Andiamo a incominciare

Basta fare un giro al mercato.
Già gli occhi si riempiono di colori, colori di pomodori e peperoni, caldi, rossi e carnosi come certe labbra che si offrono senza vergogna, ma anche caldi come il giallo di pani appena sfornati, sotto la cui crosta si indovina una tenerezza nuova.
E la verdura? ci offre tutte le tonalità dei verdi, che raccontano sommessamente di prati e di orti, innaffiati da uomini tranquilli in maniche di camicia, durante silenziosi tramonti.
Come si fa a non amare il cibo? Semplice, basta non amare gli umani.
Visualizzazione post con etichetta Minestre. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Minestre. Mostra tutti i post

venerdì 13 settembre 2019

LA MINESTRA, QUESTA SCONOSCIUTA...


La minestra si fa passo dopo passo... anche fare una minestra è segno di amore.
Le dosi saranno quindi per due persone.
Un soffritto di cipolla non potrà starci male, una mezza cipolla dorata, che è più aromatica.
Un po' di olio, due cucchiai, e la fiamma, non vivace.
Dobbiamo scegliere quindi quale sarà la verdura principale: tanto per incominciare lo zucchino, che c'è sempre. Ma anche i fagiolini, la zucca i piselli (vedi il sito: www.verduredistagione.it).

La minestra, o minestrina che si voglia dire, deve comunque avere una sua densità, se troppo brodosa scappa dal cucchiaio, schizza addosso, obbliga a sorbire rumorosamente, è una schifezza, insomma. Cosa è che dà densità? Le uova, certo, la panna, certo che sì, ma noi usiamo la patata, tubero che ha nutrito generazioni. La patata ha una storia dentro di sé e noi non gliela leveremo di certo.
Quindi nel soffritto ci metteremo la nostra patata, una, tagliata a cubetti. Appena tagliata sbatterla nel soffritto. Non deve toccare l'acqua, se no l'amido, che è l'ingrediente che dà densità, se ne va via.
Adesso il nostro soffritto di base è pronto.
Ci buttiamo dentro l'acqua: per due innamorati basterà mezzo litro. E' un tempo della vita in cui la minestra non è la cosa più importante. E un dado, magari di buona qualità.
Quando bolle ci buttiamo la verdura che abbiamo scelto, diciamo gli zucchini, tre o quattro per due persone. La regola è che più i pezzettini sono piccoli e meno dovranno cuocere. I piselli, specie se freschi, han bisogno di pochi minuti. La zucca vorrà un po' di più. Assaggiare durante la cottura, e condividere l'assaggio sorridendo, è una buona scelta.
Assieme agli zucchini una mezza carota e una gamba di sedano daranno un tocco di freschezza.
Praticamente la minestra è finita: però bisogna decidere prima, all'inizio di tutto, se la si vuole frullare o no. Scelta che rivela tanto di ogni persona.
Se la vuoi frullare col minipimer ti sarai organizzato con un pentolino a parte dove avrai cotto due pugni di pasta, piccolina però, che butterai dentro dopo la frullata. Minestra frullata ma pasta intera...
Se no butti la pasta direttamente nella pentola e aspetti quei minuti che cuocia.
Il minestrone è uguale ma vuole più verdura. Potrei dire che è più grossolano, anche perché permette di svuotare il frigo, e poi ci metti dentro anche il pesto...
La minestra è più fine, più adatta a un amore in itinere...

A Roberto, Amico di una vita 




lunedì 6 gennaio 2014

Zuppa di cavolo nero, alla euge - Tuscan cabbage soup - Soupe de chou noir de Tuscane

Sabato ho comperato al mercato del bellissimo cavolo nero, troppo col senno di poi, ah ah ah, ma succede sempre così. Noi siamo in tre ma il cibo è sempre per otto.
Iersera l'umore era giusto e la mia personalissima zuppa l'ho fatta così.
Ho levato i gambi alle foglie del cavolo, non una per una!, e le ho lavate. Non è come lo spinacio, per fortuna, per cui con un unico bel bagno è pronto.
Nel mio pentolone, oltre all'olio, c'è andata una fettina di bacon tagliata a striscioline (lo devo finire...) e tre spicchi d'aglio, perché è una mia idea che l'aglio col cavolo nero ci stia bene, tanto.
Un po' di peperoncino poteva mancare? Certo che no, ma col senno di poi, che questo è il bello delle mie ricettine, vi consiglio di non metterlo.
Una volta soffritto il bacon ho aggiunto l'aglio, mezzo minuto, e ho buttato le foglie a insaporire. La pentola era piena ma poi si sono a poco a poco abbassate.
A questo punto, invece che metter solo il brodo mi è sembrata una buona idea buttarci dentro due latte di pelati "buoni" e di rimboccare con acqua calda e un pochino di dado.

Son dure le foglie di cavolo nero, ci vorrà un'oretta di cottura, ma tu intanto puoi fare dell'altro.
Quando il zuppone è pronto ti tiri su due schiumarolate di cavolo, le metti da parte e ti frulli bene tutto il resto.
Le rimetti dentro, aggiungi se vuoi il wurstel più buono che ci sia, affettato, e qualche crostino.
Diceva un vecchio saggio che il cavolo nero depura il sangue, questo forse no ma dopo gli eccessi delle feste secondo me rimette in sesto.
A patto di non mangiarne tre piatti...

eccolo
































e la musica di stasera è sinfonica (notare per favore l'entusiasmo di Bernstein)


domenica 16 dicembre 2012

Ceci in zemin, alla euge - Soupe de pois chiche et bettes - Soup of chickpeas and chards

Rifacimenti della domenica sera di ricette fatte più volte a scuola, di cui restano ricordi velati di imprecisione ma che il know how che ti dà la scuola ti permette di superare con eleganza.
Cosa c'è di meglio di una bella zuppa di bietole e ceci? Niente, dico io, almeno stasera, niente. Aiuta a pulirsi dalle abbuffate ma non è priva di gusto e ha un suo charme, molto genovese.

