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12 nov 2013

Una lettera d'amore - da Laurie a Lou


Ho conosciuto Lou a Monaco, non a New York. Era il 1992, e stavamo entrambi suonando con John Zorn al Kristallnach festival in ricordo della Notte dei Cristalli del 1938, che ha segnato l’inizio dell’Olocausto. Ricordo che guardavo alle espressioni confuse delle facce degli ufficiali di dogana mentre un flusso continuo di musicisti di Zorn attraversava la dogana tutti con indosso delle magliette rosse con scritto “Abbiamo ritmo e siamo Ebrei”. John voleva che ognuno di noi incontrasse gli altri e suonasse con gli altri, contrariamente a come si usa nei festival. Ecco perché Lou mi ha chiesto di leggere qualcosa insieme al suo gruppo. L’ho fatto, ed era forte e intenso e molto divertente. Dopo lo spettacolo, Lou mi ha detto “lo hai fatto nello stesso identico modo in cui lo faccio io!”. Perché aveva avuto bisogno di me per fare un qualcosa che poteva benissimo fare da solo ancora non l’ho compreso, ma era sicuramente inteso come un complimento. Mi è subito piaciuto, ma rimasi sorpresa che non avesse un accento inglese. Per qualche ragione pensavo che i Velvet Underground fossero inglesi, e avevo solo una vaga idea di quello che avessero fatto (lo so, lo so). Venivo da un mondo completamente diverso. E tutti i mondi a New York all’epoca (il mondo della moda, il mondo dell’arte, il mondo della letteratura, il mondo del rock, il mondo della finanza) erano abbastanza provinciali. In un certo senso sprezzanti. Ancora non legati tra loro. Come poi avemmo modo di scoprire, Lou ed io non vivevamo molto lontano l’uno dall’altro a New York, e dopo il festival Lou suggerì di vederci.Penso gli sia piaciuto quando ho risposto “sì! Assolutamente! Ora sono in tour, ma quando tornerò, vediamo, tra circa quattro mesi, vediamoci sicuramente!”. Andò avanti per un po’, e finalmente mi chiese se volevo andare all’Audio Engineering Society Convention. La Convention è uno dei posti più grandi e importanti dove entusiasmarsi sull’ultimo equipaggiamento tecnico, e passammo un pomeriggio felice guardando amplificatori, cavi e parlando delle cose elettroniche da comprare. Non avevo alcuna idea che quello dovesse essere un appuntamento, ma quando andammo a prendere un caffè dopo mi chiese “vorresti andare al cinema?”. Certo. “E dopo di quello a cena?”. OK. “E poi una passeggiata?”. Um … da quel momento non ci siamo mai separati. Lou ed io suonavamo insieme, diventammo migliori amici, e poi compagni, abbiamo viaggiato, ascoltato e criticato il lavoro dell’altro, studiato cose insieme (la caccia alle farfalle, la meditazione, andare in kayak). 

