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venerdì 11 giugno 2021

Army of the Dead (2021)

Pensavate che mi fossi dimenticata di Army of the Dead, diretto, co-sceneggiato, fotografato, prodotto e quant'altro dal regista Zack Snyder, nevvero? E invece...


Trama: un gruppo di ex soldati (con l'aggiunta di altri elementi assortiti) viene assunto da un magnate giapponese per recuperare gli incassi di un casinò di Las Vegas, diventata nel frattempo terra di nessuno infestata da zombie. Per poter entrare a Las Vegas, il capo del gruppo contatta la figlia che non vedeva da anni e lì cominciano i guai...


Ammettiamo la scomoda verità. Army of the Dead era un film che aspettavo, perché la combine zombie, horror, Snyder e abbonamento Netflix già pagato mi sconfinferava parecchio. Poi hanno cominciato ad arrivare le prime recensioni disastrose e perculanti, alle quali si è aggiunta la consapevolezza di un minutaggio per me elefantiaco, vista l'atavica mancanza di tempo (ho visto il film in due giorni), e ho pensato che forse sarebbe stato meglio evitare e dedicarsi a film migliori; il problema è che poi è sopraggiunta Silvia con l'immagine di Bautista che piange al ralenti, probabilmente la cosa più esilarante vista nel corso dell'anno (ma doveva ancora arrivare la morte di un personaggio in Crudelia...), e ho dovuto soccombere al desiderio di testimoniare a mia volta una simile chicca trash. Ho fatto bene, ovviamente: al momento della stesura del post è il 4 giugno, all'orizzonte non c'è alcun nuovo Sharknado, è estate e nulla potrà mai soddisfare la mia sete di zamarrate trash come questo Army of the Dead, nulla. Snyder, seppur involontariamente, ha piazzato l'asticella del ridicolo troppo in alto e quest'anno credo che neppure la Asylum potrà competere con quest'adorabile accozzaglia di roba alternativamente sbagliata e facilona, costruita interamente attorno a buchi di trama e momenti WTF, "inspessita" (e non nel senso buono) da "lacrime strappastorie" durante le quali Bautista cerca di riconquistare la figlia scema come un tacco elencandole tutti i peggiori junk food che gli piacerebbe preparare una volta recuperati i soldi per aprirsi un ristorante tutto suo. Voi ora penserete che io sia arrabbiata con Snyder per le quasi tre ore perse ma vi sbagliate: ho passato infatti tre ore a ridere col Bolluomo, e mi rendo conto che questa non fosse sicuramente l'intenzione del regista ma come posso non sbellicarmi davanti alla ex suora Encarnacíon che dal nulla, a un certo punto, si profonde in un siparietto rosa e smielatissimo con un Bautista clueless come non mai? 


