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mercoledì 10 settembre 2025

PANE NOSTRUM 2025 A SENIGALLIA: PRESENTATA A ROMA LA 22ª EDIZIONE DEL SALONE NAZIONALE DEI LIEVITATI

PANE NOSTRUM 2025: A SENIGALLIA IL FESTIVAL NAZIONALE DELL’ARTE BIANCA E DEI LIEVITATI

Dal 26 al 28 settembre 2025, Senigallia ospita la 22ª edizione di Pane Nostrum, il più grande festival italiano dedicato alla panificazione e ai lievitati, con il 4° Salone Nazionale dei Lievitati. Tre giorni di masterclass, laboratori, showcooking e incontri B2B con panificatori, pizzaioli, pasticceri, ristoratori e operatori del settore. L’evento celebra la tradizione, la cultura gastronomica e l’innovazione dell’arte bianca italiana, valorizzando i maestri come artigiani e imprenditori. Grazie al format diffuso “Lievitati in Città”, il festival coinvolge tutto il centro storico di Senigallia, rendendola capitale gourmet delle Marche.

L’ARTE BIANCA ITALIANA: TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Con oltre 200 tipologie di pane e numerosi lievitati dolci e salati, l’arte bianca rappresenta un patrimonio culturale e gastronomico fondamentale per il Paese, contribuendo in modo significativo all’economia locale e nazionale. Pane Nostrum celebra questa eccellenza, valorizzando i maestri panificatori come artigiani imprenditori, capaci di combinare tradizione e innovazione.



PROGRAMMA E AREE TEMATICHE

La manifestazione si svolge nel suggestivo Foro Annonario e nelle vie del centro storico, con il format diffuso “Lievitati in Città”. Le aree principali includono:

          Temporary Bakery: showcooking dal vivo con maestri dell’arte bianca.

          Masterclass e laboratori: corsi aperti al pubblico su prenotazione.

          Caffè con i Maestri: dibattiti e incontri informali su filiera, innovazione e nuove tecnologie.

          Area B2C: oltre 50 espositori da tutte le regioni con prodotti tipici, farine alternative e lieviti naturali.

          Area B2B: esposizione di macchinari, forni, packaging e materie prime innovative.

OSPITI E RELATORI

Tra gli ospiti principali:

          Ezio Marinato, Campione d’Europa e Maestro d’Arte e Mestieri.

          Moreno Cedroni, chef stellato e Presidente FIPE Confcommercio Marche Centrali.

          Francesco Favorito, esperto di panificazione senza glutine.

          Marco Salvucci, noto per il panettone salato.

IERI A ROMA, NEGLI SPAZI DELLA SEDE DI CONFCOMMERCIO NAZIONALE IN PIAZZA GIUSEPPE GIOACCHINO BELLI,  SI È SVOLTA LA CONFERENZA DI PRESENTAZIONE.

Da sx Laura Fagioli, Massimiliano Polacco,Gianluca Caramanna, Massimo Olivetti,
Marco Sestili, Giacomo Bramucci,Vanni Valci,Antonio De Poli,Loredana Campitelli, Gino Sabatini

I RELATORI ISTITUZIONALI HANNO EVIDENZIATO IL VALORE DELL’EVENTO:

          Prof. Massimiliano Polacco (Direttore Confcommercio Marche) ha sottolineato l’opportunità di crescita, networking e innovazione per operatori e aziende.

          Gino Sabatini (Presidente Camera di Commercio Marche) ha valorizzato l’evento come volano turistico e internazionale.

          Roberto Calugi (Fipe Confcommercio) ha ricordato l’importanza del pane nella cultura gastronomica italiana.

          Marco Sestili (Panificatori Confcommercio Marche) ha confermato il focus sul gluten free.

UN EVENTO PER PROFESSIONISTI E PUBBLICO

Aperto anche al grande pubblico, Pane Nostrum non è una competizione, ma una piazza di confronto e formazione. L’obiettivo è diffondere cultura sul pane e sulle farine, mostrare nuove tecnologie e sostenere l’industria dell’arte bianca, creando connessioni tra professionisti, imprese e città.

