Visualizzazione post con etichetta tyler gillett. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tyler gillett. Mostra tutti i post

martedì 14 aprile 2026

Finchè morte non ci separi 2 (2026)

Siccome sapevo che questa settimana sarei stata via e siccome il multisala ha il pessimo vizio di tenere i film meno di una settimana, venerdì sono corsa a vedere uno dei film che aspettavo di più quest'anno, Finché morte non ci separi 2 (Ready or Not 2: Here I Come), diretto e co-sceneggiato dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.


Trama: Grace si risveglia in un letto d'ospedale, accusata dello sterminio della famiglia del marito, i Le Domas. Convinta che la cosa peggiore che potrebbe capitarle è un ergastolo, si ritrova invece di nuovo vittima di una caccia all'uomo legata al culto di Le Bail e Satana, stavolta assieme alla sorella...


Finché morte non ci separi
è uno dei film che più ho amato negli ultimi anni, al punto da averlo già riguardato tre o quattro volte, il che per me è un evento assai raro da un ventennio a questa parte. Il motivo risiede essenzialmente in un paio di cose. La prima, ovviamente, è la presenza di Samara Weaving, che qui interpreta un personaggio cazzutissimo, e sapete quanto adori le eroine femminili che picchiano come fabbri ferrai. La seconda, assieme all'abbondanza di umorismo nero e di personaggi talmente stupidi da fare il giro, è la cura con cui gli sceneggiatori hanno tratteggiato un background molto interessante, riproposto con attenzione nella scelta delle scenografie e dei complementi d'arredo che le ornano. Nel primo film, infatti, Grace si trovava in balìa di una famiglia arricchitasi con i giochi di società, che seguiva ciecamente le regole e i riti del misterioso Signor Le Bail, benefattore in pesantissimo odore di satanismo e custode di una tradizione centenaria. Come d'uso comune, il sequel prende gli stessi elementi che hanno decretato il successo del primo film e li esagera, in questo caso addirittura li moltiplica: per esempio, al posto di una sola bionda cazzuta ne abbiamo due, in quanto a Grace si aggiunge la sorella "perduta" Faith. Questo aspetto di Finché morte non ci separi 2 è l'eredità di un altro film che stavano progettando i registi, e si allaccia al discorso iniziato con i primi due episodi del nuovo Scream, che giocava molto sul rapporto tra sorelle distanti, sulla necessità di tagliare i legami per il bene di entrambe le persone coinvolte, e sul dolore che dà adito ad inevitabili incomprensioni. Finché morte non ci separi 2 si prende il tempo di ragionare sui traumi familiari di Grace e Faith, raccontando un progressivo riavvicinamento, ma mette in scena anche un altro tipo di rapporto fraterno, quello tra Ursula e Titus, distorto non già dalla lontananza ma dalla troppa prossimità, e che, a differenza di quello tra le due protagoniste, si sfalda man mano che il film prosegue, in un interessante parallelo. Ciò rende il film molto più cupo e malinconico del suo predecessore, ma per fortuna gli sceneggiatori non si sono dimenticati dell'aspetto demenziale che tanto avevo adorato, e neppure del worldbuilding legato a Le Bail.


Se in Finché morte non ci separi c'era solo una famiglia di scappati di casa, qui ce ne sono addirittura cinque, senza dimenticare il loro mefistofelico avvocato. Rispetto ai Le Domas, c'è da dire che buona parte delle new entry sono un po' più "navigate" e addentro a giochi di potere ed omicidi, quindi si perde un po' quell'atmosfera da dilettanti allo sbaraglio che era una delle carte vincenti del primo film, ma le inviolabili regole di Le Bail si fanno ancora più intriganti e, comunque, ci sono parecchi personaggi di livello anche qui. Finché morte non ci separi 2 riconferma la capacità dei registi di mettere assieme cast corali dove chiunque riesce a ritagliarsi il suo momento di gloria, non solo la sempre divina Samara Weaving con i suoi favolosi urli da banshee e gli scoppi graditissimi di ultraviolenza, la quale ha un'alchimia perfetta e credibile con la "sorellina" Kathryn Newton; non sto a spoilerare, ma in cima alla classifica di personaggi preferiti ci sono l'imperturbabile avvocato Elijah Wood, i figlioli di Nestor Carbonell (ognuno, a suo modo, favoloso), e un Kevin Durand che si vede troppo poco ma si fa volere benissimo, ma anche la "maggiordoma" Pernilla non fa rimpiangere il suo predecessore, riproponendosi come punto di partenza della rivalsa della bassa manovalanza contro la "fucking rich people" che infesta il film. Forse l'unico elemento in cui Finché morte non ci separi 2 risulta un po' debole è un'inevitabile ripetitività che priva di forza gli aspetti scioccanti del primo capitolo (anche se comunque è sempre una soddisfazione vedere la gente che esplode male); inoltre, ma dovrei riguardarlo un paio di volte per riconfermare la mia opinione, mi è parso che il film fosse meno fantasioso per quanto riguarda le scenografie, nonostante una gradita ed affascinante apertura al satanismo tout court nelle sequenze finali, che si giocano il premio per le scene migliori assieme allo showdown matrimoniale sulle note di Total Eclipse of the Heart, brano decisamente calzante. Mi fermo qui col post, non perché Finchè morte non ci separi 2 non mi sia piaciuto, visto che l'ho adorato, ma per evitare di incappare nello sgradevole terreno dello spoiler. Se siete fan del primo film, vi piacerà molto anche questo e vorrete che Grace e Faith tornino in un sequel... anche se loro, poverine, non saranno troppo d'accordo. 


