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martedì 28 gennaio 2020

Il Conte di Montecristo (1966)


 
Il conte di Montecristo (produzione Rai, 1966) Regia di Edmo Fenoglio. Tratto dal romanzo di Alessandro Dumas. Sceneggiatura di Edmo Fenoglio e Fabio Storelli. Fotografia di Mario Bernardo. Costumi di Danilo Donati. Musiche di Gino Marinuzzi jr, con inserti di Rossini, Donizetti, Mozart. Interpreti: Andrea Giordana, Giuliana Lojodice, Sergio Tofano, Enzo Tarascio, Achille Millo, Fosco Giachetti, Carlo Ninchi, Quinto Parmeggiani, Lino Capolicchio, Ugo Pagliai, Ruggero Miti, Alberto Terrani, Luigi Pavese, Anna Miserocchi, Silvia Silveri, Maddalena Gillia, Giustino Durano, Mario Scaccia, Nino Besozzi, Mila Stanic, Mariolina Bovo, Giorgio Favretto, Riccardo Garrone, Carlo L. Bragaglia, e molti altri. Durata: otto puntate di durata variabile tra 60' e 70'

La produzione Rai del "Conte di Montecristo", datata 1966, ebbe enorme successo e diede grande popolarità al suo protagonista, Andrea Giordana. Visto da oggi, lo sceneggiato ha il grande merito di rispettare il romanzo originale: "Il Conte di Montecristo" ha avuto infatti numerose versioni, sia al cinema che per le varie televisioni, ma troppo spesso (soprattutto in anni recenti) la trama e i personaggi vengono modificati, si inseriscono particolari inutili, si fanno tagli che rendono incomprensibile la vicenda. I tagli, soprattutto al cinema, ci possono stare; il romanzo di Dumas è chilometrico e la durata media di un film non consente di mettere in scena tutta la storia. Altra cosa è invece modificare trama e personaggi, come se "Il Conte di Montecristo" non fosse già abbastanza ricco di azione e di possibilità narrative; ma oggi, in mancanza dell'autore che sorvegli su cosa succede, la modifica anche sostanziale è diventata un'abitudine e non solo per Dumas.


Un altro motivo per rivedere questa edizione Rai è la presenza di molti attori grandi o grandissimi, o anche soltanto molto bravi. Il più grande è sicuramente Sergio Tofano, che interpreta l'abate Faria nella seconda puntata: non solo un attore leggendario, ma anche scrittore, pittore e autore delle tavole del "Signor Bonaventura". Meritano una menzione Giuliana Lojodice, Fosco Giachetti, Carlo Ninchi, Anna Miserocchi, Mario Scaccia, e i due "cattivi" Achille Millo ed Enzo Tarascio. Achille Millo (Danglart) è un attore purtroppo dimenticato, ma qui si può vedere la sua bravura; negli archivi Rai c'è anche un'edizione da concerto di "Pierino e il lupo" di Prokofiev con Millo voce recitante, ed è un'altra occasione per constatare il suo valore. Enzo Tarascio (Vilfort) è un attore che ho avuto il piacere di vedere diverse volte in scena: era di casa al Piccolo Teatro di Milano, uno dei fedelissimi di Strehler; qui recita in una parte da protagonista e può mostrare tutto il suo valore.

 
Nella sesta puntata, proprio all'inizio, è stato inserito un piccolo concerto da camera, con tre brani. L'insieme porta via diverso tempo, forse altri registi lo avrebbero tagliato o non l'avrebbero inserito nel montaggio finale, ma devo dire che non dispiace. Penso che questo piccolo concerto sia dovuto alla presenza di Silvia Silveri nella parte di Eugénie, figlia di Danglart. Il nome mi era ignoto, ma la cantante è di buona scuola e si sente; del resto basta ragionare un po' sul cognome per arrivare alla spiegazione: Silvia è figlia del grande baritono Paolo Silveri. In seguito, non ha fatto l'attrice se non sporadicamente, ma ha continuato la carriera di musicista. L'altro personaggio che canta con lei è Lino Capolicchio, che impersona Benedetto (personaggio negativo, ma qui non lo si sa ancora) sotto le mentite spoglie di Andrea Cavalcanti. Capolicchio s'impegna ma non è un cantante; all'epoca era un attore in ascesa, e negli anni '60 fu infatti protagonista di numerosi film. Dopo gli anni '70 però la sua carriera si arresta, i film con Lino Capolicchio sono sempre meno ad ogni anno che passa, ed è un peccato. Capolicchio è comunque ancora in attività, e la sua filmografia presenta molti ruoli interessanti.

