3 agosto 2016

Cornovaglia (parte 3) e Cream tea

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Arieccomi.

E’ bello far durare un racconto così tanto tempo, tanto da far pensare che sia un viaggio lunghissimo valido per tutte le stagioni. E così è in effetti. La Cornovaglia per me è il luogo dove rifuguarmi, almeno con il pensiero, per sentirmi libera di volare con la mente, libera di sognare e di sentirmi quindi sempre in vacanza. Ma cos’è la vacanza? è uno stato mentale più che un luogo, dove quello che ti circonda ha la capacità di dare una nuova dimensione ai tuoi problemi e riesce a farti staccare completamente da quello che ti fa da zavorra nel tuo quotidiano.

Volete continuare a viaggiare con me? Qui oggi termino il mio racconto, allegando come al solito, una delle ricette che mi hanno emozionato.

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Quinto giornoPolperro / Mont St. Michael / Mousehole e Penzance. Un bel giro eh? la giornata è un pò freddina ma la cosa non mi dispiace. Piuttosto diciamo che all’improvviso, appena arrivati a Polperro, comincia a diluviare e tutto intorno si tinge di quel grigio scuro che renderebbe triste anche il carnevale di Rio. Polperro è …. un covo di bucanieri.Un posto particolarissimo, da visitare a piedi velocemente, dove mangiare qualcosa di tipico nei pub folkloristici, e poi ripartire per un’altra meta. Anche la campagna lungo la strada è bella qui, quindi è un piacere viaggiare e spostarsi continuamente.

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Direzione Mont St. Michael, dove, come per l’omonimo in Francia, c’è un’abazia su un’isoletta che si raggiunge attraverso una stradina piccola fatta di pietre, in mezzo al mare. E che quando comincia a salire la marea, nell’arco di una decina di minuti viene completamente sommersa dall’acqua. Ed è allora che si assiste allo spettacolo del sole che tramonta sul mare e che rende tutto luccicante, ai gridolini della gente che comincia a bagnarsi le scarpe all’improvviso, a coloro che iniziano a correre verso la terraferma per timore di uno tsunami, ai fidanzati, novelli Lancillotto,  che prendono a cavalcioni le fidanzate, a quelli che fanno gli splendidi togliendosi le scarpe ‘tanto che ce ne frega, siamo in vacanza e poi sappiamo nuotare’, e a chi come me, preferisce gustarsi tutto questo spettacolo all’inizio della strada senza mettere a confronto il tempismo dell’oceano con il proprio, alquanto scarso.

Comunque bello bello. Da vedere.

Proseguiamo con Mousehole, villaggio carinissimo di pescatori, ma che, a questo punto, una volta che ne hai visto uno li hai visti tutti. E Penzance, di cui ho solo il ricordo di strade completamente deserte, del nulla da vedere, dell’oceano che sempre mi piace, e di un enorme hamburger con patatine e verdure, troppo grande per il mio stomaco.

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Sesto giorno – Lizard o Land’s End. Uno dei posti più belli visitati nella mia vita. La punta estrema della Cornovaglia, dove c’è un ostello, dove un giorno tornerò a scrivere qualcosa. Dove c’è un faro che fa sognare, dove il vento impazza tra i capelli e sferza il viso, dove ho mangiato i cream tea più buoni della vita mia e dove sarei rimasta in contemplazione per giorni. A pensare a Marconi che da li ha messo alla prova il suo sogno di poter invire messaggi aldilà dell’oceano con le sue onde radio; a quanto è bella e immensa e potente la natura tanto da farci sentire un niente e anche stupidi se non lo capiamo. A quanto possiamo condividere con gli altri, godendo solo di un luogo meraviglioso e selvaggio, in un piccolo baretto dove si aveva voglia solo di ripararsi e mangiare dolci e bere the, guardando a strapiombo tutta questa meraviglia sotto e intorno a noi. Qui ci tornerò un giorno, giuro.

