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martedì 22 settembre 2020

Effetto Covid 19: aumento della domanda di grano


In questi giorni leggevo i dati dell'aumento delle materie prime nel 2020, quello che mi è balzato all'occhio è l'aumento del prezzo del grano mi sono chiesto ma c'è un legame con il Covid 19?

Chi è ancora fresco di scuola, ricorderà sicuramente l'arrivo di Renzo a Milano è la rivolta del Pane, chiamata anche Tumulto di San Martino, generato dall'aumento del prezzo del grano.

Sempre nei Promessi Sposi, qualche capitolo dopo ci parla della peste a Milano

Storicamente è stato provato che esiste un collegamento tra carestie ed grandi epidemie, le une possono generare le altre e viceversa ma possono essere state generate da più fattori come:  

- la cattiva conservazione delle derrate alimentari.

- il lavoro agricolo era per la maggior parte manuale e le guerre e le epidemie privavano della forza lavoro le campagne

Raccolti scarsi non riuscivano a soddisfare la domanda di farina questo generava un aumento del prezzo, che veniva anche influenzato dalle tasse e dai tributi.



Perché aumenta la domanda di grano?

Inutile negare che gli acquisti fatti nella primavera del 2020 durante il Lockdown , le grandi scorte di pasta e farina hanno fatta crescere la domanda.

L'esempio più curioso è stato sul mercato inglese dove sono andate perfino esaurite le confezioni di pasta già cotta in barattolo.

Ad aumentare il prezzo non è solo la domanda, ricordiamo che solo circa il 60-/65% della produzione di grano è rivolta alla produzione alimentare l'altra percentuale è rivolta per la maggior parte alla produzione di biocarburanti.

Ci sono più variabili che possono giocare un ruolo importante nell'andamento del prezzo come le scorte, le riserva immagazzinate, l'andamento economico e climatico dei maggiori paesi produttori come Unione Europea, Cina, India, Stati Uniti, Russia e Canada, la speculazione finanziaria sui futures dedicato ai prodotti agricoli.

Un dato importante è che tutti i principali paesi produttori sono stati toccati dal Covid 19 in modo importante, fortunatamente oggi la maggior parte del lavoro è meccanizzato per cui la forza lavoro non è più cosi importante. In Europa il raccolto di Giugno non ha dato flessioni a livello quantitativo sul raccolto.



Fattori del rinnovamento della domanda di grano 

Ci sono però dei fattori che non sono strettamente legati al covid che vede un aumento della domanda di grano, considerato da sempre un prodotto naturale e tradizionale nella storia dell'uomo.

L'evoluzione della domanda alimentare porta a rivalutare il grano come uno degli ingredienti che risponde meglio alle nuove esigenze nutrizionali (fatta eccezione per i nostri amici Gluten-Free).

Che vede profili alimentari con meno prodotti carnei, facili preparazione del cibo e nutrizione sana ed eticamente giustificabile.

1) In particolare ritroviamo il grano protagonista in molti prodotti per un alimentazione vegana e vegetariana. 

Le proteine del grano ottimizzano la consistenza e il profilo nutrizionale di questi prodotti, questo secondo molti ricercatori può contribuire a ridurre il consumo di carne e di conseguenza a un migliore profilo ecologico.

2) Si può anche trovare sul mercato il grano di materia prima tradizionale è coltivato a livello regionale e/o locale offre standard di alta qualità e processi rispettosi dell'ambiente.

3) Negli ultimi sono riprese le coltivazioni di cereali e grani antichi dimenticate dall'era industriale che meglio rispondono alle nuove esigenze nutrizionali, alcune di queste varietà hanno un basso contenuto di glutine. 

4) Nella lavorazione del grano non ci sono scarti tutti viene utilizzato questo lo rende un prodotto altamente sostenibile non avendo scarti industriali.

5) Gli amidi del grano negli ultimi anni si sono diffusi in molte preparazioni alimentari come miglioratori della stabilità, la consistenza e il sapore, prolungando la durata di conservazione e influenzando  il profilo nutrizionale dei prodotti alimentari.



Sintesi

Aumenta la domanda di grano è logico attendersi a breve un aumento dei prezzi dei prodotti (nonostante la crescita della popolazione gluten-free).

Le motivazioni sono solo in parte collegate al Covid 19 che certo crea incertezza nei mercati per il coinvolgimento dei principali paesi produttori (UE, Usa, Urss, Cina).

Ci sono ragioni anche dovute ad un nuovo approccio al cibo che porta a considerate in modo positivo le alternative alimentari con all'interno proteine del grano e per l'industria utilizzo facile degli amidi derivati dal grano nella formulazione dei prodotti alimentari.


mercoledì 1 luglio 2020

Pizza over lockdown

In questi giorni guardavo i dati degli acquisti fatti durante il lockdown al supermercato nei maggiori mercati, tra i prodotti che ci sono in positivo più acquistati c'è la pizza ovunque.

Incredibile ma vero partendo da Napoli è riuscita ad affascinare i palati di tutto il mondo.

Non c'è nessun altro prodotto che è sinonimo d'Italia nel mondo, purtroppo come per lo yogurt greco in Grecia e la pizza per l'Italia, questo non contribuisce ad aumentare il PIL.

Diciamo che si è badato di più ad aprire pizzerie piuttosto che a cercare di creare un marchio di tutela e affrontare la sfida della lavorazione industriale. Nel tempo è molto cambiato il modo di consumare la pizza da cibo di strada pronto subito per essere consumato a un prodotto surgelato da mangiare in modo programmato.


Si può passare una serata in uno delle tanti locali pizzeria da quelli semplici e adatti per tutte le tasche di pizza al trancio a quelli più raffinati (anche Cracco propone la pizza nel suo menù).

Si può ordinarla e farla portare direttamente a casa quando si vuole con le diverse applicazioni oppure la si prende comoda da scaldare solo in forno dopo l'acquisto al supermercato.

Si può farla per proprio conto partendo da lievito madre o lievito di birra e preparando la pasta oppure adoperare le basi già pronte.

Dal successo di vendita durante il lockdown è sull'innovazione dei prodotti pizza  che si stanno concentrando le grandi multinazionali del settore alimentare, cosa vedremo nel futuro dei consumi di pizza?


La pizza congelata e/o in atmosfera protettiva

Oggi la maggior parte delle pizze al supermercato in Italia sono pizze surgelate, la surgelazione è noto per essere il migliore sistema di conservazione grazie alla catena del freddo (-18°).

In America invece va molto la pizza congelata (tra -7° e -12°) e la pizza conservata in atmosfera protettiva con scadenza a breve, già pronta de mettere in forno.

Su queste ultime si prevede una maggiore crescita con la nascita di nuovi marchi che offriranno delle scelte di pizze gourmand.