Fatto sta che ho recuperato una busta di bietole dal mio ospitale surgelatore e l'ho messa direttamente nel cestello, a cuocere al vapore. Ma il microonde sarebbe stato forse lo stesso.
Nell'altra pentola, questa volta più grossa, ho cercato di fare un buon brodo con quello che avevo in casa: un porro, due carotine, un pomodoro, uno spicchio d'aglio, una zucchina chiara, un po' di maggiorana secca e, necessariamente, un po' di dado. Ma è ovvio che qualsiasi verdura potrebbe andare più che bene. Io stasera avevo queste. Il brodino l'ho fatto bollire una decina di minuti dopodiché vi ho versato dentro due confezioni di ceci in scatola, che in dispensa ne sempre svariate. Scolati dall'acqua di vegetazione. Dato che sono già cotti ho frullato tutto, senza indugio alcuno, con il minipimer, bene, in maniere da non vedere più alcun pezzo di  verdura. A questo punto le mie bietole erano cotte e le ho saltate in padella con un filo d'olio quello un po' più forte, uno spicchio d'aglio e un mezzo peperoncino. Poi dentro la broda. Infine, perché si capisse bene di che cosa si stava parlando, è volata nella pentola la terza confezione di ceci, questa non frullata.
Un'ultima considerazione  se per un caso casuale dovessi trovare la minestra troppo liquida, perché all'inizio hai messo troppa acqua, la salvi con l'eleganza di cui si diceva prima mettendoci dentro un paio di cucchiai di farina di riso sciolti in un po' di acqua, fino a che la consistenza non sarà quella che tu, cara/o Lettrice ore, avevi nella mente prima di incominciare tutto.
Ok, finito tutto, bravo. Solo che ero da solo e avevo cucinato per dieci. C'è qualcosa che non devo ancora aver capito bene, pazienza.....






lunedì 3 dicembre 2012

Ricette per le feste 1 - Recipes for the holidays 1 - Recettes pour les fêtes 1 - Le reginette in brodo

Intanto che il pan di Spagna è in forno (e che il dio dei cuochi me lo faccia crescere bene) vi racconto una ricettina che nella rete si può trovare con grandissima facilità: io ve la racconto perché l'ho fatta ieri a pranzo, perché dovevamo smaltire una "cena ligure" del sabato sera.
E davvero è stato un bello smaltimento.

Bisogna fare un brodo "poveretto", un "brodino da minestrina", con uno spicchio di aglio, un cucchiaio di olio, tutt'al più un dado. Non è che se ci metti un buon brodo di gallina bollita la tua minestra viene male, però perde il senso. Quando il cosiddetto brodo bollirà ci butti dentro la pasta, mica tanta, dovrebbero essere le reginette ma qualunque pasta va bene. Certo le reginette sono più carine ma le stelline o anche lo scuccuzun sono perfetti. Io invece avevo un avanzo di lasagne (ebbene sì, la sera prima avevo fatto le lasagne al pesto e besciamella, le adoro) e me le sono tagliate con poca pazienza ma con la rotella giusta, e il bordo ondulato è venuto anche a me. Intanto che la pasta bolle ti fai a parte due ovette sbattute, ci aggiungi il parmigiano e tantissima maggiorana. Li butti dentro e aspetti due minuti.
E la minestra "povera" mentre la mangi si trasforma in un cibo celestiale, adatto agli dei della cucina.

E in questo si motiva il mio post, nel cercare di trasmettervi la gioia nell'avere cucinato questo piccolo grande piatto per i vostri cari. Con le parole, perchè le foto, come al solito, sono medio-basse.
Ed è proprio questa la prima ricetta delle prossime feste.

Eccole, con la sbavatura di uovo sul piatto, sono incorreggibile.....


E il pan di Spagna?
Ecco qui anche lui, mai così bello, se pur uscito un po' fuori dal contenitore, testimonianza di rigogliosa crescita [vorrà pur dir qualcosa andare a scuola due sere alla settimana.....]



martedì 14 agosto 2012

Borsch o borscht che dir si voglia

Primo piatto della domenica  di cucina est-europea.
Mutuato da "La cucina degli altri" di Allan Bay, riletto anche nel libro di Gordon Ramsay.
Trattasi di zuppone in cui la parte del leone è fatta dalla barbabietola rossa e dal cavolo. Difficile intuirne il sapore leggendolo, anche perchè dipende dalle dosi di ciascuna verdura che ci si infila dentro.  Dopo averlo assaggiato ritengo che la panna acida sia imprescindibile.

Le dosi quindi bisogna darle, perchè ciascuno si faccia l'idea più precisa possibile, ma io sono andato tranquillamente a orecchio, è più forte di me, mi secco a pesare...

Leva la buccia (io no) a due etti di pomodori (San Marzano maturi maturi) e tagliali a concassè. Sbuccia e affetta tre etti di barbabietole (crude, consiglia A. Bay), due cipolle e due carote (quando si dice due pesi e due misure!, nota di euge). Con questi fai un soffrittino nella casseruola con una noce di burro, un cucchiaio di prezzemolo tritato (Bah...) due cucchiai di aceto e uno di zucchero. E fai rosolare.





Intanto peli quattro patate a cubetti e tagli a listarelle 150 grammi di cavolo (di nuovo due pesi e due misure!), li aggiungi al soffritto e cuoci altri 20 minuti.




 






Indi aggiungi il brodo che ti permetterà di intenerire bene le verdure, sale, pepe e alloro.


A parte ti sei fatto la panna acida con 200 cc di panna, il succo di mezzo limone, sale e pepe, e ne metti due, o anche cinque, cucchiaiate nel piatto.
E mangi, e pensi che anche l'occhio ha avuto la sua parte.

