30 settembre 2021

Muffin di sfoglia alla crema di nocciole

Bisognerebbe eliminare dal proprio vocabolario e dalla mente le parole antipatiche,  quelle che fanno venire il cattivo umore. La parola #dieta è una di quelle. Fa pensare a privazioni, sofferenza e soprattutto a desideri repressi. Io sto seguendo un’alimentazione che prevede zero zucchero, porzioni ridotte, molta verdura, pochi carboidrati. Insomma lo sappiamo come sono le diete. I risultati si cominciano a vedere ma come al solito ogni tanto viene fuori il desiderio scatenato. Voglio il muffin, voglio la Nutella, voglio la bisteccona alla Bismarck… e così via.
Io non sgarro ma mi deprimo un po’.
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3 dicembre 2020

Churros


Questo periodo non faccio altro che ripensare ai viaggi fatti e sono contenta di avere tanti bellissimi ricordi. 
Sfoglio il mio blog e mi sento catapultata all’istante nei bei posti che mi hanno fatto sognare. E a flash mi vengono immagini ma anche sapori. Il mio canale sensoriale preferenziale per conservare i ricordi è proprio il gusto e, non ci crederete, ma io ricordo esattamente tutto quello che ho mangiato durante i miei viaggi. Da sempre. 
Quindi i miei ricordi hanno davvero un buon sapore, oltre che immagini.  
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11 settembre 2020

Plum cake mele e confettura di ciliege


Si ricomincia.
Manco dal mio blog da un paio di mesi.
Un turbine di eventi mi ha travolta e non mi ha permesso di fermarmi. E anche stasera mi sto costringendo a sedermi.
E si, perchè davvero non riesco a dare un ritmo umano alla mia giornata. Inizio alle 6,30/7 per continuare senza respiro fino a che il mio fisico non mi dice che la misura è colma.
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25 maggio 2020

Banana bread



Il cibo è sempre una soluzione. Per le gioie e per curare afflizioni. Oggi mi son detta ‘esci, vai in uno spazio aperto e sicuro, metti le mani prima nella farina, impasta, cuoci, inforna un dolce e poi passeggia nell’erba tagliata, controlla l’orto, allontana i parassiti, anche dalla mente, raccogli un po’ di ciliege, poi torna, apparecchia, togli il dolce dal forno, respira, è pronto da mangiare, ringrazia Dio per tutto questo e mangia con gusto, senza pensare a niente se non al momento che stai vivendo!’.
E così è arrivato il mio banana bread di oggi. L’ho desiderato per tanto tempo ma a casa piace solo a me e ho sempre rimandato ma oggi ... non ho più potuto resistere. 
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28 aprile 2020

Sticky Toffee Pudding con butterscotch sauce (Dolce di datteri con salsa al caramello)


Lo so, lo so, voi pensate di me che io parli solo di ricette della tradizione pugliese. Ma forse sapete anche che una delle mie più grandi passioni sono i viaggi e che quando vado in giro per il mondo un mio modo personale di conoscere un popolo e un luogo è quello di assaggiare il cibo tradizionale che preparano. Se posso frequento anche corsi di cucina per capire meglio, ma l'assaggio è decisamente fondamentale. E non mi spaventa niente, come ad esempio l'aringa affumicata e i cetrioli piccanti della Danimarca...per colazione.
E così via. 
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25 aprile 2020

Il dolce delle masserie


Vi racconto di un giorno in cui con mia madre siamo andate a comprare i caciocavalli.
Mica da un negozio, no, ma da una nostra cara e amata amica che li prepara nella sua fantastica masseria lontana nella verde campagna intorno al mio paese.
Davanti alla casa un piazzale enorme con tanti cani che partono abbaiando verso gli sconosciuti e noi li, ferme in macchina, ad aspettare Pasquina che li deve tenere.
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29 marzo 2020

Ciambella semplice all'arancia


Mi sa che dobbiamo rallentare questa smania che ci sta prendendo in cucina. 
Prima di condividere ricette mi sa che dobbiamo condividere i nostri stati d'animo e, di conseguenza, creare piatti che rispondano ai nostri bisogni interiori.
Da sempre la folla urlante mi ha fatto paura, perchè nelle sgomitate isteriche si perde il suono delle singole voci.
E allora ho sempre preferito fare un passo indietro, ritirarmi dalle competizioni, anche perchè non ha senso qui competere per non vincere un bel niente.

E allora che la santa semplicità prevalga.

E' un momento in cui dobbiamo ricominciare, ma proprio da zero in tutto.
Pensate... innanzitutto dobbiamo imparare a stare con noi stessi e ascoltarci, partendo da dentro, dal cuore, non dalla mente.
Poi dobbiamo imparare a convivere con chi divide con noi il nostro spazio, imparare il rispetto per l'altro e a sperare che l'altro faccia lo stesso con noi.
Allargando il punto di vista dobbiamo imparare a comportarci con gli altri, verso i quali dobbiamo imparare a rispettare la prossemica, la giusta distanza interpersonale adeguata all'esigenza del momento. Senza scervellarci tanto sull'interpretazione personale delle regole. Bisogna semplicemente rispettarle e basta.

