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mercoledì 3 dicembre 2014

Bandiere rosse e cravatte verdi


Barbara Spinelli ha firmato, assieme a 31 altri europarlamentari, la richiesta di apertura di una procedura di infrazione per l'Italia che "maltratterebbe i migranti irregolari che non vogliono lasciarsi identificare" e lo fa proprio a ridosso di un'inchiesta giudiziaria che rischia di dimostrare che la carità e la bontà nei confronti degli immigrati può avere assai a che fare con il vile interesse di speculatori. "Con i migranti si guadagna più che con la droga", afferma in un'intercettazione uno degli infamoni indagati per l'ultimo intreccio politico-mafioso di malaffare che coinvolge la città di Roma, le cooperative zozze e tutto il cucuzzaro che ha in gestione il business dell'immigrazione. E se si guadagna in base al numero, ecco, a pensar male ma con il rischio di azzeccarci, sorgere il sospetto che più ne arrivino e meglio sia, soprattutto se si pensa ai milioni auspicati dall'ONU. Un losco traffico di schiavi sulla pelle loro e nostra, sciaguratamente fomentato e favoreggiato dalle varie dame di San Vincenzo istituzionali. Compresa la Spinelli junior.
In attesa di ricevere le bacchettate sulle nocche dai presidi del collegio Pierpaoli di Bruxelles, sentiamo cosa pensano in Germania dell'immigrazione selvaggia, e non nei circoli neonazisti ma sulle colonne della "Rote Fahne" (Bandiera Rossa), la versione online della gloriosa rivista fondata nel 1918 da Rosa Luxemburg. E questi mica sono comunisti: so' communisti così.

L'articolo è stato pubblicato l'anno scorso. Ringrazio gli amici Paolo Corrado per la segnalazione e Turi per la sua preziosa traduzione dal tedesco. 

"No border, no nation – Il nuovo marketing dell'imperialismoCome ci si approfitta dei migranti africani per il Nuovo Ordine Mondiale
di Stephan Steins [direttore della "Rote Fahne"]
In Germania e nell'istituzione imperiale UE (Unione Europea) non vi è alcun diritto d'asilo. Lo abbiamo al più tardi capito da quando l'asilo politico è stato negato all'attivista per i diritti civili, informatore e già collaboratore del servizio segreto militare statunitense NSA Edward Snowden, in fuga dal regime USA.
In Europa soltanto la Russia si è mossa a compassione concedendo asilo al rifugiato politico Snowden.
Alla luce di ciò, appaiono tanto più osceni i fatti e le notizie con cui i tedeschi e il pubblico della UE vengono martoriati di continuo da settimane.
Solo il mese scorso si è appreso che il Think Tank britannico Longevity Centre, specializzato in demografia, propaganda l'immigrazione in Europa di non meno di 11 milioni (!) di stranieri fino al 2020, poiché altrimenti “la UE” perderebbe “l'equilibrio del suo sistema pensionistico”. [in realtà forse Steins  si riferisce al documento dell'ONU di cui ho già parlato qui.]E' evidente che il territorio della UE, caratterizzato da disoccupazione e povertà di massa, anche giovanile, disponga di sufficiente forza lavoro propria. Al capitale organizzato internazionale non vanno bene né politiche sociali per i propri cittadini, né il benessere dei migranti dell'Europa dell'est, dell'Asia e dell'Africa, la cui emergenza sociale viene strumentalizzata come causa umanitaria.
L'immigrazione di massa e l'eccessiva presenza di stranieri nelle repubbliche e negli spazi culturali europei sono funzionali all'imperialismo su diversi piani.
Nel breve termine viene importata una potenziale manodopera  proveniente da paesi a basso salario per lo sfruttamento capitalistico locale.
Sul medio termine viene forzata la disintegrazione culturale e sociale e in seguito statale delle conquiste storiche caratteristiche della repubblica democratica borghese.
Il “Nuovo Ordine Mondiale” non bada ai confini territoriali secondo il diritto internazionale, né al diritto di autodeterminazione nazionale. Questi obiettivi politico-strategici dell'imperialismo necessitano dell'intermediazione dei media. Per la partecipazione al proprio etnocidio i popoli europei devono essere condizionati emozionalmente. "Guarda", così suona l'infame parola, "questi esseri umani, tra cui donne e bambini, sono annegati perché voi non li avete aiutati".
E coloro che in buona fede credono a siffatta disinformazione, non hanno afferrato che noi siamo nel mezzo di una guerra, in quella guerra che nei libri di storia entrerà col nome di guerra imperiale.
Accade oggi di leggere la frase: “No border, no nation” come slogan di marketing davanti l'ufficio immigrazione di Berlino. Gli agenti dell'imperialismo si manifestano in maniera sottile  – visto che  già attraverso la scelta della loro lingua rinviano alla loro paternità.
Sono passati appena due anni da quando le bombe della NATO, finanziate anche dalle nostre tasse, hanno massacrato in Libia oltre 100.000 persone. “No border, no nation” è diventato per gli uomini di laggiù una sanguinosa realtà imperiale.
“No border, no nation” scava la sua crudele impronta di morte, omicidi di massa, terrore, tortura, fame e miseria sociale intorno al globo, dall'Iraq alla Jugoslavia, dall'Afghanistan alla Libia fino in Siria, con l'Iran già nel mirino.
“No border, no nation” è sinonimo di guerra dell'impero contro il diritto internazionale.
Vagabondi dall'Africa si accampano a Berlino davanti la porta di Brandeburgo, come anche in altri luoghi. Uomini che non parlano una parola di tedesco, siedono davanti a striscioni di produzione professionale in lingua tedesca. Presumibilmente provengono dall'isola italiana di Lampedusa.
Chi ha portato questa gente nella capitale tedesca? Chi li organizza, formula le loro richieste, li dota di costoso materiale pubblicitario e li piazza mediaticamente in scena?
Si dice che abbiano pagato parecchie migliaia di dollari per persona agli scafisti per la traversata verso l'Europa dalll'Italia – più denaro di quanto le vittime tedesche delle riforme Hartz IV siano in grado di racimolare. Chi paga queste somme?
La risposta a queste domande dovrebbe trovarsi nelle reazioni dei funzionari dell'impero. Già i funzionari UE esigono l'ulteriore allentamento delle politiche di immigrazione dell'UE. Il discorso delle “società aperte” viene adesso rinforzato (lo slogan Multi-Kulti sembra essere stato accantonato).
E ciò come se l'Europa non fosse stata già abbastanza aperta in passato. Secondo le statistiche, vivono, nella sola Germania, da 10 a 20 milioni di stranieri. Nella città portuale olandese di Rotterdam la popolazione indigena è già oggi in minoranza.
Chiunque difenda il diritto di autodeterminazione dei popoli viene accusato immediatamente di razzismo dall'egemonia imperiale. Dove sono questi presunti antirazzisti quando c'è da lottare per il diritto internazionale e contro la guerra imperiale?
Qui viene condotto un gioco sporco, non da ultimo sulla pelle di comparse straniere.
Come socialisti vale la nostra solidarietà internazionale alle classi lavoratrici in lotta e ai loro popoli. La farsa imperiale non è affar nostro."
Che roba, eh? Che sporchi nazionalisti, piccoloborghesi, idealisti e fascisti. Così lontani dalla vera sinistra italiana dell'accoglienza, dello stile di vita del migrante che sarà il nostro, della melassa buonista cazzuolata in faccia a tutte le ore. Dell'antirazzismo a suon di autorazzismo di questi self-hating Italians. 
Un comunista  invece che parla come un Salvini desnudo qualsiasi in cravatta verde. Ma in che mondo viviamo, signora mia.
Dite la verità, da quanto non sentivate la parola IMPERIALISMO in bocca ad un comunista? Io ormai la leggo solo negli articoli di Fulvio Grimaldi. Qui siamo dovuti andare a Berlino.
Già, è vero, scommetto che state notando in questo momento che la sinistra italiana ha smesso ormai da tempo immemorabile di criticare l'imperialismo americano, ovvero del complesso militare-industriale e dei suoi vari presidenti immagine intercambiabili. Sarà per questa novella mansuetudine verso l'Impero che è così ansiosa di firmare il TTIP, che è come un Fiscal Compact elevato alla enne? 

