Ebbene sì, un altro distopico. Eppure stavolta non l'ho cercato io, è stato lui a trovare me. Giuro! Ecco com'è andata...
Agli inizi di settembre, una mattina, vado in biblioteca a studiare. C'è un sacco di gente, e l'unico posto disponibile è nella Sala Ragazzi. Sperando che non si affolli troppo, mi siedo e inizio a leggere e sottolineare le mie noiose dispense universitarie. Ad un certo punto, sovrappensiero, alzo la testa e guardo verso uno scaffale. Noto una costina di colore blu scuro, messa di traverso rispetto agli altri libri. Bambini nel bosco. Mah, sarà un libretto per ragazzi. Mi rimetto a studiare. Poi, però, per tutta la mattina, mi rimangono nella mente quel titolo, quel blu, quell'albero spoglio, quel particolare font bianco. Ogni tanto, tra una pagina e l'altra, mi giro verso di esso e continuo ad osservarlo. Sento come se... mi stesse chiamando, come se volesse trasmettermi qualcosa. Tipo prendimi, non te ne pentirai. (Non sento le voci, eh. Tutto frutto dell'immaginazione. Mettiamolo in chiaro.) Insomma, alla fine, quando è quasi ora di tornare a casa, mi dirigo finalmente verso questo fantomatico libro. La cover bellissima e l'intrigante quarta di copertina mi convincono del fatto che devo portarlo con me. Una settimana dopo, una sera, leggo le prime pagine. E inizia la magia...
Il romanzo è ambientato in un tempo imprecisato, il "dopo bomba", e in un mondo che cerca di rinascere e ricostruirsi sulle proprie rovine. Da quando c'è stata la catastrofe, le giornate sono scandite dall'Aster, una sorta di sole verdognolo, e in giro ci si può imbattere in strane bestie mutanti, frutto di radiazioni o esperimenti finiti male.
Ci sono due "specie" di bambini, in questo paesaggio desolante: gli Avanzi (quelli che sono stati abbandonati o che hanno perso i genitori - sempre in attesa, tra speranza, ansia ed eccitazione, che qualcuno si faccia vivo e venga a cercarli - e che spesso sono sopraffatti dai Cocci, lampi di ricordi di cose passate) e i Dischiusi (nati dalle cellule conservate e quindi privi di reminescenze della vita precedente né conoscenza del mondo).
Tutti i bambini rimasti sono raccolti in una sorta di campo di concentramento (la Base) e divisi in piccoli gruppi (i Grumi). Vivono nei Gusci, sono perennemente sorvegliati dalle telecamere e devono prendere la Medicina, che li rende incapaci di pensare e quindi in balia delle solite semplici azioni (dormire, cercare di accaparrarsi un po' di cibo, fare qualche gioco banale e senza inventiva).
Tutto scorre e fila via liscio secondo le regole, fino a quando il Grumo capitanato da Hana scopre che un ragazzino del gruppo, Tom, nasconde un segreto: un libro pieno di storie.
Attraverso il racconto di queste favole, i bambini iniziano a incuriosirsi, a fare domande, a bramare il sapere. Grazie ai Tre porcellini, a Pollicino, a Hänsel e Gretel, grazie a storie di principesse, di famiglie riunite, di case calde e accoglienti, di dolciumi e cibi a volontà, iniziano a sognare la libertà che non ricordano di aver mai avuto ma che è innata in loro, vogliono allontanarsi dal campo, inoltrarsi nel bosco. Alla ricerca della vita.