Dei registi e co-sceneggiatori Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUI. Samara Weaving (Grace MacCaullay), Kathryn Newton (Faith MacCaullay), Elijah Wood (l'avvocato), Sarah Michelle Gellar (Ursula Danforth), David Cronenberg (Chester Danforth), Nestor Carbonell (Ignacio El Caído) e Kevin Durand (Bill Wilkinson) li trovate invece ai rispettivi link.

Shawn Hatosy interpreta Titus Danforth. Americano, ha partecipato a film come In & Out, The Faculty e a serie quali Six Feet Under, CSI - Scena del crimine, E.R. - Medici in prima linea, Numb3rs, My Name is Earl, CSI: Miami, Criminal Minds, Southland, Fear the Walking Dead e Animal Kingdom. Anche regista e sceneggiatore, ha 50 anni e film in uscita.


Se Finché morte non ci separi 2 vi fosse piaciuto recuperate, ovviamente, Finché morte non ci separi e aggiungete Abigail. ENJOY!


martedì 21 maggio 2024

Abigail (2024)

Prima di partire per la Borgogna sono corsa al cinema a vedere Abigail, diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett.


Trama: una squadra di malviventi assortiti viene incaricata di rapire una ragazzina per una cifra spropositata. Purtroppo per loro, la piccola Abigail non è indifesa come sembra...


Abigail
è una deliziosa, piccola chicca che mi aveva attirata già dal trailer, per una volta affatto ingannevole, anzi, sincero relativamente a ciò che è la natura del film: tanto divertimento, tanto splatter, qualche brivido. In più, e questo è un valore aggiunto per me, coniuga due delle cose che più amo vedere al cinema, ovvero gli heist movies con un cast molto affiatato e, ovviamente, i vampiri. Abigail comincia, infatti, come il più classico esponente della prima categoria di film che ho citato: una banda di persone che non si conoscono tra loro, ed usano nomi falsi nel caso venissero colti in flagrante, devono fare un colpo. Ci vengono risparmiate le fasi organizzative, la vicenda comincia già all'ingresso della magione dove la banda dovrà rapire una ragazzina, e una rapida carrellata (alla quale si aggiungerà, più avanti, un simpatico "gioco" che consente allo spettatore di approfondire maggiormente le personalità dei singoli membri) ci mostra le abilità di ognuno dei rapitori. E' un'introduzione rapida e divertente, perché la ciccia vera consiste nell'arrivo dei protagonisti all'interno di una splendida villa ove dovranno passare la notte con la ragazzina rapita, nell'attesa che arrivino i soldi del riscatto. Lì dentro l'atmosfera da heist movie dura il tempo di un battito di ciglia, prima che entri a gamba tesa l'elemento gotico, veicolato da scenografie a dir poco splendide, zeppe di dettagli rivelatori (e di un omaggio artistico a Finché morte non ci separi, che ha più di un elemento in comune con Abigail), e quello horror tout court, quando la ragazzina si rivela un vampiro famelico che ama giocare con le sue prede prima di divorarle in un sol boccone. Abigail è "tutto qui". Non c'è la satira sociale di Finché morte non ci separi e i personaggi sono incasellabili, come ironicamente sottolineato a un certo punto, all'interno di cliché abbastanza banali, quindi tutto il film si gioca su un canovaccio vecchio come il mondo, quello del mostro che uccide, una dopo l'altra, le sue vittime. Tutto sta a rendere carismatico il mostro ed interessanti le vittime, e l'intera prima parte del film è focalizzata sul secondo obiettivo; tolti un paio di elementi sacrificabili, è dura sopportare l'idea che Abigail uccida i superstiti del Rat Pack (segnatevi questo nome perché tornerò sulla questione alla fine del post) e molta della tensione deriva non tanto dal terrore verso la pur cattivissima vampiretta, ma dal dispiacere che uno dei nostri personaggi preferiti faccia una brutta fine.



Il merito di tanto affetto va, in primis, al cast. Melissa Barrera sembra molto più a suo agio qui che sul set di Scream, forse perché lontana dall'eredità scomoda lasciata da Neve Campbell, in più attorno a lei ci sono caratteristi di lusso. Kevin Durand aggiunge un twist inedito al suo solito ruolo da duro, Kathryn Newton ormai è abbonata ai ritratti di ragazze weird dall'espressione stralunata ed è sempre più adorabile, Dan Stevens è figo anche con canottiera e occhialazzi da wog, ma a un certo punto diventa ancora più figo: dico solo che non mi veniva voglia di sventagliarmi così, a mo' di Maria Antonietta davanti a Fersen, dal 22 maggio 2001, e più non dimandate. E poi, ovviamente, c'è Abigail. Una leziosa ballerina dalla vocina delicata, capace di staccarti la testa con un morso. I due registi si divertono un sacco a mescolare senza soluzione di continuità elementi infantili e graziosi a topoi horror, e rendono ancor più "personaggio" la vampira costruendole attorno delle performance di danza di tutto rispetto, cosa che tocca il suo apice nell'esibizione simultanea col burattino umano di turno; in più, viene fatto un uso ottimo della splendida location, che può tranquillamente essere definita personaggio a se stante, con tutti quei piccoli elementi rivelatori, le singole stanze piene di personalità, e un aspetto esteriore ingannevole, che nasconde all'interno abissi (o piscine) di depravazione schifosa e tanto squallore. Infine, c'è il sangue. Tanto, tantissimo sangue, un bagno di liquido rosso godereccio e divertito, alla faccia dell'educata cenere in cui dovrebbero trasformarsi i vampiri di fronte alla morte ultima. Sogno, neanche a dirlo, un Radio Silence cinematic universe, magari un prequel condiviso tra Abigail e Finché morte non ci separi in cui la piccola vampira interagisca col demoniaco Le Bail, e chiedo a gran voce un film come questo a settimana, perché mi ha scaldato il cuore e ce n'è gran bisogno. Concludo, infine, con una chiosa da non traduttrice rosicona, sottolineando la pochezza dell'adattamento italiano. A un certo punto, Lambert definisce i rapitori "branco di ratti", questo dopo averli battezzati con i nomi dei componenti del Rat Pack: Frank Sinatra, Dean Martin, Sammy Davis Jr., Joey Bishop,  Peter Lawford e Don Rickles, che in realtà non faceva proprio parte ufficialmente del gruppo. Buona parte di loro era nel cast dell'heist movie Colpo grosso, quindi l'umorismo di Lambert è duplice, un po' dispregiativo, un po' giocoso, e in italiano non solo si perde il riferimento e il gioco di parole ma non si capisce nemmeno perché, a un certo punto, il personaggio di Kevin Durand si "svegli" e capisca un riferimento che, di fatto, in italiano non viene reso. Mi chiedo se non ci fosse un modo per tradurlo meglio nella nostra lingua, invece di costringermi a bestemmiare sonoramente in sala. 


