24 novembre 2015

Cime di rapa piccanti e spaghetti

spaghetticoncimedirape

Eccomi qui, sono tornata a casa. Qui, sul mio blog. La faccio breve, mi son dovuta assentare per un intervento all’anca che dovevo proprio fare. La cosa si è fatta un pò più lunga del previsto, ma confido che in breve tempo si risolva del tutto. Non è stato proprio un periodo facile, tant’è che non sono riuscita manco a scrivere un post. Pensavo, bè ora dovrò fermarmi più di un mese, hai voglia a scrivere, leggere, organizzare con calma…. Seeeee, niente di tutto questo. Quando non ti senti ‘proprio in forma’ ti rinchiudi in una stanza che sembra essere senza finestre, senza luce, senza tempo e basta. E da li aspetti solo di uscire. Bè ora basta con questa lagna…

Piccoli passi, piccole cose che diventano sintomo di risalita, si affacciano ogni giorno. Ricominci a sentire i profumi, ti torna un pò di appetito, ti riaffacci su facebook anche se ancora non ti vengono in mente cose intelligenti da dire. E poi senti il bisogno di spalmarti una crema idratante, di aggiustarti i capelli, di rimetterti lo smalto, cominciando da quello trasparente. Hai voglia di aria, ma ancora non puoi uscire da sola. Insomma, una bracciata per volta e poi respirerò di nuovo ossigeno.

Intanto sono nel posto più sicuro del mondo. A casa della mia mamma, che dal primo giorno ha adottato una fantastica terapia d’urto per scuotermi dalla totale inappetenza. Preparare il ben di Dio a tavola, funghi sott’olio, peperonata, zucchine con menta, spaghetti con sugo di pom odoro leggero e basilico, fricassea di carciofi, cicorielle e legumi ecc…. E poi mi coccola con mille attenzioni che sono carezze. La tovaglietta ricamata la mattina per fare colazione insieme, e i cuscini sulla sedia, e il buongiorno appena sveglie, i discorsi a tavola, la sera prima di dormire. E i consigli prima di uscire, ‘bè, dai, non restare in piedi, tanto io torno presto, mettiti un pò a letto e riposati finche torno’. Insomma sono nel nido. E mi sento privilegiata. Quando hai bisogno di sentirti al sicuro, questo è il porto più sicuro. Quando hai una mamma devi stare quanto più tempo possibile con lei, e approfittare del suo tempo, e riempirti quanto più puoi, senza rimandare e senza scuse. E ti ritroverai ricco di tante cose belle. Soprattutto attenzioni! Tutte donate.

Ora sono tornata. E cercherò di accellerare i miei tempi di ripresa, i miei post qui, la mia presenza sui social. Ho bisogno di tornare in mezzo alla gente. Ed è tempo di ricominciare a preparare cose buone per il Natale e a pasticciare in compagnia.

Un pensiero e un grazie infinito a tutti coloro che sono stati presenti in questo periodo, con telefonate, sms, con la loro presenza. Tanti, tanti davvero. Una rete di affetto che è stata davvero preziosa. Ad essa mi sono aggrappata e tirata su. Sono davvero, davvero fortunata.

Vabbè… oggi che si mangia? Qui si mangiano spaghetti con le cime di rapa. Mia madre mangerebbe spaghetti tutti i giorni, e questo piatto, si mangia solo qui, a casa sua. Noi le cime di rapa le mangiamo con i cavatelli, le orecchiette, con i mezzi ziti, con le mezze maniche ecc… ma non con gli spaghetti. De gustibus. Ma, mangiati qui sono fantastici.

_MG_4446

Spaghetti con cime di rapa piccanti

(per due persone)

- due piatti colmi di cime di rapa lavate e pulite

- 100 g di spaghetti (o altra pasta a piacere, cavatelli, orecchiette, mezzi ziti, mezze maniche ecc)

- quattro cucchiai di olio extravergine di oliva

- due spicchi d’aglio

- un’acciuga sotto sale

- peperoncino

Lessare le cime di rapa in acqua bollente salata. Quando sono ancora al dente tirarle fuori dalla pentola con una schiumarola e conservarle al caldo.

