Cos’è quel galletto grasso che mi fissa ghignando attraverso la finestra della stanza in fondo immerso in un paesaggio di neve calda? Sta appollaiato su un tetto circondato da molte persone in una luce calda. Lo fisso anch'io da qui in penombra mentre faccio il mio augurio di speranza ad una coppia straniera riparatasi dal freddo che loro soli sentono e si abbracciano. Stanno sulla porta di casa ma non entrano. Viva l’amore dico loro nel mio italiano scarso e ne ridacchiano, imbarazzandomi un poco. Mi troveranno buffo non so, ma so mentre rientro che non è poco in quel paesaggio in quella neve calda avere un altro da tenere stretto, e per sbrigarmi carico la legna che mi serve per attizzare un fuoco che non serve in quella stanza vuota dove mangio coi miei soli fantasmi dal mio solo piatto un brodo di pollo caldo e senza sale.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 25 ottobre 2024
martedì 17 settembre 2024
sogno della casa
Erano tutti in casa i miei amici, senza vergogna di invadermi le stanze, occupare le mie sedie, scavare fra i vestiti nel mio armadio, razziare le dispense, bere alla mia salute dalle mie bottiglie. Giocavano a carte su due o tre tavoli diversi ricoperti di bianco, e c’erano con loro i miei nonni con l’aria stanca di chi non capisce ma sta fermo e compunto sulla sedia. Nessuno parlava apertamente, neppure quelli di cui ormai non ricordavo più il viso e comunicavano fra loro attraverso gli sguardi e pochi gesti della mano. Né la ragazza che si aggirava fra le sedie e i tavoli con la camicia aperta e il seno bianco in mostra. Erano qui tutti, mi ero convinto, per il mio funerale; se non fosse che io stesso mi aggiravo per la casa insieme a loro, cercandomi. Mi ero nascosto, ma io solo lo intuivo, dietro l’ultima porta della casa, quella in fondo al buio dell’ultima stanza, dal cui spiraglio vedevo fuoriuscire una lieve luce, né fredda né calda; ma guardando in basso, giù per la scala a chiocciola, ne vedevo provenire un’altra assai più lontana e mi metteva il dubbio sulla mia reale ubicazione nella casa. Ero forse lì in basso da solo? Io non sapevo più dire se ero vivo o morto e se fossi presente alla mia casa. Ero anch’io un ospite come tutti gli altri, che pure, anche se con loro, non sembravano vedermi o rifiutavano di farlo.
lunedì 1 luglio 2024
casa
Stamattina leggevo con invidia che Jon Fosse vive in una casa nel centro di Oslo concessagli dal re di Norvegia per meriti letterari. La Norvegia ha 5 milioni di abitanti e una manciata di poeti. Leggono quasi tutti. In Italia, invece, abbiamo 60 milioni di abitanti: di questi circa 10 milioni sono quelli che leggono e almeno 20 milioni sono gli scrittori, più o meno pubblicati. Nessuno ha abbastanza meriti letterari da meritarsi una casa dallo stato, anche se, da ciò che sto leggendo in questi giorni dopo il caso Salis, molte case sono sfitte e fatiscenti o in mano alle mafie. Ma se anche a un ipotetico scrittore venisse concessa una casa sarebbe probabilmente occupata, perché quello degli scrittori italiani è notoriamente considerato mondo di mafie e parassiti.
giovedì 13 luglio 2023
oltre lo specismo
Quando scopri che un ragnetto ha fatto il nido dentro la presa elettrica e tu cominci a parlargli attraverso il foro: Esci, che mi serve la luce!
sabato 4 marzo 2023
amuleto
Da un po’ di tempo a mio padre ha preso questa strana fissazione di chiedermi di fotografare casa, tutta la casa, presa intera dall’esterno, alberi compresi. Porta in avanti le dita e mentre mi sorride scuote l’indice per mimare lo scatto. Poi vuole che la stampi per portarsela dietro e mostrarla fiero in giro. Specie coi dottori, quando andiamo all’ospedale dove nessuno lo conosce ed è un anonimo come qualsiasi altro che deve confrontarsi col dolore e la fragilità del corpo, per lui quello scatto è come uno scudo, un tesoro, un amuleto, una testimonianza che anche se un giorno morirà ha costruito questa casa solida che ha tirato su con le sue sole mani, il suo lavoro, ed è qualcosa che ha la forma del suo pensiero e delle sue braccia, che lo supererà nel tempo, qualcosa che resiste al tempo da lasciare ai figli, che è molto più di quanto mio nonno ha lasciato a lui.