Pane Nostrum conferma Senigallia come capitale gourmet delle Marche, offrendo un’esperienza immersiva tra tradizione, innovazione e gusto, e rafforzando il legame tra turismo, economia locale e cultura alimentare italiana.

Pane Nostrum 2025 non è solo il festival della panificazione, ma un viaggio nel mondo dei lievitati tra profumi, sapori e nuove idee. Se ami il pane, la pizza e i dolci lievitati o se vuoi vivere un’esperienza unica nelle Marche, non perdere l’edizione 2025 di Pane Nostrum e scopri tutto il programma su www.panenostrum.it


UFFICIO STAMPA

BORTOLAN & CARNEVALI

Belinda Bortolan  • belinda@bortolancarnevali.com

Fabio Carnevali  • fabio@bortolancarnevali.com


lunedì 25 febbraio 2019

CIABATTA METODO INDIRETTO CON POOLISH




 La "Ciabatta", è fatta con il metodo indiretto; la  ricetta di questo pane è del maestro panificatore Piergiorgio Giorilli,. L’impasto della ciabatta viene fatto in due fasi: nella prima si prepara il Poolish, nella seconda si aggiungono, all'impasto preparato precedentemente, gli altri ingredienti. Ho usato il metodo indiretto anche per fare le rosette, preparando però la biga invece del poolish.

Ho usato una percentuale di lievito dello 0 5% e  fatto lievitare il poolish per 8 ore. Durante la fermentazione il volume del poolish deve aumentare più del doppio e la superficie deve avere una forma leggermente depressa. L'ideale sarebbe avere una temperatura finale del Polish che non superi i 25 °.
Il Poolish, o la Poolish, è stata introdotto in Francia dei panettieri viennesi al tempo di Maria Antonietta. Si tratta di un lievito semiliquido, che si prepara alcune ore prima del secondo impasto. Si miscelano in parti uguali l'acqua e la farina insieme ad una percentuale di lievito che è in funzione del tempo di fermentazione del poolish - minore sarà la percentuale di lievito, maggiore sarà il tempo di fermentazione.


CIABATTA CON POOLISH

Ingredienti per il poolish
150  g di farina 0 (W 280/300)
150  g di acqua
0,75 g di lievito

Procedimento
Sciogliere il lievito nell'acqua, aggiungere successivamente la farina e impastare manualmente o con una forchetta. Coprire e lasciare fermentare per 8 ore

Ingredienti per la ciabatta 
Poolish
300 g di  farina
187 g di acqua
4,5  g di lievito
4,5  g di malto
9     g di sale.

Procedimento
Versare tutti gli ingredienti nella ciotola della planetaria, ad eccezione del sale che si aggiunge a metà lavorazione. Impastare per 10 minuti in prima velocità e altri 10 minuti in seconda velocità.
Trasferire l'impasto in una ciotola, coprire e lasciar riposare circa 40 minuti.

Passato questo tempo rovesciare l'impasto, con molta delicatezza, sul tavolo cosparso con abbondante farina e infarinare anche la parte superiore; tagliare l’impasto i due pezzi, posarli su una tavola, o una teglia con bordo basso, ben infarinata, con il taglio rivolto verso l'alto e ben distanziati fra loro; coprire per non far seccare la superficie.
Lasciare lievitare per circa un’ora a 27°C (nel forno con la luce accesa, dopo aver tenuto per 30 secondi la manopola della temperatura a 50°C),  inserendo un pentolino di acqua. 

Passato questo tempo girare le forme, ribaltandole sul fianco. Metterle su una teglia, allungandole leggermente, spruzzare con acqua e infornare, nel forno caldo, a 240°C, sempre con un pentolino di acqua. Dopo 10 minuti portare la temperatura a 200°C. 
Togliere il pentolino con l'acqua 5/10 minuti prima  della fine della cottura.  Spegnere il forno, passare la ciabatta sulla griglia oppure sollevarla un po' poggiandola sul bordo della teglia e tenere lo sportello  appena socchiuso, inserendo una cucchiaia di legno, per far fuoriuscire il vapore. Questi due passaggi favoriranno la formazione di una bella crosta croccante.