Nella stessa acqua cuocere gli spaghetti, scolarli al dente e unirli alle cime di rapa.

Nel frattempo riscaldare l’olio e unire l’aglio e/o l’acciuga e il peperoncino. Versare gli spaghetti e le cime, saltandoli a fuoco vivace.

A piacere aggiungere anche un pò di pepe nero.

spaghetticoncimedirape1

SHARE:

12 ottobre 2015

Vellutata di carote, patate, zucca, con profumo di rosmarino.

IMG_8812

Oggi sono a Roma. Sapete che vivo con un piede giù nella mia Puglia e un piede qui e altrove. Ma stasera sono qui. E aspetto amici che verranno a mangiare le melanzane ripiene e le bietole rosse che ho preparato per cena. E’ ottobre, ma di quelli belli che rendono ancora più bella questa città e l’aria che si respira sul mio terrazzo pieno di fiori è fresca al punto giusto per cenare ancora fuori. Ho piantato gerani rossi e fucsia, ringospermi, (che nome orribile porca miseria) già grandi che si arrampicano sui muri e sulle grate. Ho piantato ciclamini, eriche e piante di coloratissimi peperoncini. E erbe aromatiche, rosmarino, origano, menta, prezzemolo, timo e basilico. Ho preparato tutto per ospitare tanta gente ed organizzare le mie cene social.  E le preparerò. Ma dovrò aspettare ancora un pò. Per ora ho un piccolo contrattempo da risolvere. Ma poi torno. E infatti per questo ho deciso di scrivere un post stasera e poi non so quando potrò farlo. Non posso portare con me questo computer che già da i numeri. Sto rinunciando a fare le foto con la mia reflex (vedi le foto della mia mamma come sono belle…..) e mi accontento dell’iphone. Ma non posso fare come le lumache e portarmi dietro tutta la casa ogni volta. Viaggio troppo e tutto pesa. Quindi portiamo pazienza.

A pranzo ho mangiato una vellutata buonissima. Ancora sono nel mood dieta. E non per costrizione ma per vero piacere sto mangiando molta verdura, pochi carboidrati e zero dolci. Per ora funziona, almeno a non farmi sentire pesante. Ho smesso di pesarmi perchè anche la bilancia subisce la stessa sorte del pc e della macchina fotografica. Quindi avrò una sorpresa quando mi peserò. Per ora cammino, e tanto. E mi fa bene. Mi compiaccio di andare a fare la spesa ai mercatini, dove godo della simpatia degli ortolani romani e delle cose buone che portano. E torno con la sporta colorata e profumata di ortaggi freschi.

Ho comprato questo mazzo di carote, delle patate, cipollotti freschi e con il rosmarino che ho piantato in terrazza ho preparato una cosa davvero buona.

La parte verde delle carote l’ho cotta a parte per un’altra ricetta di ieri. Ma quella ve la spiego la prossima volta. E ho preparato anche il pane, integrale e con i semi. E’ venuto buonissimo. Ho tostato due fette nel tostapane per accompagnare la vellutata e …. come al solito le cose buone fanno bene al cuore.

Ecco qua….

vellutata

Vellutata di carote, zucca, patate al profumo di rosmarino.

- due carote

- due patate

- una bella fetta di zucca

- due cipollotti, compresa la parte verde

- due cucchiai abbondanti di olio extravergine di oliva

Pelare le carote e le patate. Pulire la zucca. Tagliare a tocchetti tutto, compresi i cipollotti. In una pentola versare l’olio e i tocchetti e far soffriggere velocemente. Salare e aggiungere acqua tanto quanto basta per coprire il tutto. Far cuocere finchè le patate e le carote saranno morbide. Quando manca ancora qualche minuto aggiungere un rametto di rosmarino. Completare la cottura. Eliminare il rametto e con il minipimer ridurre tutto in una crema vellutata. Servire caldo con ancora un filo d’olio e qualche ago di rosmarimo. Tostare nel frattempo due fette di pane integrale per accompagnare la vellutata.

