediterranea.
Povero Bersani, esponente di quel sottopotere piddino che per una dirigenza in una partecipata locale si venderebbe altro che l'anima e altro che al Diavolo. Potrà anche vincere le elezioni ma se il centrosinistra è pronto a sottoscrivere con il sangue (nostro) la cura letale di Monti, con appena qualche dettaglio di differenza per salvare le apparenze, perché non gli è concesso fare diversamente, cosa cambierebbe in concreto per noi?
Questa è la guerra dei miliardari contro la piccola e media borghesia, la classe che ha dimostrato che, con i diritti dei lavoratori e un buon welfare, il popolo può raggiungere un certo grado di benessere e salire nella scala sociale. Questo, per i ricchi che hanno una concezione aristocratica della ricchezza, basata sul sangue e sull'affinità di conto corrente, è insopportabile. Amano essere in pochi e vorranno essere ancora meno in futuro. Basterebbe un partito con dei buoni numeri che decidesse di difendere quel ceto medio sotto attacco e si opponesse all'eutanasia di democrazia e diritti che vuole l'oligarchia dei super ricchi ma quel partito non è il PD, che ha deciso di curare i propri interessi, le proprie botteghe chiare ed oscure e i propri investimenti. Esattamente come ha sempre fatto e farà ancora B. Alla faccia dei lavoratori.
Il regime shockeconomista viaggia spedito verso la consacrazione finale grazie ai suoi volonterosi e smaniosi collaborazionisti piddini e centraioli e noi siamo talmente tramortiti dall'oppio della propaganda mediatica che rischiano di sfuggirci alcune notiziole della serie 2+2=4. Toglietevi dal grugno quell'espressione da fumeria cinese come Noodles nel finale di "C'era una volta in America" di Sergio Leone ed ascoltate.
Oggi i giornali online sono pieni delle immagini e dei resoconti del Triumph des Willens del Monti operaio, applaudito (dice la Repubblica) dai dipendenti FIAT di Melfi durante la visita allo stabilimento assieme ai feldmarescialli Elkann e Markionne. Addirittura L'Huffington Post titola, riferendosi al solito discorso terroristico "del baratro", a sedicenti "Toni da Churchill", riuscendo a superare forse certe vette del vecchio Rude Pravo.
L'Annunziata forse si rammarica che non siamo in giugno, perché così Monti avrebbe potuto trebbiare a torso nudo tra il plauso dei lavoratori agresti delle fertili terre italiche.
Non eravano abbastanza furenti per le notizie del bailout della banca MPS, finanziato con i nostri sudati soldi attraverso i Monti bond, successori dei Tremonti bond del passato governo e che saranno seguiti, chissà, dai 'Nti bond fino all'esplosione finale del bubbone marcio. Una cifretta che si aggirerà, alla fine, sui 4,45 miliardi di euro e che l'Europa fa finta di non voler concedere. Una cifra che corrisponde circa alla cessione del quinto dell'IMU. Un aiuto di stato giustificato dalla solita scusa che "le banche non possono fallire". I poercrist si, invece.
Non bastasse questo, ora scopriamo che il governo intende spremerci anche attraverso la nuova tassa comunale sui rifiuti (eredità anch'essa del passato governo) - con i legaioli che scopriranno le delizie del federalismo fino in fondo - e soprattutto grazie alla prossima autorizzazione all'apertura di almeno 1000 sale da poker. Badate bene, non scuole, ospedali o RSA per anziani, ma bische. Quand'è che siamo stati annessi allo Stato del Nevada? Ne hanno parlato poco, è vero, ma se l'hanno fatto, e ciò è allucinante, l'hanno fatta passare per una cosa normale.
E' quasi disperante ricordare che la ludopatia - la dipendenza dal gioco d'azzardo - è una malattia che spinge tante persone a giocarsi lo stipendio appena incassato alle macchinette, ad indebitarsi con gli strozzini e che alla fine getta sul lastrico intere famiglie, ma a questi dottor morte in loden non interessa. Tutto va bene per far cassa e foraggiare la finanza. La finanza casinò, appunto.