Facevamo battute ridicole; smesso di fumare 20 volte; combattuto; imparato a trattenere il fiato sott’acqua; andati in Africa; abbiamo cantato arie d’opera in ascensore; fatto amicizia con persone improbabili; ci siamo seguiti in tour quando è stato possibile; abbiamo avuto una dolcissima cagnolina che suonava il piano; condiviso una casa che era diversa dai nostri rispettivi appartamenti; abbiamo protetto e amato l’altro. Andavamo spesso a vedere arte, musica, spettacoli, teatro e ho osservato come amava e apprezzava altri artisti e musicisti. Era sempre così generoso. Sapeva come fosse difficile l’ambiente. Amavamo la nostra vita nel West Village e i nostri amici; e, in tutto ciò, abbiamo sempre fatto tutto nel miglior modo che ci riuscisse. Come molte coppie, ognuno di noi ha costruito un modo d’essere: strategie, e a volte compromessi, che ci hanno permesso di essere parte di una coppia. A volte abbiamo perso un po’ di più di quello che eravamo capaci di dare, o abbiamo ceduto un po’ troppo, o ci siamo sentiti abbandonati. A volte ci siamo davvero arrabbiati. Ma anche quando ero fuori di me, non ero mai annoiata. Abbiamo imparato a perdonarci l’un l’altro. E in qualche modo, per 21 anni, abbiamo intrecciato le nostre menti e i nostri cuori, insieme.Lou-Reed-and-Laurie-Anderson-Coney-Island-New-York.  
 Era la primavera del 2008. Stavo camminando per strada, in California, mi sentivo abbattuta e parlavo al cellullare con Lou. “Ci sono tante cose che non ho mai fatto e che volevo fare” gli ho detto. “Come cosa, per esempio?” “Non so, non ho mai imparato il tedesco, non ho mai studiato fisica, non mi sono mai sposata” “Perché non ci sposiamo?” mi ha chiesto. “Ci incontriamo a metà strada. Arrivo in Colorado. Che ne dici di domani?” “Uhm … non pensi che domani sia un po’ troppo presto?” “No, non lo penso”. E così il giorno dopo ci siamo incontrati a Boulder, in Colorado, e ci siamo sposati nel giardino di un amico di sabato, indossando i nostri normali vestiti da sabato, e sebbene dovessi fare uno spettacolo subito dopo la cerimonia, per Lou andava bene. (I musicisti che si sposano è come quando si sposano due avvocati. Quando dici “accidenti devo lavorare in studio fino alle tre di notte” o cancelli tutti i tuoi appuntamenti per chiudere il caso, sai esattamente cosa significhi e non fai necessariamente dei salti di gioia). Suppongo ci siano molti modi di sposarsi. Alcune persone sposano qualcuno che conoscono a malapena, cosa che può anche funzionare. Quando sposi quello che è anche il tuo migliore amico da diversi anni, dovrebbe esserci un altro nome per chiamare la cosa. Ma la cosa che mi ha sorpreso di più nello sposarmi è come si alteri il tempo. E anche come in qualche modo aggiunga una tenerezza che era, in qualche modo, completamente nuova. Per parafrasare il grande Willie Nelson: “Il 90% delle persone in questo modo finisce con la persona sbagliata, ed è questo che fa ancora andare gli juke box”. 
Il Jukebok di Lou era pieno di amore e di molte altre cose: bellezza, dolore, storia, coraggio, mistero. Lou era malato da due anni a questa parte: prima per il trattamento con interferone, una serie di iniezioni ignobili ma spesso efficaci per trattare l’epatite C che è equipaggiata con una bella serie di fastidiosi effetti collaterali. Poi è subentrato un cancro al fegato, che si andava a sommare a una forma di diabete in stato avanzato. Abbiamo ottenuto buoni risultati in ospedale. Lui ha imparato tutto quanto su queste malattie e sui rispettivi trattamenti. Ha continuato a fare Tai Chi ogni giorno per due ore più fotografie, libri, registrazioni, la sua trasmissione radiofonica con Hal Willner e molti altri progetti. Ha amato i suoi amici, e ha chiamato, mandati messaggi, email quando non poteva essere con loro. Abbiamo cercato di comprendere e applicare gli insegnamenti che il nostro maestro Mingyur Rinpoche impartiva; specialmente quelli più difficili come “devi imparare a padroneggiare l’abilità di sentirti triste senza in realtà essere triste”. La scorsa primavera, all’ultimo minuto, ha ricevuto un trapianto di fegato che sembrava aver funzionato completamente e ha riguadagnato istantaneamente la salute e l’energia. Poi anche quello ha cominciato a funzionare male, e non c’era via di scampo. Quando il dottore ha detto: “E’ finita. Non ci sono più opzioni”, l’unica parte che Lou ha sentito era “opzioni”. Non si è dato per vinto fino all’ultima mezz’ora della sua vita, quando improvvisamente lo ha accettato: all’improvviso e completamente. Eravamo a casa. Lo avevo portato via dall’ospedale qualche giorno prima. E anche se era molto debole, ha insistito per uscire fuori nella luce accecante del mattino. Come persone use alla meditazione, eravamo preparati per questo: come muovere l’energia dalla pancia fino al cuore e poi spingerla fuori dalla testa. Non ho mai visto un’espressione così piena di meraviglia come quella di Lou quando è morto. Le sue mani stavano facendo la forma 21 del Tai Chi, quella dell’acqua che scorre. I suoi occhi erano spalancati. Stavo tenendo tra le braccia la persona che amavo più di ogni altra cosa al mondo e le parlavo mentre moriva. Il suo cuore ha smesso di battere. Non aveva paura. Ero riuscita a camminare con lui fino alla fine del mondo. La vita – così bella, dolorosa e spettacolare – non può dare qualcosa più di questo. E la morte? Penso che lo scopo della morte sia la realizzazione l’amore. Al momento, non posso che essere piena di gioia e sono così orgogliosa del modo in cui ha vissuto e in cui è morto, della sua incredibile potenza e grazia. Sono sicura che verrà a trovarmi in sogno e sembrerà ancora vivo. E all’improvviso sono qui in piedi da sola incantata e piena di gratitudine. Com’è strano, eccitante e miracoloso che possiamo cambiarci l’un l’altro in modo così profondo, amarci l’un l’altro così tanto attraverso le nostre parole e la musica e le nostre vite reali. 
Laurie Anderson