Infine il buon Stephan, sull'argomento immigrazione, si fa la mia stessa domanda. E' proprio vero che quei poveri che non hanno niente da perdere pagano migliaia di dollari per il viaggio per venire in Europa, come recita la propaganda del frame? O non saranno piuttosto al contrario arruolati e pagati per affrontare il tremendo disagio della migrazione verso una terra dove non troveranno certo il paese dei balocchi ma in cambio della possibilità di lasciare un po' di denaro alle loro famiglie nel paese d'origine? 


sabato 28 dicembre 2013

Le affinità elettive tra sinistra e post-capitalismo elitario


Che Diego Rivera mi perdoni.
C'è una frase che gentilmente non vorrei mai più sentir pronunciare ogni volta che si rimprovera alla sinistra di essere passata dalla parte del peggior post-capitalismo totalitario, tradendo tutti coloro che in vari modi, per coscienza di classe o coscienza infelice borghese l'avevano appoggiata e votata per decenni. La sinistra che, con i suoi meravigliosi automi meccanici, è ora gloriosamente al governo e che Diego Fusaro descrive come: "il serpentone metamorfico Pci-Pds-Ds-Pd, ossia la parabola di una sinistra passata dalla triade Marx, Gramsci e difesa degli ultimi al patetico pantheon composto da antiberlusconismo rituale, liberalizzazione selvaggia ed europeismo a tutti i costi."

La frase in questione che mi manda in bestia, salivata pavlovianamente dai compagni dalle cinquanta e mila sfumature di rosso, dal piddino rosé al communistacosì è la seguente: "Eeeh, ma quella non è più sinistra." Intendendo, con un trucchetto preso dalla scatola de "Il piccolo dialettico",  che sia stata la Signora Sinistra, un triste giorno, ad essere impazzita e ad avere abbandonato i compagni e che, da qualche parte, non si sa dove, la vera Signora Sinistra (perché quella che ha tradito era solo un sosia, un Doppelgänger) esista ancora, intonsa e pronta ad essere tolta dal cellofan ed usata contro i padroni cattivi. 

No cari, troppo comodo. Io invece credo e temo che quella lì sugli scranni del potere sia proprio la sinistra originale, così ben rappresentata al vertice dal Migliorista. Quella che ha sempre saputo che se non puoi svalutare la moneta allora dovrai svalutare il lavoro ma siccome l'unica critica ed opposizione al capitalismo può essere oggi solo quella geopolitica e degli stati e nazioni, essendo questi argomenti tipicamente borghesi, anzi piccolo-borghesi, idealisti e fascisti... Insomma, avete capito.
Infatti, come diceva Costanzo Preve, la sinistra soffre di "una patologia, di una deformazione della coscienza infelice borghese: quella che consiste nella vergogna di essere piccolo-borghese e di non essere un proletario con le pezze al culo." La sinistra della politicizzazione sfrenata maniacale e manicomiale, il cui militante ha paura della condanna come idealista, piccolo-borghese e fascista che gli deriverebbe dal giudizio negativo di un proletario inesistente, (inesistente perché il proletario vero parla di calcio.)" (Quando si dice conoscere i propri polli. Gustatevela tutta, la conversazione tra Preve e Fusaro, perché è molto, molto interessante). 