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Settimo giornoLacock. Arriviamo a sorpresa in questo paesino fuori dal mondo dove il tempo sembra essersi fermato. Io disinformata come pochi, e in balia dei programmi a sorpresa del mio meraviglioso marito e navigatore che sa come sorprendermi, non so che fra un pò piangerò per l’emozione. Innanzitutto mi fermo ad una di quelle bancarelle che gli abitanti del posto allestiscono fuori dalle loro case,  lasciate incustodite così al bordo delle strade, dove mi studio minuziosamente tutte le marmellate e le conserve messe in vendita, con i rispettivi prezzi e il vasetto dove lasciare i soldi. Una cosa che mi fa inevitabilmente pensare se lo facessimo noi in Italia, a quanto durerebbero, i prodotti e i soldi. E quanti ‘ma che fessi!’ penserebbero di noi i passanti. Vabbè lasciamo stare, va. Altro paese, altre civiltà. Compro una marmellata che so già non mi faranno passare in aeroporto. Pazienza la mangerò tutta prima, rischio diabete veloce. Ma chissene…

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Proseguiamo per le stradine tra queste case antiche e caratteristiche della campagna inglese (e si ora siamo un pò fuori dalla cornovaglia, stiamo tornando a Londra, la partenza si avvicina) e arriviamo a Lacock Abbey, un gioiello di architettura e un luogo che racconta storie incredibili. Cliccate sul link e troverete le informazioni turistiche più dettagliate. Io sono rimasta affascinata dalla storia della famiglia Talbot (forse l’inventore della fotografia) che qui ha coltivato i suoi sogni eruditi, circondato da donne meravigliose, autonome e antesignane anche delle attuali foodblogger. Durante il tour dell’abazia, ci sono delle persone ‘agèe’ colte e informatissime, che danno, stanza per stanza, tutte le informazioni di cui il turista ha bisogno. E raccontano e raccontano…. E poi volete mettere la mia emozione, quasi piangevo, anzi ho pure pianto davvero, quando mi sono ritrovata (tra i sorrisetti di mio marito che stava aspettando la mia reazione) nella stanza / aula di pozioni del mio amato Harry Potter? e poi ogni tanto scoprivo altri luoghi immortalati nel film? A me, a me che vivo una vita parallela quando vedo i film di Harru Potter, sperando che esistano veramente?

All’interno dell’abazia c’è anche una mostra permanente davvero, davvero interessante. E che dire del piccolissimo negozio all’interno del cortile, dove si vendono deliziosi libri e dischi vintage. Insomma il prezzo del biglietto (12,5 sterline a testa) è pìù che meritato, per tutto quello che ti offre.

Andiamo via a malincuore e raggiungiamo Bath dove abbiamo prenotano un B&B a sorpresa. E che sorpresa. Praticamente un posto dove possono girare un film horror. Letto a baldacchino rintagliato, coperta viola sul letto, con sopra un’altra coperta di pizzo. Moquette bordeaux, luci basse. Insomma, usciamo per prendere aria, ma ormai anche la città aveva perso il suo fascino. Avevamo gli occhi terrorizzati e vedevamo tutto come in un film. Morale. Siamo scappati di li, e abbiamo riprenotato il nostro meraviglioso e rassicurante B&B a Londra, da Tony e abbiamo affrontato 4 ore di viaggio pur di raggiungerlo.

Ottavo giorno – Londra. Notte tranquilla e soddisfatta. Colazione e giro nei dintorni, viaggiando tra villaggi piccolissimi e deliziosi, aspettando l’ora della partenza. Quindi ritorno a casa. ah! dimenticavo… ho dovuto mangiare quasi tutto il barattolo della marmellata in aeroporto, perchè, loro, non me l’hanno fatta passare. strauff….

E ora la ricetta di questo deliziosi, giganteschi scones serviti con una incredibile crema al mascarpone e salsa calda di frutti rossi.

