17 novembre 2016

Orecchiette integrali e cime di rapa con pangrattato piccante e pomodorini


Suona il telefono alle 7 di mattina. E nel frattempo che arrivo dalla cucina alla cornetta, nella mente faccio le mille ipotesi su chi può chiamare così presto. Scarto le ipotesi peggiori, perchè mi sono alzata ottimista. E chi è? 'Ciao Anna, sono zia Melina, volevo chiederti se hai una mezz'oretta stamattina e se mi puoi accompagnare in campagna perchè oggi viene l'uomo ad arare e ho il campo pieno di bietole e cime di rapa. E' peccato perderle, quindi se vuoi andiamo un momento a raccoglierle. Tutte quelle che riusciamo, così magari le diamo anche a chi di solito le va a comprare e gliele facciamo assaggiare, di quelle buone.'
E io 'Va bene zia, passo a prendere mamma e andiamo'.
Ci armiamo di coltelli a seghetto, bustone e cassette di legno, e partiamo presto, in mezzo al fresco umido della mattina. 
Arriviamo in campagna e l'aria fredda ci da una sferzata rigenerante che manco un mese di massaggi energetici e una serie di sauna e vasca di reazione ghiacciata potrebbero fare altrettanto.

E sciolte come cani liberi nel mezzo del verde ognuno va dove gli pare e raccoglie quello che vuole. In mezzo ad una terra che profuma solo di erba, di rugiada e regala anche il sottofondo degli uccelli che se ne fregano della presenza degli umani, che tanto quella è casa loro.

Mille colori, dal verde intenso, al rosso giallo dell'albero dei cachi mezzo spoglio con ai piedi il suo tappeto colorato. E' uno spettacolo. E mi fermo a guardare. Fino a quando mi arriva l'urlo di mia madre 'sbrigati che abbiamo poco tempo, non rimanere li a contemplare'. Una romanticona.

In pochissimo tempo abbiamo riempito tutto il riempibile, cicorielle, sivoni, bietole e cime di rape dell'ultimo taglio. Di quelle cioè che, dopo aver fatto la raccolta delle prime cime, continuano a produrne, ma di più piccole e con delle foglie tenerissime, buone da mangiare anche quelle. 
Chiamo un pò di amiche e chiedo se gradiscono un pò di bietole, come gli ortolani di una volta che bussavano e chiedevano 'signò vuè do ièt o do cim d rèp? so fresc fresc, mu l'eccuèlt' (signora vuoi un pò di bietole o un pò di cime di rapa? sono fresche fresche, proprio ora le ho raccolte). Uguale. 

Quindi carichiamo il tutto in macchina, facciamo un piccolo spuntino che sennò sveniamo per lo sforzo (!?!?) e torniamo soddisfatte in paese. 

Io faccio il giro della distribuzione, mentre mamma e zia preparano il pranzo (riso e verze, ma questo è un altro post...), comincia a piovere e finalmente al riparo nella casa calda, mangiamo insieme, raccontandoci storie e altre ricette, soprattutto di quelle antiche con i lampascioni.

Ora che son tornata a Roma ho portato con me una quantità industriale di bietole e cime di rapa e con loro il profumo di quella giornata e della terra mia. Terrona nel cuore sempre, non ce la faccio a non provare nostalgia anche se mi piace dove vivo e sto benissimo ovunque vada.

Ho in frigo un pò di orecchiette integrali e decido di preparare per pranzo uno dei piatti che adoro. Orecchiette e cime di rapa con pangrattato piccante e pomodorini. 
Una cosina al volo, di un buono sconvolgente. Provate un pò.

A proposito... volete due cime di rapa?


   
Orecchiette e cime di rapa con pangrattato piccante e pomodorini.
(dose per una persona)

- 200 g di cime di rapa (cime e foglie tenere)
- 50 g di orecchiette (o anche rigatoni, o spaghetti, o quello che vi piace)
- olio extravergine di oliva
- uno o due spicchi d'aglio
- uno o due pomodorini
- un peperoncino
- due cucchiai di pangrattato
- pepe 

Pulire le cime di rapa, eliminando solo le parti più dure, che il resto è tutto buono.
Lavarle e lessarle in abbondante acqua salata.
Scolarle con la schiumarola e nella stessa acqua cuocere la pasta.
Bisogna conoscere benissimo i tempi di cottura della pasta e delle cime di rapa per poterle cuocere insieme, quindi se non siete allenati cuoceteli separatamente, altrimenti rischiate di ridurre le cime di rapa a pappina.
Quando la pasta è ancora molto al dente, versate in una padella larga l'olio, l'aglio e il peperoncino. Quando l'olio è caldo e già insaporito versare il pangrattato e farlo diventare croccante.
Scolare la pasta amalgamarla con le cime di rape e farle saltare nella padella con il pangrattato.
Aggiungere un po di pepe nero macinato al momento (lo so che è una cosa in più ma a me piace così).

Servire caldo, subito.



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26 maggio 2016

Viaggio in Cornovaglia (parte prima) e la zuppa di verdura

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O mamma quanto tempo è passato dall’ultimo post…. Ma ho la giustificazione pronta. Sono stata in viaggio, un bellissimo viaggio che mi porto ancora addosso e dentro e non riesco a staccarmi dalla voglia di tornare indietro….in Cornovaglia. Io e mio marito amiamo viaggiare avendo solo un itinerario di massima e decidiamo di fermarci quando ne abbiamo voglia e in un posto che ci piace. E questo rende sempre i nostri viaggi davvero sorprendenti, ricchi di scoperte e di tempi che ci cuciamo addosso.

