8 aprile 2016

La vignarola

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Non rimanendo fermi in un luogo, ma muovendosi, in lungo e in largo, si incontrano cose nuove. Gente con occhi e facce e lingue diverse, abitudini nel vestire e consuetudini nel mangiare differenti e perfino luci più o meno luminose a seconda delle tante variabili della latitudine, dello smog, delle ore in cui puoi andarci per visitarle ecc… E tutto, sempre, è cosa nuova, e tutto, sempre, è qualcosa da conoscere e da cui imparare.

Io non so stare ferma sempre in un posto. Magari mi allontano temporaneamente sicura di poter tornare indietro, come un elastico. Ma devo allontanarmi. Alla ricerca, per raccogliere, nuove esperienze e nuove persone da conoscere come mondi nuovi. Prendo la rincorsa, vado, ci resto finchè sento che la tensione si affievolisce e… boooiiinnng…. l’elastico mi riporta a casa. Questo significa che non volerò mai via per sempre da quella che considero casa mia.

Ma significa anche che conoscerò sempre tante cose nuove perchè la casa prima o poi, mi viene sempre a noia.

Nella mia vita romana ho potuto riabbracciare e frequentare un pò di più vari amici, ne sono arrivati di nuovi e con loro ho fatto cose molto belle. Bellissime le giornate fredde o tiepide, trascorse davanti un cappuccino ad un bar all’aperto, a parlar di progetti realizzati o ancora da realizzare, di idee di scarpette tenere per bambini divenute un vero lavoro, di progetti di cornetterie buone che stanno per realizzarsi, di corsi di fotografia per insegnare a far desiderare il cibo, così come lo desideriamo noi blogger, di corsi di cucina per chi vuole imparare a mangiare italiano, cene social da organizzare …. ecc…

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Poi è arrivato anche un corso di ceramica, dove ho imparato a creare qualcosa di mio, qualche piatto, bicchieri colorati, di cui vi parlerò in seguito… e dove ho anche conosciuto nuovi amici.

Ieri sera alla fine della lezione son partiti i selfie, per immortalare un luogo e un gruppo, chiamato ‘la compagnia delle ciotole’ e, al momento di inviare le foto chiedo a tutti num di cellulare e nome. Una delle nostre compagne di corso di dice ‘Vannella’, io la guardo un pò così e le chiedo ‘di nome o di cognome?’… E lei ‘E si, di nome, lo so che è un pò strano, ma sai io vengo da un posto dove tutti gli abitanti hanno un nome strano….’. E così ci fermiamo tutti e comincia il suo racconto, sempre accarezzando il pezzo di creta che stava lavorando.

La sua è una voce di maestra, che racconta con parole semplici, ben scandite e con un tono che attira l’attenzione e con un sorriso che dissimula anche una certa timidezza:

‘…sai nel mio paese, un paesino delle Marche, piccolo, con nemmeno 1000 anime, quasi tutti gli abitanti hanno dei nomi strani. Non si sa perchè, o forse loro si, lo sanno, ma io non saprei dirlo, ma si chiamano con nomi mai sentiti prima e in nessun altro luogo. E così so di un’Imelda che ha sposato un Raoul, di donna Olmede, di Abdenago detto Becky, di zia Amelide, di zia Velleda e zio Godardo. Ma un nome e una persona che ricordo in maniera particolare è il signor Vasindone. E si, perchè era un signore anziano che passeggiava su e giù per le stradine del paese e che tutti conoscevamo. Un bel giorno, anzi un brutto giorno il sig. Vasindone mori e chiaramente nel paese lo seppero tutti poichè era così piccolo che nulla poteva passare inosservato. Però sui muri del paese comparve un manifesto bordato a lutto con un nome a noi sconosciuto. Annunciava la morte di tal ‘Francesco’, nome anonimo di persona quindi non nota che stupi non poco. E come? Due morti in un sol giorno e nessuno che conoscesse il povero Francesco? Due giorni di interrogativi dovettero passare prima di venire a conoscenza del fatto che tal Francesco altri non era che il nostro caro Vasindone stesso che, tempo addietro era emigrato in America e precisamente a Washington, cosa che al suo ritorno gli era ‘costato’ il nomignolo di ‘Vasindon’, da cui il mitico nome Vasindone.’