Fin qui la ricetta di Allan Bay, che è comunque da tenere in grande conto. E io l'ho fatta così, circa, ma è venuta proprio buona e nuova, almeno per i miei commensali.






Gordon Ramsay prova ad alleggerirla. il soffrittino lo fa al solito, una carota, due gambi di sedano, una cipolla, le foglioline di un rametto di timo, sale e pepe e, naturalmente, sostituisce il burro con l'olio.
Dopo una decina di minuti aggiunge mezzo kilo di barbabietole a pezzi e 250 grammi di cavolo (rosso) affettato fine, aggiungendovi un dito di acqua. Dopo qualche minuto aggiunge 800 cc di brodo vegetale e un cucchiaio di aceto di vino. Dopo dieci minuti condisce con sale, pepe e zucchero.

Suggerisce in maniera molto intrigante la possibilità di frullarlo con il frullatore a immersione.

Serve infine con l'aneto e un cucchiaio di panna acida.


Tutto ciò non solo è interessante ma è anche motivo per imparare qualcosa, almeno per me.
Innanzitutto il link, dove ti puoi fare un'idea del "dove": http://en.wikipedia.org/wiki/Borscht
Mi scuso per l'inglese ma la versione in italiano è molto più striminzita.

Dopo tutto ciò bisogna quindi operare una sintesi, che permetta, successivamente, di metterci dentro quello che si vuole senza snaturare il piatto. 
La sintesi potrebbe essere: 
- un soffritto (adoro il timo, ben di più del prezzemolo); 
- le barbabietole sono in quantità doppia del cavolo; 
- le patate non sembrerebbero essenziali (ma "fanno" densità!); 
- c'è una specie di aborto di agrodolce; 
- la panna acida ha il suo perchè;
- last, but not least, il colore ha anche lui il suo perchè.

Cimentarsi, provare, studiare. Considerate, infine, che qualcuno, nella sua infinita golosità, non si perita di aggiungervi la carne, tipo spezzatino. Allora, secondo la mia piccina esperienza, più che un piatto unico diventa un piatto...... unico da digerire, forse impossibile.
Ma forse perchè ci ho mangiato insieme i cevapcici. E questa è un'altra storia.




domenica 15 luglio 2012

Minestrone senza verde


Non avrei mai pensato di comperare un libro di Gordon Ramsay eppure….quando ho visto la copertina in cui lui ha in mano un mazzo di cavolo nero non ho resistito alla curiosità. E ho fatto bene.
Tutte le idee sul personaggio televisivo, che mi è sempre sembrato parecchio sgradevole (forse perché è un po' troppo un "vincente"), sono svanite e hanno lasciato il posto a un cuoco che applica principi a cui tengo anche io.
Per cui il libro è finito nella mia lista.
Naturalmente la ricetta che ho preparato non è perfettamente la sua ma l’idea di fondo sì, per cui la racconto come l’ho fatta io.

Solito soffritto di sedano carota e cipolla, che per me vuol dire non con il trito ma a pezzettini piccoli: lo so che ci impiega un po’ di più a cuocere però poi in bocca mi fanno più piacere. Ho cercato di usare un po’ meno olio del solito (il titolo del libro è: "Un sano appetito").
Quando è stato pronto ho versato nella pentola due scatole di “Legumi & Cereali Cirio”, che io adoro, contenenti borlotti, lenticchie, orzo e farro, e dieci pomodori ciliegini tagliati in quattro. Una bella girata e poi tre mestoli di brodo (pietà, l’ho fatto col dado, in vacanza non si va tanto per il sottile).
Ecco che in pochi minuti tutto si amalgama e i pomodori si ammorbidiscono.
Versi nel piatto, un filo ancora di olio, una girata di pepe nero e una spolverata di parmigiano.
Crostini a piacere

Presto e buono.
Eccezionale per il pasto successivo, se ne restasse.
Bon appetit!



giovedì 1 marzo 2012

Marco Polo 6 - la Crème Clamart


Ritorno ai miei lettori dopo qualche giorno di pausa. Approfitto della settimana bianca, durante la quale mi sono fatto raccontare una bella ricetta, domani forse la metterò, se ce la fo.
Ma torniamo alla Clamart. L’abbiamo fatta a scuola e devo dire che è finita nel blog perché mi è piaciuta moltissimo.
Se si volesse svilirla la si potrebbe chiamare passata di piselli, ma è un’insolenza e non lo faccio.
La voglio raccontare così come me la ricordo, anche in seguito alle note che mi ha mandato il nostro Chef.

Si tratterà di fare un soffritto con preponderante quantità di cipolla, molto meno carota e sedano. Ma forse qualsiasi profumo ci butti dentro ci potrà star bene. Quando il soffritto è a tiro ci butti un kilo o mezzo kilo di piselli, a seconda di quanti siete, fai rosolare anche loro e li sfumi col vino bianco, NON tirato fuori dal frigorifero. Quando poi l’odore alcolico è svanito porti a cottura con brodo vegetale (ecco che qui ritornano i profumini: prezzemolo ecc ecc). Quanto metterne è il primo problema. Ricordati che farai un passato: non c’è il problema della durezza, sia per la natura del legume sia per il fatto che frullerai. Il problema semmai è la solita guerra contro l’acqua, che se ne metti troppa il sapore dei tuoi pisellini si perde. Certo, non è acqua, è brodo vegetale ma la crema deve sapere di piselli. Se poi la farai nella loro stagione, maggio e giugno, il loro sapore sarà ancora più deciso. Ma i surgelati non sono comunque male.
Per cui io ho optato per coprire d’acqua i piselli. Non di più. Più buono è il brodo che metterai più sarà saporita la tua crema. Ricordarsi che “buono” non vuol dire “grasso”, e quindi il brodo avanzato della gallina non è indicato (non buttarlo via, però).
Dopo un po’ (po’ che giudicherai assaggiando i piselli) arriva il momento del frullatore ad immersione. Non avere fretta! Gira lentamente, regalati qualche minuto di relax puro. C’è più relax nel frullare la Clamart che in una sauna, il minipimer ti aiuta a svuotare la mente…….
Adesso viene il bello. Ci vuole il Chinoise, non c’è santo. Se il tuo passato deve diventare una crema ci vuole il chinois. E non sarà neanche una cosa semplice, ti dovrai far aiutare da chi ti vuole bene. Dal chinois uscirà una crema omogenea, regolare, non liquida, nu babbà.
E qui si ritorna, a bomba, al motivo per cui a scuola si è fatta la Clamart, dopo la Parmentier. Questa ha le patate come legante, la Clamart invece ha, mancandole l’amido, la farina di riso. Se dovessi, nell’assaggio, rilevare che la tua crema è un po’ troppo liquida ti aiuterai con la farina di riso, diluita nell’acqua e versata nella crema. Ottimo aggregante.
Un secondo prima di portarla in tavola, quando la tua crema avrà una temperatura inferiore agli ottanta gradi, sbatti due o tre rossi (se hai usato un kilo di piselli) con 50cc di panna liquida strafresca. Versi nella crema, dai un'ultima mescolata e porti in tavola.