Accennavo alla formula matematica del 2+2=4. Beh, un anno fa esatto, poco prima della messa in mobilità del caimano da parte dei golpisti con il silenziatore, si parlò molto dell'entrata di Iddu nel bisinissi del gioco d'azzardo attraverso la Glaming, società controllata al 70% dal gruppo Mondadori.
Non solo, ma in uno degli ultimi atti del suo governo, in un maxiemendamento, si scoprì che l'aumento delle aliquote per chi vince più di 500 euro al gioco d'azzardo non sarebbe valso per il poker online. Combinazione, proprio il nuovo ambito di interessi di babbo e figlia caimani e l'ennesima legge ad personam. Questo giusto per ripassare ciò che è stato B. al governo, visto che sembriamo dimenticarcene.
Ebbene, venendo ai giorni nostri, l'approvazione nel DDL di stabilità dell'apertura delle nuove sale da gioco - quando ci sarebbero mille altre priorità di interesse generale - a me puzza tanto di regalo di Natale e di mantenimento della linea di continuità e contiguità con il governo degli interessi particulari di chi sapete.Un modo per tenerselo buono? Soprattutto quando in ballo c'è l'autorizzazione o meno proprio del poker live, ancora in forse. Ah beh, comunque Bersani ha detto che la prima cosa che farà al governo (ma quanto si strugge per il potere, l'umarell) sarà la legge sul conflitto di interessi. Possiamo stare tranquilli.
Però consolatevi. Mentre autorizzano la moltiplicazione delle bische dove gli italiani si illuderanno di potersi arricchire, i banchieri proibiscono, sempre nel DDL, la pubblicità del gioco d'azzardo in TV. Una bella ipocrisia pretesca da neodemocristiani.
E allora capite che, in questo schifo istituzionale, in questa deriva da mafia state, la notizia che Renato Vallanzasca, il bandito della Comasina, il bel René, di giorno lavora presso una ricevitoria del lotto, non ci stupisce più di tanto. Anzi, ci sembra la notizia più normale di tutte.
Le tre leggi della robotica versione piddina. (Asimov revised)
1. Un piddino non può recar danno a un segretario né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un segretario riceva danno.
2. Un piddino deve obbedire agli ordini impartiti dai segretari, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un piddino deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
C'è un profumo in giro che, più che di finistra, sa di Bulgaria. E poi davvero qualcuno pensava che le primarie del PD, nonostantei neocon, i poteri forti e i cosiggiovani, non sarebbero state vinte dal segretario del PD? Andiamo... Siam mica qui a stritolare passerotti in mano e a sparare ai tacchini sul tetto.
In esclusiva mondiale, i risultati delle primarie del PD, rivelati per voi da un'inedita centuria di Nostradamus.
"Nell'anno del grillo che Esperia assorda con il suo frinire
tra colli e monti distrutti dal guerreggiar di mercanti e banchieri dal Signore del Drago comandati
grande lotta vi sarà tra messeri a singolar tenzone spinti. La grande balena bianca vittoriosa su falce e martello
e grande volontà di popolo uno sol di loro candidati, il nato in fin di settembre, l'uom di Placentia, eleggerà
ed accrediterà presso la grande loggia dell'Uomo D'Oro.
Secondo verrà chi già di fortuna ebbe a girar la ruota e del Giglio si fa messagger, terzo colui che dal tacco viene e con sua favella forbita orecchi e orecchini confonde,
poi l'unica donzella biondocrinita quarta a pugnar tra cotanti messeri
ed ultimo colui che con Bacci e Venere riduce l'omo in cenere."
Si tratta ovviamente di significati esoterici che solo pochi eletti, scusate il gioco di parole, sono in grado di interpretare. Quindi, dopo un'attenta esegesi frutto di notti insonni a base di RedBull e caffé, ecco la classifica finale delle primarie, estrapolata dall'antica sapienza delle quartine misteriose del grande veggente.