patate

SHARE:

10 ottobre 2015

Le mani della mia mamma

_MG_4375

Oggi parlo delle mani della mia mamma. Di quelle che sanno fare mille cose. Nervose e un pò doloranti da qualche tempo, ma mani che creano meraviglie. Le fotografo spesso cercando di fissare in un’immagine anche i suoi insegnamenti. Le sue mani mi hanno accarezzato, hanno tenute strette e ferme le mie per non farmi scappare e per non farmi seguire strade che non approvava. Mi hanno anche dato schiaffi per una sbrigativa ma efficiente educazione, quando pensava che non fossi stata educata nel risponderle. Mi hanno mostrato cosa fare e non fare. Mi hanno rimproverata e subito dopo abbracciata. Mi hanno insegnato come prima cosa ad asciugare piatti e stoviglie, girare per ore litri di latte intero per fare crema pasticcera, e qui mi hanno insegnato la pazienza nel fare le cose, resistendo senza lamentarsi.

Mi hanno insegnato che si può e deve imparare a fare tutto. A cucire un orlo, a tenere in mano l’uncinetto. Perfino a ricamare. E a concentrarsi per ogni cosa che si fa, e non procedere distrattamente, perchè altrimenti le cose non vengono bene. Ma soprattutto mi ha insegnato a cucinare, dosare e assaggiare non solo con la bilancia ma anche con gli occhi e con la mente.

Ma…. hai voglia a fare la focaccia secondo le sue istruzioni, o a intrecciare cartellate come le fa lei, o a tentare di fare cavatelli e orecchiette. Siiii. La focaccia l’ho fatta con lei e ho avuto la sua approvazione, ma poi, tadaaaaaaa, sorpresaaaa,  il sapore non era uguale. Le cartellate, le mie sono belle e buone, ma le sue sono anche tutte uguali. Ma tutte tutte, e non c’è pericolo che lei si sbagli di una sola. Ha negli occhi, nella mente e nelle mani una precisione che incanta.

E poi dovete guardarle quando sistema i fiori. Da sempre ogni volta che vado in campagna, al trullo, appena vedo che son fiorite le rose, e sono belle, al punto giusto…. non le lascio li solo per rispetto alla natura. Le raccolgo per portarle a lei. Anche se è solo una, con qualche cosa di verde, che sia rosmarino, o un rametto di ulivo o un pò di citronella profumata, anche semplice erba…. la porto a lei e aspetto che sistemi tutto anche in un semplice bicchiere. Mi siedo e guardo. E mi incanto. Perchè bisogna avere dentro di se l’idea di bellezza per poterla portare fuori e mostrarla anche con due fili d’erba incrociati.

Giorni fa c’erano un pò di fiori fioriti già da un pò. Avrebbero avuto ancora un paio di giorni di vita. Ma erano nel pieno del loro splendore. E così, come faccio di solito, ho li ho raccolti,  rose rosse, rosa, tagete arancioni, daliette giallorosse e ne ho fatto un piccolo mazzetto. E guardate un pò cosa ne ha fatto lei.

Oggi vi regalo questo incanto.

_MG_4400

_MG_4395

_MG_4398

SHARE:

22 luglio 2015

Poesia di un tramonto d’estate

IMG_7028

Pensavo non esistessero più. Come le lucciole nelle fessure dei muretti a secco e come l’odore della pioggia sui ‘ristucci’ bruciati dopo la mietitura. Sensazioni che pensavo sarebbero rimaste impigliate nei miei ricordi di estati lontane e ormai perse per sempre.

