
30 settembre 2021
Muffin di sfoglia alla crema di nocciole
3 dicembre 2020
Churros
11 settembre 2020
Plum cake mele e confettura di ciliege
25 maggio 2020
Banana bread
28 aprile 2020
Sticky Toffee Pudding con butterscotch sauce (Dolce di datteri con salsa al caramello)
25 aprile 2020
Il dolce delle masserie
Vi racconto di un giorno in cui con mia madre siamo andate a comprare i caciocavalli.
Mica da un negozio, no, ma da una nostra cara e amata amica che li prepara nella sua fantastica masseria lontana nella verde campagna intorno al mio paese.
Davanti alla casa un piazzale enorme con tanti cani che partono abbaiando verso gli sconosciuti e noi li, ferme in macchina, ad aspettare Pasquina che li deve tenere.
29 marzo 2020
Ciambella semplice all'arancia
21 novembre 2019
Torta di mele integrale con mandorle e cannella
Non c'è un solo motivo per cui si decide di preparare una torta, ma sicuramente non la si prepara a caso. E quasi sempre questo rito diventa la soluzione ad una pena di cuore, ad una giornata grigia, ad una malinconia improvvisa.
30 novembre 2018
Torta al cioccolato vegan (e una ricetta a sorpresa)
15 novembre 2018
Torta alle noci
C'è una signora che spesso va a fare visita a mia madre. E' una sua amica ed è bello per me immaginare i loro incontri fatti di racconti e chiacchiere. Piccoli momenti di svago e di sfogo, ma anche di progetti e di risate. Piccole complicità e piccole magie che accadono solo tra donne.
Ogni volta che va a trovarla non va mai a mani vuote. Porta con se sempre un pacchettino di carta bianca, legato con un filo rosso. E dentro c'è sempre un piccolo dolce.
Ogni volta diverso, ogni volta profumato di antico e di buono. Piccole torte fatte con amore, per dire 'Ho pensato a te e l'ho preparato per te'.
E ogni volta, mentre preparano il caffè o il thè, mamma mette la tovaglietta con i ricami a punto croce, le tazze, avvicinano le sedie e cominciano a parlare.
Per me questi sono esempi di cose belle tra donne che dovremmo tutti copiare, per noi stesse, per migliorare la nostra giornata, per sapere di poter avere uno spazio da colorare solo con i nostri colori, chiuse in casa a raccontarsi.
Ma quante di noi lo fanno? sempre prese dal timore di perdere tempo, di dare fastidio, di essere invadenti?
C'è molto da imparare ancora, forse dovremmo ritornare indietro nel tempo con lo sguardo, e imparare da chi è più maturo di noi. Chi, dall'essenzialità delle scelte di vita fatte, ha saputo cogliere l'essenza delle cose.
Ovviamente ho raccolto tutte le ricette di queste torte regalate e le ho rifatte. Senza cambiare niente. Anzi rispettando anche le dimensioni mini del dolce.
E oggi io ne regalo una a voi.
20 settembre 2016
Torta sofficissima con la marmellata
Oggi ho voglia di scrivere qui una ricetta velocissima, dove non si pesa niente con la bilancia, nel caso aveste bisogno di un urgente bisogno di cose buone, soffici, di coccole ma avete poco tempo a disposizione. E’ una ricetta sperimentata più e più volte da me. Ho apportato modifiche e rifiniture, ma alla fine il risultato ottenuto con queste dosi è sempre impeccabile. Mi capita spesso di avere ospiti a sorpresa e di non aver comprato un dolce, come quella volta in campagna quando son venuti da me zii e nipotini, che appena seduti a tavola mi hanno chiesto ‘zia cosa c’è per dolce?’ e io ho risposto ‘sorpresa!’ senza sapere ancora cosa avrei preparato. O come quella volta che alle 8 di sera ci hanno chiamato gli amici dicendo ‘stasera tutti da noi!’ e io ho detto ‘noi portiamo il dolce’ pensando già che avevo in casa giusto gli ingredienti per preparare questa ricetta che si presta a diversi usi. Quindi oggi solo un suggerimento veloce veloce, come la preparazione. Anche le foto sono state fatte veloci veloci… quindi non saranno proprio il massimo, ma mi scappava proprio di scrivere questo appunto. Buona giornata e…. siete in tempo per prepararlo. Anche se leggete a mezzanotte e avete voglia di dolce.
