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venerdì 8 aprile 2016

9 (2009)

In questi giorni mi è capitato di recuperare il delizioso 9, diretto e co-sceneggiato nel 2009 dal regista Shane Acker.


Trama: in una Terra devastata da una guerra tra macchine ed esseri umani che ha portato all'avvelenamento dell'aria, il piccolo robottino 9 si risveglia e trova un misterioso oggetto bramato proprio dalle macchine "sopravvissute"...



Chissà perché nel 2009 non ero riuscita ad andare a vedere 9. Probabilmente perché qui non sarà uscito, come al solito. Peccato, soprattutto perché non mi è parso di sentirlo nominare tanto quanto altri cartoni animati moderni, nonostante meriti almeno una visione e nonostante due grandi nomi impegnati come produttori, ovvero Tim Burton e Timur Bekmambetov. Ambientato in un futuro post-apocalittico, dove a fatica si riconosce nel paesaggio una Parigi distrutta, 9 è un piccolo lungometraggio che racconta di come l'umanità, dopo essersi completamente affidata alle macchine e ad un governo globale di stampo nazista, è riuscita a soccombere sotto gli attacchi di quelle stesse macchine, che hanno inquinato l'aria al punto da impedire la nascita di qualsiasi forma di vita sulla terra. In questo ambiente sterile e malsano, si aggirano dei misteriosi robottini dalle vaghe sembianze antropomorfe, una comunità di "giocattolini" costretti a loro volta a fuggire dalla "Bestia", ovvero ciò che resta delle terribili macchine che hanno spazzato via gli esseri umani; diverso tra i diversi, appena nato quindi inconsapevole del mondo che lo circonda, è il protagonista della pellicola, 9, che un giorno si attiva ritrovandosi tra le mani un oggetto misterioso capace di riunire in sé tecnologia e magia. Alle ovvie difficoltà pratiche che il protagonista dovrà affrontare per compiere il destino riservatogli dal suo creatore, si aggiunge anche la naturale diffidenza di una comunità chiusa e superstiziosa, che ha fatto della sopravvivenza e del disinteresse la sua ragione di vita: i robottini che vanno dall'1 all'8, ognuno caratterizzato non solo per quel che riguarda la personalità ma anche nei materiali "di riciclo" che lo compongono, si relazionano con 9 in maniera differente, alcuni come se avessero ritrovato un pezzo di comunità perduto da lungo tempo, altri come una minaccia portatrice di innumerevoli catastrofi. La verità, ovviamente, sta nel mezzo e 9 non è un film allegro o dotato di un happy ending gioioso, ma celebra comunque il coraggio di chi si batte per il cambiamento e, conseguentemente, per la vita, veicolando un messaggio positivo sempre più necessario in questi tempi.


Per quel che riguarda la realizzazione, 9 potrebbe probabilmente risultare confuso e anche un po' pauroso per dei bambini. I piccoli protagonisti, come ho avuto modo di dire, sono carini e molto ben curati nel loro aspetto fisico, pieni di dettagli caratteristici capaci di differenziarli l'uno dall'altro ma le "bestie", soprattutto quella capace di ipnotizzare e bloccare le altre macchine, sono una più inquietante dell'altra, un concentrato di elementi horror/steampunk che sarebbero perfetti all'interno di un film di fantascienza. 9 ad un certo punto vira più sull'action, allontanandosi dalla delicata e Burtoniana poesia con la quale sono stati realizzati in CGI i primi attimi di vita del protagonista per concentrarsi sull'altra metà della sua "anima", quella più zamarra di Timur Bekmambetov, fatta di scontri all'ultimo ingranaggio tra i robottini e le bestie; l'animazione è spettacolare e ogni scontro viene reso benissimo ma purtroppo ne risente il design della Bestia principale, il cui unico elemento ben riconoscibile è un terrificante occhio rosso, a mo' di Grande Fratello orwelliano, probabilmente a simboleggiare la caotica violenza di un mondo distrutto da macchine impersonali. La poesia torna a farla da padrone sul finale, che di nuovo si riempie di immagini assai poetiche mentre il ritmo dell'azione giustamente cala, lasciando lo spettatore a riscoprirsi più legato di quanto si aspettasse a queste buffe creaturine e forse un po' deluso per una storia che lascia moltissimi punti irrisolti e a tratti si perde in un bailamme di idee interessanti ma contrastanti. Forse dovrei rivedere 9 un'altra volta per poterlo apprezzare nella sua interezza e dare un giudizio definitivo ma già posso affermare senza tema che è comunque un film carinissimo, per quanto magari non adatto ai bimbi troppo piccoli. Genitori, siete avvisati, rischiate che i pargoli facciano gli incubi la notte e si sveglino urlando di macchine che vogliono mangiarli!