Da questo punto del racconto, non è stato più possibile proseguire la storia, perchè eravamo stesi su sgabelli e tavolacci per le risate, con le mani sporche di creta sulla pancia. Abbiamo rimandato alla prossima puntata altre storie, vuoi perchè la ‘cantastorie’ sa incantare, ma anche perchè siamo sicuri che di storie ne conoscerà tante ancora. E ve le racconteremo… alla prossima lezione.

Vedete dunque che ricchezza incredibile la conoscenza di nuove persone e nuove storie?

Ma visto che siamo qui su un blog di cucina, parlerò anche di una scoperta di un piatto tipico romano. La vignarola. Un piatto semivegetariano (nel senso che è composto quasi tutto di verdure e poca pancetta che, volendo si può omettere, ma se la mettete è più buona, credetemi). Passeggiando nei fantastici mercati romani si scoprono nuove verdure e nuove combinazioni. E i ‘vignaroli’ come qui sono chiamati i nostri ‘ortolani’, mi hanno parlato di questa ricetta che porta il loro nome. E che oggi vi propongo. Aspetto i vostri commenti.

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La vignarola

(per 4 persone)

- 4 carciofi grossi

- 5/6 cipollotti freschi

- una fetta di pancetta tesa

- 400 g di piselli sgusciati

- 400 g di fave fresche sgusciate

- una grossa lattuga romanesca (vedere foto)

- olio extravergine di oliva (secondo la propria dieta)

Pulire i carciofi e tagliarli a spicchi. lavarli in acqua acidulata con limone.

Lavare la lattuga e tagliarla a pezzi grossi.

Lavare sia le fave che i piselli freschi.

Tagliare i cipollotti e farli appassire a fuoco dolcissimo in una casseruola con l’olio e la pancetta tagliata a listarelle. Aggiungere prima i carciofi e farli insaporire un pò. Poi in sequenza aggiungere le fave, i piselli e alla fine la lattuga. Aggiustare di sale. Far insaporire e poi portare a cottura aggiungendo qualche mestolo di acqua calda. Servire calda con pane tostato.

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23 marzo 2014

Il tempo regalato (riso, carciofi e piselli alle erbe)

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Oggi sono sola. E lo sarò anche domani. Un sabato e una domenica da inventarsi, di cui approfittare, da riempire di cose o da svuotare di pensieri.

Premesso che io non amo molto la solitudine. Mi intristisce e mi fa sentire abbandonata, come quando hai quella famosa sindrome del ‘nessuno mi vuole bene’. Però ho notato che facendo appello a tutto l’ottimismo di cui sono capace, mi fa sentire a volte come chi ha trovato una borsa piena di tanti soldi e non riesce a decidere come e se spenderli. e comincia a fare mille progetti che affollano la mente.

E così il tempo ‘regalato’ lo si può riempire di tutto o di niente.

I panni da stirare possono aspettare? le ricette da consegnare posso mandarle domani? posso evitare per un giorno di cucinare? posso mangiare quando voglio e cosa voglio io?

Se il tempo è brutto e freddo, la risposta è si. Un bagno caldo e profumato. Poi prendi quella coperta lilla morbida, il libro, thè sul tavolino, sacchetto di riso e lavanda riscaldato. Ti piazzi sul divano e leggi.

Se fuori c’è il sole, la risposta a tutte queste domande è … sempre si. E decidi di andare a camminare al mare, anche se non fa ancora caldo. Porti con te un’amica, una bottiglietta d’acqua fresca, un pezzo di pane alle noci, un maglione. Ti metti abiti leggeri e comodi. E vai. Tanto al ritorno hai ancora un pò di piselli e cipolla pronti. Anzi, hai anche dei carciofi saltati in padella di ieri sera. Poi si pensa.

E cammini, e respiri, e ti riempi d’aria pulita dal profumo di estate e vacanze. E ti senti fortunata che in venti minuti sei già in questo posto di favola con l’acqua limpida e immobile, con il suo rumore che gli altri ci pagano le app zen per sentirle. E poi al mare chi ci va in questi giorni? nessuno. E il mare e la spiaggia son tutti per te. Anche sulla sabbia non ci sono orme. E ti organizzi la camminata di un pò di chilometri, e decidi di farla in silenzio. E decidi di pensare solo al qui e ora. Lasci fuori da questo momento le angosce che ti porti dentro. E se si affacciano i pensieri, non li fai entrare. Ecco.