Torta soffice con la marmellata
- una tazza e mezza di farina 00
- una tazza di frumina (o amido di mais o maizena)
- una tazza scarsa di zucchero
- una bustina di lievito per dolci
- un pizzico di sale
- tre uova
- mezza tazza di olio di semi di arachidi
- mezza tazza di latte
- zucchero a velo
- marmellata a piacere, o nutella, o crema pasticcera, o…. niente (perchè è buona anche così)
Mescolate tutti gli ingredienti solidi prima e aggiungete poi quelli liquidi. Lavorare finchè si formeranno delle bolle in superficie. Versare in una teglia unta e infarinata e infornare a 200° per circa 15 minuti. Fare la prova stecchino per vedere se è cotta dentro.
15 settembre 2016
Strudel di fichi
Mi son svegliata e c’era la nebbia. Mi sono avvolta nello scialle turchese leggero e sono uscita per respirare l’aria fresca e umida che comincia a profumare di un’altra stagione, che però ancora non è qui. Si sta solo affacciando e sa che la sto aspettando. Mi son goduta i primi brividi di freddo e son tornata in casa perchè il caffè era già pronto e mi aveva avvertito con il suo profumo.
L’estate sta andando via e porterà con se la mia spossatezza, la mia indolenza e la sensazione perenne di disagio che mi accompagna quando c’è caldo.
Sbrigo le faccende in casa perchè ora si, col fresco, che ho voglia di uscire e passeggiare nell’erba bagnata e raccogliere quello che la mia campagna comincia a regalare.
Arrivo in campagna e vado nell’orto, mentre una pioggia finissima comincia a scendere. Mi stupisco nel vedere quante melanzane e peperoni e pomodori ancora ci sono sulle piante e quante ne spunteranno ancora, ora piccole ma promettenti. Ovunque odore di menta, basilico ormai fiorito, salvia e rosmarino. E’ spuntata anche la mentuccia che se la calpesti diffonde un profumo selvatico e antico. Un albero di fichi dimenticato, perchè non ha mai portato frutti, ora è pieno di fichi spaccati e aperti che sembrano fiori rossi.
E piove….
Lumachine lente mi consigliano di rallentare e io mi perdo in questo pensiero. vorrei tanto fermarmi un pò, ma non è nella mia natura.
Raccolgo nel cesto quello che posso, erbe aromatiche, cicorielle tenere e ‘sivoni’ appena spuntati, 3 zucchine con un fiore grande, due melanzane viola e una bianca, qualche pomodoro già rosso, peperoni verdi, qualche fico maturo, poche more e anche due lilium e una rosa profumata spuntati a sorpresa nel giardino. Ormai diluvia e non posso più restare. Torno a casa con una bella energia addosso.
Ci sono i miei nipoti a casa e decido di preparare con loro un dolce. Uno strudel veloce con i fichi da mangiare con la crema pasticcera calda. Insomma ho voglia di autunno anche a tavola. E con loro cominciamo la lezione. Devo combattere con la loro golosità. Rubano pezzi di fichi e cucchiaiate di crema pasticcera calda. E salterebbero volentieri il pranzo per mangiare direttamente il dolce.
Ingredienti per lo Strudel veloce di fichi
° un rotolo di pasta sfoglia
° fichi a piacere
° due biscotti da sbriciolare
° una mela
° scorza grattugiata di un limone
° pinoli e uvetta ammorbidita in acqua calda
Ingredienti per la Crema pasticcera
° 500 ml di latte
° 2 cucchiai di farina
° 2 cucchiai di zucchero
° 2 tuorli
° la scorza di un limone tagliata sottile senza la parte bianca
Stendere la sfoglia sulla propria carta da forno. Sbriciolare i biscotti. Tagliare a pezzi i fichi, sbucciare la mela e tagliarla a fettine sottili e distribuire il tutto sui biscotti. Aggiungere la scorza del limone, i pinoli e l’uvetta. Arrotolare la sfoglia come se fosse un fagotto. Bucherellare la superficie e infornare a 180° fino a doratura.