Dei registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUI. Dan Stevens (Frank), Kathryn Newton (Sammy), Kevin Durand (Peter), Giancarlo Esposito (Lambert) e Matthew Goode (il padre) li trovate invece ai rispettivi link.

Melissa Barrera interpreta Joey. Messicana, la ricordo per film come Scream e Scream VI. Anche produttrice, ha 34 anni e un film in uscita. 


Se Abigail vi fosse piaciuto recuperate Finché morte non ci separi e Renfield. ENJOY!

venerdì 17 marzo 2023

Bolle dall'Abisso: Scream VI (2023)

Mi ha fatto aspettare un po' ma martedì sono riuscita finalmente ad andare al cinema a vedere Scream VI, diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. Il post che segue sarà rigorosamente SENZA SPOILER e lo potete trovare anche sul blog Pellicole dall'Abisso


Trama: è passato un anno dagli eventi dell'ultimo Scream e Sam e Tara, assieme agli amici Mindy e Chad, si sono trasferiti a New York, gli ultimi tre per studiare, la prima per tenere d'occhio la sorella. Il tentativo di ricominciare una nuova vita viene interrotto dalla comparsa di un nuovo Ghostface...


Con lo Scream uscito l'anno scorso, i Radio Silence raccoglievano l'eredità di Wes Craven dando vita a un requel (definizione di Mindy) che fungesse da ponte col passato ma guardando al futuro. I temi erano gli stessi dei suoi quattro predecessori, aggiornati al gusto moderno, e la follia degli assassini era sempre, in qualche modo, legata all'horror e alle sue regole, in un continuo gioco metacinematografico di eventi "reali", film "fasulli" e la vaga, rassegnata consapevolezza dei personaggi di essere dei cliché da slasher, trattati come tali da un killer senza volto ma dalle grandi ambizioni. Con Scream VI i Radio Silence si staccano dal passato senza lasciarlo andare del tutto e cominciano a creare una propria mitologia, un proprio studio sui personaggi di Sam e Tara, le vere eredi di quella Sidney che (non è uno spoiler, lo si sapeva da un anno) è la grande assente di questo capitolo. I tempi sono cambiati, ed è cambiato non solo il modo di affrontare i traumi ma anche la sensibilità della società: se Sidney, nel secondo Scream, cercava attivamente di rifarsi una vita coccolata dagli amici rimasti e da un nuovo amore, "pulita" e credibile nel suo ruolo di vittima o sopravvissuta, Sam è costretta ad affrontare una gogna mediatica legata alle sue radici, cosa che le impedisce ulteriormente di fidarsi delle persone e che inficia il suo rapporto con Tara, la quale, dal canto suo, vorrebbe solamente tornare a vivere un'esistenza normale. Questo studio sulle due protagoniste, già cominciato in Scream, ce le rende familiari e simpatiche, e lo stesso vale per Mindy e Chad, il che consente allo spettatore di interessarsi alle loro vicende come fossero quelle dei vecchi personaggi titolari, tanto che il ritorno di un paio di volti noti viene vissuto come una piacevole aggiunta, non come LA cosa fondamentale, a dimostrazione che il franchise è ormai in grado di camminare sulle sue gambe. 