Abbiamo visitato tanto, 1600 km in 8 giorni, a bordo di una cinquecento bianca con tettuccio. Armati di un picclo trolley, uno zainetto, macchina fotografica e Iphone sempre pronti. Anche ad essere spenti in momenti davvero emozionanti, di quelli in cui vuoi solo goderti il paesaggio intorno e basta.

Andrò con ordine. Vi elenco le tappe che abbiamo fatto, ma vi parlerò solo di quelle che ci sono piaciute di più e delle cose buone che abbiamo mangiato e che vorrei condividere con voi. Ovviamente per le ricette mi sono adeguatamente documentata con gli abitanti del posto, con gli chef e acquistando libri … Vedrete.

Primo giorno – Arrivo a Londra Stansted, Viene a prenderci Peter, il proprietario del B&B dove alloggeremo. Una casetta in cui mi sento come Alice nel paese delle meraviglie quando diventa grande e vede tutto minuscolo. Porte sghembe, lavandino microscopico, soffitto basso, arredato con grande gusto, letto comodissimo, caldo da morire, almeno per me.

IMG_4842IMG_4851 Insomma sono già felice così. Non vi dico a colazione il giorno dopo, allo stesso tavolo con tutti gli altri ospiti, dove si fa amicizia mentre ci si passa marmellate e burro e pane tostato… Felice come una bambina.

Partiamo…

Secondo giornoStonhenge, bello, enigmatico, la storia, semplice e da vedere. Ti senti in una strana dimensione spazio temporale, che non sai definire. Bisogna andarci per forza se passi di li.   Partenza per Exeter, su cui non mi soffermerò molto…..

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Terzo giorno – attraversiamo il DEVON, che è bellissimo. Cominciamo a perderci tra stradine strettissime simili a quelle piccole strade di campagna che da noi sono i ‘tratturi’ ma che qui, sono le strade ‘ufficiali’  previste dal navigatore. Tutto intorno a noi alberi che, intrecciando i loro rami, formano gallerie magiche, narcisi, primule e giacinti anche nei boschi, come nelle favole. Viaggiamo e viaggiamo, tra colline coperte di erbe, perdendoci nel verde intenso e continuo, in strade lunghissime e tortuose, fino a raggiungere l’oceano.

Siamo a Tintagel, minuscolo paesino, che accoglie la leggenda di Re Artù, con le rovine di quello che un tempo deve essere stato un regno di favola. E salendo i tantissimi, ma davvero tanti e ripidi, gradini di roccia, saliamo sul punto più alto da cui, tra le pietre del castello e del villaggio di un tempo, si domina l’oceano infuriato. Erba, narcisi, vento gelido ovunque. Ma intorno anche tanta magia.

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Ci fermiamo a mangiare in un bel posto perchè dobbiamo anche festeggiare il nostro anniversario e scegliamo uno dei piatti che, ogni volta, mi fa sognare. La zuppa di verdura, ogni volta diversa perchè ‘dipende da quello che c’è al mercato’, per cui, per conoscerla meglio mi rassegno a non chiedere più la ricetta perchè la risposta è sempre quella e decido di comprare appena possibile il libro delle zuppe. Eccola qua. E mi fermo per ora, perchè la strada è lunga e potrei stancarvi…

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Zuppa di verdura

(per due persone)

- olio extravergine di oliva (nella ricetta inglese si usa il burro)

- un porro

- 4 coste di sedano

- uno spicchio d’aglio

- 4 patate grosse

- un litro di brodo vegetale (nella ricetta inglese si usa il brodo di pollo)

- sale e abbondante pepe nero

- panna

- timo (o prezzemolo)

Lavare e tagliare il porro e il sedano. Mettere il tutto a soffriggere in una casseruola con l’olio (o il burro). Far diventare morbido il tutto e aggiungere l’aglio schiacciato e le patate tagliate a cubetti. Far rosolare. Aggiungere il sale. Mescolare. Versare il brodo e far cuocere fino a quando le patate sono diventate morbidissime. aggiungere la panna e il pepe macinato. Deve essere abbondante perchè il sapore finale deve essere piccante. Con un minipimer frullare il tutto. Servite con timo (o prezzemolo tritato)

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8 aprile 2016

La vignarola

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Non rimanendo fermi in un luogo, ma muovendosi, in lungo e in largo, si incontrano cose nuove. Gente con occhi e facce e lingue diverse, abitudini nel vestire e consuetudini nel mangiare differenti e perfino luci più o meno luminose a seconda delle tante variabili della latitudine, dello smog, delle ore in cui puoi andarci per visitarle ecc… E tutto, sempre, è cosa nuova, e tutto, sempre, è qualcosa da conoscere e da cui imparare.

Io non so stare ferma sempre in un posto. Magari mi allontano temporaneamente sicura di poter tornare indietro, come un elastico. Ma devo allontanarmi. Alla ricerca, per raccogliere, nuove esperienze e nuove persone da conoscere come mondi nuovi. Prendo la rincorsa, vado, ci resto finchè sento che la tensione si affievolisce e… boooiiinnng…. l’elastico mi riporta a casa. Questo significa che non volerò mai via per sempre da quella che considero casa mia.

Ma significa anche che conoscerò sempre tante cose nuove perchè la casa prima o poi, mi viene sempre a noia.

Nella mia vita romana ho potuto riabbracciare e frequentare un pò di più vari amici, ne sono arrivati di nuovi e con loro ho fatto cose molto belle. Bellissime le giornate fredde o tiepide, trascorse davanti un cappuccino ad un bar all’aperto, a parlar di progetti realizzati o ancora da realizzare, di idee di scarpette tenere per bambini divenute un vero lavoro, di progetti di cornetterie buone che stanno per realizzarsi, di corsi di fotografia per insegnare a far desiderare il cibo, così come lo desideriamo noi blogger, di corsi di cucina per chi vuole imparare a mangiare italiano, cene social da organizzare …. ecc…

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Poi è arrivato anche un corso di ceramica, dove ho imparato a creare qualcosa di mio, qualche piatto, bicchieri colorati, di cui vi parlerò in seguito… e dove ho anche conosciuto nuovi amici.

