Avrei dovuto vederlo più o meno un anno fa, in occasione della morte di Martin Landau, invece ho recuperato solo di recente Nel buio da soli (Alone in the Dark), diretto e co-sceneggiato nel 1982 dal regista Jack Sholder.
Trama: Durante un black out, quattro maniaci evadono da una casa di cura, decisi ad uccidere il dottore che ha preso il posto del loro precedente psichiatra...
Nel buio da soli è uno di quei film difficili da giudicare, poiché in esso gli elementi positivi si equivalgono a quelli negativi. Solitamente, una simile condizione decreterebbe un giudizio medio o neutrale, in questo caso però ci sono degli attori e delle guest star che, da soli, basterebbero ad alzare il livello qualitativo della pellicola, se non altro da un punto di vista "sentimentale". La cosa che balza all'occhio di Nel buio da soli è la sua natura sfaccettata, probabilmente derivante dal mix di mani che si sono avvicendate alla sceneggiatura (assieme a Jack Sholder ci sono Robert Shaye, anche produttore, e tale Michael Harrpster, al suo primo e ultimo lavoro), che lo porta ad essere uno strano ibrido di thriller, horror e talvolta persino commedia. Guardandolo, si ha quasi l'idea che la parte horror avrebbe potuto essere più preponderante, come se i realizzatori avessero voluto proseguire per quel cammino ma poi qualcosa li avesse portati a desistere; gli esempi più eclatanti di questo mio pensiero sono sequenze come quella iniziale, un incubo allucinato a sfondo religioso avente per protagonista Martin Landau bloccato all'interno di una tavola calda infernale, oppure la visione di Toni, "arricchita" da una creatura zombesca realizzata nientemeno che da Tom Savini, ma in generale le azioni dei quattro maniaci hanno il sapore dello slasher becero a base di coltellacci, biondine svestite e persino maschere da hockey, benché di sangue se ne veda davvero poco in Nel buio da soli. Questa atmosfera "de paura" viene però stemperata, spesso e volentieri, dal carattere tra il cretino e il menefreghista del 90% dei personaggi positivi coinvolti, protagonisti o di siparietti di allegra vita familiar-sociale atti a sottolineare la peculiarità di una strana famiglia composta da papà psichiatra, mamma priva di personalità alcuna (per dire, basta che arrivi la cognata "ambientalista" e 'sta povera casalinga frustrata si fa arrestare per manifestazione non autorizzata...) e figliola inquietante, una vecchia nel corpo di bambina bionda ed occhialuta, oppure di sequenze per descrivere le quali l'unico aggettivo che mi viene in mente è lame. Durante l'assedio del pre-finale, infatti, i personaggi non sembrano tanto terrorizzati, quanto per lo più perplessi ed incerti sul da farsi, impegnati a litigare tra di loro oppure a offrirsi l'un con l'altro saggi consigli in maniera talmente finta da risultare imbarazzante.
Diciamo che, con tutto il rispetto per il Murdock dell'A-Team, gli attori migliori sono finiti a fare i maniaci e persino Donald Pleasence ci fa una ben magra figura. Il suo personaggio, infatti, è probabilmente il peggiore del mucchio, ché se il Dottor Potter non sa bene da che parte girarsi il Dottor Bain è invece proprio scemo come un tacco, perennemente strafatto di sinsemilla al punto da approcciarsi coi pazienti del manicomio come faceva il Signor Burns de I Simpson nella storica puntata crossover con X-Files, secondo il motto "ma non sono malati, sono solo VIAGGIATORI della psiche". Idea carina, per carità, ma ripeterla con testardaggine anche davanti a un coltello puntato alla gola è indice di poco cervello. Martin Landau è invece perfetto nel ruolo di predicatore folle, con quella bocca larghissima e gli occhi spiritati è l'elemento del film che probabilmente rischia di rimanere più impresso nella mente dello spettatore, tuttavia anche gli altri tre maniaci, ognuno a modo loro, hanno una personalità spiccata resa al meglio dagli attori che li interpretano, Jack Palance in primis, e almeno uno di essi riserva un'interessante sorpresa. Per gli estimatori di Jack Sholder, ricordo inoltre che Nel buio da soli rappresenta l'esordio alla regia di un autore che al genere horror ha regalato almeno un film diventato cult (L'alieno) pur perdendosi col tempo e pur incappando in almeno una solenne ciofeca (Nightmare 2: La rivincita, un pasticciaccio brutto di dimensioni epiche); trattasi di esordio e si vede perché, appunto, salvo la prima sequenza e le ultime, accompagnate da un paio di riprese notturne particolarmente inquietanti, la bellezza della regia non salta all'occhio e, complice anche un montaggio fatto con l'accetta, la qualità della pellicola risulta abbastanza televisiva. Nel complesso sono comunque contenta di aver guardato una bestia strana come Nel buio da soli, un'opera che non conoscevo e che potrebbe piacere ai cultori degli anni '80 e di quel trash leggero, non sbruffone, che all'epoca non classificavamo nemmeno come tale.