31 ago 2012

Il centro di Kubrick

7 giu 2012

This is the Girl - Patti Smith

Il personale tributo di Patti Smith a Amy Winehouse. Come per tutti i grandi la poesia si racconta nella semplicità. Nostalgia di anni 50, come se Amy fosse vissuta fuori tempo.

15 mag 2011

Tornoaivinili, il piacere di ascoltare la musica


Ancora un post per ri-citare l'amico Maurizio e per parlare di musica.
Tornoaivinili non per modo di dire, ma letteralmente.
D'ora in poi non arrivo a dire che non comprerò più cd ma di certo comprerò in preponderanza LP, Long Playing, 33 giri, vinili disconi neri chiamateli come volete. Come si trovano ora sono fantastici, vinili da 180 grammi, copertine curatissime e quasi sempre coupon allegato per scaricarsene una copia digitale.
LP perchè il risultato sonoro è con un buon giradischi nettamente superiore a quello che si può ottnere con la musica digitale. Lo so che la maggior parte delle persone non ci crede, non ci credevo nemmeno io (meglio non ci credevo del tutto e sempre). Ho riscoperto un grande entusiasmo grazie al mio nuovo giradischi. Dopo tanti anni che ascolto musica, che la colleziono, che la amo e che con i miei limiti di gusto e finanziari cerco di curarne anche la riproduzione (non per amore dell'impianto hifi) ma sempre per amore suo, per gustarne il sapore come dal vivo, per carezzare i ricordi che mi suggerisce, per le sensazioni che mi regala per provare l'entusiasmo per la bellezza del suono che non si credeva possibile.
Sensazioni e entusiasmi impagabili, orgoglioso frutto di anni di passione di un percorso individuale fatto confrontandosi con altri ma scegliendo sempre con la mia testa, anche negli sbagli.
Che vi devo dire amici musicofili sono entusiasta. Me ne sto sino alle due del mattino ad ascoltare a bassissimo volume musica che non ascoltavo più da anni e musica nuova. Generi diversi che alla fine sono però tutti espressioni del genio umano, classici antichi e moderni e altri che magari non diventeranno classici ma che val la pena ricordare per magari solo un colpo di pennello...ma che colpo di pennello! un riff indimenticabile e che ha fatto epoca o una canzone che ha lasciato il segno su molti o anche solo su di me.
Buona musica e riscoprite il vinile.

11 nov 2010

'gna faccio!!


Sto giro 'gna faccio!!!


Opera di Maurizio Cattelan, Him, 2010.
Tecnica mista con cerone.

3 set 2010

Rotterdam Blues - Humbol Van Pel


Il quadro di Humbol Van Pel, mi ha fatto ricordare il mio primo ascolto o uno dei miei primi ascolti di musica jazz effettuato a casa di un caro amico.
Si trattava di un disco di Brubeck e Mulligan registrato dal vivo "We're all together again for the first time". Tra i pezzi una incredibile ed infinita "Take Five" e "Rotterdam Blues". Quel primo disco ha sempre mantenuto qualcosa di magico e per non rompere la magia del ricordo non l'ho mai comprato nè più volutamente riascoltato.
Il quadro me l'ha fatto ricordare dopo tanti anni: quella Rotterdam quasi notturna, quel canale sorpreso al calar della sera, già buio mentre il cielo ancora riflette le ultime luci concilia ricordi e riflessioni.