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Cream tea (ovviamente la ricetta non è mia, ma ne ho trovata una eccellente che riporto integralmente –> QUI)

  • 250gr di farina tipo ’00’
  • 3 cucchiaini di lievito in polvere
  • 60 gr di burro freddo
  • 30 gr di zucchero
  • Un pizzico grande di sale
  • 150 ml di latte
  • 1 uovo sbattuto (o usare un po di latte)

Metodo di preparazione

  • Riscaldate il forno a 220C. Coprite una teglia con la carta da forno.
  • Setacciate il lievito e la farina in una terrina con il sale.
  • Tagliate il burro a cubetti e aggiungetelo alla terrina.
  • Lavorate gli ingredienti velocemente con la punta delle dita fino a quando la miscela sembra come briciole di dimensioni uniformi.
  • Mescolate lo zucchero. Poi aggiungete il latte a poco a poco fino ad ottenere un impasto morbido leggermente umido.
  • Trasferite l’impasto su un piano di lavoro infarinato e impastatelo 4 o 5 volte leggermente per amalgamarlo bene.
  • Stendete l’impasto molto leggermente con uno spessore di due centimetri e ricavatene degli scone poi metteteli su una teglia.
  • Spennellate la parte superiore di ogni scone con l’uovo sbattuto.
  • Cuocete per 12-15 minuti fino a quando sono ben lievitati e dorati.

Gli scone sono meglio se consumati caldi e direttamente dal forno. Dureranno un paio di giorni se conservati in un contenitore ermetico.

Sono serviti tradizionalmente con marmellata e burro o ‘clotted cream’ (una panna molto ricca della Cornovaglia che è fatta dal latte crudo). Non è possibile trovare questo tipo di panna qui in Italia, quindi uso un’alternativa deliziosa più leggera, che è molto semplice da fare. Frullare insieme mascarpone, panna e zucchero e un goccio di succo di limone.

Questi scone dolci possono essere fatti con diversi ingredienti, per esempio, cannella, uva passa o magari scaglie di cioccolato. Possono essere anche fatti salati, eliminando lo zucchero e aggiungendo di un po’ di formaggio.

Ringrazio Rebecca per la sua meravigliosa e precisa ricetta.

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26 maggio 2016

Viaggio in Cornovaglia (parte prima) e la zuppa di verdura

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O mamma quanto tempo è passato dall’ultimo post…. Ma ho la giustificazione pronta. Sono stata in viaggio, un bellissimo viaggio che mi porto ancora addosso e dentro e non riesco a staccarmi dalla voglia di tornare indietro….in Cornovaglia. Io e mio marito amiamo viaggiare avendo solo un itinerario di massima e decidiamo di fermarci quando ne abbiamo voglia e in un posto che ci piace. E questo rende sempre i nostri viaggi davvero sorprendenti, ricchi di scoperte e di tempi che ci cuciamo addosso.

Abbiamo visitato tanto, 1600 km in 8 giorni, a bordo di una cinquecento bianca con tettuccio. Armati di un picclo trolley, uno zainetto, macchina fotografica e Iphone sempre pronti. Anche ad essere spenti in momenti davvero emozionanti, di quelli in cui vuoi solo goderti il paesaggio intorno e basta.

Andrò con ordine. Vi elenco le tappe che abbiamo fatto, ma vi parlerò solo di quelle che ci sono piaciute di più e delle cose buone che abbiamo mangiato e che vorrei condividere con voi. Ovviamente per le ricette mi sono adeguatamente documentata con gli abitanti del posto, con gli chef e acquistando libri … Vedrete.

Primo giorno – Arrivo a Londra Stansted, Viene a prenderci Peter, il proprietario del B&B dove alloggeremo. Una casetta in cui mi sento come Alice nel paese delle meraviglie quando diventa grande e vede tutto minuscolo. Porte sghembe, lavandino microscopico, soffitto basso, arredato con grande gusto, letto comodissimo, caldo da morire, almeno per me.