Di Donald Pleasence (Dr. Leo Bain), Martin Landau (Byron "Preacher" Sutcliff) e Lin Shaye (la receptionist della clinica) ho già parlato ai rispettivi link.
Jack Sholder è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Nightmare 2 - La rivincita, L'alieno, Wishmaster 2 - Il male non muore mai ed episodi di serie quali I racconti della cripta e Tremors. Anche produttore e attore, ha 73 anni.
Jack Palance interpreta Frank Hawkes. Americano, ha partecipato a film come Vamos a matar, compañeros, Si può fare... amigo, Batman, Tango & Cash, Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche (per il quale ha vinto un Oscar come miglior attore non protagonista) e Scappo dalla città 2. Anche regista, è morto nel 2006 all'età di 87 anni.
Dwight Schultz interpreta il Dottor Dan Potter. Americano, famoso per il ruolo di Murdock in A-Team, ha partecipato a film come A-Team e a serie quali Chips, Alfred Hitchcock presenta, Oltre i limiti, Lois & Clark - Le nuove avventure di Superman e Walker Texas Ranger; come doppiatore, ha lavorato in Principessa Mononoke, Asterix e i vichinghi ed episodi de I Griffin, Johnny Bravo, Animatrix, I Rugrats, Ben 10, Kung Fu Panda - Mitiche avventure e Teen Titans Go!. Ha 71 anni.
Matthew Broderick aveva sostenuto l'audizione per il ruolo del fidanzato di Bunky ma Sholder lo ha "graziato" ritenendolo troppo talentuoso per una parte così insignificante. Detto questo, se Nel buio da soli vi fosse piaciuto recuperate la saga di Halloween. ENJOY!
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mercoledì 14 novembre 2018
lunedì 17 luglio 2017
venerdì 8 aprile 2016
9 (2009)
In questi giorni mi è capitato di recuperare il delizioso 9, diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Shane Acker.
Trama: in una Terra devastata da una guerra tra macchine ed esseri umani che ha portato all'avvelenamento dell'aria, il piccolo robottino 9 si risveglia e trova un misterioso oggetto bramato proprio dalle macchine "sopravvissute"...
Chissà perché nel 2009 non ero riuscita ad andare a vedere 9. Probabilmente perché qui non sarà uscito, come al solito. Peccato, soprattutto perché non mi è parso di sentirlo nominare tanto quanto altri cartoni animati moderni, nonostante meriti almeno una visione e nonostante due grandi nomi impegnati come produttori, ovvero Tim Burton e Timur Bekmambetov. Ambientato in un futuro post-apocalittico, dove a fatica si riconosce nel paesaggio una Parigi distrutta, 9 è un piccolo lungometraggio che racconta di come l'umanità, dopo essersi completamente affidata alle macchine e ad un governo globale di stampo nazista, è riuscita a soccombere sotto gli attacchi di quelle stesse macchine, che hanno inquinato l'aria al punto da impedire la nascita di qualsiasi forma di vita sulla terra. In questo ambiente sterile e malsano, si aggirano dei misteriosi robottini dalle vaghe sembianze antropomorfe, una comunità di "giocattolini" costretti a loro volta a fuggire dalla "Bestia", ovvero ciò che resta delle terribili macchine che hanno spazzato via gli esseri umani; diverso tra i diversi, appena nato quindi inconsapevole del mondo che lo circonda, è il protagonista della pellicola, 9, che un giorno si attiva ritrovandosi tra le mani un oggetto misterioso capace di riunire in sé tecnologia e magia. Alle ovvie difficoltà pratiche che il protagonista dovrà affrontare per compiere il destino riservatogli dal suo creatore, si aggiunge anche la naturale diffidenza di una comunità chiusa e superstiziosa, che ha fatto della sopravvivenza e del disinteresse la sua ragione di vita: i robottini che vanno dall'1 all'8, ognuno caratterizzato non solo per quel che riguarda la personalità ma anche nei materiali "di riciclo" che lo compongono, si relazionano con 9 in maniera differente, alcuni come se avessero ritrovato un pezzo di comunità perduto da lungo tempo, altri come una minaccia portatrice di innumerevoli catastrofi. La verità, ovviamente, sta nel mezzo e 9 non è un film allegro o dotato di un happy ending gioioso, ma celebra comunque il coraggio di chi si batte per il cambiamento e, conseguentemente, per la vita, veicolando un messaggio positivo sempre più necessario in questi tempi.
