15 settembre 2016

Strudel di fichi

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Mi son svegliata e c’era la nebbia. Mi sono avvolta nello scialle turchese leggero e sono uscita per respirare l’aria fresca e umida che comincia a profumare di un’altra stagione, che però ancora non è qui. Si sta solo affacciando e sa che la sto aspettando. Mi son goduta i primi brividi di freddo e son tornata in casa perchè il caffè era già pronto e mi aveva avvertito con il suo profumo.

L’estate sta andando via e porterà con se la mia spossatezza, la mia indolenza e la sensazione perenne di disagio che mi accompagna quando c’è caldo.

Sbrigo le faccende in casa perchè ora si, col fresco, che ho voglia di uscire e passeggiare nell’erba bagnata e raccogliere quello che la mia campagna comincia a regalare.

Arrivo in campagna e vado nell’orto, mentre una pioggia finissima comincia a scendere. Mi stupisco nel vedere quante melanzane e peperoni e pomodori ancora ci sono sulle piante e quante ne spunteranno ancora, ora piccole ma promettenti. Ovunque odore di menta, basilico ormai fiorito, salvia e rosmarino. E’ spuntata anche la mentuccia che se la calpesti diffonde un profumo selvatico e antico. Un albero di fichi dimenticato, perchè non ha mai portato frutti, ora è pieno di fichi spaccati e aperti che sembrano fiori rossi.

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E piove….

Lumachine lente mi consigliano di rallentare e io mi perdo in questo pensiero. vorrei tanto fermarmi un pò, ma non è nella mia natura.

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Raccolgo nel cesto quello che posso, erbe aromatiche, cicorielle tenere e ‘sivoni’ appena spuntati, 3 zucchine con un fiore grande, due melanzane viola e una bianca, qualche pomodoro già rosso, peperoni verdi, qualche fico maturo, poche more e anche due lilium e una rosa profumata spuntati a sorpresa nel giardino. Ormai diluvia e non posso più restare. Torno a casa con una bella energia addosso.

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Ci sono i miei nipoti a casa e decido di preparare con loro un dolce. Uno strudel veloce con i fichi da mangiare con la crema pasticcera calda. Insomma ho voglia di autunno anche a tavola. E con loro cominciamo la lezione. Devo combattere con la loro golosità. Rubano pezzi di fichi e cucchiaiate di crema pasticcera calda. E salterebbero volentieri il pranzo per mangiare direttamente il dolce.

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Ingredienti per lo Strudel veloce di fichi

° un rotolo di pasta sfoglia

° fichi a piacere

° due biscotti da sbriciolare

° una mela

° scorza grattugiata di un limone

° pinoli e uvetta ammorbidita in acqua calda

 

Ingredienti per la Crema pasticcera

° 500 ml di latte

° 2 cucchiai di farina

° 2 cucchiai di zucchero

° 2 tuorli

° la scorza di un limone tagliata sottile senza la parte bianca

 

Stendere la sfoglia sulla propria carta da forno. Sbriciolare i biscotti. Tagliare a pezzi i fichi, sbucciare la mela e tagliarla a fettine sottili e distribuire il tutto sui biscotti. Aggiungere la scorza del limone, i pinoli e l’uvetta. Arrotolare la sfoglia come se fosse un fagotto. Bucherellare la superficie e infornare a 180° fino a doratura.

Preparae nel frattempo la crema pasticcera. Mettere a scaldare in una pentola di acciaio 400 ml di latte e la scorza del limone. In una ciotola amalgamare benissimo, senza grumi, la farina, lo zucchero, i tuorli e 100 ml di latte. Quando il latte sul fuoco comincia a fumare, prima dell’ebollizione, aggiungerlo piano piano, sempre mescolando, nella ciotola degli altri ingredienti. Rimettere il tutto nella pentola e continuare a mescolare finchè si addensa.

Servire lo strudel a fette, spolverizzato di zucchero a velo, su una base di crema pasticcera calda.

 

 

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18 marzo 2016

Plum cake ROCK al limone

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Alle 16 ho un appuntamento. Il cielo si sta oscurando velocemente e non promette niente di buono. Ieri ho mandato un messaggio ad un mio amico col quale abbiamo lavorato insieme tempo fa, divertendomi moltissimo. Da quando sono a Roma mi è venuta la fissa di scrivere in romano. Mi fa sentire, come dire, a casa in un posto che non è casa mia. Non ho radici qui. Solo qualche radichetta che ho piantato da quando avevo 10 anni, venendo almeno una volta l’anno qui. Ed è per questo che ho accettato di venirci a vivere. Non per sempre. A spizzichi e bocconi. Due/tre settimane qui e una giù. Giusto il tempo di essere contenta di stare in un posto e poi stancarmi. Cambiare posto ed essere sempre felice di tornare nell’altro.