Peccato che questo proletario, oltre che inesistente, non sia nemmeno più un proletario ma un orrendo borghese, impoverito e proletarizzato da questo post-capitalismo elitario neoliberista (che anch'esso non è più nemmeno capitalismo ma una neoplasia di esso) formato da Dei autonominatisi che, dopo aver dichiarato morta la storia ed averne invertito il senso di marcia verso modelli preindustriali e tribali, aspirano solo a tornare sull'Olimpo; ai quali non interessa più la volgare produzione delle merci, che lasciano volentieri agli asiatici, ma lanciare fulmini, richiedere sacrifici umani ed interferire a piacimento nella vita dei mortali. Divinità che ogni tanto mandano i loro deus ex machina "a salvare l'Italia dal baratro" e la cui volontà di potenza si esprime non solo creando ricchezza virtuale attraverso la pietra filosofale della finanza e segregandola in poche ristrette mani divine ma soprattutto attraverso il sommo piacere sadico di toglierla a chi già la possiede: i mortali. Ovvero la massa dei borghesi e degli ex proletari ai quali un capitalismo votato alla costruzione e non alla distruzione - qualcuno dice compassionevole perché timoroso della minaccia sovietica - che aspirava addirittura alla "piena occupazione" aveva concesso benessere ed elevazione sociale per decenni del secolo scorso.
Dite alla Signora Sinistra che ha fatto più John Maynard Keynes per la classe operaia che l'operaismo degli anni '70.  E che è grazie alle rivoluzioni fatte da borghesi molto incazzati, da Robespierre a Marx e Lenin, che può ancora indegnamente usurpare il ruolo di paladina degli oppressi.

Ma ai servi piace servire gli dei per poter carpire la propria immagine nei loro specchi mentre li lucidano, e quando servi e dei hanno un nemico comune,  scattano perfino le affinità elettive.
Anzi, ciò che lega la sinistra al neoliberismo è proprio vero amore, seppure del tipo che caratterizza la figura patologica della folie à deux.
Il nemico comune degli dei e dei servi è la borghesia. Ovviamente, se la sinistra avesse coscienza di essere anch'essa parte della borghesia - e dovrebbe capirlo dal fatto che ciò che resta della classe operaia evoluta non si identifica più nella sinistra da un pezzo, perché essa non la riconosce più come orda dickensiana di proletari bisognosi - non si adopererebbe per la sua distruzione. Ma lo abbiamo visto, temono ancora il giudizio del proletario inesistente anzi, per ripicca degli operai che votano Lega, guardano ancora più in basso, al Lumpenproletariat, al vero straccione, al migrante, a tutto il campionario delle minoranze bisognose di essere difese dalle Madame Tojetequeicartelli, a loro insaputa più aristocratiche della Pompadour.
Incapaci di elargire benessere e diritti sociali, perché si sentono finalmente sul punto di distruggere l'odiata borghesia e non capiscono più niente, si illudono di compensare con la cosmesi dei diritti civili l'opera di devastazione economica che ha loro commissionato il neoliberismo, esercitando altresì mirabilmente contro il popolo la tolleranza repressiva (direbbe Marcuse) avuta in dono dai padroni.

Gli dei li lasciano fare. Sono ben contenti che qualcuno faccia per loro il lavoro sporco, prima di essere spazzato via come feccia.
E poi devono molto ai compagni. Quando il comunismo è morto il fondamentalismo del mercato ne ha cannibalizzato il cadavere e ne ha introiettato alcuni dei caratteri. Acquisendo, in tal modo, ancora più forza. Ecco il carattere primitivo del neoliberismo.
In fondo, questo modo di produzione post-capitalistico eurocratico assomiglia molto, non solo al nazismo - mancandone solo per il momento l'elemento eliminatorio su base razziale - ma anche al totalitarismo comunista. Una casta di burocrati di partito blanditi con privilegi esclusivi che governa con il pugno di ferro masse indistinte di lavoratori, privati via via sempre più dei diritti acquisiti, dell'identità nazionale in nome di un fantasmatico internazionalismo e imperialismo continentale e tenuti sotto il tallone di ferro di un'ideologia totalizzante che non ammette alternative e che tende a limitare il diritto alla proprietà privata ai membri della casta.

La sinistra si è venduta al neoliberismo globalizzato perché continua a rinnegare patologicamente la sua parte borghese e il ruolo rivoluzionario della borghesia.
Chi borghese lo è e non se ne vergogna (più) dovrà solo difendersi da questa sinistra che ambisce all'autocannibalismo, e potrà farlo magari ritrovando e rinnovando il proprio spirito rivoluzionario e riscoprendo la versione sana della coscienza infelice borghese. E' questione di sopravvivenza.
Gli altri si meraviglieranno molto quando i loro resti saranno destinati a diventare cibo per i cani degli dei. Il destino dei servi quando non servono più.

giovedì 7 marzo 2013

Puffamento Cinque Stelle


"Il nemico dei puffi è Gargamella. Un mago con scarse capacità, di mezza età, brutto, pelato e soprattutto molto cattivo." (cit. video)

Beh, molto cattivo no, dai, porello!
Allora, definitivamente identificato Gargamella, avete capito chi è Grande Puffo con la barba bianca e chi rappresenta la nuova minaccia per il glorioso capitalismo dell'1%? Ho solo un dubbio su chi sia Birba ma visto l'anticomunismo viscerale e "l'aspetto ripugnante"... (anche se i Puffi sono sempre stati un must di Italia1, come la mettiamo?)

domenica 8 gennaio 2012

Frecciarossa trionferà


Chi avrebbe mai pensato che uno stesso treno di undici carrozze sarebbe stato diviso in ben quattro classi con l'istituzione dell'apartheid tra i compartimenti dei ricchi: Premium, Business ed Executive e quello Standard per i poveri? Guardate il filmato, se non ci credete.


Accade sul Frecciarossa, l'unico treno che unirà il Sud al Nord dopo l'eliminazione di molti treni notte che coprivano il medesimo percorso ma non erano altrettanto fighi.
Quattro classi e quattro tariffe per un Roma-Milano, dagli ottantasei della quarta classe agli oltre duecento euro della primissima classe, con i sedili in pelle, le hostess bonazze che ti porgono il giornale e il caffé e forse, tra un po', se sarà istituita la quinta classe ExtraSuperUltraMegaGalatticaExecutive, offriranno sedute di sesso orale in modalità deep throat su sedili reclinabili in pelle umana ai fortunati MegaManagerZ.