Per quel che riguarda la realizzazione, 9 potrebbe probabilmente risultare confuso e anche un po' pauroso per dei bambini. I piccoli protagonisti, come ho avuto modo di dire, sono carini e molto ben curati nel loro aspetto fisico, pieni di dettagli caratteristici capaci di differenziarli l'uno dall'altro ma le "bestie", soprattutto quella capace di ipnotizzare e bloccare le altre macchine, sono una più inquietante dell'altra, un concentrato di elementi horror/steampunk che sarebbero perfetti all'interno di un film di fantascienza. 9 ad un certo punto vira più sull'action, allontanandosi dalla delicata e Burtoniana poesia con la quale sono stati realizzati in CGI i primi attimi di vita del protagonista per concentrarsi sull'altra metà della sua "anima", quella più zamarra di Timur Bekmambetov, fatta di scontri all'ultimo ingranaggio tra i robottini e le bestie; l'animazione è spettacolare e ogni scontro viene reso benissimo ma purtroppo ne risente il design della Bestia principale, il cui unico elemento ben riconoscibile è un terrificante occhio rosso, a mo' di Grande Fratello orwelliano, probabilmente a simboleggiare la caotica violenza di un mondo distrutto da macchine impersonali. La poesia torna a farla da padrone sul finale, che di nuovo si riempie di immagini assai poetiche mentre il ritmo dell'azione giustamente cala, lasciando lo spettatore a riscoprirsi più legato di quanto si aspettasse a queste buffe creaturine e forse un po' deluso per una storia che lascia moltissimi punti irrisolti e a tratti si perde in un bailamme di idee interessanti ma contrastanti. Forse dovrei rivedere 9 un'altra volta per poterlo apprezzare nella sua interezza e dare un giudizio definitivo ma già posso affermare senza tema che è comunque un film carinissimo, per quanto magari non adatto ai bimbi troppo piccoli. Genitori, siete avvisati, rischiate che i pargoli facciano gli incubi la notte e si sveglino urlando di macchine che vogliono mangiarli!
Di Christopher Plummer (#1), Martin Landau (#2), John C. Reilly (#5), Crispin Glover (#6), Jennifer Connelly (#7) ed Elijah Wood (#9) ho parlato ai rispettivi link.
Shane Acker è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al momento il primo ed unico lungometraggio da lui diretto. Americano, anche tecnico degli effetti speciali, animatore e produttore, ha 45 anni.
9 è nato come un corto animato, che nel 2009 era stato persino nominato all'Oscar, pur non avendo vinto; se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Coraline e la porta magica. ENJOY!
Trama: in una Terra devastata da una guerra tra macchine ed esseri umani che ha portato all'avvelenamento dell'aria, il piccolo robottino 9 si risveglia e trova un misterioso oggetto bramato proprio dalle macchine "sopravvissute"...
Chissà perché nel 2009 non ero riuscita ad andare a vedere 9. Probabilmente perché qui non sarà uscito, come al solito. Peccato, soprattutto perché non mi è parso di sentirlo nominare tanto quanto altri cartoni animati moderni, nonostante meriti almeno una visione e nonostante due grandi nomi impegnati come produttori, ovvero Tim Burton e Timur Bekmambetov. Ambientato in un futuro post-apocalittico, dove a fatica si riconosce nel paesaggio una Parigi distrutta, 9 è un piccolo lungometraggio che racconta di come l'umanità, dopo essersi completamente affidata alle macchine e ad un governo globale di stampo nazista, è riuscita a soccombere sotto gli attacchi di quelle stesse macchine, che hanno inquinato l'aria al punto da impedire la nascita di qualsiasi forma di vita sulla terra. In questo ambiente sterile e malsano, si aggirano dei misteriosi robottini dalle vaghe sembianze antropomorfe, una comunità di "giocattolini" costretti a loro volta a fuggire dalla "Bestia", ovvero ciò che resta delle terribili macchine che hanno spazzato via gli esseri umani; diverso tra i diversi, appena nato quindi inconsapevole del mondo che lo circonda, è il protagonista della pellicola, 9, che un giorno si attiva ritrovandosi tra le mani un oggetto misterioso capace di riunire in sé tecnologia e magia. Alle ovvie difficoltà pratiche che il protagonista dovrà affrontare per compiere il destino riservatogli dal suo creatore, si aggiunge anche la naturale diffidenza di una comunità chiusa e superstiziosa, che ha fatto della sopravvivenza e del disinteresse la sua ragione di vita: i robottini che vanno dall'1 all'8, ognuno caratterizzato non solo per quel che riguarda la personalità ma anche nei materiali "di riciclo" che lo compongono, si relazionano con 9 in maniera differente, alcuni come se avessero ritrovato un pezzo di comunità perduto da lungo tempo, altri come una minaccia portatrice di innumerevoli catastrofi. La verità, ovviamente, sta nel mezzo e 9 non è un film allegro o dotato di un happy ending gioioso, ma celebra comunque il coraggio di chi si batte per il cambiamento e, conseguentemente, per la vita, veicolando un messaggio positivo sempre più necessario in questi tempi.