Dicevo, gli ho mandato un messaggio per ricordargli un invito a pranzo per parlare di lavoro. Ammazzandoci dalle risate per il mio romano abbiamo deciso, no pranzo, si caffè e vengo con un amico. L’amico lo conoscevo già, grande musicista, che fa la musica che piace a me, rock, forte, bella, ma con contenuti veri, di quelli che ti fanno pensare. Tanto lo sanno tutti quelli che mi conoscono che sotto l’aspetto angelico e solare, si nasconde in me un cuore metal, dark, che scoppia di musica dura ad alto volume. Si vabbè direte…. ma non lo dite, perchè è vero.

Mi dico, solo il caffè davvero gli faccio trovare? no, tanto che ci vuole? cinque minuti impasto un dolce, sperando che venga bene, così parliamo, beviamo il caffè caldo, un pezzo di dolce bello caldo…. E così mentre penso il dolce è già nel forno. Senza bilancia, misurato con i bicchieri, al volo, un plum cake, così me lo ritrovo anche per domani mattina per colazione.

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Alle 16 puntuali come un orologio che va bene, suona il citofono. Fuori il cielo è sempre più nero. Minaccia. Arrivano i miei amici e come nel detto ‘ora devi far piovere’, che si dice quando si fa una cosa desiderata da tempo che poi si riesce a realizzare, comincia a grandinare. Un segno del destino.

Appena entrati, ci salutiamo e assisto alla loro reazione. Nasi che annusano l’aria, capiscono quello che succede nel forno, sorrisi che si allargano e occhi che diventano sognanti. E la felicità is in the air. E comincia così un pomeriggio di brain storming intenso che porterà sicuramente a progetti interessanti. D’altro canto se si mettono insieme ‘l’omo più importante der cinema’, il più tosto dei musicisti rock, e la blogger più casinista che c’è, non può venir fuori che qualcosa di forte. Ne vedremo delle belle.

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Intanto vi do la ricetta del plum cake che, per dovere di cronaca, è durato pochi minuti, e vi lascio in attesa dei nostri progetti….

YEEEAAAHHHHHH

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Plum cake al limone

- due bicchieri di farina 00 (1 bicchiere = 200 ml scarsi)

- mezzo bicchiere di amido di mais

- un bicchiere scarso di zucchero

- tre uova

- lievito per dolci

- un bicchiere scarso di latte

- due dita di olio di semi o burro sciolto o olio extravergie di oliva leggero

- la scorza grattugiata di due limoni biologici grandi

Mescolare prima gli ingredienti solidi e poi insieme tutti i liquidi.  Mescolare energicamente con la frusta ficnhè vedrete formarsi delle bolle in superficie, che fanno plop plop

Foderare di carta da forno bagnata uno stampo da plum cake. Versare l’impasto e infornare a 180° in forno già caldo. Aspettare circa 20/30 minuti e controllare ogni tanto con lo stuzzicadenti che ne esca asciutto.

Spolverizzare con abbondante zucchero a velo e  servire con una buona marmellata, di ciliege o di mirtilli o di arance…. come preferite.

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2 luglio 2015

Storia di caldo, di casa e di frisella

frisella con zucchine 

Ero in autostrada e, sotto il sole cocente, tornavo a Roma. Avevo lasciato la mia Puglia e questa volta avevo anche sofferto perchè avevo lasciato alle spalle anche il mio mare azzurro e trasparente. Quello che piace a me, quasi fermo, con le correnti ghiacciate che ti sorprendono e ti fanno mancare il respiro, quando le incroci. Mi era venuta la nostalgia dell’emigrante e questa cosa non mi piaceva affatto. Intanto mi lasciavo incantare dal paesaggio che cambiava continuamente. Dalla paradossale leggerezza delle pale eoliche che indolenti ruotavano al vento, spingendole li in alto, disseminate qua e la su colline ben arate, ora verdi, fra un pò gialle e arse per il caldo. E ogni tanto mi godevo la vista di paesi arrampicati sul basse montagne, belli, ma belli davvero. E riflettevo ad ogni cartellone degli autogrill che diceva ‘Sei in un paese meraviglioso’, pensando che era vero. Ad ogni autogrill, come a voler sottolineare la diversità di ogni punto di questo nostro paese, accomunato solo da una bellezza struggente.

La costante del viaggio era stata quindi la malinconia. Per una campagna ed un mare lasciato (anche se per poco) alle spalle. Per una serie infinita di posti dove mi piacerebbe vivere. Per il caldo patito lungo la strada, che mi abbatteva non solo il fisico. Per un caldo che sicuramente avrei dovuto affrontare una volta a Roma, che mi avrebbe impedito di uscire di giorno. Per essere costretta a vivere come i vampiri che, alle prime luci dell’alba, cominciano a tremare per la paura.