Ieri sera alla fine della lezione son partiti i selfie, per immortalare un luogo e un gruppo, chiamato ‘la compagnia delle ciotole’ e, al momento di inviare le foto chiedo a tutti num di cellulare e nome. Una delle nostre compagne di corso di dice ‘Vannella’, io la guardo un pò così e le chiedo ‘di nome o di cognome?’… E lei ‘E si, di nome, lo so che è un pò strano, ma sai io vengo da un posto dove tutti gli abitanti hanno un nome strano….’. E così ci fermiamo tutti e comincia il suo racconto, sempre accarezzando il pezzo di creta che stava lavorando.

La sua è una voce di maestra, che racconta con parole semplici, ben scandite e con un tono che attira l’attenzione e con un sorriso che dissimula anche una certa timidezza:

‘…sai nel mio paese, un paesino delle Marche, piccolo, con nemmeno 1000 anime, quasi tutti gli abitanti hanno dei nomi strani. Non si sa perchè, o forse loro si, lo sanno, ma io non saprei dirlo, ma si chiamano con nomi mai sentiti prima e in nessun altro luogo. E così so di un’Imelda che ha sposato un Raoul, di donna Olmede, di Abdenago detto Becky, di zia Amelide, di zia Velleda e zio Godardo. Ma un nome e una persona che ricordo in maniera particolare è il signor Vasindone. E si, perchè era un signore anziano che passeggiava su e giù per le stradine del paese e che tutti conoscevamo. Un bel giorno, anzi un brutto giorno il sig. Vasindone mori e chiaramente nel paese lo seppero tutti poichè era così piccolo che nulla poteva passare inosservato. Però sui muri del paese comparve un manifesto bordato a lutto con un nome a noi sconosciuto. Annunciava la morte di tal ‘Francesco’, nome anonimo di persona quindi non nota che stupi non poco. E come? Due morti in un sol giorno e nessuno che conoscesse il povero Francesco? Due giorni di interrogativi dovettero passare prima di venire a conoscenza del fatto che tal Francesco altri non era che il nostro caro Vasindone stesso che, tempo addietro era emigrato in America e precisamente a Washington, cosa che al suo ritorno gli era ‘costato’ il nomignolo di ‘Vasindon’, da cui il mitico nome Vasindone.’

Da questo punto del racconto, non è stato più possibile proseguire la storia, perchè eravamo stesi su sgabelli e tavolacci per le risate, con le mani sporche di creta sulla pancia. Abbiamo rimandato alla prossima puntata altre storie, vuoi perchè la ‘cantastorie’ sa incantare, ma anche perchè siamo sicuri che di storie ne conoscerà tante ancora. E ve le racconteremo… alla prossima lezione.

Vedete dunque che ricchezza incredibile la conoscenza di nuove persone e nuove storie?

Ma visto che siamo qui su un blog di cucina, parlerò anche di una scoperta di un piatto tipico romano. La vignarola. Un piatto semivegetariano (nel senso che è composto quasi tutto di verdure e poca pancetta che, volendo si può omettere, ma se la mettete è più buona, credetemi). Passeggiando nei fantastici mercati romani si scoprono nuove verdure e nuove combinazioni. E i ‘vignaroli’ come qui sono chiamati i nostri ‘ortolani’, mi hanno parlato di questa ricetta che porta il loro nome. E che oggi vi propongo. Aspetto i vostri commenti.

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La vignarola

(per 4 persone)

- 4 carciofi grossi

- 5/6 cipollotti freschi

- una fetta di pancetta tesa

- 400 g di piselli sgusciati

- 400 g di fave fresche sgusciate

- una grossa lattuga romanesca (vedere foto)

- olio extravergine di oliva (secondo la propria dieta)

Pulire i carciofi e tagliarli a spicchi. lavarli in acqua acidulata con limone.

Lavare la lattuga e tagliarla a pezzi grossi.

Lavare sia le fave che i piselli freschi.

Tagliare i cipollotti e farli appassire a fuoco dolcissimo in una casseruola con l’olio e la pancetta tagliata a listarelle. Aggiungere prima i carciofi e farli insaporire un pò. Poi in sequenza aggiungere le fave, i piselli e alla fine la lattuga. Aggiustare di sale. Far insaporire e poi portare a cottura aggiungendo qualche mestolo di acqua calda. Servire calda con pane tostato.

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4 aprile 2016

Social Eating a Roma: La primavera a tavola

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Eccomi qua, in pieno fermento e piena di entusiasmo per la primavera che è arrivata. Io non so perchè ma, quando l’aria comincia ad intiepidirsi e la mia campagna a riempirsi di fiori e colori, mi sento esplodere dentro di felicità. E mi viene una gran voglia di cucinare le prime cose che spuntano nell’orto. E se non nel mio in quelli che conosco di cui mi fido.

Come non raccogliere (o comprare) gli asparagi o i piselli e farne un piatto delicato e leggero? E il primo basilico da abbinare alla pasta fresca con un bel sughetto di pomodoro? E le melanzane come prepararle se non ripiene. Il tutto abbracciato da fresche insalatine o verdure al forno?!?

Ed ecco che ovunque io sia, ho davvero il desiderio e il gran piacere di mettermi ai fornelli. Ma mica per me sola. Noooo. Non c’è piacere a mangiare da soli a tavola. Anzi meglio se a tavola si è in tanti, tutti con lo stesso desiderio di parlare, conoscersi e mangiare.

Così nasce la mia seconda esperienza di Social Eating. Una cena con la … primavera nel piatto, sempre sulla stessa terrazza in una bella casa di Roma.