Nemmeno Benito con la sua  famigerata "terza classe" era mai giunto a tanto vomitevole classismo e comunque meglio le littorine del ventennio di questi trenacci pieni di merdosi che non vogliono pisciare dove pisciano gli inferiori e prendersi i loro pidocchi.
Pidocchi e cimici che esistono perché, dopo la cura Trenitalia all'insegna della privatizzazione "tutta facciata e niente arrosto", i treni italiani senza un nome figo come Frecciarossa, Frecciabianca, Italo o Chittammuort, assomigliano ai carri bestiame, specialmente in estate. Invece di ripulirli, di far loro la manutenzione ed offrire un viaggio dignitoso a tutti i clienti - perché pure chi acquista un biglietto normale del treno non è un animale, un essere inferiore, un untermensch o un intoccabile ma un CLIENTE, questi merdosi pensano di risparmiare pulendo una sola carrozza, quella dei loro simili merdosi, appunto, e chiudere bene le porte per evitare contaminazioni con il pueblo puzzolente. Puzzolente a causa dei trenacci sempre più zozzi di Trenitalia.

In fondo, oltre alla divisione in classi - parola che, per carità, loro non vogliono sentir nominare, eh già - il loro sogno inconfessabile, più che il carro bestiame è il revival del treno piombato. Esempio impareggiabile di efficienza ed abbattimento dei costi per un gran numero di viaggiatori. Ah, questi tedeschi!
Quattro classi e i poveri chiusi nei loro scompartimenti, presi a schiaffi come in "Amici Miei" ma al prezzo di ottantasei euro. Roba da matti.
Chi l'avrebbe mai detto che il treno pieno di signori di Guccini sarebbe stato lanciato a bomba contro sé stesso? E come si fa, dico io, a non ri-diventare comunisti?

giovedì 26 maggio 2011

venerdì 15 maggio 2009

Un nano solo è al comando... il suo nome è Tale e Quale

Ma il culto della personalità, cari anticomunisti viscerali ed eviscerati, non era esclusivo appannaggio delle dittature, soprattutto quelle dei comunistacci, da Kim Il Sung a Ceausescu, fino a Mao e Baffone?
Da vero conducator di questa succursale della Romania di Nicolae ed Elena, che ci ostiniamo ancora a chiamare Italia, Silvio Berlusconi viene riproposto alle moltitudini dei suoi adoratori con un'agiografia a puntate in ben 15 fascicoli dati in omaggio in questi giorni con "Libero" del feldmaresciallo Feltri. Lo stesso che non pare notare alcuna contraddizione nell'aver pubblicato appena qualche giorno fa una lapidazione a mezzo stampa della moglie del Cesare conducator, nonchè madre delle bambine amorevolmente ritratte con il papi sul primo numero, senza alcuna remora nel farla piangere di umiliazione.

In barba alla coerenza e scegliendo a caso il mese di maggio per questa sorta di apparizione mariana del Dio dell'ottimismo, del Dio Uno e Trino, anzi Tale e Quale, ecco la riedizione di "Una storia italiana" in versione hard e uncut.
Se posso sollevare una critica di tipo editoriale; nel piano dell'opera mancano i fondamentali gadget come le miniature del nanoconducator dipinte a mano da collezionare, tipo puffi. Il Silvio pompiere, il Silvio panettiere, quello in colbacco russo, quello in bandana. Sarebbe un'idea grandiosa, soprattutto gradita ai piccoli figli di papi che stanno imparando ad amarlo come loro Salvatore e Uomo della Provvidenza.

Peccato che, in ben due copertine dei fascicoli, il nostro Tale e Quale appaia in tutto il suo fulgore a fianco di due despoti come Gheddafi e Putin. Si tenta di rimediare con Benedetto XVI, Shevchenko e Mike Bongiorno e riciclando prati fioriti e quadretti di famiglia ma la cattiva impressione resta per quelle pessime compagnie con le quali Papi si imbranca spesso e volentieri.
Occhio al fascicolo numero 8, quello intitolato: "Il credente, il politico, i Papi". Non è un refuso, non manca una elle, si riferisce proprio ai santi padri.

Mentre altri giornalacci invidiosi della popolarità del Piccolo Papi si ostinano a fare domande sui misteri di Casoria, senza ottenere risposta, perchè Papi fa come cacchio gli pare e non deve rendere conto a nessuno, men che meno al popolo, Libero ricicla vecchio materiale propagandistico e si candida ad infrangere i record di appecoronamento al regime tuttora detenuti da Pradva e Rude Pravo.
Dall'agiografia liberiana dovrà uscire un'immagine del conducator tutto Io, Patria e Famiglie che spazzi via una volta per tutte le ipotesi più malevole e oscenamente insinuanti sull'Uomo che si sacrifica per il nostro bene, per il nostro Papi così sensibile e che non ci meritiamo proprio, Italiani Bravagente un cacchio.

Un'opera titanica e meritoria, quindi, che Libero ha scelto di affrontare con sprezzo del ridicolo.
Non oso immaginare quando uscirà il fascicolo postumo alla memoria con la telecronaca delle esequie raccontate da Emilio Fede, raccolta in un doppio DVD. Per carità, il più tardi possibile, ma bisogna pur cominciare a prepararsi all'infausto giorno. Lo sanno, vero, a Libero che un giorno gli toccherà pubblicare il coccodrillo di un caimano?
P.S. Mi facevano notare stamattina e giustamente, che nella collana dei fioretti illustrati del Diosilvio manca un fascicolo fondamentale: "Come ho fatto i soldi".

martedì 9 settembre 2008

Non ci sono più i russi di una volta, dice

Che cos'è quella sottile inquietudine, quel filo sottile di ansia che mi prende allorchè dalla finestra aperta sento provenire quelle voci che parlano in russo nel cortile di casa mia? Non mi succede lo stesso se sento parlare inglese, arabo o senegalese.

E' un po' l'effetto che, negli anni settanta, faceva la lingua tedesca ai nostri genitori e parenti ancora memori della guerra.
Me lo ricordo benissimo, al mare d'estate. Se il vicino d'ombrellone teutonico alzava un po' la voce con i kinder, gracchiando un "strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!", vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine "Boia di tugni'!.." (tedeschi, n.d.t.)

Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbeverare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con un'espressione da "io ti spiezzo in due" (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).

Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire "ba" con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l'angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, "Russians", dell'era reaganiana?


Sono passati tanti anni. Da un giorno all'altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.

Non ci sono più i russi di una volta, dice.

L'ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d'amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant'anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.