IMG_4842IMG_4851 Insomma sono già felice così. Non vi dico a colazione il giorno dopo, allo stesso tavolo con tutti gli altri ospiti, dove si fa amicizia mentre ci si passa marmellate e burro e pane tostato… Felice come una bambina.

Partiamo…

Secondo giornoStonhenge, bello, enigmatico, la storia, semplice e da vedere. Ti senti in una strana dimensione spazio temporale, che non sai definire. Bisogna andarci per forza se passi di li.   Partenza per Exeter, su cui non mi soffermerò molto…..

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Terzo giorno – attraversiamo il DEVON, che è bellissimo. Cominciamo a perderci tra stradine strettissime simili a quelle piccole strade di campagna che da noi sono i ‘tratturi’ ma che qui, sono le strade ‘ufficiali’  previste dal navigatore. Tutto intorno a noi alberi che, intrecciando i loro rami, formano gallerie magiche, narcisi, primule e giacinti anche nei boschi, come nelle favole. Viaggiamo e viaggiamo, tra colline coperte di erbe, perdendoci nel verde intenso e continuo, in strade lunghissime e tortuose, fino a raggiungere l’oceano.

Siamo a Tintagel, minuscolo paesino, che accoglie la leggenda di Re Artù, con le rovine di quello che un tempo deve essere stato un regno di favola. E salendo i tantissimi, ma davvero tanti e ripidi, gradini di roccia, saliamo sul punto più alto da cui, tra le pietre del castello e del villaggio di un tempo, si domina l’oceano infuriato. Erba, narcisi, vento gelido ovunque. Ma intorno anche tanta magia.

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Ci fermiamo a mangiare in un bel posto perchè dobbiamo anche festeggiare il nostro anniversario e scegliamo uno dei piatti che, ogni volta, mi fa sognare. La zuppa di verdura, ogni volta diversa perchè ‘dipende da quello che c’è al mercato’, per cui, per conoscerla meglio mi rassegno a non chiedere più la ricetta perchè la risposta è sempre quella e decido di comprare appena possibile il libro delle zuppe. Eccola qua. E mi fermo per ora, perchè la strada è lunga e potrei stancarvi…

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Zuppa di verdura

(per due persone)

- olio extravergine di oliva (nella ricetta inglese si usa il burro)

- un porro

- 4 coste di sedano

- uno spicchio d’aglio

- 4 patate grosse

- un litro di brodo vegetale (nella ricetta inglese si usa il brodo di pollo)

- sale e abbondante pepe nero

- panna

- timo (o prezzemolo)

Lavare e tagliare il porro e il sedano. Mettere il tutto a soffriggere in una casseruola con l’olio (o il burro). Far diventare morbido il tutto e aggiungere l’aglio schiacciato e le patate tagliate a cubetti. Far rosolare. Aggiungere il sale. Mescolare. Versare il brodo e far cuocere fino a quando le patate sono diventate morbidissime. aggiungere la panna e il pepe macinato. Deve essere abbondante perchè il sapore finale deve essere piccante. Con un minipimer frullare il tutto. Servite con timo (o prezzemolo tritato)

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7 settembre 2015

Kaiserschmarrn e racconto del viaggio a San Candido

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Eccomi, son tornata. Ammazza che pausona questa volta. Ma è stata un’estate intensa, piena di lavoro, di trullo, di figli e di amici. Facebook racconta meglio di me tutte le storie. Ma qui ho voglia di condividere almeno qualche foto e qualche ricetta, come si fa tra amici al ritorno di un viaggio.

Protagonista di questa estate è stato il caldo, che ha generato sui social post contrastanti, chi inneggianti chi morenti, come quelli che ho scritto io. Io non amo il caldo, e soprattutto un’afa che si è meritata nomi infernali, quali Caronte e Acheronte. E per questo e per evitare che mi prendesse un coccolone sono scappata in montagna, dove agognavo relax di passeggiate livello 1 e piedi nel ruscello ghiacciato ogni 5 minuti con pausa per leggere un libro, sdraiata nell’erba. Invece, godendo della compagnia di marito e amici iperattivi con buone gambe, diciamo che… non è andata proprio come credevo. Però sono stata ripagata da spettacoli emozionanti, serate bellissime e cibo davvero buono, come quello che si mangia a San Candido, ai confini con l’Austria.