Avevo dimenticato anche lo scorrere vero delle stagioni, quando la primavera era la primavera, tiepida e frizzante insieme. L’estate era l’estate, soffocante e umida, dove tutti si lamentavano del caldo e dormivano come potevano fuori sui balconi, direttamente sul pavimento reso fresco da un secchio d’acqua. Quando ti buttavi a terra solo col cuscino e mentre aspettavi di ritrovare il filo dei sogni, avevi l’orecchio che ascoltava il silenzio della notte e lo sguardo verso un cielo luminoso di stelle. E sapevi che sugli altri balconi c’era gente come te, silenziosi poeti che sapevano apprezzare e godere un momento di solitaria e pura magia. Erano quelle estati dove tutti cercavano refrigerio nelle angurie mangiate in villa, con scorze e semi lanciati perchè dopo la mezzanotte, chissà perchè, si tornava tutti bambini. E quelle notti calde quando non volevi mai tornare, tanto non avresti mai dormito, e rimanevi nel silenzio del paese a passeggiare con un amico accanto, parlando, fumando, e osservando il venditore di angurie che dormiva accanto alla montagna di frutti, con l’orecchio attento a chi tentava di fregargliene qualcuno. E c’era sempre qualcuno che ci provava, quasi sempre per scommessa.

L’estate. A giugno cominciava, a luglio esplodeva, carica di promesse per le ferie di agosto da aspettare, e chiassosa di parenti emigrati che tornavano ogni anno a godere della propria terra, trovandola sempre uguale, vantandosi superiori di quanto funzionavano le cose altrove e piangendo ogni volta, prima di andar via. Era l’estate dell’ozio lento, delle mattine e dei pomeriggi di noia,  dei sorbetti al limone in piazza e dei giochi per strada.

IMG_7030

E di quei pomeriggi in cui, finite le faccende di casa, e il papà era tornato con la voglia di fare una cosa pazza, diceva a mamma  ‘Prepara qualcosa che andiamo tutti a mare, a mangiare insieme sugli scogli’. E sorpresi, felici, isterici per questa pazza idea, ci si preparava impazienti di infilarsi in macchina. E le telefonate a parenti e amici…. ‘ehi noi stiamo andando a mare a mangiare sugli scogli, volete venire pur vù? scià vnìt scià’. E si partiva.

E si arrivava quando ancora c’era un’ora buona di luce. Ma di quella luce particolare dell’estate, quando l’aria si ferma, ti accarezza la pelle, il cielo passa dall’azzurro al rosa e poi al violetto, e piano ti accorgi che scompare l’orizzonte. Chi c’è si immerge lentamente, quasi ad assaporare quel momento regalato, piano, piano, e sospira godendo di quell’acqua che ti porta via tutta la stanchezza, i pensieri, l’angoscia del domani….

IMG_7020

E tu fotografavi quell’immagine dei bagnanti del tramonto,  bambini con le ultime energie che spruzzavano acqua o giocavano a far la balena arenata, senza più fiato per gridare. Gli anziani con le gambe magre e i costumi larghi e alti quanto un dolce vita che passeggiavano nell’acqua fino alle ginocchia, le donne che parlavano in acqua con i capelli raccolti con la pinza, gli uomini che si sfogavano nuotando fino al largo e magari cercando di prendere qualche riccio. Puro godimento, in tanti, a goder dell’ozio.

IMG_7054 

Pensavo che non esistessero più, giornate come queste. E invece ieri, mi ha sorpreso trovare alla fine del giorno, gli stessi bambini, gli stessi anziani che guardavano il mare, le stesse donne stanche con le stesse pinze. E lo stesso silenzio della poesia di un tramonto d’estate.

mare al tramonto

SHARE:

18 giugno 2015

Muffin della mezzanotte

 

11428987_10205875765686610_1747607454_n

E si, è inutile, stasera non riesco proprio a dormire. Il sonno non arriva. E’ quasi mezzanotte e sulle spalle ho tutta la dieta di questo mondo che mi pesa. Inutilmente poi. Seguo a puntino tutte le indicazioni ma non succede niente, anzi per il caldo sembra che fa un pò mi solleverò levitando, (o lievitando?). Mannaggia alla ‘costituzione’ fisica. E mannaggia a questo desiderio di dolce che mi sta prendendo stasera. Ho cercato di tamponare con una pesca, ma la voglia di cioccolato si è fatta una ‘grassa’ risata. Dicendo, sono qua. Ti prego ti prego ti prego dammi un pò di dolce. Ma in casa non ho niente. Dico. Ma di pronto, dico… ma magari qualcosa potrei inventarmi … dico. Ma a mezzanotte? E quando urla l’emergenza, Anna risponde. Tanto non dormo lo stesso.