14 lug 2010

American Gothic


Avevo sempre pensato che i due personaggi del quadro American Gothic fossero un ritratto dell'inconscio.
Invece erano persone vere.
Ricordo con chiarezza la mia prima copia dell'antologia di Spoon River, che aveva come copertina la riproduzione del quadro di Wood.
Ricordo anche la libreria Rinascita di Civitanova Marche dove, durante le vacanze al mare, lo comprai. Avevo 15 o 16 anni ed ero rimasto affascinato, anzi mi ero innamorato dell'album di De Andrè "Non al denaro, non all'amore né al cielo". Quell'estate al mare uscivo la mattina presto e prima di andare in spiaggia passavo dal giornalaio, prendevo La Repubblica e poi facevo un giro in libreria, anche solo per guardare i libri in vetrina. Poi al bar a prendere il caffè. Per 15 giorni mi sentii un adulto quell'estate.

8 giu 2010

Pink Adolf


Quando Hitler si invaghì del partito dell'amore.

(Per l'immagine grazie a helloocsem)

19 ago 2009

Fernanda Pivano (Genova, 18 luglio 1917 – Milano, 18 agosto 2009)

Con Lei l'Italia scoprì l'America...
Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.
Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.
Dormono, dormono sulla collina
dormono, dormono sulla collina.

GRAZIE.

8 mag 2009

Sono quella che sono - Prevert ed il Jazz


Sono quella che sono
Sono fatta così
Se ho voglia di ridere
Rido come una matta
Amo colui che m'ama
Non è colpa mia
Se non è sempre quello
Per cui faccio follie
Sono quella che sono
Sono fatta così
Che volete ancora
Che volete da me

Son fatta per piacere
Non c'e niente da fare
Troppo alti i miei tacchi
Troppo arcuate le reni
Troppo sodi i miei seni
Troppo truccati gli occhi
E poi
Che ve ne importa a voi
Sono fatta così
Chi mi vuole son qui

Che cosa ve ne importa
Del mio proprio passato
Certo qualcuno ho amato
E qualcuno ha amato me
Come i giovani che s'amano
Sanno semplicemente amare
Amare amare...
Che vale interrogarmi
Sono qui per piacervi
E niente può cambiarmi.

Prevert scrive jazz, questa poesia sembra quasi un rap.

21 apr 2009

David Byrne - Teatro Filarmonico Verona 20 aprile 2009


Grade serata ieri al Teatro Filarmonico di Verona che ha ospitato un ispirato David Byrne accompagnato dalla sua band.
Il musicista americano ha dato vita ad un concerto dove non sono mancati energia, spettacolo, musica. Byrne si è mosso per due ore sul palco accompagnato da tre ballerini e dai tre coristi, disegnando musica e coreografie. Musica da gustare con gli occhi e coreografie e balletti da ascoltare, verrebbe da dire con un gioco di parole, a significare che quello che abbiamo visto ieri sera era una perfetta fusione di arti diverse che sotto la regia di Byrne sono però diventate una forma d’espressione unica.
Uno spettacolo curato nei minimi dettagli, studiato, profondo piacevole e scorrevole.
Un rapimento collettivo che ha investito con freschezza ed intelligenza tutto il pubblico nessuno escluso.
Una macchina ritmica inarrestabile. Un fluire di un’ amalgama perfetta di ritmi etnici e rock metropolitano, duro e spezzettato, ridotto alle sue componenti ritmiche primigenie (rumori metallici, fluire del tempo spezzato e nevrotico) e reinventato e reso piacevolissimo e trascinante tramite un’opera di sintesi musicale multiculturale perfetta.
Le canzoni sono volate con grande leggerezza, tutte belle, dalle più dolci e lente agli strappi vertiginosi di Houses in Motion, Once in Lifetime o Burning Down The House.

Un unico rammarico, se così posso dire: ero in prima fila e avevo rinunciato a portare la mia reflex per timore di essere inopportuno e che non fosse permesso far fotografie, accontentandomi di portare in sua vece una vecchia compattina nel caso in cui fosse stato possibile rubare un paio di scatti. Purtroppo mi son pentito da subito della mia scelta, sin da quando entrando, in palcoscenico, Byrne ha dichiarato che tutti potevano prendere tutte le fotografie e girare i filmati che volevano.

