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domenica 20 gennaio 2019

Howard e il destino del mondo (1986)

Già che si trova nel catalogo Netflix, durante i giorni di festa ho costretto il povero Bolluomo a guardare Howard e il destino del mondo (Howard the Duck), diretto nel 1986 dal regista Willard Huyck.


Trama: catapultato sulla Terra da un misterioso vortice, Howard il papero si ritrova alle prese con un universo sconosciuto e per nulla tenero ma per fortuna incontra la cantante Beverly, con la quale cercherà un modo per tornare a casa.


Gesù. Non so quanti giorni (settimane!!) siano passati dalla visione di Howard e il destino del mondo e io riesco a scrivere un post solo ora. E no, non sono una di quelle che ha passato l'infanzia guardando questo film al punto tale da ricordarlo a memoria; l'avrò guardato credo una volta sola e nemmeno tutto e ammetto di essermi vagamente assopita sul finale, durante il recupero, quindi scrivere qualcosa in merito sarà un casino. Nemmeno la presenza del meraviglioso Jeffrey Jones e la curiosità di vedere un imberbe, sfigatissimo Tim Robbins alle prese con un papero umanoide mi hanno salvata dal fatto che Howard il papero, per quanto trashissimo e vagamente imbarazzante, sia innanzitutto troppo lungo, tanto da farmi pregare di vederne presto la fine. Passato infatti il divertimento di vedere una Terra dove tutto viene declinato in chiave paperesca, film compresi, oppure un Howard alle prese con un pianeta sconosciuto, dove OVVIAMENTE un papero antropomorfo causa reazioni dal disgustato al perplesso, con varie sfumature nel mezzo, rimane una pesantissima trama avventurosa a base di alieni che si nutrono di energia e, orrore degli orrori, l'accenno di una love story tra Beverly e Howard. Per carità, per chi conosce i fumetti Marvel da cui hanno tratto il film la cosa non è una novità ma giuro che vedere Lea Thompson interagire "fisicamente" con questo nano inguainato in un costume da papero mi ha provocato più ribrezzo che tenerezza mista a un vago senso di nostalgia (anche perché di Howard il papero ho letto davvero pochissimo). Guardando il film, tra l'altro prodotto da nomi enormi tra i quali spicca quello di George Lucas, non si capisce davvero dove avessero voluto andare a parare i realizzatori. Per omaggiare un simile fumetto FORSE sarebbe servita una seria animata più che un live action a base di pessimi effetti speciali, quindi come "cinecomic" d'annata l'obiettivo è stato mancato. Film d'avventura per ragazzi... sì e no. Nonostante sia stato se non erro censurato nei passaggi televisivi USA, Howard il papero è abbastanza esplicito dal punto di vista sessuale, più nelle immagini che nei dialoghi, e solo la seconda metà della pellicola prevede qualche momento avventuroso concretizzato essenzialmente in un infinito inseguimento in volo/camion/altri mezzi e nella battaglia finale contro un malvagio introdotto in maniera gratuita, nemmeno segnasse l'inizio di un secondo film. Il resto assomiglia più ad una commedia americana leggermente sboccata, una roba tipo "scontro tra diverse realtà" alla Ho sposato un'aliena ma molto meno divertente e, come ho scritto all'inizio, dopo mezz'oretta di citazioni paperesche e Tim Robbins messo in imbarazzo uno alla fine si stufa e getta la spugna.


Per quanto riguarda il comparto tecnico e gli effetti speciali, fa un po' specie che il tutto porti la firma della Lucas Film e della Industrial Light and Magic. L'unica cose davvero terrificante e ben riuscita del film, a ben vedere, è il make up di Jeffrey Jones, impressionante per il modo in cui cambia nel giro di pochi fotogrammi e lo rende un mostro irriconoscibile, per il resto... eh. Diciamo che Lucas e compagnia hanno peccato di arroganza, sperando di riuscire ad affidare il "ruolo" di Howard a degli animatronics e ritrovandosi alla fine a dover optare per attori di diverse altezze da infilare all'interno di un vestito da papero, con ovvie e tristissime conseguenze, anche se la voce originale di Howard non è male. Sicuramente, meglio del look anni '80 affibbiato alla povera Lea Thompson e alle canzoni che l'hanno costretta a cantare con un gruppetto di sgallettate dalla dubbia moralità sessuale (sì, dite quello che volete ma le donne all'interno di Howard e il destino del mondo non ci fanno una bellissima figura, ché o sono zoccole o delle povere ochette, sempre per restare in tema). E molto meglio dei dialoghi messi in bocca a Tim Robbins, il quale fortunatamente non è stato toccato dal flop del film ed è andato avanti con la sua professione di attore senza mancare ottimi ruoli e almeno un Oscar, seppellendo giustamente nell'ignominia il suo insopportabile, psicotico Phil Blumburtt, l'unico personaggio "buono" della storia del cinema a sembrare malvagio senza un reale motivo. Howard e il destino del mondo è dunque uno di quei film anni '80 per i quali converrebbe tenersi stretto l'effetto nostalgia di chi ve ne parlerà come un cult della propria infanzia senza metterlo in dubbio, ché recuperarlo nel 2019 vorrebbe dire passare quasi due ore a chiedersi "perché?" oppure prendere un aereo solo per andare a tirare un coppino a George Lucas. Possiamo solo sperare, sicuramente invano, che prima o poi qualcuno come James Gunn riabiliti definitivamente il nome di Howard il Papero con un film degno di essere definito tale.


Di Lea Thompson (Beverly Switzer), Jeffrey Jones (Dr. Walter Jenning) e Tim Robbins (Phil Blumburtt) ho già parlato ai rispettivi link.