Intanto il web mi accompagnava lungo la strada, con gli scambi sempre più frenetici sui social, dove si, è bello esserci, ma che da un pò di tempo cominciava a darmi l’impressione di una piazza troppo affollata dove tutti pur di far sentire la propria voce, gridano, sempre di più, e si spintonano, e alzano la mano, e si sforzano di ‘fare gli splendidi’, per farsi notare. E anche tutta questa energia altrui, mi stancava. Fisicamente proprio…. E cominciavo a riflettere sulla direzione che forse avrei dovuto prendere prima o poi…

Intanto mi arrivano messaggi degli amici in attesa del mio ritorno. Ma dove sei? Sei partita?  quando arrivi? Chiamami quando ci sei, perchè oggi ti porto a vedere un posto meraviglioso…. e così via.

E intanto sole e strada e caldo. E malinconia.

Finalmente la coda che chiudeva l’autostrada e precedeva la nuova frenesia delle strade di città, di chi tornava al lavoro, accellerando, rientrando nella normale sensazione ansiosa di essere in ritardo. E di chi invece affrontava con coraggio il traffico per andare nella propria direzione.

Scaricai le valige, sempre troppe per questi weekend veloci, con le solite cose terrone da mangiare, friselle, cocomeri, cacioricotta ecc…. per non spezzare il filo che mi tiene legata al ‘trullo’. Una specie di filo d’Arianna che ti garantisce di tornare alla libertà… ‘Che scema che sono’, penso ogni volta.

Entrai in una casa accaldata che mi aspettava pulita e al semibuio. Mi arrivò un messaggio impaziente di un’amica… ‘Allora?'. E la mia risposta fu…. ‘Finalmente sono a casa’.

E li mi sorpresi a pensare che era la prima volta che pronunciavo questa frase ‘Sono a casa’. E capii che finalmente qualcosa era scattato. Ero a casa mia. Un’altra, ancora, ma casa mia.

Ed una nuova sensazione si fece strada. Allora fuori le friselle per un pasto veloce che combatte il caldo e mi da energia. E poi via, in giro per la città, alla scoperta di questo posto meraviglioso.

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Frisella integrale con zucchine crude al limone, prosciutto crudo e cacioricotta

- una frisella integrale

- due fette di prosciutto crudo

- una zucchina freschissima e biologica

- cacioricotta da grattugiare (ricotta salata per i non pugliesi)

- sale grosso e fino

- limone

- olio extravergine di oliva

Lavare e spuntare la zucchina.

Con un pelapatate tagliare tanti ‘nastri’ di zucchina che metterete in una ciotola capiente senza schiacciarli.

Cospargete una manciata di sale grosso sulle zucchine per far perdere l’acqua di vegetazione e lasciarle così per almeno una decina di minuti.

Sciacquare le zucchine e strizzarle bene facendo attenzione a non romperle. Conditele con succo di limone e olio extravergine di oliva. Assaggiatele prima di mettere il sale per vedere se vanno bene così o no.

Bagnare la frisella poco prima di mangiarla, altrimenti si ammorbidisce troppo.

Quindi disporre le due fette di prosciutto, i nastri di zucchina e, le scaglie di cacioricotta.

Versate un pò dell’olio e limone delle zucchine e buon appetito.

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10 marzo 2015

Lemon Loaf (cake al limone)

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Maledizione alle diete e a chi ci mette in testa che magro per forza deve essere bello. Eppure com’è che, se fa così tendenza essere magre, quando vado nei negozi per comprare qualcosa, le uniche taglie rimaste sono sempre quelle piccole? Perchè? ne prendete di più perchè le vostre clienti sono tutte magre e poi vi avanzano? o perchè finiscono prima quelle sulla 46, dato che sono, siamo tutte oltre la 46? E poi noi che abbiamo questo rapporto di amore con il cibo siamo ogni momento sottoposte a torture e condizionamenti dalla tv con i suoi millemilla programmi di cucina, dai giornali e dai libri con foto e idee meravigliose, e poi dalla mia mammaaaaa che anche se passo per un momento da casa sua, so già a 100 metri da casa sua cosa sta cucinando. Riconosco a distanza il profumo delle sue focacce, le melanzane ripiene, il brodo di carne, il ragùùùùùùù- Ecco solo a parlarne mi viene fame e stasera mi tocca invece insalata e fettina.

Poi un bel giorno, tra la miriade di social dove trovi tutte le idee super faccio la conoscenza di un dolce per me (credevo) nuovo. Il Lemon Loaf, che mi appare in tutto il suo splendore e profumo… e mi dico, ok lo faccio, ne mangio solo una fetta, lo distribuisco, ancora non so cosa farò, ma il dolce lo faccio e basta.