Basti pensare che  nel mondo la crescita di pizza surgelata è stata del 5,7 % tra il tra il 2015 e il 2019, quello delle pizze congelata del e/o in atmosfera protettiva del 15,0% si tratta quindi di un settore in crescita e più innovativo,.

Ci sono già pronte diverse compagna di comunicazione che daranno spazio all'artigianalità di queste ultime proposte, all'utilizzo delle farine e degli ingredienti di qualità.

Le pizze in atmosfera protettiva sono quelle che potrete trovare al banco freschi dove c'è yogurt e pasta fresca.

In questo segmento di mercato avranno spazio oltre che alle pizze classiche le specialità tipiche locali come la Focaccia romana, la focaccia di Recco, la focaccia barese.


Pizza nel microonde

La maggior parte delle pizze si rivolgono ai forni statici o ventilati o quelli più fortunati che possiedono un forno a legna, nuove aziende hanno studiato formati e pizze adatte esclusivamente ai forni a microonde (la principale domanda arriva dai mercato orientali).

Pizza vegetale

La tendenze di ridurre i prodotti d'origine animale influenza anche la pizza,, cosi si potrà trovare la pizza vegana in cui prodotti d'origine animale come la mozzarella viene sostituita da proposte alternative vegetali e arricchita di soli prodotti vegetali (zucchine, melanzane, peperoni).


Pizza senza glutine

Nel mondo nel 2019 l' 8% delle pizze lanciate sul mercato erano senza glutine, Nei soli USA il 25% delle pizze vendute sono senza glutine, in pratica una pizza su quattro è senza glutine.

Ci sono due categorie quelle a base di mix di cereali senza glutine e quelle con la base costituita da ortaggi e verdure, le più famose sono quelle a base di Cavolfiore che lanciò come ricetta Alain Ducasse diversi anni fa e Nestlè in America ha lanciato con il marchio California Pizza Kitchen, la pizza a base di Cavolfiore.

Non mancano le proposte alternative realizzate da piccole aziende che sostituiscono il cavolfiore con i broccoli o le patate dolci, un segmento in continua evoluzione quello delle basi per pizza vegetali.


Sintesi

Il consumo della pizza si evolve da tutto pasto a spuntino per qualsiasi momento della giornata, la sua semplicità e la sua adattabilità conquista i mercati globali.

Grazie all'industria e alla tecnologia è divenuto un prodotto molto adattabile alle esigenze dei consumatori del nuovo millennio: pizze condite già pronte da mettere in forno, pizze surgelate, pizze senza glutine, pizze vegetali.

Peccato non avere saputo creare un marchio italiano forte a tutela della pizza come produzione e commercializzazione e lasciare che le grandi multinazionali del settore food traggano profitto da un prodotto che tutti associano con l'Italia.

Il Marchio che più richiama l'Italia è Buitoni ma da diversi anni appartiene alla Nestlè multinazionale svizzera

Ci sono poi dei produttori di pizze surgelate, qualcuno anche leader sul mercato italiano e in qualche mercato estero ma hanno quote a livello globale molto piccole come: Italpizza, Roncadin, Freddi Mantua Surgelati, Apizza (questi ultimi sono napoletani), tutti bravi e appassionati a loro modo ma forse avrebbero avuto bisogno di un sostegno diverso.

In questo senso sono più fortunati in Grecia, la Fage nonostante tutto è rimasta un'azienda greca ed è leader di mercato assoluto dello yogurt greco in tutto il mondo, capace d'influenzare le scelte dei concorrenti, spiace non potere dire la stessa cosa della Pizza.

giovedì 14 maggio 2020

Distaziamento economico, alimentare e sociale

Iniziata da qualche giorno la Fase Due del Lockdown dovuta al Coronavirus Sars-Covid 2, nulla sarà come prima intitolano le testate dei quotidiani, ma sarà proprio cosi?

Questo periodo sarà caratterizzato dalla "distanza" che non è solo il metro fisico ma una distanza economica, sociale e alimentare a questo si aggiunge una crisi economica in tutto il mondo, con ripercussioni ancora difficili da valutare.

Quello che si è visto più immediato nel consumi è l'aumento delle vendite di prodotti legati alla sicurezza e all'igiene per la persona e per la casa (prodotti a base d'alcool e candeggina), l' accumulazione di scorte domestiche e la forte contrazione dei consumi fuori casa, che era divenuto il canale distributivo trainante.

Possiamo dire da subito che questo periodo di lockdown si sono rafforzati i trend legati alle nuove tecnologie tuttavia la ricerca di sicurezza ha portato a scoprire comportamenti alimentari più tradizionali come per esempio farsi il pane in casa.


1) Acquisti on line
Il distanziamento sociale ha fatto letteralmente moltiplicare gli acquisti on line, tutti coloro che avevano un sistema d'organizzazione per acquisti on line e consegna a domicilio hanno risentito meno della flessione dei consumi.

2) Boom della Pasta
Acquisti di pasta, dalla pasta fresca alla pasta fresca e perfino alla pasta in barattolo già pronta (in Inghilterra i supermercati sono rimasti senza scorta di pasta in barattolo).

Questo perchè nei paesi del Nord Europa non hanno le pentole per cuocere la pasta per non parlare dello scolapasta autentico oggetto di cult. In questi paesi è nato il trend della pasta risottata, cuociono la pasta in padella anziché in pentola.


3) Il riso
Anche le vendite di riso hanno fatto registrare un aumento considerevole non solo come alternativa alla pasta, anche per il suo indice di sazietà ed è facilità d'uso e conservazione.

4) Misti di cereali e legumi secchi
Aumento dell'acquisto dovuto all'esigenza di fare scorta, hanno una maggiore periodo di scadenza e sono nutrienti fonti di proteine vegetali.

5) Cibi e alimenti che aumentano le difese immunitarie e il microbiota intestinale
Sono tutta quella classe di prodotti che la comunicazione punta sull'aumento delle difese immunitarie e per mantenere in ottimo stato di funzione il microbiota intestinale (dalla fibre ai probiotici).


6) Integratori alimentari
Dai multivitaminici a tutti quelli a cui la letteratura medico scientifica attribuisce un stimolo all'aumento delle difese immunitarie.

7) Consegne a domicilio dei ristoranti
Si tratta di un trend che avevamo gia visto che coinvolge le app che ti portano il ristorante a casa.
Non avendo scelta i consumatori e nemmeno i ristoratori, la maggior parte di i ristoranti e le pizzerie fanno consegne a domicilio tanto che i camerieri si sono trasformati in fattorini.


Chi risente di più della crisi ?