Per quel che riguarda la realizzazione, 9 potrebbe probabilmente risultare confuso e anche un po' pauroso per dei bambini. I piccoli protagonisti, come ho avuto modo di dire, sono carini e molto ben curati nel loro aspetto fisico, pieni di dettagli caratteristici capaci di differenziarli l'uno dall'altro ma le "bestie", soprattutto quella capace di ipnotizzare e bloccare le altre macchine, sono una più inquietante dell'altra, un concentrato di elementi horror/steampunk che sarebbero perfetti all'interno di un film di fantascienza. 9 ad un certo punto vira più sull'action, allontanandosi dalla delicata e Burtoniana poesia con la quale sono stati realizzati in CGI i primi attimi di vita del protagonista per concentrarsi sull'altra metà della sua "anima", quella più zamarra di Timur Bekmambetov, fatta di scontri all'ultimo ingranaggio tra i robottini e le bestie; l'animazione è spettacolare e ogni scontro viene reso benissimo ma purtroppo ne risente il design della Bestia principale, il cui unico elemento ben riconoscibile è un terrificante occhio rosso, a mo' di Grande Fratello orwelliano, probabilmente a simboleggiare la caotica violenza di un mondo distrutto da macchine impersonali. La poesia torna a farla da padrone sul finale, che di nuovo si riempie di immagini assai poetiche mentre il ritmo dell'azione giustamente cala, lasciando lo spettatore a riscoprirsi più legato di quanto si aspettasse a queste buffe creaturine e forse un po' deluso per una storia che lascia moltissimi punti irrisolti e a tratti si perde in un bailamme di idee interessanti ma contrastanti. Forse dovrei rivedere 9 un'altra volta per poterlo apprezzare nella sua interezza e dare un giudizio definitivo ma già posso affermare senza tema che è comunque un film carinissimo, per quanto magari non adatto ai bimbi troppo piccoli. Genitori, siete avvisati, rischiate che i pargoli facciano gli incubi la notte e si sveglino urlando di macchine che vogliono mangiarli!
Di Christopher Plummer (#1), Martin Landau (#2), John C. Reilly (#5), Crispin Glover (#6), Jennifer Connelly (#7) ed Elijah Wood (#9) ho parlato ai rispettivi link.
Shane Acker è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al momento il primo ed unico lungometraggio da lui diretto. Americano, anche tecnico degli effetti speciali, animatore e produttore, ha 45 anni.
9 è nato come un corto animato, che nel 2009 era stato persino nominato all'Oscar, pur non avendo vinto; se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Coraline e la porta magica. ENJOY!
domenica 9 giugno 2013
Johnny Depp Day: Ed Wood (1994)
Eccoci di nuovo qui a festeggiare il compleanno di un mito cinematografico! Questa volta non c’è stata praticamente alcuna incertezza, l’attore di cui si parlerà oggi ha sbaragliato la concorrenza conquistandosi la simpatia di più di metà di questo gruppetto di blogger (anche se io avevo votato Bruce Campbell u__u) e l’ha spuntata persino sull’Albertone nazionale. Prepariamoci dunque a fare tanti auguri a John Christopher Depp II, meglio conosciuto come Johnny Depp, che oggi compie 50 anni tondi tondi. Passano gli anni e questo figliolo non perde in bellezza, nonostante, almeno con me, abbia perso un po’ in stima vista la sua ultima tendenza a fossilizzarsi su personaggi più o meno tutti simili… e pensare che fino a pochi anni fa, se c’era un attore eclettico, in grado di scrollarsi di dosso la sua nomea di sex symbol ed interpretare ruoli davvero fuori dagli schemi era proprio Depp! Esempio eclatante è il film che ho scelto di recensire per l’occasione, ovvero Ed Wood, diretto nel 1994 dall’amico fraterno Tim Burton. Ricordandovi che presto Depp tornerà sugli schermi con The Lone Ranger e, in futuro, probabilmente anche come Capitan Sparrow, vi dico non ENJOY ma…. BEWARE!!
Trama: il film percorre i primi anni di carriera di Edward D. Wood Jr., alias Ed Wood, universalmente riconosciuto come il peggior regista del mondo, concentrandosi in particolare sul suo rapporto con un Bela Lugosi ormai vecchio e dimenticato…
Prima di cominciare la recensione di Ed Wood, devo fare una vergognosissima confessione: non ho mai visto un solo film diretto dal regista di Poughkeepsie, prima per ignoranza, poi per paura di rovinare il mito quasi “romantico” cantato dal protettore dei reietti Tim Burton. Piuttosto che esclamare davvero “chemmerda!” davanti a Plan 9 From Outer Space preferisco guardare questo delizioso film in bianco e nero dove Ed Wood ha la faccia cialtrona e stralunata di Johnny Depp, che qui parla con la “s” sibilante a causa della mancanza di mezza arcata dentale superiore e si mostra svariate volte “en travesti”. Il regista peggiore del mondo non ha nulla da invidiare, pur essendo personaggio realmente esistito, ai migliori freak dell’universo Burtoniano e il suo estenuante tentativo di farsi accettare dalla Hollywood che conta viene raccontato con un tale sovrapporsi di toni grotteschi e lirici che il poveraccio parrebbe quasi un degno erede del più malinconico Edward mani di forbice. Johnny Depp, non a caso, incarna entrambe le figure e non potrebbe essere altrimenti vista la sua comprovata natura di alter ego del regista, tuttavia credo che Edward avrebbe avuto paura di Ed; logorroico, inguaribilmente ottimista, impossibilitato a stare fermo e dotato di grande faccia tosta, Wood è colui che nega l'evidenza, che per perseguire il suo Sogno (paragonabile, nella sua mente, a quello del grande Orson Welles e perché non dovrebbe essere così? Esistono sogni più piccoli di altri?) non guarda in faccia a nessuno e mente persino a sé stesso. Un ego gigante in un uomo dotato di passione e fantasia ma privo di talento, un uomo che trova conforto nella sua parte femminile avvolgendosi in morbidi maglioni d'angora, un mezzo debosciato dotato però di grandissima umanità.