L'inconscio però è una brutta bestia e l'imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all'altro con una specie di "Se mi voti ti cancello".

Proviamo a fare dello sporco relativismo. Quei signori badanti, la matrioska e l'ex tovarish, hanno una certa età e, facendo una botta di conti anagrafici, quando sono nati la prima cosa che hanno visto erano i baffoni di Stalin. Altro che Konrad Lorenz.
Chissà quante volte hanno sentito parlare a scuola degli imperialisti, degli sfruttatori del proletariato e si sono sentiti raccontare che gli amerikanski e i loro servi europei li avrebbero volentieri distrutti senza dire "ba" con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata very cool.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e "maledetti russi", loro sono venuti su con l'idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E' un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.

Va bene ma, che problema c'è? Non sono più comunisti, dicono. Non c'è più pericolo.
Mah, se parli con loro capita molto spesso che venga fuori una certa nostalghija dei tempi andati. Stavano meglio quando stavano peggio, insomma. Allora un pezzo di pane ammuffito ma sicuro l'avevano, oggi nemmeno quello.
Stai a vedere che l'unico modo per riavere una sinistra in Italia sarà dare il diritto di voto a Svetlana ed Ivan. Molto, molto carasciò.



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giovedì 6 marzo 2008

Per una evidente incompatibilità

"Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore." (Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

"Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da 'isolati' ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. [...] L'inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l'attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, [...] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo".
(Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato").
Chi si fosse illuso ieri sera di sentire parlare, nella puntata di"Enigma" dedicata al trentennale del delitto Moro, delle ultime clamorose rivelazioni di Galloni sulle infiltrazioni dei servizi americani e israeliani nel terrorismo rosso, dell'intervista a Guerzoni all'Annunziata (nel link in versione integrale) e dei 100 faldoni su Moro, coperti dal segreto di stato giacenti negli armadi della Commissione Stragi, o magari del fatto, vero o no, che il governo Prodi sarebbe caduto anche perchè avrebbe dovuto decidere sul mantenimento o no del segreto di stato sul caso Moro, è rimasto appunto un illuso.
La propaganda e la ragion di casta ormai entrano regolarmente a gamba tesa ogniqualvolta si tenta di togliere il velo dai misteri d'Italia, spezzando le gambe alla ricerca della verità storica. La storia sono loro, praticamente, e se la scrivono e riscrivono come pare a loro, cancellando ciò che non gli garba.

Ho provato pena a vedere Maria Fida e Luca, quell'allora bambino al quale Moro dedicò le più struggenti lettere dal carcere, sequestrati anche loro per due ore a sentire le appassionate ricostruzioni dell' "io c'ero" Beppe Pisanu (allora segretario di Zaccagnini e in seguito invischiato con faccendieri come Carboni e Calvi e nello scandalo P2) e soprattutto del falcone dei neocon Edward Luttwak, esperto nel raccontare la politica e la storia in forma omogeneizzata per un pubblico di bambini piccoli ed anche un poco deficienti. Uno che ha della vita la seguente visione:
"Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini - praticamente una razza a parte".
Immaginate la scena, con l'Augias che chiede all'amerikano se gli amerikani c'entrano con Moro. Assolutamente no, risponde Luttwak, perchè allora c'era Carter e Kissinger non contava più un cazzo. Figuriamoci, si parla di quel tipo di gente che i "presidenti passano ma loro rimangono" e che, dilettandosi di scrivere manuali sul golpe, dichiarano:
"Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. [...] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media". (Edward Luttwak, "Strategia del colpo di stato").
Il bello è che, quando Luttwak assolve gli Stati Uniti da qualunque responsabilità, per principio, e perchè gli amerikani non fanno queste cose, invece di discutere delle numerose testimonianze di minacce, intimidazioni ed aperta ostilità provenienti a Moro da oltreoceano negli anni precedenti il suo sequestro, non c'è un solo giornalista tra i presenti, né il tenutario né i signorini seduti sul divano, che osi controbattere. Così, lo spettatore che crede che Luttwak sia veramente un politologo va a letto convinto che Moro l'abbiano ucciso i comunisti perchè voleva portare i comunisti al governo.
Il falcone assolve anche l'ex Unione Sovietica ma le sue conclusioni sono altrettanto assurde. Non possono essere stati nemmeno i russi perchè non hanno mai ucciso nessun capo di stato europeo e quindi non possono essere stati loro.
Tra l'altro, non c'è uno straccio di agente o ex del KGB in studio che possa dire la sua a conferma o in antitesi a ciò che afferma l'amiko amerikano.

A proposito, si è parlato, nella puntata, anche del presunto ma molto probabile attentato a Berlinguer durante un viaggio in Bulgaria. Sicuramente la guerra fredda è stata lotta senza quartiere tra bande avverse ma che il KGB abbia tentato di far fuori Berlinguer non vuol dire che abbia fatto lo stesso con Moro.
E' francamente ridicolo anche terminare la puntata andando a parare nella stantìa ipotesi del Grande Vecchio Igor Markevitch che agiva per conto dell'Est, con Paolo Mieli che dà la sua benedizione pontificia, giusto per non parlare del terrorista anomalo Moretti, dei comunicati BR scritti su macchine per scrivere di proprietà dei servizi segreti, dei covi mai scoperti in appartamenti di proprietà dei servizi, della Scuola Hyperion di Parigi, del ruolo della 'Ndrangheta a Via Fani, della Banda della Magliana, della P2 e dei servizi segreti. E di quello psichiatra americano, Steve Pieczenik che dava consigli a Cossiga nel comitato di crisi e che Luttwak ci ha rivelato essere suo vicino di casa.

Il caso Moro è una delle pagine chiave della nostra storia. L'ipotesi che potrebbe venir confermata un giorno dagli storici è che un sequestro ideato inizialmente da un gruppo rivoluzionario comunista sia stato preso in carico, attraverso il gioco delle infiltrazioni, da chi, in occidente, aveva interesse a liberarsi di un politico scomodo e troppo fiero come Aldo Moro. Con i sovietici che sono stati a guardare e hanno lasciato fare perchè anche a loro i comunisti italiani al governo per quella terza via berlingueriana non sarebbero andati a genio.
Moro muore e sono tutti contenti.