Cottura circa  25/30 minuti in funzione delle dimensioni del pane. Per verificare la cottura basterà bussare sul fondo della ciabatta che dovrà suonare “a vuoto”. Sfornare e mettere a raffreddare su una griglia.

lunedì 16 novembre 2015

IL METODO PASCUAL E IL PANE A LIEVITAZIONE NATURALE CON FARINA SOLINA TIPO 1 MACINATA A PIETRA NATURALE LA FERTE'



Questa estate ho seguito  un  corso, teorico e pratico, del maestro Josep Pascual, Maestro dell’arte bianca e autore di libri sulla panificazione, molto conosciuto in Spagna  dove ha le sue scuole e che, dallo scorso anno, finalmente insegna anche in Italia.

Josep Pascual eredita la sua passione dal padre fornaio  ma perfeziona la tecnica e approfondisce la conoscenza delle farine in altri panifici e nelle scuole fino a mettere a punto il “Metodo Pascual”.

Un nuovo modo di fare il lievito madre  che permette di ottenere un pane con eccellenti caratteristiche  organolettiche,  con maggiori aromi,  profumo e conservabilità; ma Josep Pascual non è solo un maestro panificatore è anche un artista, uno “scultore” del pane e il suo pane è anche bello e ricco di decorazioni ottenute con l’uso della farina, dei semi e… della manualità.
Nel corso abbiamo fatto e decorato diversi tipi di pane, e imparato a prepare il lievito madre con il metodo Pascual. 
 Ovviamente  a casa ho subito preparato il lievito madre con questo metodo e, appena pronto, l'ho utilizzato per fare il pane! La ricetta che riporto è per  un pane al 58% di idratazione che ho poi formato in vari modi. Il lievito si può utilizzare per tutti i tipi di pane, compreso quello ad alta idratazione o quello intrecciato che abbiamo fatto al corso e che presto pubblicherò  spiegando anche la tecnica per eseguire forme e decori.
Creazione del lievito madre con il metodo Pascual.
Per creare un lievito madre si parte da acqua e farina. Non sono necessari zuccheri perché servirebbero solo per accelerare il processo.
La farina deve essere una semintegrale macinata a pietra. La presenza della crusca, parte esterna del chicco, è molto importante, perchè mantiene il ph stabile e funge da sistema tampone delle eventuali acidità che si andranno a sviluppare. La crusca deve essere di dimensioni piccole, se troppo grande infatti tenderebbe a venire a galla e, nel lievito nascente, si verificherebbe la separazione della farina dalla componente acquosa. Per le dimensioni ottimali della crusca è meglio che la farina sia macinata a pietra per via della diversa frammentazione del chicco fra macinatura a pietra e a cilindri.
Con la macinazione a pietra si otterrà una farina con granulometria irregolare,  elevata presenza di crusca e la  conservazione del germe di grano e delle caratteristiche organolettiche. Ho utilizzato la farina di grano tenero Solina tipo 1, macinata a pietra naturale La Fertè, dell'Azienda agricola Poggi, sia per il lievito che per il pane.
 