E tutto questo funziona.

Se non hai a portata di mano il mare anche la campagna va benissimo.

E poi quando torni a casa, in un attimo, decidi che hai fame e vuoi farti le coccole.

Lessi un pò di riso a chicchi grossi. Lo scoli al dente, lasciandogli un pò di acqua. Lo metti in una padella larga dove hai già messo a scaldare i carciofi e i piselli together. Li mescoli insieme, in un abbraccio che sa di buono. Ancora un filo d’olio. Prezzemolo e altre erbe che hai a portata di mano. Tutte rigorosamente fresche. Una nuvola di parmigiano. E quando ti servi da sola, sembra che ti sia regalata una carezza e un abbraccio. Mi voglio bene.

Fatelo anche voi. E poi ditemi se questo non è una forma bellissima di amore.

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3 marzo 2013

Carciofi ripieni e patate al vino bianco

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E’ arrivato. Marzo è qui e con lui la distanza con la primavera si accorcia. Stamattina l’aria è gelida, di tramontana, ma il sole è alto e forte. E grazie a lui mi accorgo della magia che si sta di nuovo avverando intorno a noi, puntuale da sempre. Anche lo scorso anno, e l’anno prima ancora, e così indietro nel tempo, da sempre, mi sono sorpresa, alla luce del nuovo sole di marzo, delle gemme sugli alberi di ciliegio e dell’erba verdissima. E anche della voglia di nuovo che ci porta a notare i lavori da fare tutto intorno a noi. Alberi da potare, aiuole da pulire, bulbi che stanno già germogliando, muri da ridipingere, e pulire e pulire, per farci trovare pronti per godere della festa della primavera che arriverà.

E’ periodo di pulizie. Fuori e dentro. Buttiamo via tutto il torpore che abbiamo accumulato nell’inverno che sta andando via. Via via, tutti i pensieri cupi, i colori scuri dell’anima, lo sguardo criticone e fanullone dei pensieri incriccati nella negatività.

Voglio i colori accesi della primavera, profumi di giacinti e narcisi nelle mie aiule, fiori bianchi e rosa ai miei alberi, la casa piena dei primi fiori dal profumo struggente che mi riportano al candore e allo stupore della mia infanzia, che sembra non passare mai nei miei occhi e nel mio cuore. Voglio imparare a correre, come nel sogno di questa notte, e voglio correre per le vie di campagna che profumano della nuova stagione. Voglio scrostare i muri vecchi e ridipingere di bianco lucente il mio trullo. E voglio gente intorno a me con cui condividere i miei progetti. Voglio. E in questa parola tutta la forza dei miei desideri.

Ora mi aspettano rami di ulivo da intrecciare per pensare ad un’idea di pace e rinascita. E ricette leggere da fotografare,  un viaggio lontano da organizzare, e nuovi mille progetti per l’anno che è davanti a me, tutto da riempire, spero, di cose meravigliose.

buona primavera a tutti!!!

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Carciofi ripieni e patate al vino bianco

- 1 carciofo a persona

- 1 una patata grande a persona

- prezzemolo

- aglio

- mentuccia romana (facoltativa)

- un uovo (per due carciofi)

- un cucchiaio di formaggio piccantino (per due carciofi)

- vino bianco secco

- olioextravergine di oliva (1 cucchiaio a persona)

- un limone

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Pulire i carciofi eliminando le foglie dure e le punte. Metterle a bagno in acqua con limone per non farli annerire.

Sbucciare le patate e tagliarle a spicchi.

In una pentola alta versare i cucchiai di olio e sul fondo spezzettare un pò d’aglio e il prezzemolo. Disporre le patate.

Aprire le foglie dei carciofi come se fossero un fiore e sistemarli sulle patate. Spezzettare altro aglio, tritare il prezzemolo e distribuirlo sia sulle patate che DENTRO i carciofi. Salare e pepare. In una ciotola sbattere l’uovo con il formaggio e versarlo con il cucchiaio sui carciofi, facendolo penetrare in profondità, fino a riempirlo.