La cosa sconvolgente è che la previsione di Pecorelli che un giorno sarebbe arrivata un'amnistia a tutto condonare si è avverata. I brigatisti coinvolti nel sequestro e omicidio sono quasi tutti fuori e la cosa per fortuna è stata rimarcata anche nella puntata di "Enigma". Però anche chiedersi il perchè di una cosa tanto strana, tra una trama del KGB e l'altra, non sarebbe stato male. Giusto per fare informazione e non flanella.



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martedì 19 febbraio 2008

Castronerie

Fidel lascia per motivi di salute e va in onda nei TG lo show di coloro che se ne rallegrano, non potendone celebrare ancora le esequie con lo stappo dello spumante. Meglio che niente, vengono sparate cazzate.
I più gettonati per le interviste, essendo indisponibile per anzianità tutto il cucuzzaro di Miami e dell'operazione Mangusta o gli anticastristi impresentabili alla Orlando Bosh, sono i dissidenti storici come Carlos Franqui.
Alla domanda finale se Castro abbia fatto almeno qualcosa di buono per Cuba, l'ex rivoluzionario risponde sicuro "no".
Considerando che, indubbiamente, perfino Mussolini faceva arrivare i treni in orario e Hitler ci ha donato il Maggiolino Volkswagen, la risposta sembra più un vecchio rancore che altro. Possibile che Fidel non abbia fatto proprio nulla nulla, tra un embargo e l'altro, magari qualcosina per la sanità pubblica? Oltretutto pensando a cos'era Cuba prima, la discarica caraibica di tutto il malaffare mafioso.

In pieno trip revisionista, parlando dei numerosi attentati (ne sono stati calcolati più di 600) subiti da Castro durante la cinquantennale lotta contro la CIA, ci viene detto, sempre dal TG, che la maggior parte Fidel se li organizzava da solo, per smascherare i traditori. Gira roba tagliata male, in redazione.

Ieri invece, ricostruendone il percorso rivoluzionario, si è affermato che, quando arrivò al potere all'Avana, nel capodanno del 1959, non era ancora comunista. Si attende di conoscere quando, chi o che cosa abbia condotto il rivoluzionario (democratico, democristiano, demoplutogesuitamassonico?) sulla via della perdizione. Io avevo sempre creduto che, a parte i gesuiti, Fidel fosse sempre stato marxista, anche sentendolo parlare delle sue origini nelle interviste. Mah.
Del resto dicono che una volta Veltroni fosse perfino comunista.


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mercoledì 12 dicembre 2007

Kilombo o Kirompo?

Da oggi si vota ancora una volta per rinnovare la redazione di Kilombo, o Kirompo, a seconda dei gusti. Kilombo è l'aggregatore delle sinistre ed è, come tutte le cose di sinistra, un luogo dove si discute e ci si confronta (non quanto si dovrebbe) e si litiga (fin troppo).

Da quando ha preso forma il grande Golem del Partito Democratico, più o meno ogni quindici giorni vi sono scontri piuttosto accesi tra bloggers che si identificano nell'ala Veltroniana della sinistra, che io chiamo con affetto i compagnucci della parrocchietta e alcuni comunistacci bokassiani polpottisti duri e puri.
Come spesso succede anche nella vita reale, il litigio è magari un fatto che nasce da antipatie e rivalità personali, ma questo è normale. Dispiace che spesso il motivo della contesa sia il desiderio di censurare post, blog interi o bloggers in carne ed ossa.

Un'altro motivo di malumore ultimamente è stato il cosiddetto Kilombo slow, che io non ho ancora ben capito che cosa dovrebbe essere, perchè mi sbaglio e leggo regolarmente Kilombo Show, ma sicuramente qualcosa di associativo, dicono. I compagnucci sono stati accusati di voler fare lo show, o lo slow, solo nella parrocchietta, con i comunistacci fuori.
Ma, io dico, perchè agitarsi tanto a pretendere da Kilombo ciò che non può essere? E' come quando si ha un figlio che negli studi è di coccio. Perchè torturarlo con seni e coseni e l'amor che move il sole e l'altre stelle?

Parliamoci chiaro, se già facciamo fatica a leggerci quotidianamente tra noi kilombisti! Quanto ci linkiamo tra di noi, il che non vuol dire vendere favori ma stabilire un legame tra simili che quasi quotidianamente vanno a leggersi e a commentarsi?
Io cerco ogni giorno di leggere e commentare il più possibile i post dei kilombisti ma poi quando vado a vedere gli accessi al mio blog da Kilombo sono molti meno di quanto pensassi. 10-20 al massimo, contro i perfino 2000 di un OkNotizie.
Forse è solo un problema mio, oddìo, nun sarà che nun so' abbastanza de sinistra?? Sarei curiosa di sapere se è così anche per altri kilombisti, ma sembra che tra noi facciamo fatica a cagarci, tanto per restare nel tema scatologico della settimana. Insomma, è possibile che si faccia fatica a dialogare tra noi? E' così terribile per i compagnucci della parrocchietta e per i comunistacci bokassiani confrontarsi, per dirla con Vartere "pacatamente e serenamente"?

Che ci piaccia o no, Kilombo è lo specchio che riflette tutte le luci e le ombre della Sinistra, in tutte le sue sfumature, compresi gli scazzi, lo stare ognuno sulla propria torre d'avorio, il non cagarsi pari se non si è di un certo gruppo ristretto, il rivendicare ognuno l'esclusiva sulla Verità. Kilombo-Kirompo è un piccolo laboratorio dove l'eccesso di topolini dominanti finisce per far sì che si mozzichino tra di loro, a volte a sangue. Dovremmo proprio forzarlo a essere diverso?

Ora si scelgono i nuovi redattori. Tra defezioni, sbattute di porta, pianti, strepiti, palloni bucati così non ci giocate più e sceneggiate alla Mario Merola, il parco candidati si restringe ogni volta di più.
In passato mi chiesero perchè non mi candidavo io ma, se devo essere sincera, avendo già avuto esperienze in altre realtà blogghistiche ora defunte dove dopo un po' ci si sentiva della consistenza degli ectoplasmi ed essendo per mia natura un cagnaccio sciolto della peggior specie, ho sempre rifiutato, forse per vigliaccheria, di prendermi delle responsabilità.