martedì 14 febbraio 2023
la casa
Ho sognato d’essere una casa, d’essere piantato nelle colonne nei muri, coi topi svelti, e respirare dalle mie prese d’aria trasudando nelle giornate più fredde, stavo nei divani del boudoir nei cuscini leziosi, guardavo di fuori la vista sul paesaggio mozzafiato stando ben proteso nei balconi, ne assorbivo gli odori che risalivano dagli aranceti e dal mare, ed ero nella lingua dell’uomo che guizzava rossa e svelta sul mio letto alto antico ricamato e nella brutta statuina che nuda veniva trasportata nel post coito di stanza in stanza fino ad essere nascosta dallo sguardo, ero nella lingua rossa che spiavo con invidia da un mio buco speciale nel muro, in basso oltre il divano, nel cuscino rosso e spesso su cui poggiava il capo freddo la donna in pietra bianca, ero nel rosso che drappeggiava le pareti, nella carta da parati, ero nel pugno di rabbia o di sconforto che arrivava a colpirmi quando il tipo che viveva dentro me era lasciato solo, ero la casa e il tipo, ero nel cugino prelato che arrivava a benedire il moribondo e si prendeva una sberla destinata a un altro.
giovedì 1 dicembre 2022
freddo
Mi ha preso un tale freddo in questi giorni che in casa porto due tute di pile una sopra l'altra più una coperta di lana e il gatto sullo stomaco a mo' di borsa dell'acqua calda e certe volte manco mi basta un gatto solo.
domenica 24 luglio 2022
rientro
Poco fa, mentre rientravo, mi sono distratto per guardare un gatto che attraversava la strada e sono quasi stato investito. È stata roba di un attimo e per fortuna mi sono scansato in tempo, ma la cosa straordinaria è stata focalizzare, dopo, cosa ho pensato in quell’attimo in cui ho creduto di finire sotto. La prima cosa riguarda la ragazza cinese del primo piano che per combattere il caldo si mette sul balcone coi piedi in una tinozza d’acqua e io mi sono chiesto se l’acqua era fresca. La seconda cosa chissà che mi dirà Antonello adesso, che poco fa mi aveva detto vieni che ti do un passaggio e io no tranquillo vado a piedi e poi vede che mi mettono sotto. Queste due cose ho pensato subito, e dopo che a Damasco c’è il gelo e chissà dove è sparito il gatto.
lunedì 15 novembre 2021
bessy
La foto è del 2011. La tomba di Bessy era in un angolo del giardino di un palazzo nobiliare del paese. Non c'è rimasto più nulla ormai, né la tomba, né la famiglia, e anche la casa è stata venduta (dopo essere stata depredata più volte dai ladri nel disinteresse generale) e completamente ristrutturata. Io ho visto la tomba di Bessy poco prima dei lavori e questa credo è l'ultima traccia rimasta di lei e di un pezzetto della vita intima di quella casa.
martedì 3 novembre 2020
incertezza
Nell’incertezza dei tempi e della sanità il Corsi mi riferisce le parole di sua nonna: Meglio morire in casa. Ha ragione. Infatti ho già detto a mio padre se muoio seppelliscimi nell'orto sotto la lattuga. Io farò lo stesso. Mio padre ha fatto le corna.
sabato 3 ottobre 2020
nei sogni cominciano le responsabilitÃ
Stanotte ho sognato di trovare, appunto, la casa dei miei sogni: in campagna, ma ben collegata, con un grande frutteto intorno, il pavimento a chianche e una cucina con a lato una fontana a pompa con la leva in ghisa, come quella che avevano i miei nonni. Insomma una casa bellissima. Il venditore mi allunga il foglio sul tavolo col prezzo: 360.000 euro. Cazzo, dico io. E lui ridendo: Sei fortunato, non è tanto, poteva costarti di più. E io giuro ho pensato: Ma come cacchio faccio che persino nei sogni mi metto i prezzi più alti di quelli che posso permettermi?
martedì 26 maggio 2020
tre scrittori a cui ho pensato ieri
mercoledì 25 marzo 2020
meccanismi
sabato 21 marzo 2020
qualcuno ha suonato?
Eravamo rassegnati ormai a non veder venire più nessuno
né con la slitta
né con la carrozza del vento,
quand’ecco che ha suonato qualcuno.
Zelja con il suo Klaudije?
ÄŒedo?
I Radonic?
Zeliko non poteva venire.
Sono già tre mesi
che lo punzecchiano con le iniezioni
laggiù in ospedale.
Ivan Ivanovic non viene da tempo
benché dica sempre
vengo domani.
Eppure qualcuno ha suonato.
Si è visto bene che anche Puskin nello scaffale
si è rianimato tra i libri.
Forse è qualcuno che ama i giambi?
Forse qualcuno che la sa lunga sulle donne?
Va bene,
ma davanti alla porta non c’è nessuno.
Comunque io scriverò
“Qualcuno ha suonato”.
Perché anche i versi sono contenti
quando la gente si incontra.