Willard Huyck è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Messia del diavolo, Baci da Parigi e La miglior difesa è... l'attacco. Anche produttore e attore, ha 73 anni.


Sotto il costume di Howard si sono avvicendati otto attori ma il principale era Ed Gale, già stuntman utilizzato al posto di Chucky ne La bambola assassina. Howard e il destino del mondo è stato nominato per sette Golden Raspberry Awards, tra cui peggior regista, peggior canzone originale e peggior attore non protagonista  (Tim Robbins), vincendone quattro: Peggior Nuovo Attore (i sei attori e l'attrice nascosti dal costume da papero), peggiori effetti speciali, peggior sceneggiatura e peggior film, vinto assieme a Under the Cherry Moon di Prince. John Landis, al quale era stata offerta la regia del film, ci ha visto lungo e ha declinato. Detto questo, se Howard e il destino del mondo vi fosse piaciuto recuperate i nuovi film Marvel, tutti, perché prima o poi un live action spin-off de I Guardiani della Galassia se lo meriterà il papero... e voi non vorrete arrivare impreparati! ENJOY!


martedì 4 dicembre 2018

Il mistero di Sleepy Hollow (1999)

Per Halloween ho provato a guardare Il mistero di Sleepy Hollow (Sleepy Hollow), diretto nel 1999 dal regista Tim Burton e tratto dal racconto omonimo di Washington Irving.


Trama: l'agente di polizia Ichabod Crane viene mandato nella cittadina di Sleepy Hollow, dove sono stati commessi parecchi omicidi accomunati dal fatto che le vittime sono state trovate tutte senza testa.


Ho provato a guardare Il mistero di Sleepy Hollow ad Halloween ma l'idea di rivederlo era già sorta dopo la visione di Le avventure di Ichabod e Mister Toad, allorché avevo proposto al Bolluomo di farmi compagnia solo per scoprire che il dvd, acquistato anni fa su Play.com, non solo non aveva la traccia italiana ma nemmeno i sottotitoli inglesi. Vista ormai l'età della pellicola e del supporto ammetto che non è stato facile nemmeno per me seguire la vicenda al 100%, considerato anche il tempo trascorso dalla prima e unica volta che avevo guardato Il mistero di Sleepy Hollow in TV, chissà ormai quanti anni fa, quindi probabilmente in questo post scriverò parecchie cretinate. A proposito delle quali, oserei dire che Il mistero di Sleepy Hollow sia stato l'ultimo esponente del "gotico burtoniano" prima della discesa del regista nella follia con Planet of the Apes, interrotta giusto da quel capolavoro di Big Fish - Storie di una vita incredibile; ci ha provato, Burton, a tornare agli antichi fasti, prima col commovente La sposa cadavere, poi con Sweeney Todd, altrettanto gradevole, ma diciamo che Il mistero di Sleepy Hollow aveva ancora in sé quell'"innocenza" diventata poi fredda maniera e lo stesso vale per l'interpretazione di Johnny Depp, ancora ben lontano dalle tristi macchiette odierne nonostante le varie peculiarità del personaggio di Ichabod Crane. Il mistero di Sleepy Hollow è quindi una deliziosa favola horror che parte dal racconto di Irving e si sviluppa in un "giallo" a tratti ironico a tratti terribilmente serio, debitore delle atmosfere di alcuni film di Bava e delle pellicole della Hammer. Fulcro del film è lo scontro tra razionalità, religione e magia, un triangolo al centro del quale finisce per trovarsi Ichabod Crane, agente di polizia deciso ad utilizzare metodi scientifici in contrasto con la chiusura mentale dell'epoca, cresciuto da una madre strega e da un padre inquisitore e che per questo ha scelto, dunque, di allontanarsi dalla via di entrambi. Giunto a Sleepy Hollow, paese dove un cavaliere senza testa decapita le persone apparentemente senza un perché, Ichabod dovrà capire il modus operandi dell'assassino ricercando nell'eredità materna la soluzione al caso, superando una metodologia scientifica che rischia di renderlo ottuso come il padre che ha rinnegato, cieco di fronte all'evidenza dei fatti.


Attorno a Ichabod si muovono una ridda di personaggi interessanti benché archetipici, tutti esponenti di spicco della comunità di Sleepy Hollow, e il motore della storia, nonché calamita dell'attenzione dello spettatore, è proprio capire cosa abbiano fatto questi uomini (e donne, e bambini) irreprensibili per meritarsi le ire del cavaliere senza testa; quest'ultimo è incarnazione dell'orrore più cupo, terrificante sia da vivo che da morto, accompagnato in ogni suo arrivo da elementi inquietanti quali fulmini, spaventapasseri in stile The Nightmare Before Christmas, buio improvviso e rospi che gracidano all'interno dei ponti in omaggio al già citato Le avventure di Ichabod e Mister Toad, peraltro citato in un'intera sequenza. L'influsso nefasto del cavaliere su Sleepy Hollow è così preponderante che persino la fotografia del film è virata nei freddi toni del blu per tutto il tempo in cui il fantasma spadroneggia tenendo in scacco il povero Ichabod e gli unici momenti in cui questo velo di nebbia si solleva, lasciando spazio a colori più tenui e delicati, sono i flashback onirici del protagonista, imperniati su un'eterea Lisa Marie e sul suo terribile destino. Come ho scritto più sopra, questo film vede un Burton ancora assai ispirato, gradevole citazionista di se stesso come potranno notare i fan più accaniti, sottilmente crudele e perfettamente a suo agio non solo con i suoi attori feticcio ma anche con la crema dei caratteristi inglesi e americani. Se è vero, infatti, che Johnny Depp è un Ichabod assai divertente nel suo essere perennemente teso come una corda di violino e talmente gentleman che sembra quasi di vederlo camminare con una scopa nel c***, a rimanere particolarmente impressi sono i laidi, infidi personaggi interpretati da Michael Gambon, Jeffrey Jones e compagnia cantante, per non parlare di un Christopher Walken genuinamente terrificante che, sul finale, non avrebbe sfigurato all'interno del Dracula di Coppola. A tal proposito, c'è un altro personaggio assai interessante sul quale si potrebbe ricamare un po' ma qui si finirebbe nel campo dello spoiler e, benché immagino che tutti abbiate visto Il mistero di Sleepy Hollow, non è il caso. Se invece non l'avete ancora visto, recuperatelo subito!!


