Di tanti pulpiti.

Dal 2006, episodiche esternazioni sulla musica lirica e amenità varie. Sempre tra il serio e il faceto, naturalmente. #verybullo

Archivi Mensili: settembre 2024

Apertura della stagione sinfonica al Teatro Verdi di Trieste: Sergej Krylov e l’orchestra triestina trionfano con Musorgskij e Lalo

Premessa

Teatro pressoché esaurito, grandi interpreti e orchestra di casa in gran spolvero, una pagina musicale celeberrima e un’altra meno frequentata e successo indiscutibile per tutti.
Si potrebbe sintetizzare così l’esito complessivo del concerto che ha inaugurato la stagione sinfonica del Teatro Verdi di Trieste.
C’era anche una novità nella disposizione dei posti in platea, come ha sottolineato il Sovrintendente Giuliano Polo:

Fra le tante novità che punteggeranno quest’anno per potenziare la nostra offerta d’accoglienza verso il pubblico, la prima è sicuramente il ripristino delle prime file di platea, per un rapporto sempre più stretto ed intimo tra sala e palco, una prossimità quasi cameristica assai rara nei teatri d’opera e che riteniamo offra un’esperienza unica nel suo genere.

Prima parte

Il protagonista indiscusso della prima parte è stato il violinista russo Sergej Krylov, che ha confermato di essere tra i solisti più emozionanti dell’attuale panorama artistico.
Dedicata ed eseguita per la prima volta dal mitico Pablo de Sarasate, la Symphonie espagnole di Édouard Lalo – che si dedicò anche al folclore russo e norvegese –  è singolarmente strutturata in cinque movimenti che danno possibilità al solista di esprimere molteplici suggestioni anche di là dell’ovvia scaturigine etnica.
Nella felice ambiguità di fondo della pagina musicale – sinfonia o vero e proprio concerto? – Hans Graf opta per una lettura in cui l’orchestra non è sembrata ancella del solista, ma anzi ha caratterizzato in modo deciso l’atmosfera spagnoleggiante del brano sin dalle prime note.
Brillante il rendimento dell’Orchestra del Verdi in tutte le sezioni, con gli archi spesso impegnati in un gradevolissimo pizzicato che ha accentuato il colore ispanico della pagina musicale.
Sergey Krylov, ben conosciuto anche a Trieste, ha dimostrato una volta di più tutta la sua Arte. Non è solo questione di virtuosismo – peraltro spettacolare – ma anche e soprattutto della gioia di fare musica che l’artista esprime non solo con le note ma anche con il corpo in straordinaria simbiosi con lo strumento. In questo modo la danza delle mani sulle corde, le acrobazie dell’arco diventano un valore aggiunto inestimabile per chi assiste al concerto.
Per Krylov trionfo meritatissimo, coronato da un sublime bis bachiano.

Seconda parte

Modest Petrovič Musorgskij è uno dei miei compositori preferiti perché amo chi, in qualche modo, rientra nell’ampio spettro degli artisti borderline. La biografia del compositore è lì a testimoniare delle sue fragilità, delle sue debolezze, dei vizi e delle virtù e di un’irrefrenabile pulsione alla disgregazione emotiva. Tutti codesti chiaroscuri dell’anima si ritrovano nella sua musica e Tableaux d’une exposition – ai quali mi avvicinai nei primissimi anni Settanta del secolo scorso, grazie alla versione progressive-rock di Emerson, Lake and Palmer – nella trascrizione per orchestra di Ravelè una pagina emblematica in questo senso.
Il brano non è dedicato in maniera esplicita all’amico pittore Viktor Hartmann, ma ne ripercorre, trasfigurandola, una galleria di quadri.
In modo estremamente sintetico si tratta di un mix di musica descrittiva ed evocativa, un percorso – anche abbastanza accidentato dal punto di vista musicale – tra stili diversi e spesso contrastanti e legati da una Promenade che si ripresenta mascherata quattro volte, a significare gli spostamenti da una sala all’altra nella galleria di quadri. Il percorso si conclude presso “La grande porta di Kiev”, che assume un aspetto metaforico ed è un inno alla libertà e alla fiducia nel futuro permeato da un’etica ecumenica.
La musica è visionaria, velenosa e al contempo sognante, spesso scopertamente macabra e grottesca e, almeno dal mio punto di vista, straordinariamente attuale e adatta al momento storico che stiamo vivendo.
Inutile stare ad analizzare i singoli momenti dell’esecuzione spulciando tra gnomi, streghe e vecchi castelli, quando come in questo caso orchestra e direttore non si limitano ad assemblare note, ma fanno rivivere attraverso la musica un compositore che ha avuto una vita breve e sofferta: ieri Modest Petrovič Musorgskij era vivo e, maledizione, lottava con noi.
Va detto però che l’Orchestra del Verdi, in grande sintonia con Hans Graf sul podio, è stata eccellente.
Segnalo, nello specifico, lo straordinario contributo delle percussioni – ce ne sono per tutti i gusti – e degli ottoni. Bravissima Ziva Komar nel famoso e impegnativo solo.
Alla fine successo travolgente e, come succede quasi sempre nelle serate a teatro, mi ha accompagnato a casa quella serenità di chi sa di aver impiegato bene un paio d’ore della propria vita.