Non è il momento di fare grandi pulizie perchè, a parte quelle necessarie per l'igiene, non ne abbiamo poi alcuna voglia. Ma possiamo individuare già tra le cose non usiamo in questi giorni, quelle che sicuramente butteremo.

E anche in cucina, una volta finito il delirio della grande abbuffata che ci porta a cucinare e cucinare per rassicurarci che almeno di fame non moriremo, possiamo tornare alla parsimonia.
Ricominciamo a cucinare semplice e poco. E a farci bastare quanto più a lungo possibile le provviste che abbiamo fatto.

Qualche giorno fa mi hanno chiesto una ricetta semplicissima di una ciambella. 
Ne ho ritrovata una tra i miei appunti di carta, dimenticata perchè forse ritenuta poco interessante.
E invece proprio in questa ricetta ho ritrovato la soluzione alle mie ansie di questi giorni, alla paura di perdermi, alla paura di non essere 'abbastanza'.
E così ho deciso di ricominciare da zero.


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Ciambella semplice all'arancia

- 250 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero
- 100 ml di olio di semi di arachidi (o olio evo leggero, o margarina, o burro, come preferite)
- succo e scorza grattugiata di due arance biologiche
- 2 uova grandi
- 1 lievito per dolci
- un cucchiaio abbondante di granella di zucchero

Lavorate con le fruste elettrice uova e zucchero fino a farle diventare spumose.
Aggiungere il succo e scorza delle arance e l'olio e amalgamarle.
Setacciare farina e lievito insieme in una ciotola e versarle nell'impasto. 
Lavorare fino a quando si vedono le bolle in superficie.
Versare in uno stampo per ciambelle e distribuire la granella.
Infornare a 180° per circa 30 minuti (anche meno, dipende dal proprio forno) in forno statico.
Far raffreddare su una gratella.

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21 novembre 2019

Torta di mele integrale con mandorle e cannella




Non c'è un solo motivo per cui si decide di preparare una torta, ma sicuramente non la si prepara a caso. E quasi sempre questo rito diventa la soluzione ad una pena di cuore, ad una giornata grigia, ad una malinconia improvvisa.
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30 novembre 2018

Torta al cioccolato vegan (e una ricetta a sorpresa)



Io penso che una torta al cioccolato abbia un grande potere. Quello di alleviare pene di cuore, malinconie dei giorni di pioggia, solitudini irrisolte, timidezze impossibili. 
Può portare gioia in un compleanno ma anche in un giorno qualsiasi, può insegnare a volersi più bene, soprattutto quando hai l’impressione che nessuno ti pensi. 
Far gioire un bambino o un anziano. 
Addolcire un cuore duro e accarezzare un cuore romantico. 
È per gli uomini golosi e per tutte le donne. 
Per i vegani che fanno sempre tante storie con la faccenda del latte e delle uova. Be qui non ce n’è.
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15 novembre 2018

Torta alle noci


Oggi parliamo di delicatezze e di piccole attenzioni...
C'è una signora che spesso va a fare visita a mia madre. E' una sua amica ed è bello per me immaginare i loro incontri fatti di racconti e chiacchiere. Piccoli momenti di svago e di sfogo, ma anche di progetti e di risate. Piccole complicità e piccole magie che accadono solo tra donne.
Ogni volta che va a trovarla non va mai a mani vuote. Porta con se sempre un pacchettino di carta bianca, legato con un filo rosso. E dentro c'è sempre un piccolo dolce.
Ogni volta diverso, ogni volta profumato di antico e di buono. Piccole torte fatte con amore, per dire 'Ho pensato a te e l'ho preparato per te'.
E ogni volta, mentre preparano il caffè o il thè, mamma mette la tovaglietta con i ricami a punto croce, le tazze, avvicinano le sedie e cominciano a parlare.

Per me questi sono esempi di cose belle tra donne che dovremmo tutti copiare, per noi stesse, per migliorare la nostra giornata, per sapere di poter avere uno spazio da colorare solo con i nostri colori, chiuse in casa a raccontarsi.

Ma quante di noi lo fanno? sempre prese dal timore di perdere tempo, di dare fastidio, di essere invadenti?
C'è molto da imparare ancora, forse dovremmo ritornare indietro nel tempo con lo sguardo, e imparare da chi è più maturo di noi. Chi, dall'essenzialità delle scelte di vita fatte, ha saputo cogliere l'essenza delle cose.

Ovviamente ho raccolto tutte le ricette di queste torte regalate e le ho rifatte. Senza cambiare niente. Anzi rispettando anche le dimensioni mini del dolce.