1° giorno
Si inizia mescolando 10 g di farina e 12 g di acqua.
(10/12 g di acqua a seconda della capacità di assorbimento della farina: si deve infatti ottenere una consistenza liquida).
Conservazione a temperatura ambiente
2° giorno
22 g lievito madre + 10g di farina + 12 g di acqua, ottenendo 44 g di composto.
Conservazione a temperatura ambiente
3° giorno
44 g lievito madre + 10g di farina + 12 g di acqua
Conservazione a temperatura ambiente 4°, 5° e 6° giorno
Si procede in questo modo ( aggiungendo 10 g di farina e 12 di acqua e mantenendo a temperatura ambiente) tutti i giorni fino al sesto, in cui si saranno ottenuti 154 g di lievito.
Dal sesto giorno in poi si conserva in frigorifero.
Dal 7° al 15° giorno
Si continua a rinfrescare nello stesso modo fino a quando non si incomincia a vedere la formazione delle bolle...ad esempio: 154 madre+ 10 farina +12 acqua.... Di solito è già possibile utilizzarla al settimo-ottavo giorno, tuttavia attorno al quindicesimo c'è l'equilibrio ottimale fra batteri e lieviti.
Rinfresco e mantenimento una volta pronta
Il rinfresco va effettuato almeno 2 volte a settimana, meglio più spesso!
Va rinfrescata con una semintegrale nel rapporto 8:1:1, ovvero:
8 parti di lievito madre
1 parte di acqua
1 parte di farina 
può essere utilizzata fino alle 24 ore dal rinfresco.
Quantità di utilizzo
La quantità di lievito madre che s'utilizza in un impasto è variabile. Dipende anche dal metodo della creazione del lievito, che ne determinerà la sua forza e velocità. Se creato in questo modo, può essere usato anche un rapporto 1:1 fra farina e lievito. Si usa dall’1%  al 100%, ovvero da 10 g a 1 Kg di lievito madre per 1 Kg di farina, varieranno i tempi di lievitazione.
Il lievito creato con questo sistema richiede normalmente l'utilizzo d'un 70% di lievito sul peso della farina (700 g su un chilo di farina) e l'impasto lievita in circa 7-8 ore.
La quantità di lievito utilizzato determinerà i tempi di lievitazione.

Ingredienti
500 g di farina
500 g di lievito madre metodo Pascual
150   g di acqua 
15     g di sale

procedimento
Mettere nella planetaria la farina, il lievito madre e  100 g di acqua, avviare la macchina  ed impastare. Aggiungere lentamente l'acqua rimanente controllando la consistenza dell'impasto e infine il sale e continuare a lavorare  fino ad ottenere un impasto liscio e ben incordato.

Formare una palla e trasferire l'impasto  in una ciotola ben unta, coprire con la pellicola, e far lievitare fino al raddoppio. 
Riprendere l'impasto e rovesciarlo sulla spianatoia spolverata di farina, spezzare la pasta in pezzi da 300 o 500 g arrotolare delicatamente fino a formare una pagnottina,  o un' altra forma, spolverare di farina usando uno stencil per decorare e, dopo averla coperta, mettere a lievitare fino al raddoppio su una teglia ricoperta di carta forno.  
Cuocere  in forno statico a 245°C mettendo un pentolino con acqua sul fondo del forno. Dopo circa 15 minuti portare la temperatura a 210°C e continuare la cottura per altri 25-30 minuti circa per forme da 500 g, fino a quando è ben dorato. Spegnere il forno e  lasciare freddare con lo sportello in fessura inserendo una cucchiaia di legno.

domenica 7 giugno 2015

Il pane di farro della antica Roma…una ricetta ricostruita

La storia del pane è antica quasi quanto la storia dell’uomo. Di questo alimento, da millenni al centro della cultura gastronomica mediterranea ed europea, si fa menzione già nella produzione letteraria sumerica, nell’Epopea di Gilgamesh, testo epico composto fra il 2600 e il 2500 a.C., la più antica di cui si conservi notizia, il nucleo originario precede di oltre 1500 anni i poemi omerici e l’Antico Testamento.