Ma non è stato semplice trovare la ricetta giusta. E si, perchè ne ho trovate di mille versioni, con quantità e ingredienti davvero diversi tra loro, a parte i limoni. E questo mi ha creato davvero qualche problemino di scelta. E così mi sono affidata al web, ho lanciato un appello e la prima ricetta che ho ricevuto, da Lydia Martucci Zecca ho deciso che l’avrei fatta. E sono felice della scelta.

Il risultato è un dolce da cuocere in uno stampo da plum cake, da inzuppare, ancora caldo, con uno sciroppo di zucchero, limone e acqua. Da mangiare, io pensavo, all’ora del thè, come una bella usanza inglese. E invece no, è un dolce bello da vedere, buono da mangiare a colazione, a merenda, all’ora del thè, dopo cena, quando hai voglia di qualcosa di buono buono, qualcosa che ti tiri su, che ti dia una spinta verso il buonumore ecc….

Ma avete visto che parlando parlando ho dimenticato completamente la parola e l’idea della dieta?

Vi prego provate a farlo e poi mi direte…..

Ecco qui la ricetta, riportata pari pari (bè insomma qualche piccola modifica l’ho fatta)

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Lemon Loaf

- 350 g di farina 00
· 200 g di burro fuso
· la scorza grattugiata di 2 limoni
· 320 g di zucchero
· 3 uova
· 1 pizzico sale
· una bustina di lievito in polvere
· 250 ml di latte
· Semi di un baccello di vaniglia

Per lo sciroppo
· il succo e la buccia grattugiata di 2 limoni
· 50 g di zucchero al velo
· 100 ml di acqua

Foderare uno stampo da plumcake 30x11 con carta da forno. Scaldare il forno a 170°.

Lavorare lo zucchero con la scorza e le uova. Aggiungere la farina col lievito e il sale, e poi il latte con la vaniglia. Lavorare l’impasto finche diventa gonfio e soffice. Quindi aggiungere il burro fuso e lavorare ancora per amalgamare. (Io proverei anche con meno quantità di olio di semi, per intolleranti al lattosio)

Versare nello stampo e infornare. Non preoccupatevi se vi sembra che sia tanto l’impasto. La ricetta è proprio così…  Far cuocere per 1 h e 15 minuti, o finché non prende un bel colore dorato.

Controllare la cottura interna del dolce, infilando uno stecchino di legno, che dovrà uscire asciutto. Se l’interno dovesse risultare ancora umido e l’esterno sembra cotto, coprire con carta stagnola e continuare la cottura.

Nel frattempo preparare lo sciroppo mettendo in un pentolino lo zucchero, il succo e la scorza di limone e l'acqua, portare a bollore e aspettare che si riduca, diventando un pò più denso.

Quando il dolce sarà cotto, e ancora caldo, bucherellarlo qua e la, con lo stecchino, fino alla base, lasciandolo ancora nella sua teglia. Aiutandovi con un cucchiaio, versare sulla superficie, piano piano, tutto lo sciroppo. Aspettare che si raffreddi il tutto. Tirarlo fuori dalla teglia e servire.

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5 febbraio 2015

Dolce facile crema e fragole, per chi ha voglia di primavera

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Ho appena chiuso il libro. Ho deciso di riprendere di nuovo quella meravigliosa abitudine di accarezzare le pagine di carta e di riempirmi di storie e parole scritte da altri, immagino, anche per me. Grande è la differenza tra le parole virtuali e quelle fatte di un inchiostro che puoi toccare. Arrivano comunque al cuore, ma con tempi, velocità e strade diverse. Ma bisogna reimparare a soppesare in maniera diversa entrambe.

Mi mancava il tempo lento dei libri, seduta sul divano di casa, o della lettura del primo mattino, fatta non solo di notizie e aggiornamenti fb, ma anche di pensieri belli e storie lontane, trovate in un libro scelto da me, dopo un consiglio di un’amica che legge, o di un’impressione ricevuta in libreria, dopo aver letto la prima pagina… Bello il tempo ritagliato e ritrovato per se. E poi bello anche arricchirsi per poi tornare a scrivere per chi passa qui da me e, come sto facendo ora, condividere quello che vivo.

