
venerdì 1 agosto 2014
Luglio e le ricette dell'orto

martedì 13 maggio 2014
Weekend imprevisti (e un picnic dopo la pioggia)
Sovvertire i piani è benefico; decidere di punto in bianco di stravolgere quanto già deciso-programmato-incasellato in agende e planning vari mi sembra abbia addirittura virtù taumaturgiche. Porta a cercare il nuovo, l’inaspettato, l’imprevedibile liberandosi dai fardelli superflui, ritrovando frammenti di leggerezza.
venerdì 30 marzo 2012
Macco di fave per esaudire un desiderio
Ah, beata ingenuità!
Sarà l’aria primaverile, il sole splendente, gli abiti leggeri…sarà quel che sarà ma io a volte mi convinco che una cosa sia esattamente come la penso e dimentico qualsiasi ragione o suggerimento dettato dal buon senso, dall’esperienza, dalla saggezza popolare.
Prendete questo macco di fave. Reduce dalla vacanza sicula mi è venuta voglia di provare ricette della tradizione, cucinare con ingredienti che sprizzano sicilianità da ogni molecola, colorare il piatto con le tinte forti tipiche della cucina isolana.
lunedì 11 aprile 2011
Sole, lago e il primo weekend a tre
La settimana scorsa il nostro weeked era giovedì/venerdì e, per la prima volta dalla nascita di mini-chef, siamo andati fuori città. Vi risparmio la descrizione dei nostri bagagli e i racconti del tipo "come far stare una casa in una monovolume", però non posso non condividere qui l'enorme gioia nel fare per la prima volta una vacanza in tre. Tante volte ho passeggiato sul lungolago, preso un caffè a occhi quasi chiusi per il troppo sole, mangiato un maritozzo per colazione quando invece era ora di pranzo. Adesso è tutto uguale e allo stesso tempo diverso, con un sapore speciale (e diverse ore di sonno in meno).
Sono queste le giornate che mi danno la carica per affrontare la settimana. E allora buon lunedì a tutti (anche se nel mio 'fuso orario oggi è mercoledì ;-)
mercoledì 21 luglio 2010
Souvenirs d'estate, buoni propositi e pesto alla trapanese
Volente o nolente, la verità è questa. Siamo tornati a Parigi, le valigie sono in ripostiglio, le foto sono state scaricate adeguatamente sul pc e quel minimo di colorito frutto di passeggiate e di brevi sedute spaparanzata al sole sta già pensando di abbandonarmi. Niente tristezza però. Siamo pur sempre nella ville lumière e tra i buoni propositi post-vacanze c'è anche quello di approfittare al 100% delle possibilità che la città offre. Ad esempio visitare qualche piccolo museo tentando di evitare la fiumana di gente che ha inesorabilmente invaso Parigi, cenare al fresco ai tavolini di un bistrot del Marais (e realisticamente sperare di non essere affumicata dai miliardi di fumatori... lo so che è uno stereotipo ma purtroppo credo che i francesi abbiano le sigarette nel DNA, forse fa parte del patrimonio genetico insieme al fatto di essere magri e col nasino all'insù), approfittare degli ultimi giorni di super saldi per scovare un capo d'abbigliamento assolutamente unico, cheap e della mia taglia. Vabbe' su quest'ultimo punto è meglio perdere da subito le speranze... avrei più probabilità di sbancare l'Euromillions (versione straniera del Superenalotto).
Ciò che mi porto dietro da queste due settimane italiane è come sempre un bagaglio fatto di affetti, di lunghe chiacchierate fino a tardi, di sorrisi di amici. Ma ci sono anche i colori dei campi di grano in provincia di Pordenone, le vigne che si estendono a perdita d'occhio sulle colline venete. Come dimenticare poi i cjarsons e il loro inebriante profumo misto di cannella e affumicato che esprime il carattere deciso ma al tempo stesso delicato e sorprendente di un'intera regione? E la pizza, rigorosamente cotta al forno a legna, che è sempre la prima tappa obbligata di ogni soggiorno milanese. E... i pizzoccheri, perché anche se ci sono quasi quaranta gradi ad alcuni peccati di gola non si può rinunciare!


Linguine al pesto alla trapanese
sabato 26 giugno 2010
Mani, mestieri, famiglia
Primo sabato d'estate, sono appena rientrata a casa da una veloce passeggiata per godermi il sole pieno e il cielo terso e intensamente azzurro che esprimono al 100% lo spirito della stagione. Mangio un paio di pêches plates (in Sicilia sono chiamate tabacchiere per la loro forma schiacciata che ricorda appunto i contenitori del tabacco) per fare una merenda buona e dissetante. In questi giorni d'inizio estate io e il cuisinier siamo in fase di rodaggio alimentare, nel senso che il nostro stomaco deve abituarsi al cambio di temperatura e per ora non desideriamo mangiare altro che frutta, insalata e gelato (sento già il commento di mia madre: «ecco, io lo so che tu non mangi mai carne... avrai sicuramente una carenza di ferro!»). Approfitto allora della relativa semplicità culinaria per sfruttare questo sabato e rimettere ordine tra le foto che ho scattato nell'ultimo breve soggiorno italiano.
Mi sono accorta di aver fotografato tante mani. Mani giovani e anziane, curate o sciupate, di uomini e donne diversi ma con il denominatore comune di essere tutte all'opera.
C'è il pescatore del lago di Como che ogni notte esce con la barca per andare a pesca e poi rimane tutto il giorno davanti alla sua bottega intento a pulire e sfilettare uno per uno i filetti di persico, sempre disponibile a scambiare una parola o ricambiare il saluto di chi passa.
Ci sono le mani del giovane ristoratore che cuoce la carne con le spezie del suo orto (e le pentole del suddetto mastro ramaio :-) direttamente al tavolo dei clienti, pratica forse démodé che però aggiunge alla cena cinque minuti di chiacchiera non prevista con una persona interessante.
E poi ci sono - sempre, anche quando non vicine o fotografate - le mani della famiglia. Quelle che ci hanno accolto con amore dal primo momento, che ci sorreggono quando ne abbiamo bisogno, ci regalano una carezza ma sono anche capaci di essere dure e severe. Le mani che esprimono questo legame indescrivibile e indissolubile cucinando per noi, dicendoci quanto ci vogliono bene senza bisogno di parole ma usando dita, forchette e cucchiai.