Al di là delle sue implicazioni simboliche, la presenza del pane nell’Epopea di Gilgamesh dimostra come questo alimento fosse conosciuto e diffuso nell’antica civiltà mesopotamica, così come lo fu nell’Antico Egitto da cui si diffuse in tutto l’ambito del Mediterraneo diventando un elemento comune a tutte le popolazioni.
I Romani conobbero il pane dopo il 168 a.C., anno in cui impararono le tecniche della panificazione da alcuni schiavi macedoni. Plinio ci racconta che prima i latini erano soliti consumare focacce non lievitate e polta, una densa zuppa preparata con grani di cereali schiacciati e bolliti nell’acqua. Numerose sono le testimonianze archeologiche e artistiche che raccontano la presenza del pane nella società della Roma antica: dall’affresco della Casa del fornaio e dalle forme di pane fossilizzate di Pompei al sepolcro di Marco Virgilio Eurisace a Porta Maggiore a Roma, fino ai rilievi e ai mosaici che illustranio il lavoro quotidiano del fornaio.
In molti casi le forme di pane raffigurate corrispondono alla tipologia del pane “quadratus”: una pagnotta divisa in otto spicchi da quattro tagli. Questo stesso tipo di pane compare anche in contesti paleocristiani dove i tagli sono due o tre, per ottenere pagnotte segnate con l’immagine della croce o il simbolo semplificato od occultato del monogramma di Cristo. Il nome quadratus deriva dall’incisione a croce che favoriva la divisione in quattro parti, quadrae.
Il panificio Casa del fornaio a Pompei I secolo d.C.

Rilievo dal sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace 30 a.C. circa


Come dicevo, il pane è uno degli alimenti più documentati dalle fonti storiche sia attraverso gli affreschi che i bassorilievi ed è attraverso queste raffigurazioni che ne conosciamo le fasi di preparazione e la vendita. A Roma, presso Porta Maggiore sorge il sepolcro del liberto Marco Virgilio Eurisace, un fornaio che aveva fatto fortuna grazie al collegium pistorum, la corporazione dei panettieri, stipulò contratti per la fornitura del pane alle autorità. Sul sepolcro sono presenti bassorilievi rappresentatnti le fasi della panificazione partendo dalla macinatura dei chicchi , assicurata dalle grandi lastre di pietra mosse dal lavoro di un asino, per proseguire con la setacciatura della farina, con l’impasto fino alla formatura e cottura al forno del pane.
Molti erano i tipi di pane prodotti a seconda degli usi, degli impasti e dei metodi di cottura. Il Panis siligineus era fatto con farina di qualità superiore; in funzione del grado di setacciatura della farina si producevano il pane cibarius, secundarius, plebeius, rusticus; tra i pani che dovevano conservarsi a lungo, una specie di gallette, c’erano il panis militaris castrensis per i soldati ,e il panis nauticus per i marinai. E poi quelli in uso nelle zone rurali che includevano leguminose, ghiande, castagne o i più elaborati a base di spezie, latte, uova, miele, olio. In base ai metodi di cottura si aveva il panis furnaceus, cotto al forno,o il subcinerinus, cotto sotto la cenere o il clibanicus, una focaccia cotta sulla parete esterna di un vaso arroventato.
Il farro era il cereale più apprezzato e fu il primo ad essere usato: i chicchi venivano leggermente abbrustoliti per per eliminare la pula e poi macinati per ottenere la farrina, termine che poi fu esteso ad indicare ogni tipo di cereale macinato, “la farina”.
Ne è risultato un pane con una leggera nota dolce dovuta al miele, per questo è adatto per la prima colazione e si abbina molto bene ai formaggi. In particolare usando il miele di acacia è ottimo con i formaggi erborinati o i pecorini, con il miele di castagno è perfetto con caciotte di media stagionatura.
Ingredienti
250 g di farina di farro
250 g di farina integrale
250 g di lievito madre
50   g di miele
5     g di sale
275 g di acqua
Procedimento
Mettere nella planetaria le farine, il miele, il lievito madre e 200 g di acqua, avviare la macchina ed impastare. Aggiungere poco per volta l’acqua rimanente controllando la consistenza dell’impasto e infine il sale e continuare a lavorare fino ad ottenere un impasto liscio e ben incordato.
Formare una palla e trasferire l’impasto in una ciotola ben unta, coprire con la pellicola e far lievitare fino al raddoppio. Riprendere l’impasto e rovesciarlo sulla spianatoia spolverata di farina, arrotolare delicatamente fino a formare una pagnottina, appiattirla con un matterello, spolverare di farina, incidere e, dopo averla coperta, mettere a lievitare fino al raddoppio su una teglia ricoperta di carta forno.
Cuocere in forno statico a 250°C mettendo un pentolino con acqua sul fondo del forno. Dopo circa 15 minuti portare la temperatura a 210°C e continuare la cottura per altri 25-30 minuti circa, fino a quando è ben dorato. Spegnere il forno e lasciare freddare con lo sportello in fessura inserendo una cucchiaia di legno.
Le dosi utilizzate per questo pane sono tratte da: p&p, panificazione e pasticceria Una ricetta "ricostruita" a partire da quelle utilizzate nell'antica Roma.
  Bibliografia
  Lorenzo Bonoldi Artedossier
  Letizia Staccioli Archeoclub d'Italia