Di Christopher Plummer (#1), Martin Landau (#2), John C. Reilly (#5), Crispin Glover (#6), Jennifer Connelly (#7) ed Elijah Wood (#9) ho parlato ai rispettivi link.

Shane Acker è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al momento il primo ed unico lungometraggio da lui diretto. Americano, anche tecnico degli effetti speciali, animatore e produttore, ha 45 anni.


9 è nato come un corto animato, che nel 2009 era stato persino nominato all'Oscar, pur non avendo vinto; se il film vi fosse piaciuto recuperatelo e aggiungete Coraline e la porta magica. ENJOY!

martedì 10 marzo 2015

Motel (2014)

Causa stanchezza e mancanza di tempo, invece di darmi ai recuperi "sensati" ho pensato bene di puntare su una robetta come Motel (The Bag Man), diretto e co-sceneggiato nel 2014 dal regista David Grovic nonché "ispirato" all'analisi di stampo Jungiano The Cat: A Tale of Feminine Redemption della psicologa svizzera Marie-Louise von Franz (ma stiamo scherzando?? No, giuro, è scritto anche sulla locandina originale).


Trama: un facoltoso e probabilmente malavitoso uomo d'affari chiede ad un killer di recuperare una misteriosa borsa e aspettarlo in un motel senza mai aprirla. Sembrerebbe un lavoretto facile se non fosse che tutti parrebbero interessati all'oggetto...


Motel è uno di quei film dalla trama maffa ed inconsistente, il cui punto di forza potrebbero essere soltanto gli attori e l'ambientazione scelta. Intitolato molto furbescamente Motel dalla distribuzione italiana, è infatti il luogo di "frontiera" americano per eccellenza l'elemento che potrebbe dare il la a momenti inquietanti, situazioni paradossali, incroci di destini sconosciuti e quant'altro; il problema è che solo David Lynch, Tarantino o i Coen potrebbero sfruttare tale ambientazione combinata ad una trama risicata ed elevare a cult un film simile, riempendolo di personaggi leggendari, sequenze visionarie e dialoghi da riscrivere sulla Smemoranda per gli anni a venire. Purtroppo David Grovic non è né Lynch Tarantino né tantomeno uno dei fratelli Coen e il risultato è una pellicola dimenticabile con tanti di quei WTF che non saprei neppure da dove cominciare anche perché, come avrete capito, li ho già dimenticati. Jack è, come dice il titolo americano, il Bag Man, l'uomo della borsa. Lui ha questa sacca dal contenuto misterioso e il boss gli dice di non guardarci MAI dentro. Posso capire la fedeltà a questo signore pericolosetto e viscido, tuttavia quando la situazione comincia a farsi intricata (leggi: tutti gli ospiti del motel sembrano sapere della borsa e conoscere il boss) la cosa razionale da fare per Jack sarebbe aprire la borsa e capire perché Mr. Dragna sembrerebbe volerlo come minimo perculare; invece Jack se ne sta, ligio al dovere fino all'ultimo. Jack, a parole, è anche il miglior killer del mondo, tanto che Dragna farebbe carte false per tenerselo stretto, ma a conti fatti è solo un povero pirla che rischia di morire almeno una decina di volte e, ogni volta, viene salvato dalla sgnoccolona della situazione. Sgnoccolona a parole, anche lei, ché nel 90% delle scene sembra un travestito brasiliano ma si innamora di Jack e lo aiuta in tutti i modi "perché sì": è normale innamorarsi in una notte di un cretino che ti tratta male, è depresso, a momenti si becca pallottole persino dai bambini e risponde a monosillabi? No. Ma poi, chissenefrega, è già tanto se sono arrivata alla fine del film senza addormentarmi, nonostante il totale disinteresse per l'intera situazione.