E i crostini?
I crostini li puoi fare prima di cominciare, ma bene. Intanto ti comperi il pane carrè senza la crosta, che risparmi un po’ di tempo. Poi fai i cubetti, ci versi un po’ di olio evo, non forte, un paio di cucchiai di reggiano, sale e molto poco pepe. Li mescoli con le tue manine d’oro e lo sbatti in forno nella teglia per la pizza, che a scuola devesi chiamare gastronorm……..




ricetta dedicata a Renato Cremona

domenica 22 gennaio 2012

Un minestrone "diverso"

Oggi pomeriggio mi sono rimesso dietro ai ravioli di pesce. Avevo il mio ripieno surgelato, l'esperienza dell'altra volta e domani mattina mi farò un qualche sughetto di pesce. Non mi sono venuti male e non si sono appiccicati. Come al solito la dose della pasta era troppa e non potevo farne mille, anche se domani saremo in quattro. La prossima volta basteranno due uova e 250 g di farina.

Con la pasta avanzata mi sono fatto certe fettuccine al coltello veramente spettacolose. Ho cercato di usarle in maniera creativa. Avevo già preparato il minestrone, che dopo le feste è sempre un'ottima cena, non mi vergogno a dirlo con la busta surgelata, a cui faccio qualche integrazione. Per il solito motivo che cerco di fare nove cose insieme mi sono sbagliato con l'acqua, dimodochè quando è stato pronto era proprio asciutto asciutto. Allora le fettuccine le ho bollite a parte, poi le ho sbattute nel minestrone assieme a un paio di cucchiai di acqua della pentola. Un filo d'olio e il parmigiano.
So di mangiare proprio bene!


venerdì 13 gennaio 2012

Minestra d'orzo altoatesina

Eccolo, il primo post di cucina del 2012. Lo so, è un po' tardi ma fra lavoro e scuola solo iersera ho trovato il momento giusto per giocare un po' ai pentolini.
Non ho voluto a ragion veduta cercare la ricetta su internet, principalmente perchè non ne ho avuto il tempo, ma solo sui miei libri, e quella del Guarnaschelli mi è sembrata la più interessante.
La minestra di orzo ha come ingrediente particolare lo speck, fatto a cubetti: cercate quindi per cortesia di comperare il migliore che trovate. Lo speck, per chi non lo sapesse, è quel prosciutto crudo leggermente affumicato tipico dell'Italia nordorientale. Può essere altoatesino (coscia disossata, aromatizzata al ginepro e affumicata a freddo e stagionato da 5 a 7 mesi) ma può essere anche quello di Sauris (UD), salato a secco, affumicato con legna più resinosa e stagionato un po' meno. Il bello dello speck è la delicatezza dell'affumicatura. Se poi vi dovesse piacere un più pronunciato sapore affumicato nulla vieta che aggiungiate anche un po' di bacon.

Dato che la verdura è l'ingrediente principale del piatto, e lo speck poteva essere un'aggiunta di un avanzo di un giorno di festa, non ho fatto il soffritto, che comunque porterebbe via un po' di sapore ai cubetti, che invece devono cederlo solo quando sono in bocca.
Quindi nella pentola, con tre litri d'acqua circa, ho buttato: due spicchi d'aglio incamiciati, una grossa cipolla di Montoro, un pugno di prezzemolo tritato, tre carotine, un porro, due grosse patate, tre coste di sedano, tutto fatto a fettine o a pezzetti piccoli. Anche lo speck a cubetti. Mi sono dovuto aiutare con un po' di dado di carne, anche esso comperato in Trentino, in giusta dose per tre litri di acqua.  Non ho usato la pentola di terracotta perchè non ne avevo una così grossa, se riducete le dosi la pentola di terracotta sarà perfetta. Quando il "minestrone" ha preso il bollo l'ho fatto andare una decina di minuti e poi ho aggiunto l'orzo perlato, 450 grammi, e ho fatto semplicemente proseguire la cottura per 40 minuti, durante i quali l'orzo è gonfiato e ha assorbito l'acqua, diventando bello morbido.
Se vorrai nel piatto potrai aggiungere un filo di olio e un po' di parmigiano, ma è già buonissima così.
Se poi ne fai tanta tanta o tantissima ti durerà svariati giorni.
Eccola:



N.B. prossime ricette: un aspic un po' particolare, e il pandolce alla genovese. E naturalmente il secondo round dei ravioli di pesce.
Stay tuned.
euge

mercoledì 14 settembre 2011

La minestra col pesce

Stasera ho messo in pratica quelle poche idee che guidano il mio cucinare, e non ho sbagliato. Semplicità e ingredienti quelli migliori che trovi.
La ricetta non è una mia idea originale, sarei un bugiardo e mi metterei nella condizione di farmi criticare: l'ho vista in televisione qualche mese fa, l'ho covata per un po' e stasera è "esplosa".

