Torna finalmente Jordan Ifueko, e anche se questa volta non siamo direttamente in compagnia della nostra eroina preferita… tranquilli: in qualche modo la ritroveremo.
La vera protagonista è la Piccola Sade, che conosciamo proprio nel momento in cui lascia l’orfanotrofio e deve trovare un lavoro, nonostante il piede malformato. Determinata, curiosa (forse un filo troppo), Sade finisce per imbattersi in un incontro decisamente inaspettato: un geco tenerissimo e soprattutto il famigerato Coccodrillo, un dio che – si dice – divori le donne offerte in sacrificio.
Ma sarà davvero così terribile?
Il Coccodrillo, in realtà , ha una storia lunghissima, un cuore sorprendentemente grande e un fascino un po’ inquietante.
Certo, il suo continuo trasformarsi e l’aspetto non proprio rassicurante non aiutano a fidarsi… ma sotto le scaglie c’è molto di più.
Nel frattempo, il mondo di Arit non è più quello che conoscevamo. Dopo gli eventi della saga precedente, sono cambiate molte cose: soprattutto le regole sui figli, sulla discendenza e su chi ha diritto a esistere e a essere riconosciuto. Le nuove leggi hanno ridisegnato equilibri, privilegi e paure. In teoria dovrebbero portare maggiore giustizia… in pratica, come sempre, sono le persone comuni a pagare il prezzo più alto.
La Piccola Sade possiede un dono speciale: riesce a “ripulire” le persone dal limo del male, cantando e pulendo. Un talento meraviglioso… e ovviamente perfetto per essere sfruttato da una locanda elegante (in superficie) che la assume più per convenienza che per bontà .
Mentre il Coccodrillo cerca di metterla in guardia sulle conseguenze di questo potere, Sade è molto più concentrata sulle ingiustizie che vivono gli “Effimeri”, i suoi colleghi: maltrattati, sottopagati e senza alcuna tutela.
Ma questa non è solo una storia di ribellione sociale. È anche – e forse soprattutto – una storia di riscatto personale. Sade parte come una ragazza abituata a rendersi piccola, a chiedere poco, a sopportare tanto. Il suo percorso è quello di chi impara a dare valore alla propria voce, al proprio corpo, al proprio dono. Di chi capisce che aiutare gli altri non deve significare annullarsi. E quando finalmente sceglie di mettersi al centro della propria storia, la sua crescita diventa la vera magia del romanzo.
Quando troverà il coraggio (e la voce) per ribellarsi, la sua sarà una rivolta che parte dal basso… ma forse non resterà così in basso come qualcuno spera.
Il romanzo è delicato e fiabesco. Non potente e travolgente come la saga di Raybearer, ma comunque una lettura scorrevole e coinvolgente. Il folklore ispirato alle fiabe africane è, come sempre, meraviglioso e affascinante, e i personaggi sono così ben costruiti che è impossibile non affezionarsi.
Consigliatissimo!
Consiglio importante: non leggetelo prima della saga di Raybearer, perché contiene qualche spoiler significativo 😉
Website dell'autrice: Otto giorni