1) Il settore di frutta e la verdura sicuramente
La chiusura dei mercati all'aperto e l'aumento dei prezzi, non favorisce alle fasce più deboli della popolazione la possibilità delle 5 porzioni di frutta e verdura giornaliere, che sono poi le fasce che più avrebbero bisogno di questi alimenti (anziani e bambini).
C'è sono problemi tecnico legati alla mancanza di personale per la raccolta e la chiusura delle frontiere che anche se non è commerciale di fatto rallenta i rifornimenti.

2) Vegetanismo, la rivoluzione vegetale
Si è fermato il trend della rivoluzione vegetale, nella fase di lockdown, nel bisogno di sicurezza, sono stati premiati i prodotti della tradizione. Tutte le  presentazione di nuovi prodotti a base vegetale sono state rimandate a data da destinarsi.


3) il Gelato
L'inizio dell'emergenza Covid 19 è coincisa con l'inizio della stagione del gelato, tanti che Unilever la parlato di forte contrazione della domanda.
Questo perchè il gelato è associato a fare due passi a piedi, essendo isolati in casa, questa esigenza è venuta meno ma siamo certi che i prossimi mesi il mercato si riprenderà, certo i mesi persi non si recuperano e questo incide sul bilancio annuale e sui rendimento degli investitori.

4) Industria del latte
Da più anni le stalle segnano aria di crisi, in tempo di Coronavirus ha aggravato al situazione di molte aree di produzione di latte, c'è da attendersi un calo di produzione che dovrebbe essere equilibrato da un calo della domanda.

5) Share Economy
Tutte quelle condivisione come l'automobile, la bicicletta, la casa non si coniugano con il distanziamento sociale imposto dal Coronavirus covid 19.
Costi di sanificazione troppo alti per tenere aperte delle piccole attività economiche che sono destinate a chiudere.

6) Settore del turismo
Tutte quelle attività economiche legate al settore del turismo, risentono fortemente del distanziamento sociale.

7) Ristoranti e pizzerie
Si usciva fuori a cena per vedere gente per passare una serata in compagnia, il distanziamento sociale impone una maggiore distanza tra i tavoli, vetri in plexiglass nuove regole che rendono lo stare in compagnia un esperienza ansiosa, difficile e complicata.


Distanziamento Alimentare

Si accentuerà sempre di più il divario tra classi sociali, tra ricco e povero, soprattutto sul piano alimentare. Con meno risorse le derrate alimentari fluttueranno nei mercati più ricchi e nelle classi sociali con maggiore propensione a spendere. Rivoluzionando di fatto i schemi alimentari e la prevenzione delle maggiori patologie che hanno nell'alimentazione uno dei fattori chiave.

Ho visto questo video fatto girare in Svezia, un paese che conosco per vicende familiari, è molto facile praticare il distanziamento sociale e alimentare, c'è già non se lo devono inventare, pochi abitanti tanto spazio, quest'idea del ristorante con un solo tavolo da loro è praticabile ma non conveniente, da noi assolutamente impensabile.

Un modello che è applicabile solo in Svezia o al limite a Napoli, dove sono più abituati a fare scendere i cesti dai balconi.

Si perde il senso di andare al ristorante, dal piacere al bisogno di mangiare qualcosa, come necessità.


La condivisione della tavola da sempre è stato il perno della società, dai Greci ai Romani, perfino nel Medioevo il periodo più buio della Storia, nelle tribù berbere del deserto si viene invitati a condividere il rito del tè.

Senza andare troppo lontano che senso ha prendere un aperitivo senza confrontarsi, quando si vuole conoscere qualcuno lo si invita a tavola, cosi si presentano o si presentavano una volta i fidanzanti dei figli e delle figlie.

Una volta, adesso te li trovi in casa.

"Papà fuori pioveva, potevo mica lasciarlo li!"
Perchè se prende l'acqua si ritira? Scade?
"Ha la mascherina e gli ho anche passato l'amuchina"
E speriamo solo quella!
"Uffa, Papà perchè ti arrabbi, che c'è di male è il mio fidanzato, un mio congiunto?"

Sul cancello di casa non scriverò più "attenti al cane" ma "attenti al fidanzato!"


venerdì 7 febbraio 2020

Perchè il pane in vendita è sempre poco cotto?

Deborah B., Vicenza: le volevo chiedere come mai si trova dai panettieri sempre il pane poco cotto? Ho nostalgia del pane di una volta con la sua bella crosta dorata ma sembra impossibile trovarlo!

Basta restare mezz'ora in un panettiere e alla fila del banco del pane per sentire dire:
"tre panini non troppo cotti per favore"
"un filone di pane meno cotto che c'è grazie"
" del pane tipo baguette francese ma morbido e poco cotto per favore"
Più meno l'80% delle richieste dal panettiere in mezz'ora d'osservazione.

Ci sono più ragioni che spiegano queste scelte, alcune sono tecniche legate alla produzione di pane altre invece riguardano le scelte dei consumatori

Fermo restando che personalmente sono per il pane cotto e cotto bene perchè la cottura migliora la digestione del pane e valorizza la buona qualità delle farine, del lievito e della lavorazione.

1) Fattori legati alla masticazione
I dati statistici sulla popolazione ci fanno notare che l'Italia è un paese vecchio nel senso che l'età media è 45 anni, più l'età è matura maggiore è l'abitudine di consumare il pane durante il pasto. Spesso la maggiore età è legata a problemi di masticazione, per questo si preferisce un pane più morbido che crea meno difficoltà di masticazione (basterebbe cambiare la scelta della varietà di pane ma questo è un altro discorso).

2) Fattori legati al nuovo gusto 
La cultura del pane è legato alle generazioni con maggiore età, per i giovani millenians il pane è quella cosa morbida che sta sopra e sotto l'hamburger, il riferimento è quel pane morbido (burger buns) che non ha bisogno di masticazione, vorrai mica fare fatica per mangiare! 
L'esatto contrario della cultura del pane, vedo anche tanti giovani che si avvicinano al pane tradizionale ma sono un numero ancora limitato.

3) Cuocere il pane costa
Ci sono sempre meno panettieri produttori di pane e sempre più "panettieri" che scaldano pane surgelato oppure "panettieri" che il pane se lo fanno portare direttamente in negozio prodotto da laboratori industriali fuori città.
Il tempo di cottura incide anche sui costi di entrambe le categorie di panettieri, e un risparmio di energia per infornata a fina giornate e a fine mese, vuole dire un minore costo e un maggiore ricavo.


Esistono poi due considerazioni sul pane che sono discutibili

A) Il pane crudo fa ingrassare meno del pane cotto
Non c'è scritto da nessuna parte e non c'è nessuno studio che io sappia tuttavia questa convinzione è molto forte nelle persone comuni.