Le giornate nella mia nuova casa si stanno riempiendo di luce e di progetti nuovi. La primavera è ancora lontana, ma si sente che comunque arriverà, perchè le giornate si stanno allungando, offrendoci passeggiate più lunghe e tempi migliori per le foto. Anche i desideri sanno di primavera. Abbiamo tutti voglia di luce bianca, di sapori freschi, di cose golose ma leggere. E oggi così sarà. Fra un pò, dopo aver messo in ordine questo piccolo rifugio che sta diventando prezioso per me, per noi, con calma, come una bolla strana e silenziosa che vagherà per la strada rumorosa di questa città, uscirò. Camminerò e camminerò per andare a comprare un frutto fuori stagione, a dispetto di chi mi griderà dietro ‘noooo, solo frutta di stagioneeee’, e comprerò anche dei fiori. Si dei fiori profumati che mi proietteranno nella prossima primavera. E si, perchè non ho solo desiderio di cose buone da mangiare, ma anche di profumi da sentire. Di quelli che in un istante ti portano una valanga di emozioni, di passeggiate nei prati, di abiti leggeri, di gite in campagna e, soprattutto, di tepore sulla pelle.

Fuori fa freddo, tanto. Ma sono pronta a non dargli peso. A dopo.

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Dolce facile crema e fragole

-un piccolo pan di spagna

- crema pasticcera (250 g. di latte intero, 1 tuorlo, un cucchiaio di zucchero, un cucchiaio di farina e scorza di limone intera)

- fragole (lo so che sono fuori stagione!)

- succo d’ananas per inzuppare

Tagliare in tre parti il pan di spagna e inzupparlo a piacere con il succo d’ananas. Eliminare la scorza del limone dalla crema. Distribuire la crema pasticcera sia sul primo che sul secondo strato e conservarne un pò anche per lo strato in superficie, per poter ‘fissare’ le fragole (lavate in acqua e bicarbonato e tamponate per benino).

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8 aprile 2014

Quaresima, cenere sul capo e la mia crostata di marmellata e scorza di limone

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(Quando ho scritto questo post avevo uno stato d’animo corrispondente a questa musica… https://www.youtube.com/watch?v=M1fUgpYSdpo)

Vabbè che siamo in Quaresima. Vabbè che siamo tutti peccatori (vedi post precedente). Vabbè che dobbiamo cospargerci il capo di cenere ammettendolo. E vabbè che dobbiamo saper accettare di aver torto ed essere umili. Ma certe volte la rabbia supera anche l’auspicabile umiltà.

Vi racconto.

Ho preso un’altra multa. Mi direte, e vabbè ma allora sei tu… E che ne so? Ma il fatto che la legge non ammette ignoranza è proprio giusto? Se tu, uomo delle forze dell’ordine (scritto minuscolo tiè), mi fermi con la paletta e la faccia di chi dice ‘ti ho beccata’ e io mi fermo buona buona. Già il tono autoritario con cui mi dici ‘spenga il motore!’ lo considero un abuso di potere. Poi mi dici… patente, eccola, libretto, eccolo, assicurazione, ecco il tagliando. Guardi la mia cintura di sicurezza e mi dico brava, auricolare del telefono, e mi sento ligia al dovere io. Poi mi dici ‘certificato di assicurazione’, e io ‘cheeeee????'. ‘Signora, sa quel foglietto da cui stacca il contrassegno dell’assicurazione? bè quello’ E io, ‘ma quello lo consegno al commercialista per scaricare….blablabla’. Tiè allora beccati sta multa. Signora non si innervosisca, stia calma, ma deve accettare la multa.

Vabbè, ho capito che la legge non ammette ignoranza, ma dove li comunicano ‘gli aggiornamenti’ delle leggi stradali? Quando ho preso io la patente non esisteva quest’obbligo. E se non faccio dei corsi di aggiornamento sulla patente, chi me le dice queste cose? Perchè ammettetelo, la maggior parte di voi intanto lo porta con se solo perchè in automatico quando ritira il contrassegno infila nel libretto il certificato. E non perchè sa che è obbligatorio. Sgrunt.

Molti dei suoi nonni, i bistriquadrisnonni, sono stati ricordati con veemenza, in quei cinque minuti. Lui ha conservato una calma divertita che ha avuto l’effetto di potenziare l’evocazione dei suddetti avi, fino ad Adamo. Ma alla fine diciamo che di fronte alla LEGGE, ho dovuto abbassare la testa e accettare la condanna. Ma l’unica cosa che posso ammettere è che IGNORAVO la legge del certificato, ma non posso accettare di essere definita ‘TRASGRESSORE’.

Almeno ho avuto la soddisfazione di veder scritto sul verbale alla voce ‘dichiarazione del trasgressore: è meglio non dichiarare quello che ho in mente in questo momento’- E quella parte me la incornicio.

Come giustificare la ricetta di oggi?

volevo scrivere cose belle, tutte quelle che avevo in mente quando l’ho preparata. E vantarmi di aver intrecciato con precisione le strisce della frolla, che ho creato tute uguali usando addirittura il righello per portare il segno e misurarle precise precise.