Preparae nel frattempo la crema pasticcera. Mettere a scaldare in una pentola di acciaio 400 ml di latte e la scorza del limone. In una ciotola amalgamare benissimo, senza grumi, la farina, lo zucchero, i tuorli e 100 ml di latte. Quando il latte sul fuoco comincia a fumare, prima dell’ebollizione, aggiungerlo piano piano, sempre mescolando, nella ciotola degli altri ingredienti. Rimettere il tutto nella pentola e continuare a mescolare finchè si addensa.
Servire lo strudel a fette, spolverizzato di zucchero a velo, su una base di crema pasticcera calda.
3 agosto 2016
Cornovaglia (parte 3) e Cream tea
Arieccomi.
E’ bello far durare un racconto così tanto tempo, tanto da far pensare che sia un viaggio lunghissimo valido per tutte le stagioni. E così è in effetti. La Cornovaglia per me è il luogo dove rifuguarmi, almeno con il pensiero, per sentirmi libera di volare con la mente, libera di sognare e di sentirmi quindi sempre in vacanza. Ma cos’è la vacanza? è uno stato mentale più che un luogo, dove quello che ti circonda ha la capacità di dare una nuova dimensione ai tuoi problemi e riesce a farti staccare completamente da quello che ti fa da zavorra nel tuo quotidiano.
Volete continuare a viaggiare con me? Qui oggi termino il mio racconto, allegando come al solito, una delle ricette che mi hanno emozionato.
Quinto giorno – Polperro / Mont St. Michael / Mousehole e Penzance. Un bel giro eh? la giornata è un pò freddina ma la cosa non mi dispiace. Piuttosto diciamo che all’improvviso, appena arrivati a Polperro, comincia a diluviare e tutto intorno si tinge di quel grigio scuro che renderebbe triste anche il carnevale di Rio. Polperro è …. un covo di bucanieri.Un posto particolarissimo, da visitare a piedi velocemente, dove mangiare qualcosa di tipico nei pub folkloristici, e poi ripartire per un’altra meta. Anche la campagna lungo la strada è bella qui, quindi è un piacere viaggiare e spostarsi continuamente.
Direzione Mont St. Michael, dove, come per l’omonimo in Francia, c’è un’abazia su un’isoletta che si raggiunge attraverso una stradina piccola fatta di pietre, in mezzo al mare. E che quando comincia a salire la marea, nell’arco di una decina di minuti viene completamente sommersa dall’acqua. Ed è allora che si assiste allo spettacolo del sole che tramonta sul mare e che rende tutto luccicante, ai gridolini della gente che comincia a bagnarsi le scarpe all’improvviso, a coloro che iniziano a correre verso la terraferma per timore di uno tsunami, ai fidanzati, novelli Lancillotto, che prendono a cavalcioni le fidanzate, a quelli che fanno gli splendidi togliendosi le scarpe ‘tanto che ce ne frega, siamo in vacanza e poi sappiamo nuotare’, e a chi come me, preferisce gustarsi tutto questo spettacolo all’inizio della strada senza mettere a confronto il tempismo dell’oceano con il proprio, alquanto scarso.
Comunque bello bello. Da vedere.
Proseguiamo con Mousehole, villaggio carinissimo di pescatori, ma che, a questo punto, una volta che ne hai visto uno li hai visti tutti. E Penzance, di cui ho solo il ricordo di strade completamente deserte, del nulla da vedere, dell’oceano che sempre mi piace, e di un enorme hamburger con patatine e verdure, troppo grande per il mio stomaco.
Sesto giorno – Lizard o Land’s End. Uno dei posti più belli visitati nella mia vita. La punta estrema della Cornovaglia, dove c’è un ostello, dove un giorno tornerò a scrivere qualcosa. Dove c’è un faro che fa sognare, dove il vento impazza tra i capelli e sferza il viso, dove ho mangiato i cream tea più buoni della vita mia e dove sarei rimasta in contemplazione per giorni. A pensare a Marconi che da li ha messo alla prova il suo sogno di poter invire messaggi aldilà dell’oceano con le sue onde radio; a quanto è bella e immensa e potente la natura tanto da farci sentire un niente e anche stupidi se non lo capiamo. A quanto possiamo condividere con gli altri, godendo solo di un luogo meraviglioso e selvaggio, in un piccolo baretto dove si aveva voglia solo di ripararsi e mangiare dolci e bere the, guardando a strapiombo tutta questa meraviglia sotto e intorno a noi. Qui ci tornerò un giorno, giuro.