Locandina

DirettoreHans Graf
ViolinoSergej Krylov
  
Programma
  
Édouard LaloSymphonie espagnole
Modest Petrovič MusorgskijTableaux d’une exposition orchestrazione Ravel
  
Orchestra del Teatro Verdi di Trieste

Trieste – Teatro Verdi: Concerto di inaugurazione del Festival di Trieste- Il faro della musica

Nato l’anno scorso, il Festival di Trieste-Il faro della musica organizzato in primis dalla Società dei Concerti è approdato alla seconda edizione con un programma raffinato e interessante che coinvolgerà il capoluogo regionale per quasi due settimane.
Trieste, ormai diventata – piaccia o meno, a chi scrive non piace – città turistica ha bisogno anche di manifestazioni di livello per attrarre visitatori e, in questo senso, il Festival va ad arricchire l’offerta culturale perché oltre ai concerti tradizionali include attività didattiche per i giovani, laboratori e interviste ai protagonisti, anche all’aperto.
All’inizio l’avvocato Piero Lugnani, Presidente dell’associazione, ha fatto gli onori di casa con  un breve discorso di ringraziamento a tutti coloro che contribuiscono a tenere viva la manifestazione.
A questo punto è necessaria una premessa: il concerto ha avuto un grande successo e il pubblico era numeroso anche se non straripante. Molti giovani, parecchi stranieri, quindi si potrebbe dire mission accomplished se non fosse che gli esiti artistici – che dovranno pur contare, nel contesto – sono stati interlocutori.
Il vernissage di ieri sera, che si è svolto al Teatro Verdi di Trieste, prevedeva un programma tutto dedicato a Mozart.
Si è iniziato con il Concerto per pianoforte e orchestra n.17 in sol maggiore, affidato alle mani esperte del pianista Alexander Melnikov e all’orchestra LaFil Filarmonica di Milano guidata da Marco Seco, Direttore artistico della compagine e della Società dei concerti stessa.
Il brano è caratterizzato da un intenso dialogo tra solista e orchestra – i legni in particolare – e ha un respiro quasi sinfonico. Se Melnikov, con il suo stile un po’ ingessato e lezioso, poi confermato nel bis, ha complessivamente assolto il suo compito altrettanto non si può dire della parte che riguarda l’orchestra.
Marco Seco ha pensato più che altro alla gestione ritmica e la mancanza di un ampio ventaglio di dinamiche ha tolto brillantezza all’esecuzione. Di là di qualche veniale imperfezione, che nella musica dal vivo è quasi scontata, sono mancate fluidità, brio e leggerezza.
Discutibile la scelta di riprendere con la “Haffner” subito dopo, costringendo il pubblico ad aspettare in un ambiente caldissimo che si spostasse il pianoforte. Immagino che ci saranno stati motivi validi ma personalmente avrei preferito l’intervallo, anche perché poi nella seconda parte il programma prevedeva la Sinfonia n.40 che si esaurisce in mezz’ora scarsa di musica.
Per quanto riguarda le sinfonie vale il discorso fatto in precedenza per il concerto, nel senso che le esecuzioni sono sembrate scolastiche, prive di un’identità e impoverite nelle dinamiche che – almeno dalla mia posizione – sono risuonate piatte.
C’è da segnalare comunque anche qualcosa di positivo e cioè l’entusiasmo che si percepiva nei giovani dell’orchestra e nello stesso Seco, che sicuramente avranno modo di portare le loro prestazioni a un livello più alto nelle prossime occasioni. Inoltre, e non è certo da sottovalutare perché probabilmente è la circostanza più importante, la positiva risposta del pubblico.
La locandina