A tal proposito, lo so che il post dovrebbe essere dedicato a Johnny Depp ma, per quanto il festeggiato sia adorabile con la sua aria stralunata, quando fa la danza del ventre con una parrucca bionda oppure quando, come un invasato, ripete a menadito gli orribili dialoghi previsti dalla sceneggiatura, la presenza veramente indimenticabile della pellicola è Martin Landau (premiato ovviamente con l'Oscar come miglior attore non protagonista) nei panni di un Bela Lugosi alla fine della propria carriera. E' impossibile non provare pietà per una delle icone horror per eccellenza, per il dramma umano di un vecchio dipendente dalla morfina, solo e dimenticato a tal punto che la maggior parte della gente lo crede morto... ed è impossibile non provare almeno un po' di nervoso davanti alla faccetta giuliva di Depp quando il suo personaggio assume contemporaneamente il ruolo di amico fraterno e sfruttatore del povero Lugosi: Burton mostra più volte l'ambiguità di Ed Wood, sincero e sfegatato fan del vecchio Dracula ma anche affarista consapevole del vago richiamo ancora esercitato sugli spettatori da Bela Lugosi, tanto che la sua decisione di lanciare Plan 9 From Outer Space come l'ultimo film dell'attore (sfruttando un brevissimo girato originale a dir poco commovente e utilizzando poi una controfigura col volto costantemente coperto dopo la morte di Bela) potrebbe essere sia un goffo modo di omaggiarlo, sia una bieca operazione commerciale. Il problema è che lo spettatore non capirà mai qual è il VERO Ed Wood, cosa ci sia di sincero dietro la maniacale volontà di raggiungere la fama e conquistare il pubblico di tutta l'America. Ed è qui che risiede molta della bellezza di questo film peculiarissimo.
Spendo ancora qualche parola sulla realizzazione. Ed Wood dimostra di essere un gioiellino a partire dai titoli di testa, che racchiudono tutti gli elementi della "poetica" del disgraziato regista, nonché per il modo in cui viene introdotta la storia narrata, presentata da Criswell, eccentrico e sedicente "veggente" diventato poi parte della sgangherata cricca del regista. In ogni sequenza vengono riproposte le scene madri dei primi film di Ed Wood e il goffo modo in cui, probabilmente, sono state veramente realizzate e ogni passaggio viene accompagnato dalla splendida musica di Howard Shore (con richiami da Il lago dei cigni di Tchaikovsky ogni volta che Lugosi si avvicina alla morte) e impreziosito dai meravigliosi costumi di Colleen Atwood. Tim Burton riempie la pellicola con tante di quelle citazioni da far impazzire un cinefilo e dirige un cast di attori della Madonna tra i quali, oltre a Johnny Depp e Martin Landau, spiccano Bill Murray, Patricia Arquette, Sarah Jessica Parker, Jeffrey Jones e Lisa Marie (che interpreta la splendida, sensualissima antenata della mia Elvira, Vampira - solo, non andatelo a dire a Cassandra Peterson visto che ha vinto la causa intentatale da Maila Nurmi per plagio!). Insomma, non credo vi serva ancora qualche motivo per guardare il capolavoro che è Ed Wood, cercatelo e non ve ne pentirete!!
Johnny Depp è una presenza importante del Bollalmanacco, ecco a voi tutti i post in cui è comparso il nostro. ENJOY!
Paura e delirio a Las Vegas (1998), dove si annulla negli scomodi ed esilaranti panni di Hunter S. Thompson.
Pirati dei Caraibi, la trilogia (2003-2007), Pirati dei Caraibi: oltre i confini del mare (2011): con il cialtronissimo Capitan Jack Sparrow, Johnny Depp crea un nuovo personaggio che diventa subito icona.
Sweeney Todd (2007), dove lo vediamo cupo antieroe in cerca di una sanguinosissima vendetta.
Alice in Wonderland (2010), davvero poco "moltoso". Un passo falso in odor di deliranza e diludendo, sia per Depp che per Burton.
Dark Shadows (2012) nei panni del vampiro Barnabas Collins, Depp da il meglio di sé ma il film è troppo pasticciato per convincere come dovrebbe.
E ovviamente non possono mancare i bellissimi post degli altri blogger che hanno deciso di omaggiare il genetliaco di Johnny Depp!!!
