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martedì 14 maggio 2024

uno

Ho letto che quest'anno al Salone ci sono stati 222.000 visitatori e ho pensato che, esclusi i torinesi, di questi almeno 111.000 erano scrittori, amici o parenti di scrittori che presentavano il libro (come una coppia siciliana incontrata in treno, salita apposta per vedere il figlio che presentava il suo libro al Salone, manco si stesse laureando), o aspiranti scrittori che sognano un giorno di passare il varco col pass degli addetti ai lavori che non ti dà diritto a niente a parte saltare la fila all'ingresso. 55.500 di loro li conoscevo di persona e ci salutavamo fra di noi ammiccando, come i membri di una banda di carbonari. Uno di loro ero io. (Ironia della sorte, o segno dei tempi: alla fine l'autore più venduto del Salone non è stato nemmeno uno scrittore ma un fumettista, Zerocalcare: come se io andassi al Lucca Comics e sbancassi con le mie poesie).


sabato 6 gennaio 2024

fama

Autore che mi telefona il giorno della Befana. Buongiorno, mi è giunta voce che voi siete una casa editrice non a pagamento. Corrisponde a verità questa cosa? Ah benissimo, mi presento, io sono ???????? e non per vantarmi ma sono uno scrittore già molto famoso, e sempre senza falsa modestia penso di avere scritto ultimamente non uno, ma bensì due capolavori. Glieli mando in settimana che viene, poi lei mi dirà se vuole pubblicarli entrambi oppure uno solo, va bene? Lei si chiama? Ah Antonio Lillo, ed è famoso lei? Mi scusi, ma non l’ho mai sentita nominare in vita mia.

uomini di un altro paese

Esiste una profonda differenza tra la maggior parte degli autori ebrei che sono diventati celebri nella letteratura tedesca, e un piccolissimo gruppo che è però di altissimo livello. Per quelli del primo gruppo, come ad esempio nell’ultima generazione Arthur Schnitzler, Jakob Wassermann, Franz Werfel, Stefan Zweig, il fatto di appartenere alla cultura tedesca, ovvero al popolo tedesco, è cosa ovvia. A questa inquietante e tragica illusione, che già uno dei primi autori di tal specie, Berthold Auerbach, pagò alla fine della sua vita e all’inizio del movimento [antiebraico] di Stöcker con le parole divenute famose e ahimé! buttate al vento: «Vissuto invano, sofferto invano», soltanto pochi tra i cervelli di prim’ordine dell’ebraismo di lingua tedesca sono sfuggiti. Tra costoro si annoverano Freud, Kafka e Benjamin. Quasi per l’intera loro esistenza essi si sono serbati indenni dalla fraseologia tedesca, anzi dall’espressione «noi tedeschi», e scrissero con piena coscienza della distanza che, in quanto ebrei, li divideva dai loro lettori tedeschi. Essi sono i più validi tra gli autori cosiddetti ebraico-tedeschi, e la loro vita attesta tale distanza, il suo pathos e le qualità o possibilità creative che per essi ne scaturivano, non meno dei loro scritti, nei quali, seppure avviene, assai raramente si accenna all’ebraismo. Essi non s’illudono. Sanno di essere scrittori di lingua tedesca, ma di non essere ‘tedeschi’. L’esperienza e la limpida consapevolezza dell’estraneità, anzi dell’esilio, che la maggior parte degli altri autori dell’élite ebraico-tedesca si sono arrovellati a evitare o a negare tanto radicalmente e seriamente, e tuttavia senza alcun risultato, non sono dileguate in loro. Per quanto fortemente essi si sappiano legati alla lingua tedesca e al suo mondo spirituale, non sono mai stati vittime dell’illusione di trovarsi in patria – un’illusione dalla quale avrebbero dovuto preservarli esperienze ben precise della loro vita (che però in altri casi non sono servite affatto). Non so se si sarebbero sentiti in patria in Israele. Ne dubito molto. Erano, nel vero senso della parola, uomini di un altro paese: e lo sapevano.

