Questa settimana sono usciti parecchi film validi al cinema e senza dubbio uno di questi è Genius, diretto dal regista Michael Grandage e tratto dalla biografia Max Perkins: Editor of Genius di A. Scott Berg.
Trama: Max Perkins, editore presso la famosissima casa Charles Scribner's Sons, si ritrova tra le mani il lunghissimo romanzo d'esordio di Thomas Wolfe, scrittore spiantato al quale decide di dare una possibilità, consacrandolo così a genio della letteratura americana.
Data la mia atavica ignoranza in campo letterario, ammetto candidamente di non avere mai sentito parlare di Thomas Wolfe, neppure negli anni passati all'università (a dire il vero il corso di letteratura americana l'ho abbandonato dopo una sola lezione, tanto poco mi interessava l'argomento), quindi il film Genius è stato per me una sorpresa totale. In tutta onestà, dopo averlo visto la voglia di recuperare eventuali opere di Wolfe mi è passata in toto: logorroico, autobiografico, con uno stile pesantemente contaminato da afflati poetici, credo mi addormenterei alla terza pagina dei due romanzi nominati nel film (Angelo, guarda il passato e Il fiume e il tempo), a differenza di quanto accaduto all'epoca all'editore Max Perkins il quale, ritrovatosi tra le mani il lunghissimo manoscritto che sarebbe diventato Angelo, guarda il passato, ha deciso invece di dare una chance a Wolfe, aiutandolo a rendere la sua opera il più possibile scorrevole e fruibile per il pubblico. La pellicola di Michael Grandage pone quindi sotto i riflettori non tanto lo scrittore o il processo creativo, come spesso accade in altri film, bensì la figura dell'editore e del lavoro di lima e cesello che sta dietro ad ogni opera scritta, offrendo allo spettatore non solo la storia di un'amicizia travagliata e lo scontro di due personalità apparentemente agli antipodi ma anche uno sguardo su una parte di realtà editoriale spesso messa in secondo piano. Superficialmente, molti penserebbero che il lavoro di un editore sia assimilabile a quello del correttore di bozze, più focalizzato sulla forma, la sintassi e la grammatica, invece in Genius vediamo come un editore con le palle intervenga anche sulla struttura stessa dei romanzi che gli vengono sottoposti, eliminando eventuali lungaggini, assicurandosi che l'autore abbia chiara la direzione da far intraprendere alla sua opera e diventando di fatto una sorta di co-autore. Nel caso di Perkins e Wolfe, vediamo come il lavoro del primo sia sempre stato percepito come una sorta di "ingerenza" da parte del secondo, il cui ego smisurato lo portava a scrivere fiumi di parole da lui stesso ritenute, immancabilmente, fondamentali per esprimere a fondo i propri pensieri; allo stesso tempo, davanti ad un lavoro di revisione e scrematura durato due anni, a costo di pesanti perdite personali subite da entrambi, è legittimo chiedersi se un romanzo come Il fiume e il tempo non abbia ottenuto il successo che ha consacrato Wolfe a genio della letteratura americana anche e soprattutto per merito dell'abilità di Max Perkins. Genius non da una risposta chiara a questo quesito ma di sicuro porta a riflettere, inoltre gioca interamente sul parallelo tra il rapporto lavorativo instauratosi tra Perkins e Wolfe e quello assai simile tra un padre e un figlio, con Perkins che cerca non solo di migliorare l'opera dello scrittore ma anche di instradare la debordante personalità del suo protetto, fondamentalmente un individuo ingrato ed egoista dotato del dono della scrittura facile.