Sono sicura che ci divertiremo molto. Quindi se avete voglia di unirvi a noi chiamatemi e venite da noi a cena.

La cena si terrà venerdi 8 aprile 2016 ore 20.

Per prenotare un posto alla mia tavola, scrivetemi a annagentiledg@yahoo.it oppure contattatemi sul profilo facebook.

Vi aspetto.

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30 marzo 2016

Pasquetta al mare

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Erano giorni che guardavamo di continuo le previsioni del tempo. Quella benedetta goccia di pioggia prevista dalle 13 alle 18 ci stava fregando ed eravamo li li per desistere e cancellare tutti i piani per un’uscita all’aria aperta. Però io ho cominciato a fare la prepotente con il meteo e mi sono convinta che quella goccia non l’avrebbe spuntata. Confidavo nel repentino cambiamento di ‘umore’ del tempo anche in positivo. Infatti non era la prima volta che le previsioni ‘portavano pioggia’ per poi stupirci con un sole caldo. Ho sempre pensato che dietro questi meteo si nasconda un sadico che si diverte a predire il peggio per non far organizzare niente alla gente. Forse un uomo solo che invidia gli altri che hanno amici e voglia di uscire.

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Due giorni prima mando un messaggio ai miei amici che dice ‘Programma per Pasquetta: nel cesto da picnic metteremo  fritta di asparagi, pizza di carne, ratatouille di verdure colorate, orecchiette con funghi, salsiccia e gnumeredd con fornacella, verdure crude, ciucciarelli, pastiera, rum, passito e macchinetta per il caffè. Interessa? ah! portiamo anche la chitarra.’-

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E così con timoroso entusiasmo (per il tempo incerto e per la paura di scoppiare dopo la maratona di Pasqua) hanno aderito 4 amici. Caricato il cesto, i viveri ancora caldi, il tavolino, altri due sgabelli, la fornacella, i carboni, la tenda parasole per ripararci in caso di pioggia, la chitarra e il fornelletto per il caffè, siamo partiti. Abbiamo scelto un pezzo di mare di cristallo, una piscina naturale, con venticello frizzante annesso, passeggiata su scogli profumati, ancora non occupato da altri vacanzieri. E dalle 13 alle 18 non ci siamo mossi. Abbiamo vissuto il primo giorno di primavera, con la spensieratezza di bambini che giocano con i racchettoni e fanno volare l’aquilone, che mangiano dimenticando ancora per un giorno la dieta, che cantano per la milionesima volta sempre le stesse canzoni, e brindano felici per una leggera sensazione di libertà. Pura e semplice come quando eravamo bambini e ci portavano il primo giorno di tepore, sulla spiaggia a giocare. E già con quei pochi raggi di sole riuscivi ad assaporare l’emozione dell’estate che è più vicina dell’inverno ormai alle spalle.

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Abbiamo vissuto una bellissima giornata ridendo e dimenticando le ansie e i pensieri, seguendo il ritmo dell’acqua trasparente sulla spiaggia, respirando l’aria di una promessa che verrà. E che avrà il sapore dei panzerotti sugli scogli, delle notti di luna piena sulla spiaggia, degli spritz al volo seguiti dagli spaghetti con le cozze. E del caldo sulla pelle e delle albe attese in campagna. Della compagnia e dei pensieri cacciati via, per godere del momento. Che tanto quello solo è sicuro ed è meglio fermarlo quando puoi. E siamo già in attesa della bella stagione. 

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1 marzo 2016

Riso integrale con carote al forno glassate e noci (Brown rice with roasted carrots and nuts)

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Ore 11,25 del primo giorno di marzo

Le giornate scivolano via velocemente. Da quando apriamo gli occhi sintonizziamo la nostra mente sulla corsa che sta per iniziare. Facciamo l’elenco delle cose da fare, delle cose che mancano in dispensa, un’idea di quello che metteremo sulla nostra tavola, un pensiero ai ‘doveri’, un sospiro per le responsabilità, un momento per i desideri, subito rinchiusi nel solito cassetto, perchè sbagliando crediamo al ‘tanto c’è tempo per quello’ e via, a fare il caffè. E così la vita scorre. Ci accorgiamo che è ‘già’ il primo giorno di marzo, di un anno con un numero così alto che ti sembra impossibile sia già arrivato.

Non hai un lavoro fisso e questo, a fasi alterne, ti fa sentire una sfigata improduttiva che non vale niente, pur avendo laurea, tante competenze, idee geniali da realizzare, oppure una persona fortunata che può ‘guadagnare risparmiando’ e migliorare la qualità della vita di chi sta accanto, creando atmosfere più rilassate, cucinando cose buone, riempendo la casa di profumi che fanno di casa un rifugio accogliente, scrivendo con calma parole che un giorno potranno diventare libri. E, a giorni alterni, vivi la malinconia o l’euforia della tua condizione.

Vai a fare la spesa e hai un ritmo più lento della gente che corre, chiusa nella bolla dei propri pensieri con occhi concentrati solo sul prezzo,  sulla qualità dei broccoli e sull’orologio che va avanti, e che urla ‘sbrigati’. Guardi con calma il mondo che ti circonda e rifletti. Sulla busta della spesa sempre più leggera delle persone anziane, sui respiri affannati delle donne con bambini e bustoni appesi ai passeggini, sulla quantità di roba invenduta ai banchi, sull’insistenza di ambulanti stranieri che ad ogni giro ti vogliono vendere con occhi e tono implorante buste di aglio rosa, e la quarta volta che t’incontrano ti riconoscono e ti ‘saltano’. E sei parte di un mondo colorato e ricco di sentimenti di gente come te.

Torni a casa con la busta piena di verdure e colori e cominci a cucinare. E ti riconcili con il mondo. E con te stessa.