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GERSHOM SCHOLEM, Walter Benjamin e il suo angelo (Adelphi, 1978)

sabato 23 dicembre 2023

reputazione

Guardate che la distribuzione – che certe volte pare la sola cosa che interessi agli autori che mi chiamano per avere informazioni sulla casa editrice – è importante, ma non è che Magrelli o De Angelis vendano più copie perché pubblicano con Einaudi o Mondadori, casomai è il contrario, sono Einaudi e Mondadori che vendono più copie perché pubblicano Magrelli o De Angelis. Poi certo, se hai Messaggerie dietro, è più facile trovare i volumi in giro e acquistarli. Ma se ti chiami Gigetto Strabuzzi e ti pubblica Mondadori e ti distribuisce Messaggerie, non credo proprio che tu possa vendere chissà quante più copie di prima. Anzi, se arrivi lì e non vendi a un certo standard, le prime che ti bruciano sono proprio loro, le case editrici diranno che sei un investimento a perdere e non ti pubblicherà più nessuno a quel livello. Certe volte, allora, quando mi chiedono questa cosa della distribuzione, soprattutto gli esordienti, mi verrebbe da rispondere, come fece una volta Patti Smith a chi le chiedeva come si fa a diventare un’artista: “fatevi una reputazione, lavorate alla vostra opera, crescete come persone, non venite a compromessi che vi possono svilire, e allora, se avete qualcosa di serio da dire, a un certo punto saranno gli altri a cercarvi”, cioè con un po’ di fortuna – che serve almeno quanto il talento – sarà Mondadori a venire da voi e non il contrario. Ma prima di tutto la reputazione, quella e il lavoro che siete disposti a fare. Persino il tanto criticato Arminio, per arrivare lì dove sta, si è costruito una reputazione, si è fatto un mazzo tanto come tutti e molto più di altri. Non sta lì per i suoi versi che possono piacere o no, sta lì perché sta sempre in giro da anni, a promuoversi, non snobba nessuno, nemmeno l’ultima libreria del paesino più infimo. Mentre ci sono persone che ancora non hanno pubblicato un libro e già si lamentano che gli editori non coprono loro le spese del prossimo tour di presentazioni in giro per l’Italia. Ma va.

martedì 5 dicembre 2023

la tisana

Viene a trovarmi un amico e quando andiamo a bere qualcosa si spaccia biecamente per scrittore per provarci con la ragazza del bar, e le racconta che io sono il suo editore. Alla ragazza non solo non frega nulla che sono un editore, ma non è nemmeno troppo impressionata dal mio amico, che vista l’ora prende come me una tisana. – Ero convinta che gli scrittori bevessero tutti superalcolici! – Quelli nei film, dice lui, o quelli con l’editore che paga.

martedì 31 ottobre 2023

la terra

Ci sono scrittori là fuori, alcuni profondissimi, a cui manca il senso dell’umorismo. Ne ho conosciuti. Tu fai loro una battuta e loro ti fissano ebeti, come alienati. Ti credono un idiota, ti voltano le spalle come se fossi un villano. Non ci arrivano proprio alla risata, a ridere di sé e degli altri, del fatto che siamo fatti di niente, per loro – che spesso si mettono al centro di tutto – la vita è troppo seria per essere declassata in scherzo. Probabilmente, penso, si immaginano come Amleto col teschio in mano, mentre li guardo divertito come il becchino che sta loro a fianco. Loro si vedono lì, tragicamente prossimi al teschio, sottoterra, si immaginano già dentro la fossa, si identificano con la fossa in cui cadranno. Io penso più prosaicamente che la fatica di spalare la terra per scavargli la fossa e poi ricoprirli toccherà a me, che sono povero di spirito rispetto a loro, ma ho a che fare con la terra tutti i giorni, o almeno io vedo la terra, vedo la terra intorno al buco, non fosse altro che brulica di vivaci lombrichi.