 
La puntata inizia mentre Silvia Silveri canta un'arietta da camera di Rossini, dai "Peccati di vecchiaia" (Péchés de vieillesse) scritti a Parigi quando l'autore si era ormai ritirato dalle scene. Nei "Peccati di vecchiaia" e negli anni parigini di Rossini c'è molta grande musica, ma questa è un'arietta di puro divertimento, senza impegno: si intitola "La chanson du bébé" ed è l'imitazione di un bambino che ha appena iniziato a parlare e le parole (facilmente comprensibili) sono quelle che può pronunciare un bimbo di quell'età: mamà, pipì, cacà. I presenti la ascoltano come se fosse un capolavoro, compresi Montecristo e Danglart seduti su due sedie a parte. Poi tocca a Lino Capolicchio che canta meglio che può un'aria da camera di Donizetti:
Raggio d’amor parea
nel primo april degli anni
Ma quanto bella ell’era
maestra era d’inganni
sul volto avea le rose
le spine ascose in cor.
Vieni, l’antico amore m’arde le fibre,
ingrata, vieni, mi mi svena il core,
tiranna idolatrata,vieni, mi svena, ingrata,
così morrei d’amor.
La melodia fu composta quando Donizetti era ancora studente, ma poi venne riutilizzata ed inserita nell’opera Ugo conte di Parigi, nel 1832, e poi anche ne Il furioso all’isola di San Domingo (1833), proprio su libretto di Jacopo Ferretti, da una commedia anonima su Don Quixote. (notizie da http://spazio-forum.blogspot.com/
Il concerto termina con i due insieme che intonano "Là ci darem la mano", dal "Don Giovanni di Mozart; come prevedibile, Capolicchio si arrangia ma stare dietro a una cantante vera come Silvia Silveri è dura. Alla fine, Eugénie Danglart si accomiata dall'uditorio con un vocalizzo molto simpatico e molto ben riuscito sopra "vado nella mia stanza".
 
 
Nella settima puntata, il Conte di Montecristo è all'Opera e ascolta probabilmente "Il Conte Ory" di Rossini, lodando il tenore Duprez, ma sui titoli di coda non c'è niente e mi è impossibile recuperare gli interpreti di questa esecuzione, probabilmente uno dei molti concerti che sono nel catalogo Rai. Non si vedono scene d'opera nel filmato, il Conte è ripreso nel palco e la scena non viene mai inquadrata. A quel tempo la Rai era molto attiva e produceva, con le sue orchestre, opere intere, musica da camera, concerti di canto, sinfonie e oratori ancora oggi reperibili in registrazioni molto valide, spesso di riferimento: visto da oggi, sembra incredibile; ma ormai i dirigenti Rai vengono tutti dalla scuola delle tv commerciali, e il servizio pubblico è ridotto a poca cosa.

 
Gilbert Duprez (1806-1896) è stato un tenore leggendario: debuttò nel 1825 e fu protagonista, nel 1831, della prima rappresentazione del "Guglielmo Tell" di Rossini, una parte impervia. Duprez è rimasto famoso per l'emissione del "do di petto": ai primi dell'Ottocento le note acute dei tenori erano ancora interpretate in falsetto o in falsettone, mentre Duprez iniziò ad emetterle con la voce normale, "a piena voce". Duprez, come spiega la Garzantina della Musica, fu il primo tenore romantico, ottocentesco, anticipando la vocalità poi usata da Giuseppe Verdi. Sempre la Garzantina dice che Duprez cantò sulle scene dell'Opera di Parigi fino al 1849.
Le musiche originali del "Conte di Montecristo" sono di Gino Marinuzzi jr (1920-1996), figlio del grande direttore d'orchestra Gino Marinuzzi (1882-1945)








domenica 21 luglio 2019

Il falò delle vanità (1990)