Oggi ho comprato un mazzo bello di carote fresche e colorate. Ed ecco cosa ne ho fatto….

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Riso integrale con carote al forno glassate e noci (english version below)

(per due persone)

- 4 carote novelle

- due spicchi d’aglio

- un cucchiaino di zucchero di canna (o quello che avete)

- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

- prezzemolo, sale e pepe

- 3 tazze (da caffè) di riso integrale

- 4 noci sgusciate

- un limone (facoltativo)

Lavare il riso e tenerlo in ammollo in acqua tiepida per circa un’ora.  Cuocerlo in abbondante acqua bollente salata. Tenete conto che ci vorrà parecchio tempo, anche 50 minuti. Quindi se avete fretta usate un altro tipo di riso, oppure potete lessarlo il giorno prima e tenerlo già pronto in frigo.

Lavare le carote con tutto il ciuffo, che metterete da parte per altre preparazioni. Pelarle, tagliarle nel senso della lunghezza, o come preferite. Mettere un foglio di carta da forno in una pirofila. Sistemare le carote. Aggiungere l’olio, il sale, l’aglio spezzettato, lo zucchero, mescolare il tutto e cuocere in forno a 180° fino a quando saranno diventate morbide.

Tritare grossolanamente le noci.

Mescolare il riso, le carote, le noci. Aggiungere un filo d’olio crudo, prezzemolo fresco tritato e se piace anche un pò di succo di limone.

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Brown rice with roasted carrots and wallnuts

(for two people)
- 4  carrots
- Two cloves of garlic
- A teaspoon of brown sugar
- 4 tablespoons extra virgin olive oil
- Parsley, salt and pepper
- 100 g of brown rice
- 4  walnuts
- lemon (optional)


Wash rice and keep it in warm water for about an hour. Cook it in salted boiling water. Keep in mind that it will take 50 minutes about. So if you are in a hurry using a different type of rice, or you can boil it the day before and keep it ready in the fridge.
Wash  carrots, peel and cut them lengthwise, or whatever you like. Place a sheet of baking paper in a baking dish. Place carrots, oil, salt, chopped garlic, sugar, mix well and bake at 180 degrees until they become soft.
Chop the nuts.
Mix rice, carrots, walnuts. Add a little more olive oil, chopped fresh parsley and, if you like,  a bit of lemon juice.

Buon appetito.

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24 novembre 2015

Cime di rapa piccanti e spaghetti

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Eccomi qui, sono tornata a casa. Qui, sul mio blog. La faccio breve, mi son dovuta assentare per un intervento all’anca che dovevo proprio fare. La cosa si è fatta un pò più lunga del previsto, ma confido che in breve tempo si risolva del tutto. Non è stato proprio un periodo facile, tant’è che non sono riuscita manco a scrivere un post. Pensavo, bè ora dovrò fermarmi più di un mese, hai voglia a scrivere, leggere, organizzare con calma…. Seeeee, niente di tutto questo. Quando non ti senti ‘proprio in forma’ ti rinchiudi in una stanza che sembra essere senza finestre, senza luce, senza tempo e basta. E da li aspetti solo di uscire. Bè ora basta con questa lagna…

Piccoli passi, piccole cose che diventano sintomo di risalita, si affacciano ogni giorno. Ricominci a sentire i profumi, ti torna un pò di appetito, ti riaffacci su facebook anche se ancora non ti vengono in mente cose intelligenti da dire. E poi senti il bisogno di spalmarti una crema idratante, di aggiustarti i capelli, di rimetterti lo smalto, cominciando da quello trasparente. Hai voglia di aria, ma ancora non puoi uscire da sola. Insomma, una bracciata per volta e poi respirerò di nuovo ossigeno.

Intanto sono nel posto più sicuro del mondo. A casa della mia mamma, che dal primo giorno ha adottato una fantastica terapia d’urto per scuotermi dalla totale inappetenza. Preparare il ben di Dio a tavola, funghi sott’olio, peperonata, zucchine con menta, spaghetti con sugo di pom odoro leggero e basilico, fricassea di carciofi, cicorielle e legumi ecc…. E poi mi coccola con mille attenzioni che sono carezze. La tovaglietta ricamata la mattina per fare colazione insieme, e i cuscini sulla sedia, e il buongiorno appena sveglie, i discorsi a tavola, la sera prima di dormire. E i consigli prima di uscire, ‘bè, dai, non restare in piedi, tanto io torno presto, mettiti un pò a letto e riposati finche torno’. Insomma sono nel nido. E mi sento privilegiata. Quando hai bisogno di sentirti al sicuro, questo è il porto più sicuro. Quando hai una mamma devi stare quanto più tempo possibile con lei, e approfittare del suo tempo, e riempirti quanto più puoi, senza rimandare e senza scuse. E ti ritroverai ricco di tante cose belle. Soprattutto attenzioni! Tutte donate.

Ora sono tornata. E cercherò di accellerare i miei tempi di ripresa, i miei post qui, la mia presenza sui social. Ho bisogno di tornare in mezzo alla gente. Ed è tempo di ricominciare a preparare cose buone per il Natale e a pasticciare in compagnia.

Un pensiero e un grazie infinito a tutti coloro che sono stati presenti in questo periodo, con telefonate, sms, con la loro presenza. Tanti, tanti davvero. Una rete di affetto che è stata davvero preziosa. Ad essa mi sono aggrappata e tirata su. Sono davvero, davvero fortunata.

Vabbè… oggi che si mangia? Qui si mangiano spaghetti con le cime di rapa. Mia madre mangerebbe spaghetti tutti i giorni, e questo piatto, si mangia solo qui, a casa sua. Noi le cime di rapa le mangiamo con i cavatelli, le orecchiette, con i mezzi ziti, con le mezze maniche ecc… ma non con gli spaghetti. De gustibus. Ma, mangiati qui sono fantastici.