Attorno a queste due figure ruotano altri rappresentanti della scena culturale americana ai tempi della depressione, quali un F. Scott Fitzgerald in piena crisi creativa e un Hemingway in cerca di emozioni forti, e ovviamente le presenze femminili fondamentali (in positivo o in negativo) all'interno della vita dei due protagonisti. Tra tutte spicca una ritrovata Nicole Kidman nei panni di Aline Bernstein, "musa" iniziale di Wolfe, che per lui ha abbandonato marito e figli ritrovandosi con un pugno di mosche quando il giovane scrittore ha deciso di consacrarsi interamente al lavoro; nonostante sia un personaggio assai teatrale, la Kidman riesce a tratteggiarlo con la dose di umanità necessaria affinché il pubblico arrivi ad empatizzare con i gesti della donna, anche quando essi sfiorano il limite dell'autolesionismo. Allo stesso modo, Colin Firth e Jude Law sono favolosi e perfettamente complementari. Il primo indossa i panni a lui più congeniali, quelli dell'americano "all'inglese" apparentemente privo di emozioni che non siano quelle legate alla professione svolta, ed è bello vederlo aprirsi a poco a poco sia con Wolfe che con la chiassosa famiglia composta esclusivamente da donne (per non parlare poi del finale commoventissimo); il secondo è una roboante fucina di parole a propulsione eterna, il cui volto viene costantemente animato dalla miriade di violente emozioni provate dal personaggio durante tutte le fasi della sua breve carriera da scrittore ed è in grado di provocare sia nello spettatore sentimenti ambivalenti di ammirazione e odio. Tra i due non saprei dire chi ho preferito, anche perché, come ho detto, i caratteri contrastanti di entrambi i personaggi si completano a vicenda e i duetti tra loro sono a tratti emozionanti quanto quelli tra Salieri e Mozart sul finale di Amadeus, soprattutto quando il montaggio (curatissimo, come la regia, la fotografia e la generale ricostruzione storica) offre allo spettatore uno scorcio di "processo creativo" durante il quale si alternano animate discussioni, implacabili segni di matita rossa e un paragrafo che viene a poco a poco spogliato da tutti i suoi inutili orpelli. Diciamo, molto banalmente, che i fan dei due attori avranno molto di cui godere, soprattutto guardando il film in lingua originale... e, potrei sbagliarmi, ma sento odore di candidature all'Oscar. A prescindere, Genius è un film che consiglio a tutti quelli che amano non solo il buon cinema attoriale ma anche le pellicole di stampo biografico, soprattutto quelle che si focalizzano su eventi non proprio universalmente conosciuti, e ovviamente i libri. Sia mai che capiti di guardare il romanzo che abbiamo tra le mani con occhi diversi!
Di Colin Firth (Max Perkins), Jude Law (Thomas Wolfe), Nicole Kidman (Aline Bernstein), Laura Linney (Louise Perkins), Guy Pearce (F. Scott Fitzgerald) e Dominic West (Ernest Hemingway) ho già parlato ai rispettivi link.
Michael Grandage è il regista della pellicola, al suo debutto dietro la macchina da presa. Inglese, ha lavorato come attore e produttore e ha 54 anni.
Se Genius vi fosse piaciuto recuperate L'ultima parola - La vera storia di Dalton Trumbo. ENJOY!
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mercoledì 16 novembre 2016
venerdì 23 settembre 2016
Alla ricerca di Dory (2016)
Mercoledì sono dunque andata in un cinema gremito di pargoli per vedere Alla ricerca di Dory (Finding Dory), diretto e co-sceneggiato da Andrew Stanton e Angus MacLane.
Trama: Un anno dopo aver ritrovato Nemo, Dory si ricorda di avere letteralmente perso i genitori da piccola e, assieme a Nemo e Marlin, intraprende un viaggio verso la California per ricongiungersi con loro.