Invece guardandola, ora mi viene in mente solo l’intreccio complicato delle strade perverse che percorre la legge, per spillare soldi alla gente. E a me, che devo pure accettare per forza il fatto di NON aver ragione.

Sono arrabbiata, ma mi passerà.

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Crostata con marmellata e scorza di limone (English version below)

- 300 g di farina

- 180 g di burro buono ammorbidito

- 100 g di zucchero

- un uovo

- un pizzico di sale

- mezzo cucchiaino di lievito per dolci

 

- due limoni freschi e biologici

- un barattolo di marmellata possibilimente di ciliege, a pezzettoni

- zucchero a velo per la decorazione finale

 

Impastare velocemente tutti gli ingredienti per la frolla + la scorza di uno dei due limoni

Formare una palla, avvolgerla nella pellicola e metterla in frigo a riposare per almeno un’ora.

Dopodicchè stendere 2/3 della palla e foderare una teglia per crostata.

Bucherellare il fondo. In una ciotola mescolare la marmellata e il succo di mezzo limone.

Distribuire la marmellata sulla frolla nella teglia. Grattugiare la scorza dell’altro limone.

Stendere il resto della frolla, spolverizzare con un pò di farina. Con l’aiuto di un righello tagliare (con la rotella dentellata) tante strisce uguali. Formare una griglia come quella della foto, direttamente nella teglia.

Sistemare sulla placca del forno e cuocere in forno già caldo a 180° fino a doratura.

Far raffreddare e servire spolverizzato di zucchero a velo.

Purtroppo la foto finale l’ho fatta al volo, senza zucchero, perchè non ho fatto in tempo…. è finita in un istante…..

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Tart with jam and lemon zest

- 300 g flour

- 180 g butter, softened and good

- 100 g  sugar

- 1 egg

- A pinch of salt

- Half a teaspoon of baking powder

- Two fresh organic lemons 

- A jar of cherry jam 

- Icing sugar 

Mix quickly  all the ingredients for the pastry and add zest of one lemon

Form a ball, wrap in plastic wrap and put it in the fridge  for at least an hour.

Spread 2/3 of the ball and put it in a tart pan .

In a bowl mix the jam and the juice of half a lemon.

Spread the jam on the pastry into the pan . Grate the zest of the other lemon.

Spread the rest of the pastry , sprinkle with a little flour . With the help of a ruler cut, make many equal strips . Form a grid like the one of the photo, directly into the pan .

Place on a baking tray and bake in a preheated oven at 180 degrees until golden brown.

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29 dicembre 2013

Canarino time

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Ogni persona è un mondo da esplorare. Ci sono mondi con il cuore aperto, da cui vengono fuori battute e abbracci, che è facile capire. E poi ci sono i mondi silenziosi, che devi quasi pagare per avere un sorriso, con gli sguardi  sempre altrove, che non sai mai bene che pensieri possono avere. E proprio da li a volte arrivano cose che ti stupiscono.

Io ho un amico che pensa molto e parla molto molto meno di me. Però è uno che ha orecchie e occhi curiosi e attenti, una mente con mille rotelle che girano contemporaneamente e che ‘si butta’ senza pensarci due volte nelle cose che gli piacciono. Però tutto sempre in silenzio. Ed è un mondo con mille interessi, da approfondire uno per volta, da vivere uno per volta, da condividere con gli amici appena è pronto. E così quando in lui è affiorata la passione per il mare ha preso la patente per guidare una barca, ne ha comprata una e ha portato in giro tutti, nel mare della Grecia, nel mare di Trani, in quello delle Eolie ecc… Oppure ci ha invitato semplicemente a pranzo fermi nel porto, a cucinare e mangiare quello che c’era, pur di stare insieme e farci cullare dalle onde di uno stesso mare, in un posto stretto e comune.

Poi è arrivato il momento delle essenze. E li, via con i profumi fatti apposta per noi, con note di agrumi, di patchouli, di vetiver, di limone e rosmarino, a seconda di come ci vedeva lui.  E poi via ai deodoranti naturali.

Poi ci siamo specializzati nei liquori, di mille erbe, tutte quelle che trovava, dai sapori delicati o forti da morire, e noi tutti li ad assaggiare e a sfottere per la sua nuova passione.

Poi abbiamo vissuto il momento della sauna. E tutti li a lessarci insieme seduti su panche di legno profumate, prima di infilarci fumanti come patate appena scolate, sotto la doccia ghiacciata all’aperto.

Guai a dargli nelle mani una pietra ollare, perchè nell’arco di una serata vi cucinerà di tutto, dal pomodoro alla banana con cioccolato fuso, passando per pollo-uova-formaggio insistendo che la fiamma è sufficiente, che si fa sicuramente tutto così con i tempi che dice lui….