 
Il falò delle vanità (The bonfire of the vanities, 1990) Regia di Brian De Palma. Tratto da un romanzo di Tom Wolfe. Sceneggiatura di Michael Cristofer Fotografia di Vilmos Zsigmond Musiche per il film di Dave Grusin Estratti dal Don Giovanni di Mozart. Interpreti: Bruce Willis, Tom Hanks, Morgan Freeman, Kim Cattrall, Melanie Griffith, Kirsten Dunst, F. Murray Abraham, Kevin Dunn, e molti altri Durata: 125 minuti

La presenza di questo film su un blog dedicato all'Opera è dovuta a una sequenza in teatro con il finale del Don Giovanni di Mozart, il grande e famoso "pentiti cambia vita" del convitato di pietra. I cantanti in scena non sono male, ma non ho trovato nessuna indicazione su di loro, né sul direttore d'orchestra, ed è un peccato. Questa sequenza mozartiana è però mal risolta e mal inserita nel contesto della narrazione; il film di per sè vale poco e lo porto qui giusto come segnalazione per chi fosse interessato.


Alla visione del film (in tv, per fortuna non ho pagato il biglietto) mi ero segnato qualche appunto, che riporto qui per provare a completare la scheda:
Il titolo originale è "The bonfire of vanities", è tratto da un romanzo di Tom Wolfe, e diretto da Brian De Palma nel 1990. La prima mezzora è pessima, il finale è invece guardabile e ha qualche motivo d'interesse. Nell'inizio, Bruce Willis è uno scrittore di successo, ubriaco, che viene coccolato e portato quasi di peso sul podio di una premiazione con intorno camerieri, hostess sexy e disponibili, truccatori, parrucchieri, costumisti, tutti lì per lui che è la star. Una sequenza molto autocompiaciuta, per me inguardabile e stomachevole, e difatti sono scappato avanti, molto avanti, e mi sono fermato sul volto di Morgan Freeman come giudice in tribunale, e direi che ho fatto bene.
Da qui in avanti, ho recuperato l'indispensabile di quest'inguardabile inizio: Tom Hanks è un giovane broker di successo ed è sposato con Kim Cattrall; ha una figlia e una casa sontuosa. Hanks ha per amante Melanie Griffith, giovane moglie di un riccone, davvero pessima: un'oca bionda e per di più italiana con casa sul lago di Como. Hanks e la Griffith rimangono coinvolti in un incidente dove un giovane afroamericano rimane in coma, e fuggono; è ciò che aspetta un team di avvocati bianchi per favorire l'elezione di un loro candidato sindaco, che ha bisogno del voto dei neri di New York. Il giudice Morgan Freeman però non si farà fregare, e ci sono molti colpi di scena (fiacchi). La presenza di un grande attore come Freeman raddrizza un po' il film, che rimane comunque una fetecchia sul mondo "bene" di New York ed è davvero stucchevole. Bruce Willis è probabilmente Wolfe stesso, è lui che racconta la storia e vi partecipa come giornalista.
 

Brian De Palma è un ottimo regista, dal punto di vista tecnico è uno dei migliori e i suoi primi film facevano sperare; purtroppo la scelta dei soggetti e la loro realizzazione, negli anni successivi, ha deluso molte aspettative. Tom Wolfe (da non confondere con Thomas Wolfe, che visse agli inizi del Novecento) è lo scrittore che inventò la definizione di "radical chic", scritta per la prima volta pensando a Leonard Bernstein. Ho avuto occasione di ascoltare Bernstein in concerto, ed è stata un'esperienza di quelle fuori del comune: con Stravinskij, nel finale della suite da "L'Uccello di Fuoco", sembrava letteralmente di vedersi accendere delle luci in sala. Anche come compositore, Leonard Bernstein è stato grande ed ha saputo scrivere musica grande e complessa e cose più leggere e vicine al gusto del pubblico di musica leggera (West side story). Ho avuto occasione anche di leggere qualcosa di Tom Wolfe, ma il suo mondo di dandy e di ricchi borghesi non mi ha mai appassionato; direi che questo film li rende bene, ma tra il "radical chic" Bernstein e il dandy Tom Wolfe direi che non c'è nessun paragone possibile. Con tutti i suoi difetti, Leonard Bernstein è stato uno dei grandi della musica del Novecento; il posto di Tom Wolfe in letteratura è probabilmente quello di un intrattenitore, magari divertente o brillante ma più che dimenticabile (c'è molto di meglio da leggere, nel Novecento).
 