DirettoreMarco Seco
PianoforteAlexander Melnikov
  
Programma
  
Wolfgang Amadeus MozartConcerto per pianoforte e orchestra n.17 in sol maggiore
Wolfgang Amadeus MozartSinfonia n.35 in re maggiore “Haffner”
Wolfgang Amadeus MozartSinfonia n.40 in re maggiore
  
Orchestra LaFil Filarmonica di Milano



Nella chiusura del 72° Festival di Lubiana Martha Argerich e Charles Dutoit incantano il pubblico

Si è concluso ieri sera, con una serata brillante e straordinaria, il 72° Festival di Lubiana.
Non si poteva finire meglio: sala esaurita, ottimo programma e grandi interpreti che hanno fatto (e fanno) la Storia dell’interpretazione di quella musica che tristemente è ancora definita “seria”, quasi a relegarla in un angolo ammuffito riservato a imbronciati spettatori musoni incapaci di sorridere.
La realtà è ovviamente diversa e il concerto di ieri suggerirebbe che la musica – unico esperanto che abbia mai funzionato – dia gioia e ringiovanisca.
Darko Brlek, Direttore artistico della manifestazione al quale faccio una volta di più i complimenti anche da queste pagine, lo ha ribadito in un breve intervento di ringraziamento prima del concerto.
Protagonisti della serata Martha Argerich e Charles Dutoit i quali hanno eseguito sostanzialmente tutto il programma a memoria e incantato il pubblico con il loro affiatamento professionale e umano in primis, ma anche con il loro vigore ed entusiasmo.
La suite Pélleas et Mélisande di Gabriel Fauré non gode della popolarità di altre pagine musicali, ma è un gioiello di equilibrio dal lato compositivo e un’oasi di pace e serenità che ben assolve al compito di quella sospensione della realtà che tutti cerchiamo, credo, quando andiamo a teatro.
Le note scorrono in un incanto di atmosfere eteree, in cui gli strumentini sono spesso protagonisti – in particolare l’oboe, il flauto e il clarinetto – nei movimenti che portano dal preludio alla morte di Mélisande raffigurata da una marcia funebre che rimane di sapore dolcissimo e sfuma in note appena percepibili.
Charles Dutoit, sul podio dell’Orchestra filarmonica slovena in forma smagliante, ne ha dato un’esecuzione magnifica, gentile nelle dinamiche e rilassata nelle agogiche.
Che dire di Martha Argerich che non sia già stato ribadito più volte? L’artista sorprende per la vivacità intellettuale e per la grande tensione emotiva che trasmette sempre, a prescindere dalla musica che interpreta.
Ieri, affrontando il Concerto in sol maggiore di Ravel, ha confermato tutta la sua classe e il magistero tecnico che da sempre gli si riconosce ma, dopo una carriera lunghissima, il suo tocco vellutato si è impreziosito di una rotondità che ha reso indimenticabile il celebre Adagio del secondo movimento. Straordinaria anche la liquida fluidità del virtuosistico Presto che chiude il concerto.
Anche in questo caso prezioso il contributo di Dutoit, che ha guidato l’orchestra nei meandri di un brano che in alcuni momenti sembra una jam session jazzistica.
Inutile dire che l’esito è stato trionfale, con tutto il pubblico in piedi a chiedere e ottenere due bis dalla Argerich.

Dopo la consueta pausa, altra pagina celeberrima: la Sinfonia no.9 in mi minore “Dal nuovo mondo” di Antonin Dvořák, qui nelle vesti di compositore e probabilmente etnomusicologo.
Strutturata nei classici quattro movimenti, la sinfonia è percorsa da una vibrante esuberanza e vitalità che si manifesta con dinamiche esplosive stemperate da interventi più lirici spesso affidati agli archi e ai corni, con gli ottoni sempre in grande evidenza.
Nel movimento finale (Allegro con fuoco), che principia col tema più famoso della sinfonia che ricorre più volte, è stato davvero difficile trattenere l’entusiasmo per l’interpretazione di Dutoit e anche per il suo vigore fisico.
L’orchestra, una volta di più, asseconda le esigenze del direttore con precisione mantenendo, nonostante le dinamiche importanti e le agogiche trascinanti, un esemplare equilibrio sonoro.
Pagina adrenalinica, questa, che infatti è stata accolta da un’esplosione incontenibile di applausi da parte del pubblico.
Passa così in archivio questa edizione del festival, ma già si lavora alla prossima di cui ho avuto anteprime interessantissime.