E oggi io ne regalo una a voi.
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20 settembre 2016

Torta sofficissima con la marmellata

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Oggi ho voglia di scrivere qui una ricetta velocissima, dove non si pesa niente con la bilancia, nel caso aveste bisogno di un urgente bisogno di cose buone, soffici, di coccole ma avete poco tempo a disposizione. E’ una ricetta sperimentata più e più volte da me. Ho apportato modifiche e rifiniture, ma alla fine il risultato ottenuto con queste dosi è sempre impeccabile. Mi capita spesso di avere ospiti a sorpresa e di non aver comprato un dolce, come quella volta in campagna quando son venuti da me zii e nipotini, che appena seduti a tavola mi hanno chiesto ‘zia cosa c’è per dolce?’ e io ho risposto ‘sorpresa!’ senza sapere ancora cosa avrei preparato. O come quella volta che alle 8 di sera ci hanno chiamato gli amici dicendo ‘stasera tutti da noi!’ e io ho detto ‘noi portiamo il dolce’ pensando già che avevo in casa giusto gli ingredienti per preparare questa ricetta che si presta a diversi usi. Quindi oggi solo un suggerimento veloce veloce, come la preparazione. Anche le foto sono state fatte veloci veloci… quindi non saranno proprio il massimo, ma mi scappava proprio di scrivere questo appunto. Buona giornata e…. siete in tempo per prepararlo. Anche se leggete a mezzanotte e avete voglia di dolce.

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Torta soffice con la marmellata

- una tazza e mezza di farina 00

- una tazza di frumina (o amido di mais o maizena)

- una tazza scarsa di zucchero

- una bustina di lievito per dolci

- un pizzico di sale

- tre uova

- mezza tazza di olio di semi di arachidi

- mezza tazza di latte

- zucchero a velo

- marmellata a piacere, o nutella, o crema pasticcera, o…. niente (perchè è buona anche così)

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Mescolate tutti gli ingredienti solidi prima e aggiungete poi quelli liquidi. Lavorare finchè si formeranno delle bolle in superficie. Versare in una teglia unta e infarinata e infornare a 200° per circa 15 minuti. Fare la prova stecchino per vedere se è cotta dentro.

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15 settembre 2016

Strudel di fichi

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Mi son svegliata e c’era la nebbia. Mi sono avvolta nello scialle turchese leggero e sono uscita per respirare l’aria fresca e umida che comincia a profumare di un’altra stagione, che però ancora non è qui. Si sta solo affacciando e sa che la sto aspettando. Mi son goduta i primi brividi di freddo e son tornata in casa perchè il caffè era già pronto e mi aveva avvertito con il suo profumo.

L’estate sta andando via e porterà con se la mia spossatezza, la mia indolenza e la sensazione perenne di disagio che mi accompagna quando c’è caldo.

Sbrigo le faccende in casa perchè ora si, col fresco, che ho voglia di uscire e passeggiare nell’erba bagnata e raccogliere quello che la mia campagna comincia a regalare.

Arrivo in campagna e vado nell’orto, mentre una pioggia finissima comincia a scendere. Mi stupisco nel vedere quante melanzane e peperoni e pomodori ancora ci sono sulle piante e quante ne spunteranno ancora, ora piccole ma promettenti. Ovunque odore di menta, basilico ormai fiorito, salvia e rosmarino. E’ spuntata anche la mentuccia che se la calpesti diffonde un profumo selvatico e antico. Un albero di fichi dimenticato, perchè non ha mai portato frutti, ora è pieno di fichi spaccati e aperti che sembrano fiori rossi.

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E piove….

Lumachine lente mi consigliano di rallentare e io mi perdo in questo pensiero. vorrei tanto fermarmi un pò, ma non è nella mia natura.

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Raccolgo nel cesto quello che posso, erbe aromatiche, cicorielle tenere e ‘sivoni’ appena spuntati, 3 zucchine con un fiore grande, due melanzane viola e una bianca, qualche pomodoro già rosso, peperoni verdi, qualche fico maturo, poche more e anche due lilium e una rosa profumata spuntati a sorpresa nel giardino. Ormai diluvia e non posso più restare. Torno a casa con una bella energia addosso.

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Ci sono i miei nipoti a casa e decido di preparare con loro un dolce. Uno strudel veloce con i fichi da mangiare con la crema pasticcera calda. Insomma ho voglia di autunno anche a tavola. E con loro cominciamo la lezione. Devo combattere con la loro golosità. Rubano pezzi di fichi e cucchiaiate di crema pasticcera calda. E salterebbero volentieri il pranzo per mangiare direttamente il dolce.

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Ingredienti per lo Strudel veloce di fichi

° un rotolo di pasta sfoglia

° fichi a piacere

° due biscotti da sbriciolare

° una mela

° scorza grattugiata di un limone

° pinoli e uvetta ammorbidita in acqua calda

 

Ingredienti per la Crema pasticcera

° 500 ml di latte

° 2 cucchiai di farina

° 2 cucchiai di zucchero

° 2 tuorli

° la scorza di un limone tagliata sottile senza la parte bianca

 

Stendere la sfoglia sulla propria carta da forno. Sbriciolare i biscotti. Tagliare a pezzi i fichi, sbucciare la mela e tagliarla a fettine sottili e distribuire il tutto sui biscotti. Aggiungere la scorza del limone, i pinoli e l’uvetta. Arrotolare la sfoglia come se fosse un fagotto. Bucherellare la superficie e infornare a 180° fino a doratura.