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Spaghetti con cime di rapa piccanti

(per due persone)

- due piatti colmi di cime di rapa lavate e pulite

- 100 g di spaghetti (o altra pasta a piacere, cavatelli, orecchiette, mezzi ziti, mezze maniche ecc)

- quattro cucchiai di olio extravergine di oliva

- due spicchi d’aglio

- un’acciuga sotto sale

- peperoncino

Lessare le cime di rapa in acqua bollente salata. Quando sono ancora al dente tirarle fuori dalla pentola con una schiumarola e conservarle al caldo.

Nella stessa acqua cuocere gli spaghetti, scolarli al dente e unirli alle cime di rapa.

Nel frattempo riscaldare l’olio e unire l’aglio e/o l’acciuga e il peperoncino. Versare gli spaghetti e le cime, saltandoli a fuoco vivace.

A piacere aggiungere anche un pò di pepe nero.

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12 ottobre 2015

Vellutata di carote, patate, zucca, con profumo di rosmarino.

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Oggi sono a Roma. Sapete che vivo con un piede giù nella mia Puglia e un piede qui e altrove. Ma stasera sono qui. E aspetto amici che verranno a mangiare le melanzane ripiene e le bietole rosse che ho preparato per cena. E’ ottobre, ma di quelli belli che rendono ancora più bella questa città e l’aria che si respira sul mio terrazzo pieno di fiori è fresca al punto giusto per cenare ancora fuori. Ho piantato gerani rossi e fucsia, ringospermi, (che nome orribile porca miseria) già grandi che si arrampicano sui muri e sulle grate. Ho piantato ciclamini, eriche e piante di coloratissimi peperoncini. E erbe aromatiche, rosmarino, origano, menta, prezzemolo, timo e basilico. Ho preparato tutto per ospitare tanta gente ed organizzare le mie cene social.  E le preparerò. Ma dovrò aspettare ancora un pò. Per ora ho un piccolo contrattempo da risolvere. Ma poi torno. E infatti per questo ho deciso di scrivere un post stasera e poi non so quando potrò farlo. Non posso portare con me questo computer che già da i numeri. Sto rinunciando a fare le foto con la mia reflex (vedi le foto della mia mamma come sono belle…..) e mi accontento dell’iphone. Ma non posso fare come le lumache e portarmi dietro tutta la casa ogni volta. Viaggio troppo e tutto pesa. Quindi portiamo pazienza.

A pranzo ho mangiato una vellutata buonissima. Ancora sono nel mood dieta. E non per costrizione ma per vero piacere sto mangiando molta verdura, pochi carboidrati e zero dolci. Per ora funziona, almeno a non farmi sentire pesante. Ho smesso di pesarmi perchè anche la bilancia subisce la stessa sorte del pc e della macchina fotografica. Quindi avrò una sorpresa quando mi peserò. Per ora cammino, e tanto. E mi fa bene. Mi compiaccio di andare a fare la spesa ai mercatini, dove godo della simpatia degli ortolani romani e delle cose buone che portano. E torno con la sporta colorata e profumata di ortaggi freschi.

Ho comprato questo mazzo di carote, delle patate, cipollotti freschi e con il rosmarino che ho piantato in terrazza ho preparato una cosa davvero buona.

La parte verde delle carote l’ho cotta a parte per un’altra ricetta di ieri. Ma quella ve la spiego la prossima volta. E ho preparato anche il pane, integrale e con i semi. E’ venuto buonissimo. Ho tostato due fette nel tostapane per accompagnare la vellutata e …. come al solito le cose buone fanno bene al cuore.

Ecco qua….

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Vellutata di carote, zucca, patate al profumo di rosmarino.

- due carote

- due patate

- una bella fetta di zucca

- due cipollotti, compresa la parte verde

- due cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva

Pelare le carote e le patate. Pulire la zucca. Tagliare a tocchetti tutto, compresi i cipollotti. In una pentola versare l’olio e i tocchetti e far soffriggere velocemente. Salare e aggiungere acqua tanto quanto basta per coprire il tutto. Far cuocere finchè le patate e le carote saranno morbide. Quando manca ancora qualche minuto aggiungere un rametto di rosmarino. Completare la cottura. Eliminare il rametto e con il minipimer ridurre tutto in una crema vellutata. Servire caldo con ancora un filo d’olio e qualche ago di rosmarimo. Tostare nel frattempo due fette di pane integrale per accompagnare la vellutata.

patate

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9 ottobre 2015

Parole al vento e Peperoni ripieni di riso e filetti di tonno

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Oggi si va giù di flusso di coscienza. Non nel senso che faccio outing, come qualcuno avrà pensato, ma del ‘Stream of consciousness novel’, del racconto che cerca di seguire il flusso dei propri pensieri e delle emozioni, senza alcun rispetto delle regole della sintassi. Perchè le regole soffocano, cercano di trattenere le passioni dentro il greto di un fiume ben preciso e vorrebbero farle scorrere tutte in un unica direzione, con la stessa velocità. Ma ai pensieri e alle emozioni non puoi fare questo.