Dopo tredici anni trascorsi nella realtà e solo uno nella finzione, la Pixar torna a rinverdire i fasti di alcuni dei suoi personaggi più famosi, i divertenti pesciolini di Alla ricerca di Nemo. Come dice la mia amica Paola, "Dory è uno dei personaggi più belli mai creati per un cartone animato" e ha ragione: la pescetta smemorata è nata come perfetto amalgama tra esilarante spalla comica ed involontaria, commovente fonte di pratica saggezza. Era quindi solo questione di tempo prima che la Pixar decidesse di dedicarle un intero film ed ecco quindi nascere Alla ricerca di Dory (che, a dirla tutta, avrebbe dovuto chiamarsi Alla ricerca DEI GENITORI DI Dory), storia di un viaggio allucinante intrapreso per ritrovare le proprie radici. Una pellicola assai carina, come già era il suo predecessore, piena di momenti divertenti e altri più malinconici, che tuttavia impallidisce davanti a Alla ricerca di Nemo a causa del tipico problema che tocca inevitabilmente quasi tutti i sequel: gli sceneggiatori, invece di mettere i personaggi al servizio della storia, hanno messo la storia al servizio del personaggio amato dai fan di tutto il mondo, andando a privare così gli spettatori della possibilità di godere di vicende capaci di emozionarli davvero. Alla ricerca di Nemo era un epico racconto di formazione che toccava non uno, ma ben due personaggi (ne parlerò nei prossimi giorni anche se mi spiace non rispettare la consecutio temporum, mannaggia!!), Alla ricerca di Dory si concentra invece "solo" sul personaggio da cui prende il titolo, puntando esclusivamente sulla peculiarità della protagonista e sulle mille gag derivanti da essa, con la domanda retorica "cosa farebbe Dory?" messa in bocca un po' troppo spesso ai personaggi. La necessità di puntare i riflettori essenzialmente su Dory e di affiancarle nuovi potenziali beniamini per i bambini paganti ha inoltre portato all'impoverimento dei "vecchi" personaggi e a farne le spese sono stati Marlin e Nemo, soprattutto il primo il quale, a parte un paio di aneddoti, pare non avere serbato nulla dell'odissea per ritrovare il figlio, tornando così ad essere il pesce timoroso, cupo e noioso di un tempo.
Dei personaggi nuovi, il più sfaccettato e l'unico a mostrare un'evoluzione dall'inizio alla fine è il polpo Hank, capace di essere divertente e di veicolare allo stesso tempo un importante messaggio per i più piccoli. Decisamente, ho preferito il suo "buttati e non rifiutare il mondo che ti circonda" rispetto a "puoi fare qualunque cosa nonostante tutti i tuoi difetti" anche perché, intendiamoci, un bambino potrebbe anche farsi due risate ma sinceramente in un paio di sequenze io non ho potuto fare a meno di collegare la "perdita di memoria a breve termine" di Dory all'Alzheimer e le scene che la vedono persa all'interno del sistema idrico del parco acquatico le ho trovate a dir poco angoscianti e claustrofobiche. Per scacciare di dosso queste terrificanti sensazioni da neofita della terza età, meglio concentrarsi sull'assurdità di quattro idoli conclamati come il mostruoso uccello Becky dall'occhio sifulo o i leoni marini Fluke e Rudder che, assieme al terzo incomodo "hillbilly" Gerald dal monociglio prominente, riescono ad annichilire lo spettatore dalle risate. E se da un lato si sente un po' la mancanza di un villain degno di rispetto, fosse stata anche la piccola e malefica Darla, dall'altro c'è da dire che la realizzazione tecnica del film è ineccepibile come sempre: la bellezza artificiale del Marine Life Institute, dettagliatissimo e molto realistico, non fa rimpiangere le ambientazioni oceaniche di Alla ricerca di Nemo che, per inciso, tornano anche in questo episodio per la gioia di chi non vedeva l'ora di reimmergersi "Somewhere beyond the sea" assieme a Nemo e agli altri amati abitanti della barriera corallina. Quindi, in definitiva Alla ricerca di Dory non mi ha delusa ma non mi ha neppure entusiasmata come avrei sperato. Tredici anni (per quanto annullati con il colpo da maestro di un flashback iniziale a dir poco perfetto) sono troppi per tornare alla ribalta e, come ho detto all'inizio del post, se ci si concentra solo sul personaggio in sé è difficile scatenare emozioni che durino nel tempo. Piuttosto, ho preferito il corto Piper, interamente incentrato su una cucciola di "gambecchio" impegnata a superare le sue paure per poter sopravvivere assieme alla mamma e al resto dello stormo, un trionfo di tenerezza e splendide animazioni capace di emozionare e fare riflettere nel breve lasso di cinque minuti.
Di Albert Brooks (voce originale di Marlin), Eugene Levy (Charlie), Idris Elba (Fluke), Dominic West (Rudder), Kate McKinnon (Pesce moglie), Bill Hader (Pesce marito), Sigourney Weaver (Sigourney Weaver), Willem Dafoe (Gill/Branchia) e Allison Janney (Peach/Diva) ho già parlato ai rispettivi link.
Andrew Stanton è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre presta la voce alla tartaruga Crush (in italiano Scorza) e alla cozza parlante. Americano, ha diretto film come A Bug's Life - Megaminimondo, WALL-E e Alla ricerca di Nemo. Anche sceneggiatore, produttore, doppiatore e animatore, ha 51 anni.
Angus MacLane è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, anche animatore e doppiatore, ha 41 anni.
Ellen DeGeneres è la voce originale di Dory. Americana, la ricordo per film come Edtv, inoltre ha partecipato a serie come Pappa e ciccia, Innamorati pazzi, Ellen, Will e Grace e Six Feet Under; come doppiatrice, ha lavorato per film quali Il dottor Dolittle, Alla ricerca di Nemo e serie come I Simpson. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 56 anni.
Diane Keaton è la voce originale di Jenny. Americana, la ricordo per film come Il padrino, Provaci ancora Sam, Il padrino - Parte II, Io & Annie (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), Manhattan, Radio Days, Il padrino - Parte III, Il padre della sposa, La stanza di Marvin e Tutto può succedere; come doppiatrice, ha lavorato per film quali Senti chi parla adesso!. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 70 anni, un film in uscita e parteciperà all'imminente serie The Young Pope.
Tra gli altri doppiatori originali, segnalo la presenza del regista Bob Peterson, che riprende il ruolo di Mr. Ray, già presente in Alla ricerca di Nemo; la canzone dei titoli di coda (a proposito dei quali vi consiglio di rimanere proprio fino alla fine per la scena post credit), cover di Unforgettable, è invece cantata di Sia, buona amica di Ellen DeGeneres. Per la versione italiana abbiamo gli insostituibili Carla Signoris nel ruolo di Dory e Luca Zingaretti in quello di Marlin, mentre Licia Colò viene utilizzata come "guest star" al posto di Sigourney Weaver. Siamo messi malissimo, lo sapete, vero? Detto questo, ovviamente Alla ricerca di Dory segue Alla ricerca di Nemo, per cui se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Monsters & Co., Monsters University, Il re leone e la trilogia di Toy Story. ENJOY!
Trama: Un anno dopo aver ritrovato Nemo, Dory si ricorda di avere letteralmente perso i genitori da piccola e, assieme a Nemo e Marlin, intraprende un viaggio verso la California per ricongiungersi con loro.
Dopo tredici anni trascorsi nella realtà e solo uno nella finzione, la Pixar torna a rinverdire i fasti di alcuni dei suoi personaggi più famosi, i divertenti pesciolini di Alla ricerca di Nemo. Come dice la mia amica Paola, "Dory è uno dei personaggi più belli mai creati per un cartone animato" e ha ragione: la pescetta smemorata è nata come perfetto amalgama tra esilarante spalla comica ed involontaria, commovente fonte di pratica saggezza. Era quindi solo questione di tempo prima che la Pixar decidesse di dedicarle un intero film ed ecco quindi nascere Alla ricerca di Dory (che, a dirla tutta, avrebbe dovuto chiamarsi Alla ricerca DEI GENITORI DI Dory), storia di un viaggio allucinante intrapreso per ritrovare le proprie radici. Una pellicola assai carina, come già era il suo predecessore, piena di momenti divertenti e altri più malinconici, che tuttavia impallidisce davanti a Alla ricerca di Nemo a causa del tipico problema che tocca inevitabilmente quasi tutti i sequel: gli sceneggiatori, invece di mettere i personaggi al servizio della storia, hanno messo la storia al servizio del personaggio amato dai fan di tutto il mondo, andando a privare così gli spettatori della possibilità di godere di vicende capaci di emozionarli davvero. Alla ricerca di Nemo era un epico racconto di formazione che toccava non uno, ma ben due personaggi (ne parlerò nei prossimi giorni anche se mi spiace non rispettare la consecutio temporum, mannaggia!!), Alla ricerca di Dory si concentra invece "solo" sul personaggio da cui prende il titolo, puntando esclusivamente sulla peculiarità della protagonista e sulle mille gag derivanti da essa, con la domanda retorica "cosa farebbe Dory?" messa in bocca un po' troppo spesso ai personaggi. La necessità di puntare i riflettori essenzialmente su Dory e di affiancarle nuovi potenziali beniamini per i bambini paganti ha inoltre portato all'impoverimento dei "vecchi" personaggi e a farne le spese sono stati Marlin e Nemo, soprattutto il primo il quale, a parte un paio di aneddoti, pare non avere serbato nulla dell'odissea per ritrovare il figlio, tornando così ad essere il pesce timoroso, cupo e noioso di un tempo.
Dei personaggi nuovi, il più sfaccettato e l'unico a mostrare un'evoluzione dall'inizio alla fine è il polpo Hank, capace di essere divertente e di veicolare allo stesso tempo un importante messaggio per i più piccoli. Decisamente, ho preferito il suo "buttati e non rifiutare il mondo che ti circonda" rispetto a "puoi fare qualunque cosa nonostante tutti i tuoi difetti" anche perché, intendiamoci, un bambino potrebbe anche farsi due risate ma sinceramente in un paio di sequenze io non ho potuto fare a meno di collegare la "perdita di memoria a breve termine" di Dory all'Alzheimer e le scene che la vedono persa all'interno del sistema idrico del parco acquatico le ho trovate a dir poco angoscianti e claustrofobiche. Per scacciare di dosso queste terrificanti sensazioni da neofita della terza età, meglio concentrarsi sull'assurdità di quattro idoli conclamati come il mostruoso uccello Becky dall'occhio sifulo o i leoni marini Fluke e Rudder che, assieme al terzo incomodo "hillbilly" Gerald dal monociglio prominente, riescono ad annichilire lo spettatore dalle risate. E se da un lato si sente un po' la mancanza di un villain degno di rispetto, fosse stata anche la piccola e malefica Darla, dall'altro c'è da dire che la realizzazione tecnica del film è ineccepibile come sempre: la bellezza artificiale del Marine Life Institute, dettagliatissimo e molto realistico, non fa rimpiangere le ambientazioni oceaniche di Alla ricerca di Nemo che, per inciso, tornano anche in questo episodio per la gioia di chi non vedeva l'ora di reimmergersi "Somewhere beyond the sea" assieme a Nemo e agli altri amati abitanti della barriera corallina. Quindi, in definitiva Alla ricerca di Dory non mi ha delusa ma non mi ha neppure entusiasmata come avrei sperato. Tredici anni (per quanto annullati con il colpo da maestro di un flashback iniziale a dir poco perfetto) sono troppi per tornare alla ribalta e, come ho detto all'inizio del post, se ci si concentra solo sul personaggio in sé è difficile scatenare emozioni che durino nel tempo. Piuttosto, ho preferito il corto Piper, interamente incentrato su una cucciola di "gambecchio" impegnata a superare le sue paure per poter sopravvivere assieme alla mamma e al resto dello stormo, un trionfo di tenerezza e splendide animazioni capace di emozionare e fare riflettere nel breve lasso di cinque minuti.
Di Albert Brooks (voce originale di Marlin), Eugene Levy (Charlie), Idris Elba (Fluke), Dominic West (Rudder), Kate McKinnon (Pesce moglie), Bill Hader (Pesce marito), Sigourney Weaver (Sigourney Weaver), Willem Dafoe (Gill/Branchia) e Allison Janney (Peach/Diva) ho già parlato ai rispettivi link.
Andrew Stanton è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, inoltre presta la voce alla tartaruga Crush (in italiano Scorza) e alla cozza parlante. Americano, ha diretto film come A Bug's Life - Megaminimondo, WALL-E e Alla ricerca di Nemo. Anche sceneggiatore, produttore, doppiatore e animatore, ha 51 anni.
Angus MacLane è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, anche animatore e doppiatore, ha 41 anni.
Ellen DeGeneres è la voce originale di Dory. Americana, la ricordo per film come Edtv, inoltre ha partecipato a serie come Pappa e ciccia, Innamorati pazzi, Ellen, Will e Grace e Six Feet Under; come doppiatrice, ha lavorato per film quali Il dottor Dolittle, Alla ricerca di Nemo e serie come I Simpson. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 56 anni.
Diane Keaton è la voce originale di Jenny. Americana, la ricordo per film come Il padrino, Provaci ancora Sam, Il padrino - Parte II, Io & Annie (che le è valso l'Oscar come migliore attrice protagonista), Manhattan, Radio Days, Il padrino - Parte III, Il padre della sposa, La stanza di Marvin e Tutto può succedere; come doppiatrice, ha lavorato per film quali Senti chi parla adesso!. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 70 anni, un film in uscita e parteciperà all'imminente serie The Young Pope.
Tra gli altri doppiatori originali, segnalo la presenza del regista Bob Peterson, che riprende il ruolo di Mr. Ray, già presente in Alla ricerca di Nemo; la canzone dei titoli di coda (a proposito dei quali vi consiglio di rimanere proprio fino alla fine per la scena post credit), cover di Unforgettable, è invece cantata di Sia, buona amica di Ellen DeGeneres. Per la versione italiana abbiamo gli insostituibili Carla Signoris nel ruolo di Dory e Luca Zingaretti in quello di Marlin, mentre Licia Colò viene utilizzata come "guest star" al posto di Sigourney Weaver. Siamo messi malissimo, lo sapete, vero? Detto questo, ovviamente Alla ricerca di Dory segue Alla ricerca di Nemo, per cui se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Monsters & Co., Monsters University, Il re leone e la trilogia di Toy Story. ENJOY!
mercoledì 16 maggio 2012
1921 - Il mistero di Rookford (2011)
Per la serie “il film bello che non ti aspetti”, il post odierno lo dedicherò interamente a 1921 – Il mistero di Rookford (The Awakening), film diretto nel 2011 dal regista Nick Murphy, ovviamente mal distribuito nei cinema italiani e fortunatamente recuperato.
Trama: nel 1921 un’esperta di fenomeni paranormali viene chiamata presso un collegio maschile, dove pare che un fantasma abbia già ucciso uno degli studenti. Inizialmente scettica, la donna dovrà ricredersi quando la misteriosa entità comincerà a prendere di mira proprio lei…
1921 – Il mistero di Rookford è quel genere di thriller soprannaturale che io adoro, sottilmente inquietante, molto malinconico e in grado di tenere incollati allo schermo fino alla fine. L’elemento horror o comunque fantastico viene utilizzato per indagare su emozioni molto reali e umane, come la solitudine, il senso di colpa, il dolore e l’elaborazione del lutto; a fronte di queste sensazioni spesso le persone si chiudono in sé stesse o si svuotano, diventando dei gusci vuoti impenetrabili agli stimoli esterni e incapaci di relazionarsi con gli altri, in pratica dei fantasmi essi stessi. Nella pellicola tra vivi e morti c’è poca differenza, poiché entrambi sono accomunati da un soverchiante senso di perdita e solitudine, incapaci di superare la loro condizione, la protagonista in primis: Florence non riesce a credere all’esistenza degli spiriti, eppure li cerca con una passione quasi disperata, punendosi per non essere riuscita ad essere felice quando l’uomo che amava era ancora in vita, mascherando il dolore con la freddezza e lo scetticismo. Quando scopre che il collegio nasconde effettivamente qualcosa di inspiegabile, saranno la paura e la speranza a incrinare la costante maschera di indifferenza che indossa, e a portarla a scoprire la verità su quel luogo, su se stessa e su chi la circonda.
I personaggi che popolano 1921 – Il mistero di Rookford hanno quindi tutti un loro scheletro nell’armadio, qualcosa che li blocca nella loro condizione di anime infelici. Per fortuna la bravura degli interpreti impedisce alla pellicola di scivolare nel patetico o di creare delle figure stereotipate e monodimensionali, e l’elemento psicologico si fonde perfettamente con quello soprannaturale, creando un film in grado di intrattenere e rendere partecipi allo stesso tempo. La parte thriller, infatti, funziona alla perfezione, perché pone davanti allo spettatore un mistero facilmente risolvibile con un po’ di attenzione e metodi di indagine ortodossi, che tuttavia apre le porte ad una vicenda molto più complicata dove nulla e ciò che sembra, seminando qui e là degli indizi che, nel finale, verranno ripresi per rivelare tutta la verità e nient’altro che la verità. A proposito della quale arriviamo a parlare dell’aspetto tecnico del film.
Nonostante Nick Murphy sia al suo primo lavoro cinematografico, 1921 – Il mistero di Rookford è visivamente molto bello, come raramente succede di questi tempi. La fotografia ha un sapore antico e malinconico, inoltre i personaggi e gli ambienti sembrano immersi in una nebbiolina fredda e costante, come se gli spiriti non li abbandonassero mai. Il regista non cerca il facile espediente horror per far saltare sulla sedia lo spettatore, ma infila qua e là degli elementi inquietanti, come la casetta delle bambole con i pupazzetti che ripropone fedelmente alcune scene del film, oppure inquadrature attraverso passaggi segreti ed aperture che, idealmente, consentono di vedere quello che le persone vorrebbero tenere nascosto. Un paio di sequenze mi sono piaciute molto, in particolare, come quella rivelatoria del finale, dove la stessa scena si ripropone più volte agli occhi della protagonista con un effetto a dir poco vertiginoso, oppure l’inizio, dove l’atmosfera spettrale della seduta spiritica viene cancellata con un inaspettato colpo di mano che rivela la recita messa in piedi da un gruppo di truffatori. Essendo anche curatissimo dal punto di vista della colonna sonora, molto adatta alle tristi atmosfere della pellicola, 1921 – Il mistero di Rookford è una delle poche produzioni recenti che merita sicuramente una visione, sono sicura che non ve ne pentirete.
Di Rebecca Hall, che interpreta Miss Cathcart, ho già parlato qui.
Nick Murphy è il regista della pellicola. Inglese, ha alle spalle episodi di varie serie televisive e documentari. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha un film in uscita.
Dominic West (vero nome Dominic Gerard Fe West) interpreta Robert. Inglese, ha partecipato a film come Sogno di una notte di mezza estate, 300 e Hannibal Lecter – Le origini del male. Anche regista e produttore, ha 43 anni e un corto in uscita.
Imelda Staunton (vero nome Imelda Mary Philomena Bernadette Staunton) interpreta Maud. Inglese, la ricordo per film per aver interpretato la perfida Dolores Umbridge in Harry Potter e l’Ordine della Fenice e Harry Potter e i doni della morte – parte I, inoltre ha partecipato ad altri film come Shakespeare in Love, serie come Little Britain e Doctor Who, doppiato personaggi di Alice in Wonderland e Galline in fuga. Ha 56 anni e un film in uscita.
Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di guardare The Others oppure, andando un po’ più sul "pesante", The Ward di John Carpenter. ENJOY!
Trama: nel 1921 un’esperta di fenomeni paranormali viene chiamata presso un collegio maschile, dove pare che un fantasma abbia già ucciso uno degli studenti. Inizialmente scettica, la donna dovrà ricredersi quando la misteriosa entità comincerà a prendere di mira proprio lei…
1921 – Il mistero di Rookford è quel genere di thriller soprannaturale che io adoro, sottilmente inquietante, molto malinconico e in grado di tenere incollati allo schermo fino alla fine. L’elemento horror o comunque fantastico viene utilizzato per indagare su emozioni molto reali e umane, come la solitudine, il senso di colpa, il dolore e l’elaborazione del lutto; a fronte di queste sensazioni spesso le persone si chiudono in sé stesse o si svuotano, diventando dei gusci vuoti impenetrabili agli stimoli esterni e incapaci di relazionarsi con gli altri, in pratica dei fantasmi essi stessi. Nella pellicola tra vivi e morti c’è poca differenza, poiché entrambi sono accomunati da un soverchiante senso di perdita e solitudine, incapaci di superare la loro condizione, la protagonista in primis: Florence non riesce a credere all’esistenza degli spiriti, eppure li cerca con una passione quasi disperata, punendosi per non essere riuscita ad essere felice quando l’uomo che amava era ancora in vita, mascherando il dolore con la freddezza e lo scetticismo. Quando scopre che il collegio nasconde effettivamente qualcosa di inspiegabile, saranno la paura e la speranza a incrinare la costante maschera di indifferenza che indossa, e a portarla a scoprire la verità su quel luogo, su se stessa e su chi la circonda.
