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martedì 11 febbraio 2020

Verdi (Renato Castellani)


Verdi (produzione Rai,1982) Scritto e diretto da Renato Castellani. Fotografia di Giuseppe Ruzzolini. Musiche di Verdi, Rossini, Boito, Wagner, Bellini, Donizetti. Musiche per lo sceneggiato: Roman Vlad. Scenografia: Carlo Tommasi, Elio Balletti. Costumi: Maria De Matteis, Enrico Luzzi. Interpreti: Roberto Cominati (Verdi da bambino), Enrico Fagnoni (Verdi a 9 anni), Stefano Coratti (Verdi a 18 anni), Ronald Pickup (Verdi adulto, voce di Gianni Marzocchi), Carla Fracci (Giuseppina Strepponi), Omero Antonutti (padre di Verdi), Giampiero Albertini (Barezzi), Giulio Bosetti (voce narrante), Daria Nicolodi (Margherita Barezzi), Adriana Innocenti (Maria Barezzi), Nanni Svampa (Merelli), Giorgio Trestini (Solera), Raimondo Penne (Francesco Maria Piave), Ugo Bologna (Donizetti), Milena Vukotic (Clara Maffei), Enzo Cerusico (Emanuele Muzio), Eva Christian (Teresa Stolz), Victoria Zinny (Maria Waldmann), Nino Dal Fabbro (Giulio Ricordi), Lino Capolicchio (Arrigo Boito), Giampiero Becherelli (Camillo Boito), Jan Niklas (Angelo Mariani), Renzo Palmer (Cavour), Tito Schipa jr (Franco Faccio), Renato Montanari (Ghislanzoni), Leopoldo Trieste (Finola), Carlo Colombo (Giovannino Barezzi), Pierluigi Giorgio (Provesi), Fernando Cerulli (Lavigna), Jackie Basehart (Tamberlick), Anna Orso (Filomena adulta), Elena Vaccarossa (Filomena bambina), Lino Puglisi, Clara Colosimo, Carlo Tuand, Paolo Silveri, Silvia Silveri, Leila Gencer (Marianna Barbieri-Nini), Luciana Palombi, Paolo Gozlino (Rigoletto), e molti altri. Durata: nove puntate di un'ora e un quarto circa l'una

Lo sceneggiato Rai su Giuseppe Verdi, andato in onda per la prima volta nell'inverno 1982, ed è uno tra i più famosi e celebrati di quel periodo; dispiace quindi prenderne le distanze, perché è stato fatto con passione e con molta cura, ma qualcosa va pur detto. Rivisto oggi, dopo quasi quarant'anni, ho trovato molto belle le prime due puntate, con l'infanzia e la giovinezza di Verdi; andando avanti, però, qualcosa non convince e chi conosce almeno un po' le opere di Verdi e la loro cronologia qualcosa da ridire lo trova, un "ma" sorge spesso durante la visione, anche a non essere esperti. Sono nove puntate, di un'ora e un quarto circa ciascuna, e siamo nel 1982, quindi poco prima dell'avvento di Berlusconi e della tv commerciale che avrebbe cambiato drasticamente il modo di intendere la televisione. Dopo quel 1982, avrebbe preso piede definitivamente l'idea che la tv si fa per la pubblicità; lentamente e con qualche resistenza all'inizio, fino al referendum del 1995 sulle televendite, che vide gli italiani votare contro i loro stessi interessi. Ma questa è una storia che porterebbe lontano, di sicuro c'è il calo qualitativo delle produzioni Rai negli ultimi vent'anni, ma la Rai è ormai occupata stabilmente da funzionari (a tutti i livelli: alti, bassi e medio-bassi) da persone nate e cresciute sotto le tv commerciali, alle quali i nomi di Sergio Pugliese e di Vittorio Veltroni non diranno niente di niente.