50/50 Thriller
Bette Davis Eyes
Combinazione casuale
Director's cult
Era meglio il libro
Il Cinema spiccio
In central perk
Montecristo
Movies Maniac
Pensieri Cannibali
Recensioni ribelli
Scrivenny
The Obsidian Mirror
Triccotraccofobia
Viaggiando (meno)
White Russian Cinema
CriticissimaMente
Dal romanzo al film
mercoledì 27 febbraio 2013
Frankenweenie (2012)
Approfittando della bufera di neve che mi ha impedito di uscire sabato scorso, ho recuperato finalmente Frankenweenie, diretto nel 2012 dal buon Tim Burton e basato sul suo omonimo corto del 1984.
Trama: Victor è un geniale ma solitario bimbo con un solo, grande amico, il suo cagnolino Sparky. Quando quest'ultimo muore a causa di un incidente il ragazzino riesce a riportarlo in vita come un novello Frankenstein, ma presto la voce si sparge e per Victor cominciano i guai...
Correva l'anno 1984 e un Tim Burton allora ventiseienne decideva di girare il corto in bianco e nero Frankenweenie, beccandosi gli strali della Disney prima e il licenziamento poi, perché i boss credevano che un'opera simile, da dover proiettare prima della riedizione di Pinocchio, avrebbe traumatizzato i poveri pargoli innocenti. Sono passati gli anni, Burton è diventato giustamente famoso, i tempi sono cambiati e nel 2012 è stata proprio la Disney a produrre il lungometraggio a cartoni animati basato su questo vecchio corto. Dove prima c'erano Shelley Duvall e altri attori in carne ed ossa adesso ci sono dei pupazzini dalle fattezze inquietanti e portati in vita grazie alla stop-motion, tecnica tanto amata dal regista, ma ciò che sta alla base di entrambe le opere è sempre quella poetica del Diverso di cui Burton è supremo cantore: l'impossibilità di uniformarsi alla piatta vita di provincia, l'ottusità delle persone ignoranti, la fondamentale innocenza e bontà dell'outsider, considerato "mostro" e conseguentemente pericoloso in quanto lontano dai canoni universali che decretano la bellezza e la normalità, sono temi che possiamo trovare nei film del regista fin dai tempi di Edward Mani di Forbice e che si riaffermano prepotentemente anche in questo Frankenweenie.
Mantenendo coerentemente i punti chiave della trama e i valori di fondo del corto dell'84, Tim Burton reinventa Frankenweenie a beneficio delle nuove generazioni e si diverte come un matto, creando un bellissimo lungometraggio che mescola divertimento, suspance e momenti di commozione, nel quale il regista si sbizzarrisce riversando tutto l'amore per i vecchi horror, per i personaggi che hanno segnato la sua infanzia e anche un po' per sé stesso, diciamolo. Ed è così che, al di là dell'ovvio omaggio a Frankenstein che sta alla base della sceneggiatura, il logo Disney si trasforma in un meraviglioso castello degno del Conte Dracula, il piccolo ed inquietante Edgar "E" Gore diventa la versione bambina dei mostruosi e servili gobbi tipici del cinema di genere, i compagni di scuola di Victor ricordano la Lydia di Beetlejuice, la Staring Girl della raccolta La morte malinconica del bambino ostrica ed altri racconti e lo stesso Boris Karloff, il professor Rzykruski ha lo stesso sembiante del compianto (e amatissimo dal regista) Vincent Price e sul finale viene tirato fuori un bestiario di mostri ragguardevole, dal cagnolino/mummia alla tartaruga/Gamera, dal gatto/Dracula alle scimmiette/Gremlins, per finire con un inquietantissimo ratto mannaro. La tecnica della stop-motion è ormai diventata un’arte in grado di mostrare allo spettatore movimenti fluidi e scene dinamiche, il bianco e nero con cui è girata la pellicola è nitido e molto evocativo e anche la colonna sonora di Danny Elfman sembra essere tornata ai fasti delle prime, storiche collaborazioni con Tim Burton.
Ovviamente, anche il character design dei pupazzini e la realizzazione degli ambienti sono molto curati e assai distintivi e non c’è nessun personaggio o dettaglio che non richiami almeno uno dei lavori precedenti del regista (c’è anche un omaggio a Christopher Lee che, pur non essendo annoverato tra i doppiatori, viene mostrato nei panni di Dracula mentre i genitori di Victor guardano il suo film alla tv). Qualcuno potrebbe dire “e che palle! Burton alla fine rigira sempre la stessa frittata!”, io invece mi sono vissuta questo tratto caratteristico di Frankenweenie come un modo per omaggiare i fan del regista, che ne hanno dovuto sopportare il declino artistico a partire dall’immondo Planet of the Apes (con qualche guizzo di ripresa di tanto in tanto, per esempio Sweeney Todd) e, sinceramente, spero che la pellicola diventi una sorta di punto di passaggio che possa consentire a Burton di lasciarsi finalmente alle spalle il passato e cominciare a rinnovarsi senza snaturarsi. Nell’attesa, Frankenweenie è comunque un film godibilissimo sia per gli estimatori del regista sia per quelli che magari non lo conoscono ancora, la storia in sé è entusiasmante, dolce e divertente, i personaggi principali sono tratteggiati con una sensibilità incredibile (verrebbe voglia di avere un cucciolo meraviglioso come Sparky, che si presta persino a far da attore per film girati in casa!!) e quelli di contorno rubano spesso la scena ai protagonisti. Da gattara, per esempio, mi sono totalmente innamorata del Signor Baffino e del suo inquietante modo di predire il futuro attraverso gli escrementi, e il destino del povero micio è l’unica cosa che rimprovero a Burton: sono rimasta a guardare fino alla fine i titoli di coda sperando in qualche risvolto particolare e invece nulla, cattivo Tim!! E bentornato, finalmente.