Se la trama fa schifo gli attori non sono meglio (come ho detto sopra, non stiamo parlando di David Lynch, Tarantino o i Coen, gente che farebbe recitare bene persino la sottoscritta). John Cusak dovrebbe essere il carismatico protagonista ma ormai, diciamocelo, non ne ha più voglia. C'è stato un tempo in cui adoravo Cusak ma adesso mi sembra sempre più scazzato, stanco, quasi costretto a recitare; in Motel più che un killer sembra uno streppone di passaggio, con quel minicappellino messo perennemente in testa e lo sguardo perso nel vuoto di chi pensa ad altro. John, te lo dico da amica, se non ne hai più voglia smetti. Avrai altri talenti, fosse anche solo un pollice verde per cominciare a zappare campi? E l'altro poveraccio è De Niro. Cristo, Robert, a quanti altri film di merda vuoi ancora partecipare prima di farmi dimenticare la tua gloriosissima carriera e la tua grandezza di attore? Spiegamelo, perché ormai ogni volta che vedo la tua faccia provo una fitta di fastidio, un po' come quando vedo quella di Johnny Depp (e diciamocela tutta, preferisco vedere la sua ormai perenne smorfietta allucinata alla Jack Sparrow piuttosto che assistere ad una scena penosa in cui tu spieghi a Cusak la situazione con l'ausilio di un broccolo e di una fetta d'arrosto. Santo cielo) L'unico che si salva è Crispin Glover, convincentissimo nei panni del gestore di motel ficcanaso, nonostante anche il suo personaggio sia scritto coi piedi come tutti gli altri personaggi secondari che popolano la pellicola, messi lì giusto per fare colore (tornando a Lynch, c'è persino un nano armeno. Il buon David ci sarebbe uscito di testa, mentre qui la presenza nanica è totalmente irrilevante), allungare il brodo e portare alle lacrime persino lo spettatore più paziente. Motel dovrebbe essere stato l'ennesima vittima della mala distribución italiana ma nel caso dovessero proiettarlo dalle vostre parti evitatelo come se all'ingresso, per ogni biglietto acquistato, offrissero in omaggio anche il virus Ebola. Mi ringrazierete.

Ceci n'est pas un broccolo.
Di John Cusak (Jack), Robert De Niro (Dragna), Crispin Glover (Ned) e Dominic Purcell (Larson) ho già parlato ai rispettivi link.

David Grovic è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Probabilmente americano, è al suo primo film come regista. E' anche produttore e attore.


Martin Klebba interpreta Guano. Americano, ha partecipato a film come Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie, Men in Black 2, Austin Powers in Goldmember, La maledizione della prima luna, La casa dei fantasmi, Van Helsing, Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma, Pirati dei Caraibi - Ai confini del mondo, 3ciento - Chi l'ha duro... la vince!, Biancaneve, Comic Movie, Il grande e potente Oz e a serie come Malcom, Streghe, CSI - Scena del crimine, My Name is Earl, Scrubs, Bones e CSI: NY. Anche stuntman e produttore, ha 46 anni e film in uscita tra cui Ted 2 e Pirati dei Caraibi 5.


Se vi può interessare, sappiate che tutti i quadri mostrati verso la fine del film sono stati realizzati dal padre di Robert De Niro. Detto questo, nel caso Motel vi fosse piaciuto recuperate anche The Transporter, magari vi divertite di più! ENJOY!


venerdì 9 gennaio 2015

Bollalmanacco On Demand: Cuore selvaggio (1990)

Anno nuovo, On Demand nuovo! Oggi esaudirò una richiesta di Arwen Lynch e parlerò di Cuore Selvaggio (Wild at Heart), diretto e sceneggiato da David Lynch nel 1990, partendo dal romanzo omonimo di Barry Gifford. Il prossimo On Demand non riguarderà un film, bensì una miniserie, Angels in America! ENJOY!


Trama: Sailor e Lula, due giovani innamorati, fuggono verso la California per evitare che la madre di lei li separi e anche per fuggire ai detective e ai sicari che la donna ha messo sulle loro tracce..