La locandina

DirettoreCharles Dutoit
PianoforteMartha Argerich
  
Programma
  
Gabriel FauréSuite Pélleas et Mélisande op.80
Maurice RavelConcerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra
Antonin DvořákSinfonia no.9 in mi minore “Dal nuovo mondo”
  
Orchestra filarmonica slovena

Al Festival di Lubiana Riccardo Chailly guida la Filarmonica della Scala a un grandioso successo

È sempre un piacere presenziare a manifestazioni internazionali quando compagini e artisti italiani tengono alto il nome della nostra Arte. È stato il caso di ieri sera a Lubiana dove, nell’ampia sala del Cankarjev dom gremita, si è esibita con straordinario successo la Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly sul podio.
Il programma è stato cambiato all’ultimo momento non nella sostanza, ma nella scaletta, circostanza che ha lasciato qualche spettatore interdetto. Nella prima parte sono state eseguite le Suite di Ravel e nella seconda la Quinta Sinfonia di Cajkovskij e non viceversa come annunciato in partenza.

Della complessa genesi delle due suite basterà ricordare che sono tratte dalla “Sinfonia coreograficaDaphnis et Chloé che debutto nel 1912 a Parigi con esiti contrastanti.
Entrambe le pagine musicali sono lussureggianti e alternano le tipiche atmosfere raveliane che trascolorano da ambienti rarefatti ed eterei ad altri in cui la musica sembra contenere una pulsione vitale vividissima, quasi barbarica.

Riccardo Chailly ne ha dato un’interpretazione al calor bianco ottenendo dalla sua compagine un suono straordinario per bellezza e compattezza e, al contempo, di impalpabile leggerezza con la musica che galleggiava in un tempo sospeso grazie anche alla bravura dei professori d’orchestra.
L’incanto delle arpe, la fluida levità dei legni, la lucentezza degli ottoni e il lirismo degli archi si sono compenetrati con la grandiosa imponenza delle percussioni.
I giovani e teneri pastori protagonisti sono stati evocati con grazia nel loro mondo, circondati da una natura incontaminata e benigna.
Pubblico attentissimo che alla fine è esploso con applausi interminabili e meritatissimi.

Dopo l’intervallo è cominciato, con la Sinfonia n.5 op.64, il consueto “viaggio” introspettivo che si intraprende sempre quando si ascolta Cajkovskij.
Nella musica del compositore russo – nelle opere liriche in modo inconfondibile – c’è sempre un’ansia, un’inquietudine, un senso di disagio che si percepiscono subito.
Non fa eccezione questa sinfonia, che è ammantata e percorsa dal tema ricorrente del destino che compare, più o meno trasfigurato, in tutti i quattro movimenti.

Poco importa se lo stesso Cajkovskij definì “ampolloso” l’Andante finale, o che non fosse troppo convinto della buona riuscita del suo lavoro. Resta il fatto che la sua musica arriva sempre al cuore dell’ascoltatore, soprattutto con un’orchestra e un direttore all’altezza del cimento.
Chailly e la Filarmonica della Scala, in questo senso, sono stati eccellenti.
Il direttore ha prosciugato la partitura – sin troppo, in alcuni momenti – di quegli orpelli leziosi e stucchevoli che si ascoltano ogni tanto anche da artisti di fama. L’orchestra ha risposto con puntuale precisione ma senza perdere quell’umanità che gronda da ogni nota.
Accomuno tutte le sezioni in un plauso generale ma sono rimasto rapito dal rendimento dei corni, dei legni e dallo straordinario lavoro degli archi gravi che hanno dato una tinta a quel lato oscuro di cui ho parlato all’inizio.
Anche in questo caso il trionfo e le ripetute chiamate al proscenio per Riccardo Chailly sono state inevitabili in una serata che ha riempito di orgoglio anche chi scrive.

La locandina

DirettoreRiccardo Chailly
  
Programma
  
Maurice RavelDaphnis et Chloé suite no.1
Maurice RavelDaphnis et Chloé suite no. 2
Pëtr Il’ič ČajkovskiSinfonia n.5 op.64
  
Filarmonica della Scala
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