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Ho passeggiato in mezzo a valli verdissime, respirando aria fresca e profumata di erba appena tagliata. Mi son riempita gli occhi di cieli immensi e cime di montagne abbracciate da nuvole. Goduto di serate di pioggia, aria frizzante e canti, intorno ad una tavola piena di canederli, tagliatelle con ragù, stecche arrostite con patate piccanti, e dolci come il Kaisershmarn, commovente nella sua semplicità.

Sono stata benissimo. Son tornata cantando. E una volta a casa, anzi al trullo, ho fatto ancora altre cose. Lavori per un nuovo progetto al trullo…. Una cena in bianco con amici venuti da lontano e amici del posto venuti per conoscerli. Incontri nel mare del Salento per conoscere posti ancora a me sconosciuti della terra mia. Mi è venuta voglia di raccontare non solo viaggi, ma anche persone, con le loro storie e i loro progetti di vita…. ma di questo ne parlerò prossimamente.

Per ora… sono solo tornata e vi lascio una ricetta buona buona. Non mia, ma presa da qui.

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Kaiserschmarrn (frittata dolce con marmellata di mirtilli e composta di mele)

Ingredienti (per 3 porzioni):

  • 3 cucchiai di farina
  • 3 uova
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino / 1 cucchiaio di zucchero (a seconda dei gusti)
  • 1 cucchiaino di zucchero vanigliato
  • un po' di latte
  • 1 goccio di rum (facoltativo)
  • una manciata di uvetta (facoltativa)
  • burro o burro chiarificato
  • zucchero a velo

Preparazione:

Sbattere farina, sale, zucchero, zucchero vanigliato e latte con una frusta fino a ottenere un composto omogeneo. Aggiungere le uova e il rum.

Riscaldare leggermente una padella e sciogliere un po' di burro o di burro chiarificato. Versare il composto nella padella e cospargere con dell'uvetta. Cuocere il Kaiserschmarren a fuoco basso e con il coperchio da un lato fino a quando è dorato, rigirarlo, coprire nuovamente con il coperchio e continuare brevemente la cottura.

Tagliare il Kaiserschmarrn a pezzi, cospargere con un po' di zucchero e aggiungere ancora un po' di burro o di burro chiarificato. Mescolare il tutto e lasciar caramellare brevemente a coperchio chiuso.

Cospargere il Kaiserschmarrn con zucchero a velo e servire con marmellata di mirtilli rossi, composta di mele o di prugne.

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2 luglio 2015

Storia di caldo, di casa e di frisella

frisella con zucchine 

Ero in autostrada e, sotto il sole cocente, tornavo a Roma. Avevo lasciato la mia Puglia e questa volta avevo anche sofferto perchè avevo lasciato alle spalle anche il mio mare azzurro e trasparente. Quello che piace a me, quasi fermo, con le correnti ghiacciate che ti sorprendono e ti fanno mancare il respiro, quando le incroci. Mi era venuta la nostalgia dell’emigrante e questa cosa non mi piaceva affatto. Intanto mi lasciavo incantare dal paesaggio che cambiava continuamente. Dalla paradossale leggerezza delle pale eoliche che indolenti ruotavano al vento, spingendole li in alto, disseminate qua e la su colline ben arate, ora verdi, fra un pò gialle e arse per il caldo. E ogni tanto mi godevo la vista di paesi arrampicati sul basse montagne, belli, ma belli davvero. E riflettevo ad ogni cartellone degli autogrill che diceva ‘Sei in un paese meraviglioso’, pensando che era vero. Ad ogni autogrill, come a voler sottolineare la diversità di ogni punto di questo nostro paese, accomunato solo da una bellezza struggente.