Il "manifesto programmatico" del nuovo corso di Scream, se così si può chiamare, viene enunciato senza possibilità di errore nell'esatto momento in cui il nuovo Ghostface manda al diavolo i film horror, lasciando lo spettatore e Mindy (pur inconsapevolmente) con un palmo di naso, in quanto, potete ben capirlo, non ci sono più regole tranne quelle dettate da un assassino che non necessariamente agirà come pensiamo o come siamo abituati. Per questo, Scream IV è forse ancora più spassoso da seguire rispetto ai suoi predecessori, è più divertente perdersi nelle elucubrazioni di chi si possa nascondere dietro la maschera di Ghostface, confrontandosi con i compagni di visione sulle teorie più strampalate (se avete già visto il film, se volete, ne possiamo parlare nei commenti, vi farete delle grassissime risate), ma è anche più insidioso ed inquietante, proprio per la costante atmosfera di incertezza e diffidenza che stringe alla gola Sam, forse ancora più di Sidney. E' anche, diciamolo tranquillamente, molto più sanguinoso ed efferato dei precedenti. I Radio Silence vengono da quei bagni di sangue che sono Southbound e Finché morte non ci separi e il loro stile dinamico e cattivissimo riverbera nella mano del nuovo Ghostface, il quale non disdegna modi assai creativi e dolorosi di nuocere al prossimo; ci sono poi due o tre sequenze esaltantissime che mostrano tutta l'abilità dei Radio Silence come registi, nella fattispecie una delle scene iniziali più interessanti e divertenti di tutta la saga, tre sequenze incredibilmente dinamiche girate all'interno di luoghi chiusi o ristretti, e uno showdown finale ambientato in quello che penso sia uno dei set più belli del mondo. Se ancora non vi basta, potete confidare anche in un paio di momenti di pura commozione, tra sentiti (e mai inutili) omaggi ai personaggi che abbiamo sempre amato e stralci di una colonna sonora ormai consacrata a mito, che già mi emozionava durante i rewatch post 1996, figuriamoci dopo il 2023 d.L.. Di più non posso dire senza fare spoiler, mi dispiace. Correte al cinema a vedere Scream VI e preparatevi, che il VII è già lì che vi sta sulle spalle a mo' di carogna e io non vedo l'ora!!


Dei registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUICourteney Cox (Gale Weathers), Jenna Ortega (Tara Carpenter), Skeet Ulrich (Billy Loomis), Dermot Mulroney (Detective Bailey), Hayden Panettiere (Kirby Reed), Tony Revolori (Jason Carvey), Samara Weaving (Laura Crane) e Henry Czerny (Dr. Christopher Stone) li trovate ai rispettivi link.


Jack Champion, che interpreta Ethan, è lo Spider di Avatar - La via dell'acqua e, come tale, tornerà in Avatar 3 e 4. Ovviamente, per capire alla perfezione ogni riferimento di Scream VI è necessario avere visto Scream, Scream 2, Scream 3, Scream 4 e lo Scream del 2022, quindi recuperateli (li trovate tutti su Prime Video a pagamento, altrimenti potete abbonarvi a Paramount + ma dovrete comunque acquistare a parte Scream 4 che, a quanto pare, è il figlio della serva) e più non dimandate! ENJOY!

mercoledì 19 gennaio 2022

Scream (2022)

Dribblando coviddi, problemi di salute, sale chiuse e sfiga a palate, lunedì, come per miracolo, sono riuscita a vedere Scream, diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett. NIENTE SPOILER, tranquilli. E, se volete un punto di vista migliore e meglio articolato, sempre spoiler free, non perdetevi il post di Lucia, ovviamente. 


Trama: passato un decennio dagli ultimi omicidi, un nuovo Ghostface torna a seminare il terrore per le strade di Woodsboro, coinvolgendo facce vecchie e nuove...


Innanzitutto permettetemi di descrivervi la gioia di tornare a vedere uno Scream al cinema dopo 22 anni. Non è la stessa cosa vedere Ghostface all'opera nella solitudine del divano casalingo, perché da quel lontano, caldissimo pomeriggio settembrino del '97, l'unico modo a mio avviso perfetto di fruire dei vari Scream è in sala, sentendosi piccoli piccoli davanti all'orrore della maschera più famosa del nuovo millennio, oppure in casa ma con tanti amici/conoscenti, possibilmente ignari di cosa stanno per vedere (sì, non dimenticherò mai la serata passata in Danimarca con le danesi inconsapevoli che letteralmente saltavano giù dalla poltrona ad ogni colpo di scena). E non è un caso se ho aperto lo scrigno dei ricordi legati a una serie di film per i quali non smetterò mai di ringraziare Craven, perché il fulcro della nuova pellicola diretta dai due ex Radio Silence, ben più complessa di quanto appaia e perfettamente inserita all'interno di quel discorso metacinematografico che perdura da anni, è proprio il legame tra lo spettatore e il suo modo di vivere e percepire ciò che, in maniera distorta e troppo spesso insana, si trasforma in nella cristallizzazione di un ricordo granitico e personale, di non condivisibile se non con altri che hanno la stessa, limitata visione. Se non avete mai sentito parlare di "infanzie stuprate" probabilmente avete vissuto su Marte negli ultimi decenni oppure, fortunatamente per voi, non fate parte del branco di babbuini urlanti che, ogni volta che qualcuno prova a prendere un film/cartone animato/opera del passato e cambiarlo un minimo, riaggiornandolo magari al gusto attuale, urla al vilipendio e all'orrore, alla morte di tutto ciò che c'è di puro e sacro, nemmeno se l'opera in questione l'avessero realizzata loro, e che personalmente ritengo una delle cose peggiori vomitate da quella cloaca che è il web; è evidente, invece, che i Radio Silence, Williamson e soci hanno ben presente il fenomeno e non si limitano a criticarlo o dileggiarlo come merita (i dialoghi, ironici, pungenti e "nerd" sono ben chiari in tal senso) ma offrono allo spettatore una chiave di lettura per superarlo in modo sano, sicuramente malinconico e straziante come tutti i distacchi dal passato, ma comunque positivo. 