1) Pierluigi Bersani
2) Matteo Renzi
3) Nichi Vendola
4) Laura Puppato
5) Bruno Tabacci
A lunedì per il confronto della previsione con i risultati.
A me interessa una cosa sola, attualmente, della politica del mio paese. Ovvero ciò che intende fare per opporsi alla tecnocrazia finanziaria che, avanzando in Europa con le sue Panzerdivisionen iperliberiste a colpi di terrorismo shockeconomico, intende depredare le nostre ultime risorse. Non lasciandoci neppure il riso in bianco o la mela cotta perché tanto finiremo presto la nostra esistenza come carne frullata.
Sinceramente mi pare che, di fronte allo scempio programmato di un'intero paese, alla rapina di tutti i secoli, le unioni gay, le questionidigenere, le quoterosa, le droghe leggere, e tutti i begli argomenti che percolano dai modevni dibattiti televisivi dei concorrenti del Gran Varietà Elettorale vadano in secondo piano, scivolino giù, giù fino a toccare pericolosamente il chissenefrega. Eppure sono le sole cose che oggi, dopo il grande dibattito #csxfactor, fanno salivare gli sbrodolini mediatici, ormai definitivamente in piena deriva piddiminkia, divisi solo su chi si è aggiudicato il confronto. Perché quello che conta, 'ntu culo a DeCoubertin, non è partecipare ma vincere.
Se si sia imposto il segretario del maggior partito di sinistra che cita Papa&Giovanni come personal guru o l'outsider doppiato da Ceccherini; se la Puppato di Ferro vestita come Maggie, o il tizio con tante, sinceramente troppe effe. Per non parlare dell'imbucato democristiano. Questo è il problema.
Nella serata, per giunta, del trionfo su tutti del convitato di pietra #Oscar Giannetto, un instant character inventato dai twittaroli sullo spunto di un lapsus della supporter di Paravendola (un capolavoro di comunicazione creativa).
Visto quindi che a me frega solo dell'economia e io personalmente la domanda sull'euro l'avrei fatta, riascoltiamo i cinque supereroucci pronunciarsi sul tema, e vergogniamoci pure per loro.
Non so voi, ma io ho provato un senso di sconforto e di profonda costernazione a sentire le banalità, le ovvietà imparate a memoria sui bignamini offerti loro dalla BCE, gli slogan recitati a sopracciglio alzato per convincerci ancora una volta della favoletta mitologica della crisicheciavevaportatosullorlodelbaratro. Non pretendevo dei Nouriel Roubinio dei Paul Krugman ma, santoiddio, qui si tratta di gente che non ne ha proprio un'idea e ha tutta l'intenzione di governarci.
Detto che le domande di Sky erano caricate a salve, e che la questione euro era ridotta al "come si comporterà da presidente del consiglio in Europa e nei confronti della Germania?", comincio da Renzi.
L'Europa, per il nostro ragazzotto, sono gli Stati Uniti d'Europa, ma anche il servizio civile europeo obbligatorio. Con un presidente eletto dal popolo. L'America, insomma.
Ma la Germania? Eh, noi nei confronti della Germania siamo provinciali però, noi che abbiamo creato l'Erasmus (mica il Rinascimento, eh) dobbiamo copiare le cose buone che ha fatto. Tranquilli, non i mini jobs da 50 centesimi all'ora ma l'accordo con la Svizzera, il famoso piano Rubik. Quello che Monti non farà mai, nemmeno morto.
Sempre per Lucignolo, la BCE dovrebbe essere centrata sui bisogni della gente e non sugli interessi delle banche. Praticamente lui pensa ad una Banca Etica Centrale Europea. Bello ma, chiamiamo San Giorgio e gli facciamo tagliare la testa al Draghi?