Ma mettiamo un attimo da parte i personaggi sbagliati oppure semplicemente abbozzati e messi lì per far numero con una targhetta sul petto simile a quella che portava Oz nella puntata di Halloween di Buffy (abbiamo "la messicana", "la gnocca bionda", "la lesbica", "il traditore", "la gnocca mora", "lo youtuber", "il nerd", "Bautista", "figlia", "lo gnocco di colore" e se pensate che siano più tratteggiati di così vi sbagliate di grosso), e parliamo di 'sti zombie, santo cielo. Io non ho mai visto Z Nation, mi si dice che sia un capolavoro e che la maggior parte delle idee particolari del film vengano da lì, ma nella mia bieca ignoranza posso dire di aver apprezzato giusto gli zombie organizzati in due ceppi differenti, gli Alfa più intelligenti e quelli che a un bel momento si ibernano di notte, e basta. Il resto è da facepalm oppure buttato alle ortiche. Del primo insieme fanno parte la regina zombie e il suo momento di tenerezza con lo zombie boss ma anche l'orribile tigre zombie posticcia che a un certo punto con una zampata fa volare una delle sue vittime contro una colonna NONOSTANTE detta vittima non sia stata minimamente sfiorata dalla zampa (sì la CGI del film fa schifo quanto la scelta di sfocare lo sfocabile, soprattutto il faccione di Bautista), del secondo gruppo fanno invece parte gli zombie robot che si intravvedono di tanto in tanto grazie ai loro occhi blu come Paul Newman e gli zombie secchi che aspettano la pioggia per rianimarsi (perché diamine non piove mai, allora? Ma su, che spreco. E 'sti robot perché? Chi li ha costruiti?). Certo, parlando di cose buttate alle ortiche e buchi di sceneggiatura il personaggio di Ella Purnell diventa il deus ex machina di ogni cazzata e vi sfido ad arrivare a fine film senza volere almeno un finale alternativo in cui Kate diventi la protagonista di un Hostel con zombie, ma non starei tanto a parlare di finali, sequel e simili quando il film si conclude con un "cliffhanger" scemo che ignora in toto le regole base della radioattività (e non solo quelle, vabbé). E quindi? E quindi aspettiamo, per l'appunto, che Snyder si impelaghi in uno zombieverse che probabilmente i fan stanno già chiedendo a gran voce, così anche io avrò il mio bel filmetto trash annuale estivo. Non tratterrò il fiato nell'attesa, ci mancherebbe, al limite aspetterò al varco il momento glorioso in cui Bautista realizzerà il suo desiderio di interpretare Hemingway.


Del regista e co-sceneggiatore Zack Snyder ho già parlato QUI. Dave Bautista (Scott Ward), Ella Purnell (Kate Ward), Hiroyuki Sanada (Bly Tanaka) e Garret Dillahunt (Martin) li trovate invece ai rispettivi link.

Omari Hardwick interpreta Vanderohe. Americano, ha partecipato a film come Kick-Ass, A-Team, La fratellanza e a serie quali CSI: Miami. Anche produttore e sceneggiatore, ha 47 anni e un film in uscita. 


Ana de la Reguera
interpreta Maria Cruz. Messicana, ha partecipato a film come Nacho Libre, Cowboys & Aliens, Oscure presenze e a serie quali Dal tramonto all'alba - La serie, Twin Peaks - Il ritorno; come doppiatrice ha lavorato ne Il libro della vita. Anche produttrice e sceneggiatrice, ha 44 anni e due film in uscita, tra cui La notte del giudizio per sempre


Theo Rossi, che interpreta il "simpaticissimo" agente Burt Cummings, era altrettanto "simpatico" nei panni dello Shades di Luke Cage. Se Army of the Dead vi fosse piaciuto recuperate l'altro film di zombi targato Snyder, ovvero L'alba dei morti viventi (lo trovate sempre su Netflix). ENJOY! 

martedì 12 aprile 2011

Sucker Punch (2011)

Ma mi sta bene, così imparo a fissarmi su un solo ed unico film. E come spesso accade, il frutto di questa fissazione è una cocente delusione. Di che parlo? Di Sucker Punch, l’ultimo film di Zack Snyder, uscito proprio qualche settimana fa.

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Trama: una ragazzina viene fatta internare in manicomio dal patrigno. Il suo destino è quello di ricevere una lobotomia entro cinque giorni, e per evitarla la ragazza progetta la fuga, vivendola nella mente come una quest epica…

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Per par condicio e anche un po’ per “dispitto”, come diceva Dante, davanti ad un film così complicato e roboante reagirò con una recensione assai breve e concisa, che potrebbe riassumersi con un “mah”. Dopo un inizio meraviglioso e gotico, il logo della Warner ricamato sulla rossa tenda di un teatro, che si alza rivelando un palcoscenico e ci introduce alla più classica e cupa delle favole (ragazzine orfane di madre, lasciate in balia di un patrigno crudele) scandita dalle splendide note di Sweet Dreams, comincia il peggior gioco per X – Box che abbia mai visto su schermo. Mi avessero almeno dato un joystick all’ingresso mi sarei divertita, e invece no: due ore seduta su una poltrona a vedere Snyder che giocava al posto mio e mi spaccava i timpani con esplosioni, urla, musica sparata a mille.