A me basterebbe che fosse eletto qualcuno che mi togliesse quella obsoleta limitazione dei 20 kb per le foto dei metapost, che scegliesse una piattaforma più cazzuta che desse maggiore visibilità giornaliera ai post dei kilombisti. Poi vorrei meno censura, più autocritica e più autoironia e più collaborazione e considerazione tra di noi. Come vedete non ho molte pretese.

A proposito di elezioni. In questo filmatino, Andrea Ronchi (ora AN) in versione "bambino coi baffi", si becca una lezione di signorilità da Moana Pozzi in una tribuna elettorale del 1993. Pensate, Moana era candidata a Sindaco di Roma, Ronchi lavorava nella televisione italiana occupata dai comunisti, tra i quali militava ancora Veltroni. Altri tempi.



lunedì 10 dicembre 2007

Oltre l'arcobaleno, cosa?


E' strano ma, nel giorno della nascita della Cosa Rossa (oddìo, sembra qualcosa di porno) o Sinistra Arcobaleno, a me non è venuto in mente altro che la sciropposa ed iperglicemica canzoncina del Mago di Oz. Non mi pare un buon segno.
L'arcobaleno è qualcosa di mite, di gioioso, che rievoca la quiete dopo la tempesta, i prati verdi con gli uccellini che ricominciano a cinquettare ma qui si muore per 1000 euro al mese, si torna ai bei tempi del lumpenproletariat, alle 16 ore in altoforno, ai padroni che dopo la tragedia mandano il pizzino ai giornali: "era tutto in regola". Si, 'sto cazzo.

Bellino il programmino della Sinistra Arcobalena: la pace, l'ambiente, la lotta al precariato, i diritti delle coppie di fatto, la laicità. Speriamo. Anche nel programmone dell'Unione c'erano tante belle cose che non si sono fatte.
Magari non sarebbe male anche un pochino di cattiveria. Come dire: arcobaleno si, ma se ci fate incazzare diventiamo tuono e saetta.

Come dice il detto popolare? O mangi la minestra o salti la finestra. E' come quando vai al self-service e hanno finito tutto quello che avresti voluto prendere. Se non c'è proprio niente altro in Italia che possa assomigliare alla Sinistra prenderemo questa cosina rosa, pardon rossa, questa fichetta arcobaleno che promette di darci tante soddisfazioni: un 15% dei voti dell'elettorato, dicono. Si accontentano, non pretendono mica di più. Dateci il nostro 15 e noi stiamo lì buoni buoni.

Sempre meglio dei pretacci der piddì, sicuramente. Sempre meglio del maanchismo di Veltroni.
Tutto, piuttosto che Mastella o la Binetti o il segaligno Fassino che solo a vederlo fa venir voglia di farsi fuori una cofana di lasagne fuori pasto; il cicciorutello, la melandra, il franceschino, Mastro Bindi e il nipote di Hannibal Letta. Per non parlare del mortadello che quando muoiono gli operai fa il faccione seeerio e dice che bisogna controllare, bisogna fare, bisogna andare. "Famo, annamo, menamo", diceva un Gassman-cardinale nei "I nuovi mostri".
O guarda, ma chi è che deve smetterla di prendersi paura dei KakkienKruppen e mandare le fiamme gialle, rosse, verdi e blu a rovesciare la fabbrica come un calzino, magari mandando Herr Strunz in galera?

Cara sinistra arcobalena, visto che dai campi e dalle officine non possiamo prendere nè falce nè martello perchè se no la contessa si turba e se sturba, non t'incantare a guardare i bei colori nel cielo e gli uccellini, se ti ricordi ancora cos'è la volontà di lottare guarda ben fisso per terra e fai il tuo dovere. Perchè qui di sotto di cose da cambiare c'è nè un fottìo.

domenica 18 novembre 2007

Er miracolo daa frittata communista

Allora gnente, siccome che Lameduck oggi s’è levata dai cojoni cor bello suo de core, io che ho ‘mparato de nascosto come s’appiccia sto Piccì approfitto per sentimme un po’ bloggheressa pur’io e ve racconto 'n fatto strano, ma veramente strano che m’è capitato oggi mentre che sbirciavo er piccì dâ stronza 'ntanto che me riposavo da stirà. Perché me tocca tutto a me, cucinà, lavà, stirà, lei nun fa un cazzo. Vabbé gnente, nun ve ne po’ fregà de meno.

Allora, stammatina mentre che guardavo su Internette li blogghe che lei cià sarvati nel piccì no, me so imbattuta ne na notizia proprio strana. Un tizio che faceva na frittata cià visto du figure che je so’ sembrate proprio cristo e la madonna. Che ha fatto sto fijo de nâ mignotta, st'infamone, ‘nvece de mettesse ‘n ginocchio e pregà pell’anima de li mortacci sua? Ha pijato a frittata, l’ha impacchettata e se l’è venduta sui bbei. Aho’, pare che ha tirato su trecento cocuzze, ‘sto paravento.

Mo’, io ho visto a foto dâ frittata e cristo e la madonna proprio nun ce li vedo, magari proprio sforzandome, due de li re maggici, non lo so.
Poi però guardando mejo, forse pecchè nun so communista così ma communista cosiiì, co ddu pugni chiusi, come diceva quer sant'omo de Mario Brega, bello de mamma, io ce vedo er Sor Marx colla Sora Genni, porelli. Oddìo, è vero che ognuno ce può vede quello che vole pure nella schiuma der cesso, speciarmente cor Vicinnet, però a me me pare strana sta cosa, no? Nun sarà 'n miracolo de Marx dall'aldilà che ce vo' ammonì de nun dà retta a Vartere che vo' rovinà der tutto er communismo?