Allora mi alzo dal divano, apro tutte le persiane. Per fortuna l’aria si è rinfrescata. Vedo cosa posso inventarmi con quel che c’è. Apro il libro ma dovrò fare una modifica sostanziosa alla ricetta. E parto.

E che ci vuole?

E così mezz’ora dopo sulla tavola ci sono ben 7 muffin al cioccolato fondente caldi e fumanti di cui….. ne assaggerò solo metà, (la metà di uno eh!) rimandando a domani il resto. Prometto che mangio l’altra metà a colazione, 5 li regalo e ne conservo uno solo per un altro momento di follia.

Mi sento già meglio.

Scusate le foto, ma a quest’ora come volete che vengano, senza sole, con il cellulare e con la mano che trema per la debolezza?

11261465_10205875765806613_1287679242_n

Muffin della mezzanotte

- 150 g di farina per dolci

- 15 g di cacao amaro

- mezza bustina di lievito per dolci

- 80 g di zucchero di canna

- 35 g di olio extravergne di oliva, o di burro o di margarina o di olio di semi di arachidi

- un uovo

- 160 g di yogurt bianco

mescolare prima tutti gli ingredienti solidi e poi aggiungere tutti gli ingredienti liquidi mescolati tra loro.

Riempire per 2/3 7 pirottini e infornare a 200° per circa 20 minuti, fino a quando saranno ben gonfi.

Buonanotte.

11414780_10205875765766612_1239156464_n (1)

SHARE:

15 giugno 2015

Una favola, il pane più facile del mondo: Brown soda bread

output_h0LiTB

Io soffro terribilmente per il caldo. Stamattina mi sono svegliata che già ero una mongolfiera. E per di più pure incazzata nera perchè non ho dormito bene. Non si può dormire con l’aria condizionata, il ventilatore fa rumore, non c’è speranza di un pò di corrente, quindi è inutile tenere spalancate tutte le finestre tanto entrano solo zanzare, ma non aria. Quindi che fare? ti alzi e guardi l’alba. Passeggi nervosa dentro e fuori casa, metti le mani sotto il getto dell’acqua, aspettando che diventi fresca, ma pagherai l’eccedenza di sicuro prima che si svuotino tutti i tubi roventi.

E poi mi sento stupida perchè mi arrabbio per queste cose, quando intorno a me c’è gente che ha problemi ben più gravi. E magari, non si alza nemmeno dal letto, per il caldo, perchè non ha nemmeno il letto. E così aspetto la luce.

Ho deciso da tempo che voglio poche cose essenziali intorno a me, ma davvero poche. E così mi capita di non fare la spesa e di dovermi accontentare con quello che ho, finchè svuoto del tutto la dispensa. E mi ritrovo senza pane, senza frutta, senza pomodori, insomma ti sembra di essere quasi senza tutto ….

Poi arriva una mia amica, che viene qui a parlarmi di un progetto che sta realizzando con i bambini. Scova per loro dei libri dai mercatini, raduna intorno a se tanti piccoli e comincia a leggere.   E grazie al suo modo di rendere vive le parole, la magia inizia e i bambini restano incantati e vorrebbero che questo gioco non finisse mai. Starei ore ad ascoltarla e le chiedo di leggermi qualche pagina. E resto impigliata anch’io nella rete delle favole. All’improvviso torno bambina, o forse bambini restiamo sempre dentro, solo che ci forziamo di sembrare grandi. Sono belli i racconti, com’è bello seguire il filo di un cantastorie e perdersi, come quando nessuno ci trovava nulla di strano nei nostri occhi sognanti.