Cuore selvaggio è una bestia stranissima dalla trama assai semplice, una sorta di Romeo e Giulietta in salsa kitsch che racchiude dentro di sé tutti i "sogni" della provincia americana e tutti i generi cinematografici cari alla cultura pop. Sailor e Lula sono innamoratissimi, anzi, di più: come diceva il titolo di un vecchio telefilm anni '90 sono Innamorati Pazzi e vivono solo per questo amore che li lega, invincibile ed immutabile, fatto di fuoco e fiamme, sesso, violenza, Frasi Storiche e musica sparata a palla. Questo sentimento non convenzionale, neanche a dirlo, è ancor più rinfocolato dall'odio smisurato della madre di Lula (una coguara psicopatica) verso Sailor, reo di averla rifiutata prima, presa poi e anche di aver testimoniato ad un evento passato che non vi sto a dire, due cose che portano la signora a scatenare contro il giovane l'amante psicopatico e tutta la sua rete di ancor più psicopatici sicari. Sailor, duro e puro come il miglior James Dean ma con un pizzico di Febbre del Sabato Sera, e Lula, una Barbie con voglie da maiala, sorella maggiore della ben più sanguinaria Mallory di Natural Born Killers, vivono così questo amore contrastato da film finché, neanche a dirlo, il sentimento s'inceppa non tanto davanti ad assurdi personaggi e ad ancor più assurde circostanze, bensì davanti a cose prosaiche e "normali" come incidenti stradali (veri e propri presagi di sventura!), gravidanze non previste, stasi e noia: il cuore del tenerissimo Sailor è "selvaggio" come il mondo che circonda i due e non sarà facile per il protagonista domarlo ed afferrare il microfono per cantare Love Me Tender, ammettendo finalmente anche a sé stesso che il suo amore per Lula va oltre le pose da duro, il pericolo, la musica, il sesso e le fughe in macchina.


Accanto alla semplicità della storia, ovviamente, c'è lo sbrago di un David Lynch che prende due personaggi a loro modo mitici e li infila nel breviario dell'iconografia americana stessa filtrando il tutto col suo stile onirico e creando, di fatto, l'American Dream (o Nightmare, fate voi) definitivo, il trionfo del kitsch. La madre di Lula diventa la Malvagia Strega dell'Ovest, quella presenza che si fa sentire nel vento ed infesta con orribili presagi la fuga della ragazza e di Sailor, il desiderio di Lula di tornare a casa si concretizza nel batter di tacchi di un paio di scarpette rosse e la bella Glinda compare davanti al ragazzo in tutto il suo splendente fulgore ma questo citazionismo del Mago di Oz è solo la punta dell'iceberg: Elvis, le bande di strada, i gangster, le rapine, l'arte e la poesia americani, Tennessee Williams, i road movies, la gioventù bruciata, la guerra del Vietnam, i dollari d'argento, l'happy ending, insomma ogni elemento di Cuore Selvaggio è contemporaneamente un omaggio a e una presa in giro del Sogno Americano e dei miti che lo hanno accompagnato, non c'è nulla nel film che abbia la pretesa di essere verosimile, anzi. Purtroppo, visto nel 2014 non è neppure verosimile Nicolas Cage, troppo facile ridere oggi davanti ad ogni sua apparizione e ad ogni sua performance nelle vesti di novello Elvis ma mettetevi nei panni di chi ha visto Cuore selvaggio nel 1990 e capirete che non c'era attore migliore per interpretare Sailor, nessuno in grado di annullarsi così totalmente e metterci tutta la follia necessaria; lo stesso vale, ovviamente, per il leppegosissimo Bobby Peru di Willelm Dafoe (osceno, da brividi, mezz'ora scarsa di pura abiezione!), la folle Juana Durango di Grace Zabriskie (la mamma di Laura Palmer, ve la ricordate?) e la mostruosa Marietta di Diane Ladd (nominata all'Oscar come miglior attrice non protagonista), punte di diamante di un cast allo stesso tempo disarmante e perfetto. Due aggettivi che si adattano perfettamente a Cuore selvaggio. Se non avete mai avuto modo di guardarlo vi consiglierei di provare l'esperienza, non ne uscirete indenni, ve lo garantisco!


Del regista e sceneggiatore David Lynch ho già parlato QUI. Nicolas Cage (Sailor Ripley), Laura Dern (Lula Fortune), Willelm Dafoe (Bobby Peru), Crispin Glover (Dell), Isabella Rossellini (Perdita Durango), Harry Dean Stanton (Johnnie Farragut), William Morgan Sheppard (Mr. Reindeer), Pruitt Taylor Vince (Buddy) e Sheryl Lee (la strega buona) ho già parlato ai rispettivi link.