Settimo giorno – Lacock. Arriviamo a sorpresa in questo paesino fuori dal mondo dove il tempo sembra essersi fermato. Io disinformata come pochi, e in balia dei programmi a sorpresa del mio meraviglioso marito e navigatore che sa come sorprendermi, non so che fra un pò piangerò per l’emozione. Innanzitutto mi fermo ad una di quelle bancarelle che gli abitanti del posto allestiscono fuori dalle loro case, lasciate incustodite così al bordo delle strade, dove mi studio minuziosamente tutte le marmellate e le conserve messe in vendita, con i rispettivi prezzi e il vasetto dove lasciare i soldi. Una cosa che mi fa inevitabilmente pensare se lo facessimo noi in Italia, a quanto durerebbero, i prodotti e i soldi. E quanti ‘ma che fessi!’ penserebbero di noi i passanti. Vabbè lasciamo stare, va. Altro paese, altre civiltà. Compro una marmellata che so già non mi faranno passare in aeroporto. Pazienza la mangerò tutta prima, rischio diabete veloce. Ma chissene…
Proseguiamo per le stradine tra queste case antiche e caratteristiche della campagna inglese (e si ora siamo un pò fuori dalla cornovaglia, stiamo tornando a Londra, la partenza si avvicina) e arriviamo a Lacock Abbey, un gioiello di architettura e un luogo che racconta storie incredibili. Cliccate sul link e troverete le informazioni turistiche più dettagliate. Io sono rimasta affascinata dalla storia della famiglia Talbot (forse l’inventore della fotografia) che qui ha coltivato i suoi sogni eruditi, circondato da donne meravigliose, autonome e antesignane anche delle attuali foodblogger. Durante il tour dell’abazia, ci sono delle persone ‘agèe’ colte e informatissime, che danno, stanza per stanza, tutte le informazioni di cui il turista ha bisogno. E raccontano e raccontano…. E poi volete mettere la mia emozione, quasi piangevo, anzi ho pure pianto davvero, quando mi sono ritrovata (tra i sorrisetti di mio marito che stava aspettando la mia reazione) nella stanza / aula di pozioni del mio amato Harry Potter? e poi ogni tanto scoprivo altri luoghi immortalati nel film? A me, a me che vivo una vita parallela quando vedo i film di Harru Potter, sperando che esistano veramente?
All’interno dell’abazia c’è anche una mostra permanente davvero, davvero interessante. E che dire del piccolissimo negozio all’interno del cortile, dove si vendono deliziosi libri e dischi vintage. Insomma il prezzo del biglietto (12,5 sterline a testa) è pìù che meritato, per tutto quello che ti offre.
Andiamo via a malincuore e raggiungiamo Bath dove abbiamo prenotano un B&B a sorpresa. E che sorpresa. Praticamente un posto dove possono girare un film horror. Letto a baldacchino rintagliato, coperta viola sul letto, con sopra un’altra coperta di pizzo. Moquette bordeaux, luci basse. Insomma, usciamo per prendere aria, ma ormai anche la città aveva perso il suo fascino. Avevamo gli occhi terrorizzati e vedevamo tutto come in un film. Morale. Siamo scappati di li, e abbiamo riprenotato il nostro meraviglioso e rassicurante B&B a Londra, da Tony e abbiamo affrontato 4 ore di viaggio pur di raggiungerlo.
Ottavo giorno – Londra. Notte tranquilla e soddisfatta. Colazione e giro nei dintorni, viaggiando tra villaggi piccolissimi e deliziosi, aspettando l’ora della partenza. Quindi ritorno a casa. ah! dimenticavo… ho dovuto mangiare quasi tutto il barattolo della marmellata in aeroporto, perchè, loro, non me l’hanno fatta passare. strauff….