Preparae nel frattempo la crema pasticcera. Mettere a scaldare in una pentola di acciaio 400 ml di latte e la scorza del limone. In una ciotola amalgamare benissimo, senza grumi, la farina, lo zucchero, i tuorli e 100 ml di latte. Quando il latte sul fuoco comincia a fumare, prima dell’ebollizione, aggiungerlo piano piano, sempre mescolando, nella ciotola degli altri ingredienti. Rimettere il tutto nella pentola e continuare a mescolare finchè si addensa.

Servire lo strudel a fette, spolverizzato di zucchero a velo, su una base di crema pasticcera calda.

 

 

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3 agosto 2016

Cornovaglia (parte 3) e Cream tea

scones

Arieccomi.

E’ bello far durare un racconto così tanto tempo, tanto da far pensare che sia un viaggio lunghissimo valido per tutte le stagioni. E così è in effetti. La Cornovaglia per me è il luogo dove rifuguarmi, almeno con il pensiero, per sentirmi libera di volare con la mente, libera di sognare e di sentirmi quindi sempre in vacanza. Ma cos’è la vacanza? è uno stato mentale più che un luogo, dove quello che ti circonda ha la capacità di dare una nuova dimensione ai tuoi problemi e riesce a farti staccare completamente da quello che ti fa da zavorra nel tuo quotidiano.

Volete continuare a viaggiare con me? Qui oggi termino il mio racconto, allegando come al solito, una delle ricette che mi hanno emozionato.

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Quinto giornoPolperro / Mont St. Michael / Mousehole e Penzance. Un bel giro eh? la giornata è un pò freddina ma la cosa non mi dispiace. Piuttosto diciamo che all’improvviso, appena arrivati a Polperro, comincia a diluviare e tutto intorno si tinge di quel grigio scuro che renderebbe triste anche il carnevale di Rio. Polperro è …. un covo di bucanieri.Un posto particolarissimo, da visitare a piedi velocemente, dove mangiare qualcosa di tipico nei pub folkloristici, e poi ripartire per un’altra meta. Anche la campagna lungo la strada è bella qui, quindi è un piacere viaggiare e spostarsi continuamente.

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Direzione Mont St. Michael, dove, come per l’omonimo in Francia, c’è un’abazia su un’isoletta che si raggiunge attraverso una stradina piccola fatta di pietre, in mezzo al mare. E che quando comincia a salire la marea, nell’arco di una decina di minuti viene completamente sommersa dall’acqua. Ed è allora che si assiste allo spettacolo del sole che tramonta sul mare e che rende tutto luccicante, ai gridolini della gente che comincia a bagnarsi le scarpe all’improvviso, a coloro che iniziano a correre verso la terraferma per timore di uno tsunami, ai fidanzati, novelli Lancillotto,  che prendono a cavalcioni le fidanzate, a quelli che fanno gli splendidi togliendosi le scarpe ‘tanto che ce ne frega, siamo in vacanza e poi sappiamo nuotare’, e a chi come me, preferisce gustarsi tutto questo spettacolo all’inizio della strada senza mettere a confronto il tempismo dell’oceano con il proprio, alquanto scarso.

Comunque bello bello. Da vedere.

Proseguiamo con Mousehole, villaggio carinissimo di pescatori, ma che, a questo punto, una volta che ne hai visto uno li hai visti tutti. E Penzance, di cui ho solo il ricordo di strade completamente deserte, del nulla da vedere, dell’oceano che sempre mi piace, e di un enorme hamburger con patatine e verdure, troppo grande per il mio stomaco.

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Sesto giorno – Lizard o Land’s End. Uno dei posti più belli visitati nella mia vita. La punta estrema della Cornovaglia, dove c’è un ostello, dove un giorno tornerò a scrivere qualcosa. Dove c’è un faro che fa sognare, dove il vento impazza tra i capelli e sferza il viso, dove ho mangiato i cream tea più buoni della vita mia e dove sarei rimasta in contemplazione per giorni. A pensare a Marconi che da li ha messo alla prova il suo sogno di poter invire messaggi aldilà dell’oceano con le sue onde radio; a quanto è bella e immensa e potente la natura tanto da farci sentire un niente e anche stupidi se non lo capiamo. A quanto possiamo condividere con gli altri, godendo solo di un luogo meraviglioso e selvaggio, in un piccolo baretto dove si aveva voglia solo di ripararsi e mangiare dolci e bere the, guardando a strapiombo tutta questa meraviglia sotto e intorno a noi. Qui ci tornerò un giorno, giuro.