Detto questo, e premettendo (ovviamente) che si tratta di un ottimo lavoro e consigliabile a chiunque voglia iniziare un percorso su Verdi, lo sceneggiato Rai scritto e diretto da Renato Castellani ha alcuni difetti che provo a raccontare qui sotto. In primo luogo, danno fastidio le molte (troppe) arie storpiate o canticchiate malamente in ogni puntata; la cosa peggiore è per "Un ballo in maschera" stonata malamente e a lungo dal ragazzotto romano nella puntata del "Viva VERDI" risorgimentale, ma capita spesso per tutte le puntate di ascoltare canticchiare o accennare musica meravigliosa che si vorrebbe invece sentir eseguire come si deve. Tra l'altro, Castellani e Roman Vlad (suo consulente), si appoggiano per il resto a registrazioni Rai preesistenti di ottimo livello, quindi a costo zero; la scelta di far canticchiare gli attori è quindi piuttosto strana da ogni punto di vista. "Un ballo in maschera", tra l'altro, non è in colonna sonora e me ne chiedo ancora la ragione.
 

Un secondo difetto è sicuramente nella scelta del protagonista, l'attore inglese Ronald Pickup; scelta che fu molto criticata anche quarant'anni fa. E' vero che Pickup non sfigura al pianoforte, e che ha una certa somiglianza fisica, da silhouette, con le fotografie del vero Verdi; ma quello che ne esce è poco più di una figurina ritagliata, senza forza e senza spessore. Viene spontaneo il paragone con il Puccini diretto da Sandro Bolchi (1973) e con il Rossini di Mario Monicelli (1992), dove la parte di protagonista spettava ad attori di livello altissimo o comunque buono (Alberto Lionello, Philippe Noiret, Sergio Castellitto); ma basta anche guardare le prime due puntate, con attori veri come Giampiero Albertini e Omero Antonutti, per capire la necessità di una presenza scenica di livello soprattutto quando il protagonista è una figura imponente come Giuseppe Verdi. Il regista Castellani era reduce da un altro grande successo, dieci anni prima (1971) con "La vita di Leonardo da Vinci": l'impostazione è simile, ma il protagonista era Philippe Leroy e tutto funziona molto meglio. Dal "Leonardo" del '71 Castellani riprende anche la figura del narratore, l'ottimo Giulio Bosetti: che nel "Verdi" è una voce fuori campo, mentre nel "Leonardo" era ben presente sullo schermo, in abiti moderni, anticipando Piero Angela e molti documentaristi d'oggi.
 
 
C'è poi una certa confusione con la successione delle opere, e con le date: per gli "anni di galera" bisognava almeno fare un elenco, una citazione veloce, per tutte le opere di quel periodo. Si tace totalmente su Alzira e Stiffelio, c'è solo un cenno velocissimo per "I due Foscari", trascurato anche il "Simon Boccanegra", e poco spazio ha, tutto sommato, anche il "Macbeth". Erano gli anni delle leggendarie esecuzioni di Claudio Abbado e di Giorgio Strehler, forse sarebbe bastato tagliare qualche minuto dalla Traviata e dal Trovatore (opere molto più note) per avere spazio a sufficienza per tutto. Nella ricostruzione del dissidio con Angelo Mariani non viene detto che poi Aida al Cairo fu diretta da Giovanni Bottesini. Nella ricostruzione storica, oltretutto, manca la presa di Porta Pia (1870), con il completamento dell'Unità d'Italia, e si tace sull'annessione di Venezia e del Veneto.
C'è pochissimo spazio per Giulio Ricordi, ridotto a una figurina di contorno; tra le cose positive c'è invece il risalto dato a Margherita Barezzi. Tutto sommato buona l'idea data di Giuseppina Strepponi: Carla Fracci è bravissima nel renderla positiva e simpatica, ma non vengono nascosti gli aspetti negativi di Giuseppina Strepponi, le sue battute di pessimo gusto sulla salute di Mariani, i figli tenuti lontani di cui si fa spesso cenno. Avrei evitato volentieri, invece, i "che donna!", due o tre volte, che Castellani mette in sceneggiatura parlando della Strepponi; così come avrei evitato volentieri i riferimenti ad aspetti delle malattie (Muzio che assiste Verdi: bene sottolinearlo, ma certi dettagli si potevano lasciar perdere).
Qua e là appare anche Wagner, presentato troppo sbrigativamente come un "rivale" di Verdi; la realtà è molto più complessa, tutto è presentato in modo troppo superficiale. Non ho trovato il nome dell'attore che interpreta Wagner, ma si tratta comunque di poche inquadrature senza troppo rilievo.

