Nel giro di dieci minuti mi sono capitati sotto gli occhi prima un video di Vincenzo De Luca che rimprovera al Governo (col vivo tradimento di alcuni politici meridionali, Fitto in testa) l'autonomia differenziata e il fatto che afosserà definitivamente il Sud già di suo abbandonato anche dai suoi stessi cittadini, e subito dopo un articolo in cui si dice che il potenziamento digitale che in pochi anni rivoluzionerà il mondo del lavoro ha un costo in termini di pura semplice energia: ne servirà il triplo di quella che si consuma attualmente a un prezzo maggiore, perché dove c'è domanda i costi aumentano. Si pensa già a costruire nuove centrali nucleari in nome di chatGPT. E io, che sono una persona semplice senza nessuna base di economia spicciola, mi sono chiesto qui nel sud affossato come si faranno a pagare le bollette necessarie per fare la rivoluzione digitale, se ancora ci mancano le basi, i treni e le strade. Probabilmente, nel sud abbadonato, mi sono immaginato che ci costruiranno le centrali nucleari utili a tutto il Paese, e forse allora ci daranno anche le ferrovie che finora ci sono mancate. È una piccola ucronia, lo so. Mi è scattata in mente, per associazione, perché ieri sera parlavo con un mio amico che lavora all'Ilva e mi descriveva il totale abbandono, anche morale, che si respira nella struttura oramai abbandonata a se stessa nell'attesa che succeda qualcosa per intervento divino. Io spero che ne facciano qualcosa, anche solo che la chiudano, mi ha detto, perché se ti facessi vedere lo stato di manutenzione di certe aree, ti dico che basterebbe una fuga di gas per far saltare in aria tutta Taranto. Ucronia portami via.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 4 febbraio 2024
sabato 27 agosto 2022
titoli
Leggi i titoli dei giornali stamattina e l'ex Ilva di Taranto sembra diventata la nuova Alitalia, dove buttano miliardi per tenere aperta una struttura che andrebbe invece chiusa. Così non è più difesa del lavoro, è accanimento terapeutico.
martedì 1 giugno 2021
il dibattito generale
Sono in parte stranito dal leggere, anche sui giornali, come il dibattito generale si sia spostato velocemente sulla questione Vendola, che sembra quasi preminente rispetto alla condanna dei Riva. Per me questa condanna ha una sua importanza storica. Forse chi vive fuori non la vede allo stesso modo, ma siamo passati nel giro di dieci anni dallo sputo in faccia di "a Taranto si muore per il fumo di sigarette" (Bondi, 2013) all'ammissione con condanna che "a Taranto c'è stato un disastro ambientale conclamato, nella tacita consapevolezza dello Stato", perché Vendola, da qualsiasi punto di vista la si guardi, quelle cose le sapeva. Il problema vero, per quel che mi riguarda, non è che hanno dato tre anni e mezzo a lui, ma che li hanno dati 'solamente' a lui, con tutta la lunga lista di colpevoli, complici e conniventi che viene molto prima di lui. Non so, forse molti davano per scontata questa condanna dei Riva, che è un altro segno che qualcosa è cambiato. Ma così scontata non lo è, se ancora stamattina sentivo un pescatore di Taranto in TV dire che hanno fatto male a condannarli (i Riva) perché l'Ilva ha dato lavoro a tutti. E tu di quel che pensa quel pescatore cosa te ne fai? Gli dici che è un matto? Che è un ignorante e deve stare zitto (come hanno sempre fatto tutti, finora)? Che l'unico pescatore buono è quello che cantava De André? Oppure ti siedi ad ascoltarlo e cerchi di capire come fare, perché c'è ancora tanto lavoro da fare per cambiare quella città ?
lunedì 30 novembre 2020
vincenzo
Ieri a Taranto è morto un bambino, Vincenzo, 10 anni, tumore alle ossa. L’anno passato sempre nel tarantino è morto un altro ragazzo di nome Vincenzo, 19 anni, leucemia. Siamo pieni di Vincenzo qui. Come nella canzone di Jannacci, Vincenzina è la fabbrica. Lo potremmo cantare a fil di labbra, non c’è altro che fabbrica. Siamo fregati allo stesso modo. Da una parte abbiamo il Covid che – dicono – uccide gli anziani, dall’altra abbiamo l’ex Ilva che ammazza i bambini. Pare non esserci una via d’uscita. Con la differenza che per il Covid hanno chiuso l’Italia, per l’ex Ilva le stesse persone e quelle prima di loro e quelle che verranno, non hanno ancora fatto nulla. Nulla, nessuno, in nessun luogo mai.
sabato 4 luglio 2020
smantellare l'ilva
martedì 28 novembre 2017
la fabbrica
“Al centro del volume dell’autrice pugliese Marta Vignola sta quella Taranto sospesa, sin dai primi del Novecento, tra “guerra e pace”: tra cantieri navali, arsenali della marina militare e, naturalmente, acciaierie. Quella Taranto, insomma, “sequestrata” per circa un secolo da quelli che potremmo chiamare i superiori interessi dello Stato: per l’appunto la difesa, la produzione di un materiale fondamentale tanto ai fini bellici quanto civili e, infine, l’imperativo dell’industrializzazione forzata delle aree sottosviluppate.