Del regista Tim Burton ho già parlato QUI. Johnny Depp (Ichabod Crane), Christina Ricci (Katrina Van Tassel), Michael Gambon (Baltus Van Tassel), Jeffrey Jones (Reverendo Steenwyck), Richard Griffiths (Magistrato Philipse), Michael Gough (Notaio Hardenbrook), Christopher Walken (il cavaliere), Miranda Richardson (Lady Van Tassel), Lisa Marie (Lady Crane), Christopher Lee (Borgomastro) e Martin Landau (non accreditato, Peter Van Garrett) li trovate invece ai rispettivi link.

Casper Van Dien interpreta Brom Van Brunt. Americano, lo ricordo per film come Starship Troopers - Fanteria dello spazio e Python - Spirali di paura, inoltre ha partecipato a serie quali Bayside School, Beverly Hills 90210 e Monk. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 50 anni e otto film in uscita.


Winona Ryder ha rifiutato il ruolo di Katrina, finito così a Christina Ricci, che Depp conosceva da quando l'attrice aveva 9 anni; per il ruolo di Ichabod Crane, invece, erano stati fatti i nomi di Brad Pitt, Daniel Day-Lewis e Liam Neeson e, addirittura, si dice che il Cavaliere senza testa era stato proposto a Marlon Brando. Detto questo, se Il mistero di Sleepy Hollow vi fosse piaciuto consiglio il recupero di Le avventure di Ichabod e Mister Toad, From Hell, La sposa cadavere e magari anche qualche film della Hammer. ENJOY!

venerdì 2 novembre 2018

L'insaziabile (1999)

Finalmente è arrivato il momento di parlare di uno dei miei film preferiti, L'insaziabile (Ravenous), diretto nel 1999 dalla regista Antonia Bird.


Trama: durante la guerra tra Messico e America, il Capitano John Boyd viene mandato in un avamposto in Sierra Nevada. Un giorno arriva lì Colqhoun, più morto che vivo e reduce da una terribile esperienza di cannibalismo...



L'insaziabile è una bestia stranissima, per questo ancora più adorabile. La sua matrice horror è cristallina (ed è ciò che mi aveva attirata all'epoca assieme al cast maschile all-star, di cui parlerò nel paragrafo successivo), radicata nel mito indiano del Wendigo, demone che arriva a possedere chiunque osi macchiarsi di un crimine orrendo come quello di mangiare carne umana e che, in generale, rappresenta la gola, la rapacità, l'incapacità di contenere i propri desideri. L'insaziabile non è però solo un horror. Il film di Antonia Bird tocca diversi generi, in primis quello della commedia nera, grottesca, popolata da personaggi involontariamente esilaranti nelle loro idiosincrasie; il film "di guerra", all'interno del quale viene sviscerato non solo tutto l'orrore di un campo di battaglia ma anche il dramma umano di chi, pur odiandosi, cede all'istinto di sopravvivenza rifugiandosi in un atto di codardia che decorati generali mai costretti a prendere parte all'azione non riuscirebbero a comprendere; il racconto "di frontiera", fatto di paesaggi brulli ed inospitali, credenze indiane e pellegrini in pericolo. Questo mix di generi crea una pellicola vivace, capace di sorprendere continuamente lo spettatore e di coinvolgerlo in un'atmosfera che diventa sempre più inquietante e claustrofobica man mano che il film prosegue, inoltre porta sullo schermo personaggi complessi che non si limitano allo stereotipo "buono vs cattivo" oppure "vittime vs killer". Anzi, nel corso de L'insaziabile vengono posti parecchi dilemmi morali che sviscerano la natura fallace dell'uomo il quale, se messo alle strette, getta alle ortiche ogni remora affidandosi al mero istinto; la differenza tra Colquhoun e Boyd è sottile, in quanto i due personaggi sono fin dall'inizio assai simili nel loro desiderio di sopravvivere anche a costo di essere considerati due mostri, ma se Colquhoun sceglie consapevolmente di abbracciare la sua disumanità, Boyd ne rifugge, disgustato dalla propria paura della morte, additato come codardo da tutti i suoi commilitoni e, per questo, ritenuto inaffidabile. In sostanza, per quanto comprensibilmente, neppure Boyd è in grado di sacrificarsi per gli altri e ciò lo rende, agli occhi di Colquhoun, deprecabile quanto lui.