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Sì perché in pratica, nonostante i realizzatori di Sucker Punch vogliano vendere allo spettatore una sorta di Black Swan per tamarri, coglionandoli con l’idea di un’opera onirica, psicologica, mentale, pregna di grandi valori (la morale finale, banalissima, è: credici, ce la puoi fare!! Sempre!!!!!! Sì, tu. Proprio TU che stai guardando il film!), in realtà quello che viene offerto dopo l’ingresso della protagonista in un meraviglioso ed inquietante manicomio che viene presto dimenticato è un’accozzaglia di tette e culi (peraltro acerbi, mi domando quale adolescente, anche il più sfigato ed erotomane, possa eccitarsi davanti a qualcosa di simile…) inguainati in vestitini retrò ed infilati in un bordello immaginato dalla protagonista per sfuggire alla triste realtà che la circonda. Poi, siccome la vita di una casa di tolleranza può essere altrettanto triste, ecco che la ragazzetta comincia ad immaginarsi tre/quattro scenari che spaziano dall’antico Giappone alla seconda guerra mondiale cum zombie, al medioevo stile Signore degli Anelli, al treno futuristico con Saturno sullo sfondo. E qui mi immagino già l’ignaro lettore che dice: “EEEEH??” che poi, più o meno, è la reazione che ho avuto io. Riassumendo, lo schema del film è sempre uguale: le ragazze del bordello devono recuperare un oggetto, la protagonista vive la ricerca nella sua mente, trasformandola in un’epica battaglia contro svariate forze del male, una volta ottenuto l’oggetto si ricomincia da capo. Questa cosa sorprende all’inizio, ma siccome ogni quest mentale delle ragazze è l’equivalente di uno sparatutto dalla grafica ineccepibile, il risultato complessivo è una fredda rottura di palle che prende spunto dalle ambientazioni più amate dai nerd.

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Per carità, l’impatto visivo è commovente da tanto e fatto bene Sucker Punch, sia per i costumi, che per le scenografie, che per gli effetti speciali e la colonna sonora è di una bellezza rara, ma queste due cose non bastano, non sono mai bastate e non basteranno mai per reggere da sole un film. Tra l’altro la pellicola inciampa spesso e volentieri nel trash involontario a causa della sciagurata trovata usata per scatenare le visioni di Babydoll. La ragazza, infatti, per consentire alle altre di attuare i loro piani balla così bene da ipnotizzare i nemici… peccato che noi spettatori vediamo solo l’inespressiva (e quanto mi fa male dirlo…) Emily Browning che dondola come un bacco di legno per trenta secondi, con lo sguardo perso nel vuoto e poi, dopo il momento “quest” eccola tornare ad aprire gli occhi, con gli astanti che applaudono incantati. E se non bastasse questo, ci si aggiunge anche lo pseudo-musical che accompagna i titoli di coda o battute (sempre pronunciate da una specie di guru che accompagna le ragazze durante i trip mentali) come “Se volete firmare un assegno a parole, assicuratevi prima di poterlo coprire col culo”. Considerato che Sucker Punch è il primo film di Snyder tratto da una storia originale direi… Male, molto molto MALE. Torna a lavorare per altri, vah.

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Del regista Zack Snyder ho già parlato qui, mentre un piccolo excursus della carriera di Emily Browning, che interpreta Babydoll, lo trovate qua. Aggiungo che forse, nel ruolo, sarebbe stata meglio la prima scelta Amanda Seyfried.

Abbie Cornish interpreta Sweet Pea (in italiano Sweety). Australiana, la ricordo per film come Un’ottima annata e Elizabeth: The Golden Age. Ha doppiato un episodio di Robot Chicken e il pubblico italiano la ritroverà anche nell’imminente Limitless. Ha 29 anni.  

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Jena Malone interpreta Rocket. Americana, tra i suoi film segnalo Contact e Donnie Darko, inoltre ha doppiato la versione inglese de Il castello errante di Howl. Anche produttrice, ha 27 anni e tre film in uscita.