Del regista e cosceneggiatore Tim Burton ho già parlato qui. Catherine O'Hara (la doppiatrice originale di Mrs. Frankenstein, Weird Girl e della professoressa di ginnastica) e Winona Rider (Elsa Van Helsing) le trovate invece ai rispettivi link.
Martin Short (vero nome Martin Hayter Short) è il doppiatore originale di Mr. Frankenstein, Mr. Burgemeister e Nassor. Canadese, lo ricordo per film come Salto nel buio, In fuga per tre, Il padre della sposa, Finché dura siamo a galla, Il padre della sposa 2, Mars Attacks!, Da giungla a giungla, Alice nel Paese delle meraviglie (il film TV) e Mumford. Come doppiatore ha lavorato nei film Il principe d'Egitto, Il pianeta del tesoro e Madagascar 3 - Ricercati in Europa, inoltre ha partecipato a serie come Love Boat, Weeds e How I Met Your Mother. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 62 anni e un film in uscita, Dorothy of Oz.
Martin Landau è il doppiatore originale di Mr. Rzykruski. Americano, lo ricordo per film come Intrigo internazionale, Cleopatra, Sliver, Ed Wood (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista), X- Files - Il film e Il mistero di Sleepy Hollow, inoltre ha partecipato a serie come Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 84 anni e quattro film in uscita.
Edward “E” Gore viene doppiato, in originale, dal piccolo Atticus Shaffer, ovvero l’orrido moccioso faccia di ratto che possiamo vedere nell’altrettanto orrido Il mai nato mentre Conchata Ferrel, doppiatrice della grassa madre di Bob, era già apparsa in Edward mani di forbice. Al momento Burton parrebbe “disoccupato”, ma se Frankenweenie vi è piaciuto consiglio la visione di ParaNorman, Coraline e la porta magica (omaggiato con la comparsa di un gatto assai simile a quello presente nel cartone animato di Henry Selick), La sposa cadavere e ovviamente The Nightmare Before Christmas. ENJOY!!
Trama: Victor è un geniale ma solitario bimbo con un solo, grande amico, il suo cagnolino Sparky. Quando quest'ultimo muore a causa di un incidente il ragazzino riesce a riportarlo in vita come un novello Frankenstein, ma presto la voce si sparge e per Victor cominciano i guai...
Correva l'anno 1984 e un Tim Burton allora ventiseienne decideva di girare il corto in bianco e nero Frankenweenie, beccandosi gli strali della Disney prima e il licenziamento poi, perché i boss credevano che un'opera simile, da dover proiettare prima della riedizione di Pinocchio, avrebbe traumatizzato i poveri pargoli innocenti. Sono passati gli anni, Burton è diventato giustamente famoso, i tempi sono cambiati e nel 2012 è stata proprio la Disney a produrre il lungometraggio a cartoni animati basato su questo vecchio corto. Dove prima c'erano Shelley Duvall e altri attori in carne ed ossa adesso ci sono dei pupazzini dalle fattezze inquietanti e portati in vita grazie alla stop-motion, tecnica tanto amata dal regista, ma ciò che sta alla base di entrambe le opere è sempre quella poetica del Diverso di cui Burton è supremo cantore: l'impossibilità di uniformarsi alla piatta vita di provincia, l'ottusità delle persone ignoranti, la fondamentale innocenza e bontà dell'outsider, considerato "mostro" e conseguentemente pericoloso in quanto lontano dai canoni universali che decretano la bellezza e la normalità, sono temi che possiamo trovare nei film del regista fin dai tempi di Edward Mani di Forbice e che si riaffermano prepotentemente anche in questo Frankenweenie.