B) Pane cotto fa venire il tumore
Il riferimento è alla formazione di acrilammide, una molecola potenzialmente cancerogena che si forma quando i cibi bruciano. Tuttavia riguarda più altri alimenti come chips le patatine fritte il 49%, il caffè 34% e invece proprio il pane morbido il 23%, a seguire i biscotti, crakers e per ultimo il pane croccante (dati opuscolo Ministero della Salute). 
Per i consumi che oggi abbiamo di pane fresco è mediamente difficile superare i livelli d'esposizione fissati dall'Efsa . 
Più alta e frequente è l'esposizione all'acrilammide maggiore è la percentuale di rischio. Per quanto riguarda il pane questo si dovrebbe formare quando la crosta è bruciata, in genere ha un sapore amaro e poco piacevole per quanto riguarda il pane croccante.  

Stabilendo con ragionevolezza che esiste una differenza tra pane cotto e pane bruciato, più che eliminare il pane cotto dalla vostra dieta per questa ragione vi conviene eliminare se proprio volete la crosta e tenere la mollica. 

Interessante questa preoccupazione per il pane croccante che è l'ultimo degli alimenti più a rischio mentre nessuno si preoccupa delle chips.

Una nota sul consumo di pane che è diminuito, va precisato che è diminuita la vendita di pane fresco ma non la vendita di prodotti come crackers, taralli, focaccine, grissini, prodotti confezionati e ultra trasformati, in sintesi è aumentato il consumo di succedanei del pane in genere più ricchi di sale, grassi e calorie.

In pdf : Rischio acrilammide opuscolo dal sito del Ministero della Salute

lunedì 17 giugno 2019

La cucina casalinga puà invertire l'incremento di Sovrappeso e Obesità?

Emanuela L, è vero che preparando da mangiare a casa si può dimagrire più facilmente? 

Si tratta di un argomento molto discusso da esperti e professionisti della salute, non c'è una vera e propria certezza assoluta nè in un senso e nè in un altro, non basta mangiare sempre fuori per mangiare meglio come non basta sempre mangiare in casa per controllare il peso, dipende da quello che si sceglie da mangiare, dalla quantità ma soprattutto dal rapporto tra calorie assunte e spese nell'arco della giornata.

Negli ultimi mesi ad essere messi in discussione sono soprattutto gli alimenti ultra trasformati ricchi di sale, zuccheri, grassi e additivi, chi frequentemente include questi alimenti nella propria dieta è tendenzialmente obeso e soprappeso ed è soggetto a un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, diabete, tumore.

Esiste un problema di cui si parla poco evidente un problema che esperti e professionisti della salute non pensano è legato alla disponibilità economica, mangiare sano ha un certo costo, bisogna avere una certa disponibilità economica.

Gli alimenti ultra trasformati sono proprio scelti dalle persone con maggiori difficoltà economiche, perchè costano meno, "pret a manger" non necessitano di tempo di preparazione (non a caso l'obesità riguarda le fasce di popolazione a minor reddito).


Un 20% della popolazione attiva ha lavori e orari di lavoro instabili questo si traduce anche in poco tempo per fare la spesa e per fare da mangiare alla propria famiglia. Lo sanno bene le aziende che propongono sempre di più piatti pronti da scaldare al microonde.

Bisognerebbe che la società desse valore alla salute e alle scelte alimentari, in questo modo si può pensare di come sostenere le famiglie, come stabilire quanto deve essere un salario minimo garantito che consente di potere fare scelte per un alimentazione varia ed equilibrata. 

Oggi viviamo in una società in cui non si da valore a queste scelte, ricordo che stili di vita corretti e attivi si possono tradurre in una prevenzione delle maggiori patologie della società moderna e di conseguenza in una minore costo della sanità nel tempo.

Sintesi

Si, fare da mangiare a casa può contribuire a seguire una dieta equilibrata e ad prevenire l'incremento del peso e dell'Obesità, permette una maggiore conoscenza degli ingredienti e della loro preparazione, bisogna anche però avere una cultura alimentare e una disponibilità economica che aiuta a trasformare intenzioni in possibilità.






martedì 7 maggio 2019

La cucina italiana è la cucina migliore nel mondo?

Per tutti la cucina nazionale è la cucina preferita da sempre, questo in tutti i paesi dall'Italia alla Cina. Tuttavia una ricerca inglese fatta da Yougov Cambridge, in più 30 paesi nel mondo ha stabilito che la cucina più apprezzata dopo quella nazionale è la cucina italiana una preferenza più alta perfino della cucina francese.

Indubbiamente si tratta di un buon momento per la cucina italiana e per i prodotti italiani nel mondo, ma vediamo in dettaglio quali sono le cucine più amate e quelle più detestate.

Le cucine più amate

1. Cucina Italiana 84
2. Cucina Cinese 78
3. Cucina Giapponese 71
4. Cucina Thai 70
4. Cucina Francese 70

Si tratta ovviamente di una statistica globale pertanto la cucina asiatica a un aspetto rilevante da un punto di vista numerico ma anche andando in giro nelle nostre città basta vedere quante insegne di ristoranti cinesi e giapponesi si possono vedere.

Le meno amate

Cucina Norvegese 37
Cucina Filippina 36
Cucina Arabia Saudita 36
Cucina Finlandese (Finnica) 32
Cucina Peruviana 32

Comprendo che queste cucine sono poco note e che a molti non possono dire nulla ma la cucina del Nord Europa la conosco bene perché ho vissuto più di un anno in particolare 9 mesi in Finlandia  tra Helsinki e Turku e ho sempre mangiato bene magari non in modo vario ma con un ottima materia prima.

Chiaramente sono paesi che hanno una cucina tradizionale meno ricca e varia di altri paesi dovuta alla loro posizione geografica, la primavera e l'estate dura poco di conseguenza la natura è meno generosa. Ci sono state nel corso degli anni meno influenze e contaminazioni pertanto la cucina dei paesi nordici si è meno evoluta nel gusto rispetto ad altre cucine ma ricordo d' avere mangiato ottimi dolci, salmone fresco tutti i giorni, polpette di renna e montagne di frutti di bosco.

La cucina peruviana è molto particolare con dei sapori a cui il nostro palato forse non è abituato ma è un paese oltre i mille metri di altitudine, la quinoa e il ceviche arrivano da questo paese come la patata che ha arricchito le cucina di ogni latitudine.
Una cultura gastronomica da scoprire nelle Picantere che vede protagonista in tavola i prodotti locali, segnalo la Società Picantera di Arequipa che si fa rifà alle ricette tramandate da secoli che discendono dalle popolazioni indigene, un segno di come l'uomo in ogni ambiente e contesto sia riuscito ad adattarsi.


Gli italiani quale cucina preferiscono oltre quella italiana?