domenica 30 aprile 2023

manco ti salutano

Io comunque stamattina pensavo che conosco anche scrittori che stanno dalla mattina alla sera a parlare dei problemi etici ed estetici del mondo, poi se li incontri per strada manco ti salutano o ti riconoscono se non ti considerano al loro livello e/o della loro cerchia eletta o zona di conforto. Che un po' mi fanno pena perché tirarsela di essere scrittori famosi in uno dei paesi con meno lettori in Europa scrivendo in una lingua semimorta come l'italiano ce ne vuole. E un po', se anche mi cacassero di striscio, mi piacerebbe dire loro che in fondo li capisco, che nemmeno io mi trovo troppo bene a contatto/confronto col genere umano, ma anche se sono timido, o se sto anche io a menarmela coi problemi etici ed estetici del mondo, per lo meno lo sforzo di salutare il fruttivendolo o il fornaio con un buongiorno lo faccio. Ovvero, se saluto il fruttivendolo cerco di salutare anche lo scrittore meno importante di me o che non fa parte della mia cerchia, se è educato, se non diventa invasivo del mio spazio, perché salutare i "poveri" escludendo tutti gli altri non è attenzione ai problemi del mondo, ma è semplice pietismo che è una forma diversa di discriminazione: quella cosa che poi gli altri, i meno sensibili all'uso esatto delle parole, semplificano nella parola "stronzi".

venerdì 3 marzo 2023

iato

Mi accorgo che c’è uno iato che separa persino gli addetti ai lavori quelle rare volte che vado a cena coi colleghi editori che parlano del panorama editoriale e io mi sento un po’ il pulcino nero della situazione. Tipo una sera poche settimane fa un amico ha cominciato a parlare di quanto è antipatica la Postorino e io non sapevo nemmeno che ci fosse una Postorino, ma chi è, chi l'ha mai letta? – Ma come non conosci la Postorino? – No, non la conosco, non l'ho letta, non me ne frega nulla di leggerla e non ne sento la mancanza, così come non conosco la metà degli autori di narrativa di cui si parla ogni giorno e, se li conosco, magari non li ho mai letti né comprati. Però di contro conosco poeti ancora vivi e pieni di talento che non conosce nessun altro a parte me e i pochi che li sanno. Perché i Dal Bianco, i Mazzoni, i Targhetta, fuori dalla bolla dei poeti non li conosce più nessuno. Così come mi è capitato un giorno di citare Neri a un amico editore e vedermi rispondere Chi? – Il fratello di Pontiggia. – Ah, Pontiggia aveva un fratello? – Ecco.


mercoledì 23 novembre 2022

il diffidente

Un ragazzo che mi chiama al telefono, si presenta, dice che ci ha mandato uno testo in visione e mi chiede se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. Ci parlo un po’, mi ringrazia e chiude dicendo che aspetterà la nostra valutazione. Passano due giorni, mi chiama un ragazzo che mi sembra avere la stessa voce, ma si presenta con un altro nome, e mi fa le stesse identiche domande della prima volta. Lo rassicuro e lui mi ringrazia. Oggi mi chiama un ragazzo che ha la stessa voce degli altri due ma stavolta resta sul vago, non si presenta, ma mi chiede le stesse identiche cose, se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. – Scusi, ma lei mi aveva già chiamato o sbaglio? – È vero, ha ragione, ma siccome sono per natura diffidente, volevo metterla alla prova. Sa com’è, c’è un sacco di gente che si approfitta, ti dice una cosa e poi ne fa un’altra.

mercoledì 21 settembre 2022

il matto

Non sono convinto che mi piacerebbe diventare il protagonista di un tuo post, mi dice un autore che si contraddistingue per la sua vena caustica con cui percula chiunque gli capiti a tiro. Ma tu lo fai sempre, gli dico. Sì, ma io lo faccio in qualità di scrittore, tu come editore non puoi. Mi ha ricordato quando insegnavo scrittura al CSM e una volta un paziente prese a schiaffi un medico e gli disse: Io a te posso menarti, perché sono matto, tu a me no, perché sei dottore.

martedì 20 settembre 2022

la scrittrice

Una donna mi chiama per chiedermi se può pubblicare con me. In realtà, mi spiega, è una plaquette di 12 poesie ma lei ci tiene che sia un’operazione editoriale in piena regola, quindi non vuole assolutamente pagare per la stampa, ma nemmeno le interessa il guadagno, per cui per venirmi incontro rinuncia ai suoi diritti sulle vendite, non sono contento? C’è un però, mi dice abbassando la voce, il libro le serve fra un mese esatto, perché è il suo compleanno e vuole fare una sorpresa ai suoi genitori che la rimproverano sempre di non avere un lavoro, così può dire loro che non è vero che non ha un lavoro perché è diventata una scrittrice.