Torno alla realtà e mi rendo conto nel frattempo che non ho niente da offrire, manco per accompagnare il caffè. E decido di inventare con quello che c’è-

E così trascorro insieme alla mia amica cantastorie una pomeriggio di… favola. Impastando il pane più facile del mondo,  e mangiando pane e marmellata, sulla mia terrazza e parlando fino a che la luce è andata via. E ora vi do una delle tante ricette di questo pane, di cui vi ho tanto parlato nel post sull’Irlanda. Provate e fatemi sapere come lo trovate.

 

_MG_3529

fiabe2 fiabe3 fiabe4

Brown soda bread

- 450 g farina integrale
- 220 g di farina bianca
- 2 cucchiaini di zucchero
- 1 cucchiaino di bicarbonato
- 1 pizzico di sale

- 1 uovo
- 2 vasetti di yogurt bianco
- 450 ml di latte

Mescolare prima gli ingredienti solidi e a parte tutti quelli liquidi
Mescolarli tutti insieme e lavorare con un cucchiaio di legno

Versare in tre stampi piccoli X plumcake
O uno grande e uno piccolo
Riempire lo stampo per metà o max x 2/3

Cospargere la superficie di semi a piacere

Infornare x mezz'ora a 210 gradi e per altri venti minuti a 190 gradi

_MG_3504fiabe1

fiabe

SHARE:

10 giugno 2015

La speranza viaggia in autobus

autobus roma1

Sono in autobus e attraverso questa splendida città. Migliaia di turisti felici e accaldati fuori. Intorno a me, sotto quest'aria condizionata a palla, tutti gli occhi sono  bassi e attenti allo schermo del cellulare. Una signora anziana, con una maglietta verdina, una borsa grande piena di panni accanto,  una piccola borsa stretta in grembo, guarda fuori dal finestrino e intorno a se, un pò spaesata. E guarda e guarda. Ma gli altri guardano solo il cellulare. L'autobus frena all'ennesima fermata. Scende gente, ne sale altra. Altri cellulari e sguardi distratti. Tra questi una piccola donna, anziana, con un bel vestito a righe colorate, si siede di fronte alla signora con la maglietta verde. Si sorridono educate. una guarda ancora fuori e intorno. La sua aria spaurita non accenna a rasserenarsi. Sembra una storia di tutti i giorni, su tutti gli autobus e in tutte le città. Guardo anch'io fuori dal finestrino, come una che si sente sempre turista in questo posto.
All'improvviso sento una voce:
- ' ma sa che ha gli occhi belli come il cielo?'
- 'come?'
- Si signora, ha degli occhi bellissimi, del colore del cielo'
....
E così cominciano a parlare tra loro.
Sono due donne anziane. Quella spaurita è ucraina, in Italia da 9 anni, che ha appena perso il lavoro. Era a servizio ma non serviva più e l’hanno mandata via. E ora nei sui occhi azzurri come il cielo c'è solo paura per il futuro.
L'altra, la signora dal vestito a righe colorate, è solo una persona gentile che le ha rivolto un complimento semplice e spontaneo.
E da li cominciano a raccontarsi. E alla fine si scambiano indirizzi e consigli per un centro di ascolto che 'tanto aiuta la gente per bene'.
E' arrivata la mia fermata. E io scendo più ricca di speranza. Forse in questo mondo  c'è ancora amore. E qualcuno che ti guarda negli occhi. E qualcuno che ancora vede il cielo.

SHARE:

3 giugno 2015

La mia Irlanda, continua…

IMG_5248

Vi avviso, questo post è lunghissimo. Tanto quanto il mio viaggio. Ma se volete viaggiare con me…..

E continua qui il mio viaggio in Irlanda. Dopo aver lasciato Dublino, unico assaggio di una grande città, ci immergiamo nel vero spirito di questa terra, fatto di verde, di sapori semplici e unici, di coste mozzafiato, di sorrisi e gentilezza e di cieli immensi.

Abbiamo percorso quasi 1500 km e mille sono stati i tuffi al cuore, ad ogni curva, ad ogni alito di vento che spazzava via le nuvole e all’improvviso cambiavano i colori intorno.