Coprire e far cuocere fino a quando il fondo si asciuga del tutto. Versare allora due dita di vino bianco e un dito di acqua. Coprire e portare a cottura.

Per controllare se sono cotti i carciofi, infilare lateralmente una forchetta. Se si desidera una crosticina croccante sui carciofi fare un rapido passaggio in forno con il grill acceso.

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21 maggio 2012

risotto carciofi, piselli e asparagi, al timo limone


Fuori piove.
Ed è buio, anzi no, grigio. Grigio malinconia. 
Una giornata d'inverno in un mese di primavera.
E' vero che il caldo mi fa male, ma vorrei vivere di primavera sempre. Senza eccessi di vento, di gradi, di pioggia, di neve. Vorrei di tutto un pò e in giusta misura. Bisogno di equilibrio.
E mentre penso sento ogni tanto un tic tic dalla finestra, che non è il rumore della pioggia.
E' un tic tic irregolare, che arriva ogni tanto e mi fa guardare fuori.
Ora devo capire cos'è.
E' semplicemente un rametto che spinto dal vento ogni tanto batte contro il vetro.
Ma a volte siamo tentati di dare significati sovrannaturali alle cose più insensate.
Come se ci fosse qualcuno da qualche parte, che volesse attirare la mia attenzione su qualcosa.
Generico si, e allora diamo noi dei significati.
E penso.
Sposto l'attenzione alle cose più vicine. 'Guarda chi ti sta vicino, rifletti sul tempo di oggi, dai la giusta importanza a quello che hai e al tempo che ti è concesso'.
Ultimamente sono portata a pensare cose tristi e mi aiuto distraendomi e riempendo il mio tempo di mille cose da fare. La mia attenzione va sempre inevitabilmente verso chi ha dei problemi. Anche perchè tutti intorno a noi hanno pensieri e battaglie da combattere. E non riesco a rimanere indifferente. E chissà com'è non riesco a  distrarmi guardando la gente spensierata. E' come se loro fossero un film irreale.
E la gente reale è quella che ha i problemi.
Che non sono solo di salute, ma anche economici, di prospettiva, di figli disoccupati, di genitori bisognosi, di sogni che non trovano tempo per esistere, di conti che non tornano.
Poi pensi anche che la cattiveria può uccidere figli innocenti anche mentre vanno solo a scuola, sorridenti e mentre pensano al futuro.
E pensi che anche la natura ci mette del suo, scuotendo la terra, forse per scuotere anche gli animi?
E un brivido arriva, quando pensi a questo castello di carta che è la vita, che può crollare da un momento all'altro.
Ma poi la vita stessa ti dice di accorgerti che non è proprio così. Quando sei giù di morale non hai la capacità di vedere i colori. E hai bisogno di qualcuno che ti accompagni e non ti faccia sentire sola. E che aspetti con te che torni il sole.
Perchè DEVE tornare.
E come per magia il sole torna prima o poi.
Come in questo momento. Si sono aperte le nuvole.
Sarà un segno anche questo?
Stamattina siamo in vena di misteri e  magie. 
Ma il sole, LA LUCE, qualunque essa sia, da ovunque essa provenga, fa bene al cuore. Davvero.
E ora sono pronta per ripartire.
Grazie a voi per la compagnia. Prima o poi la vostra presenza arriva. Sempre.
C'è ancora il sole.

E penso ad un dono che mi è arrivato un giorno, un pacco pieno di regali inaspettati e di una ricetta che ho preparato sabato... mentre riflettevo.