La costante del viaggio era stata quindi la malinconia. Per una campagna ed un mare lasciato (anche se per poco) alle spalle. Per una serie infinita di posti dove mi piacerebbe vivere. Per il caldo patito lungo la strada, che mi abbatteva non solo il fisico. Per un caldo che sicuramente avrei dovuto affrontare una volta a Roma, che mi avrebbe impedito di uscire di giorno. Per essere costretta a vivere come i vampiri che, alle prime luci dell’alba, cominciano a tremare per la paura.

Intanto il web mi accompagnava lungo la strada, con gli scambi sempre più frenetici sui social, dove si, è bello esserci, ma che da un pò di tempo cominciava a darmi l’impressione di una piazza troppo affollata dove tutti pur di far sentire la propria voce, gridano, sempre di più, e si spintonano, e alzano la mano, e si sforzano di ‘fare gli splendidi’, per farsi notare. E anche tutta questa energia altrui, mi stancava. Fisicamente proprio…. E cominciavo a riflettere sulla direzione che forse avrei dovuto prendere prima o poi…

Intanto mi arrivano messaggi degli amici in attesa del mio ritorno. Ma dove sei? Sei partita?  quando arrivi? Chiamami quando ci sei, perchè oggi ti porto a vedere un posto meraviglioso…. e così via.

E intanto sole e strada e caldo. E malinconia.

Finalmente la coda che chiudeva l’autostrada e precedeva la nuova frenesia delle strade di città, di chi tornava al lavoro, accellerando, rientrando nella normale sensazione ansiosa di essere in ritardo. E di chi invece affrontava con coraggio il traffico per andare nella propria direzione.

Scaricai le valige, sempre troppe per questi weekend veloci, con le solite cose terrone da mangiare, friselle, cocomeri, cacioricotta ecc…. per non spezzare il filo che mi tiene legata al ‘trullo’. Una specie di filo d’Arianna che ti garantisce di tornare alla libertà… ‘Che scema che sono’, penso ogni volta.

Entrai in una casa accaldata che mi aspettava pulita e al semibuio. Mi arrivò un messaggio impaziente di un’amica… ‘Allora?'. E la mia risposta fu…. ‘Finalmente sono a casa’.

E li mi sorpresi a pensare che era la prima volta che pronunciavo questa frase ‘Sono a casa’. E capii che finalmente qualcosa era scattato. Ero a casa mia. Un’altra, ancora, ma casa mia.

Ed una nuova sensazione si fece strada. Allora fuori le friselle per un pasto veloce che combatte il caldo e mi da energia. E poi via, in giro per la città, alla scoperta di questo posto meraviglioso.

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Frisella integrale con zucchine crude al limone, prosciutto crudo e cacioricotta

- una frisella integrale

- due fette di prosciutto crudo

- una zucchina freschissima e biologica

- cacioricotta da grattugiare (ricotta salata per i non pugliesi)

- sale grosso e fino

- limone

- olio extravergine di oliva

Lavare e spuntare la zucchina.

Con un pelapatate tagliare tanti ‘nastri’ di zucchina che metterete in una ciotola capiente senza schiacciarli.

Cospargete una manciata di sale grosso sulle zucchine per far perdere l’acqua di vegetazione e lasciarle così per almeno una decina di minuti.

Sciacquare le zucchine e strizzarle bene facendo attenzione a non romperle. Conditele con succo di limone e olio extravergine di oliva. Assaggiatele prima di mettere il sale per vedere se vanno bene così o no.

Bagnare la frisella poco prima di mangiarla, altrimenti si ammorbidisce troppo.

Quindi disporre le due fette di prosciutto, i nastri di zucchina e, le scaglie di cacioricotta.

Versate un pò dell’olio e limone delle zucchine e buon appetito.

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3 giugno 2015

La mia Irlanda, continua…

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Vi avviso, questo post è lunghissimo. Tanto quanto il mio viaggio. Ma se volete viaggiare con me…..