Cucina Spagnola 87
Cucina Messicana 77
Cucina Argentina 75
Cucina Greca 71
Cucina Brasiliana 66
Cucina Cinese 62
Cucina Giapponese 62

Una classifica che stupisce se si comprende che la cucina spagnola e greca sia tra le preferite perché per certi versi una cucina mediterranea come quella italiana, stupisce la cucina del Sud America (messicana, argentina e brasiliana) evidentemente più nota di quanto si poteva pensare, stupisce con il punteggio di 60 la cucina francese finita dietro quella cinese e giapponese.


A chi piace di più la Cucina Italiana?

Spagna 94
Francia 93
Svezia 92
Regno Unito 91
Australia 91
Filippine 90
Germania 89
Singapore 89

A chi piace meno la cucina italiana?

Cina 59
Thailandia  69
Indonesia 70 
Vietnam 72 
Malesia 74

Stupisce l'Australia di come apprezzi la cucina italiana non sorprende a chi piace meno, sono i paesi del sud est asiatico, una cultura del cibo troppo differente da quella italiana anche se per esempio i filippini apprezzano molto la cucina italiana tanto che precedono di poco con 90 punti gli inglesi con 91.


Sintesi:


La cucina italiana come lo è stato in passato per la moda e il design sembra avere una buona fama a livello internazionale anche frutto dei tanti italiani emigranti che si sono fatti testimonial della cucina italiana aprendo ristoranti in tutto il mondo. 

Questo studio sulla cucina mette in rilievo che quando ci si mette a tavola si preferisce il cibo della propria cultura, della propria nazione ma poi si è in grado d'apprezzare anche altre cucine.

Se la Francia apprezza molto la Cucina Italiana rispetto a tutte le altre cucine (Giapponese, Greca, Marocchina) l'Italia preferisce la cucina spagnola e greca, culturalmente più vicina alla cucina mediterranea.

Interessante il dato del Regno Unito paese che si appresta ad uscire dall'UE ma a tavola gli inglesi per l'80% apprezzano molto la cucina italiana quanto quella del loro paese, il 46% la cucina greca e il 41% la cucina francese.

Un segnale diverso rispetto a quello politico che ci parla di un Regno Unito più vicino all'Europa di quanto essi stessi possono pensare, almeno a tavola.



lunedì 1 aprile 2019

Le promozioni al supermercato favoriscono l'obesità e il cancro ?

Uno studio in Regno Unito del Cancer Research ha individuato nelle promozioni al supermercato uno dei "fattori ambientali" che possono favorire l'Obesità e di conseguenza lo sviluppo del cancro.

Il collegamento a prima vista sembra azzardato, tuttavia senza andare in Regno Unito, è sufficiente entrare nel primo supermercato che trovate per notare che in offerta ci sono sempre le patatine fritte, i salumi, i formaggi, i gelati, i biscotti, le torte, tutti alimenti che si distinguono per il contenuto di grassi, sale e zuccheri (Hfss).

Lo studio ha portato a calcolare che coloro che tendono a favorire l'acquisto d’alimenti in promozione (dal 40 all'80% del totale della spesa) hanno la maggiore probabilità (del 30%) di divenire obesi rispetto a chi non fa acquisti in promozione o lo fa solo saltuariamente.

Non è solo un problema di scelta è un problema di reddito in particolare in Regno Unito, ci sono diverse aree che soffrono la mancata riconversione industriale, aree povere in cui il reddito della popolazione è basso, gli acquisti in promozione sono una necessità.


Le promozioni influenzano tutti i target, andando a fare la spesa ho acquistato una torta di ricotta in promozione con il 30% di sconto e un pacco di patatine fritte all'aceto balsamico perché aveva il 50% di sconto. Non ne avevo bisogno ma inevitabilmente la promozione stimola l’acquisto e di conseguenza il consumo.

L'obesità à una malattia multifattoriale dove sicuramente il reddito ha sua importanza, se si ha una capacità d'acquisto limitato è più facile preferire alimenti che sono in promozione.

In questa ricerca sono andati a verificare anche quali sono i gruppi più a rischio, la maggior parte sono le persone a rischio di precarietà come i giovani nuclei familiari con bambini, le famiglie parentali (un solo genitore con figlio o figli), le persone sole e le coppie ultra 65enni.

L'Università di Tor Vergata di Roma in uno studio pubblicato di recente ha individuato un gruppo di 4,5 milioni d'italiani (il 17,6%) che a causa dell'impoverimento non segue più le terapie mediche e l'introduzione dei ticket sulle prestazioni specialistiche ha allontanato più persone dalla prevenzione.


Quali strategie si possono prospettare per la prevenzione dell’obesità e del cancro?

Regolamentare o invitare la grande distribuzione ad avere per le promozioni una maggiore varietà di prodotti che contempli delle percentuali d'alimenti meno ricchi di sale, zucchero e grassi in modo che le famiglie possano fare scelte differenti.

Educare le famiglie a scelte in favore della salute a tavola con programmi ad hoc.

Educare e facilitare ai gruppi a rischio a programmi di movimento fisico. Questo perché l’educazione alimentare da sola può non essere sufficiente a favorire il cambiamento verso uno stile di vita attivo. Per esempio camminare un’ora il giorno non costa nulla ma farlo in buona compagnia con una guida  è più gradevole.

Dare la possibilità di ricercare piccoli piaceri quotidiani a questi gruppi di popolazione anche fuori dal cibo. Questo perché essere sulla soglia della povertà non è un condizione socialmente facile anche dal punto di vista psicologico, bisogna comprendere che più si è poveri ed è più facile cadere nella ricerca di piccoli piaceri alimentari apparentemente innocui  a costo basso ma che nel tempo possono rilevarsi meno innocui di quanto si possa immaginare.

Sintesi

Per cambiare bisogna avere la percezione e la consapevolezza  del rischio di queste patologie, solo cosi è possibile implementare con successo investimenti a lungo termine in programmi di prevenzione della salute pubblica.

Attualmente sarò anche pessimista ma non vedo questa sensibilità nelle istituzioni per cui un'invito personale a prendere per le mani la propria salute, cercando di fare scelte negli acquisti più ragionevoli e responsabili per il futuro.

Fonte della notizia : Cancer Research UK

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lunedì 7 maggio 2018

La corsa all'Oro Nero: il caffè


Quando una volta si parlava di corsa all'oro nero ci si riferiva di corsa al petrolio, al controllo dei giacimenti petroliferi. Negli ultimi anni invece ci si riferisce alla corse del controllo della produzione e commercio di caffè.

Negli ultimi dieci anni cosi come il cioccolato e il vino il caffè si dedica all'alta gamma, cioè sui prodotti  a valore aggiunto più elevato.