Risotto carciofi, piselli e asparagi al timo limone

- burro
- cipollotti
- carciofi
- piselli
- asparagi
- riso Carnaroli della Riserva San Massimo
- vino bianco secco
- Parmigiano reggiano grattugiato
- timo limone fresco (oppure timo fresco semplice e un pezzo di scorza di limone grattugiata)
- brodo vegetale

In una noce di burro far rosolare i cipollotti tagliati finemente, i carciofi puliti e tagliati a spicchi e i piselli sgranati.
Aggiungere un pugno di riso a persona e far tostare.
Spegnere con il vino bianco e far evaporare.
Aggiungere gli asparagi tagliati a pezzettini.
Cominciare ad aggiungere piano un  mestolo di brodo vegetale per volta, farlo assorbire e portare a cottura.
Quando è ancora al dente spegnere la fiamma, aggiungere ancora una noce di burro, un pugno di parmigiano e lasciar riposare per mezzo minuto.
Prima di servire aggiungere il timo limone o una scorza di limone grattugiata e del timo semplice.



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10 giugno 2010

Fricassea di carciofi, lampascioni e agnello





Quando in casa ci sono le uova la mente, complice con il palato, è capace di inventare cose incredibili, perchè qualsiasi ingrediente profumato e/o saporito tenuto insieme dalle uova da sempre origine a qualcosa di speciale.
Ma ci sono ricette che non nascono solo dalla fretta, o dalla voglia di sperimentare, ma arrivano da lontano. Dai giorni di festa da riempire di sapori forti e originali. Accostamenti arditi e tradizionali. Ma soprattutto stagionali. Poichè c'era un tempo per i carciofi, per le zucchine e le ricette nascevano da questo. Da ciò che la natura offriva in quel periodi.

Fricassea di carciofi, lampascioni e agnello

- 4 carciofi grossi
- 10 lampascioni puliti e lessati
- 6 costatine di agnello
- 4 uova
- parmigiano grattugiato
- 3 mozzarelle
- prezzemolo
- aglio
- pepe
- olio extravergine di oliva
- vino bianco




In una padella far soffriggere con poco olio e uno spicchio d'aglio, i carciofi puliti, lavati e tagliati a spicchi.
Farli cuocere fino a che siano ancora croccanti e non morbidi. Eliminare l'aglio.
In un altra padella far rosolare le costatine di agnello e spegnerle con il vino bianco.
A fine cottura staccare la carne dall'osso e tagliarla a pezzettini piccoli.
In un tegame da forno sistemare sul fondo prima i carciofi con il loro sughetto, i lampascioni schiacciati con la forchetta, la mozzarella sfilacciata, il pepe e tanto prezzemolo sminuzzzato. Sbattere le uova e il formaggio, salare e versare in maniera uniforme nel tegame.
Roteare un pò il tegame stesso per consentire una distribuzione uniforme degli ingredienti.
Infornare a 200° fino a che si formi una crosticina dorata.
Servire con un'insalatina condita con aceto.

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9 marzo 2010

Quadrotti di focaccia di carciofi e mozzarella

Non bisognerebbe mai scrivere di sera. Soprattutto quando si è tanto stanchi da non riuscire a vedere più il lato positivo delle cose. Quando fuori c'è un tempaccio che fa paura. Pioggia a dirotto, vento e buio, fiumi di acqua per le strade. L'inverno è ancora qui, tutto intorno a noi, altro che primavera. Fa talmente freddo che ti fanno pena perfino gli alberi in fiore che ti sembrano anche loro dei poveri  illusi. E il tempo fa la sua parte.
E la tv? ne parliamo? no.
E il fatto che è ancora martedi? Hai appena finito un libro e non riesci a trovare l'altro da iniziare e ti tieni il vuoto e la crisi di astinenza. E la dieta? e le parolacce in tv lasciate libere di offendere la mia buona educazione? e le cattive notizie che arrivano sempre? e quando non ci sono le cattive.... non mi semba che ne arrivino di buone.
Mannaggia che tempo fuori! fa davvero paura ... C'è un unico ululato di vento che copre tutto e spegne tutte le luci.....
Troviamo una soluzione..... ci mettiamo cucci cucci sul divano e mangiamo qualcosa di piccolo, buono e veloce? presto, sotto il plaid, tutti insieme.... chiudiamo fuori il mondo e mettiamo un bel film che fa ridere o sognare.....