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Settimo giornoLacock. Arriviamo a sorpresa in questo paesino fuori dal mondo dove il tempo sembra essersi fermato. Io disinformata come pochi, e in balia dei programmi a sorpresa del mio meraviglioso marito e navigatore che sa come sorprendermi, non so che fra un pò piangerò per l’emozione. Innanzitutto mi fermo ad una di quelle bancarelle che gli abitanti del posto allestiscono fuori dalle loro case,  lasciate incustodite così al bordo delle strade, dove mi studio minuziosamente tutte le marmellate e le conserve messe in vendita, con i rispettivi prezzi e il vasetto dove lasciare i soldi. Una cosa che mi fa inevitabilmente pensare se lo facessimo noi in Italia, a quanto durerebbero, i prodotti e i soldi. E quanti ‘ma che fessi!’ penserebbero di noi i passanti. Vabbè lasciamo stare, va. Altro paese, altre civiltà. Compro una marmellata che so già non mi faranno passare in aeroporto. Pazienza la mangerò tutta prima, rischio diabete veloce. Ma chissene…

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Proseguiamo per le stradine tra queste case antiche e caratteristiche della campagna inglese (e si ora siamo un pò fuori dalla cornovaglia, stiamo tornando a Londra, la partenza si avvicina) e arriviamo a Lacock Abbey, un gioiello di architettura e un luogo che racconta storie incredibili. Cliccate sul link e troverete le informazioni turistiche più dettagliate. Io sono rimasta affascinata dalla storia della famiglia Talbot (forse l’inventore della fotografia) che qui ha coltivato i suoi sogni eruditi, circondato da donne meravigliose, autonome e antesignane anche delle attuali foodblogger. Durante il tour dell’abazia, ci sono delle persone ‘agèe’ colte e informatissime, che danno, stanza per stanza, tutte le informazioni di cui il turista ha bisogno. E raccontano e raccontano…. E poi volete mettere la mia emozione, quasi piangevo, anzi ho pure pianto davvero, quando mi sono ritrovata (tra i sorrisetti di mio marito che stava aspettando la mia reazione) nella stanza / aula di pozioni del mio amato Harry Potter? e poi ogni tanto scoprivo altri luoghi immortalati nel film? A me, a me che vivo una vita parallela quando vedo i film di Harru Potter, sperando che esistano veramente?

All’interno dell’abazia c’è anche una mostra permanente davvero, davvero interessante. E che dire del piccolissimo negozio all’interno del cortile, dove si vendono deliziosi libri e dischi vintage. Insomma il prezzo del biglietto (12,5 sterline a testa) è pìù che meritato, per tutto quello che ti offre.

Andiamo via a malincuore e raggiungiamo Bath dove abbiamo prenotano un B&B a sorpresa. E che sorpresa. Praticamente un posto dove possono girare un film horror. Letto a baldacchino rintagliato, coperta viola sul letto, con sopra un’altra coperta di pizzo. Moquette bordeaux, luci basse. Insomma, usciamo per prendere aria, ma ormai anche la città aveva perso il suo fascino. Avevamo gli occhi terrorizzati e vedevamo tutto come in un film. Morale. Siamo scappati di li, e abbiamo riprenotato il nostro meraviglioso e rassicurante B&B a Londra, da Tony e abbiamo affrontato 4 ore di viaggio pur di raggiungerlo.

Ottavo giorno – Londra. Notte tranquilla e soddisfatta. Colazione e giro nei dintorni, viaggiando tra villaggi piccolissimi e deliziosi, aspettando l’ora della partenza. Quindi ritorno a casa. ah! dimenticavo… ho dovuto mangiare quasi tutto il barattolo della marmellata in aeroporto, perchè, loro, non me l’hanno fatta passare. strauff….

E ora la ricetta di questo deliziosi, giganteschi scones serviti con una incredibile crema al mascarpone e salsa calda di frutti rossi.

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Cream tea (ovviamente la ricetta non è mia, ma ne ho trovata una eccellente che riporto integralmente –> QUI)

  • 250gr di farina tipo ’00’
  • 3 cucchiaini di lievito in polvere
  • 60 gr di burro freddo
  • 30 gr di zucchero
  • Un pizzico grande di sale
  • 150 ml di latte
  • 1 uovo sbattuto (o usare un po di latte)

Metodo di preparazione

  • Riscaldate il forno a 220C. Coprite una teglia con la carta da forno.
  • Setacciate il lievito e la farina in una terrina con il sale.
  • Tagliate il burro a cubetti e aggiungetelo alla terrina.
  • Lavorate gli ingredienti velocemente con la punta delle dita fino a quando la miscela sembra come briciole di dimensioni uniformi.
  • Mescolate lo zucchero. Poi aggiungete il latte a poco a poco fino ad ottenere un impasto morbido leggermente umido.
  • Trasferite l’impasto su un piano di lavoro infarinato e impastatelo 4 o 5 volte leggermente per amalgamarlo bene.
  • Stendete l’impasto molto leggermente con uno spessore di due centimetri e ricavatene degli scone poi metteteli su una teglia.
  • Spennellate la parte superiore di ogni scone con l’uovo sbattuto.
  • Cuocete per 12-15 minuti fino a quando sono ben lievitati e dorati.

Gli scone sono meglio se consumati caldi e direttamente dal forno. Dureranno un paio di giorni se conservati in un contenitore ermetico.

Sono serviti tradizionalmente con marmellata e burro o ‘clotted cream’ (una panna molto ricca della Cornovaglia che è fatta dal latte crudo). Non è possibile trovare questo tipo di panna qui in Italia, quindi uso un’alternativa deliziosa più leggera, che è molto semplice da fare. Frullare insieme mascarpone, panna e zucchero e un goccio di succo di limone.