Ed è così che il nuovo Scream diventa un esaltante, sanguinoso ponte di passaggio tra il (nemmeno troppo, ammettiamolo) glorioso passato della saga, fermata dall'arrivo di quell'horror più adulto e cerebrale nominato anch'esso all'interno del film (e sì, tesoro, anche io preferisco The Babadook, non me ne voglia Craven), e un futuro ancora tutto da scrivere, distaccandosi magari anche per stile, colonna sonora e topoi dall'opera seminale del buon vecchio Wes, al quale non possiamo far altro che dire grazie in eterno. E' un ponte di passaggio intelligente e arguto, come ho scritto sopra, che gioca con le certezze dello spettatore, con la mentalità non solo dei fan ma anche e soprattutto dei detrattori che guarderanno il film solo per fargli le pulci, e che non si limita ad omaggiare intere, storiche sequenze abbracciandole o ribaltandole, ma si prende tutto il tempo di tratteggiare dei nuovi personaggi ai quali viene affidato più tempo in scena rispetto ai quattro titolari superstiti, elevandoli dal rango di monodimensionali vittime sacrificali a persone delle quali ci importa, al punto che vorremmo saperne di più (per esempio: ok il padre, ma chi è la madre?), interpretate da attori bravi ed espressivi. Ahiloro, questi personaggi si trovano di fronte il Ghostface più sanguinoso di sempre, altro segno di come sono cambiati i tempi, con spettatori più esigenti che vogliono vedere le coltellate e sentirle, tra fiumi di sangue finto e violenze assortite, anche se stavolta l'ansia, almeno per me, è derivata non tanto dal capire dove si sarebbe nascosto il killer, ma dalla minaccia costante ai tre amatissimi personaggi che ci accompagnano dal 1997. In tal senso, sono anche io un po' un bonobo urlante: Sidney, Gale, soprattutto Linus, li considero amici da anni, e sarei tanto contenta di vederli sempre giovani e belli, con Gale e Linus innamorati e felici, tutti pronti a regalarci ancora anni e anni di storie. Trovarmeli davanti invecchiati, con alle spalle decenni di vicende reali e fittizie, più o meno felici, è stato un colpo al cuore e allo stesso tempo un bello scrollone ai miei desideri di ragazzina fangirl, che deve imparare a lasciare andare con grazia e confidare nel nuovo, dopo avere ovviamente consumato fazzoletti a son di piangere. Se il nuovo sarà ai livelli di questo Scream posso stare tranquilla!


Dei registi Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUI. Neve Campbell (Sidney Prescott), Courteney Cox (Gale Weathers-Riley), David Arquette (Linus/Dwight Riley), Marley Shelton (Sceriffo Judy Hicks), Dylan Minnette (Wes Hicks), Jack Quaid (Richie Kirsch), Kyle Gallner (Vince Schneider) e Heather Matarazzo (Martha Meeks) li trovate invece ai rispettivi link.

Jenna Ortega interpreta Tara Carpenter. Americana, ha partecipato a film come Iron Man 3, La babysitter - Killer Queen e serie quali CSI: NY. Ha 20 anni e due film in uscita, Studio 666 e soprattutto X, inoltre interpreterà Mercoledì Addams nell'imminente serie Wednesday


Niente spoiler nemmeno qui, tranquilli. Consiglio solo, ovviamente, di recuperare la prima trilogia e Scream 4. ENJOY!

domenica 3 novembre 2019

Finché morte non ci separi (2019)

La settimana scorsa sono usciti due horror. Uno, Scary Stories to Tell in the Dark, a Savona non è mai arrivato, l'altro ha rischiato di perdersi nei meandri della programmazione ed è stato costretto a condividere la sala con Downton Abbey. Sto parlando di Finché morte non ci separi (Ready or Not), diretto dai registi Matt Bettinelli-Olpin Tyler Gillett.


Trama: freschi di matrimonio, gli sposi novelli Grace e Alex passano la prima notte di nozze nella magione della ricca famiglia di lui, dove Grace sarà costretta a partecipare ad un terribile rito di iniziazione...



Poco prima di cominciare a scrivere queste righe ascoltavo le preoccupazioni di una mia collega, la quale affermava che i bambini, all'interno della classe elementare di suo figlio, sono attaccatissimi ai soldi e tengono molto a sottolineare di essere ricchi, con sommo scorno e disagio di quelli che, piccolini, arrivano a ritrovarsi automaticamente etichettati come "poveri". Non oso immaginare cosa accadrà agli sfortunati, futuri compagni di classe del figlio della Ferragni, che probabilmente sputerà direttamente in faccia ai suoi coetanei, ma il fatto è che negli ultimi tempi il divario tra ricchi e poveri è tornato ingrandirsi a dismisura, con persone un tempo "bassoborghesi" che non riescono nemmeno ad arrivare a fine mese, figuriamoci quelli che poveri lo erano davvero e tali sono rimasti, oppure i migranti che arrivano "a rubarci il lavoro". Questo per dire che l'horror recente ha annusato non solo il disagio sociale ma anche la semplicità della rabbia del pubblico pagante e ultimamente è un fiorire di titoli estremamente ironici a base di ricchi matti che fanno cose matte ai poveri tanto sfortunati da finire nelle loro grinfie, come per esempio Satanic Panic (di cui parlerò nei prossimi giorni), Monster Party e questo Finché morte non ci separi, in cui la neo sposa del rampollo di una ricchissima famiglia di produttori di giochi in scatola è costretta a partecipare a un rito di iniziazione, non solo per mostrare di essere adatta ad una famiglia così blasonata ma anche, se la sfiga decidesse di bussare alla porta, per mantenere intatte la ricchezza e la prosperità di detta famiglia. Ovviamente, la sfiga arriva di gran carriera e Grace, connotata fin dall'inizio come fanciulla grezza ma di buon cuore e sinceramente innamorata del suo sposo, è costretta a giocare alla peggior partita di nascondino della sua vita, con la famiglia di riccastri al gran completo pronta a farle la pelle per perpetrare le tradizioni familiari e onorare un antico patto.