Riassumo brevemente l’itinerario e poi lascerò parlare le foto. Le pubblicherò grandi, per farvi guardare attraverso i miei occhi quello che io ho visto e spero vi arrivi anche quello che io ho provato.

Nel prossimo post inserirò anche la ricetta del pane irlandese, l’Irish brown soda bread, di cui ho ricevuto tante ricette, tutte diverse, da ogni persona che ho conosciuto. Era diventato quasi un gioco ‘vediamo com’è la sua ricetta’…. e giù con le varianti personali, tutte buonissime. Ma per questo post parliamo solo di … aria d’Irlanda.

- Terzo giorno.

Il terzo giorno, dicevo,  siamo partiti da Dublino. Intorno a noi, per tanti km solo strade piene di verde, campagna bella e ricca di ginestre selvatiche che colorano di giallo questa terra dai colori che cambiano continuamente grazie al cielo. Prima tappa: un ruscello per strada, per parlare con un bizzarro contadino con una spilla che recitava ‘I’m older but not wiser’ che incrociava fili d’erba per farne amuleti tra sacro e profano, da appendere sulla porta di casa.

_MG_2873

_MG_2878

_MG_2879

ci dirigiamo quindi verso le rovine dell’antico monastero di Glendalough, immerso nel verde, di prati e percorsi da vivere nel silenzio.

IMG_4682

IMG_4704 

Arrivo a Kilkenny, in un delizioso B&B dove Helen la proprietaria ci accoglie e ci regala mille informazioni utilissime per il nostro breve tour del luogo. Ma siamo stanchi, quindi rimandiamo alla colazione del giorno dopo l’aspetto turistico. Troppo freddo  (2 gradi), troppa fame, placata da un paio di belle salsiccione con patate, cipolle, piselli, e pane. Birra scura, musica irlandese dal vivo e a nanna.

- quarto giorno.

Colazione fantastica, preparata da Helen, Soda bread con marmellata di fragole e burro. Frutta a volontà, caffè nero e latte. Valige pronte, andiamo a fare il nostro giro a Kilkenny. Il castello è bellissimo e la cittadina vale una passeggiata. Compriamo soda bread (ancora, ormai è una fissa), raccolgo informazioni e ricette da un panificio. Negozi di porcellane e calde coperte di lana, da visitare. Costicchiano, ma sono belle. Per strada, passeggiando, il cielo, questo cielo ci segue e ci sorprende sempre. E’ tutto grigio intorno, ma ci pensano porte e abiti coloratissimi a ravvivare il paesaggio.

_MG_2820

_MG_2823

IMG_4717 IMG_4721

IMG_4735

IMG_4742

IMG_4752 

Partenza per Killerney, il cielo ci segue e ci accompagna per tutta la strada. Arrivo ad un B&B così così. Cena discreta a base di salmone e verdure. E pioggia, ma quanta pioggia!!! uff

- Quinto giorno.

E qui comincia la parte più bella del nostro viaggio. Si parte per ‘The Ring of Kerry’ e ci aspetta un bel giro che durerà tutta la giornata. Colazione con Eggs and Bacon, Pane e caffè nero. E via.

 

irlanda11 Arriviamo alla costa e di li è tutta una magia. Arriviamo all’isola di Valentia, con le sue casette colorate e il ponte che bisogna attraversare per poter iniziare una salita che ci porta alla prima vista mozzafiato. Si sale in cima, con la macchina e laddove la strada finisce, ti regala un panorama unico. Orizzonte immenso e nuvole piene di pioggia che si alternano a cieli chiari e puliti. Bello, bello davvero. Ma ancora non sapevo che di li a poco mi avrebbe travolto una delle esperienze più forti ed emozionanti della mia vita.