Lui che sulla frisella ci mette di tutto, pure la lavanda, e fa bene. E anche nei cocktail che prepara, nelle attese che il pranzo sia pronto, sperimenta cetrioli e anguria e sedano e i suoi liquori e tutto quello che ritiene possa andare bene.

Il tema di quest’anno è stato ‘come preparare le tisane personalizzate. E si, perchè a uno piace il finocchietto, all’altro la liquirizia, una odia la cannella e ama invece l’anice stellato e la menta. E giù di erbe anche li, dosate non a caso, ma secondo il criterio appreso sui libri che studia appositamente per se e per noi.

Ma da un pò di tempo ci siamo calmati nel tipo, non nella quantità. Dopo le serate passate a mangiare, con la scusa delle feste e dei giochi che dovrebbero iniziare senza mangiare niente, e che invece si iniziano sempre all’una di notte, dopo aver mangiato di tutto (leggi pietra ollare), arriva puntuale il CANARINO, meravigliosa riscoperta di una ricetta antica e semplice … che ci consente di placare lo stomaco e i sensi di colpa del dopo cena.

E litri e litri di canarini con scorza di limone e mieli profumati e zuccheri grezzi, compaiono sulle nostre tavole, mentre si aprono le danze di saltinmente, pictionary e di allegre ed estenuanti discussioni sulle parole oleandro, sambuco e starne secondo lui domestiche.

E tutto questo fatto e offerto sempre con poche parole (a parte le starne, che li ancora continuiamo a discutere…).

Aspetteremo la prossima passione. Per ora gustiamoci il nostro canarino…. La ricetta? Solo acqua e scorza gialla sottile di limoni biologici, fatti bollire per un quarto d’ora. A piacere si può aggiungere anche una foglia di alloro, e dolcificare come si desidera. Ma è buono anche così, nature!

Alla prossima.

E al prossimo amico.canarino1

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29 giugno 2013

La Compagnia delle donne e lo Sciroppo di limone

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Strana stagione questa estate. Sembra arrivare, ma poi si nasconde. E pensare che proprio quest’anno ho bisogno di caldo. Si cambia in maniera inaspettata. Fino a qualche mese fa camminavo in mezzo alla neve anche a mezze maniche e d’estate mi rifugiavo in casa aspettando la sera per cercare quiete. Poi lentamente qualcosa succede. Forse ho semplicemente saltato un’estate quella scorsa, chiusa in me stessa e in casa, per il bisogno interiore di solitudine e pace. Ma evidentemente il ritmo naturale delle cose chiede prima o poi il suo conto. E quest’anno chiede di recuperare sole e caldo e estate. E aspetterò che tornino.

Qualche giorno caldo però l’abbiamo avuto. Un pò spaventata per tutto questo mio desiderio nuovo, ho deciso di cogliere al volo qualche ora di mare. Telefonata di prima mattina ad un’amica che lavora solo di pomeriggio, si infilano asciugamani, bottiglietta d’acqua, mela e taralli nella borsa. Addosso il costume. Cappello in testa, e si parte. Tanto il mare è qui vicino, solo una trentina di km. E già alla partenza si assapora una strana sensazione.

Come mai ci si sente più leggere, con un peso in meno sul cuore, allegre e rilassate, con tanta voglia di parlare, ma anche con la certezza che i silenzi non peseranno, ma saranno un balsamo per queste poche ore che ci stiamo regalando? E’ la compagnia delle donne, delle amiche. Non devi spiegare niente, perchè i nostri mondi si somigliano. Non devi cercare parole strane per spiegare le angosce del quotidiano, perchè le nostre giornate sono uguali. Non devi temere di non essere capita se parli delle delusioni e dei progetti mai realizzati, ma lasciati li nel cassetto, non chiuso a chiave, perchè sempre pronto per essere riaperto, perchè delusioni e progetti noi li abbiamo sempre nel cuore. E quando si cominciano a confrontare i sogni, ci si illuminano gli occhi perchè capiamo che basterebbe unire le forze o semplicemente appoggiarsi l’un l’altra per decollare verso la realizzazione. Anche piangere su racconti dolorosi è facile, perchè sappiamo piangere insieme senza vergognarci. E parlare del nostro passato vissuto a volte insieme in mezzo a risate di viaggi lontani, e abbracciarci per i dolori presenti. E sognare di cose da fare e dirsi' ‘ ma si dai, che lo possiamo fare’. Le donne, le amiche. Un balsamo per i momenti bui, un volano per i momenti belli, che così arrivano sempre più in alto, se condivisi.

E questa estate, quando e se comincerà per davvero, la riempirò con risate e racconti, e passeggiate al mare o spaghettate in campagna. Con tutte le amiche che vorranno essere con me, e con gli uomini della vita mia.