Quadrotti di focaccia di carciofi e mozzarella
- 500 g di farina
- 40 g di fiocchi di patate
- mezzo cubetto di lievito di birra
- 16 g di sale
- 1 cucchiaino di zucchero
- 350 g di acqua

(x ripieno)
- 4 carciofi
- prezzemolo
- 300 g di mozzarella (magari del giorno prima)
- 3 uova
- mix di parmigiano e formaggio grattugiato un pò piccante (tipo Rodez)

Su una spianatoia o in un'impastatrice unire la farina, i fiocchi di patate, il sale e lo zucchero e mescolare. Sciogliere il mezzo cubetto di lievito di birra in 350 g di acqua tiepida e impastare il tutto. Formare una palla, infarinarla leggermente, metterla in una coppa capiente, tagliare una croce con un coltello, coprire con coperchio e avvolgere in una coperta.
Far lievitare fino al raddoppiamento del volume (x circa 1 ora).
Nel frattempo pulire i carciofi, eliminando le foglie esterne e spuntandoli. Tagliarli a spicchi e immergerli in acqua acidulata con limone.

In una ciotola mescolare i carciofi crudi sgocciolati e tamponati, il prezzemolo crudo, le mozzarelle tagliate a dadini, le uova e il formaggio

Dividere in due parti la pasta lievitata e con il matterello stendere due sfoglie rotonde.
In un tegame da forno versare un pò di olio e la prima sfoglia, lasciando fuoriuscire i bordi.
Versare i carciofi conditi.

Coprire con l'altro cerchio di pasta. Chiudere i bordi. bucherellare la pasta e infornare a 200° circa fino a doratura.

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1 maggio 2009

Fricassea di carciofi


Ore 18 di venerdi I Aprile.
Finalmente oggi siamo stati graziati con qualche raggio di sole. Anche se, giusto per non farci l'abitudine, ogni tanto si presentavano delle nubi nere ad ammonirci.
Uno dei miei ragazzi è partito per Roma, per il concerto del I maggio. L'altro, che seocondo me è ancora cucciolo, è uscito presto con la sua comitiva per godersi il primo di tre giorni di festa. Il pomeriggio è libero, direi vuoto. Aspettiamo la sera per incontrare i nostri amici e fare tardi con loro.
Ieri riflettevo sul senso dell'amicizia. Ci siamo ritrovati all'ultimo saluto del padre di una nostra cara amica e c'era un grande freddo fuori e dentro di noi. Alla fine eravamo tutti uniti in un unico abbraccio, tristi ma anche consapevoli che eravamo li, insieme. E il thè che abbiamo bevuto tutti insieme ci ha riscaldato pure l'anima, in silenzio, felici di essere li. Insieme.
Il concetto di amico cambia nel corso del tempo. Si passa dall'assoluto bisogno di condivisione totale del periodo dell'adolescenza, alla pacata consapevolezza che accanto a te o a qualche centinaio di metri da casa tua c'è qualcuno a cui importa di te. E che, se lo chiami, arriva. E la solitudine non è più solitudine, ma solo attesa e riposo tra un incontro e l'altro.
E penso alle parole di un post di Chiara, la mia nuova amica non solo di blog, che parla di amore e di amicizia, parole calde e vere.

Ecco è arrivata la telefonata del mio 'compagno di scrivania', ex collega di lavoro, grande amico del presente, che con il suo ottimismo, la sua allegria, la sua sincerità, la sua splendida famiglia e con la sua chitarra, riempie la nostra vita del profumo dell'amicizia.
Mi sa che un giorno, racconterò del grande tesoro che la vita mi ha riservato, i miei amici. E racconterò di loro, e degli inizi delle nostre storie.

E vabbè se proprio dobbiamo, postiamo anche una ricetta.


Fricassea di carciofi
- carciofi
- aglio
- prezzemolo
- uova
- formaggio
- mozzarelle
- olio extravergine di oliva

Pulire i carciofi e tagliarli a spicchi.
In un tegame largo farli soffriggere con un pò d'olio extravergine di oliva e uno spicchio d'aglio. Quando sono ancora al dente, spegnere e far raffreddare. Eliminare l'aglio. Aggiungere abbondante prezzemolo crudo tritato, mozzarella sfilacciata e uova e formaggio sbattuti.
Infornare a 220° circa fino a doratura.

C'è anche una variante più ricca, che prevede anche pezzi di carne d'agnello e lampascioni lessi, da includere ai carciofi.
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