E così in questo casino che di solito è la mia giornata, piena di buone intenzioni e di occasioni perse, mi son fermata, per capire bene quali sono le cose che mi preme di più fare. Ed è venuta fuori questa urgenza di scrivere. Con un cavolo di computer che comincia a morire piano. Prima scompare la M dal tasto, poi la N, poi ancora la L. E prima ci metti un pezzo di nastro di carta con su scritta la lettera. Poi ti ricordi che sai scrivere anche senza guardare la tastiera e le togli. Ma intanto ti ha lasciato la colla…e tutto diventa un casino. Ora non mi scrive più il punto interrogativo, come se volesse impedirmi di pormi e di porre delle domande. Solo certezze. Capirai. Fosse facile. La mia vita è tutta un punto interrogativo. Comunque finchè non lo riparo quel tasto, non potrò chiedermi pi niente. Ecco, ora comincia a non scrivere a momenti la u con l’accento. Cosa vorrà dire tutto questo. Ecco niente punto interrogativo. Significherà che non dovrò avere nemmeno dubbi. Ok andiamo avanti. Senza chiederci più il senso delle cose, e se faccio bene o male a fare una cosa qualsiasi.

Non importa che mi sia alzata all’alba. Dormo bene di notte, e quindi posso anche alzarmi presto. Sono già pronta ad affrontare una giornata e a riempirle di cose da fare. Compilo un elenco bevendo il primo dei miei due caffè. Decido le priorità. Intanto il tempo scorre con una velocità indipendente dalla mia volontà. E a sera mi accorgo che l’elenco era solo un inganno. L’illusione di poter dare un senso al giorno, per poi scoprire che fai tanto o fai poco non importa. L’importante è che tu ti distragga dal vuoto.

L elenco (scusate ma il tasto del punto interrogativo ha anche l apice/apostrofo…dovrò fare a meno anche di quello) aveva previsto di buon ora spesa al mercato. Ma sono le 9 e ancora sto togliendo fiori secchi dai miei gerani, fingendo di essere una con il pollice verde. Mi regalo questa soddisfazione di un momento, anche di qualche ora, perchè ora mi sembrano perfetti i miei gerani, ma domani mattina, mi regaleranno ancora questa opportunità, lasciandomi togliere ancora tanti e tanti fiori secchi. Sarebbe meglio cogliere fiori freschi e non concentrarsi su quelli morti.

Devo andare a comprare verdura e latte e pesce. In dispensa mi è rimasta solo pasta e farina. E ho bisogno di cucinare e farmi tornare l’ispirazione. Quando si sta a dieta, i sensi di colpa verso le cose buone ti spengono la passione nella gola, te la chiudono. E le cose leggere che puoi mangiare, ti allontanano dal desiderio. La passione è molto vicina al peccato. Anche nel cibo. Le cose permesse sono senza tutto. Senza gusto (hai voglia a mettere le famigerate spezie), senza sale (che fa male) senza olio (che però è dannatamente buono), senza soffriggere (e ti si ammoscia pure il sapore), senzasenzasenza…. senza significa vuoto, significa niente. E l’assenza del piacere nel cibo si estende a tutto il resto. Io mi intristisco. Anche se perdo 200 grammi al giorno. Quando e se perderò chili, so già che diventerò una tristissima magra, anche un pò stronza, perchè arrabbiata con la vita, con i sensi frustrati e spenti.

Faccio il conto del tempo che mi rimane di questa mattina. Alle 12 devo essere a casa di ritorno. Allora: ho cucito l’orlo scucito della giacca. Brava. Passato la scopa elettrica ovunque. Tolta polvere. Lavato i piatti di ieri sera, che quella stronza della vicina va a letto presto e ha deciso di mettere il letto appoggiato al muro dove io ho i pensili. E comincia a bussare fin dalle 10 di sera. Io che mangio quando mi pare, anche a mezzanotte, devo essere prigioniera in casa mia e non posso fare più rumori dopo le 10 che parte il coprifuoco. Sta stronza.

Camicie stirate e messe a posto. Letto rifatto. Busta immondizia pronta, sta già fuori, così inciampo e non me la scordo. Intanto il libro mi guarda dalla libreria, triste, pensando che non sono più quella di una volta, quando lasciavo tutto per stare con lui, e che mi sto trasformando in una triste casalinga, con la fissa incomprensibile dell’ordine. E non sa quanto si sbaglia. Non sa che mi odio per questi gesti ripetuti ogni giorno, tutti uguali, per togliere una polvere che domani tornerà, e ancora e ancora. E mi odio per il tempo perso come spettatrice di un mondo virtuale dove le persone non sono vere, le parole sono buttate al vento, dove se scompari nessuno se ne accorgerà mai. E se ci sei sei solo un battito di ciglia. E poi penso che così è anche nella vita reale.

Fuori c è il sole e ora devo uscire. Confido nella luce per riattivare l’ottimismo in questa giornata. Mi aspettano dei giorni un pò impegnativi. E devo fare scorta di pensieri positivi.

E che faccio, non vi lascio una ricetta oggi (punto interrogativo). Dovrò cominciare a parlare più di persone e meno di cibo. Ma si, dai. Una ricetta leggera, ancora una volta.

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Peperoni ripieni di riso e filetti di tonno

(per 4 persone)

- 6 peperoni rossi carnosi

- 6 tazze di riso roma

- una confezione di filetti di tonno

- un cucchiaio di capperi all’aceto

- prezzemolo, basilico, menta

- 4 cucchiai di olio extravergine di oliva

- pepe

con un frullatore o un minipimer emulsionate l’olio con quattro cucchiai di acqua, fino a quando si formerà una specie di maionese. Aggiungere i capperi e continuate ad emulsionare.

Lessare il riso. Passare in forno i peperoni, che però dovranno rimanere sodi.

Togliete la calotta dei peperoni e svuotarli del liquido e dei semi.

Intanto mescolate il riso, i filetti di tonno, la maionese con i capperi, il ppe e le erbe sminuzzate.

Riempite i peperoni con questa insalata di riso. Chiudere con la calotta.