Lo si comprende semplicemente andando al supermercato, dove lo spazio delle vendite del caffè macinato si riduce sempre si più e si amplia lo spazio dedicato alle capsule, dal 5 euro al kg. del caffè sottovuoto macinato al 111.00 euro al kg di alcune capsule esclusive.


Cosa succede nella tazzina del caffè?

Come se non bastasse e in corso quella che in gergo tecnico si chiama verticalizzazione, le multinazionali del caffè più che ad espandersi nel mercato cercano di incrementare gli utili sommando i margini operativi dei diversi passaggi produttivi (lavorazione, torrefazione, distribuzione).

Di oggi la notizia di un accordo Nestle / Starbucks per la vendita di caffè, il gruppo svizzero pagherà 7,5 miliardi di dollari per commercializzare il caffè a marchio Starbucks, come se il marchio Starbucks sia migliore di Nestlè!

Uno dei maggiori protagonisti del mercato è la Holding Jab della famiglia tedesca Reimann con sede casualmente in Lussemburgo (come Ferrero), che controlla la Jacobs Dowe Egberg la seconda multinazionale del caffè nel mondo (12,1%). La Holding Jab ha investito negli ultimi 5 anni, la cifra di 40 miliardi di dollari nel settore del caffè, tanto che è difficile stare dietro a tutte le acquisizioni del gruppo in particolare oltreoceano impianti di torrefazioni , distributori, caffetterie come Peet's Coffee, Caribou Coffee, Intelligentsia Caffè e tè,  Keurig Green Mountain solo per citarne alcune.

Secondo Euromonitor International le maggiori aziende al mondo di caffè sono 5, 3 Europee e 2 Americane USA: Nestlè (Svizzera) con il 22,4%, Jab (JDE+ keuring, Germania) 12,1%, Lavazza (Italia) 2,8, Starbucks 2,5% JM Smuker 2,5%,.

Tutto questo investimento e ricerca degli utili nei confronti del caffè è iniziato nel 1989 con la liberalizzazione del prezzo del caffè, fino ad allora c'era stato un prezzo relativamente stabile, questo ha dato vita alle fluttuazioni di prezzo e alle speculazioni finanziarie sul caffè.

Dovute al fatto che i paesi produttori di caffè (Brasile, Vietnam, Colombia, Messico, Guatemala, Etiopia) e paesi trasformatori di caffè sono diversi (Usa, Germania, Svizzera, Francia, Italia, Giappone), con diverso potere economico in fase di contrattazione.

Inoltre dovuto al fatto che la produzione del caffè dipende dalle condizioni climatiche in particolare dal tempo atmosferico che negli ultimi anni è sempre meno prevedibile, in secondo luogo l'instabilità politica dei paesi coltivatori.


Il primo segmento del mercato più in evoluzione: le capsule

Il segmento a cui tutte le aziende sono più interessate sia per il consumo in casa che fuori casa sono le capsule, tutti i principali marchi si fanno concorrenza, macchine sempre più innovative per rispondere alle esigenze e ai gusti dei consumatori nei diversi mercati.

Con questa tecnica anche caffè di media qualità vengono esaltati dalla capsula, questo perché si evita la dispersione dell'aroma e del sapore che incide molto sul sapore del caffè.

Il costo del caffè individuale in capsula è molto più alto per i consumatori rispetto alla classica confezione del caffè che si acquista ( medio 0,35 del caffè in capsula al 0,5 del caffè con moka)

Questo ha permesso di fatto nei mercati maturi come quelli europei non sono aumentati i volumi ma sono più che raddoppiati  i ricavi, perché il mercato della capsule in alcuni paesi supera il 50%.


Il secondo segmento di mercato più in evoluzione. i luoghi del caffè

Le caffetterie, non interessa alle aziende solo vendere caffè a casa, il caffè al bar, il caffè in treno, il caffè nei distributori automatici, i marchi del caffè hanno sviluppato anche dei luoghi del caffè come le catene di bar e caffetterie che includono marchio, arredamento e servizi di ristorazione da prima colazione completa e pasto. Il caffè funge da richiamo per alimentazioni moderna veloce 24 ore su 24, a base nel 90% dei casi di prodotti industriali già pronti.

Il modello di riferimento più noto è Starbucks ma ci sono anche altri competitori sul mercato come Arnold's. i flagship store Lavazza,

Il terzo segmento di mercato più trendy: la torrefazione

Quelli come me ricordano che c'era una torrefazione ad ogni via, si sentiva il profumo da lontano, negli ultimi anni  ne sono rimaste molto poche ma sembra che ci sia un nuovo interesse intorno alle torrefazioni, sebbene rappresentano solo l'1,5-2 % del mercato del caffè, stanno diventando sempre più dei luoghi di culto per gli amatori del caffè, un modo per distinguersi.

Le torrefazioni trasmettono l'esperienza e l'artigianalità del caffè, si possono trovare quelli che in gergo si chiamano crù dove i caffè sono divisi per luogo di provenienza, varietà e anche miscele preparate dalla torrefazione per avere un gusto più equilibrato.

Nuove segmenti di mercato e nuovi prodotti

Per accontentare i millenians sembra che sempre più aziende stiano sviluppando progetti di caffè da agricoltura biologica e biodinamica, caffè da progetti eco solidali.

Nuovi usi del caffè quello più originale è sicuramente il caffè nitro una novità americana ma che si trova anche in Europa si tratta di un caffè infuso a freddo per 24 ore, a cui più viene aggiunto azoto e lo si spilla come una birra.

Tra le bevande svetta la Coca Cola blak al caffè, oppure la Pepsi coffèè drink.

Del caffè defecato abbiamo già parlato qualche anno fa.


Luci ed ombre nel rapporto tra i produttori e trasformatori del caffè 

Oro del caffè è più a vantaggio dei trasformatori del caffè, attraverso una vera e propria speculazione  sulla pelle dei coltivatori di caffè. 

La vicenda più nota è quella dell''Etiopia è una dei paesi più poveri del mondo la cui economia dipende dall'esportazione del caffè, nel tentativo d'ottenere un più equo compenso, aveva cercato di far registrare i nomi delle sue più prestigiose varietà presso l'USPTO, ossia l'ufficio americano dei brevetti, tale domanda è stata bloccata della National Coffee Association che preme affinché l'utilizzo dei chicchi e dei nomi resti libero dal copyright, in questo modo non pagando i diritti d'utilizzo del nome all'Etiopia, che ne è il produttore.


Sintesi

I produttori di caffè stanno abilmente utilizzando l'alta gamma o la meglio la propensione a spendere per una tazzina del caffè, per il piacere personale e l'esigenza di distinguersi attraverso i consumi.

Una corsa all'oro nero, una corsa ai margini di profitto molto alti, tuttavia non si può parlare di un ritorno al caffè, di un trend di caffè ma sicuramente c'è una corsa al valore aggiunto che si può creare grazie al fatto che si può acquistare la materia prima con un prezzo relativamente basso.