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Vanessa Hudgens interpreta Blondie. Chiudo gli occhi innanzi alla filmografia della donzella, tra i protagonisti di una delle cose più Urende create da mente umana: High School Musical, al quale ha partecipato per tutti e tre gli episodi. Inoltre ha recitato in Zack & Cody al Grand Hotel e ha doppiato un episodio di Robot Chicken. Americana, ha 23 anni e un film in uscita.

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Jamie Chung interpreta Amber. Nonostante il sembiante orientale, è americana e la ricordo solo per un filmaccio come Dragonball Evolution, dove interpretava Chichi. Ha partecipato anche a serie come E.R. e Grey’s Anatomy. Ha 27 anni e due film in uscita.

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Carla Cugino interpreta la Dottoressa Gorski. Americana, la ricordo per film come Spy Kids (e seguiti), Sin City, l’orrendo Il mai nato e Watchmen, oltre che per aver partecipato alla serie Alf. Anche produttrice, ha tre film in uscita.

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Jon Hamm interpreta il Dottore che dovrà lobotomizzare Babydoll. Americano, virtualmente ha già “partecipato” al Bollalmanacco, visto che compare nei film Paura e delirio a Las Vegas, The A - Team e The Town e inoltre ha prestato la voce per il film Shrek – E vissero felici e contenti e un episodio de I Simpson. Per la tv ha girato le serie Una mamma per amica, Streghe, CSI: Miami, e Numb3rs. Anche produttore, ha 40 anni e due film in uscita.

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Scott Glenn interpreta il “saggio” che guida le fanciulle. Americano, ha partecipato a film come Apocalypse Now, Caccia a Ottobre Rosso, Il silenzio degli innocenti, Potere assoluto e The Shipping News – Ombre dal passato. Anche produttore, ha 70 anni.

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Se volete veramente vedere bionde mozzafiato che fanno il culo a strisce ai nemici e ricercano vera vendetta, evitate Sucker Punch e guardatevi Kill Bill volumi 1 e 2. Mi ringrazierete. Nel frattempo, vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!!

venerdì 24 aprile 2009

300 (2007)

In questo periodo sto guardando davvero un sacco di film ma il tempo per recensirli è sempre meno.

Ho festeggiato la domenica di Pasqua guardando, dopo mesi di consigli e recensioni altrui, 300 di Zack Snyder, tratto dall’omonima graphic novel di Frank Miller, spinta anche dall’indubbia bellezza di Watchmen. Che dire, si agitano in me opinioni contrastanti…

 



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La trama, come ben mi disse l’amico Toto: “Quale vuoi che sia? E’ storia”. Per gli ignoranti come me che non la conoscessero si parla della battaglia delle Termopili, avvenuta nel 480 a.C. tra gli Spartani, appunto 299 uomini guidati dal prode guerriero Leonida (e con questo fanno 300), e l’enorme esercito del grande re Serse che vorrebbe sottomettere il regno di Sparta. Inutile dire che la battaglia, nonostante gli inaspettati successi, può avere un solo esito, anche grazie al patetico gobbo Efialte.

 



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Questo è uno di quei film che riesce ad essere artistico, epico e trash al tempo stesso. E’ innanzitutto un film assai “visivo”, giustamente. Non avendo mai letto la graphic novel non posso essere certa che, come in Sin City, ogni scena riprenda la sua gemella nel fumetto: certo è, però, che ogni singolo fotogramma della pellicola è curato fin nel minimo dettaglio, grazie anche ad un uso della computer graphic che, pur essendo assai invadente, crea comunque delle immagini che sono indimenticabili.