Uscito dal lavoro sono andato al mercato e mi sono comperato: due cipolle ramate di Montoro (provincia di Avellino, forse più buone delle Tropea che io comunque adoro), un mazzo di carote fresche, un bel mazzo di prezzemolo, una testa d'aglio di Nubia (provincia di Trapani), tre piccoli zucchini, due pomodori maturi maturi, una patata, che avevo in casa, coltivata a Belnome (provincia di Piacenza) dal mio amico Angelo, il timo ce l'avevo in casa, un mezzo sedano e,infine, un'adeguata fetta (tre etti circa) di pesce spada: ero partito con l'idea della pescatrice ma lo spada, pescato nei mari dell'Elba, mi è stato detto, è risultato perfetto. Tre panini di pasta dura. Un pacco di pasta di Gragnano, mista corta  per minestra, questa qui



Arrivato a casa ho incominciato a lavorare e ho fatto relativamente presto, 40 minuti.
In pentola sono andati via via a soffriggere (dalle più dure alle più morbide): le cipolle affettate, le carote tagliate in quattro per il lungo e poi a pezzetti di circa 5 cm, uno spicchio d'aglio intero, la patata, in pezzettini anche lei, il sedano affettato e anche con un po' di foglie, gli zucchini tagliati come le carote, il pomodoro a pezzettini.
 Tre rametti di timo e un po' di prezzemolo tritato.
Eccola, la mia base, dove si vedono le verdure e come le ho tagliate:













Poi ho buttato l'acqua appena necessaria a cuocere quell'etto e mezzo di pasta che avrei buttato alla ripresa del bollo. Un po' di sale, forse in questo caso sarebbe giusto pesarlo, dieci grammi per litro di acqua.

La pasta voleva 10-12 minuti di cottura: agli 8 minuti ho buttato i cubetti che mi ero fatto della trancia di spada.
Al fondo del piatto ho messo una fetta di pane di pasta dura, così da assorbirsi il brodetto.

Tutto qui, e non è veramente una ricetta difficile! Ma che profumo e che fragranza! Solo cose naturali e,per quanto mi sia possibile, le migliori reperibili sul mercato.
La giovine donna che condivide ormai da tempo il mio desco mi ha detto: "Un piatto da ristorante", e se lo è sbafata alla grande. E non solo è sincera ma, come tutte le maestre, severa.

Per cui stasera posso dichiararmi soddisfatto: fra un po' arriverà il primo attor giovane e lo potrà gustare a temperatura ambiente, secondo me ancora meglio.
Ecco il piatto finito:









E chi ha detto che le minestre non sono buone!!!!!!!!

giovedì 9 giugno 2011

Minestra veneta di riso e piselli: risi e bisi

Eccola la ricetta che avevo preannunciato iersera. E debbo dire che oggi, non ostante la fretta, è stata un tripudio. Tutti l'abbiamo mangiata di grande gusto e stasera chi è in casa (non io, che faccio una scuola di cucina indiana dalle mie amiche Marta e Donatella di Chef per Caso - www.chefpercaso.it - ) se la godrà ancor più, chè è fredda, anzi ambient.

Allora: mi sono sbucciato i miei piselli, freschi, portatimi da chi mi vuole un po' di bene.




Le bucce le ho nettate e le ho cotte con un po' acqua, un po' piu' di un quarto d'ora. Dopodiché le ho frullate col minipimer, ma la componente fibrosa resta, come fosse un batuffolo di cotone. Motivo per cui le ho schiacciate nel colino e ho ottenuto circa un mezzo litro di brodetto verde, molto carino.  Questo è il brodetto:
















 E questo è ciò che resta delle bucce:












Oggi, arrivato a casa, son partito.
Nella saltiera ho messo diciamo mezz'etto di pancetta tritata e due echalot: quando si sono imbionditi ho buttato i piselli con un pochino del brodo verde e li ho fatti cuocere una decina di minuti, incoperchiati e a un fuoco umano (non infernale, che poi è quello che io gradisco di più, me lo pre-gusto, l'inferno).
Dopodichè ho buttato tre etti di Arborio, che mi hanno regalato a Slowfish, e, necessariamente, ho dovuto idratarlo, cioè ho buttato il resto del brodetto verde e un po' di acqua bollente. Il sale ci va.
Ho aspettato che il riso cuocesse e ho spento. N.B. è una minestra, non un risotto!!
Un po' di burro l'ho messo adesso e anche un po' di parmeggia, non ostante avessi buttato dentro alla saltiera una certa crostola di parmeggia stazionante da troppo tempo in frigo.

Buonissimo, boys, provare x credere.

Eccolo:

domenica 5 giugno 2011

La minestra di magro alla casalinga

Oggi ho dovuto passare qualche ora in macchina, e il viaggio è stato allietato dall'ascolto delle avventure di Gianburrasca, libro per ragazzi scritto poco più di cento anni  fa, dal giornalista Luigi Bertelli, libro che ha la rara virtù di sembrare sempre nuovo e soprattutto scritto in una lingua in cui il fiorentino colto contamina meravigliosamente l'italiano.
Ma qui non voglio parlare di lingua, voglio parlare di cibo. E allora ricopio la descrizione della preparazione della minestra di magro del venerdì:

Allora mi ricordai che era venerdì, il giorno sacro alla famosa minestra di magro che in mezzo a tutte le minestre di riso della settimana veniva ad allietare i nostri stomachi, a quella eccellente minestra di magro così saporita e che pareva riunire in sé le fragranze più care dell’umano palato...
Mi sentivo venir l’acquolina in bocca e una grande malinconia mi scendeva giù nella desolata solitudine delle mie povere budella...
Fortunatamente questo atroce supplizio durò poco, perché ogni desiderio mi sparì come per incanto dallo stomaco appena scoprii la ricetta con la quale il cuoco del collegio faceva la sua ottima minestra di magro.
Stando appollaiato sulla finestra avevo visto più volte andare e venire lo sguattero, un ragazzettaccio che da quel che capii era stato preso da poco perché sentivo il cuoco che gli diceva continuamente: - Fa’ così, fa’ cosà, piglia qui, piglia là - e gli insegnava tutto quel che aveva a fare e dove stavano gli utensili e come dovevano essere adoperati...
- Tutti i piatti sudici di ieri, - gli domandò a un certo punto il cuoco - dove gli hai messi?
- Lassù su quell’asse come mi diceste voi.
- Benone! Ora rigovernali nella solita caldaia dove hai rigovernato ieri e ier l’altro, ché l’acqua calda dev’essere al punto giusto... E poi risciacquali come le altre volte nell’acqua pulita. -
Lo sguattero portò tutti i piatti sudici nel cortiletto e a due a due li fece scivolare dentro il caldaione dell’acqua calda. Poi si mise a tirarli su, a uno per volta, sciaguattandoli e strisciandovi sopra l’indice della destra steso per levarvi bene l’unto...
Quand’ebbe tirato su l’ultimo piatto, lo sguattero esclamò immergendo la mano nella caldaia:
- Che brodo! Si taglia col coltello!...
- Benone! - disse il cuoco comparendo sull’uscio della cucina. - Gli è come deve essere per la minestra d’oggi. -
Lo sguattero sgranò tanto d’occhi, proprio come feci io lassù sul mio osservatorio.
- Come! La minestra d’oggi?
- Sicuro! - spiegò il cuoco, accostandosi al caldaione. - Questo è il brodo per la minestra di magro alla casalinga del venerdì che piace tanto a tutte queste carogne di ragazzi. Capirai! Qui ci son tutti i sapori...
- Sfido io! Ci ho rigovernato i piatti di due giorni di seguito...
- E prima che tu venissi tu c’erano stati rigovernati i piatti d’altri due giorni... Insomma, per tu’ regola, in questa caldaia si comincia a rigovernar la domenica e si dura fino al giovedì, sempre nella medesima acqua; e capirai bene che quando si arriva al venerdì l’acqua non è più acqua, ma è un brodo da leccarsi i baffi...
- Vo’ direte bene, - disse lo sguattero sputando - ma io i baffi non me li voglio leccare un accidente...
- Grullaccio! - ribatté il cuoco. - Ti par’egli che noi si mangi di questa roba? Il personale di cucina mangia la minestra speciale che si fa per il direttore e per la direttrice...
- Ah! - fece lo sguattero, tirando un gran respiro di sollievo.
- Ora, via: portiamo la caldaia sul fuoco, che c’è già il pane bell’e affettato e il soffritto è pronto. E tu impara il mestiere, e mosca! Il personale di cucina, questo te l’ho già spiegato, non deve mai far parola con nessuno al mondo di quel che si fa intorno ai fornelli. Hai capito? -
E, uno da una parte uno dall’altra, afferrarono la caldaia e l’alzarono di peso; ma allo sguattero nel chinarsi cadde nella caldaia il berrettaccio tutt’unto che aveva in testa, ed egli fermatosi dette in una grande risata e ritiratolo su strizzandovelo dentro esclamò:
- Gua’! Ora gli è anche più saporito di prima! -
A questo punto non ne potetti più dallo schifo e dall’ira: e cavatomi la scarpa rimastomi in piedi la tirai giù con forza nella caldaia urlando.
- Porci! allora metteteci anche questa!... -
Il cuoco e lo sguattero si voltarono in su, come due spiritati, e mi par di vedere anche ora quei quattro occhi dilatati, fissi su me in una comica espressione di maraviglia e di sgomento.
Io intanto seguitavo a lanciar loro tutti i titoli che si meritavano, finché essi, riavutisi finalmente dallo sbalordimento, si precipitarono dentro la cucina".



Mi auguro di tutto cuore che chi è arrivato a leggere sino a qui ritenga di avere di fronte a sè due sole strade: a) andarselo a comperare; b) cercarlo fra i libri di casa.

Commenti culinari di euge:
1 - l'apoteosi degli avanzi
andiamo un attimo al di là della finzione letteraria: c'è comunque qualcosa di vero in tutto questo!
Scrivendo queste righe il Bertelli, persona sicuramente di grande cultura, perchè bibliofilo appassionato, non può non avere pensato a tutta la cultura culinaria toscana, e non solo. Siamo nel 1907, non c'è ancora la Grande Guerra ma certo l'Italia, anche cittadina, non è ricca, e conserva alcune tradizioni culinarie, cioè quelle meravigliose ricette "di risulta", fatte con gli avanzi, che fra l'altro cuciniamo ancora adesso.

volete alcuni esempi:
- la ribollita è la prima cosa che mi è venuta in mente ascoltando la descrizione di Vamba. Nella ricetta che ho io, che ovviamente non è il Verbo!, fai un soffritto con la cipolla e ci metti le verdure - principe è il cavolo nero - e cuoci, e poi la appoggi sul pane raffermo, di quattro giorni, e la lasci lì, e il giorno dopo la RIbolli;

- mi piace citare Fabio Picchi, cuoco che apprezzo parecchio anche se non sono ancora andato a mangiare al Cibreo di Firenze (che Vamba avrebbe apprezzato...):
"......nel vivere con gli altri vi è un momento in cui, nello sparecchiare insieme e nel riordino della cucina, ripongo gli avanzi del mio cucinato. Qualcosa finisce in una tazza, qualcos'altro in un piatto coperto da una scodella e qualcos'altro ancora  dentro un pentolino già pronto così per un successivo riscaldamento.
La cucina si trasforma in quel momento nella mia macchina del tempo. Sospeso fra ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà, ho, in quell'istante il senso di una completezza, piena di parole altrui, di piacevoli chiacchere, di ragionamenti, di racconti e di affettività, dove, come in un previsto e rituale intercalare, arriva puntuale, tra un discorso e l'altro il "Ma come era buona questa frittata!......".
Anche Fabio Picchi apprezza e utilizza gli avanzi, quindi

- Olindo Guerrini, di tredici anni più vecchio di Bertelli e per questo verisimilmente a lui noto, altro grande bibliofilo, e a suo modo emulo di Gianburrasca perchè espulso a 14 anni da un collegio religioso, ha scritto, ma i miei lettori già lo sanno  [21.12.2010, Charlotte di mele], l'arte di cucinare con gli avanzi.......