Questi scone dolci possono essere fatti con diversi ingredienti, per esempio, cannella, uva passa o magari scaglie di cioccolato. Possono essere anche fatti salati, eliminando lo zucchero e aggiungendo di un po’ di formaggio.

Ringrazio Rebecca per la sua meravigliosa e precisa ricetta.

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1 aprile 2016

Crepes Nutella e nocciole. I miei risvegli ieri e oggi

Ingrediente Nutella - Crepes Nutella e Nocciole
Oggi mi sento ad un crocevia. Ma di quelli grandi e importanti. Dove si incrociano spazio e tempo. Dove in un istante ti sfrecciano davanti, i luoghi dove hai vissuto, dove vivi e dove non sai se andrai, e le emozioni che hai provato, quelle che ti tieni strette e quelle che, speri ancora, scoprirai. È questo stamattina il mio stato d’animo, davanti alla valigia che sto preparando. Pieno di energia ma anche di un leggero stordimento. Perché sono a metà della mia strada e porto nella mia testa un carico immenso di progetti ancora non realizzati, ma forte della convinzione che siano tutti bellissimi e che vedranno presto la luce. Il cuore, quello si che mi frega, perché è lui che segna il ritmo e da il colore alla mia giornata. Se sono felice e serena, vado come un treno e diffondo buonumore e ottimismo agli altri e a me stessa. Se c’è qualche malinconia o qualcosa di irrisolto, ecco che il grigio prende il sopravvento e mi svuoto.
Ingrediente Nutella - Crepes Nutella e Nocciole
È da poco passato ieri
Stamattina mentre mi preparavo la colazione, ancora nella penombra delle persiane chiuse, mi son tornati in mente i ricordi di quando i miei ragazzi erano piccoli e alzarsi presto la mattina significava ritagliarmi un momento solo per me, con il silenzio della casa, un primo caffè e una buona colazione con il pane e una cosa buona su da inzuppare. Erano momenti preziosi, fatti di prime luci dell’alba, di respiri tranquilli nelle stanze ancora al buio, al caldo sotto le coperte. Di risvegli con carezze e sveglie sussurrate. Di un futuro ancora da immaginare e da costruire. Ma nel frattempo erano li con me.
Pensavo io a preparare la colazione e in quello che trovavano sulla tavola, cose buone, che loro desideravano, c’era tutto il mio amore, il mio tempo, i miei occhi e le mie mani. Poi li ho spinti verso il loro futuro, su un treno, mettendo nella loro valigia, cose che gli ricordassero casa, e quaderni di ricette a cui erano abituati. Ancora questo filo delle ricette di casa funziona e giustifica le telefonate urgenti mentre stanno cucinando con i loro amici per capire bene la giusta sequenza degli ingredienti da mettere. E, ovunque io sia, in taxi, al lavoro, per strada, sono felice di parlare di ragù, di brodi e di polpette, come se fossimo insieme a cucinare.
Ingrediente Nutella - Crepes Nutella e Nocciole
Il mio risveglio oggi
Anche ora, mi sveglio presto, con gli occhi che cercano piano la luce, scosto lentamente le tende e non apro le persiane. Mi muovo lentamente nel giorno che inizia. Metto su il caffè, raccolgo qualcosa e preparo le tazze per la colazione e fisso la dispensa e il frigo aperto, per vedere un po' cosa vorrei mangiare. Faccio tutto in silenzio per non disturbare il mio amore che fra un po' si sveglierà, al profumo del caffè. E sulla tavola metto fette biscottate, biscotti, pane, marmellate, Nutella, latte, e dimentico sempre di mettere i piattini. Ho imparato a non correre più. Anzi a cominciare in lentezza la mia giornata. Basta mettere la sveglia un quarto d’ora prima. È un regalo per me stessa e per chi mi sta e starà vicino. Poi al momento opportuno correrò. Ma a colazione no.
Segreti per una colazione veloce
Ieri sera son venute a trovarmi delle amiche e ho preparato delle crepes con nutella e nocciole, così per desiderio, per voglia di qualcosa di buono, per far trovare una sorpresa a loro, a noi, che siamo sempre a dieta. Un piacere a cui abbandonarsi, con complicità. Ne ho preparato qualcuna in più e così stamattina erano li che mi tentavano, accanto alla crema e alle fragole e mi dicevano ‘dai, che ci perdi? Poi a pranzo mangerai insalata o carote scondite, ma ora che ci vuole? Un minuto solo, tre gesti semplici, mettimi nel piatto, spalmami crema e frutta, piega e voilà, cominci bene la giornata. C’è bisogno di dire come è andata a finire la colazione di stamattina? Grandi sorrisi davanti alle due tazze di caffè e il sole fuori che ci aspettava.
Ingrediente Nutella - Crepes Nutella e Nocciole