 
Gli attori: il migliore è Giampiero Albertini, che rende un Barezzi memorabile. Anche Carla Fracci è molto brava, e non era scontato non essendo attrice di professione. Omero Antonutti, che interpreta il padre di Verdi, replica per molti aspetti il ruolo che aveva in "Padre padrone" dei Taviani (1972). Roberto Cominati, che interpreta Verdi da bambino, è poi diventato un concertista vero, pianista di successo e ancora in attività. Ma tutto il cast è ben scelto, ruolo per ruolo (invito a leggere l'elenco che ho messo qui sopra), anche se con Arrigo Boito e Franco Faccio si corre ancora il rischio della "figurina ritagliata" come per Pickup con Verdi: non per demerito degli attori (Capolicchio è un ottimo attore) ma per precisa scelta registica. E' un rischio che si corre spesso nei film biografici, bisogna mettere per forza quel personaggio e in fase di scrittura non sempre si riesce a dargli la forza necessaria. Enzo Cerusico, che interpreta Emanuele Muzio, è doppiato e irriconoscibile sotto una parrucca rossa; era un attore molto noto e stupisce che sia stato scelto per non farlo recitare. Nella versione americana il narratore è Burt Lancaster; nella versione originale c'è Giulio Bosetti, uno dei grandi del teatro italiano nella seconda metà del Novecento. Manca comunque un vero protagonista, non c'è l'equivalente di Alberto Lionello nel "Puccini" di Bolchi, ma nemmeno quello di Noiret e Castellitto nel "Rossini" di Monicelli. E' vero che Ronald Pickup suona il piano e ha la silhouette giusta, ma i primi piani mostrano quasi sempre una faccina sperduta che non rende giustizia al carattere di Verdi; ma forse Castellani lo voleva proprio così, alter ego e sdoppiamento del narratore sulla falsariga del suo "Leonardo" con Philippe Leroy. Va detto che Leroy aveva tutt'altra presenza scenica rispetto a Pickup, e del resto la carriera dei due attori parla da sola. Tra gli attori anche diversi cantanti d'opera: Leila Gencer per il Macbeth al pianoforte nella quarta puntata, e poi Paolo Silveri, Silvia Silveri, Carlo Tuand, Luciana Palombi, e altri ancora (difficile segnalare dove di preciso, mancano le indicazioni).
Per la musica si attinge alle registrazioni Rai, del resto ottime (Maria Callas per Traviata, il Rigoletto con Pavarotti e Cappuccilli, e tanto altro); unica eccezione, se non sbaglio, è l'Otello di Mario del Monaco. La musica originale, scritta apposta per lo sceneggiato, è di Roman Vlad: la si ascolta soprattutto nella prima puntata, quando bisogna rendere un'idea delle prime composizioni di Giuseppe Verdi, andate perdute (distrutte dallo stesso Verdi); Vlad ha fatto un ottimo lavoro, che meriterebbe maggiore attenzione.
 

Sul mio piano personale, ho ritrovato il ricordo dell'allestimento del set in esterni: a Milano venne steso una specie di grande tappeto di plastica che simulava il selciato ottocentesco, e tra i molti curiosi c'ero anch'io. Viste le immagini, direi che si è trattato di un lavoro ben fatto.
Mi ha fatto molto piacere rivedere la Scala con i colori giusti, quelli del tempo di Verdi che fino agli anni '90 erano ancora visibili e che poi sono stati cancellati nel restauro di inizio Duemila, con la pretesa di tornare al progetto del Piermarini. Quando passo davanti alla Scala, o a Palazzo Reale, con tutti quei marmi bianchi mi sembra sempre di essere al Monumentale - ma ormai a chi interessa più.
Molto belle le locations, quasi tutte nei luoghi originali dove possibile; non si vede però mai l'interno della Scala, quel teatro è il Ponchielli di Cremona (più piccolo, si contino le gallerie) che alla Scala somiglia molto.
 
