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mercoledì 18 gennaio 2023

Le dietrologie dietro l'arresto di Matteo Messina Denaro

L'arresto, ieri, di Matteo Messina Denaro ha dato la stura a una marea di dietrologie e ipotesi di complotto come non si vedevano, forse, dai tempi degli attentati alle torri gemelle. Del resto era inevitabile che fosse così, viste le modalità e il contesto, anche territoriale, in cui è stato arrestato. 

Ora, che i complotti esistano è una cosa ovvia, e quello della trattativa stato-mafia degli anni novanta ne è una prova, dal momento che un tribunale ha stabilito che ci fu; ma esistono complotti reali e complotti immaginari, come si distinguono? Umberto Eco, grandissimo esperto di complotti e cospirazioni, indicava un metodo molto semplice: i complotti reali vengono generalmente smascherati quasi subito, i complotti inesistenti durano per sempre. 

Tornando al caso in questione, mi è molto piaciuto il video di Massimo Polidoro che ripubblico qui sotto, in cui il segretario nazionale del Cicap mette in fila gli elementi che depongono a favore dell'inesistenza di complotti dietro l'arresto del boss mafioso. Ovviamente, come correttamente specifica lo stesso Polidoro, non si tratta di una verità assoluta, si tratta di una valutazione desunta dagli elementi oggettivi conosciuti della vicenda. Valutazione che a me convince.


mercoledì 25 maggio 2022

Solo è il coraggio

 

Ho appena terminato questo romanzo e i sentimenti che mi ha suscitato vanno dalla commozione alla tristezza, dalla rabbia allo sgomento all'incredulità. La storia di Giovanni Falcone bene o male la conoscevo, anche se solo a grandi linee e desunta più che altro dagli articoli di giornale pubblicati in tutti questi anni. Con questo romanzo tutti i "pezzi" si sono uniti, dandomi la possibilità di farmi un quadro chiaro e coerente su di lui.

È un romanzo, non una biografia, ma costruito fedelmente sulla base della vastissima documentazione disponibile (in appendice ci sono una cinquantina di pagine di bibliografia con l'elenco delle fonti documentali).

Ne viene fuori l'immagine di un uomo (prima ancora che magistrato) dall'ostinazione e dalla statura morale e umana elevatissime. Mentre lo leggevo, anzi lo divoravo, mi chiedevo quanti, al suo posto, avrebbero resistito fino alla fine senza lasciarsi tentare dalla voglia di gettare la spugna e di mollare tutto.

Giovanni Falcone è stato un magistrato che ha avuto pochissime persone che l'hanno supportato e tantissime contro. Non solo esternamente all'ambiente giudiziario ma anche al suo interno. Paletti e ostacoli di ogni tipo gli sono stati messi sul cammino da appartenenti alla stessa procura di Palermo fino ai più alti vertici del sistema giudiziario. 

Con l'istruzione del famoso Maxiprocesso, che negli anni Ottanta ha decapitato e messo in ginocchio Cosa nostra siciliana, è iniziata una campagna di delegittimazione fortissima sia da parte della stampa che della televisione che, ovviamente, della politica, o almeno di una certa parte. È stato accusato di tutto: manie di protagonismo, ambizioni di avanzi di carriera, utilizzo delle sue funzioni in chiave politica (un refrain sempre caro a una certa destra che ha visto il suo culmine durante gli infausti anni del berlusconismo).

Lui è sempre andato avanti a fare il suo lavoro, avendo come unico faro l'utopia di sconfiggere la mafia. Ed è andato avanti anche mentre, a uno a uno, tutti i suoi principali collaboratori (magistrati, ufficiali delle forze dell'ordine ecc.) venivano sistematicamente uccisi dalla mafia. Ha avuto contro, manco a dirlo, buona parte della politica per evidenti motivi. L'unico politico che gli è sempre stato a fianco e l'ha supportato in tutte le sue iniziative è Claudio Martelli, che a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta era ministro della Giustizia in quota socialista, tanto è vero che pure lui era finito nella lista delle personalità da fare fuori stilata da Totò Riina.

Alla fine è arrivato anche il suo turno. Giovanni Falcone sapeva benissimo che era solo questione di tempo prima che toccasse a lui, tanto che in uno struggente dialogo con sua sorella, Maria Falcone, dialogo col quale tentava di giustificare il desiderio che Francesca Morvillo, sua moglie, si allontanasse da lui, disse le famose parole: "Io sono già un cadavere ambulante." 

Non è per fare melensa e romantica retorica, ma credo che libri come questo, o anche altri su di lui se volete, vadano letti per rendersi conto che, anche se oggi sembra incredibile, abbiamo avuto davvero, in questo paese, uomini che hanno messo gli ideali in cui hanno creduto prima della loro vita.

martedì 1 giugno 2021

Unanime condanna per la scarcerazione di Giovanni Brusca

"La politica unanime condanna la scarcerazione di Giovanni Brusca", titola Huffingtonpost, e a seguire tutto l'elenco dei commenti estremamente indignati dei pezzi grossi del momento, dall'immancabile Salvini alla Meloni passando per Letta e Carfagna fino ad arrivare al redivivo Tajani. Tutti a chiedersi come sia possibile che un criminale di tal fatta sia libero, a strillare che è inaccettabile, una schifezza, una vergogna, e nessuno che accenni al fatto che Brusca è uscito dal gabbio grazie a una legge dello stato fatta da quella stessa politica che oggi si indigna.

Viene in mente De André quando in Don Raffae' canta che lo stato "si costerna, s'indigna, s'impegna, poi getta la spugna con gran dignità". Alla fine, le parole più intelligenti e di buon senso, in mezzo a questo mare di ipocrisia, le ha dette Maria Falcone, sorella del giudice ucciso proprio da Giovanni Brusca, che non essendo in politica e non avendo quindi un elettorato da coccolare a suon di slogan ipocriti diretti alla pancia, ha detto: "Umanamente è una notizia che mi addolora, ma questa è la legge, una legge che peraltro ha voluto mio fratello e quindi va rispettata."

La notate la distanza che separa il buon senso dall'ipocrisia?

sabato 14 dicembre 2019

Val d'Aosta, il cerchio (della mafia) si chiude

Tra le notizie arrivate e rapidamente sparite, c'è l'accusa al presidente della regione Val d'Aosta di collusioni con la 'ndrangheta e voto di scambio. 

Ora, avete presente la Val d'Aosta? È quella piccola porzione dell'Italia nord-occidentale caratterizzata da verdi vallate con mucche al pascolo, paesaggi bellissimi e tradizioni montanare antichissime, e con alcune tra le vette più alte e più belle d'Europa. Ecco, se le indagini confermeranno le accuse, vorrà dire che anche questo piccolo angolo di paradiso, che io sempre pensato essere immune dal cancro della mafia, ne sarà invece stato infettato. 

Quella mafia da noi inventata, esportata nel mondo, e che è anche una delle prime "aziende" del paese per fatturato, risalendo ogni regione dello stivale avrà conquistato anche la piccola Val d'Aosta, e il cerchio si sarà chiuso. Ma nessuno ne parla, e c'è stato pure qualcuno che per quattordici mesi ci ha fatto credere che il problema più grosso che abbiamo in Italia sono i poveracci che arrivano coi barconi sulle nostre coste.

martedì 24 aprile 2012

All'attacco

Circa un mesetto e mezzo fa, quando la Cassazione sentenziò che il processo a Dell'Utri per fatti di mafia andava annullato e rifatto, dalle parti di Libero e Giornale si brindava e ci si chiedeva: "adesso chi paga?" La Suprema Corte assunse di botto le sembianze di un giustiziere divino che veniva a rimettere le cose al loro posto e a riparare le ingiustizie perpetrate dai soliti pm politicizzati.
Naturalmente, pochi si premurarono di precisare che quello enunciato dalla Cassazione non era altro che il dispositivo della sentenza, e che le motivazioni della medesima sarebbero arrivate col tempo.
Oggi sono arrivate, e nelle 146 pagine che la compongono c'è scritto nero su bianco che "Il senatore Marcello Dell’Utri è stato il 'mediatore' dell’accordo protettivo per il quale Berlusconi pagò alla mafia 'cospicue somme' per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari". Ecco che all'improvviso la Cassazione si trasforma, agli occhi del Giornale, da giustiziere in colei che "va all'attacco".

domenica 11 marzo 2012

19 anni di gogna

A volte sono quasi contento che Falcone e Borsellino non ci sono più: almeno non sentono e non vedono.

sabato 10 marzo 2012

Chi paga?

Dopo la sentenza della Cassazione che ha annullato la condanna a 7 anni a Dell'Utri per faccende di mafia, dalle parti di Libero e Giornale, ancora con la bottiglia stappata in mano, comincia a circolare la domanda "adesso chi paga?".
Scusate, ma chi paga per cosa? In primo luogo non si è trattato di una assoluzione; la Cassazione ha semplicemente annullato la precedente sentenza e disposto che il processo va rifatto: il nuovo processo stabilirà chiaramente la colpevolezza o meno del senatore del Pdl.

In secondo luogo, se anche la Cassazione avesse assolto Dell'Utri non si capisce perché dovrebbe essere risarcito. Nel processo penale sono previsti tre gradi di giudizio per dare all'imputato la più ampia possibilità di difendersi e dimostrare le sue ragioni. Se l'imputato dimostra la fondatezza di queste ragioni e alla fine viene assolto, non capisco di cosa dovrebbe essere risarcito.
Diverso, ovviamente, è il caso in cui si viene condannati in via definitiva per poi scoprire, magari dopo anni, che si è trattato di un errore giudiziario. Ma non mi sembra certo il caso di Dell'Utri.

domenica 4 marzo 2012

Il quartier generale racconta/82

Quelli della Padania, stamattina, mettono in prima pagina una indignata e ridicola protesta contro la decisione della magistratura di far risiedere a Padova il figlio di Riina.
"Colonialismo criminale", strilla l'autorevole quotidiano, dimenticando che tale colonialismo è già in atto da anni. Basta leggere qualsiasi rapporto dei servizi segreti o della magistratura per sapere che la mafia e la criminalità organizzata stanno mettendo da tempo solide radici al nord.
Un paio d'anni fa lo ammise lo stesso Bossi. Vabbè, in fondo è la Padania, siamo più o meno ai livelli del Giornale e Libero: tutta fuffa che in un sistema dove ci fosse un minimo di libero mercato sarebbe già sparita da decenni.

mercoledì 21 dicembre 2011

Di lotta e di governo

Sarebbe interessante capire come potrebbero spiegare, Calderoli o qualche altro soggetto simile, all'elettorato leghista la decisione della lega di contribuire col voto a salvare Nicola Cosentino, ministro campano di cui è stato chiesto l'arresto per presunta collusione con la camorra.

Giornate impegnative

Oggi la Camera è stata impegnata a discutere se concedere il permesso di utilizzo delle intercettazioni contro Saverio Romano, sotto indagine per mafia, e il voto sull'arresto di Nicola Cosentino, sotto indagine con l'accusa di associazione camorristica. Un bell'ambientino, eh?

mercoledì 28 settembre 2011

lunedì 26 settembre 2011

Coerenze


Brunetta vuole l'eliminazione dei certificati antimafia e al tempo stesso difende a spada tratta Romano. Poi dicono che non sono coerenti...

lunedì 23 maggio 2011

Accostamenti


Probabilmente è colpa mia, ma non posso farci niente. E' solo che vedere il procuratore nazionale antimafia accanto al collega di Dell'Utri, mi fa sempre un certo effetto.

giovedì 21 aprile 2011

Arrestato Ciancimino (da chi?)


Quelli del Giornale vanno a nozze con la notizia dell'arresto di Massimo Ciancimino, grande accusatore di Berlusconi e spesso ospite di Santoro. Premesso che a me di Ciancimino non frega niente (tanto è vero che in queste pagine non ne ho mai parlato), non posso fare a meno di notare alcune stranezze contenute nell'articolo del Giornale.

In primo luogo il titolone: "era l'eroe anti Cav di Santoro". Beh, e allora? Ciancimino è stato fermato con l'accusa di calunnia e truffa perché in uno dei tanti documenti consegnati da lui stesso ai magistrati, la scientifica ha scoperto che un nome, quello di De Gennaro, è posteriore alla stesura del documento stesso. Se c'è uno che dovrebbe prendersela, quindi, è semmai De Gennaro. Cosa c'entri quindi la questione pro o contro il cavaliere non è ben chiaro.

In secondo luogo, Il Giornale dimentica di dire che non si tratta di un arresto vero e proprio, ma di un fermo (l'eventuale arresto dovrà essere convalidato dal giudice entro 48 ore), e non per la questione della calunnia, ma per il pericolo di fuga.

In più, dopo aver letto e riletto l'articolo del Giornale non ho trovato scritto da nessuna parte che il fermo è stato disposto, tra gli altri, dal PM Antonio Ingroia. Non me lo spiego.

martedì 19 aprile 2011

Era rimasto giusto questo da depenalizzare


Dopo aver depenalizzato, nel corso degli ultimi tre lustri, tutto quello che c'era da depenalizzare in materia di reati fiscali, occorreva ovviamente colmare le lacune rimaste. Una proposta per provare almeno in parte a rimediare è arrivata oggi.

Quella linguaccia di Gilioli dice - ma come gli sarà venuto in mente? - che questa cosa potrebbe servire a Dell'Utri.

martedì 25 gennaio 2011

Stefania Craxi e i professionisti dell'antimafia

Non avrei mai pensato di vestire i panni, un giorno, dell'esegeta del Stefania Craxi-pensiero. Ma alcune sue dichiarazioni, fatte in occasione della visita in carcere a Totò Cuffaro, mi hanno abbastanza incuriosito. E quindi perché non analizzarle?

"In questa triste e dolorosa vicenda vi sono aspetti poco chiari. Lo scontro in Sicilia tra guardie e ladri, ad esempio, e coloro che hanno fatto dell'antimafia una professione". Chissà che cosa c'è di poco chiaro in questa vicenda? Totò Cuffaro è stato condannato in via definitiva dopo tre gradi di giudizio, come prevede il nostro ordinamento giuridico. E in tre gradi di giudizio e un processo che è durato più di 5 anni mi pare difficile che non sia stato sviscerato tutto quello che c'era da sviscerare. Per la signora Craxi, invece, ci sono aspetti poco chiari. Prendiamo atto.

Non ho ben capito, poi, cosa c'entrano "coloro che hanno fatto dell'antimafia una professione". C'è qualcosa di male a fare un simile mestiere? Hanno qualcosa da rimproverarsi i magistrati in prima linea contro la mafia? Probabilmente sono io che come esegeta non sono granché, ma sinceramente non riesco a capire il senso di questa affermazione.

"Lo stesso reato di concorso esterno in associazione mafiosa e' un reato che non si riesce a configurare e che pero' e' sottoposto alle stesse misure riservate ai mafiosi". Senza scendere in articolate dissertazioni - oltretutto non sarei neppure all'altezza - sul reato per cui è stato condannato Cuffaro (e Dell'Utri in appello), mi limito a far presente alla signora Craxi che il reato di concorso esterno in associazione mafiosa è espressamente previsto dal nostro codice penale e si configura quando viene provato un rapporto stabile di scambio di favori fra Cosa Nostra (o altra associazione mafiosa) e chi, pur non essendovi affiliato, è a sua disposizione. Proprio come Cuffaro. Se la signora Craxi non riesce a configurarlo può provare a chiedere a qualche giurista, forse le potrebbe essere d'aiuto.

"Fa impressione vedere in prigione un uomo che sicuramente non e' un delinquente". In genere io non sono pignolo, ma la definizione del termine delinquente data dalla Treccani, ad esempio, mi pare abbastanza chiara: "Nel linguaggio giur., persona che ha commesso un fatto previsto dalla legge come delitto; in senso più generico, chiunque abbia commesso reato". Se non siamo di fronte a dei giudici giocherelloni o rimbecilliti, direi che la condanna a 7 anni Cuffaro se l'è beccata perché un reato l'ha commesso, no? Non è finito in galera solo perché magari era antipatico o, che ne so?, sovrappeso.

Per quanto riguarda il "fa impressione vedere in prigione un uomo", penso che sia una impressione più che comprensibile. Specie se si considera che l'uomo in questione è un politico di spicco e, a differenza di qualcun altro, non è scappato in qualche paese africano per non finire dentro.

domenica 23 gennaio 2011

"Affronterò la pena come è giusto che sia"


"Adesso affronterò la pena come è giusto che sia, questo è un insegnamento che lascio come esempio ai miei figli". "Sono stato un uomo delle istituzioni e ho un grande rispetto della magistratura che è una istituzione, quindi la rispetto anche in questo momento di prova".

Al di là dell'opinione personale che ognuno può avere su Totò Cuffaro, mi pare che le dichiarazioni rilasciate dopo aver appreso la sentenza della Cassazione siano da tenere a mente. Anzi, forse sarebbero anche da incorniciare a futura memoria, specialmente pensando a come viene continuamente bollata la magistratura da qualcuno di nostra conoscenza.

sabato 22 gennaio 2011

Preghiere e cannoli

La cosa che mi ha colpito di più nella sentenza definitiva di condanna a Totò Cuffaro, non è tanto che non mangerà i cannoli (non li mangiò neppure dopo la sentenza d'appello), ma la preghiera per scongiurare la condanna. "Questa mattina Cuffaro si è raccolto in preghiera in una chiesa nei pressi della sua abitazione romana, di fronte al Pantheon, in attesa della sentenza".

Mi ha ricordato un po' quand'ero giovinetto e mia madre mi diceva, prima di un compito particolarmente difficile, un'interrogazione o un esame: "pregaci su". E io lo facevo. Poi sono cresciuto.

venerdì 26 novembre 2010

Il comune di Desio sciolto per mafia (e Libero?)

L'intera giunta comunale di Desio, comune brianzolo alle porte di Monza, si è sciolta - il comune è stato commissariato - a causa delle inchieste sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Brianza. "Undici consiglieri del centrosinistra e sei della Lega questa mattina hanno rassegnato le dimissioni", scriveva ieri il Fatto Quotidiano.

La cosa più divertente (ammesso che ci sia qualcosa di comico) è il modo in cui quelli di Libero hanno dato la notizia. Ecco qua:


Uno stringato articoletto di otto righe in cui non compare mai la parola "mafia" o "'ndrangheta". Sembra che il prefetto abbia commissariato il comune e 17 assessori su trenta si siano dimessi così, probabilmente perché non avevano di meglio da fare.

Meglio di Libero sono riusciti a fare quelli del Giornale, visto che la notizia sul sito non compare proprio. Loro, si sa, sono ancora fermi alla raccolta di firme contro Saviano.

sabato 20 novembre 2010

Pronto? C'è la Padania?


Questa mattina, chi più chi meno e in maniera più o meno visibile a seconda delle "convenienze", tutti i quotidiani hanno messo in prima pagina la notizia della pubblicazione delle motivazioni della sentenza con cui Dell'Utri, braccio destro di Berlusconi e cofondatore di Forza Italia, è stato condannato in appello a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.

Tutti i quotidiani, dicevo, ne parlano tranne uno: la Padania, organo ufficiale della Lega Nord (immagine qui sopra). Curiosa questa cosa, non trovate? Perché la Padania - forse alcuni ricorderanno - è lo stesso quotidiano che a metà degli anni '90 martellava Berlusconi con domandine da niente tipo quella che vedete qui sotto.


Non trovate anche voi che sia quantomeno curiosa questa sorta di improvvisa amnesia? Se qualche leghista dell'ultima ora avesse piacere di vedere cosa scriveva la Padania su Berlusconi un po' di anni fa, può dare un'occhiata qui. A volte la memoria storica può fare miracoli.

Senza bussola

Ho letto frettolosamente qualcosa sulla manifestazione sovranista di ieri a Milano, dove sembra ci fossero più organizzatori che manifestan...