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24 marzo 2016

Ciucciarelli e Taralloni di Pasqua

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Da tre giorni cerco di scrivere questo post. Ma sono stata rapita e solo ora mi hanno liberata.
E’ Pasqua, e quando è Pasqua ci sono tante cose da fare dalla domenica precedente. Anzi dal sabato. Si vanno a raccogliere i rami di ulivo. La mattina dopo si va a messa presto e alle 7 devi già stare nella villa comunale dove si riuniscono i fedeli e il prete per la benedizione degli ulivi. Il problema è che alle 7 di tutte le domeniche delle Palme fa sempre un freddo terribile e tu, che ti DEVI alzare presto, quando invece vorresti stare al caldo nel letto, visto che hai sulle spalle una settimana di alzatacce, non ce la fai proprio a sentire una forte devozione. Intanto tutto sta arrivare li. Poi vedi una distesa di rami di ulivo, portati soprattutto da chi abita nelle campagne, che preparano fasci e fasci da mettere nelle stalle per benedire gli animali, e i cesti con le palme preparate dalle donne. Vedi i loro abiti della festa, indossati per rispetto, vedi le facce serissime, il loro silenzio in attesa del rito. E tutto questo è una gran tirata di orecchie per chi come me si lamenta perchè vuole rimanere a dormire. Quindi, riportata sulla buona strada, si segue la messa (lunghissimaaaa) e alla fine si è sempre felici di scambiare auguri e rami benedetti.
E questo succede la domenica delle Palme.
Poi inizia la Settimana Santa. Si comincia a parlare fin dal lunedi del pranzo di Pasqua. Dove andiamo, cosa prepariamo, chi prepara chi, chi compra cosa. Andiamo in campagna? No, fa freddo. Ma daaai, accendiamo il camino. No, fa freddo. Dai. No. Va bene, non andiamo. E dove andiamo? a casa di mamma. E li comincia il panico. Mia madre è una persona precisissima e quando fa le cose, le fa bene. Niente ritardi, è organizzatissima. E il panico le viene perchè deve contare su di me, che sono quella dell’ultimo minuto. E già al pensiero mi picchierebbe da subito.
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E cominciamo con i ciucciarelli. Che si devono prepare in quantità industriali, perchè, visto che richiedono una preparazione abbastanza elaborata, non li fa nessuno e quindi lei, che ‘si dispiace’, li prepara per tutti. Quindi il primo giorno si impastano uova e farina in quantità. Si preparano i ciucciarelli. Si fanno asciugare per almeno un paio d’ore, meglio tre. Poi si fanno sbollentare finchè vengono a galla. Si scolano e si mettono ad asciugare su un panno pulito. (Si riempiono praticamente tutte le spianatoie della casa). Il secondo giorno si controlla se sono asciutti bene e si mettono nel cesto storico con i manici, su una tovaglia pulita e si portano al forno del paese, dove il fornaio mette un pezzo di carta con su scritto il nome ‘Celestina’ e li mette li ad aspettare il loro turno, perchè ce ne sono molti altri di cesti in fila. Li porti la mattina, il pomeriggio vai a ritirarli, cotti. Riporti il cesto a casa.
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Il giorno dopo si prepara il ‘gilèp’, la glassa di zucchero. E li prima di iniziare si fa l’appello. Delle persone che devono collaborare, cioè io, e che vengono messe sull’attenti. Poi degli attrezzi che serviranno. Si mette la tovaglia, i ciucciarelli, le spianatoie pulite, il frullino per montare gli albumi, il cucchiaio grande di legno, e si mette subito l’acqua con lo zucchero sul fuoco, senza perdere tempo. Non bisogna tenere la tv accesa sennò ti distrai, se suona il telefono si risponde ‘chiamami fra due ore che prima non posso darti soddisfazione, sto facendo il gilèp’, non devi andare nemmeno in bagno, e non ti devi allontanare dal tavolo della cucina. Devi stare li e attendere ordini. Monta gli albumi (‘li hai montati bene? a neve ferma? fammi vedere, bè, nzòmm, si può fare sempre meglio’), si controlla continuamente lo sciroppo finchè fa il filo (‘mamma lo fa il filo’, ‘no, guarda bene, a un certo punto il filo si rompe. Non si deve rompere’). E si continua a controllare, finchè sto benedetto filo non si rompe più. Solo che a quel punto bisogna correre. Prende la pentola con lo sciroppo, non importa se non ce la fa, ce la deve fare, con l’altra mano impugna lo sbattitore (il frullino di prima) e tiene vicino vicino il cucchiaio di legno che fra un pò le servirà. Comincia a versare lo sciroppo nella coppa gigante dove stanno gli albumi montati e nel frattempo va di sbattitore. Piano eh! lentissimamente. (Ordine perentorio: ‘metti due dita d’acqua nella pentola e rimettila sul fuoco, scià veloce e torna qua’). Poi quando è tutto amalgamato spegne lo sbattitore e impugna il cucchiaio, perchè la prima è l’operazione rozza ora viene quella fina. E va di cucchiaio, ‘come quando batti le fave’ e va finchè è pronto, ma questo lo sa solo lei, perchè io ci ho provato, ma lo vedo sempre uguale, prima e dopo. Però lei sa. A quel punto ti dice ‘vai a prendere l’acqua bollente che mi servirà fra un pò’. Corro, prendo e torno. ‘A-ttentiiii’ accanto al tavolo. Comincia ad immergere i ciucciarelli e piano piano a disporli sulla spianatoia, fino a formare un ricamo. Prima spianatoia piena, portala via, ‘stai attenta a non farli cadere e a non cadere pure tu, ca tu si capèsc ca t vè min, cioè che tu sei capace che cadi’, ‘portami l’altra, veloce’. Agli ordini. E così fino alla fine del gilèp, dei ciucciarelli e delle spianatoie. Ecco……