Le registrazioni utilizzate nello sceneggiato:
Prima puntata:
- Donizetti, L'elisir d'amore: "Una furtiva lacrima", tenore Cesare Valletti, Rai Roma dir.Gianandrea Gavazzeni.
- Bellini, Capuleti e Montecchi: "O quante volte, o quante", soprano Antonietta Pastori, Rai Roma dir. Lorin Maazel.
Seconda puntata:
- Verdi, Oberto conte di san Bonifacio: basso Simon Estes, Comunale Bologna dir. Zoltan Pesko
- Verdi, Un giorno di regno: Rai Milano dir. Alfredo Simonetto
Terza puntata:
- Verdi, Nabucco: Paolo Silveri, Caterina Mancini, Gabriella Gatti Rai Roma dir. Fernando Previtali
- Verdi, I Lombardi alla Prima Crociata: orchestra Rai Roma dir. Manno Wolf Ferrari
Quarta puntata:
- Verdi, Ernani: Giuseppe Taddei e Caterina Mancini, Rai Roma dir. Fernando Previtali
- Verdi, Attila: Dino Dondi, Rai Roma dir. Fernando Previtali
- Verdi, Macbeth: Leila Gencer e Giuseppe Taddei al piano

 
Quinta puntata:
- Verdi, Rigoletto: Pavarotti, Cappuccilli, Rinaldi, Lazzarini Rai Torino dir. Mario Rossi
- Verdi, Rigoletto: Lina Pagliughi Rai Torino dir. Angelo Questa
- Verdi, Il Trovatore: Lauri Volpi, Mancini, Pirazzini Rai Roma dir. Previtali
Sesta puntata:
- Verdi, La Traviata: Callas e Ugo Savarese Rai Torino dir. Gabriele Santini
- Verdi, I Vespri Siciliani: Rai Roma dir. Thomas Schippers
- Verdi, Simon Boccanegra: Mario Petri, Rai Roma dir. Francesco Molinari Pradelli
- Verdi, Aroldo: Rai Torino dir. Gianfranco Masini
Settima puntata:
- Verdi, La forza del destino: Galliano Masini, Carlo Tagliabue, Rai Torino dir. Gino Marinuzzi
- Verdi, Macbeth: Alda Borelli Morgan, Rai Milano dir. Ferruccio Scaglia
- Verdi, Don Carlo: Tancredi Pasero, Rai Torino dir. Ugo Tanzini
- Boito, Mefistofele: Ferruccio Tagliavini, Rai Torino dir. Angelo Questa
Ottava puntata:
- Verdi, Aida: Franco Corelli, Giulio Neri, Miriam Pirazzini, Maria Curtis Verna, Rai Torino dir. Angelo Questa
- Verdi, Traviata: Rai Torino dir. Gabriele Santini
Nona puntata:
- Verdi, Otello: Mario Del Monaco, Santa Cecilia, Erede
- Verdi, Falstaff: Giuseppe Taddei, Rai Torino dir. Mario Rossi
La voce di Giuseppina Strepponi, nel canto, è di Jeanne Marie Bima; la voce di Teresa Stolz, sempre nel canto, è di Mara Zampieri. Le musiche di Roman Vlad nella prima puntata sono dirette da Gianfranco Plenizio con l'Orchestra Unione Musicisti di Roma.





venerdì 11 novembre 2016

Casa Ricordi ( 1954 )