La sporcaccionata del cuoco del collegio di Gianburrasca ha quindi una sua lunghissima storia, legata anche a quando non si doveva proprio buttare via niente.
Fra l'altro l'unica cosa che avrebbe veramente reso assolutamente immangiabile e "tossica" quella minestra è proprio quello che non c'era, il sapone liquido che usiamo oggi!

2 - Mafia in cucina
o meglio, omertà in cucina. Qualche cucina l'ho frequentata anche io e le mie idee me le sono fatte, e io stesso in qualche rarissima occasione ho dovuto arrangiarmi come potevo.
Quindi non c'è nulla di più vero quando il cuoco insegna allo sguattero "E tu impara il mestiere, e mosca! Il personale di cucina, questo te l’ho già spiegato, non deve mai far parola con nessuno al mondo di quel che si fa intorno ai fornelli. Hai capito".
Ma questa non è una critica, ci mancherebbe, solo che chi non sta in cucina certe volte non si rende conto in che condizioni, di tempo e psicologiche, si deve lavorare, anche se sei da solo, nella tua cucina, e gli amici sono di là che aspettano, ansiosi, quello che gli porterai.
Buona notte!

venerdì 3 giugno 2011

Minestra di pasta e patate alla calabrese

E' difficile ricominciare dopo il tripudio dello Slowfish. Ma bisogna pur riprendere, e con qualche ricetta un po' carina.... e non è semplice.

Colgo l'occasione per proporvi una ricetta storica della mia casa, che viene ancora adesso fatta, non con grande frequenza ma sempre con grande soddisfazione, e domani la faccio: quindi stasera la racconto e domani metterò la foto. Per stasera potete accontentarvi.

Non è detto che perchè sia una minestra allora debba essere un piatto da poco, o un piatto invernale. Anche in una sera di una stagione come questa, in cui l'anticipo dell'estate preannuncia una stagione infuocata senza soluzione di continuità, questa minestra a temperatura ambiente potrà soddisfare le papille gustative e gli occhi, ma soprattutto i vostri recettori olfattivi.

Ho cercato, magari un po' frettolosamente, ricette simili in rete ma non ne ho trovate, la maggior parte sono di una pasta che poi finisce in forno: il bello di questa è invece che è proprio una minestra.

Le dosi non ce l'ho, e del resto è giusto così, nel senso che si potrà privilegiare leggermente l'ingrediente che piace di più, ma grosso modo le patate equivarranno al pomodoro.
Non c'è bisogno di dirlo, almeno qui, ma lo ripeto lo stesso: eccellenza negli ingredienti!

Conta 50 g di pasta a cranio e per quattro due patate di media grossezza e tre pomodori.
Devi farti le patate a cubetti di un paio di centimetri, e le fai soffriggere assieme alla cipolla, di Tropea, indi aggiungi una bella manciata di origano (calabrese). Quando la cipolla è bionda aggiungi la passata di pomodoro fresco che ti sei appena fatta e l'acqua, tanta quanta te ne servirà per cuocere la pasta, che non è poi molta.  Questo concetto lo capisci bene la prima volta che ti fai la pasta "a risotto".
Visto che hai messo acqua e pomodoro un po' di sale ci vorrà per forza.

La pasta perfetta, secondo me, sono quei piccoli tubetti che rispondono al nome di ave marie (chissà poi perchè hanno questo nome).
Minestra più che povera ma con grande profumo.
Per chi pensa, leggendola, che saprà comunque di poco, perchè a lui piace il salato, che ci aggiunga il dado, ci mancherebbe, ma patate, cipolle e pomodori eccelsi dovrebbero bastare.
A domani la foto: per adesso sognatevela!

Ecco le foto, appena finito di cucinarla.
E' giusto quindi mettere le dosi: due patate che han fatto mezzo kilo, cinque pomodori, sei etti da passare, una cipolla di Tropea, due etti di ave marie.







ecco la mia passata




















patate, cipolle e origano












adesso ho aggiunto il pomodoro

















l'ultima cosa, le ave marie
















Eccola la mia minestra estiva!


domenica 12 dicembre 2010

Pasta e legumi, alla euge

Càpitano, cara/o Amica/o, periodi in cui l'andamento della vita prende un percorso più aspro, e tutto diventa più difficile. In quei momenti non hai voglia di fare molto, se non pensare.... e anche ciò che ti diverte ti trova svogliato e assente. E' questo il motivo del silenzio sul blog, che però non merita un trattamento simile. E quindi, cercando faticosamente di riassestarti su un nuovo livello, recuperi, poco a poco, anche il piacere di mettere un'altra ricetta, perchè tutti quelli, tanti o pochi non ha importanza, che ti leggono con un qualche diletto, non restino delusi dalla tua assenza.

Certo, non sarà una gran ricetta, ma l'ho fatta oggi, è simpatica, facile, consona al periodo: perchè non condividerla?
E' solo una pasta e fagioli un po' piu' ricca, niente di che.
Ho usato i legumi "in scatola", che in scatola ormai non sono più, ma nei cartoni.