Renzi nomina lo spauracchio del DEBITO PUBBLICO (non sa, lo sciagurato, che il nostro problema è il debito PRIVATO), proclama di voler mescolare l'acqua del rigore con l'olio della crescita e non rinegozierebbe mai il patto di stabilità. Lui si tiene il suo Dash.
Vendola, il fognatore. Il grande progetto europeo sta deflagrando, il fogno non è più un fogno. L'Europa deve difendere il welfare, il rigore non dev'essere cieco ma mirato al taglio della spesa corrente, e via supervendolando. La parola chiave, comunque, il concetto che rimarrà nella storia del suo intervento a #csxfactor è lo sforamento controllato.
Bersani, il segretario Don Peppone che ha nel Pantheon il papa buono, anzi la sua versione dissociata: Papa & Giovanni. Il più conciliante dei candidati, il più sornionamente clericale, convinto che l'unico problema sia il recupero della pecorella teutonica smarrita. Lui andrebbe dalla Merkel - ma vorrei vederlo a fare lo stesso discorso con quella carogna di Schauble - e le direbbe: "Dai, non litighiamo." Accetterebbe di rinunciare ad un po' di sovranità nazionale, tanto è la nostra, purché la Germania capisse ed allentasse la stretta.
Anche per lui, comunque, non c'è necessità di toccare il patto di stabilità. Proprio la dimostrazione, invece, che la Germania non vuole capire.
Tabacci, dal canto suo, vuole un'Europa più forte, un'Europa federale, la difesa unica europea. Arridaje, ma a chi dovremmo fare la guerra? Ai cinesi?
Colui che, in confronto agli altri, è una specie di Chicago boy, ci comunica inoltre che i greci non vogliono affatto tornare alla dracma e noi non dovremmo tornare alla lira perché questo significherebbe svalutare e noi dobbiamo competere ma con un'economia forte. "Chissà dove saremmo ora senza l'euro", " faremmo i conti con il pallottoliere", il best of eurominkia, insomma.
E infine la Puppato, la cui opinione economica si intuiva talmente superflua da far dimenticare allo skyconducente perfino di chiedergliela. Posseduta dalla casalinga di Voghera, la medium ci trasmetteva alcuni messaggi fondamentali, primo su tutti un perentorio "L'EURO NON SI DISCUTE", con il tono con il quale una madre pronuncerebbe "questa casa non è un albergo". Amo le donne quando credono che in politica il segreto del successo sia usare l'autoritarismo da tinello. Anche lei vuole lo sbocco federale e la difesa unica europea (finalmente cominciamo a capire a cosa cazzo servono gli F35. La guerra è vicina).
Non a caso appartiene alla Puppato la frase più inquietante della serata, forse un messaggio in codice da propaganda bellica tipo "Il -- nonno -- è -- uscito -- a -- cercare -- il -- gatto: "Ci sono i morti e ci sono le pompe funebri".
Per fortuna non ho il problema di votare alle primarie del PD, ma a chi intendesse spendere due euro per il partito e dilaniarsi nel dilemma Matte/oRenzi o PierluigiBersani o ParaVendola o Kitemmuort, suggerirei di leggersi prima qualche brano della Carta d'Intenti, dei dieci piani di scelleratezza della coalizione di presunto centrosinistra. Ovvero del contratto capestro che chi oserà votare per le primarie del Partito Bestemmia dovrà sottoscrivere con una goccia di sangue, l'amputazione del mignolo e la promessa futura della cessione del secondo canale ad vitam e ad libitum.
Riprendo da Piovonorane di Alessandro Gilioli, al quale rimando per i condivisibili e fin troppo urbani commenti a questa boiata infame:
«Le forze della coalizione [PD, SeL e PSI, ndr], in un quadro di lealtà e civiltà dei rapporti, si dovranno impegnare ad assicurare la lealtà istituzionale agli impegni internazionali e ai trattati sottoscritti dal nostro Paese, fino alla verifica operativa e all’eventuale rinegoziazione degli stessi in accordo con gli altri governi; (…) ad appoggiare l’esecutivo in tutte le misure di ordine economico e istituzionale che nei prossimi anni si renderanno necessarie per difendere la moneta unica».