Mantenendo coerentemente i punti chiave della trama e i valori di fondo del corto dell'84, Tim Burton reinventa Frankenweenie a beneficio delle nuove generazioni e si diverte come un matto, creando un bellissimo lungometraggio che mescola divertimento, suspance e momenti di commozione, nel quale il regista si sbizzarrisce riversando tutto l'amore per i vecchi horror, per i personaggi che hanno segnato la sua infanzia e anche un po' per sé stesso, diciamolo. Ed è così che, al di là dell'ovvio omaggio a Frankenstein che sta alla base della sceneggiatura, il logo Disney si trasforma in un meraviglioso castello degno del Conte Dracula, il piccolo ed inquietante Edgar "E" Gore diventa la versione bambina dei mostruosi e servili gobbi tipici del cinema di genere, i compagni di scuola di Victor ricordano la Lydia di Beetlejuice, la Staring Girl della raccolta La morte malinconica del bambino ostrica ed altri racconti e lo stesso Boris Karloff, il professor Rzykruski ha lo stesso sembiante del compianto (e amatissimo dal regista) Vincent Price e sul finale viene tirato fuori un bestiario di mostri ragguardevole, dal cagnolino/mummia alla tartaruga/Gamera, dal gatto/Dracula alle scimmiette/Gremlins, per finire con un inquietantissimo ratto mannaro. La tecnica della stop-motion è ormai diventata un’arte in grado di mostrare allo spettatore movimenti fluidi e scene dinamiche, il bianco e nero con cui è girata la pellicola è nitido e molto evocativo e anche la colonna sonora di Danny Elfman sembra essere tornata ai fasti delle prime, storiche collaborazioni con Tim Burton.
Ovviamente, anche il character design dei pupazzini e la realizzazione degli ambienti sono molto curati e assai distintivi e non c’è nessun personaggio o dettaglio che non richiami almeno uno dei lavori precedenti del regista (c’è anche un omaggio a Christopher Lee che, pur non essendo annoverato tra i doppiatori, viene mostrato nei panni di Dracula mentre i genitori di Victor guardano il suo film alla tv). Qualcuno potrebbe dire “e che palle! Burton alla fine rigira sempre la stessa frittata!”, io invece mi sono vissuta questo tratto caratteristico di Frankenweenie come un modo per omaggiare i fan del regista, che ne hanno dovuto sopportare il declino artistico a partire dall’immondo Planet of the Apes (con qualche guizzo di ripresa di tanto in tanto, per esempio Sweeney Todd) e, sinceramente, spero che la pellicola diventi una sorta di punto di passaggio che possa consentire a Burton di lasciarsi finalmente alle spalle il passato e cominciare a rinnovarsi senza snaturarsi. Nell’attesa, Frankenweenie è comunque un film godibilissimo sia per gli estimatori del regista sia per quelli che magari non lo conoscono ancora, la storia in sé è entusiasmante, dolce e divertente, i personaggi principali sono tratteggiati con una sensibilità incredibile (verrebbe voglia di avere un cucciolo meraviglioso come Sparky, che si presta persino a far da attore per film girati in casa!!) e quelli di contorno rubano spesso la scena ai protagonisti. Da gattara, per esempio, mi sono totalmente innamorata del Signor Baffino e del suo inquietante modo di predire il futuro attraverso gli escrementi, e il destino del povero micio è l’unica cosa che rimprovero a Burton: sono rimasta a guardare fino alla fine i titoli di coda sperando in qualche risvolto particolare e invece nulla, cattivo Tim!! E bentornato, finalmente.
Del regista e cosceneggiatore Tim Burton ho già parlato qui. Catherine O'Hara (la doppiatrice originale di Mrs. Frankenstein, Weird Girl e della professoressa di ginnastica) e Winona Rider (Elsa Van Helsing) le trovate invece ai rispettivi link.
Martin Short (vero nome Martin Hayter Short) è il doppiatore originale di Mr. Frankenstein, Mr. Burgemeister e Nassor. Canadese, lo ricordo per film come Salto nel buio, In fuga per tre, Il padre della sposa, Finché dura siamo a galla, Il padre della sposa 2, Mars Attacks!, Da giungla a giungla, Alice nel Paese delle meraviglie (il film TV) e Mumford. Come doppiatore ha lavorato nei film Il principe d'Egitto, Il pianeta del tesoro e Madagascar 3 - Ricercati in Europa, inoltre ha partecipato a serie come Love Boat, Weeds e How I Met Your Mother. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 62 anni e un film in uscita, Dorothy of Oz.
Martin Landau è il doppiatore originale di Mr. Rzykruski. Americano, lo ricordo per film come Intrigo internazionale, Cleopatra, Sliver, Ed Wood (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista), X- Files - Il film e Il mistero di Sleepy Hollow, inoltre ha partecipato a serie come Ai confini della realtà, Missione impossibile, Colombo, La signora in giallo, Alfred Hitchcock presenta e ha doppiato un episodio de I Simpson. Anche produttore, ha 84 anni e quattro film in uscita.
Edward “E” Gore viene doppiato, in originale, dal piccolo Atticus Shaffer, ovvero l’orrido moccioso faccia di ratto che possiamo vedere nell’altrettanto orrido Il mai nato mentre Conchata Ferrel, doppiatrice della grassa madre di Bob, era già apparsa in Edward mani di forbice. Al momento Burton parrebbe “disoccupato”, ma se Frankenweenie vi è piaciuto consiglio la visione di ParaNorman, Coraline e la porta magica (omaggiato con la comparsa di un gatto assai simile a quello presente nel cartone animato di Henry Selick), La sposa cadavere e ovviamente The Nightmare Before Christmas. ENJOY!!
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