Diane Ladd (vero nome Rose Diane Ladnier) interpreta Marietta Fortune. Americana, madre di Laura Dern, ha partecipato a film come Chinatown, Alice non abita più qui, Qualcosa di sinistro sta per accadere, La vedova nera e a serie come Love Boat, L'ispettore Tibbs, Kingdom Hospital,Cold Case e E.R. - Medici in prima linea. Anche regista, sceneggiatrice e produttrice, ha 82 anni e due film in uscita.


Grace Zabriskie interpreta Juana Durango. Indimenticabile Sarah Palmer della serie Twin Peaks (e dovrebbe tornare nella nuova stagione del 2016!), ha partecipato a film come La bambola assassina 2, Pomodori verdi fritti alla fermata del treno, Fuoco cammina con me, Armageddon, The Grudge e ad altre serie come Santa Barbara, Moonlightning, Dharma e Greg, Streghe. Ha 73 anni e due film in uscita.


Tra gli altri attori segnalo la presenza di parecchi membri del cast di Twin Peaks: Sherilyn Fenn (Audrey Horne nella serie) compare nei panni della ragazza coinvolta nel primo incidente, il mitico Jack Nance (Pete Martell) interpreta 00 Spool mentre David Patrick Kelly (William Horne) è Dropshadow. Cuore selvaggio ha una sorta di "sequel" che sto già cercando di procurarmi, Perdita Durango, diretto nel 1997 dal regista Alex De La Iglesia; se il film vi fosse piaciuto cercatelo anche voi e aggiungete Assassini nati - Natural Born Killers, True Romance (o Una vita al massimo, ma è un titolo che mi fa schifo) e Velluto Blu. ENJOY!

venerdì 7 dicembre 2012

Ritorno al futuro (1985)

Mercoledì sera c'è stato "il raduno" in alcune sale cinematografiche italiane che proiettavano il meraviglioso, storico Ritorno al futuro (Back to the Future), diretto nel lontano 1985 da Robert Zemeckis. Ovviamente, un'occasione così ghiotta non poteva andare sprecata...


Trama: Marty è un adolescente che, durante un esperimento del bizzarro Doc Brown, finisce su una macchina del tempo e viene catapultato negli anni '50. Impossibilitato a tornare a casa e concupito dalla madre adolescente al punto da rischiare di compromettere la sua stessa esistenza futura, il povero Marty cerca così l'aiuto di un più giovane ma sempre geniale Doc...


Un film come Ritorno al futuro non ha assolutamente bisogno di una recensione, perché pur non essendo una pietra miliare del cinema (ma ne siamo proprio sicuri...?) incarna tutto ciò che quelli della mia generazione hanno amato e visto non una, ma tremila volte, al punto da conoscere le battute del film a memoria. E allora, come ho fatto per Ghostbusters - Acchiappafantasmi, ecco "solo" un elenco di motivi per cui chiunque, almeno una volta nella vita, dovrebbe sedersi e guardare questo trionfo di umorismo e avventura anni '80.

HEY tu, PORCO! Levale le mani di dosso!!!
Innanzitutto per i personaggi. Marty McFly (e Michael J. Fox di conseguenza!!) è il prototipo dell'adolescente "figo". Ma non figo nel senso di fighetto, di precisino, di elegantino, ma proprio figo: simpatico, brillante anche nel suo essere sfigato, in grado di cavarsela in ogni situazione e con uno spropositato senso dell'umorismo. Impossibile non applaudire davanti alle sue storiche evoluzioni sullo skateboard o al modo in cui riesce a mettere nel sacco il prepotente Biff, perché parliamo di sequenze che hanno fatto storia. Così come hanno fatto storia lo sguardo stralunato di Doc Brown, un Christopher Lloyd mai così indimenticabile, e il suo assurdo modo di parlare (il gigowatt, il cerimoniale ritmico...!), gli straordinari strafalcioni del timidissimo George McFly (immancabile l'urlo in mezzo alla sala "Hey tu, porco!! Levale le mani di dosso!!" ma anche "E' il delfino che ci unisce" non è male...!), l'aspetto da madonnina infilzata di Lorraine, che tanto gentile e tanto onesta pare e poi... vabbé!, oppure l'"Hallo??hallo?? C'è nessuno in casa?" dell'odioso Biff. Insomma, un mix di caratteri così ben distribuiti in grado di generare personaggi indimenticabili è qualcosa che non si vede tanto spesso in un film.