E continua qui il mio viaggio in Irlanda. Dopo aver lasciato Dublino, unico assaggio di una grande città, ci immergiamo nel vero spirito di questa terra, fatto di verde, di sapori semplici e unici, di coste mozzafiato, di sorrisi e gentilezza e di cieli immensi.

Abbiamo percorso quasi 1500 km e mille sono stati i tuffi al cuore, ad ogni curva, ad ogni alito di vento che spazzava via le nuvole e all’improvviso cambiavano i colori intorno.

Riassumo brevemente l’itinerario e poi lascerò parlare le foto. Le pubblicherò grandi, per farvi guardare attraverso i miei occhi quello che io ho visto e spero vi arrivi anche quello che io ho provato.

Nel prossimo post inserirò anche la ricetta del pane irlandese, l’Irish brown soda bread, di cui ho ricevuto tante ricette, tutte diverse, da ogni persona che ho conosciuto. Era diventato quasi un gioco ‘vediamo com’è la sua ricetta’…. e giù con le varianti personali, tutte buonissime. Ma per questo post parliamo solo di … aria d’Irlanda.

- Terzo giorno.

Il terzo giorno, dicevo,  siamo partiti da Dublino. Intorno a noi, per tanti km solo strade piene di verde, campagna bella e ricca di ginestre selvatiche che colorano di giallo questa terra dai colori che cambiano continuamente grazie al cielo. Prima tappa: un ruscello per strada, per parlare con un bizzarro contadino con una spilla che recitava ‘I’m older but not wiser’ che incrociava fili d’erba per farne amuleti tra sacro e profano, da appendere sulla porta di casa.

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ci dirigiamo quindi verso le rovine dell’antico monastero di Glendalough, immerso nel verde, di prati e percorsi da vivere nel silenzio.

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Arrivo a Kilkenny, in un delizioso B&B dove Helen la proprietaria ci accoglie e ci regala mille informazioni utilissime per il nostro breve tour del luogo. Ma siamo stanchi, quindi rimandiamo alla colazione del giorno dopo l’aspetto turistico. Troppo freddo  (2 gradi), troppa fame, placata da un paio di belle salsiccione con patate, cipolle, piselli, e pane. Birra scura, musica irlandese dal vivo e a nanna.

- quarto giorno.

Colazione fantastica, preparata da Helen, Soda bread con marmellata di fragole e burro. Frutta a volontà, caffè nero e latte. Valige pronte, andiamo a fare il nostro giro a Kilkenny. Il castello è bellissimo e la cittadina vale una passeggiata. Compriamo soda bread (ancora, ormai è una fissa), raccolgo informazioni e ricette da un panificio. Negozi di porcellane e calde coperte di lana, da visitare. Costicchiano, ma sono belle. Per strada, passeggiando, il cielo, questo cielo ci segue e ci sorprende sempre. E’ tutto grigio intorno, ma ci pensano porte e abiti coloratissimi a ravvivare il paesaggio.

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Partenza per Killerney, il cielo ci segue e ci accompagna per tutta la strada. Arrivo ad un B&B così così. Cena discreta a base di salmone e verdure. E pioggia, ma quanta pioggia!!! uff

- Quinto giorno.

E qui comincia la parte più bella del nostro viaggio. Si parte per ‘The Ring of Kerry’ e ci aspetta un bel giro che durerà tutta la giornata. Colazione con Eggs and Bacon, Pane e caffè nero. E via.

 

irlanda11 Arriviamo alla costa e di li è tutta una magia. Arriviamo all’isola di Valentia, con le sue casette colorate e il ponte che bisogna attraversare per poter iniziare una salita che ci porta alla prima vista mozzafiato. Si sale in cima, con la macchina e laddove la strada finisce, ti regala un panorama unico. Orizzonte immenso e nuvole piene di pioggia che si alternano a cieli chiari e puliti. Bello, bello davvero. Ma ancora non sapevo che di li a poco mi avrebbe travolto una delle esperienze più forti ed emozionanti della mia vita.

