Una quantità enorme di storie di donne, lesbiche femministe, coraggiose e non, italiane e non.
Per tutte il primo passo è il cambiarsi il nome, nessuna si riconosce nel proprio, alcune volte il cambio del nome è dovuto alla fuga dalla famiglia e dagli abusi.
Alcune sono famosissime, Lina Poletti studia all'università di Bologna con Pascoli e scrive la tesi su Carducci, Rina Faccio, scrittrice che poi diventerà Sibilla Aleramo, la mia amata Anna Kuliscioff, paladina del diritto femminile, madre non sposata della figlia di un anarchico, studia medicina quando nessuna donna lo fa e si specializza in febbre puerperale.
Alcune non le conoscevo come per esempio Laura Stephen, una delle tante donne rinchiusa in un manicomio perché diversa dalle altre.
Tutte lottano a modo proprio per i diritti delle donne, il voto, lo studio, la possibilità di agire e crescere come individui senza essere vendute in spose a colore che le avevano violentate.
Il romanzo tratta donne di tutto il mondo, le donne inglesi che si ribellano per essere giudicate sui loro scritti quando contemporaneamente il governo non consente loro di essere istruite come i ragazzotti di Cambridge.
La costante è l'amore per le Saffo e le arti in generale, che siano esse la pittura, Natalie Barney per esempio è stata la prima a partecipare a una lezione di pittura dal vivo con una modello nuda, oppure la recitazione anche se a volte in ruoli maschili.
L'autrice cadenza la breve presentazione di queste figure femminili con pezzi di poesie di Saffo legati ad esse in qualche modo, dando al romanzo un idea di una quasi mancanza di struttura, invece di un fiume di coscienza, un vero e proprio fiume di amore saffico, una donna dopo l'altra e le loro relazioni tra loro.
Le storie si concentrato tra Italia, Francia e Inghilterra, i paesi più prolifici in ambito artistico nel primo Novecento, tra fascismo e guerre, guance rosee e capelli al vento.
Purtroppo per quanto il tema sia estremamente affascinante, la brevità dei racconti su ogni personaggio mi ha lasciato una sensazione di non averne conosciuto bene nemmeno uno.
Mi è piaciuta la vena poetica di questo testo che evidentemente segue lo stile di Saffo stessa ma tende a sembrare un testo troppo accademico e senza una struttura portante.
Consigliato da leggere a tratti, per conoscere meglio le femministe e lesbiche del primo Novecento, ma anche solo per conoscere la condizione delle donne e le leggi che mancavano di proteggerle dall'essere considerate merce di scambio.