sabato 27 settembre 2014

Il pane di farro dell' antica Roma...una ricetta ricostruita

La storia del pane è antica quasi quanto la storia dell'uomo. Di questo alimento, da millenni al centro della cultura gastronimica mediterranea  ed europea, si fa menzione già nella produzione letteraria sumerica,  nell'Epopea di Gilgamesh, testo epico composto fra il 2600 e il 2500 a.C., la più antica di cui si conservi notizia, il nucleo originario precede di oltre 1500 anni i poemi omerici e l'Antico Testamento.
Al di là delle sue implicazioni simboliche, la presenza del pane nell'Epopea di Gilgamesh dimostra come questo alimento fosse conosciuto e diffuso nell'antica civiltà mesopotamica, così come lo fu nell'Antico Egitto da cui si diffuse in tutto l'ambito del Mediterraneo diventando un elemento comune a tutte le popolazioni.

I Romani conobbero il pane dopo il 168 a.C., anno in cui impararono le tecniche della panificazione da alcuni schiavi macedoni. Plinio ci racconta che prima i latini erano soliti consumare focacce non lievitate e polta, una densa zuppa preparata con grani di cereali schiacciati e bolliti nell'acqua. Numerose sono le testimonianze archeologiche e artistiche che raccontano la presenza del pane nella società della Roma antica: dall'affresco della Casa del fornaio e dalle forme di pane fossilizzate di Pompei al sepolcro di Marco Virgilio Eurisace a Porta Maggiore a Roma, fino ai rilievi e ai mosaici che illustranio il lavoro quotidiano del fornaio. In molti casi le forme di pane raffigurate corrispondono alla tipologia del pane "quadratus": una pagnotta divisa in otto spicchi da quattro tagli. Questo stesso tipo di pane compare anche in contesti paleocristiani dove i tagli sono due o tre, per ottenere pagnotte segnate con l'immagine della croce o il simbolo semplificato od occultato del monogramma di Cristo. Il nome quadratus deriva dall'incisione a croce che favoriva la divisione in quattro parti,  quadrae.
 
Il panificio Casa del fornaio a Pompei  I secolo d.C.
 Come dicevo, il pane è uno degli alimenti più documentati dalle fonti storiche sia attraverso gli affreschi che i bassorilievi ed è attraverso queste raffigurazioni che ne conosciamo le fasi di preparazione e la vendita. A Roma, presso Porta Maggiore sorge il sepolcro del liberto Marco Virgilio Eurisace, un fornaio che aveva fatto fortuna grazie al collegium pistorum, la corporazione dei panettieri, stipulò contratti per la fornitura del pane alle autorità. Sul sepolcro sono presenti bassorilievi rappresentatnti le fasi della panificazione partendo dalla macinatura dei chicchi , assicurata dalle grandi lastre di pietra mosse dal lavoro di un asino, per proseguire con la setacciatura della farina, con l'impasto fino alla formatura e cottura al forno del pane.