Assieme alla bella sceneggiatura (sulla quale non ricamerei oltre per evitare spoiler), ci sono due elementi che saltano all'occhio de L'insaziabile, riuscendo a fissarsi nella mente dello spettatore per anni. La colonna sonora assurda, realizzata da Damon Albarn e Michael Nyman, spicca per la presenza di un banjo che sembra quasi voler scandire il tempo che resta ai protagonisti e si insinua nella testa come il tarlo che divora Colqhoun e Boyd, insistente ed impossibile da ignorare; zeppa di elementi elettronici distorti, la colonna sonora stride con l'ambientazione da vecchio west del film e rende alcune scene ancor più grottesche e concitate, confermandosi come l'ennesima scelta azzardata ma azzeccatissima di un film che di banale non ha davvero nulla. Il secondo motivo per cui L'insaziabile è riuscito a diventare un cult fin dalla prima volta che l'ho visto è la presenza di attori della madonna, gestiti magistralmente da una regista che è scomparsa purtroppo giovanissima e che chissà quali altre chicche avrebbe potuto regalarci. Robert Carlyle è letteralmente mostruoso, tanto che le efferatissime scene splatter di cui è gremito L'insaziabile fanno molta meno impressione di lui, con quegli occhi ferini e i movimenti animaleschi, imprevedibili sia nel bene che nel male, che caratterizzano il suo personaggio anche nel repentino cambiamento di metà film. Anche gli altri attori però non sono da meno. Guy Pearce, il quale pur essendo il protagonista non apre bocca per i primi venti minuti, lascia che sia lo sguardo terrorizzato da bestia braccata a parlare; l'aspetto naturalmente amabile e pacioso di Jeffrey Jones ci fa adorare fin da subito il suo Colonnello Hart, con tutte le conseguenze del caso, mentre tra i soldati "semplici" si distinguono il biondissimo e folle Neal McDonough e il tenerissimo, ridicolo Jeremy Davies, protagonista di una delle scene più raccapriccianti (benché solo suggerita) del film, perfetta combinazione di dialoghi, interpretazioni e montaggio. Se non avete mai visto L'insaziabile consiglio di recuperarlo appena possibile perché è davvero un gioiello che non dimenticherete facilmente, nemmeno se, come me, avete ormai il cervello zeppo di film!


Di Guy Pearce (Capitano John Boyd), Robert Carlyle (Colonnello Ives/F.W. Colqhoun), David Arquette (Soldato Cleaves), Jeffrey Jones (Colonnello Hart) e Neal McDonough (Soldato Reich) ho parlato ai rispettivi link.

Antonia Bird è la regista della pellicola. Inglese, ha diretto film come Il prete e Face. Anche produttrice, è morta nel 2013 all'età di 62 anni.


Jeremy Davies interpreta il Soldato Toffler. Americano, lo ricordo per film come Nell, Twister, Salvate il soldato Ryan, The Million Dollar Hotel e Dogville, inoltre ha partecipato a serie come Melrose Place, Lost, Hannibal, Twin Peaks e American Gods. Ha 49 anni.


Antonia Bird è stata chiamata, su suggerimento di Robert Carlyle, per sostituire il regista Milcho Manchevski, licenziato dopo sole due settimane; la produzione aveva suggerito di affidare il progetto a Raja Gosnell ma giustamente i membri del cast sono insorti. ENJOY!

mercoledì 21 settembre 2016

Bollalmanacco On Demand: Amadeus (1984)

Povero Toto. L’ho fatto aspettare millenni per assecondare il suo On Demand, sono finalmente riuscita a guardare Amadeus, diretto nel 1984 da Milos Forman (tratto dalla pièce teatrale di Peter Shaffer e vincitore di 8 premi Oscar per Miglior Film, F. Murray Abraham Miglior Attore Protagonista, Miglior Regista, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Scenografia, Migliori Costumi, Miglior Sonoro e Miglior Trucco), e ora gli toccherà sorbirsi l’ignorantissima recensione di uno dei film più belli che abbia mai avuto l’onore di vedere. Aggiungo che il prossimo On Demand sarà Jeepers Creeper! ENJOY!



Trama: la vita e lo straordinario genio di Wolfgang Amadeus Mozart vengono raccontati dalla voce dell’anziano compositore Salieri, portato alla follia e al suicidio dai sentimenti contrastanti di invidia e profonda ammirazione nei confronti del giovane musicista…



Prima di cominciare a scrivere il post alzerò una prece al “Santo della mediocrità”, Antonio Salieri, al quale oserò anche dare del tu. Antonio, illuminami. Illuminami perché sulla rete ci saranno di sicuro almeno un migliaio di recensioni, analisi e finanche post amatoriali dedicati ad Amadeus che saranno cento volte migliori dei miei. Ma secondo te, perché Cthulhu o chi per lui mi ha dato la passione per il cinema e il desiderio di scriverne assieme alla consapevolezza che non riuscirò MAI a magnificare le lodi di film meravigliosi in maniera originale, interessante ed intelligente? Finirò anche io pazza e in manicomio, convinta di aver portato alla morte fior di critici cinematografici? Mah, speriamo di no ma tu mettici la manina santa e consentimi di arrivare perlomeno alla fine del post senza rendermi ridicola. Bando a tecnicismi, analisi profonde e giri intorno al mondo quindi, siamo mediocri fino in fondo: Amadeus è un film della Madonna. Quando ho cominciato a guardarlo quelle tre ore si stagliavano davanti a me come il monolite nero di 2001 Odissea nello spazio, presagio di probabile camurrìa ed imminente calar di palpebre. Fortunatamente è subito comparso sullo schermo un favoloso F. Murray Abraham, che urlava di avere ucciso Mozart e che cercava di spiegare le sue ragioni ad un prete incredulo, e il suo modo di raccontare una vicenda per me nuova e misteriosa mi ha catturata come mai avrei creduto possibile, forse proprio per la complessità di un personaggio come Salieri. E’ stata la voce narrante incredibilmente umana di Salieri a prendermi per mano e portarmi ad amare Mozart, a riascoltare melodie conosciute apprezzandone l’intrinseca genialità, a disprezzarlo per la boriosa superiorità mostrata nei confronti di tutto e tutti, a vergognarmi per essere riuscita ad empatizzare sia con “Wolfie” (nei momenti di crisi) che con un Salieri al massimo dell’abiezione, comprensibilmente pronto ad arrivare a qualsiasi estento pur di prendersi la sua rivincita su un Dio crudele. Ah, l’Amadeus, l’ “amato da Dio”, incarnato nientemeno che da un reduce di Animal House affetto da una risatina fastidiosa e insinuante! L’odio di Salieri è più che condivisibile ma alla fine ci si affeziona anche a questo geniale folletto del Caos, costretto nelle maglie retrograde di una società ancora legata alle tradizioni dell’Opera e ai voleri di un Imperatore illuminato ma comunque moscio ed ignorante come una capra di Biella, al punto da affermare che la musica di Mozart è bella ma “ha troppe note”. A differenza di Mozart, il bieco ma furbo Salieri sa come trattare con gente simile, come muoversi a Corte e come, senza esporsi troppo, fare terra bruciata attorno ad un nemico il cui genio nulla può senza le giuste conoscenze; schietto ed onesto, Amadeus è fin troppo vulnerabile alle regole di una realtà che non lo accetta e, come i migliori artisti, viene consumato sia da essa che dalla sua smania creativa.