A me basterebbe questo paragrafo per rovesciargli il tavolino e mandarli tutti affangala. Per chi non avesse capito bene, questi disgraziati, che hanno firmato l'unconditional surrender a bordo della portaerei Europa, ci obbligano ad ingoiare a cucchiaiate il fiscal compact, ovvero la nostra condanna a morte come paese avanzato. Il fiscal compact che vieta per legge qualsiasi politica economica diversa dal liberismo menemiano dei Chicago boys, ed è un atto di sottomissione alla globalizzazione, l'adesione allo shibari dell'euro, al legame a nodi scorsoi alla moneta unica. E per farlo sono disposti ad allearsi con chiunque, anche con il Diavolo, se occorre. Con la destra, non ne parliamo.
Ma c'è dell'altro nella Magnamagna Carta. Ci sono le solite supercazzore prematurate con scappellamento di Sistina come fosse Fanfani sui diritti civili - volute dalla preta Bindi, e alcuni colpi ben assestati alla Costituzione e alla democrazia (rimando sempre a Gilioliper il dettaglio).
Curioso, ma non troppo; la Bindi si appella alla Costituzione (a sproposito) quando vuole impedire la legalizzazione delle unioni gay ma se ne dimentica quando si tratta di questioni ancor più fondamentali come le regole democratiche e di rappresentatività del popolo. Basti vedere come verrà aggirato, pulendosi con la Carta, il vincolo di mandato.
Questa coalizione non ha un programma perché il programma è quello di Monti, il salvataggio dell'Italia dalle grinfie di J. Maynard Keynes. Visto che si tratta solo di eseguire gli ordini, qualunque scherano andrebbe bene, anche l'autista della Finocchiaro o lo stesso Mario Monti. Eppure i piddini grigi, che non sono per niente choosy visto che si litigano a borsettate un posto da boia, sono indecisi da morire se la mannaia la debba impugnare il segretario allo gnocco fritto o il Bischerenzi o qualcun'altro purchessia.
L'avete udito il Matte/oRenzi parlare delle regole delle primarie ed appellarsi al garante della privacy minacciando le carte bollate. Ha paura di perdere i voti dei bimbiminkia. Ha paura che il bottegone faccia vincere il segretario. (Ma quando mai!)
Mica si scandalizza per i contenuti ultraliberisti da tea party della Carta degli intenti. Lui e Bersani condividono lo stesso programma, quindi di quali primarie, di quale competizione, di quali differenze stiamo parlando?
Termino con Pietro Ichino, grande consigliere di Renzi.
“Considerare la finanza come cattiva, come la responsabile della crisi economica globale equivale a dimenticare che senza finanza lo stato non avrebbe neppure potuto prendere il denaro a prestito nei mercati internazionali, e che quindi non avrebbe potuto praticare quelle politiche keynesiane (??!) che gli stessi Bersani e D’Alema indicano come necessarie e salutari. Perciò mi chiedo se in questa polemica contro la ‘finanza cattiva’ non torni fuori quell’antica concezione manichea della sinistra che da una parte mette la operosa e buona classe operaia, mentre dall'altra la classe borghese rapace e sempre a caccia di rendite. Una polemica che, se fosse in questi termini, trasformerebbe il Pd in una creatura politica più antica di quello stesso Pci che aveva tentato di mandare in soffitta queste differenze."
(Non ho bisogno di ricordare che i prestiti dai mercati internazionali si traducono in interessi da restituire, non sono a fondo perduto, come i bonifici alle Olgettine).
Insomma, esorta Ichino, che la sinistra la smetta di essere sinistra così sarà perfetta. Non è meraviglioso tutto ciò?