Seconda cosa: la trama. Difficilotta da comprendere per la bambina di sette, otto anni che ero quando ho visto per la prima volta Ritorno al futuro (ma il secondo era anche più incasinato). Un ragazzo che parte dal 1985, torna indietro negli anni '50 e modifica il futuro, ovvero il suo presente, rischiando di venire violentato dalla madre e cercando di rimediare ai paradossi temporali che tanto fanno orrore a Doc... non è facile tenere le redini di una trama così, soprattutto perché nerd e spettatori "cinici" hanno mille appigli per trovare difetti ed errori o fare elucubrazioni: perché Doc non ha il giubbetto antiproiettile nelle prime scene del film? Perché i genitori di Marty non si ricordano di averlo conosciuto negli anni della loro adolescenza? Perché Marty arriva a casa e si stupisce di vedere la sua famiglia così cambiata, sul finale? Tutte domande che ho sentito fare al cinema e di cui ho letto su internet, ma io dico: non fatevi domande e guardatevi il film con gli occhi di un bambino innocente, per cortesia!! Lasciate le questioni strane all'uomo fumetto de I Simpson! Assaporate il vero spirito d'avventura degli anni '80 e ciò che di meglio potevano offrirci intraprendenti autori come Zemeckis, perché in Ritorno al futuro non c'è un solo momento di noia né un singolo tempo morto e quest'atmosfera frizzante ed elettrica si mantiene inalterata fino alla conclusione!


Arriviamo infine alla realizzazione del film (che, tra l'altro, si è portato a casa anche un Oscar per i migliori effetti sonori e altre tre nomination). Superba, semplicemente. Una colonna sonora da urlo, che conta musiche originali e hit degli anni '50, con una strizzata d'occhio a grandi musicisti come Chuck Berry. Passando a scenografie e costumi, si ravvisa una cura certosina sia per i dettagli (all'inizio, notate come tra gli orologi ce ne sia uno con un uomo appeso ad una delle lancette, come succederà poi a Doc sul finale...), che si manifesta specialmente nelle differenze che caratterizzano gli stessi luoghi e personaggi nelle due epoche, come i genitori di Marty e Biff, oppure il cinema trasformato in sala a luci rosse, la proprietà di Mr. Peabody trasformata in centro commerciale, il giubbotto "da marinaio" di Marty, ecc. ecc. Geniale, infine, l'idea di usare una VERA automobile come macchina del tempo: il design della DeLorean era già sufficientemente all'avanguardia negli anni '80 e nel passato può tranquillamente venire confusa con un'astronave spaziale, senza contare che la difficoltà di trovare il carburante adatto per il salto temporale (il plutonio mica lo vendono al supermercato!!) da il La all'altra sequenza assolutamente indimenticabile, quella dell'attacco dei libici. E con un ultimo "Scappa Marty! I libici!!", altra battuta cult che ricordo dall'infanzia, vi dico di recuperare assolutamente Ritorno al futuro se non l'avete mai visto... e di riguardarlo per l'ennesima volta se, come me, lo annoverate tra gli immancabili cult della vostra vita. Per ora è tutto, ci risentiamo quando riproporranno nelle sale il secondo capitolo, e ricordate: "non esistono strade... nel futuro!!".


Del regista Robert Zemeckis ho già parlato qui mentre Christopher Lloyd (Dr. Emmet Brown), Billy Zane (uno degli sgherri di Biff) e George "Buck" Flower (Red Thomas, il barbone che compare verso la fine del film) li trovate ai rispettivi link.