L’interessantissima trama (che, come ama sempre ricordarmi Toto, è MOLTO romanzata rispetto alla realtà della vita di Mozart) consente al film di incastrarsi in due dei generi che più prediligo, quello storico-biografico e, ovviamente, il musical. Un montaggio ispiratissimo e, oserei dire, geniale quanto Mozart, porta lo spettatore a rimanere a bocca aperta davanti al modo in cui le sensazioni ispirate dalla musica in sottofondo animano non soltanto le espressioni ed il linguaggio corporeo degli attori ma diventano una propaggine indispensabile per gli eventi che scorrono sullo schermo; la melodia del Flauto Magico che nasce attraverso prove con gli attori ma anche, e soprattutto, grazie al disastroso incontro con la suocera di Mozart, la composizione del Requiem che si interrompe al momento della morte del musicista (e la cui melodia viene “costruita”, letteralmente, a beneficio delle orecchie dello spettatore), le espressioni di pura meraviglia e sofferenza mentre Salieri legge gli spartiti del rivale figurandosi la musica nella mente, sono tutti momenti di altissimo Cinema che difficilmente spariranno dalla mia memoria. La mia parte "musicalofila" si è poi immensamente goduta non soltanto la bellezza delle esecuzioni musicali (che apprezzo a mo’ di bue Crasso nella mia ignoranza, come il 90% penso delle persone) ma anche e soprattutto dei costumi e delle scenografie, beandomi in particolare del trionfo della Regina della Notte poco prima del finale, senza dimenticare ovviamente Papageno e Papagena, e di quel bel donnino imparruccato di Katerina Cavalieri, vero motore della vicenda, almeno per ciò che riguarda la Director’s Cut. Col senno di poi mi pento di non avere affrontato prima Amadeus, timorosa di trovarmi davanti una vicenda complicata o ad uso esclusivo degli appassionati di musica classica, quando invece avrei dovuto dare fiducia a Milos Forman e al suo modo irriverente e particolare di fare Cinema. Chissà, forse è proprio così che si raggiunge la mediocrità, assecondando la paura di affrontare ciò che è “nuovo”, lontano dal proprio gusto in quanto composto da “troppe note”? In tal caso, continuerò imperterrita a promuovere l’On Demand, così che il genio di qualche lettore illuminato mi porti a scoprire continuamente gemme come questo splendido Amadeus!


Del regista Milos Forman ho già parlato QUI. F. Murray Abraham (Antonio Salieri), Tom Hulce (Wolfgang Amadeus Mozart), Simon Callow (Emanuel Schikaneder), Jeffrey Jones (l'Imperatore Giuseppe II) e Vincent Schiavelli (il cameriere di Salieri) li trovate invece ai rispettivi link.

Cynthia Nixon interpreta Lorl. Americana, famosa per il ruolo di Miranda in Sex and the City, ha partecipato anche a film come La famiglia Addams 2, Il rapporto Pelican, Baby Birba - Un giorno in libertà e ad altre serie quali Nash Bridges, Oltre i limiti, E.R. Medici in prima linea, Dr. House, 30 Rock e Hannibal. Anche regista, ha 50 anni e tre film in uscita.


Tim Curry e Mark Hamill, che avevano entrambi interpretato Mozart a teatro (il primo assieme a Ian McKellen, tra l'altro!), hanno fatto il provino per il ruolo di protagonisti in Amadeus; oltre a questo, nell'autobiografia di Forman si legge che uno studio si era offerto di produrre il film a patto che fosse Walter Matthau ad interpretare Mozart, in quanto grande estimatore del musicista (Ovviamente, Forman ha rifiutato visto che Matthau aveva all'epoca già 60 anni) mentre pare che fosse nelle intenzioni del regista affidare il ruolo ad un giovanissimo Kenneth Branagh, prima di decidere per Tom Hulce. Meg Tilly avrebbe dovuto invece interpretare Constanze ma un infortunio accorsole proprio il giorno prima delle riprese le ha impedito di partecipare al film. Detto questo, se Amadeus vi fosse piaciuto recuperate The Prestige. ENJOY!

domenica 9 giugno 2013

Johnny Depp Day: Ed Wood (1994)


Eccoci di nuovo qui a festeggiare il compleanno di un mito cinematografico! Questa volta non c’è stata praticamente alcuna incertezza, l’attore di cui si parlerà oggi ha sbaragliato la concorrenza conquistandosi la simpatia di più di metà di questo gruppetto di blogger (anche se io avevo votato Bruce Campbell u__u) e l’ha spuntata persino sull’Albertone nazionale. Prepariamoci dunque a fare tanti auguri a John Christopher Depp II, meglio conosciuto come Johnny Depp, che oggi compie 50 anni tondi tondi. Passano gli anni e questo figliolo non perde in bellezza, nonostante, almeno con me, abbia perso un po’ in stima vista la sua ultima tendenza a fossilizzarsi su personaggi più o meno tutti simili… e pensare che fino a pochi anni fa, se c’era un attore eclettico, in grado di scrollarsi di dosso la sua nomea di sex symbol ed interpretare ruoli davvero fuori dagli schemi era proprio Depp! Esempio eclatante è il film che ho scelto di recensire per l’occasione, ovvero Ed Wood, diretto nel 1994 dall’amico fraterno Tim Burton. Ricordandovi che presto Depp tornerà sugli schermi con The Lone Ranger e, in futuro, probabilmente anche come Capitan Sparrow, vi dico non ENJOY ma…. BEWARE!!


Trama: il film percorre i primi anni di carriera di Edward D. Wood Jr., alias Ed Wood, universalmente riconosciuto come il peggior regista del mondo, concentrandosi in particolare sul suo rapporto con un Bela Lugosi ormai vecchio e dimenticato…


Prima di cominciare la recensione di Ed Wood, devo fare una vergognosissima confessione: non ho mai visto un solo film diretto dal regista di Poughkeepsie, prima per ignoranza, poi per paura di rovinare il mito quasi “romantico” cantato dal protettore dei reietti Tim Burton. Piuttosto che esclamare davvero “chemmerda!” davanti a Plan 9 From Outer Space preferisco guardare questo delizioso film in bianco e nero dove Ed Wood ha la faccia cialtrona e stralunata di Johnny Depp, che qui parla con la “s” sibilante a causa della mancanza di mezza arcata dentale superiore e si mostra svariate volte “en travesti”. Il regista peggiore del mondo non ha nulla da invidiare, pur essendo personaggio realmente esistito, ai migliori freak dell’universo Burtoniano e il suo estenuante tentativo di farsi accettare dalla Hollywood che conta viene raccontato con un tale sovrapporsi di toni grotteschi e lirici che il poveraccio parrebbe quasi un degno erede del più malinconico Edward mani di forbice. Johnny Depp, non a caso, incarna entrambe le figure e non potrebbe essere altrimenti vista la sua comprovata natura di alter ego del regista, tuttavia credo che Edward avrebbe avuto paura di Ed; logorroico, inguaribilmente ottimista, impossibilitato a stare fermo e dotato di grande faccia tosta, Wood è colui che nega l'evidenza, che per perseguire il suo Sogno (paragonabile, nella sua mente, a quello del grande Orson Welles e perché non dovrebbe essere così? Esistono sogni più piccoli di altri?) non guarda in faccia a nessuno e mente persino a sé stesso. Un ego gigante in un uomo dotato di passione e fantasia ma privo di talento, un uomo che trova conforto nella sua parte femminile avvolgendosi in morbidi maglioni d'angora, un mezzo debosciato dotato però di grandissima umanità.


A tal proposito, lo so che il post dovrebbe essere dedicato a Johnny Depp ma, per quanto il festeggiato sia adorabile con la sua aria stralunata, quando fa la danza del ventre con una parrucca bionda oppure quando, come un invasato, ripete a menadito gli orribili dialoghi previsti dalla sceneggiatura, la presenza veramente indimenticabile della pellicola è Martin Landau (premiato ovviamente con l'Oscar come miglior attore non protagonista) nei panni di un Bela Lugosi alla fine della propria carriera. E' impossibile non provare pietà per una delle icone horror per eccellenza, per il dramma umano di un vecchio dipendente dalla morfina, solo e dimenticato a tal punto che la maggior parte della gente lo crede morto... ed è impossibile non provare almeno un po' di nervoso davanti alla faccetta giuliva di Depp quando il suo personaggio assume contemporaneamente il ruolo di amico fraterno e sfruttatore del povero Lugosi: Burton mostra più volte l'ambiguità di Ed Wood, sincero e sfegatato fan del vecchio Dracula ma anche affarista consapevole del vago richiamo ancora esercitato sugli spettatori da Bela Lugosi, tanto che la sua decisione di lanciare Plan 9 From Outer Space come l'ultimo film dell'attore (sfruttando un brevissimo girato originale a dir poco commovente e utilizzando poi una controfigura col volto costantemente coperto dopo la morte di Bela) potrebbe essere sia un goffo modo di omaggiarlo, sia una bieca operazione commerciale. Il problema è che lo spettatore non capirà mai qual è il VERO Ed Wood, cosa ci sia di sincero dietro la maniacale volontà di raggiungere la fama e conquistare il pubblico di tutta l'America. Ed è qui che risiede molta della bellezza di questo film peculiarissimo.