Il bello di Finché morte non ci separi, oltre alla feroce critica sociale di grana grossa, estremamente catartica, è l'incertezza in cui lascia lo spettatore e i personaggi: davvero la sopravvivenza di Grace significherebbe morte istantanea per i membri della famiglia Le Domas? Questi ultimi sono davvero i discendenti di qualcuno che ha fatto un patto col demonio oppure sono solo degli idioti superstiziosi? Domande che aleggiano nell'aria per tutto il film e che costringono Grace a correre per la sua vita, senza un attimo di respiro né noia per lo spettatore, grazie all'abilità dei due registi (quanto sono lontani i tempi dell'efficace ma pur sempre grezzissimo Southbound?) di creare punti di vista e situazioni sempre nuove, sfruttando alla perfezione la labirintica magione dei Le Domas, zeppa di passaggi, armi antiche e citazioni di Cluedo, e tutto ciò che si trova al di fuori, siano le inquietanti stalle zeppe di caprette o gli oscuri boschetti che la circondano. Per me, inoltre, vedere per la prima volta Samara Weaving su un grande schermo è stata una gioia immensa. Punta di diamante di un cast perfetto, frutto anche dell'abilità degli sceneggiatori di caratterizzare ogni singolo membro dei Le Domas (se il personaggio della zia si scrive da solo, così come quelli di Tony e Fitch, entrambi di una stupidità abissale, è sicuramente più difficile azzeccare quelli dei due fratelli, eppure gli sceneggiatori ci sono riusciti), la bionda e bellissima Samara abbraccia ed asseconda una metamorfosi esilarante e catartica, da sposa terrorizzata a working class heroine incazzata nera, capace di riversare sugli avversari non solo il suo giustissimo sdegno ma anche improperi degni di un portuale, mentre il suo bel vestito da sposa passa da un bianco purissimo a un colore indefinibile, sporco e stracciato. Finché morte non ci separi, fiaccato dal solito titolo italiano idiota, non è un film innovativo o capace di indurre chissà quali riflessioni ma è perfetto per una serata di folle divertimento, che vi farà uscire dal cinema soddisfatti e con un buon sapore di sangue in bocca. Cercatelo nei cinema e non perdetelo!


Dei registi  Matt Bettinelli-Olpin e Tyler Gillett ho già parlato QUI. Samara Weaving (Grace), Adam Brody (Daniel Le Domas) e Andie MacDowell (Becky Le Domas) li trovate invece nei rispettivi link.

Henry Czerny interpreta Tony Le Domas. Canadese, ha partecipato a film come Mission: Impossible, Tempesta di ghiaccio, The Exorcism of Emily Rose, La pantera rosa, A-Team e a serie quali CSI - Scena del crimine, Ghost Whisperer e Monk. Ha 60 anni.


Se Finché morte non ci separi vi fosse piaciuto recuperate i già citati Satanic Panic e Monster Party. ENJOY!

domenica 11 marzo 2018

Southbound - Autostrada per l'inferno (2015)

Ne avevo letto già bene sul blog di Lucia e ora la Midnight Factory ha distribuito sul mercato dell'home video l'horror corale Southbound - Autostrada per l'inferno (Southbound), diretto e sceneggiato nel 2016 dai registi Radio Silence, Roxanne Benjamin, David Bruckner e Patrick Horvath.


Trama: lungo una strada americana diretta verso sud, diversi gruppetti di persone vanno incontro a un destino orribile e sanguinoso...



A differenza di altri horror corali o a episodi Southbound - Autostrada per l'inferno racconta un'unica lunga storia dalla struttura circolare e ogni episodio presenta uno o due personaggi che si ripropongono in quello seguente, fungendo così da collante tra un segmento e l'altro. Al gruppo di registi Radio Silence è stato dato il compito di aprire e chiudere le danze con un inizio che è anche fine (e viceversa) ma nonostante questo si mantiene ambiguo per tutta la sua durata. In esso, abbiamo due uomini che non riescono a fuggire da inquietanti entità oscure decise ad ucciderli; il motivo per cui i due protagonisti si siano ritrovati sull'autostrada del titolo italiano lo verremo a scoprire solo nel finale di Southbound ma, anche lì, Radio Silence confeziona il più classico degli home invasion senza rivelare granché relativamente ai personaggi coinvolti. Come inizio non c'è male, tra splatter ed elementi perturbanti in abbondanza, mentre il finale è spiazzante al punto giusto e lascia lo spettatore con un palmo di naso a chiedersi... "cosa diamine ho visto?". Chiedere al Bolluomo per credere.


Più lineare, ma non per questo meno inquietante, Siren, diretto e co-sceneggiato dall'unica donna del gruppetto, Roxanne Benjamin (già apprezzata per il "mostruoso" contributo in XX - Donne da morire, sempre distribuito da Midnight Factory). Qui le protagoniste sono i membri di una band tutta al femminile, che si ritrovano in panne sulla maledetta autostrada e vengono "salvate" da una strana coppia. L'intero episodio è giocato prima su elementi che stridono contro l'apparente perfezione e gentilezza dei salvatori di fanciulle, poi sulla paranoia e il senso di esclusione, fino ad arrivare alla terribile risoluzione finale. Niente splatter, quindi, nonostante la presenza di un paio di elementi disgustosi, ma le atmosfere inquietanti e claustrofobiche di un certo tipo di horror/sci-fi in stile L'invasione degli ultracorpi si sprecano e personalmente le ho gradite molto, Siren è sicuramente uno dei corti che ho preferito.