 
Casa Ricordi (1954) Regia di Carmine Gallone. Scritto da Leonardo Benvenuti, Luigi F. d'Amico, Agenore Incrocci, Furio Scarpelli, Nino Novarese, Carmine Gallone. Musica di Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi, Puccini. Altre musiche e supervisione di Renzo Rossellini.Fotografia di Marco Scarpelli. Scene e costumi di Mario Chiari, Beni Montresor, Mario Garbuglia. Durata 110 minuti
Interpreti: Paolo Stoppa (Giovanni Ricordi), Renzo Giovampietro (Tito Ricordi), Andrea Checchi (Giulio Ricordi)
Interpreti per l'episodio di Rossini: Roland Alexandre (Gioacchino Rossini), Marta Toren (Isabella Colbran) Roldano Lupi (Domenico Barbaja)
Interpreti per l'episodio di Donizetti: Marcello Mastroianni (Gaetano Donizetti), Micheline Presle (Virginia Marchi); Aldo Ronconi (il tenore Maselli)
Interpreti per l'episodio di Bellini: Maurice Ronet (Vincenzo Bellini), Myriam Bru (Luisa Lewis, amante di Bellini), Nadia Gray (Giulia Grisi), Aldo Silvani (il medico)
Interpreti per l'episodio di Verdi: Fosco Giachetti (Giuseppe Verdi), Elisa Cegani (Giuseppina Strepponi), Fausto Tozzi (Arrigo Boito)
Interpreti per l'episodio di Puccini: Gabriele Ferzetti (Giacomo Puccini), Danièle Delorme (Maria, ispiratrice per Mimì)
Altri interpreti: Sergio Tofano (Cesarini Sforza), Georges Bréhat (brigadiere), Manlio Busoni: (sovrintendente), Julien Carette (l'oste), Memmo Carotenuto (lo stuccatore), Lauro Gazzolo (carrettiere di Casa Ricordi), Renato Malavasi (Ambrogi), Vira Silenti (Marietta Ricordi), Giuseppe Varni, Antoine Balpêtré (Dottor Fleury), Mimo Billi, Giovanni Checchi, Nelly Corradi (soprano), Claudio Ermelli, Paola Rolando, Danik Patisson, Giuseppe Porelli (Carlotti), Gustavo Serena (direttore di scena)
Cantanti in scena. Mario Del Monaco, Tito Gobbi, Renata Tebaldi, Giulio Neri, Italo Tajo, Gianni Poggi, Giulietta Simionato, Gino Mattera, Marinella Meli. Direttori d'orchestra: Franco Capuana, Gianandrea Gavazzeni, Gabriele Santini, Franco Ferrara; maestro del coro Giuseppe Conca.

"Casa Ricordi" è un film del 1954 diretto da Carmine Gallone, che ripercorre la storia della grande dinastia di editori musicali milanesi iniziata nel 1808 con Giovanni Ricordi (1785-1853), proseguita con il figlio Tito (1811-1888) e il nipote Giulio (1840-1912). A loro seguirà un altro Tito (1865-1933); dal 1919 cominciano ad entrare in azienda amministratori estranei alla famiglia, ma di questo nel film non si parla. Si comincia con Giovanni Ricordi, che inizia a stampare gli spartiti ancora scritti a mano dell'archivio della Scala, rendendoli quindi disponibili a tutti; siamo al tempo di Rossini, i primi anni dell'Ottocento.
 

E' un film colorato, ricco, divertente, un po' banale nelle scelte musicali (ma siamo nel 1954, ci poteva stare); ogni tanto è meglio sorvolare sull'attendibilità storica. Si fa ancora vedere nonostante tutto, ma non mi sentirei di dire che sia un film davvero da conoscere, se non per semplice curiosità legata a interessi musicali. La sceneggiatura è di Age, Scarpelli, Luigi F. D'Amico, Nino Novarese, Benvenuti e dello stesso Gallone. Tra i collaboratori, nomi che diventeranno importanti: Giuseppe Rotunno come operatore, Gianni Loy (cioè Nanni Loy) e Vanni Ferrara (Giovanni Ferrara) come aiuto registi. Nei paesi di lingua francese "Casa Ricordi" ha preso come titolo "La Maison du souvenir": ci lamentiamo spesso dei titoli balordi che i nostri distributori hanno assegnato ai film stranieri, ma questi qua hanno tradotto il cognome...


Si comincia dopo l'ouverture rossiniana sui titoli di testa ("L'Assedio di Corinto" o "Bianca e Falliero") e con un bel volantino di coprifuoco imposto dagli austriaci milanesi ai tempi del tipografo Giovanni Ricordi (Paolo Stoppa); che dal canto suo si è appena comperato un torchio da stampa nuovo, costosissimo e all'avanguardia. Giovanni Ricordi diventerà ricco facendosi pagare dalla Scala per il suo lavoro di tipografo non con i soldi ma con i diritti sugli spartiti dimenticati negli archivi sotterranei, considerati cosa di poco conto ma in realtà opera di autori molto famosi e fino ad allora non disponibili. Divertente la scena di Paolo Stoppa (Giovanni Ricordi) con Memmo Carotenuto nei panni di uno stuccatore che si è fatto un cappello di carta "da muratore" con una partitura di Cimarosa: "è carta, no?". Se è carta è roba da buttare, come si dice anche oggi con i libri digitali (lo sguardo che vi rivolgono è lo stesso).
Il secondo dei Ricordi, Tito, è affidato a Renzo Giovampietro; il terzo, Giulio, appare sedicenne sulle barricate del 1848 e poi da adulto passa ad Andrea Checchi. Il Tito Ricordi di inizio '900 si vede solo per poco tempo, alla fine del film.


Il primo musicista ad apparire è Rossini (Roland Alexandre della Comédie Française: il film è una coproduzione italo-francese) che è ancora quasi sconosciuto; Giovanni Ricordi gli compera "La pietra del paragone" e gli offre da mangiare. Rossini è molto affamato ma appare preoccupato dalle salse che rischiano di bruciarsi sul fuoco della cucina; di seguito si mostra il suo amore con Isabella Colbran (Marta Toren) che porta via all'impresario Barbaja (Roldano Lupi). Per ripicca, Barbaja gli farà fischiare il Barbiere (Tito Gobbi per la cavatina, e Italo Tajo per l'aria della calunnia); però poi tutto si aggiusta. Quando si vede la Colbran si ascolta l'introduzione a Selva opaca, aria di Matilde dal "Guglielmo Tell".


Il secondo musicista è Donizetti (Marcello Mastroianni) che Gallone ci mostra serissimo e intento a puntualizzare che il suo cognome si scrive "con una zeta sola" (lo dice due volte in cinque minuti). La scena verte sull'Elisir d'amore, che il furbo Giovanni Ricordi riesce a far mettere in scena nonostante lo scarso appeal del giovane compositore, che ha conosciuto perchè si è preso un pugno in un occhio in loggione difendendo il Barbiere di Rossini. Ricordi fa credere che l'opera sia poca cosa e spera che così la capricciosa cantante Virginia Marchi (Micheline Presle) avrebbe rotto il contratto, togliendosi dai piedi; invece il serissimo, elegante e quasi militaresco Donizetti-Mastroianni prima doma la cantante con la sua musica (scena iniziale di Adina, poi con Dulcamara in teatro) e poi la fa innamorare. Tutto qui Donizetti, compresa la scena in cui manda via il tenore Maselli, stonato e svogliato (attore Aldo Ronconi).
Il terzo è Vincenzo Bellini (Maurice Ronet) presentato morente, a Parigi, assistito dalla gelosissima Luisa Lewis (Myriam Bru) che gli nega di vedere l'amico Rossini e anche Giulia Grisi (Nadia Gray). I Puritani hanno successo, ma Bellini muore proprio quando Luisa Lewis, pentita e convinta dal medico (Aldo Silvani) gli ha portato in carrozza la Grisi, Rossini e anche Tito Ricordi.


Il quarto episodio è per Giuseppe Verdi, che sta mettendo in scena I Lombardi; lo interpreta Fosco Giachetti, mentre Peppina è Elisa Cegani. Verdi giunge nel momento in cui il giovane Giulio Ricordi, dopo aver seguito come militare l'Unità d'Italia, decide di rimanere in azienda al fianco del padre, su consiglio dello stesso Verdi. Poi Gallone ci mostra una contestazione pro Wagner durante l'esecuzione di Un ballo in maschera, con volantini dal loggione in cui si dice basta con Verdi e viva le novità. Verdi amareggiato va in campagna, dove scriverà l'Otello: così nel film, ma nella realtà mancano ancora una ventina d'anni e di grandi successi da raccontare... Verdi vuole buttare via tutto quello che ha scritto, deluso dalla contestazione, e si commuove solo quando va da Busseto a Parma per una questione burocratica (il catasto) e si trova in mezzo tra i fucili dei soldati e i contadini in sciopero, quasi un anticipo di Novecento di Bertolucci. I contadini lo riconoscono e intonano Va' pensiero; anche i soldati capiscono chi hanno davanti, e abbassano i fucili. Vediamo poi l'Otello andare in scena, con Del Monaco e la Tebaldi e con molte perplessità su date e storia. In questa scena c'è anche Arrigo Boito (Fausto Tozzi), come autore del libretto per Otello.


Dopo Verdi c'è Puccini (Gabriele Ferzetti); Gallone mette il momento in cui Giulio Ricordi gli dà fiducia dopo il fallimento dell'Edgar, quando gli azionisti volevano togliere a Puccini l'assegno; ma è una scena molto veloce, non come nello sceneggiato degli anni '70 su Puccini di Sandro Bolchi che darà il giusto risalto a una vicenda importante (questo era il ruolo dei consigli d'amministrazione e delle banche, dare fiducia e finanziamenti prendendosi il rischio economico...) (pochi mesi dopo Puccini farà guadagnare un'enormità di denaro alla Ricordi). Questa scena si svolge in teatro e c'è il solo Giulio Ricordi, non tutto il consiglio d'amministrazione come in Bolchi. Puccini ha poi successo con Manon e Giulio Ricordi lo porta a Parigi, dove il buon Giacomo si annoia come uno scolaretto svogliato in gita turistica davanti a Versailles e al Louvre; lasciato solo, però con in mano il romanzo di Henri Murger comperato per lui da Giulio Ricordi, chiede in un negozio dove sia il caffè Momus, e tutti ridono perchè non c'è più da tempo, è fuori moda, oggi c'è la Tour Eiffel, siamo moderni e non è più tempo di Bohème. Tra quelli che ridono c'è una giovane donna (Danièle Delorme) che vive con un gruppo di studenti; ne nasce un breve flirt con Puccini ma poi lei morirà di tisi proprio nella sera in cui La Bohème trionfa, mentre Puccini la attendeva invano con il treno da Parigi. Mi vien da dubitare fortemente sulla veridicità di questa storia, ma chissà, magari è vero.
Il film si chiude con Giulio Ricordi ormai anziano, assistito dal figlio Tito; insieme accolgono un musicista giovane e sconosciuto, che dovrebbe essere Zandonai: il futuro.
Nel cast anche Sergio Tofano (Cesarini Sforza), Lauro Gazzolo (il carrettiere nella scena con Giulio Ricordi del 1848), Nelly Corradi. Tra i cantanti, oltre a Del Monaco, Gobbi e Tebaldi, ci sono Giulio Neri, Italo Tajo, Gianni Poggi, Giulietta Simionato, Gino Mattera, Marinella Meli. Direttori d'orchestra: Capuana, Gavazzeni, Santini, Franco Ferrara; maestro del coro Giuseppe Conca. Altre musiche e supervisione di Renzo Rossellini.


Oggi a Milano Ricordi non esiste più, l'attività come editore fu comperata da un editore tedesco negli anni '90, i negozi passarono a Feltrinelli e in quello milanese, in Galleria, ho passato parecchie ore; era bello e ben frequentato. Da pochi anni quel negozio è stato chiuso, nella Feltrinelli sottostante (sottoterra...) se volete comperare qualcosa che era da Ricordi non c'è difesa possibile, dovete per forza di cose sorbirvi tutta la sbobba da deejay che i diffusori trasmettono dappertutto (comprese le pessime compilation natalizie sotto le feste). L'unica possibilità di salvezza è uscire dal negozio, anche le cuffie nelle orecchie non aiutano. Fa tristezza che tutto questo succeda nella città che è stata una delle capitali della cultura d'Europa, tra un'expo e una colata di cemento o d'asfalto Milano ha perso quasi del tutto la sua storia e si avvia a diventare una città come tante altre (o lo è già diventata?).