Peccato non aver avuto più fiducia in quel grande artista.

La scaletta:

Strange Overtones
I Zimbra
One Fine Day
Help Me Somebody
Houses in Motion
My Big Nurse
My Big Hands (Fall Through the Cracks)
Heaven
Home
The River
Crosseyed and Painless
Life Is Long
Once In a Lifetime
Life During Wartime
I Feel My Stuff
Take Me to the River
The Great Curve
Air
Burning Down the House
Everything That Happens

Per la scaletta ringrazio joyello.

22 mar 2009

Un'alternativa al piano casa del Governo

Foto (link)
Un'alternativa artistica e di pura bellezza al piano casa del Governo.
Perchè invece dell'abusivismo e dello scempio non adottiamo un piano di riqualificazione delle nostre tristi e brutte periferie? Basta poco, occhi, visi, persone disegni al posto del nudo cemento, di muri tutti uguali. Il senso della bellezza, poesia, arte. Cose che non costano e che farebbero vivere gli italiani meglio e più felici. Anche le periferie più degradate diventerebbero più belle e le persone migliori.
Ma immagino siano cose da sognatori, da dreamer...



3 mar 2009

Foto di Verona

Domenica scorsa, il 1° marzo, ho fatto una cosa insolita.
Ho fatto il turista nella mia città, dove son nato e che vedo tutti i giorni.
Ho preso la macchina fotografica ed ho fatto un giro in centro. Un piccolo tragitto ad immortalare Porta Borsari, l'Arena, Piazza Bra ed il Castello Scaligero o Castelvecchio che dir si voglia.
Mi son ritrovato ad osservare monumenti che vedo da sempre ma senza mai osservarli sul serio, dandoli normalmente per scontati, quasi banali.
Addirittura per la prima volta in vita mia sono andato a visitare l'Arena, così com'è quando è spoglia di palcoscenici e pubblico, dopo esserci stato decine di volte in occasione di concerti.
Bello girare per i gradoni dell'Arena in quasi solitudine e per le vie del centro deserte nelle ore centrali di una domenica di foschia. Mimetizzato da turista tra soli altri turisti mi son goduto la mia città ed ho evitato i miei concittadini.
Per visualizzare la fotogallery completa CLICCA QUI.


29 gen 2009

Cannes: le mani dei divi sulla Croisette

Ken Loach
Richard Gere
Wim Wenders

Devo dire che sulla Croisette mi sono entusiasmato ed ho fotografato quasi tutte le mattonelle dei divi. Per vedere tutte le foto cliccate qui.

26 gen 2009

The Dark Side of The Moon - Pink Floyd


The Dark Side of The Moon è uno degli album più famosi e più venduti della storia della musica.
Lo conoscono tutti o quasi. E' famosa anche la copertina, quel prisma che scompone la luce bianca nelle sue componenti costitutive quanto ha affascinato.
Si sono dette tantissime cose su questo disco, su suoi supposti significati esoterici, sulla musica ed i testi. E' stato anche l'album che ha consacrato definitivamente i Pink Floyd proiettandoli nell'olimpo della musica rock.
Beh ecco, proprio perchè si tratta di un album eccezionale mi piacerebbe che per una volta i lettori abituali di questo blog, ma anche chi ci dovesse passare per caso, scrivessero una recensione, un aneddoto, un ricordo, un po' quello che volete purchè legato a quest'album o a una sua canzone. Basta anche un impressione, poche righe a testimonianza.
Aspetto con fiducia i vostri commenti.



14 gen 2009

Il digitale? Non è fotografia - Gianni Berengo Gardin

«Il digitale? Non è fotografia. Va bene per chi segue lo sport, la cronaca o sta dentro una guerra. È immediato, ma non interessa i collezionisti non è «fruibile» da chi ami l'immagine tradizionale, quella che nasce dai sali d'argento» - Gianni Berengo Gardin.