Lo surclassa però brutalmente The Accident, diretto dallo stesso David Bruckner del recente Il rituale. Se l'horror Netflix puntava più sulle atmosfere, questo corto è una splatterata incredibilmente ironica e crudele dove un uomo si ritrova solo ad affrontare il senso di colpa, affidandosi ciecamente a chiunque millanti di avere la soluzione per il casino che ha combinato (ovviamente, non vi dirò mai quale!). Interamente girato in un unico, spettralissimo ambiente e con un solo attore impegnato in una conversazione telefonica, The Accident colpisce lo spettatore allo stomaco e accumula elementi ansiogeni senza mai perdere di ritmo, mettendo i brividi anche sul finale. Sarò una persona semplice ma questo è il corto che mi è piaciuto di più.


Ultimo, o meglio, penultimo segmento prima del ritorno di Radio Silence è Jailbreak, che arriva a "spiegare" più o meno la natura del luogo dove si svolge il film, che diventa così palese anche agli occhi dello spettatore meno scafato. Attenzione, però, non si tratta del classico e tanto detestato spiegone pedante, quanto piuttosto un elegante insieme di suggerimenti e suggestioni incastonato in una cornice squisitamente horror che mi ha ricordato parecchio le sequenze migliori di Dal Tramonto all'alba, pur senza la tamarreide di Rodriguez. Jailbreak sicuramente non appagherà chi cerca delle certezze ma a mio avviso è emblema della cura infusa nell'intera operazione e fa risaltare all'occhio il fil rouge che lega tutti i racconti.


Nell'insieme, Southbound - Autostrada per l'inferno è un viaggio all'interno del senso di colpa e dei fantasmi che gli esseri umani si portano dietro. Tutti i personaggi principali hanno qualcosa per cui vergognarsi, orrori nascosti nel loro passato o mancanze verso i loro cari e anche quando il loro dolore non viene sviscerato appieno, esso viene comunque fatto intuire nello spazio risicato concesso da un corto; i protagonisti di Southbound sono anime perdute e non è un caso che sugli schermi televisivi passi un cult come Carnival of Souls, scelta intrigante benché forse "spoilerosa" (ma tanto, anche il sottotitolo italiano qualche indizio lo offre). Inoltre, a differenza di quello che accade di solito con altre opere simili, i vari registi e sceneggiatori coinvolti sono riusciti a creare un affresco omogeneo, caratterizzato da sfumature individuali perfettamente amalgamate tra loro, al punto che è difficile definire Southbound come un mero insieme di corti, vista la palese volontà di lavorare assieme senza dare al film l'aspetto di una "vetrina" di talenti. Certo, Southbound non è un'opera perfetta però è affascinante quanto basta per consigliarla e ringraziare la Midnight Factory di averla fatta arrivare in Italia!


Di Roxanne Benjamin, regista e co-sceneggiatrice del corto Siren oltre che voce di Claire, la moglie del protagonista di The Accident, ho già parlato QUI mentre David Bruckner, regista e sceneggiatore del corto The Accident, lo trovate QUA. Ho anche già parlato di Larry Fessenden, che presta la voce al D.J.

Il collettivo Radio Silence ha diretto i segmenti "The Way Out" e "The Way In". Radio Silence è formato da Matt Bettinelli - Olpin (anche sceneggiatore dei corti e interprete di Jack, di lui ho parlato QUI), Tyler Gillett (di cui ho parlato QUA) e Chad Villella; quest'ultimo, che interpreta anche Mitch, è americano, anche sceneggiatore, produttore, tecnico degli effetti speciali e ha co-diretto un episodio del film V/H/S.


Patrick Horvath è il regista e co-sceneggiatore del corto Jailbreak. Ha diretto film come The Pact II ed è anche attore, produttore e compositore.


Fabianne Therese interpreta Sadie. Americana, ha partecipato a film come John Dies at the End e Starry Eyes. Anche sceneggiatrice, regista e produttrice, ha un film in uscita.


L'edizione DVD della Midnight Factory, sempre corredata dal libretto redatto dalla redazione di Nocturno Cinema, non presenta stavolta extra a parte il trailer. Detto questo, se Southbound vi fosse piaciuto recuperate Carnival of Souls, ampiamente citato all'interno del film, V/H/S, Last Shift, The Void e Baskin. ENJOY!


mercoledì 14 maggio 2014

La stirpe del male (2014)

Approfittando della Festa del cinema ieri sera sono andata a vedere La stirpe del male (Devil's Due), horror diretto dai registi Matt Bettinelli - Olpin e Tyler Gillett.


Trama: l'ultimo giorno di luna di miele i coniugi McCall passano la notte in una sorta di discoteca abusiva e si risvegliano il mattino dopo con un tremendo hangover e nessun ricordo di come siano tornati in camera. Poco dopo, lei scopre di essere rimasta incinta e nella casetta dei novelli sposi cominciano ad accadere strane cose...