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Cliffs of PortMagee, delle scogliere di una bellezza…violenta, che si impongono agli occhi con la forza immensa dell’acqua nera e turchese di un oceano che si infrange su queste rocce nere e piene di alghe, vive di colonie di uccelli che volano, padroni di un luogo e di un cielo che è solo loro. Non mi vergogno nel dire che sono scoppiata a piangere per l’emozione. Ero ammaliata, incantata da tutto questo e l’emozione è stata davvero troppo forte. Sono rimasta li per un pò, non riuscivo a staccarmi da quella vista, anche se faceva un freddo incredibile e la piogga faceva male sul viso, dato che il vento era fortissimo. Mi son dovuta allontanare a malincuore, solo ripromettendomi che li un giorno ci tornerò. In un rifugio lungo la strada ci rifocilliamo con una zuppa bollente di verdure e una crostata al rabarbaro buonissima. Ripartiamo, senza aver prenotato alcun B&B. Ci godiamo il viaggio con il finestrino aperto, con il freddo che entra, ma non importa. E’ troppo bella questa costa. Scogliere immense e bellissime, che si affacciano sull’oceano. Non possiamo ignorarle. E ce le godiamo tutte.

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Decidiamo di fermarci in un paesino chiamato Tralee, e bussiamo letteralmente di porta in porta, dove c’è il cartello B&B per chiedere se c’è posto. Così all’avventura. Il primo è al completo, il secondo è nostro. Ci accoglie un signore magro, Tim, gentilissimo come un irlandese e ci dice che c’è posto, ci fa visitare la stanza, di cui ci innamoriamo subito e portiamo su le valige. Sembra di stare nella casa di Harry Potter, con il sottoscala, la carta da parati a fiori, il camino di ferro, piccola piccola ma accogliente. Insomma bella e il proprietario da conoscere. Ci indica un buon posto dove mangiare, e li andiamo. Cena con agnello, patate e verdure, birra scura e musica irlandese. Ottimo. E si va a dormire.

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Tim è un meraviglioso padrone di casa. Ci prepara una colazione da sogno. Pancakes con sciroppo d’acero e frutta fresca, caffè nero, pane nero, burro e marmellata. Ci consiglia di prendere un traghetto per ‘saltare’ un pezzo di strada e così ci dirigiamo a Shannon. Ci accompagnano ancora cielo e nuvole, l’oceano e l’aria fresca di Irlanda.

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E poi finalmente arriviamo alle Cliffs of Moher, dove non puoi fare altro che inchinarti alla bellezza e imponenza della natura. Non ci sono parole …

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Arriviamo in serata a Galway, in un B&B suggerito da Tim. Ottimo suggerimento. A casa di Frank e Joan, conosciamo due persone gentili, ospitali, con un ottimo gusto per l’arredamento e un senso of humor delizioso. Dormiamo distrutti e prepariamo il programma per il giorno dopo.

Settimo giorno

Colazione con bagels, salmone, relish e formaggio spalmabile. Caffè nero e l’irish bread più buono del viaggio. Joan mi accoglie in cucina e mi da la ricetta (ennesima, ma sarà quella definitiva per me). Frank mi regala un barattolo di relish e la ricetta degli scones.  Ci da consigli sulla strada da percorrere e partiamo.

E via verso Kylemore Abbey. Non possiamo distogliere lo sguardo da quello che ci circonda e sorprende ad ogni curva. Laghi con un acqua nerissima e lucente che sbucano all’improvviso ovunque, cimiteri con croci celtiche ovunque, pecore con testa e piedi neri e pennellate colorate sul dorso. Praticamente ci distruggiamo per la stanchezza, ma siamo avidi e desiderosi di raccogliere quanto più possibile. Domani si torna a casa.

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Bene….. siamo giunti alla fine di questo viaggio.

So che siete stanchi ma spero che, come me, vi siate goduti tutta la passeggiata e tutto questo fantastico cielo.

Al prossimo viaggio.

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