Pur non sentendomi Cassandra, mi sembra che ci sia troppa euforia nel settore come nei giorni prima del crollo della Borsa del 1929.

Tutto quello che il caffè tocca sembra che diventi oro, in tutto questo creare valore aggiunto c'è un' anello debole il primo la coltivazione del caffè.

Ci sono interi paesi del Sud America che dipendono dall'esportazione del caffè come anche in Africa i paesi di Uganda, Ruanda ed Etiopia, che sono tra i paesi a più basso reddito nel mondo.

Nella distribuzione ci si vanta degli investimenti di 47 miliardi come fossero caramelle, in agricoltura sono pochi e piccoli gli investimenti tendenti a meno del 0,01%, ci sono problematiche che non risolte in poco tempo potrebbero cambiare il destino non solo dei coltivatori di caffè.

Cosa si attenderà in futuro? Che la produzione cresca e sopratutto non diminuisca (i segnali non sono molto promettenti), sul mercato invece i crù del caffè, come nel vino e nel cioccolato, con indicazione del luogo d'origine della coltivazione e della varietà, il nome sulle confezioni di caffè con qualche attore e celebrità, anche se mi aspetto più dei super grani resistenti ai cambiamenti climatici.

sabato 21 aprile 2018

Ecce Cracco ecce Bartolini, ecce caffè a 0,50 euro

Ho deciso di mettere insieme più notizie che sono arrivate sul mio tavolo negli ultimi giorni, una notizia da sola non vuole dire nulla ma se invece le mettiamo insieme possono esprimere il mood, l'umore del momento.


Ecce Cracco

L'altra sera è andato in onda sul canale nove "Cracco confidential" ho voluto seguirlo per curiosità, solo che dopo dieci minuti non ne potevo più, quant' è bravo Cracco, quant' è intelligente Cracco, quant' è fenomenale Cracco. Un'apoteosi d'auto complimenti ad un certo punto mi sono detto piangere per piangere cambio canale e guardo chi l'ha visto !

Se si ritiene di fare una trasmissione per spiegare il nuovo ristorante di Milano, si rivela una debolezza, vuole dire che l'iniziativa non è stata compresa.

Non si va nel Ristorante per mangiare Cracco ma per mangiare un buon pasto realizzato con arte della cucina. C'è un'eccessiva pressione sul suo nome, il protagonista del ristornate non è lo chef ma il cliente e in questo caso il rapporto è decisamente sproporzionato. 

Essere uno chef televisivo rischia d'aumentare di molto le aspettative, personalmente ho visitato solo il bar del nuovo locale e non ho tratto sensazioni positive, anche l'ambiente così artefatto è  respingente.

Ultimamente ha aperto il dehors,  nello spazio davanti al bar ha messo i tavolini, ma se tutti i negozi e i bar aprono un dehors la gente in galleria dove passa? Ho compreso che basta pagare che il Comune di Milano acconsente a tutto (ha fatto mettere palme e banani in piazza Duomo), però i passanti possono zigzagare tra i dehors della Galleria per farsi strada?

Il target a cui il ristorante si rivolge è una clientela d'élite, nei giorni d'apertura si è parlato molto della re visitazione della pizza margherita, un piatto molto popolare. Il target che va a mangiare da Cracco si aspetta altro che una rivisitazione della pizza margherita, più adatta a un marchio di pizza come Sorbillo che a un ristorante raffinato.

C'è nella comunicazione di Cracco  dal mio punto di vista della confusione, da una parte si crea un ristorante rivolto a una clientela d'elite, dall'altra si cerca la popolarità facile, posso affermare che forse non è consigliato bene?


Ecce Bartolini

La notizia della chiusura del Ristorante di Bartolini da Fico è rimbalzata su tutti i giornali, Su Fico ho un'impressione molto negativa, ma non l'ho mai voluta esprimere pubblicamente. Si tratta però di un segnale, la gestione sostiene che in Fico ci molti ristoranti di qualità e qualcuno non regge il confronto, per chi non lo sapesse Enrico Bartolini, ha tre ristoranti e quattro stelle michelin in totale.

Una ristorazione secondo me differente dalla media del Fico non ha trovato un suo spazio, presumibilmente Bartolini non ha saputo adattarsi al pubblico del Fico o viceversa, il pubblico non è sempre uguale dappertutto, Venezia, Bergamo e Milano sono piazze differenti con differenti clienti, chi frequenta i ristoranti di Bartolini non è lo stesso pubblico che frequenta Fico.




Ecce caffè a 0,50 centesimi


Molti hanno contestato il post su Iginio Massari e sul costo di 55 euro al kg i dolci, costa perché è in piazza Duomo! Che vuole dire? Non è sulla Piazza del Duomo, ma in via Beltrami angolo Piazza Diaz, vicino il Duomo ma non in Piazza Duomo, se proprio vogliamo essere pignoli e per 55 euro al kg lo siamo.

L'aspetto divertente che Autogrill che è pochi metri da quando c'è Massari ha aumentato i prezzi di brioches e dolci, quello che una volta pagavi un euro o due ora lo paghi quatro euro.

Perchè nel commercio la concorrenza è fondamentale e in questo momento a Milano in prossimità della piazza Diaz a lato del Duomo c'era un solo bar oggi ce ne sono ben dieci in pochi metri, cosi si è scatenata la concorrenza ecco arrivare il caffè a 0,50 centesimi, si chiama il caffè del mio bar, in via Gonzaga, l'ho provato e non ha nulla da invidiare ad altri caffè in zona che fanno pagare il caffè' 1,20 e 1,30 più del doppio.

Un iniziativa che mi piace, che fa capire che in un libero mercato c'è la concorrenza non devi solo guardarti allo specchio ma sapere che il pubblico ha una grande offerta.



Sintesi

Questi tre esempi ci mostrano che è importante avere in mente per delle iniziative imprenditoriali  qual'è il target di riferimento, cioè quel gruppo di persone a cui ci rivolgiamo, non ci si può rivolgere a tutti indistintamente, chi va ad acquistare il panzerotto da Luini non è lo stesso target che frequenta un ristorante stellato in galleria.

A volte gli chef sono troppo concentrati su se stessi e il proprio lavoro che dimenticano che c'è una concorrenza che è anche molto agguerrita.

Finalmente il caffè a 0,50 centesimi è solo indice della forte concorrenza che si sta verificando a livello commerciale nel centro di Milano, se prima in un via c'era un bar oggi ce ne sono dieci, deve  ancora aprire Starbucks che presumibilmente cannabilizzerà molte attività commerciali.