Sistemarli in una teglia e passare in forno per almeno 10/15 minuti a 180 gradi.

peperoni

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24 settembre 2015

Riso e patate con TRE olive fritte (terzo giorno di dieta)

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Bè diciamo che anche 200 g al giorno vanno bene. 200 x 7 sono 1,400 a settimana. !,400 x 4 sono 5,600 al mese. Wow, di questo passo a Natale sarò una ‘sinuèt’ come dice mia madre. Però bisogna essere seri e fare le cose senza fregare. Io a dire il vero faccio degli sgarri calcolati, ma mi servono per pensare di aver fatto una furbata e perchè mi voglio bene. Allora vediamo se qualcuno ha da obiettare. Nel senso di qualche nutrizionista.

Consiglio n.1 di oggi: se a colazione sono previsti due biscotti o due fette biscottate integrali con un cucchiaino di marmellata, io dimezzo e mangio o un biscotto solo o una fetta sola e conservo l’altro per la sera tardi come dolce. E si, perchè io che faccio tardi verso mezzanotte ho già di nuovo fame e ho voglia di qualcosa di dolce. E così gabbo il vizio.

Consiglio n.2: quando è prevista una minestra, io cerco di allungarla quanto più possibile con il brodo, così mi sento ugualmente sazia e introduco liquidi che altrimenti stento a bere.

consiglio n.3: servire le pietanze in un piatto piccolo e non nelle ciotolone dell’ikea che ho comprato lo scorso Natale. In effetti la colpa del mio aumento repentino di peso è da attribuire ai piatti grandi che, si riempiono che poca roba pare brutto, si finisce tutto che lasciare nel piatto pare brutto, e si fa pure la scarpetta che anche se pare brutto chi se ne frega.

Per oggi basta così.

Oggi Riso e patate con verdure e gentile concessione di tre olive fritte.

Riso e patate

- un cucchiaio di olio extravergine di oliva

- una patata piccola

- una cipolla piccola

- mezzo peperone

- tre pomodorini

- una tazza piccola da caffè di riso

- prezzemolo

- pepe

Sbucciare e tagliare a cubetti la patata. Tagliare a pezzi il pomodoro, il peperone, e la cipolla e far rosolare dolcemente in una padella dove avrete versato l’olio.

Aggiungere l’acqua e portare a bollore. Versare il riso e aspettare che cuocia.

Servire caldo con prezzemolo fresco tritato e con un cucchiaio raso di parmigiano o cacioricotta  o pecorino.

Per le olive: ungete una padellina piccola piccola con olio, mettete le olive della varietà giusta, copritele e quando vedete che sono belle lucide spegnete il gas. Pochissimo sale e via…. Ma davvero dovete mangiarne SOLO tre eh!

riso e olive

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23 settembre 2015

Salmone marinato all’’arancia e insalata (secondo giorno di dieta)

salmone marinato

Siamo in pieno mood dieta. E allora anche per darmi la carica do dei consigli. Pure…. considerato il pulpito….

Consiglio n.1: Dovete comprare assolutamente uno specchio sincero. Di quelli che vi rimandano la vostra immagine intera. Non come ho fatto io che mi son sempre guardate solo dal busto in su e, tutto sommato, mi piacevo. E nel frattempo non vedevo cosa succedeva sotto. Poi andavo nei negozi e mi arrabbiavo perchè non mi riconoscevo in quegli specchi stronzi.

Consiglio n.2: scrivete sullo specchio una frase che ho visto sullo specchio dell’Auchan, nel camerino dei dipendenti. ‘Gli altri vi vedono così’, per invitarli ad essere ordinati e presentabili. E nel nostro caso per vedere con occhi veri, non come ci immaginiamo, ma come siamo.

Consiglio n.3: buttate la bilancia con l’asticella tremolante e mobile e comprate la bilancia digitale. Nel primo caso i chili che vedrete segnati sono un ‘più o meno’ un chilo o due chili oscillanti, anche nella vostra mente. E la cosa deprime molto. Nel secondo caso anche i 100 grammi persi vi fanno sentire bene. E io così ho fatto. E fate foto ricordo del peso quotidiano. così ve lo ricordate.

Consiglio n.4: dal numero totale dei chili da eliminare dovete togliere quelli che secondo voi riguardano tette e sedere, sperando di non perdere anche quelli, perchè se restano al posto giusto è meglio. E, se ne siete ben forniti, guardate che i chili sono parecchi. Esempio: se dovete perdere 20 chili, ma supponete che di bontà ne avete circa 5, in realtà i chili da perdere sono 15. Non so perchè mi è venuta questa teoria, mah!!! secondo me è un’altra scusa pigra.

Consiglio n.5: camminate, camminate e camminate. Magari anche guardando le vetrine, Fermandovi ogni tanto se non ce la fate, ma camminate. E controllate con runtastic quanta strada fate.

Ieri era il secondo giorno. Ero fuori casa e non volevo saltare il pasto. Quindi ho mangiato in un posto che già conoscevo, un piatto che ritengo sia leggero e completo: Salmone fresco marinato con insalata di arance, finocchi, ins verde e carote. Buono, buono davvero. Ovvio che non ho avuto la ricetta dallo chef, ma volendo …. sappiamo come fare almeno una cosa simile.

Salmone marinato all’arancia

- 150 g di filetto di salmone fresco

- un’arancia

- sale grosso

- salsa di soia

- 1/2 pistacchi

- pepe

In una ciotola sistemare il salmone e cospargetelo di sale, succo e scorza di arancia. Lasciarlo così tutta la notte. Il giorno dopo scolare il liquido che si sarà formato, tamponare con carta assorbente. Quindi tagliarlo come da foto o a fettine. In una ciotolina mescolare un cucchiaio di salsa di soia e un po di succo di arancia e condire il salmone. Aggiungere poco  pepe e qualche pistacchio tritato.

Servire con insalata di arance, finocchi, ins verde e carote, condita con un cucchiaio di olio extravergine di oliva e pochissimo sale.

insalata

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