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_MG_5763Ah! quest’anno si è aggiunta una chicca. Ho voluto provare anche a fare i Taralloni, che lei non ha mai amato, perchè non sono ‘delicati’ e ‘presentabili’ come i ciucciarelli. No, sono un pò ‘materiali’. Però mi ha voluto accontentare e dopo una ricerca della ricetta perfetta, li abbiamo preparati. Salto la descrizione della ricerca perchè sarebbe troppo lunga, anche se interessante per meticolosità e tempistica e telefonate. Il problema, o meglio la causa di un’arrabbiatura che, come quando ero piccola, poteva sfociare in una mazziata, si è presentato al momento di ricoprirli di ‘gilèp’. Questi taralloni giganti si devono coprire completamente, non come i ciucciarelli, solo in superficie, e, visto che lei procedeva con precisione con il cucchiaio, io le ho detto ‘mamma fai fare a me per una volta?’ e lei prima ha detto si, poi, quando ha visto che io ho preso una pinza da cucina, ho agganciato il tarallone e l’ho inzuppato tutto nella coppa, per poco non mi suonava in testa il cucchiaio di legno perchè ha ritenuto questa operazione da ‘acciavattòn’, cioè ‘persona che fa le cose in fretta e male’. E tra un rimprovero e l’altro, abbiamo finito anche questo lavoraccio.
Giuro, mi viene un’ansiaaaa, uno stress….. E lo stesso succede a Natale, per il torrone. E quando dobbiamo fare la salsa. E quando dobbiamo preparare i pranzi, che cominciamo ad agitarci da una settimana prima. Perchè lei, la mamma, dice che non si impara mai abbastanza e che anche se imparo, lei nel frattempo ha affinato la tecnica e io devo ancora raggiungerla.
Però è vero. Lei è proprio brava e insuperabile. Non solo in cucina, ma proprio come mamma. Attenta, instancabile, invincibile, presente, sempre. Ed è mia!
Ora vado a buttarmi sul divano.
Buona Pasqua a tutti voi.
Ah già! Le ricette!!!
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I ciucciarelli
- 2 cucchiai di zucchero
- 8 uova
- 50 g di olio
- 50 g di liquore
- 1 pizzico di sale
- 1 pizzico di bicarbonato
- farina q.b.
- un cucchiaino di sale fino
Impastare gli ingredienti e formare un salame grosso da tagliare a tocchetti. Schiacciare ciascun pezzo con il matterello fino a raggiungere lo spessore di un dito. Dare la forma tipica del ciucciarello (tipo un ideogramma cinese!!!) e metterli sulla spianatoia. Portare ad ebollizione una pentola capiente di acqua e immergere i ciucciarelli pochi per volta.
Quando vengono a galla scolarli e rimetterli ad asciugare su un canovaccio. Infornare a 180°-200° o, meglio nel forno a legna, fino a quando diventano dorati e gonfi.
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I taralloni
- 12 uova
- 150 g di olio
- 1 ditale di ammoniaca
- farina q.b. per ottenere un impasto morbido ma ‘lavorabile’
Impastare gli ingredienti e formare un salame grosso da tagliare a grossi tocchi. Formare dei grossi cilindri e avvolgerli a tarallo. Metterli sulla spianatoia. Portare ad ebollizione una pentola capiente di acqua e immergerli pochi per volta.
Quando vengono a galla scolarli e rimetterli ad asciugare bene su un canovaccio. Praticare delle incisioni lungo tutta la parte centrale del tarallo. Infornare a 180° o, meglio nel forno a legna, fino a quando diventano dorati e gonfi.
Il gilèp (o giulebbe o naspro)
- 1 kg di zucchero
- 250 g di acqua
- 2 albumi

Preparare lo sciroppo di zucchero facendo bollire lo zucchero nell'acqua.
Nel frattempo montare gli albumi a neve fermissima.
Per capire quando è arrivato il momento di procedere, versare qualche goccia di sciroppo di zucchero in un  piatto, far raffreddare. Con l’indice prendere una goccia, unire l’indice al pollice e controllare se fa ‘il filo’. Se lo fa significa che è pronto, altrimenti far bollire ancora un po’. Quindi versare a filo lo sciroppo di zucchero nella ciotola degli albumi montati a neve e mescolare velocemente con un cucchiaio di legno. Continuare a mescolare fino a quando la texture sarà liscia e vellutata.


Immergere ciucciarelli e taralloni nel ‘Gilèp’ e lasciar raffreddare e solidificare su una spianatoia.

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