P.S. Aho’, già che so qui approfitto per risponderve ar poste de ieri, prima che Lameduck me faccia ‘n culo così e me lo cancelli. Allora, lei è na gran cinofila no, peggio de Vartere.
Je piace tanto Tarantino e quei firme dove se sdrumano colle spade da samurai. Però ccià un lato debbole.
Via cor vento se l'è letto da regazzina e er firme l'avrà visto na decina de vorte. Ha pianto pure co Titanic ma solo pecchè è de sinistra e je dispiaceva de li poveracci che mojono nelle stife affogati. Poi piagne regolarmente co Etti' de Spirberg, e pure co quella fregnaccia dell'onde der destino de Fontriir. Se nun fosse che Vartere je sta' sui cojoni sarebbe proprio 'na cinofila peggio de lui.Cciao!

lunedì 29 ottobre 2007

Si, stanami tutta!

Nel giorno in cui Mastella annuncia che si immolerà gettandosi eroicamente nell'impastatrice di governo nel prossimo mese di gennaio, è giusto dare il doveroso rilievo ad una pulcherrima iniziativa democratica dell'On. Volontè dell'UDC. In un disegno di legge che sarà proposto domani mattina in Parlamento, il capogruppo del partito di Pierferdinando Casini in Caltagirone propone di introdurre il reato di apologia del comunismo e per far ciò vuole mettere mano alla Costituzione, nientepopodimeno.
Leggiamo da Repubblica il grido di dolore dell'onorevole:
"Siamo un Paese vergogna, è necessaria una operazione verità sui 100 milioni di morti irrisi dai comunisti al governo. Staneremo uno per uno i fedeli amici di Lenin e dei suoi gulag".
Lo so che siamo sotto Halloween tra dolcetti e scherzetti ma questo, signori, fa sul serio, è convinto di ciò che afferma.
Ed è anche un genio perchè diciamolo, l'idea di minacciare di essere stanati è sublime. Nemmeno dieci dei migliori creativi di Berlusconi chiusi in un conclave per tre giorni a pane e acqua avrebbero saputo partorire di meglio.

Stanare, che verbo ficcante! E' noto che i comunisti si rintanano, scavano gallerie, hanno le mani con i palmi girati all'esterno per scavare meglio, come le talpe. Cammini sul prato e ti senti affondare? Ci sarà sicuramente un circolo comunista, una sezione Nilde Iotti là sotto. Se poggi la guancia sull'erba puoi sentire risuonare "Polyushka Polye" o Kalinka. (clicca il triangolino per ascoltare)
A proposito di talpe: ma è vero, infatti mi sembrava di ricordare qualche vecchia lettura, come dimenticarla, la cara talpa che scava nella storia. Volontè è uno colto, ha letto anche Marx. Ma si, facciamoci stanare tutte.

Scommetto che l'onorevole non disdegnerebbe di stanare le due belle devotchke qui a fianco.
Occhio però, anche se appartengono al Partito Bolscevico Nazionale russo e indossano tanto di falce e martello, scavando in profondità - se no che talpe siamo?, abbiamo scoperto che il loro partito è in realtà di estrema destra filonazista. Per la serie "l'apparenza inganna." Per un attimo c'eravamo cascati anche noi. Del resto le talpe un pò cecate lo sono, anzi parecchio.

venerdì 12 ottobre 2007

Non c'è più comunismo

La pubblicità è a pagina 27 di Pan-O-rama. Sotto la foto, la scritta: "Si viaggia per scoprire il mondo o per cambiarlo?" Muro di Berlino. Di ritorno da una conferenza.
Più sotto e in piccolo il preservativo l'ho-fatto-per-beneficenza: Mikhail Gorbachev e Louis Vuitton sostengono la Green Cross International.
Il testimonial è appunto Mikhail Gorbachev e il prodotto è la borsa Louis Vuitton. Temo quella vera, non una acquistata dal solito senegalese sulla spiaggia di Riccione. Se cliccate sul link vi potete scaricare questa immagine come sfondo del desktop in varie misure. (Non è satira).

Oggi ho proprio avuto la sensazione che il comunismo sia finito e che Loro abbiano vinto. Che questa campagna sia uscita nel mese di ottobre non può essere un caso.
Visto che dobbiamo prendercelo sempre di più in quel posto, che ne dite se ce la firmiamo anche noi la nostra saccoccia? Sai che figata! (Non è satira).

martedì 2 ottobre 2007

Fassino celo, Marx manca

Non sono riuscita a trovare eco di questa notizia nella stampa online e quindi mi tocca citare a memoria i fatti, dopo aver guardato e riguardato il calendario ed essermi accertata che non è il 1 Aprile.
Tenetevi forti e se potete mettetevi ancor più comodi sulla sedia. Se siete di sinistra e deboli di cuore non so se consigliarvi di proseguire nella lettura o no.
Allora vado.

Il "Manifesto" ha incaricato la gloriosa ditta Panini di Modena di realizzare un album di figurine che raffigurino i grandi personaggi della sinistra, da Marx a Gramsci, da Berlinguer a Fassino. Siccome noi siamo obiettivi e riconosciamo i nostri errori saranno presenti anche i carognoni come Stalin, Ceausescu e Pol Pot.
Giuro, l'ho letto un'ora fa sulla "Repubblica" di carta nel bar. Il redattore dell'articolo, rimanendo serio, ci dice anche che non ci saranno figurine "pizzaballa", ovvero rare o introvabili. Tutti potranno completare facilmente l'album con le figurine, vendute a bustine da 0,90 euro l'una.
"Il Manifesto" si propone di autofinanziarsi con questa simpatica iniziativa.

Immagino già Berlusconi chiedere al Sig. Panini di poter allegare l'album a "Sorrisi e Canzoni TV", oppure mandare i giannizzeri della Brambilla in giacca blu a distribuire copie gratuite e qualche bustina fuori dalle scuole, come una volta. Che occasione ghiotta! Far riconoscere ai nostri figli, già fin da piccoli, i pericoli del comunismo e dei comunisti attraverso le loro foto segnaletiche e per giunta pagato tutto dai comunisti, ovvero dal "Manfesto". Vedo anche Silvio prendere il telefono e attaccarsi con quelli di Pubblitalia: "Perchè non ci abbiamo pensato prima, ma cribbio!"

Io spero proprio che la notizia di questa iniziativa, degna del miglior Tafazzi, non sia vera. E poi dice che uno si butta a destra.

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