domenica 18 settembre 2022

il sistema

Giovedì impagini il libro di D. e di E. Ti chiama A., ti chiede: “Perché non stai promuovendo il mio libro?”. Ti scusi, lo faccio domani. Venerdì ti svegli motivato: Oggi promuovo il libro di A. e visto che ci sono anche quello di B. e di C. Ma fra comunicati, email, telefonate, la promozione ti porta via anche il giorno dopo. Sabato sera hai mal di testa e sei in overdose da rapporti umani. Ti chiudi nella tua stanza, addio weekend. Domenica ti chiama D., ti chiede: “A che punto è il mio libro? Hai finito di impaginarlo?”. Ma è domenica, appunto, e devi ancora chiudere le carte per il commercialista, leggere un contratto, scrivere la mailing list, rispondere alle email. Lo faccio domani, dici. Lunedì ti chiama tuo padre, ha un problema imprevisto col medico e gli servi, rimandi a martedì tutto il resto. Martedì, però, devi chiudere le spedizioni per il corriere, sollecitare (inutilmente) quelli che non ti hanno pagato, già che ci sei passare l’aspirapolvere. Mercoledì ti svegli motivato: vado a Bari a rifornire le librerie. Ma ti chiama tua madre, ha un problema con tuo padre e gli servi, rimandi l’uscita a giovedì. Mercoledì pomeriggio D. si fa risentire (nervoso): “A che punto è il mio libro? Hai finito di impaginarlo?”. Ti scusi, lo faccio domani dici. Giovedì impagini il libro di D. Ti chiama A e ricominci. Lo racconto a un amico, mi dice: "Che vita di merda che fai, Anto’, non puoi fare tutto da solo, devi prendere qualcuno". Sì, ma come lo pago? "Fai come gli altri, trovati un secondo lavoro". Mi sembra un discorso assurdo. Non ho il tempo di fare un lavoro come si deve, e dovrei fare due lavori per pagare un altro al posto mio? "Allora fai come gli altri, prendi uno/a stagista, lo/a sfrutti, non lo/a paghi…"

giovedì 1 settembre 2022

curriculum

Uno che per farmi una proposta editoriale prima mi manda il suo curriculum, tre pagine, e mi scrive: Ti piace? Contattami che ti mando il manoscritto.

(Come si vede che oggi è settembre).

martedì 26 luglio 2022

quanti sono

Il signore che viene qui in vacanza tutte le estati mi saluta con particolare trasporto e un sorriso complice. – Ho saputo dei tuoi successi letterari! – Quali successi? – Hai vinto un premio importante! – Quale premio? – Non scrivi libri? – Sì. – E non hai vinto un premio? – No. – Con quel libro dal titolo strano, Spatrièt! – Quello è Mario Desiati... – E tu non ti chiami Mario? – No, mi chiamo Antonio… – E non sei di Locorotondo? – Sììì! – E quanti sono quelli che scrivono a Locorotondo?

mercoledì 20 aprile 2022

touché

Ieri credo, non ricordo su che testata, Nicola Lagioia diceva una cosa molto intelligente in un articolo che pure parlava d’altro, l’orribile guerra e come la viviamo/vediamo. Diceva, come chiusa del pezzo, che oggi in Italia abbiamo una lunga schiera di candidati a nuovi Pasolini ma nemmeno un Calvino. Touché. Ho questa sensazione che Calvino sia un po’ passato di moda, anche se un paio di libri suoi (Palomar su tutti) sono sempre bellissimi, ma nemmeno Pasolini è così letto come sembra. Più che altro, con lui, è forte la tentazione del j’accuse, con quella punta di masochismo privo di vera ironia che agli italiani – in fondo tutti cattoliconi fin nel midollo – piace così tanto. Ecco che stamattina, come cura per tutto questo, mi è capitato fra le mani il più elegante e perfido Flaiano, spesso rassegnato ma per questo mai violento, anche nei suoi momenti di massima infelicità. Flaiano puoi leggerlo in bagno senza perdere il filo del discorso e permette sempre di cavarsela con una battuta che per brevità puoi rivenderti su twitter. Meno Pasolini e più Flaiano, dunque? Ne verremo certamente migliorati. Questa, ad esempio, l’ho letta poco fa: “Ma è in questa solitudine prossima al delitto che nascono i pittori e i poeti della domenica” (da Diario degli errori).