Rilievo dal sepolcro del fornaio Marco Virgilio Eurisace 30 a.C. circa
Molti erano i tipi di pane prodotti a seconda degli usi, degli impasti e dei metodi di cottura. Il Panis siligineus era fatto con farina di qualità superiore; in funzione del grado di setacciatura della farina si producevano il pane cibarius, secundarius, plebeius, rusticus; tra i pani che dovevano conservarsi a lungo, una specie di gallette, c'erano il panis militaris castrensis per i soldati ,e il panis nauticus per i marinai. E poi quelli in uso nelle zone rurali che includevano leguminose, ghiande, castagne o i più elaborati a base di spezie, latte, uova, miele, olio. In base ai metodi di cottura si aveva il panis furnaceus, cotto al forno,o  il subcinerinus, cotto sotto la cenere o il clibanicus, una focaccia cotta sulla parete esterna di un vaso arroventato.
 
Il farro era il cereale più apprezzato e fu il primo ad essere usato: i chicchi venivano leggermente abbrustoliti per per eliminare la pula e poi macinati per ottenere la farrina, termine che poi fu esteso ad indicare ogni tipo di cereale macinato, "la farina". 


Le dosi utilizzate per questo pane sono tratte da: p&p, panificazione e pasticceria Una ricetta "ricostruita" a partire da quelle utilizzate nell'antica Roma. 
Ne è risultato un pane con una leggera nota dolce dovuta al miele, per questo è adatto  per la prima colazione e si abbina molto bene ai formaggi. In particolare usando il miele di acacia è ottimo con i formaggi erborinati o i pecorini, con il miele di castagno è perfetto con caciotte di media stagionatura. 

Ingredienti
250 g di farina di farro
250 g di farina integrale
250 g di lievito madre
50   g di miele
5     g di sale
275 g di acqua 


Procedimento
Io ho utilizzato la farina di Farro Filosini  di Ville di Fano Montereale, prodotto nel Parco Nazionale del Gran Sasso e la farina di Solina, un particolare tipo di grano tenero coltivato in alcuni comuni montani della provincia de L'Aquila, localizzati all'interno del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso.
Mettere nella planetaria le farine, il miele, il lievito madre e  200 g di acqua, avviare la macchina  ed impastare. Aggiungere lentamente l'acqua rimanente controllando la consistenza dell'impasto e infine il sale e continuare a lavorare  fino ad ottenere un impasto liscio e ben incordato.
Formare una palla e trasferire l'impasto  in una ciotola ben unta, coprire con la pellicola, e far lievitare fino al raddoppio. Riprendere l'impasto e rovesciarlo sulla spianatoia spolverata di farina,  arrotolare delicatamente fino a formare una pagnottina, appiattirla  con un matterello, spolverare di farina, incidere e, dopo averla coperta, mettere a lievitare fino al raddoppio su una teglia ricoperta di carta forno.  Cuocere  in forno statico a 250°C mettendo un pentolino con acqua sul fondo del forno. Dopo circa 15 minuti portare la temperatura a 210°C e continuare la cottura per altri 25-30 minuti circa, fino a quando è ben dorato. Spegnere il forno e  lasciare freddare con lo sportello in fessura inserendo una cucchiaia di legno.

Con questa ricetta partecipo al contest "I Magnifici6; il contest dell'anno!", categoria Pane, organizzato dall'AIFB, Associazione Italiana Food Blogger
 
https://blogger.googleusercontent.com/img/b/R29vZ2xl/AVvXsEigE4Hkvza8y6hVc0uAYBHzI6W7eJ53oXspmA3CYD623rqU6XMe1FjM7S01nM9_iEM6tTIJPb0q8rYx0FlC8oAHcu5LCVWlKOa2Mlym3PIGwcYIy_uqydJwfYMvQdHk5UFtlB4Or0foUV8/s1600/BANNER+CONTEST.jpg


Bibliografia
Lorenzo Bonoldi Artedossier
Letizia Staccioli Archeoclub d'Italia