I colori sono molto intensi, predominano ovviamente il rosso del sangue ed il nero delle armi e delle frecce. Gli sfondi sono uno splendore come le scene di battaglia, meravigliosamente coreografate pur nella loro rozzezza (non è un film alla “Hero” o “La foresta dei pugnali volanti” ma l’immagine del cielo oscurato dalle frecce non ha nulla da invidiare a questi due capolavori). L’aggettivo che mi veniva in mente mentre guardavo il film era “caravaggesco”: gli sguardi intensi dei guerrieri, l’intensità del contrasto tra luce ed ombra, la violenza delle immagini continuava a richiamarmi Giuditta e Oloferne. E anche la scena finale ricorda molto più un martirio dell’iconografia cristiana, un San Sebastiano, piuttosto che un eroe greco.

 



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La trama di per sé è semplice ma, come ben ho detto, non è molto importante quella. Alla fine la pellicola è una sequela ininterrotta di battaglie, condita da qualche risvolto legato al tradimento e al sesso, che sia quello legato all’amore di una moglie, che sia quello libidinoso di vecchi oracoli o quello più orgiastico di Serse e della sua corte. Quello che conta è la retorica di Leonida, la rappresentazione della fierezza di questi guerrieri che si battono per la libertà consapevoli che, se anche loro dovessero venire sconfitti, il loro esempio verrà seguito da tutti i popoli liberi del mondo allora conosciuto. Come film ricorda molto il Gladiatore, le musiche sono assai simili e anche il destino del protagonista, così distaccato all’apparenza, legato al suo ruolo ma in verità animato da sentimenti e idee impossibili per noi comuni mortali. Interessanti gli scorci più o meno realistici che mostrano la vita della società spartana, a cominciare dalla selezione impietosa dei neonati, uccisi se non rispettano determinati canoni di salute e forza, per arrivare agli oracoli arroccati su una rupe, tanto osannati quanto abietti e corrotti. I due personaggi più interessanti, al di là della moglie di Leonida, Gorgo, il cui ruolo di donna “forte” non la rende troppo diversa da tutte le improbabili eroine di film simili, sono quelli di Efialte e Delios.

Efialte è la vittima di una società ingiusta e di leggi troppo rigide. Gobbo, debole nello spirito e nel corpo, rispetta così tanto Leonida da arrivare a trasformare l’amore in odio quando il condottiero lo rifiuta. Nella corte di Serse crede di trovare tutto ciò che ha sempre desiderato: donne, denaro, rispetto. Quando però viene messo di fronte alla morte di Leonida non può fare altro che pentirsi, portando in silenzio il peso del tradimento, accentuato dal palese perdono di Leonida. Un personaggio patetico e tragico fino all’ultimo. Meno delineato il ruolo di Delios, uno fra tanti dei guerrieri, finché ironicamente, una volta perso l’occhio in guerra, diventa l’osservatore e il custode della storia dei 300, colui che poi motiverà i greci fino a condurli nella battaglia di Platea, che segnerà la fine della tirannia di Serse.

 





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E nonostante l’indubbia bellezza… il mio occhio non ha potuto non cogliere la vena trash che pervade tutta la pellicola. Fiumi di inchiostro sono già stati spesi per gli addominali ritoccati al computer, quindi non starò a parlare del fatto che gli Spartani sembrano un branco di gayssimi Big Jimme (come direbbe Elio…) e neppure starò a discutere la famosa scena del “Questa… è… SPARTA!!” con calcione annesso. No, ciò che mi ha colpito di più è stato l’incontro tra Spartani e Arcadi, con il seguente dialogo:

Leonida: Ah, voi siete arcadi. Tu, arcade, cosa sei?

A: Pastore.

L: E tu, Arcade?

A: Fabbro.

L: E tu?

A: Sono un sarto.

L: E noi, cosa siamo, Spartani?

Spartani: UHUHUHHUHHUHUHHUHU!!!!!

Ora, io devo dedurne che gli Spartani non mangino, rubino le armi senza fabbricarle e soprattutto abbiano come vestiario solo quelle mutande che ormai staranno in piedi da sole… ma soprattutto mi immagino il pensiero comune che ha attraversato la mente di ogni Arcade presente: Siete dei gibboni?!?

Altra punta di spicco del trash è Efialte. Già poveraccio sei gobbo e mostruoso… ma all’inizio mentre segue i 300 sembra davvero Gollum che segue la Compagnia dell’Anello, e poi la faccia libidinosa mentre le donnacce del bordello di Serse gli si strusciano contro è tutta un programma; cosa chiede lui all’apice dell’arrunchio? Una corazza nuova. Ora, già fai schifo all’animo, non ti viene in mente che chiedendo una corazza nuova ad uno che è palesemente un trans, come minimo ti ritroverai con un costume da giullare? E infatti. A proposito di Serse, è forse la figura più trash del film, il dio re ricoperto da piercing, dall’aspetto simile a quello di Cher e con la voce profonda da macho, circondato da orde di guerrieri che più che esseri umani sembrano dei mostri usciti dalla penna di Clive Barker. Incredibile ma vero, amici. E nonostante questi elementi weird o forse proprio in virtù degli stessi, questa è una pellicola che decisamente mi sento di consigliare a tutti, seppur con la dovuta cautela: evitate di esaltarvi e farlo diventare il vostro film preferito, a mò di Gladiatore. E’ carino, ben diretto e ben recitato, ma il vero cinema è altro, secondo me.

 

Del regista Zack Snyder ho già parlato qui.

 

Gerard Butler interpreta Leonida. L’attore scozzese è stato uno splendido Fantasma dalla meravigliosa voce ne Il Fantasma dell’Opera di Schumacher, ed inoltre ha partecipato a Il domani non muore mai, Lara Croft Tomb Raider: la culla della vita. Da anche la voce al Capitano nella trasposizione video dei Tales of The Black Freighter, nato da una costola di Watchmen. Ha 40 anni e cinque film in uscita.

 




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David Wenham interpreta Delios. L’attore australiano è diventato conosciuto universalmente per la sua intrerpetazione, seppur breve, di Faramir nella trilogia de Il Signore degli Anelli. Tra le altre pellicole ricordo Dark City, Moulin Rouge, Van Helsing e Australia. Ha 44 anni e tre film in uscita.






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Vi lascio con il trailer non già di 300, ma di Meet the Spartans, ovvero Treciento. Mi sono innamorata della scena con Britney Spears, lo ammetto... ENJOY!!!!






 

 

sabato 7 marzo 2009

Watchmen (2009)

Da parecchio tempo non uscivo dal cinema col sorrisone stampato sulle labbra e la consapevolezza di aver visto un bel film che, a mio avviso, sarebbe potuto durare anche un'altra ora, tanto il tempo è passato veloce. Premesso che non ho ancora letto il fumetto da cui è tratto, scritto dal britannico Alan Moore e disegnato dal collega Dave Gibbons a partire dal 1986, quindi non posso esprimere molto probabilmente un giudizio completo, Watchmen, dell'ormai espertissimo Jack Snyder, è il film più bello che ho visto quest'anno.

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La trama è abbastanza complessa, non è facile seguire gli sbalzi temporali e la marea di personaggi, almeno all'inizio: Siamo nei primi anni '80 e il buon presidente Nixon, dopo anni di gloriose battaglie, ha deciso di far mettere al bando la seconda squadra di supereroi americana, eredi dei Minutemen: i Watchmen. Quando un assassino misterioso uccide un membro di entrambe le squadre, il Comico, un altro vigilante, ovvero Rorschach, comincia ad indagare, scoprendo un complotto che unisce la minaccia atomica alla guerra fredda e coinvolge la vecchia squadra di supereroi, adesso impegnati a vivere le proprie vite “normali”. 


Watchmen+movie+Comedian+comic+and+movie+costume


Per chi, come me, è abituato a leggere gli X-men la cui prima regola è “non uccidere il nemico (nemmeno se è il figlio di puttana assassino più infame che ci sia)” e i quali ogni volta che infrangono questa regola si flagellano/separano dal gruppo, questo Watchmen, seppur scritto negli anni '80, è una boccata d'aria fresca. In un mondo come il nostro è impossibile agire con i guanti di velluto ed è coerente e realistico pensare che dei supereroi (che poi sono semplicemente uomini un po' più forti del normale, tranne il semidivino Mr. Manhattan) diventino dei sociopatici, o degli assassini o persino dei pazzi squilibrati nell'affrontare le brutture della società.


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Watchmen rappresenta l'incubo del supereroe medio, quello sdoganato soprattutto dalla Marvel (che infatti ultimamente si sta rimodernizzando anche in tal senso): ci sono supereroi che uccidono senza remore donne e bambini solo perché sono comunque nemici di guerra, che non si fanno scrupolo a far esplodere l'avversario, a cercare “il male minore” del sacrificio di alcuni per la salvezza dei più, ci sono addirittura supereroi ai quali del genere umano non importa un fico secco, privi di emozioni e sentimenti proprio nei confronti di chi dovrebbero salvare.


Watchmen+Ozymandias+comic+and+movie+costumes


Il bello di Watchmen è che le turbe psichiche di questi supereroi si intrecciano a vicende storiche realmente accadute, come la guerra fredda, la presidenza di Nixon, la guerra del Vietnam e tutte le fasi che hanno trasformato il sogno americano in un incubo, come ben dice il tremendo Comico al Gufo. Stupenda in questo senso la carrellata iniziale di Jack Snyder, che ci mostra in dieci minuti scanditi dalle note di “The Times Are A'Changing” di Bob Dylan (la colonna sonora di questo film va oltre ogni aspettativa, è splendida) appunto il cambiamento all'interno della società americana. La sequenza parte dagli anni '50, una nuova età dell'oro libera dalla crisi economica e dalla guerra mondiale, l'apice del successo di questi Minutemen, e continua con una lenta, progressiva e triste decadenza fino ad arrivare ai giorni nostri: le foto di gruppo nostalgiche, i sorrisi, i trionfi si mescolano alla pazzia, alla morte, all'omicidio, alla vecchiaia, il tutto unito all'arrivo della guerra fredda, le vicende di Cuba, la guerra in Vietnam, i figli dei fiori, immagini emblematiche che rendono perfettamente l'inesorabile scorrere del tempo verso gli sterili e orribili anni '80 e la definitiva messa al bando dei Watchmen.


 


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La scelta di Snyder di rispettare il fumetto, raccontando la storia dal punto di vista del controverso diario di Rorscharch è azzeccatissima. La sua è una voce delusa, negativa, sarcastica, triste: triste come tutti i flashback, peraltro perfetti e necessari, quasi tutti legati alla figura del Comico tranne quando viene narrata la genesi di Mr. Manhattan, il personaggio più deprimente e pietoso di tutta la saga. Attraverso il Comico, personaggio chiave della prima metà del film, Snyder ci mostra l'effettiva pericolosità di questi supereroi e l'ipocrisia che li muove, che poi è la chiave di volta di tutto il film: i supereroi non sono diversi da noi, anzi. I nostri difetti sono alterati ed incrementati dalla visione quasi onnipotente della loro condizione e le mille domande che ci siamo sempre fatti leggendo i comics qui trovano un'inquietante risposta. Perché mai i nemici vengono sempre lasciati vivere, e tornare? Ma semplicemente perché senza nemici gli eroi sono dei falliti, degli esseri soli, alienati e privi di scopo. Qual è il motivo per cui le supereroine portano costumi di latex che nulla lasciano all'immaginazione? Ma semplicemente perché sono delle zoccole frustrate, come ben dimostra la patetica figura della vecchia Spettro di Seta, violentata e protagonista di libretti porno eppure lusingata da tutto ciò, perché la rimanda a un tempo di successi e giovinezza. E i supereroi uomini, costantemente sollecitati dalla presenza di tutto sto ben di Dio, perché non dovrebbero fregarsene ed approfittarsene visto che tutto suggerisce loro di essere ben al di sopra della legge? Alla fine, anche chi parrebbe buono e normale è imperfetto e falso, mentre l'unico ad essere quasi un reietto perché considerato completamente pazzo alla fine è il solo ad incarnare l'essenza del supereroe come lo vorremmo tutti: determinato, spietato con i “cattivi” e coerente fino al midollo. Il buon Rorschach, il cuore di film e fumetto. 