E ora la ricetta di questo deliziosi, giganteschi scones serviti con una incredibile crema al mascarpone e salsa calda di frutti rossi.
Cream tea (ovviamente la ricetta non è mia, ma ne ho trovata una eccellente che riporto integralmente –> QUI)
- 250gr di farina tipo ’00’
- 3 cucchiaini di lievito in polvere
- 60 gr di burro freddo
- 30 gr di zucchero
- Un pizzico grande di sale
- 150 ml di latte
- 1 uovo sbattuto (o usare un po di latte)
Metodo di preparazione
- Riscaldate il forno a 220C. Coprite una teglia con la carta da forno.
- Setacciate il lievito e la farina in una terrina con il sale.
- Tagliate il burro a cubetti e aggiungetelo alla terrina.
- Lavorate gli ingredienti velocemente con la punta delle dita fino a quando la miscela sembra come briciole di dimensioni uniformi.
- Mescolate lo zucchero. Poi aggiungete il latte a poco a poco fino ad ottenere un impasto morbido leggermente umido.
- Trasferite l’impasto su un piano di lavoro infarinato e impastatelo 4 o 5 volte leggermente per amalgamarlo bene.
- Stendete l’impasto molto leggermente con uno spessore di due centimetri e ricavatene degli scone poi metteteli su una teglia.
- Spennellate la parte superiore di ogni scone con l’uovo sbattuto.
- Cuocete per 12-15 minuti fino a quando sono ben lievitati e dorati.
Gli scone sono meglio se consumati caldi e direttamente dal forno. Dureranno un paio di giorni se conservati in un contenitore ermetico.
Sono serviti tradizionalmente con marmellata e burro o ‘clotted cream’ (una panna molto ricca della Cornovaglia che è fatta dal latte crudo). Non è possibile trovare questo tipo di panna qui in Italia, quindi uso un’alternativa deliziosa più leggera, che è molto semplice da fare. Frullare insieme mascarpone, panna e zucchero e un goccio di succo di limone.
Questi scone dolci possono essere fatti con diversi ingredienti, per esempio, cannella, uva passa o magari scaglie di cioccolato. Possono essere anche fatti salati, eliminando lo zucchero e aggiungendo di un po’ di formaggio.
Ringrazio Rebecca per la sua meravigliosa e precisa ricetta.
1 aprile 2016
Crepes Nutella e nocciole. I miei risvegli ieri e oggi
24 marzo 2016
Ciucciarelli e Taralloni di Pasqua
I ciucciarelli
- 2 cucchiai di zucchero
- 8 uova
- 50 g di olio
- 50 g di liquore
- 1 pizzico di sale
- 1 pizzico di bicarbonato
- farina q.b.
- un cucchiaino di sale fino
Impastare gli ingredienti e formare un salame grosso da tagliare a tocchetti. Schiacciare ciascun pezzo con il matterello fino a raggiungere lo spessore di un dito. Dare la forma tipica del ciucciarello (tipo un ideogramma cinese!!!) e metterli sulla spianatoia. Portare ad ebollizione una pentola capiente di acqua e immergere i ciucciarelli pochi per volta.
Quando vengono a galla scolarli e rimetterli ad asciugare su un canovaccio. Infornare a 180°-200° o, meglio nel forno a legna, fino a quando diventano dorati e gonfi.
I taralloni
- 12 uova
- 150 g di olio
- 1 ditale di ammoniaca
- farina q.b. per ottenere un impasto morbido ma ‘lavorabile’
Impastare gli ingredienti e formare un salame grosso da tagliare a grossi tocchi. Formare dei grossi cilindri e avvolgerli a tarallo. Metterli sulla spianatoia. Portare ad ebollizione una pentola capiente di acqua e immergerli pochi per volta.
Quando vengono a galla scolarli e rimetterli ad asciugare bene su un canovaccio. Praticare delle incisioni lungo tutta la parte centrale del tarallo. Infornare a 180° o, meglio nel forno a legna, fino a quando diventano dorati e gonfi.
Il gilèp (o giulebbe o naspro)
- 1 kg di zucchero
- 250 g di acqua
- 2 albumi