Ho soffritto, con la cipolla, la pancetta e il rosmarino sfogliato, le lenticchie, i fagioli borlotti e i ceci, scolandoli della loro acqua di vegetazione. Poi ho frullato un cartone di fagioli cannellini, aiutandomi con un po' della loro acqua. Quando si è formata la crema dalla consistenza giusta l' ho aggiunti agli altri soffritti e li ho fatti andare ancora un po'.
La pasta, di piccola taglia, l'ho cotta con poca acqua (in maniera di non doverla scolare), a cui ho aggiunto del "buon" brodo vegetale.
Quando la pasta è stata pronta ho aggiunto i legumi. E, vorrei dire, l'alchimia si è fatta. A quel punto è bastato soltanto il pepe, macinato al momento, e un filo d'olio, oggi ho messo quello molisano, di Urruri.

So bene che usare legumi nel cartone non è bello e non è da blogger di cucina  ;-), avrei dovuto usare gli altri e metterli a bagno, ma si fanno tante cose che non sono giuste, e poi alla fine hanno comunque un senso.

Per cui questo è il risultato, e questa volta mi sono anche dato il voto 8/10.
Bon appetit, presto arriveranno le ricette di Natale.

martedì 14 settembre 2010

La pappa con il pomodoro e riflessioni sui nostri tempi

Chi non ricorda, se ha circa la mia età (52), come abbiamo conosciuto la pappa con il pomodoro?
Quando la televisione stava diventando la finestra sul mondo delle famiglie, e la qualità dei suoi programmi, anche se su due soli canali, era lontana anni luce dallo squallore odierno, le avventure di Giannino Stoppani, e soprattutto la sua ribellione alle convenzioni, colpiva fortemente la mia fantasia di bambino, già segnato dall'autorità del padre e del maestro.
Mi sento ancora giovane ma sono da parecchio un "laudator temporis acti" e credo che, almeno su questo argomento, non mi si possa dare torto. Basta aprire un giornale.........

Torniamo a noi, forse è meglio.
La pappa al pomodoro è una di quelle ricette che io adoro, perché provengono da un'Italia povera, che doveva mettere insieme il pranzo con la cena e che doveva farlo con fantasia e intelligenza. E soprattutto non doveva produrre nessun avanzo.

A proposito degli avanzi: ho comperato un libro molto carino, "L'arte di utilizzare gli avanzi della cucina", di Olindo Guerrini (che molti conosceranno come Lorenzo Stecchetti o anche come Argia Sbolenfi) personaggio letterario a tutto tondo che ha scritto cose serie e cose da rotolarsi per terra dalle risate, fra cui la famosa "Ode al pitale", che troverai a questo link
http://topalex85.spaces.live.com/blog/cns!7212092DD78E7B7A!277.entry

è un libro molto interessante ma l'ho usato solo una volta, per la Charlotte di mele, e non perché avevo degli avanzi, il mio giro vita dimostra che non riesco a fare avanzi.  

Stamattina sono come quel medico russo, il Dottor Divago...........

Vabbé, ecco la ricetta:
per fare questa zuppa il pane toscano senza sale deve essere ben secco quindi è necessario pensarci quattro giorni prima, è questa la cosa più difficile.
Le dosi sono per le quattro persone che in una sera autunnale siederanno alla tua tavola.
Mezzo chilo di pane toscano secco a pezzi e mezzo di pomodori freschi spellati e tagliati a pezzettoni, aglio, due dita di un bicchiere di olio extravergine di oliva, tanta salvia e un litro di brodo vegetale (ma non fatto col dado!).
In una pentola di coccio metti l’olio extra vergine di oliva, un po’ di aglio e fai imbiondire; aggiungi la salvia tritata, rimescoli e poi aggiungi i pezzetti di pane toscano secco ed i pezzetti di pomodoro spellato (precedentemente preparati).
Rimescoli e fai cuocere sinché si amalgamano bene pane e pomodoro (leggi: diventano una bella poltiglia); aggiungi il brodo vegetale e fai cuocere ancora rimescolando fino ad ottenere una bella zuppa densa …
Secondo me il giorno dopo è più buona.


Ancora un piccolo omaggio a Guerrini:
« Son diventato pallido?
Ci son avvezzo: non è nulla, taci.
M'han guastato lo stomaco
Le polpette dell'oste ed i tuoi baci. »

Oggi non c'è foto, ma ho scritto tanto.........

domenica 5 settembre 2010

Minestra del giorno dopo

Ovviamente dopo una serata gastronomicamente impegnativa.
Bisogna aiutare l'organismo a riprendersi. Che cosa di meglio di una minestra? Sì, fa ancora caldo, ma la minestra è veramente corroborante.
Ma anche la minestra deve essere preparata con amore, sennò ogni buon effetto scompare.
Mi trovavo in freezer un ultimo cubetto del mio fondo bruno, ma questa è un'altra storia, di scuola.
Basti sapere che è un ristretto di carne e di ossa. L'effetto è quello di un liquido molto corpuscolato marrone (chi fa l'anatomopatologo troverebbe con grande facilità un paragone...... :-), che se ci immergi il dito e te lo lecchi ti ricordi molto facilmente la carne con cui l'hai fatto.
L'ho buttato in un litro di acqua.
Quando è salito il bollo, ho buttato tre pugni di piselli surge. Ebbene sì, li tengo anche io, sempre pronti.

In meno di cinque minuti sono pronti. Aggiusta per favore di sale, se hai usato il fondo bruno, se hai usato un (buon) dado non ce n'è bisogno.
Il tocco di classe viene adesso, anche se è solo una citazione di una ricetta storica, risi e bisi, che nelle sue più antiche accezioni usava anche i baccelli dei piselli.
Mi avanzava un po' di riso profumato, (quello del maiale) ho spento il fuoco e ce l'ho buttato dentro. Giri un attimo. Una spruzzata di parmigiano (pecorino, io) grattuggiato.

Ne ho mangiata tanta che che poi solo frutta. Adesso sto bene, pronto a ricominciare.
La foto è questa: