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venerdì 7 maggio 2010

La libreria in cucina.



Ieri ho passato una giornata deliziosa qui, dove avevo appuntamento con un'amica per pranzo. O meglio per un'insalata...non eccelsa, ma condita dalla infinita gentilezza dei camerieri e dalla serena magia di sette piani di libreria!
Cosa mi sono portata a casa? E' stata una bella razzia!! Ho rimpinguato un po' la mia libreria di cucina, già bella stipata e straripante...ma come si fa a resistere? Io, poi, non ci provo nemmeno!
Ieri sera li ho appena sfogliati, quindi vi racconto solo qualche impressione.




Michele Cranston, Cucina rustica, Luxury Book, E. 32,00
E' il primo che ho adocchiato...e, per ora, lo trovo bellissimo. Per le foto, splendide, ovviamente, ma soprattutto per la concezione di una cucina fatta di ingredienti e sugli ingredienti. E cioè di una cucina che pasticci poco, che poco o affatto voglia coprire i sapori naturali. Una cucina rispettosa della bontà del cibo semplice e genuino, ma non certo povero e sciapo. Dalla A di Affogato alle nocciole alla Z di Zuppa di cocco e zucca, più di 200 pagine di ricette davvero interessanti. Marie Claire propone, chi ha letto Kitchen sa che ne vale la pena.


Laurel Evans, Buon appetito America, Guido Tommasi Editore, E.25
Americana residente in Italia da molti anni, Laurel Evans ci accompagna sul sentiero della notalgia per il cibo tradizionale del suo Paese. Hamburger, pie di zucca e hot dog? Si, certo, ma c'è di più. C'è il cibo cajun della Luisiana, la Clam Cowder del New England, i segreti per un brunch perfetto, di un barbecue doc, dei piatti del Ringraziamento ecc. In ogni pagina compaiono brevi testi di canzoni famosissime, made in USA ovviamente, che parlano di cibo... da Mr. Robinson, di Simon e Garfunkel a Mermaid's Avenue di Woody Guthrie.




Jorge Amado e Paloma Jorge Amado, La cucina di Bahia, Einaudi, E. 11,80
Ho sempre amato Amado. Fin da ragazzina, assaporavo i profumi e i sapori dell'intensa prosa dello scrittore bahiano, da Cacao a Sudore, leggevo della forza e della bellezza delle splendide donne, profumate di spezie, del Pelourinho, e mi innamoravo di un Paese, il Brasile, e ancor più il Brasile del Nordeste, che ho poi attraversato appassionatamente durante un lunghissimo viaggio, molti anni fa. Un mese da sogno, da Manaus a Iguassù.
Paloma, la figlia di Jorge Amado, ha affiancato il padre in questo libro affascinante, ricco di aromi e spezie, di brani e di consigli. Tutte le ricette bahiane, manicaretti raffinati, salse profumate, cibi per i riti magici del Candomblé, Moquecas afrodisiache, dolci e torte cucinate da Dona Flor in persona!


Joanne Glynn, A fuoco lento, Luxury Books, E.28
Questo è un libro per il sabato e domenica. Un libro per chi ama cucinare lentamente, assaporando profumi, assaggiando. Senza fretta. . Per chi cucina scalzo, con il sottofondo di una musica amata, sorseggiando vino rosso, sorridendo a chi ha vicino. Zuppe dense e profumate, ricchi arrosti di cacciagione e di pollame, pie rigonfi e dorati, stufati e brasati dessert imperdibili. Le fotografie sono affascinanti, superbe!




Trish Deseine, La felicità è servita, Guido Tommasi Editore, E.25
Esattamente il contrario del precedente! Ed altrettanto bello, interessante, ricco! Qui la cucina è quella di chi lavora, ha figli, impegni...e corre, è sempre di fretta, ma ama mangiare, cucinare e farlo bene. Come si fa? Rivisitando e semplificando ricette classiche o moderne, preparando prima, adeguando la cucina alla vita e non viceversa.





Luca Montersino Roberto Sammartini, Croissant e biscotti, Fabbri Editori, E.32
Un classico della dolcezza e della bontà, coniugate con l'attenzione alla salute e alle intolleranze. Dalla primacolazione alla merenda, tantissime ricette e tecniche per sfornare biscotti profumati e nutrienti, croissant sfogliati e friabili, dolcetti golosi, pasticcini deliziosi. Per le merende sane e genuine dei nostri bambini...ma anche per noi!




Ernst Knam, L'arte del dolce, Mondadori, E. 23
Ancora non lo avete???Ahi, ahi, ahi!!! Un libro bellissimo, pieno di ricette, di consigli, di tecniche, di suggerimenti. Dolci raffinati, particolari, curiosi, classici. E poi biscotti, mousse, cioccolatini, marmellate.
Non è un nuovo, ma un ri- acquisto, per me. L'avevo da tempo, ma l'ho regalato ad un'amica golosa e ieri ne ho approfittato per rimetterne una copia sullo scaffale.

Ho fatto una ricca spesa, se pensate che, oltre a questi, ho portato a casa anche una decina di libri di narrativa...ma di quelli parliamo un'altra volta!

lunedì 11 gennaio 2010

La forza delle donne.La recensione di un vecchio libro bellissimo. Petto d'anatra con trevisana e mela al profumo di mandarino.


(foto internet da : Pane nero, di Miriam Mafai)

Alcuni anni fa ho letto un libro bellissimo. E’ scritto da una donna: e questa è già un bella cosa. E se la donna poi è una grande giornalista, editorialista, co-fondatrice di uno dei più importanti quotidiani del nostro Paese, ancora meglio. Questa donna è Miriam Mafai e il suo libro, uscito nel 1987, è Pane nero - Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale. In questo libro la Mafai ha attraversato, con intensità e delicatezza, la storia collettiva delle donne negli anni dal 40 al 45, dalla trionfalistica dichiarazione di guerra di Mussolini, attraverso gli anni bui e tragici di perdite e di fame, di “pane nero” appunto. Anni in cui le donne uscirono dagli spazi protetti delle loro case, tornarono ( la prima volta era stato durante la Prima Guerra Mondiale) a cercare lavoro, ma anche a prendere decisioni, a compiere scelte estreme e coraggiose. Con gli uomini in guerra erano loro le nuove capofamiglia: giovani e meno giovani, eleganti borghesi o proletarie, cittadine o campagnole, operaie, impiegate, partigiane o fasciste. Furono davvero le donne le uniche vincitrici di una guerra persa tragicamente. Donne che seppero uscire dagli schemi che la società e la cultura fascista aveva imposto loro, che seppero trovare in sé capacità e sicurezze, che seppero crescere rapidamente, assumere decisioni, compiere scelte responsabili. E la Mafai ci racconta la loro Resistenza, come partigiane, in città o sulle montagne, ma anche come madri e mogli: impegnate nella resistenza alla fame, alle bombe, alla penuria. Nell’inventarsi ogni giorno qualcosa da mettere in tavola, per i figli che rimanevano, con le dispense vuote, le tessere annonarie inutili, gli alimenti fondamentali introvabili.
In un passaggio del libro, l’autrice racconta di un soffritto senz’olio, che mi è rimasto in mente. Poiché l’olio era introvabile, e comunque proibitivo, le donne facevano cuocere piano le cipolle tritate, aggiungendo poca acqua. Il sapore del “fondo” di cipolle ricordava quello del soffritto e conferiva al piatto, spesso solo patate, o zucca o polenta, un aroma gradevole, se pur privo del condimento.
E ricordando quel “trucco”, l’altra sera, ho messo insieme questa pietanza, che elimina i grassi (almeno in grandissima parte) lasciando al piatto un aroma piacevole e ricco.
Nella ricetta ho lasciato l’indicazione di un cucchiaino di olio evo. Ma io non l’ho usato affatto e vi assicuro che era buonissimo!
Prima di cucinare l’anatra, rifilate bene il grasso che ricopre i petti: io ne ho lasciato solo poco, un rettangolino o poco più, al centro, dove il petto và a posarsi sulla padella calda. E’ sufficiente per non far aderire la carne alla padella rovente e proteggerla un poco.
La trevisana, amarognola e croccante, ben si bilancia con la mela, morbida e dolce, e contrasta piacevolmente con la carne dell’anatra, profumata al mandarino. I carciofi poi conferiscono una fresca croccantezza…oh, insomma, giudicate un po’ voi!!

Petto d’anatra su trevisana e mela al profumo di mandarino.



4 piccoli petti d’anatra (circa 1 etto l’uno)
1 cipollotto di tropea ( o una piccola cipolla)
2 cespi di trevisana
1 mela croccante + una per la decorazione
2 carciofi
Olio evo, 2 cucchiaini (facoltativo)
Buccia grattugiata di mandarino (o arancia)
½ bicchiere di vino bianco secco
Sale, pepe, noce moscata

Pulire i carciofi, togliendo le foglie esterne più dure e la barbetta interna. Dividerli in 4 parti, e poi a lamelle sottili, tuffandole subito in acqua freddissima acidulata con succo di limone. Pelare i gambi e affettarli sottilmente per il lungo con l’aiuto di un pelapatate: tuffando le striscioline in acqua e ghiaccio, con un poco di limone, si otterranno dei riccioli decorativi.
In una padella mettere pochissimo olio(facoltativo) e far cuocere piano il cipollotto tritato(oppure farlo cuocere senza olio, piano piano, aggiungendo qualche goccia d’acqua). Unire la trevisana pulita e tagliuzzata: far stufare unendo, se necessario, un po’ di acqua. Salare. Spegnere, e condire con una grattugiata di noce moscata. Raccogliere il composto e trasferirlo in un piatto: tenere al caldo. Nella stessa padella unire la mela tagliata a cubetti piccoli. Far rosolare in poco fondo di cottura della verdura per 5 minuti senza aggiungere altro condimento . Spegnere, salare e unire alla mela il composto di verdure. Mescolare e tenere in caldo.
Scaldare un’altra padella, antiaderente, disporre i petti d’anatra con la pelle sul fondo : far cuocere 5-7 minuti dalla parte della pelle, poi scolare il grasso e rigirare i petti. Far cuocere per 3 minuti, poi voltarli nuovamente, sfumare con poco vino bianco e far ridurre. Salare. Cospargere di un po’ di buccia di mandarino grattugiata e spegnere.
Comporre i piatti facendo una base di trevisana e mela. Sovrapponete il petto d’anatra scaloppato ( deve rimanere molto rosato all’interno), e coprite con le lamelle di carciofo. Decorate con un ricciolo di gambo di carciofo, qualche fettina di mela e una foglia di trevisana: fate cadere a pioggia un poco di pepe bianco di mulinello.

giovedì 29 ottobre 2009

Un giro da Feltrinelli. E la recensione de "I fuggitivi".


Ho letto un libro bellissimo.
Così volevo iniziare il mio post di oggi. E lasciarvi la recensione entusiastica di un libro di grande forza e bellezza.
Ma poi sono uscita di casa.
Ho deciso di dare una sberla al virus, ricacciarlo in un angolino e infischiarmene altamente, nonostante la lieve sensazione di nausea che mi accompagna.
Sono uscita, dunque, con l’idea di andare al mercato a far la spesa. Che non ho fatto.
Perché a metà di via XX Settembre, ho girato a destra e sono entrata alla Feltrinelli. Alla nuova Feltrinelli.
E sì che abito praticamente in centro: devo solo prendere un ascensore (eh, sì, noi a Genova ci muoviamo spesso “in verticale”!!) e far due passi, ma nel nuovo megastore Feltrinelli non ero ancora riuscita a passare.
E oggi ci sono entrata un po’ titubante, avendo sentito in giro i soliti genovesissimi mugugni del tipo “si stava meglio quando si stava peggio!” di cui siamo campioni, per lo meno nazionali!
Ci sono entrata titubante, dicevo, e dopo due secondi ero affascinata, emozionata e fiera.



Affascinata dalla quantità di proposte, dallo spazio gigantesco, dalla bellezza di una tale concentrazione di strumenti culturali; emozionata e fiera che la mia città, sempre piccola e apparentemente un po’ provinciale, abbia oggi la seconda più grande libreria d’Italia: una libreria immensa, luminosa, multi –tutto!
Sette piani per quasi 2000 mq. Che raccolgono più di 60.000 libri, e poi cd, dvd, video e video games, ed anche un reparto re-games, dove saranno a disposizione giochi di seconda mano.
Poltrone per leggere, spazi per studiare, silenziosi e discreti, un piccolo bar dove si può pranzare (e mi ci vedranno spesso!), uno spazio bambini, gestito in collaborazione con la Reggio Children.
Una zona grandissima e super fornita per le riviste, un angolo per l’oggettistica ed il design per la casa e la tavola, ed uno per la cartoleria; scaffali di splendidi libri d’arte, ed altri di fotografia.
Un’isola intera dedicata alla poesia: frequentatissima, oggi, da tanti ragazzi, studenti appena usciti da scuola, con zaino a tracolla e sguardi attenti.
E in più, i soliti giovani garbati commessi, gentili e soprattutto competenti, che ti aiutano, ti indirizzano e ti accompagnano, ti ordinano testi.
Certo, nei primi giorni qualche disagio c’è stato,mi diceva oggi uno di loro (e in fondo, chi di noi ha fatto un trasloco sa di che si parla… moltiplicatelo per i mq di differenza!).
Ovviamente, sono andata a curiosare nel reparto Food… e mi sono portata a casa due o tre volumi interessanti (poi ne parliamo,eh!) ed altri due li ho ordinati….
Che rabbia non aver portato con me la macchina fotografica!
(Le foto che vedete lassù, le ho prese in prestito da “ la Repubblica on line”.)
Ecco, ve l’ho detto!
E ora vi lascio alla recensione del bel libro che ho letto tutto d’un fiato, recensione che comincia così:


Ho letto un libro bellissimo.
E siccome non succede spesso, ultimamente, ve lo voglio proprio dire.
Come d’abitudine, ho comprato questo libro assieme ad almeno altri dodici o tredici, costruendomi tra le braccia una torre pesante e pericolante. Io in libreria vado proprio a far la spesa!
Perché ho scelto questo, non so: non avevo mai sentito parlare del suo autore, Nam Le. Forse il titolo, semplice e netto, I fuggitivi, forse la casa editrice, Guanda, quasi sempre garanzia di scelte felici, forse la copertina, dal disegno malinconico e bellissimo …
Li scelgo a volte così, i libri, d’istinto, al tatto, per un particolare che mi colpisce … e spesso sono scelte felici. Questo è stato una rivelazione. Una scrittura dura e netta, come un coltello affilato, ma per nulla forzata, costruita, se mai fluente e controllata, asciutta e incisiva, scabra e struggente.
E’ un libro di racconti. Sette racconti intensi e bellissimi. Sette storie di addii e di crescite, di passaggi dolorosi, di mondi al limite: al limite dell’umanità, della sofferenza; al limite di ciò che noi conosciamo e ricordiamo, o vogliamo sapere; al limite della bellezza e del dolore.
Tra la miseria atroce di una favela di Medellin, nei teatri e i vernissage di New York, su una barca di profughi nel mar della Cina, nel fango e nell’orrore di un villaggio del VietNam, in un rifugio drammaticamente fragile di Nagasaki, i protagonisti dei sette racconti di Nam Le si muovono in microcosmi di sofferenza e scelte disperate, costretti a crescere ed accettare un mondo che non fa sconti, dove ogni scelta provoca conseguenze irreparabili, dove la paura è costante, la vendetta non dà sollievo e la fuga, nonostante tutto, è impossibile .
Nessuna ricetta, in questo libro, né per sopravvivere, né tantomeno culinaria.
Ma personaggi disperati e orgogliosi, consapevoli e coraggiosi, nell’abisso di isolamento e alienazione a cui sono (siamo) inesorabilmente condannati.


Nam, Le I fuggitivi, ed. Guanda, 2009, E.16,50

martedì 29 settembre 2009

Caffé Babilonia e la zuppa di melagrana!



Questa è una ricetta che riunisce due delle mie passioni : la lettura e la cucina.
La ricetta è tratta da un delizioso libro, letto parecchio tempo fa, di Marsha Mehran , Caffé Babilonia: la storia di tre sorelle , fuggite dall’Iran komehinista , che si rifugiano in un paesino irlandese, piovoso e un po’ pettegolo, dove aprono un piccolo locale. Qui, tra profumi di spezie, colori e sapori esotici, le tre giovani propongono i piatti della loro terra lontana. Zuppa di lenticchie rosse, baklava, dolmeh, orecchie di elefante, pane lavash,e zuppa di melagrana, appunto, sono alcune delle ricette che vengono fornite dall’autrice in apertura di ogni capitolo e che si intrecceranno alle storie che si snodano nel libro: la vita in un Iran che diventa giorno per giorno più minaccioso, cupo e violento; l’orrore per le brutalità che le giovani donne devono subire; la fuga rocambolesca; lo smarrimento all’arrivo in una terra straniera; la forza d’animo, tra entusiasmi, errori, accoglienze e rifiuti, che porterà le tre sorelle a ricostruire la propria vita. Il lieto fine quasi da fiaba, chiude il romanzo, che tocca con grazia e pudore i temi della lontananza dalla propria terra, della difficoltà di integrazione, della diffidenza verso lo straniero, della capacità che hanno le persone di costruire nuovi rapporti, affetti e relazioni,e ci avvolge con il calore della speranza.
Certo Caffè Babilonia non è libro di impegno profondo, a volte scivola pericolosamente sul ciglio del “rosa”, a volte ci affonda un poco, ma recupera rapidamente, con la dignità di una lettura leggera e piacevole.

E' evidente che questa zuppa la dovevo assolutamente provare, visti gli ingredienti!
La zuppa è deliziosa!Profumata, delicatamente esotica, con un retrogusto piacevolmente agrodolce e piccantino. Davvero buonissima! La versione originale, che ho testato, non mi soddisfaceva e così ho modificato un po' dosi e tempi di cottura.

Questa è la ricetta modificata da me e a seguire quella originale dell’autrice .

Zuppa di melagrana (mia versione)





1 grossa cipolla tagliata sottile
1 cipolla piccola grattugiata
2 cucchiai di olio d’oliva
½ tazza di piselli gialli spezzati
10 tazze d’acqua, ca. 2 litri
1 cucchiaino di sale
½ cucchiaino di pepe nero macinato
1 cucchiaino di curcuma
2 cucchiai di prezzemolo fresco tritato
2 cucchiai di foglie di coriandolo fresco tritate
1 cucchiaio di menta fresca tritata
2 scalogni freschi tritati
500 g di carne macinata di agnello
1 tazza di riso basmati
3 tazze e ½ di succo di melagrana
¼ di tazza di zucchero
1 cucchiaio di succo di lime
1 cucchiaio di polvere di angelica

In una pentola capiente fate rosolare la cipolla a fettine e gli scalogni tritati nell’olio evo. Aggiungere i piselli spezzati, l’acqua, ½ cucchiaino di sale, ¼ di cucchiaino di pepe e la curcuma. Portate ad ebollizione. Abbassate il fuoco, coprite e lasciate sobbollire per 10 minuti. Aggiungete il riso, e lasciate sobbollire per altri 15 minuti. Nel frattempo mescolate la carne con la cipolla grattugiata, il sale e il pepe avanzati; preparate delle polpettine e aggiungetele nella pentola insieme a prezzemolo, foglie di coriandolo, menta tritati. Coprite e lasciate sobbollire per altri 10 minuti. Unite il succo di melagrana, il succo di lime, lo zucchero e la polvere di angelica. Cuocete ancora 5 minuti. Servite caldo, accompagnato da una tazza di tè al cardamomo.

Zuppa di melagrana (versione M.Mehran)

2 grosse cipolle tagliate sottili
1 cipolla grattugiata
2 cucchiai di olio d’oliva
½ tazza di piselli gialli spezzati
10 tazze d’acqua
1 cucchiaino di sale
½ cucchiaino di pepe nero macinato
1 cucchiaino di curcuma
2 tazze di prezzemolo fresco tritato
2 tazze di foglie di coriandolo fresco tritate
1 tazza di menta fresca tritata
2 tazze di scalogno fresco tritato
500 g di carne macinata di agnello
1 tazza di riso
3 tazze e ½ di succo di melagrana
¼ di tazza di zucchero
1 cucchiaio di succo di lime
2 cucchiai di polvere di angelica

In una pentola capiente fate rosolare le cipolle nell’olio (e.v) d’oliva. Aggiungere i piselli spezzati, l’acqua, ½ cucchiaino di sale, ¼ di cucchiaino di pepe e la curcuma. Portate ad ebollizione. Abbassate il fuoco, coprite e lasciate sobbollire per 30 minuti. Aggiungete prezzemolo, foglie di coriandolo, menta e scalogno e lasciate sobbollire per altri 15 minuti. Nel frattempo mescolate la carne con la cipolla grattugiata, il sale e il pepe avanzati; preparate delle polpettine e aggiungetele nella pentola insieme agli ingredienti rimasti. Coprite e lasciate sobbollire per 45 minuti.

martedì 22 settembre 2009

Farmer market, Michelle Obama and me.



o la scoperta dell'uovo fresco!

Sempre più italiani si riscoprono " contadini metropolitani " (urban gardening).
Sempre più persone, di ogni ceto e condizione economica, scoprono il piacere di coltivare frutta e verdure sui terrazzi e balconi delle nostre città, trasformandoli in piccoli orti pensili.
Anche in Italia, come già in America, sono moltissimi coloro che convertono l’arredo vegetale e floreale di giardini e terrazze in orti produttivi seminando e crescendo con amore piante di pomodori, verdura, broccoli, melanzane, peperoni, fagiolini, cetrioli, fragole. Su balconi e davanzali di molte finestre crescono le aromatiche come basilico, prezzemolo, menta, rosmarino, origano, salvia, citronella.
Anche la First lady degli USA, Michelle Obama, ha scelto di puntare sulla qualità dei prodotti biologici e di incentivare la diffusione degli orti metropolitani autorizzandola creazione di un orto nei giardini dell’ala Sud della Casa Bianca.



Se non ve la sentite di zappettare, seminare, sarchiare e concimare, almeno comprate responsabile!



Lo fa anche la First Lady degli USA: comprate nei Farmer Market, realtà affermate, ormai, in gran parte delle nostre città!



Scelta importante, perchè mangiare biologico, consumare più verdure e meno carne, e soprattutto consumare locale, non ha solo effetti positivi sulla salute umana, ma anche su quella del pianeta, diminuendo lo spostamento di grandi quantitativi di derrate alimentari da un capo all’altro del mondo, con una riduzione consistente delle emissioni. Fa bene all'ambiente e fa bene a noi.



I mercati dei contadini ci offrono prodotti biologici, locali e di stagione.



Accorciano la filiera, perchè permettono l'incontro diretto tra produttore e consumatore.







Sono luogo di socializzazione, dove fare la spesa non è più solo un atto “funzionale” ed alienante, ma un tempo riconquistato al piacere e alla socialità




Il martedi e il giovedi, nelle strade del centro di Genova, i contadini delle Valli liguri offrono i loro prodotti stagionali e le specialità del territorio.


Io compro qui da molto tempo, con fiducia, latte crudo e burro fresco, verdure e pane, frutta e farine...



Ci arrivo a piedi, faccio la spesa, giro tra i banchi, chiacchiero con i contadini e con i clienti, scambio ricette. Una sorta di slow shopping, si potrà chiamare così?

E nella vostra città, dove sono i farmer markets?

sabato 18 luglio 2009

Tempo di sagre. Tempo di Feste !



L'estate, si sa, è tempo di sagre.
Non so a voi, ma a piacciono. Mi fanno tenerezza, forse un poco di buona malinconia. Sono lo specchio garbato, forbito ed un po' sciupato di una società che non c'è più: i balli tra due vecchie zie, i ragazzi che guardano, i vecchi che rivivono un sorriso di giovinezza, nel passo un po' faticoso della danza antica, il cibo come gioia di stare insieme, il chiasso dei bambini,l'abbaiare di un cane.
E l'altra sera eravamo a Magliolo, paesino alle spalle di Pietra Ligure, a mangiare polenta e funghi, porchetta arrosto e deliziose frittelle salate di zucchine o dolci di mele e uvetta.







L'estate è anche tempo di Feste. Feste dell'Unità, si chiamavano un tempo. Per il quotidiano del Partito,certo, ma forse anche per un'idea di unità, appunto, di compartecipazione. Oggi sono le Feste Democratiche. Ed anche qui si balla, si mangiano ravioli al ragù e salsicce ai ferri, si ride, si sta insieme.
E ieri sera ero alla Festa della Val Polcevera.











E ho incontrato tanti giovani belli, allegri, generosi del loro tempo e dei loro pensieri. Accanto agli anziani che raccontavano di Resistenze e di vite dure e difficili, loro ascoltavano con rispetto e ammirazione.
E ridevano e cantavano e cucinavano e discutevano, del mondo che vogliono costruire, di ciò che abbiamo lasciato loro e di come lo vogliono cambiare, del loro presente e del loro futuro, con rigore, onestà e limpidezza. Sono fiera di questa gioventù sana e fattiva, che passa i suoi sabati a fare crepes e ad organizzare le proprie vacanze nelle tendopoli in Abruzzo, non in discoteca o in qualche resort modaiolo! Grazie ragazzi, perchè ci siete e siete così e forse saprete costruire un mondo più giusto e più pulito. Noi non ne siamo stati capaci.
E fate buone vacanze all'Aquila!









domenica 12 luglio 2009

Stiamo svegli! Parfait al caffé.

Mentre me ne stavo rincantucciata nel mio angolino d'ambascia, la settimana ha pensato bene di offrire tutta una serie di eventi, di accadimenti, di occasioni di dibattito e scontro, politico e non.

Si è aperto (e chiuso) il G8, forse l'ultimo per un po' per il nostro Paese, precipitato nell'immondezzaio della derisione pubblica dei suoi governanti, scivolato in una crisi economica che non si vuol riconoscere, forse perchè non si hanno gli strumenti per affrontarla.

Primi uomini e prime donne hanno visitato le rovine d'Abruzzo, esposte alla commiserazione e alla questua, scuotendo il capo e tergendo una lacrima:ma pare comunque che i denari non saranno sufficienti. E ultimi uomini e ultime donne continueranno ad attendere in tenda.

Un tristo figuro si aggirava nella notte del suo animo torbido e dissociato ed aggrediva e violava giovani donne nei bui sotterranei di una città atterrita, di un Paese sgomento, che oggi non sa far altro che discutere sull'appartenenza politica dello stupratore.

Una legge cattiva vuol punire chi cerca, nel nostro Paese di antichi emigranti, rifugio, respiro e un po' di dignità ed equilibrio; chi si crede ormai in salvo, dopo la fuga da guerre, fame e orrore. Una legge cattiva e stupida, che condanna alla clandestinità vera, all'interdizione da scuole e ospedali, alla sottrazione dei neonati, se dichiarati all'anagrafe, alla delazione da parte di ogni ufficiale dello stato (insegnanti, medici, infermieri, ecc.). Ma non l'avevamo già visto, questo episodio abominevole della nostra storia?

Un prete denuncia un giovane - di origine marocchina - perchè "ruba" la luce, l'acqua e il gas di una stanzetta della parrocchia: con buona pace del Vangelo, di "avevo fame e mi avete sfamato", di "ero straniero e mi avete accolto". Si, è proprio vero: non lo ha aiutato, perchè bisognoso- Non lo ha sfamato o dissetato- non lo ha curato e consolato, perchè malato, solo, forse disperato. No, lo ha denunciato, perchè doveva tutelare la proprietà della chiesa ( ha detto proprio così!). Così ora il giovane è stato espulso, dal nostro Paese ormai sazio e ricco, dal Paese dal quale, fino a quaranta-cinquant'anni fa, partivano migliaia di uomini altrettanto tristi, soli e disperati, cercando altrove quel benessere che ora ci teniamo stretto, tra le dita adunche di improbabili, squallidi Scrooge.

Stiamo desti, per favore. Svegli, attenti, pronti. Vigiliamo su quel che accade, non assopiamoci all'afa umida di quest'estate così paurosa, così triste per la dignità del nostro Paese, di noi tutti.

Stiamo svegli.


E per ringraziarvi di avermi letto ancora, questa sera, vi lascio un caffè cremoso e fresco, un tonico goloso che vi aiuterà, forse, a star svegli, con dolcezza.


Parfait al caffè.
(dal corso sul gelato dello chef Angelo Principe)



per 10 persone

50g di tuorli
100 g di uova
150g di zucchero semolato
65g di caffè ristretto
250g di panna fresca

Mescolare i tuorli in una bacinella con le uova, lo zucchero e il caffè.
Cuocere la crema a bagnomaria senza mai smettere di mescolare finchè non avrà raggiunto gli 85°. Trasferitela immediatamente nella planetaria o montatela con la frusta fino a completo raffreddamento.
Con un movimento dal basso verso l'alto, unite delicatamente la panna montata e versate poi il composto negli stampini monoporzione in alluminio (o in una forma da parfait).
Trasferite in freezer per almeno sei ore.
Sformateli nei piatti e guarnite con salsa al cioccolato, panna montata o a piacere.

domenica 28 giugno 2009

Genova e il Pride.



Ieri sono stata al Pride. A Genova. Ci sono andata perché la mia figlia più grande organizzava, con i suoi compagni di partito, uno dei carri a tema.
Poi perché le cose che ti succedono vicino, sotto il naso, praticamente, non puoi mica far finta di non vederle.
Poi perché volevo un po’ vedere di persona se il Pride è davvero quell’insieme di tette finte, volgarità e immagini shockanti che ci regalano, ogni anno tg e quotidiani.
E non lo è.
Ieri a Genova è stata una festa: di colori, di suoni, di canti, di chi voleva ricordare che ognuno ha diritto di amare a suo modo, di essere felice come può e come sa. Senza far male a nessuno. Ma ha diritto alla ricerca della sua felicità.
E il corteo gioioso, allegro, monello e scanzonato di ieri l’ha ricordato a tutta la città. E la città c’era. Vi assicuro che ero così felice, così orgogliosa della mia città, che ha risposto così serenamente, così affettuosamente, così civilmente ai tantissimi che sono venuti da tutta Italia.
Eravamo tanti, nelle vie di una Genova pulita e luminosa, nonostante qualche nuvola ed anche qualche goccia, rara, di pioggia. Eravamo tanti, ai bordi delle strade, sui larghi marciapiedi delle piazze, nel corteo, mescolati, diversi tra i diversi, uguali nella voglia di sorridere, cantare e sperare in un mondo dove tutti possano cercare i loro spazi di felicità.



C’era la cosiddetta “società civile”, ieri, in strada. C’erano famiglie tradizionali e famiglie gay, c’erano giovani,bellissimi, tantissimi, una fiumana: e questo riempie il cuore di speranza. C’erano anziane signore, allegre e scanzonate. C’erano professoresse di Liceo e professori dell’Università. C’erano medici ed impiegati del Comune.C’erano sacerdoti illuminati, c’erano signori distinti. C’erano politici, parecchi, mescolati tra la folla. Qualcuno ha scritto: “il sindaco era solo, sul palco”. E meno male! Nessuno ha voluto che questa giornata diventasse un palcoscenico personale. Il sindaco, davvero bravissima, ha salutato a nome di tutta la città, quella che c’era e quella che aveva preferito non esserci. Ed ha ribadito la volontà di Genova di diventare città dei diritti.
I giornalisti presenti fotografavano, spintonandosi, le poche tette finte, i travestimenti e gli atteggiamenti audaci. Io e molti altri abiamo fotografato tutto il resto!
A metà della sfilata, i ragazzi del carro, amici di mia figlia, mi hanno invitata, tra canti e risate, a salire con loro: e da lassù la città era colorata e multi-tutto: multietnica, multisessuale, multicolore.
Era una città bellissima, una città in cui, spesso, è bellissimo vivere.
Ieri sono stata al Pride. A Genova. Meno male che non l’ho perso!!