
Volevo augurarvi il Natale che desiderate, che sia proprio quello:
non un fiocco di neve in più, né un torroncino in meno
non un bagliore di luce in più, né un desiderio in meno
con le persone che amate, e che vi amano
... buon Natale!
a.o.
















Qui vi propongo la mia mini-collezione: esemplari in feltro, seta, velluto in seta. Come per tutto il vintage anche codesti copricapo vibrano ad indossarli, anzi, vibrano solo a guardarli. Portano con sé tutto il significato della parola femminilità: tutto ciò che l'eleganza ha perso per strada e che si spera riesca a recuperare.


L'ho indossato tanto, tra i 21 e i 22 anni, età in cui la linea tra il concetto di abbigliamento e quello di abito da scena si assottiglia notevolmente. Me ne andavo alle feste in questo crepe de chine nero a terrorizzare i miei coetanei. Ma adesso mi viene in mente che lo indossai anche per andare a vedere Ibsen a teatro: La donna del mare, quanto ho amato Henrik Ibsen... e con quest'abito indosso, ancor di più.




Il servizio è quasi completo: manca solo un piatto piano, sono undici. Ci sono poi dodici piatti fondi, e due insalatiere. Tutti integri tranne uno, o due, piatti fondi che presentano delle sbeccature. Qui li vedete dopo il lavaggio e, da subito, già pronti all'uso.
Alla prossima "scantinata".