E frugando nel passato, ho ritrovato una ricetta di un sapore semplice e antico. Per bambini o per i bambini che siamo anche noi. Lo sciroppo di limone. Da diluire semplicemente con acqua e arricchire con ghiaccio, tanto, e fette di limone fresco. O da usare per servire la frutta a pezzi, come se fosse un dolce prezioso.

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Sciroppo di limone

250 g di succo di limone filtrato

2 limoni freschissimi, non trattati

350 g di zucchero

Spremere il succo dei limoni e versarlo in una pentola di acciaio dove avrete già messo lo zucchero. Mescolare fino a far sciogliere il tutto e portare ad ebollizione. Far cuocere per altri 5 minuti e spegnere.

Grattugiare la scorza dei limoni e aggiungerla allo sciroppo. Coprire con un panno pulito.  Aspettare che si raffreddi e quindi filtrare il tutto. Imbottigliare e conservare.

Quello che resta nel colino dopo aver filtrato il tutto, io l’ho diluito con poca acqua ancora e ho fatto dei ghiaccioli.

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15 gennaio 2013

Crostata del Sole, con mele, arance e limoni

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Ho sognato di danzare. I sogni hanno il potere di influenzare le ore buie della notte e il battito del tuo cuore. Come pure il risveglio del mattino per iniziare la giornata. E l’umore che ti porterai appresso per le ore che verranno. C’è chi dice che sono l’estensione di quello che abbiamo dentro. C’è chi crede nel loro potere premonitore. C’è chi li considera uno spazio ignoto in cui possono incrociarsi dimensioni diverse a noi sconosciute.  Io credo che invece li confluiscano i nostri desideri e i nostri timori. E’ uno spazio profondo che viene a galla quando le zavorre della ragione e del buon senso vengono mollati, al buio.

Ed è così che c’è stato un tempo in cui sognavo di essere in bilico su un grande muro dello spessore di un mattone solo, altissimo, che si ergeva da un mare nero in tempesta. E poi un altro tempo in cui sognavo di nuotare in un mare sereno  limpido e azzurro dal quale spuntava la punta di un campanile di un paese sommerso, come favola. E poi sogni in cui prendevo la rincorsa e imparavo a volare. E planavo e planavo sulle colline della mia terra, e se mi avvicinavo alla terra, bastava ridarmi una piccola spinta per tornare a volare. Non son mancati i sogni bui dove serpi e cani e uomini cattivi minacciavano i miei figli. E nemmeno son mancate le notti senza sogni, dove avevo l’impressione di non essermi mai addormentata e mi rialzavo stanca.

Ma poi arriva il momento in cui vorresti danzare di giorno e almeno di notte, nei tuoi sogni riesci a farlo. E nel sogno stesso chiudi ancora gli occhi per sentire meglio la musica e ti abbandoni ad essa. E cominci a muoverti, leggera e segui tutti i movimenti che senti dentro. E volteggi, e salti e spicchi il volo, e ti scuoti, e ti fermi, per poi ricominciare. Poi all’improvviso la musica smette, avverti una luce che ti chiama e piombi pesantemente nella realtà di un nuovo giorno che comincia.

Vorrei ritrovare la stessa musica e la stessa leggerezza dei miei sogni, nelle ore del giorno.

Cominciamo con questo giorno allora.

Per ora vi regalo una ricetta che sa di sole e così l’ho chiamata. Provatela… regala emozioni.

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Crostata del sole (mele, limoni e arance)

(x la frolla)

- 350 g di farina

- 120 di zucchero

- 120 di burro

- 2 uova

- un pizzico di sale

- mezza bustina di lievito per dolci

(x la farcitura)

- due mele

- due arance rigorosamente biologiche

- un limone grande rigorosamente biologico

- zucchero (un quarto del peso della frutta)

- mezzo bicchiere d’acqua

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Amalgamare tutti gli ingredienti della frolla, formare una palla e metterla in frigo per almeno mezz’ora.

Sbucciare le mele e tagliarle a pezzi. Lavare le arance e il limone e tagliarli a fettine con tutta la buccia e aggiungerli alle mele. Aggiungere lo zucchero (un quarto del peso della frutta), il mezzo bicchiere d’acqua e metterli sul fuoco medio. Se si forma la schiuma eliminarla. Far cuocere finchè si consuma tutta l’acqua e rimane una poltiglia dorata e densa.

Stendere metà della frolla in una teglia per crostate, imburrata e infarinata. Distribuire il composto di frutta. Con l’altra metà della frolla formare una grata a proprio piacimento (io uso una griglia, ma quella fatta a mano è uguale).

Infornare a 180° fino a doratura.

Spolverizzate a piacere con zucchero a velo.

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