domenica 17 ottobre 2021

gli scrittori che non sospetti

Oggi mi è capitato di pensare questa cosa, che molti dei non vaccinati che conosco io personalmente, anche se certo si attestano in varie categorie lavorative (dai camionisti ai portuali ai carabinieri), ma molti di quelli che conosco io sono scrittori, alcuni anche importanti, di quelli che magari non sospetti perché non sentono il bisogno di esporsi e mi capita anche, tutti i giorni ormai, di leggere post insofferenti di gente che si chiede di continuo chi sono questi mentecatti ed imbecilli che non si vaccinano, poi comprano i loro libri estasiati e scrivono lunghi post per dire che quel libro lì era pieno di poesia e di pensieri intelligenti.

sabato 4 settembre 2021

amore

Ogni tanto ti imbatti nel libro di un coglione. Non uno che dici che è coglione perché non ti piace come scrive o per invidia del suo successo, e nemmeno uno di quei cattivi impolitici di cui è piena la letteratura, ma proprio un coglione, una persona che dal vivo è spesso stupida e sgradevole, viscida, ma che ha il dono della scrittura come pure ce l’hanno in tanti altri. Ogni volta ti chiedi come faccia un coglione così, non dico a pubblicare, ma proprio a farsi amare, cioè come riesce a far scattare nella gente, per converso, quel meccanismo per cui di un coglione così non solo gli piace leggere il suo libro, ma si riconosce addirittura nelle sue storie. E siccome non sei altrettanto amato, non ci arrivi.

lunedì 16 agosto 2021

così fan tutti

Ieri ho conosciuto uno di quelli che, per fare opposizione, tutte le mattine va sul profilo della Meloni e le scrive contro una frase sprezzante o ingiuriosa. Soprattutto adesso che la Meloni ha pubblicato un libro ci va a nozze, "figurati se quella capra sa scrivere". Io glielo dico, ma perché invece di perdere tempo con lei non vai a coprarti il libro di un altro, è così che si fa l'opposizione ai brutti libri. Lui mi risponde come fan tutti, che non ha tempo, che leggere non gli piace, non riesce a concentrarsi, non arriva in fondo al libro, insomma preferisce scrivere i suoi post offensivi e arguti, anzi, alcuni sono così divertenti che li sta raccogliendo per farne "qualcosa". Apposto, penso, aspetto il tuo prossimo libro e l'opposizione alla Meloni la facciamo direttamente in libreria, sullo scaffale dei libri inutili.

giovedì 5 agosto 2021

pennacchi

Continuo a ripensare a Pennacchi che all'inizio della carriera da scrittore ha preso 55 rifiuti da varie case editrici e mi chiedo chi sarà, se ci sarà, quel grande autore che un giorno mi metterà nella sua bio al capitolo Editori che non mi hanno capito (fra parentesi stronzi).

domenica 28 marzo 2021

the lost weekend


The Lost Weekend di Billy Wilder (1945), film bellissimo e tremendo sull'incapacità di dare una forma artistica, una regola e una ragione alla propria vita: ecco che il primo film esplicito sugli effetti della dipendenza dall’alcol è incentrato sulle vicende di uno scrittore in crisi, non più connesso né con la Musa né con se stesso. O come dice Birman, protagonista: il mancato suicidio di uno scrittore mancato. «La mia mente era appesa fuori dalla finestra – aggiunge alla fine, voce fuori campo – pendeva ciondoloni mezzo metro più in giù. Là in quell'immensa foresta di cemento armato, chissà quanti ce ne sono come me». Delle volte, leggendo le storie dei tanti autori che incrocio, non tutti all’altezza, non tutti frequentabili, me lo chiedo anch’io. Nel libro di Charles R. Jackson, da cui il film è tratto – che si pone come un controcanto veritiero del mito fin troppo abusato dello scrittore bello e alcolizzato –, non c'è un finale pacificato come nel film. Birman parla da un punto in cui ormai si è perduto, divorato per sempre dal proprio vizio. Come gli dice un infermiere dell’ospedale in cui viene ricoverato: «Non esiste alcuna cura per chi beve, a parte smettere di farlo. Ma quanti di loro ci riescono? Alla fine ritornato tutti qui». Nel film, che concede qualcosa al pubblico, forse una svolta ci sarà, ma d’altro canto – suggerisce lo stesso Wilder – è solo l'ennesima promessa di un ubriacone, a cui si può scegliere di credere, oppure no.