21 dic 2008

Disorder in the House - Warren Zevon and Bruce Springsteen


Internet può essere descritto in molti modi. Si possono usare mille metafore diverse per questa immensa rete di pc, server, router collegati tra di loro, e poi provider, cavi, software, hardware.
Internet per molti è però soprattutto uno strumento per conoscere nuove persone, per parlare con gente di cui altrimenti non si avrebbe mai avuto nemmeno la possibilità di conoscerne l'esistenza. Certo fa specie pensare che si parla, si ascolta, si legge, un'ombra che ha un nome ma un viso che solo si immagina.
Ebbene la canzone che ho scelto per questo post, viene da uno stimolo, da un post di un amico che non conosco, con cui non ho mai parlato se non per pc, leggendo i suoi scritti e commentandoli talvolta.
Il suo post (lo potete leggere qui) parla di due grandi autori della musica americana e rock: Bob Dylan e Warren Zevon.
Parla di un tributo che il grande poeta Dylan offrì a Zevon in un momento molto difficile della vita di quest'ultimo.
Parla di rock, poesia, vita e morte.
Per parte mia dopo averlo letto, sono andato a riascoltarmi l'ultimo disco di Zevon, che lui incise già gravemente malato e che si intitola The Wind (uscito nel 2003).
Da qui ho deciso di proporre un grande pezzo di Warren “Disorder in the house " con un altro, dopo Dylan, grande della canzone americana: Bruce Springsteen.

Ancora una cosa, l'ultima canzone da The Wind che si intitola “Keep me in your Heart”, chiude l'album con queste parole che vogliono essere il definitivo saluto di Zevon ai suoi amici, ai suoi fan, al mondo:

“Sometimes when you're doing simple things around the house.
Maybe you'll think of me and smile
You know I'm tied to you like the buttons onyour blouse.
Keep me in your heart for awhile.”

"Talvolta, quando starai facendo qualcosa di semplice in casa
magari penserai a me e sorriderai
sai che sono legato a te come i bottoni di una blusa
tienimi nel tuo cuore per un po'".


20 dic 2008

John Cage


Ci sono due componenti principali in ogni personalità: la mente cosciente e quella inconscia, e queste, nella maggior parte di noi, sono divise e disperse in infiniti modi e direzioni. La funzione della musica, come quella di ogni altra salutare attività, è quella di aiutare a riportare unità queste parti separate. La musica fa questo fornendo un momento in cui, essendo smarrita la consapevolezza dello spazio e del tempo, viene integrata la molteplicità degli elementi che costituisce un individuo, ed egli è uno.

3 dic 2008

Thom Yorke - Radiohead

Il cantante dei Radiohead Thom Yorke

"Vi dirò io cos'è ridicolo per davvero: entrare in una libreria e vedere tutti quei libri su di voi.
In un certo senso, è come essere già morti."
Thom Yorke.



20 nov 2008

Edge - Limite - Sylvia Plath (1932 - 1963)


La donna ora è perfetta
Il suo corpo

morto ha il sorriso della compiutezza,
l'illusione di una necessità greca

fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi

nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.

I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,

presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti

di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino

s'irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.

La luna, spettatrice nel suo cappuccio d'osso,
non ha motivo di essere triste.

E' abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

5 febbraio 1963

Nelle prime ore di lunedì 11 febbraio Sylvia posa accanto ai lettini dei bambini del pane e del latte, spalanca la finestra della loro camera e sigilla le fessure della porta con nastro adesivo e asciugamani; poi scende in cucina, sigilla anche qui tutte le fessure, si sdraia con la testa nel forno, la guancia appoggiata a un tovagliolo ripiegato, e apre il gas.
Viene trovata alla mattina dall'infermiera e da un operaio che hanno dovuto forzare il portone perchè il vicino è intontito dalle esalazioni. Appuntato sulla carrozzina del figlio ha lasciato un biglietto: "Per favore chiamate il dottor Horder". E' il suo unico messaggio.
Quasi esattamente sette anni prima aveva scritto nel suo diario: "Accade ogni tanto che le forze neutrali e impersonali del mondo cambino rotta e si scontrino con uno schianto di tuono del giudizio. Non c'è motivo per il terrore improvviso, per il senso di condanna, se non che tutte le circostanze rispecchiano l'intimo dubbio, la paura interiore".