Quando Rosemary's Baby incontra Paranormal Activity viene fuori un film talmente banale che persino io, notoriamente suggestionabile davanti a dèmoni e affini, sono riuscita a tornare a casa senza nemmeno un brivido lungo la schiena. La stirpe del male è la summa dei cliché sulle gravidanze demoniache (fitte tremende alla pancia, ecografie che non mostrano nulla, voglia improvvisa di carne cruda anche se si è vegetariane, fenomenali poteri infernali in un minuscolo spazio vitale, momenti di vuoto mentale durante i quali il corpo della gestante è completamente in balia della progenie di Satana, ecc. ecc.) inseriti, purtroppo, all'interno di una cornice che rispetta le regole del mockumentary, il che vuol dire telecamere infilate in casa in maniera pretestuosa oppure riprese a mano fatte in qualsiasi momento dell'esistenza dei protagonisti, col marito minkia che non molla la videocamera nemmeno quando la moglie, palesemente, vorrebbe vederlo morto, impiccato coi suoi stessi intestini. A peggiorare ulteriormente la situazione di La stirpe del male si aggiunge anche la componente "paranoica", gestita lucidamente ed egregiamente da Roman Polanski ed Ira Levin negli anni '70 ma ridotta a pura incoerenza dalla sceneggiatrice Lindsay Devlin, che ci propina poliziotti idioti, ginecologi da operetta e, peggio ancora, famiglie o amici che, mentre la gestante esce di testa davanti a un marito sempre più preoccupato, tendono a defilarsi facendosi gli affari propri come se la cosa non li riguardasse. Last but not least, non manca alla pellicola nemmeno il solito corollario alla "Prima legge sulla demenza nei mockumentary" che vuole che ogni ripresa effettuata, possibilmente contenente prove schiaccianti sulla natura maligna degli eventi in corso, venga poi visionata solo quando ormai la situazione è oltre ogni possibile recupero: spiegatemi QUALE coppia sposata non mostrerebbe il filmino della propria vacanza ad amici e parenti dopo nemmeno una settimana, mentre il povero pirla protagonista de La stirpe del male lo lascia lì a frollare per mesi. Mah.


Rispetto alla media dei mockumentary e degli ultimi, desolanti capitoli di Paranormal Activity, c'è da dire almeno che i due protagonisti sanno recitare, soprattutto lei: vederla passare, a poco a poco, da allegra neo-sposina a sciupata gestante sempre più distaccata da tutto quello che la circonda è forse la cosa più interessante e inquietante del film. Il resto della pellicola ripropone situazioni e stilemi già visti, persino per quel che riguarda le riprese, tanto che quei pochi spaventi che i realizzatori sono riusciti a confezionare diventano prevedibili già a partire dall'angolazione dell'inquadratura o dal brusco passaggio all'infrarosso; un paio di elementi interessanti si possono ritrovare nelle soggettive di un paio di vittime (ma anche lì, se mi scagliano IN CIELO con la telecinesi non dovrebbe di regola, come prima cosa, cadermi la videocamera di mano?), nel delirio di distruzione finale e negli improvvisi scoppi di violenza della protagonista, francamente l'unica cosa in grado di scuotere lo spettatore durante la visione del film. Potrei anche aggiungere che, in un certo qual modo, è particolare e a tratti straniante l'alternarsi all'interno della pellicola di usanze cattoliche come la celebrazione della prima comunione (credo sia la prima volta che ne vedo rappresentata una in un film americano...) e ambientazioni esotiche ed inusuali per un horror come la Repubblica Dominicana ma, per il resto, c'è poco altro da dire, sicuramente la campagna di marketing virale faceva molta più paura ed era sicuramente più geniale di questo La stirpe del male. E per fortuna alla fine dei titoli di coda viene scritto che il film ha dato lavoro a 13.000 persone, così mi sono sentita un po' meno in colpa per aver buttato via i miei euro (a proposito di Euro, leggete anche la recensione de I 400 calci, è geniale!!).


P.S. ovvero, Quando il pubblico è meglio del film:
Durante la visione de La stirpe del male avevo alle spalle due genii (con due I, erano due) che, più o meno all'inizio, durante la scena dell'ingravidamento, sono riusciti a dire "Ah ma qui bisogna chiamare qualcuno, il film si vede male, a scatti, non si capisce nulla!!". Quale parte del significato di mockumentary non avete capito, signori?
All'uscita invece parte il commento dei rEgazzini (La stirpe del male è vietato ai minori di 14 anni, non chiedetemi perché, quindi questi ne avranno avuti al massimo 15) che volevano convincere altri amici a vedere 'sta fiera della banalità: "Oh cioé minkia andate a vedere cioé La stirpe lì del cioé male perché minkia oh, ci siamo caCati in mano dibbrutto". Ah, i bei tempi in cui il V.M. 14 significava davvero farsela sotto per la paura, molto più del V.M. 18!!

Matt Bettinelli - Olpin Tyler Gillett sono i registi della pellicola. Americani, avevano già diretto assieme uno degli episodi del film V/H/S, 10/31/98. Dovrebbero essere entrambi sopra i trent'anni e sono anche stati attori, sceneggiatori e produttori.

Bettinelli primo della fila, Gillett ultimo!
Allison Miller interpreta Samantha McCall. Nata a Roma da genitori americani, ha partecipato a serie come Cold Case, CSI: NY, Desperate Housewives e Terranova. Ha 29 anni.


Zach Gilford interpreta Zach McCall. Americano, ha partecipato a film come La setta delle tenebre, Super e a serie come Grey's Anatomy. Ha 32 anni e un film in uscita, Anarchia - La notte del giudizio, seguito de La notte del giudizio.


Se anche voi, come me, vi siete chiesti dove avevate già visto padre Thomas, sappiate che l'attore Sam Anderson è stato il Bernard della serie Lost. Detto questo, se La stirpe del male vi fosse piaciuto recuperate il pluricitato Rosemary's Baby e la serie Paranormal Activity. ENJOY!!

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...