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La seconda parte del film, più legata alla tradizione supereroistica e ai film d'azione alla Michael Bay è leggermente inferiore e anche un po' kitsch: il tempio egizio in antartide, una strana tigre in CGI dalle orecchie a punta priva di scopo o funzione, la ridondanza del rifugio di Mr. Manhattan stonano un pochino ma sono effettivamente una gioia per gli occhi, così come scene emblematiche come il rapporto consumato dal Gufo e Spettro di Seta all'interno di Archi, sulle note di Hallelujah di Jeff Buckley con la luna e il cielo notturno sullo sfondo. I combattimenti, le esplosioni, gli effetti speciali sono praticamente perfetti, la fotografia nitida e coloratissima, gli attori sono decisamente in parte (soprattutto Jackie Earle Haley, che interpreta Rorschach, e Jeffrey Dean Morgan, il Comico, ma anche il Gufo di Patrick Wilson non è affatto male) e il film è condito da una vena splatter/horror inedita per questo genere di pellicola, nonché da sano e cinico umorismo (la temporanea impotenza del Gufo, le scene in carcere tra Rorscharch e il suo nemico nano, Mr. Manhattan che scopa la fidanzata e con altre 5 copie di sé stesso fa altri lavori...).


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In definitiva, un film assolutamente da andare a vedere, sia che piaccia il genere o meno. Un 9 pieno, e ora aspetto con ansia di leggere la graphic novel.


Zack Snyder, il regista di cotanta pellicola, ha al momento solo due film famosi all'attivo: il pregevole L'alba dei morti viventi, remake del cult di Romero, e 300, sempre tratto da una graphic novel. Ha 33 anni e sei film in uscita.


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Jackie Earle Haley interpreta Rorschach, col volto coperto per la maggior parte del film da un cappuccio di lana decorato da macchie in movimento. Per la televisione, l'attore californiano ha lavorato in Love Boat, La signora in giallo, McGyver, Renegade. E' stato nominato all'Oscar nel 2007 come migliore attore non protagonista per il film Little Children, soffiatogli giustamente da Alan Arkin che faceva il nonno in Little Miss Sunshine. Ha 48 anni e tre film in uscita. Se mai girassero un film su Preacher spero che lui possa fare Cassidy.


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Jeffrey Dean Morgan interpreta il folle Comico. Premesso che costui è un incrocio tra Javier Bardem e Robert Downey Jr., quindi un fico pauroso, per la televisione l'attore americano ha lavorato in Walker, Texas Ranger, ER, Angel, CSI, Tru Calling, Weeds, Supernatural, Gray's Anatomy. Ha 43 anni e cinque film in uscita.


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Malin Akerman, attrice svedese, interpreta la seconda Spettro di Seta. Al cinema ha recitato perlopiù in filmetti come The Skulls – I teschi ed American Trip – Il primo viaggio non si scorda mai. Ha 31 anni e tre film in uscita.


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Billy Crudup interpreta l'azzurrissimo e semidivino Dr. Manhattan. L'attore, che è stato sposato con la protagonista di Weeds, Mary Louise Parker, ha recitato in Sleepers, Quasi famosi, Big Fish, Mission Impossible III, e ha dato la voce nella versione USA de La principessa Mononoke. Ha 41 anni e un film in uscita.


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Matthew Goode interpreta il pacato Ozymandias. L'attore inglese ha partecipato a Match Point, di Woody Allen. Ha 31 anni e un film in uscita.


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Patrick Wilson interpreta il Gufo. L'attore ha partecipato alla splendida serie Angels in America, ha recitato nel Phantom of The Opera di Joel Schumacher nei panni di Raoul e nel controverso Hard Candy. Ha 36 anni e un film in uscita.


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Ora vi lascio con un video particolare: il Trailer cinematografico fatto con le immagini prese dal comic book. ENJOY, e andatelo a vedere!!


 








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