I personaggi che popolano 1921 – Il mistero di Rookford hanno quindi tutti un loro scheletro nell’armadio, qualcosa che li blocca nella loro condizione di anime infelici. Per fortuna la bravura degli interpreti impedisce alla pellicola di scivolare nel patetico o di creare delle figure stereotipate e monodimensionali, e l’elemento psicologico si fonde perfettamente con quello soprannaturale, creando un film in grado di intrattenere e rendere partecipi allo stesso tempo. La parte thriller, infatti, funziona alla perfezione, perché pone davanti allo spettatore un mistero facilmente risolvibile con un po’ di attenzione e metodi di indagine ortodossi, che tuttavia apre le porte ad una vicenda molto più complicata dove nulla e ciò che sembra, seminando qui e là degli indizi che, nel finale, verranno ripresi per rivelare tutta la verità e nient’altro che la verità. A proposito della quale arriviamo a parlare dell’aspetto tecnico del film.
Nonostante Nick Murphy sia al suo primo lavoro cinematografico, 1921 – Il mistero di Rookford è visivamente molto bello, come raramente succede di questi tempi. La fotografia ha un sapore antico e malinconico, inoltre i personaggi e gli ambienti sembrano immersi in una nebbiolina fredda e costante, come se gli spiriti non li abbandonassero mai. Il regista non cerca il facile espediente horror per far saltare sulla sedia lo spettatore, ma infila qua e là degli elementi inquietanti, come la casetta delle bambole con i pupazzetti che ripropone fedelmente alcune scene del film, oppure inquadrature attraverso passaggi segreti ed aperture che, idealmente, consentono di vedere quello che le persone vorrebbero tenere nascosto. Un paio di sequenze mi sono piaciute molto, in particolare, come quella rivelatoria del finale, dove la stessa scena si ripropone più volte agli occhi della protagonista con un effetto a dir poco vertiginoso, oppure l’inizio, dove l’atmosfera spettrale della seduta spiritica viene cancellata con un inaspettato colpo di mano che rivela la recita messa in piedi da un gruppo di truffatori. Essendo anche curatissimo dal punto di vista della colonna sonora, molto adatta alle tristi atmosfere della pellicola, 1921 – Il mistero di Rookford è una delle poche produzioni recenti che merita sicuramente una visione, sono sicura che non ve ne pentirete.
Di Rebecca Hall, che interpreta Miss Cathcart, ho già parlato qui.
Nick Murphy è il regista della pellicola. Inglese, ha alle spalle episodi di varie serie televisive e documentari. Anche sceneggiatore, produttore e attore, ha un film in uscita.
Dominic West (vero nome Dominic Gerard Fe West) interpreta Robert. Inglese, ha partecipato a film come Sogno di una notte di mezza estate, 300 e Hannibal Lecter – Le origini del male. Anche regista e produttore, ha 43 anni e un corto in uscita.
Imelda Staunton (vero nome Imelda Mary Philomena Bernadette Staunton) interpreta Maud. Inglese, la ricordo per film per aver interpretato la perfida Dolores Umbridge in Harry Potter e l’Ordine della Fenice e Harry Potter e i doni della morte – parte I, inoltre ha partecipato ad altri film come Shakespeare in Love, serie come Little Britain e Doctor Who, doppiato personaggi di Alice in Wonderland e Galline in fuga. Ha 56 anni e un film in uscita.
Se il film vi fosse piaciuto vi consiglio di guardare The Others oppure, andando un po’ più sul "pesante", The Ward di John Carpenter. ENJOY!
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