i3

Cliffs of PortMagee, delle scogliere di una bellezza…violenta, che si impongono agli occhi con la forza immensa dell’acqua nera e turchese di un oceano che si infrange su queste rocce nere e piene di alghe, vive di colonie di uccelli che volano, padroni di un luogo e di un cielo che è solo loro. Non mi vergogno nel dire che sono scoppiata a piangere per l’emozione. Ero ammaliata, incantata da tutto questo e l’emozione è stata davvero troppo forte. Sono rimasta li per un pò, non riuscivo a staccarmi da quella vista, anche se faceva un freddo incredibile e la piogga faceva male sul viso, dato che il vento era fortissimo. Mi son dovuta allontanare a malincuore, solo ripromettendomi che li un giorno ci tornerò. In un rifugio lungo la strada ci rifocilliamo con una zuppa bollente di verdure e una crostata al rabarbaro buonissima. Ripartiamo, senza aver prenotato alcun B&B. Ci godiamo il viaggio con il finestrino aperto, con il freddo che entra, ma non importa. E’ troppo bella questa costa. Scogliere immense e bellissime, che si affacciano sull’oceano. Non possiamo ignorarle. E ce le godiamo tutte.

i2

i4

Decidiamo di fermarci in un paesino chiamato Tralee, e bussiamo letteralmente di porta in porta, dove c’è il cartello B&B per chiedere se c’è posto. Così all’avventura. Il primo è al completo, il secondo è nostro. Ci accoglie un signore magro, Tim, gentilissimo come un irlandese e ci dice che c’è posto, ci fa visitare la stanza, di cui ci innamoriamo subito e portiamo su le valige. Sembra di stare nella casa di Harry Potter, con il sottoscala, la carta da parati a fiori, il camino di ferro, piccola piccola ma accogliente. Insomma bella e il proprietario da conoscere. Ci indica un buon posto dove mangiare, e li andiamo. Cena con agnello, patate e verdure, birra scura e musica irlandese. Ottimo. E si va a dormire.

Sesto giorno

Tim è un meraviglioso padrone di casa. Ci prepara una colazione da sogno. Pancakes con sciroppo d’acero e frutta fresca, caffè nero, pane nero, burro e marmellata. Ci consiglia di prendere un traghetto per ‘saltare’ un pezzo di strada e così ci dirigiamo a Shannon. Ci accompagnano ancora cielo e nuvole, l’oceano e l’aria fresca di Irlanda.

i5 i6 i7 i8 i9 i10 i11 i12 i13

E poi finalmente arriviamo alle Cliffs of Moher, dove non puoi fare altro che inchinarti alla bellezza e imponenza della natura. Non ci sono parole …

i20 i21 i22

Arriviamo in serata a Galway, in un B&B suggerito da Tim. Ottimo suggerimento. A casa di Frank e Joan, conosciamo due persone gentili, ospitali, con un ottimo gusto per l’arredamento e un senso of humor delizioso. Dormiamo distrutti e prepariamo il programma per il giorno dopo.

Settimo giorno

Colazione con bagels, salmone, relish e formaggio spalmabile. Caffè nero e l’irish bread più buono del viaggio. Joan mi accoglie in cucina e mi da la ricetta (ennesima, ma sarà quella definitiva per me). Frank mi regala un barattolo di relish e la ricetta degli scones.  Ci da consigli sulla strada da percorrere e partiamo.

E via verso Kylemore Abbey. Non possiamo distogliere lo sguardo da quello che ci circonda e sorprende ad ogni curva. Laghi con un acqua nerissima e lucente che sbucano all’improvviso ovunque, cimiteri con croci celtiche ovunque, pecore con testa e piedi neri e pennellate colorate sul dorso. Praticamente ci distruggiamo per la stanchezza, ma siamo avidi e desiderosi di raccogliere quanto più possibile. Domani si torna a casa.

i29 i30  i32 i33 i34 i35

Bene….. siamo giunti alla fine di questo viaggio.

So che siete stanchi ma spero che, come me, vi siate goduti tutta la passeggiata e tutto questo fantastico cielo.

Al prossimo viaggio.

IMG_5349

SHARE:
TEMPLATE BY pipdig | CUSTOMIZATION BY SARA BARDELLI