Spendo ancora qualche parola sulla realizzazione. Ed Wood dimostra di essere un gioiellino a partire dai titoli di testa, che racchiudono tutti gli elementi della "poetica" del disgraziato regista, nonché per il modo in cui viene introdotta la storia narrata, presentata da Criswell, eccentrico e sedicente "veggente" diventato poi parte della sgangherata cricca del regista. In ogni sequenza vengono riproposte le scene madri dei primi film di Ed Wood e il goffo modo in cui, probabilmente, sono state veramente realizzate e ogni passaggio viene accompagnato dalla splendida musica di Howard Shore (con richiami da Il lago dei cigni di Tchaikovsky ogni volta che Lugosi si avvicina alla morte) e impreziosito dai meravigliosi costumi di Colleen Atwood. Tim Burton riempie la pellicola con tante di quelle citazioni da far impazzire un cinefilo e dirige un cast di attori della Madonna tra i quali, oltre a Johnny Depp e Martin Landau, spiccano Bill Murray, Patricia Arquette, Sarah Jessica Parker, Jeffrey Jones e Lisa Marie (che interpreta la splendida, sensualissima antenata della mia Elvira, Vampira - solo, non andatelo a dire a Cassandra Peterson visto che ha vinto la causa intentatale da Maila Nurmi per plagio!). Insomma, non credo vi serva ancora qualche motivo per guardare il capolavoro che è Ed Wood, cercatelo e non ve ne pentirete!!


Johnny Depp è una presenza importante del Bollalmanacco, ecco a voi tutti i post in cui è comparso il nostro. ENJOY!

Paura e delirio a Las Vegas (1998), dove si annulla negli scomodi ed esilaranti panni di Hunter S. Thompson.

Pirati dei Caraibi, la trilogia (2003-2007), Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare (2011): con il cialtronissimo Capitan Jack Sparrow, Johnny Depp crea un nuovo personaggio che diventa subito icona.

Sweeney Todd (2007), dove lo vediamo cupo antieroe in cerca di una sanguinosissima vendetta.

Alice in Wonderland (2010), davvero poco "moltoso". Un passo falso in odor di deliranza e diludendo, sia per Depp che per Burton.

Dark Shadows (2012) nei panni del vampiro Barnabas Collins, Depp da il meglio di sé ma il film è troppo pasticciato per convincere come dovrebbe.

E ovviamente non possono mancare i bellissimi post degli altri blogger che hanno deciso di omaggiare il genetliaco di Johnny Depp!!!

50/50 Thriller
Bette Davis Eyes
Combinazione casuale
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sabato 21 gennaio 2012

Beetlejuice - Spiritello porcello (1988)

E’ arrivato finalmente il momento di scrivere una recensione su uno dei miei film preferiti in assoluto, l’esilarante, grottesco, fantasiosissimo Beetlejuice – Spiritello porcello (Beetlejuice), diretto nel 1988 da uno sfolgorante Tim Burton.


Trama: Adam e Barbara sono due sposini felici che, un brutto giorno, muoiono a causa di un incidente. Come fantasmi, tornano nella loro casa solo per vederla invasa dai Deetz, una famiglia di eccentrici yuppies con una figlia malinconica e darkettona, Lydia. Incapaci di scacciare gli “invasori” con le loro sole forze, Adam e Barbara sono costretti a chiedere l’aiuto di Beetlejuice, famigerato e strampalato bio-esorcista…


Beetlejuice è uno dei motivi per cui mi verrebbe voglia di picchiare Burton, ora come ora. Agli inizi della sua oscura, particolare, splendida carriera il buon Tim era all’apice della creatività, in grado di confezionare film assolutamente imprevedibili, popolati da personaggi indimenticabili e meravigliosi, oltre che di gettare i semi per quelle che sarebbero poi diventate le sue pellicole più popolari (fanatici di The Nightmare Before Christmas, ditemi voi se i vermi della sabbia non sono identici ad un paio di pupazzi costruiti da Jack e company, e se la cima della giostra che ad un certo punto compare in testa a Beetlejuice non è uguale alla faccetta dello stesso Jack!!). Adesso, e mi fa male dirlo, il regista ricicla spesso e volentieri sé stesso, come mostrano le foto dal set del nuovo Dark Shadows, dove Johnny Depp è un incrocio tra il Cappellaio Matto di Alice in Wonderland, il Willy Wonka de La fabbrica di cioccolato e il Joker di Batman. Asciugo una lacrima di frustrazione e vado avanti.


Cosa c’è di bello in questo Beetlejuice? Tutto. Tutto, tutto, tutto. E’ innanzitutto geniale l’idea di ribaltare il comune cliché horror della casa infestata, dove sono i morti che “disturbano” i vivi, e decidere di mostrarci un’ingenua coppia di fantasmi la cui non-vita viene messa sottosopra dall’arrivo dei chiassosi, antipatici viventi. E’ divertente vedere un aldilà anche troppo reale, fatto di sale d’attesa, uffici, noiosa burocrazia, libri che sembrano manuali d’istruzioni più che esoterici tomi su quel che ci aspetta dopo la morte. E’ fondamentale l’uso della stop – motion, a partire dai già citati vermi della sabbia per arrivare alle statue semoventi di Delia o al Beetlejuice serpente. E questo solo per cominciare, perché le due cose che rendono davvero unico questo film sono la bravura di Michael Keaton e la colonna sonora.


Keaton mette tutto sé stesso nell’interpretare l’essere assolutamente schifoso e divertente che è Beetlejuice. Sotto un trucco che lo rende letteralmente irriconoscibile (altro che Johnny Depp!!), nonostante il tempo in cui il personaggio compare nel film sia minore rispetto a quello concesso agli altri, l’attore regala ai posteri uno dei “mostri” più indimenticabili del cinema fantastico. Logorroico, laido, cialtrone, a tratti anche pericoloso, da il suo meglio nelle indimenticabili sequenze dell’esumazione all’interno del plastico (altro colpo di genio di sceneggiatori e registi) e durante il matrimonio forzato con Lydia, quando prima del fatidico sì riesce a rievocare in due secondi netti tutta la felice vita da single. E poi, si diceva, la colonna sonora. Oltre al preponderante, bellissimo score del solito Danny Elfman quello che è davvero importante in Beetlejuice è l’utilizzo delle canzoni di Harry Belafonte, del “calypso”. Oltre ad essere un genere decisamente inusuale da inserire all’interno di un horror, da vita ad una delle sequenze più belle della storia del cinema (senza esagerare, davvero!!), quella in cui gli “invasori” umani vengono posseduti durante la cena e cominciano a cantare e ballare al ritmo della Banana Boat Song, Day – O, prima di venire aggrediti dal cocktail di gamberi! Senza dimenticare il bellissimo finale scandito dall’altrettanto divertente e trascinante Jump in the Line, una delle mie canzoni preferite. Mi sembra strano che chi legge questo blog non abbia mai visto Beetlejuice, ma in caso ve lo consiglio caldamente, come avrete capito. Chi invece ha già avuto l’onore, lo riguardi, che non fa mai male!


