A me Starbucks sta profondamente antipatico.
Il motivo è semplice: sbagliano sempre a scrivere il mio nome sui loro bicchierini e bicchieroni di cartone e io, al mio nome, ci tengo particolarmente.
Il fatto che sia una geniale operazione di marketing che fa si che tutti (me compresa) scattino una foto al bicchiere -ino o one che sia- con il nome storpiato e la pubblichino sui social all'urlo di "guardate cosa hanno scritto al posto del mio bellisssssssimo nome" facendo di fatto pubblicità al signor Starbucks non mi consola affatto.
E poi, diciamoci la verità : io sono italiana, sono nata e cresciuta nella patria del caffè espresso -che bevo rigorosamente amaro- e non potrò mai e dico mai amare un Frappuccino qualsiasi.
Devo anche aggiungere che non ho particolare simpatia neanche per Milano e non riesco a tollerare che qualsiasi cosa apra in Italia apra lì e non a Roma che non solo è la capitale d'Italia, ma è anche la città dove vivo, ma questa è decisamente un'altra storia.
Fatte queste doverose considerazioni, aggiungo anche che io viaggio parecchio, sicuramente meno di altri, ma ecco: esco dall'amato Stivale diverse volte l'anno e, ebbene si lo ammetto, Starbucks è sempre stata una certezza. So cosa è, so cosa fanno, so cosa troverò.
Ovunque andrò so che ci sarà uno Starbucks ad attendermi con Frappuccino, nome scritto a pene di segugio, wi-fi gratuita e possibilità di pagare sempre con il bancomat fossero anche pochi centesimi.
E, volendo, potrò anche comprare una tazza a marchio Starbucks per la mia amica Arianna che le colleziona: gliene compro sempre una e poi le tengo a casa in attesa di vederla visto che viviamo a 600 km di distanza, ma anche questa è un'altra storia.
Starbucks ha aperto a Milano e non va bene perché oh, noi abbiamo il caffè più buono del mondo, così come abbiamo la pizza più buona del mondo, la pasta più buona del mondo, i dolci più buoni del mondo, qualsiasi altra cosa edibile più buona del mondo.
Eppure eh, in Italia esiste il libero mercato: io apro quello che mi pare e tu consumatore scegli dove portare il tuo culo e i tuoi soldi. Se scegli di non portarmi i tuoi soldi perché il Frappuccino mina al tuo onore e alla tua onestà intellettuale me ne farò una ragione e, se altri mille milioni faranno come te, chiuderò alzando bandiera bianca e lasciando spazio, su territorio italico, al sushiaro numero 2.567.787 (che non ve lo vorrei dire, ma manco il sushi è italiano, ma tant'è).
Al di là del Frappuccino e del nome scritto male, fatevi un giro per bar e caffetterie in Italia: a Milano, a Roma, ovunque vogliate voi.
Adesso provate a cercare una presa di corrente dove ricaricare lo smartphone, il pc, il tablet.
Oh si, lo so: lo smartphone andrebbe ricaricato a casa, ma provate anche a stare fuori sedici ore con uso intensivo del telefono e poi ditemi se anche voi non avete bisogno di una fottutissima presa.
Da Starbucks puoi ricaricare quello che vuoi, pure il vibratore da taschino. E no, non ti fanno pagare la corrente.
A dire il vero, da Starbuck puoi anche stare seduto quanto vuoi a leggere, a studiare, a guardare il soffitto aspettando l'idea geniale che vi rivoluzionerà la vita senza obbligo di consumare.
Potete anche solo sedervi dentro perché fuori fa freddo e scroccare il wi-fi. A Berlino, per dire, io l'ho fatto. E il wi-fi gratuito non è che ve lo diano proprio in tanti, eh. Meglio oggi che dieci anni fa sicuramente, ma ripeto: non ve lo danno in tanti.
Si, so anche che dovremmo guardarci negli occhi e chiacchierare, ma io viaggio anche da sola e per lavoro, eh. E a Stoccolma ho scroccato il wi-fi a Starbucks sorseggiando non ricordo manco cosa mentre scrivevo mail e non avevo nessuno con cui parlare.
Nessuno vi caccerà anche se prenderete solo un caffè espresso (si, lo fanno sul serio e non fa manco poi così schifo, quello di Amsterdam non era male ad esempio).
Infine, provate a pagare un caffè con il bancomat in una qualsiasi caffetteria.
Vi guarderanno con disprezzo e probabilmente non accetteranno il pagamento, ammesso che abbiano il pos, eh. Perché ci sono le commissioni pare. E io ci credo che ci sono le commissioni e so che sarebbe meglio se non ci fossero, sia per l'esercente che per il consumatore, ma ci sono e io vorrei poter pagare con il bancomat ovunque senza sentirmi una pezzente solo perché non giro con i contanti (ripeto: non giro con i contanti, non ne ho mai, tutti i miei amici e parenti possono confermare).
Oppure provate a pagare in un bar qualsiasi con una banconota da 50€ (o addirittura da 20€): vi faranno presente che non sono un ufficio di cambio e ci sta, è vero, hanno ragione, ma io che ci posso fare se non ho monete? Non prendo il caffè? Non faccio colazione? Cammino in ginocchio sui ceci per sei km?
Ora, provate a fare la stessa cosa da Starbucks: prendono bancomat, banconote da 500€, assegni circolari e cambiali del 1970 con su scritto "pagherò".
E non ultimo: Starbucks a Milano ha dato posti di lavoro che va bene che si lavora anche la domenica e, si sa, in Italia la domenica è della famiglia e guai a proporre di lavorare la domenica a qualcuno senza essere linciati dalla folla, però non è malaccio come cosa.
No, non sto difendendo Starbucks a tutti i costi, onestamente non me ne frega un tubo, però ecco: ma che fastidio vi da? Non vi piace? Non andateci. Vi piace? Andateci e ingozzatevi di Frappuccini e cookies.
Che poi eh: io me lo ricordo quando ha aperto Mc Donald's a Palermo, in Piazza Castelnuovo (che sarebbe Piazza Politema per intenderci) nel lontano 1997. Tutti a urlare allo scandalo per il pagliaccio americano, eppure ci sono state file chilometriche per mesi e, a dire il vero, ci sono tuttora.
E mi riferiscono che sono passati vent'anni e i venditori di arancine e quelli di sfincione non sono ancora falliti.
Sarà mica che due cose diverse possono convivere senza problemi e senza polemiche?
E comunque io a Milano da Starbucks ci andrò, prenderò un Frappuccino e vi mostrerò pure la foto del bicchiere con il mio nome storpiato scritto sopra. Per dire, eh.
E sono pure contenta che il primo Starbucks italiano che avrei certamente preferito a Roma, sia diverso dagli altri e che sia il più grande d'Europa e il terzo più grande del mondo.