Michael J. Fox (vero nome Michael Andrew Fox) interpreta Marty McFly. Idolo assoluto della mia infanzia al pari di Bill Murray, purtroppo costretto a ridurre di parecchio la sua attività di attore fin quasi a ritirarsi dalle scene per una grave forma del morbo di Parkinson, lo ricordo per film come Voglia di vincere, Il segreto del mio successo, Ritorno al futuro - parte II, Ritorno al futuro - parte III, Doc Hollywood - Dottore in carriera, Caro zio Joe, Sospesi nel tempo, Mars Attacks! e ha partecipato alle serie Love Boat, Casa Keaton, Racconti di mezzanotte e Scrubs; inoltre, ha lavorato come doppiatore per i film Stuart Little - Un topolino in gamba, Atlantis - L'impero perduto e la serie Phineas & Ferb. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 51 anni.


Lea Thompson interpreta Lorraine. Americana, la ricordo per film come Lo squalo 3, Howard... e il destino del mondo, Ritorno al futuro - parte II, Ritorno al futuro - parte III, Dennis la minaccia e J.Edgar, inoltre ha partecipato alle serie Racconti di mezzanotte, Friends e Robot Chicken. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 51 anni e un film in uscita.


Crispin Glover interpreta George McFly. Americano, lo ricordo per film come Venerdì 13 Parte IV: Capitolo finale, Cuore selvaggio, The Doors, Buon compleanno mr. Grape, Dead Man, Larry Flint - Oltre lo scandalo, Charlie's Angels, Charlie's Angels - Più che mai, La leggenda di Beowulf (era il Grendel, nientemeno!!) e Alice in Wonderland, inoltre ha partecipato alle serie Happy Days e Casa Keaton. Anche regista, produttore e sceneggiatore, ha 48 anni e un film in uscita.  


Thomas F. Wilson (vero nome Thomas Francis Wilson Jr.) interpreta Biff. Americano, lo ricordo per film come Ritorno al futuro - parte III, inoltre ha partecipato alle serie Supercar, Sabrina vita da strega, Nash Bridges, Two and a Half Men, Cold Case, Dr. House, Bones e Ghost Whisperer.  Ora soprattutto doppiatore, ha lavorato nelle serie Back to the Future, Gargoyles, Pinky and The Brain, The Angry Beavers, Spongebob Squarepants (anche nel film), Batman: The Brave and the Bold e I Griffin. Anche produttore e sceneggiatore, ha 53 anni e un film in uscita.


Marc McClure interpreta il fratello di Marty, Dave. Americano, ha partecipato a film come Tutto accadde un venerdì, Superman, Superman II, Superman III, Supergirl la ragazza d'acciaio, Superman IV, Ritorno al futuro - parte III, Apollo 13 e a serie come Happy Days, La famiglia Bradford, Hunter, Beverly Hills 90210, Nash Bridges, E.R. Medici in prima linea, Cold Case e Smallville. Ha 55 anni e due film in uscita.


Frances Lee McCain, che interpreta la madre di Lorraine, è stata anche la madre di Billy nell'altro film cult anni '80 per eccellenza, I Gremlins. Rimanendo sempre in tema di attori, Michael J. Fox è sempre stata la prima scelta per il ruolo di Marty. Tuttavia, a causa dei pressanti impegni con la serie Casa Keaton, era stato costretto a rifiutare e la parte era finita ad Eric Stoltz che aveva girato anche parecchie scene prima di risultare inadatto e lasciare così nuovamente la parte ad un Michael J.Fox che si è ritrovato costretto a fare innumerevoli tour de force tra i due set. Parlando invece della trama, pare che in origine non si fosse pensato di girare dei seguiti del film (effettivamente il To be continued a cui siamo abituati fin dagli anni '80 nel film che ho visto al cinema non c'era) e che, addirittura, il finale prevedesse un 1985 fermo alla mentalità degli anni '50 a causa delle continue interferenze di Marty. Interessanti anche le differenze tra l'adattamento italiano e la versione originale del film, causate dal fatto che le marche citate, all'epoca, erano praticamente ancora sconosciute nel nostro paese: Marty viene ribattezzato Calvin Klein e non Levi Strauss e al bar chiede la TaB (una versione dietetica della Coca-Cola) e non una "Fanta senza". Infine, oltre ai seguiti "canonici", ovvero Ritorno al futuro - parte II e Ritorno al futuro - parte III, esiste anche un simpatico spin - off animato della serie, Ritorno al futuro, che è andato in onda negli anni '90 sulle reti Mediaset. Senza andare a disseppellire questo dinosauro, comunque, se il film vi fosse piaciuto consiglio la visione di Navigator e Pleasantville. ENJOY!!

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