Del regista Tim Burton, Michael Keaton (Beetlejuice), Winona Ryder (Lydia), Glenn Shadix (Otho) e Catherine O’Hara (Delia) ho già parlato nei rispettivi link.

Alec Baldwin (vero nome Alexander Rae Baldwin III) interpreta Adam. Uno dei più famosi attori americani e membro di una famiglia assai attiva in campo cinematografico (i fratelli sono Stephen, William e Daniel Baldwin, tutti attori), lo ricordo per film come Una vedova allegra… ma non troppo, Una donna in carriera, Talk Radio, Caccia a Ottobre Rosso, Bella, bionda.. e dice sempre sì, Il sospetto, Americani, L’uomo ombra, L’urlo dell’odio, Codice Mercury, I Tenenbaum, Il gatto… e il cappello matto, … e alla fine arriva Polly, The Aviator, Elisabethtown e Dick e Jane – Operazione furto. Ha inoltre doppiato Come cani e gatti, Spongebob il film, episodi delle serie Due fantagenitori, I Simpson, Spongebob Squarepants e partecipato a telefilm come Friends, Nip/Tuck, Will & Grace e 30 Rock. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 53 anni e cinque film in uscita, tra cui il Bop Decameron di Woody Allen.


Geena Davis (vero nome Virginia Elisabeth Davis) interpreta Barbara. Attrice famosissima negli anni ’80 e primi ’90, ex moglie dell’altrettanto famoso attore Jeff Goldblum, la ricordo per film come l’inquietante La mosca, il cult Le ragazze della terra sono facili, Thelma & Louise (che le è valso l’Oscar come migliore attrice protagonista), Ragazze vincenti e Stuart Little – Un topolino in gamba (con i suoi due seguiti), inoltre ha partecipato a serie come Supercar, Fantasilandia, Riptide, Casa Keaton e Will & Grace. Americana, anche produttrice e sceneggiatrice, ha 55 anni.


Jeffrey Jones interpreta Charles Deetz. Ottimo caratterista americano, lo ricordo per film come Amadeus, Howard … e il destino del mondo, Caccia a Ottobre Rosso, Ed Wood, L’avvocato del diavolo, il bellissimo L’insaziabile, Il mistero di Sleepy Hollow, Stuart Little – Un topolino in gamba e Heartbreakers – vizio di famiglia, inoltre ha partecipato a serie come Il tenente Kojak, Ai confini della realtà, Oltre i limiti. Ha 65 anni e un film in uscita.


Sylvia Sidney (vero nome Sofia Kosow) interpreta Juno. Attrice americana, famosissima negli anni ’30 e attiva comunque fino ai ’90, ha partecipato a film come La maledizione di Damien e Mars Attacks!, oltre a serie come Starsky & Hutch, Love Boat e Magnum P.I. E’ morta nel 1999 per un cancro alla gola (profetico Burton!!), all’età di 88 anni.


Robert Goulet interpreta Maxie. Caratterista americano che avrete visto almeno 1000 volte durante gli anni ‘80/’90, lo ricordo aver partecipato a Una pallottola spuntata 2 e ½: l’odore della paura e a serie come Love Boat, Fantasilandia, La signora in giallo, L’ispettore Tibbs. E’ morto nel 2007 per una fibrosi polmonare, all’età di 73 anni.


E ora un paio di curiosità. Originariamente, Beetlejuice doveva essere un horror tout court e il personaggio del titolo un demone alato che scendeva sulla terra in forma umana per uccidere i Deetz. Il ruolo di Lydia sarebbe stato molto ridimensionato, in quanto avrebbe dovuto essere la sorella di sei anni (personaggio assente dalla versione definitiva) quella in grado di vedere i fantasmi; inoltre, tra le sequenze previste ci sarebbe stata la trasformazione della piccola in un topo rabbioso e il tentativo di stupro da parte di Beetlejuice ai danni di Lydia. Francamente, preferisco il Beetlejuice che conosco! Ma rimaniamo in tema “quel che avrebbe potuto essere”. Tim Burton avrebbe voluto il suo idolo d’infanzia Sammy Davis Jr. nel ruolo di Beetlejuice, ma si è beccato il veto dagli studios; per quanto riguarda Catherine O’Hara, la sua scelta deriva dal fatto che Anjelica Huston in quel periodo aveva problemi di salute, mentre in lizza per il ruolo di Lydia c’erano nomi come Juliette Lewis (che ha fatto il provino ed è stata scartata), Sarah Jessica Parker, Brooke Shields e Jennifer Connelly (che hanno direttamente rifiutato la parte). Dal film è stata tratta nell’89 la serie animata Beetlejuice che, se non ricordo male, è arrivata anche in Italia. Più che cercare la serie in questione, però, se vi fosse piaciuto il film vi consiglio di recuperare tre capisaldi della commedia horror come La morte ti fa bella, Gremlins e La famiglia Addams. ENJOY!

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