Ma i milanesi si bevono tutto questo caffè? Non gli farà male? C'è chi vede in tutto questo un successo della città, si vede che la felicità a Milano si misura in caffeina va a sapere! 

Esprimo un giudizio fuori dal coro, io vedo più dei sogni i cui risvegli potrebbero essere degli incubi, tante nuove aperture ma tante chiusure dopo poco tempo, che fanno sorgere più di una perplessità. 

sabato 14 aprile 2018

Foodora e i ciclisti imprenditori fattorini per passione

La notizia è comparsa su tutti i quotidiani, garantendo a Foodora una bella pubblicità, tuttavia si impone da questa vicenda una riflessione.

Quello che emerge è un vuoto legislativo, politico e sociale dal ricorso rigettato dal tribunale e presentato dai .. come chiamarli ciclisti imprenditori che volontariamente consegnano pizze a domicilio per passione.

Tutti, ma proprio tutti a una certa ora precisa gli veniva la voglia di consegnare cene e pizze a domicilio, imploravano di farlo, non importava la neve, la pioggia, il vento, erano sempre li a chiedere qualcosa da portare.

Vuoi rimanere insensibile a queste richieste? Gli si dava qualcosa da portare a qualcuno per fargli felici mica per lavorare! Anzi sono i ciclisti che devono pagare foodora perchè soddisfa il loro bisogno irrefrenabile di andare in bicicletta e portare pasti a domicilio sotto la pioggia.

Un po' come se il cameriere paga il ristorante perchè gli fa portare i piatti al tavolo!

Stampa tremenda e sempre superficiale ma il nome e la foto del giudice bisognava anche metterla  per completezza dell'informazione.


Dal lavoretto occasionale al lavoratore autonomo

Io non uso queste App, c'è talmente una quantità e varietà di ristoranti a ogni passo che dal mio punto di vista è inutile, ci sono supermercati nelle grandi città aperti 24 ore su 24, torte dolci e torte salate fresche 24 ore, i surgelati, i prodotti di quarta gamma già pronti e solo da scaldare.

Personalmente ho un passato da studente di consegna di pizze a domicilio, stiamo parlando di 35 anni fà', devo dire che ho trovato tante persone molto generose dal proprietario della pizzeria che mi ha versato anche i contributi previdenziali ai clienti che mi lasciavano sempre qualcosa "domani hai un esame all'Università non venire stasera, recupererai un altra volta" non dovevo nemmeno chiederlo.

Oggi il mondo del lavoro è cambiato e fare i portatori di pizze, sono laureati ma anche persone che hanno bisogno di lavorare perchè hanno perso il lavoro o non lo trovano, ricollocarsi è quasi impossibile nel nuovo mercato del lavoro, se hai figli da mantenere meglio portare pasti a domicilio che il nulla.

La stampa sostiene che i fattorini ciclisti si erano lamentati delle condizioni del lavoro e l'azienda ha disattivato i strumenti di contatto non facendoli più lavorare.

In altre situazioni diremmo che sono stati licenziati e invece no, per il giudice non è un lavoro subordinato, pertanto non è licenziamento, bensì un invito a cercare la felicità altrove.

Ordinare di portare a qualcuno, un pasto da una parte all'altra della città, venendo geolocalizzati, fornendo tempi e modalità di consegna che cos'è? Un consiglio paterno? Volontariato?

La protesta oggi si è estesa anche a Deliveroo, altra App della consegna dei pasti a domicilio. Quello che mi chiedo è chi non ha un rapporto chiaro con i suoi "imprenditori fattorini" può avere un rapporto chiaro con i suoi clienti?


Se non rispetti il prossimo non puoi pretendere il rispetto

La cosa che più mi ha fatto ridere sono state le dichiarazioni dell'azienda che si lamentava della poca correttezza di 70 imprenditori fattorini per passione che erano scomparsi senza dare notizie, e ti chiedi pure come mai?

Magari sono morti sulla strada o dalla fatica, devono pedalare tutto il giorno, con qualsiasi tempo atmosferico, andare in giro con la loro bicicletta, un conto è farlo ad Amsterdam dove ci sono le piste ciclabili, un conto è farlo a Roma e Milano, città che non sono state fatte per le auto figurati per le biciclette, rischiano la vita tutti i giorni neanche i Lloyd's di Londra gli vuole assicurare.

Gli antichi romani mica hanno pensato a costruire la città per le biciclette, fatti tutti e sette i colli per consegnare una pizza! 

Per dire se uno ordina la pizza mentre si trova in Val Badia a Corvara, la pizzeria è in Val di Fassa per consegnare la pizza bisogna aspettare che passi il Giro d'Italia, tutto questo per 15 euro al giorno?

Aziende mondiali illegalità globale

Lavoro senza protezione sociale è inconcepibile in un paese industriale avanzato, senza malattia e senza pensione, di fatto le aziende utilizzano sempre di più lavoratori autonomi come dipendenti. La colpa è anche di noi consumatori che usiamo queste App con troppa superficialità.

L'altro giorno, giovedì ero in Francia, sciopero delle ferrovie non è partito un treno in tutta la nazione obbligando l'azienda a scendere a patti con i lavoratori.

Purtroppo non ci sono alternative alla "solidarietà sociale", perchè i controlli sul mondo del lavoro non esistono, la politica nemmeno il partito dei lavoratori è diventato il partito delle banche fallite, la giustizia se ne lava le mani, solo la mancanza di un ricavo può spingere le aziende a modificare atteggiamento.

Quello che non comprendo è che se dal momento che queste App vanno bene dato il numero dei ciclisti in giro durante il giorno, perchè non regolarizzare la loro posizione ?

All'estero come funziona?

In Regno Unito, il tribunale a cui si era rivolto un ciclista imprenditore ha riconosciuto la qualificazione di "worker" e non di imprenditore autonomo, come gli autisti di Uber, in quanto gli imprenditori ciclisti non avevano autonomia nel determinare il modo in cui svolgere il proprio lavoro e nessuna possibilità di definirne i termini.

Il worker è una categoria di lavoratori tra il lavoro autonomo e il lavoro subordinato, il quale comporta il riconoscimento di alcuni diritti per i lavoratori, come le ferie e giorni di malattia pagati ed un compenso e un orario minimo.

Secondo una sentenza del tribunale di Valencia in Spagna i rider ciclisti per Deliveroo sono dipendenti e non lavoratori autonomi.


Sintesi

Non sono un utilizzatore di queste App,  non solo perchè le trovo personalmente poco utili ma le trovo un modello di business globale molto discutibile. Non tiene conto del territorio, della conformazione geografica e della realtà sociale nel paese dove operano, sembrano dei modelli di business a zero etica, con dei risvolti sociali che mi lasciano perplesso, pensateci prima di ordinare qualche cosa.