Nel film c'è una scena all'opera con il finale del Don Giovanni di Mozart, il famoso "pentiti cambia vita", ma è risolta in modo pedestre e volgare; i cantanti in scena però non sono male. Nessuna indicazione su di loro, né sul direttore d'orchestra, peccato; qua e là c'è anche un abbozzo di "Eine kleine Nachtmusik" (composizione che dura quasi mezz'ora, va detto: non finisce dopo le prime quattro battute come nelle segreterie telefoniche, provate ad ascoltarla per intero se non lo avete mai fatto).
In definitiva (parere mio personale, s'intende), un film da buttare e giustamente dimenticabile tranne che per la bravura degli attori.


(le immagini vengono tutte dal sito imdb.com)
 


sabato 10 novembre 2018

Illuminazione intima


- Illuminazione intima (Intimnì osvětlenì,1965) Regia di Ivan Passer. Scritto da Ivan Passer, Jaroslav Papoušek, Vaclav Šašek, Věra Kalabova, Radovan Kalina. Fotografia di Josef Střecha, Miroslav Ondřiček. Musiche di Mozart, Brahms, Smetana, Gyrowetz, e altri. Consulenti musicali: Oldřich Korte, Josef Hart. Orchestra Centro Culturale di Tabor, direttore Josef Hart. Interpreti: Karel Blažek, Zdĕnek Bezušek, Věra Křesadlovà, Jan Vostrčil, Jaroslava Štĕdrà, Vlastimila Volkovà, Karel Uhlìk. Durata: 70 minuti

- Un pomeriggio noioso (Fàdnì odpoledne, 1963) Regia di Ivan Passer. Scritto da Bohumil Hrabal e Ivan Passer. Fotografia di Jaroslav Kučera. Musiche: canzone popolare per coro femminile. Interpreti: Kamila Turkovà, Leopold Smolik, Josef Vaništa, Jan Tožička, Miloš Končicky, Ota Hurych, Miroslav Ondřiček, e altri. Durata: 10 minuti

Ivan Passer, nato a Praga nel 1933, vive negli Usa dal 1968, anno dell'invasione sovietica; uno degli esuli di quell'anno del cinema cecoslovacco, come Milos Forman. In America, dove vive tuttora, Passer ha avuto meno fortuna di Forman; di lui conosco poco, ma questi due film, scritti con Bohumil Hrabal e altri scrittori cecoslovacchi, sono molto belli e meritano di non essere dimenticati. Si tratta dei suoi primi due film: raccontati non dicono molto, sono invece molto belli per la descrizione dei personaggi e per l'affetto con cui Passer li ritrae; non sembra di vedere un film con attori, sono tutti molto bravi e spontanei, ogni tanto viene da pensare a Olmi o al miglior De Sica, e anche a Ken Loach. Provo comunque a raccontarne qualcosa.

 
"Un pomeriggio noioso" dura poco più di dieci minuti. Si svolge tutto in un bar, chi può è andato a vedere la partita, gli altri aspettano oppure non sono interessati al calcio. Due uomini anziani parlano dei campioni del passato, uno di loro ci ha giocato insieme. Solo uno degli avventori è giovane: sta da solo, legge un libro, non parla e crea diffidenza ma si dimostrerà più che corretto. Quattro donne cantano una canzone e giocano a carte; un pomeriggio tranquillo insomma. La quiete è interrotta dall'arrivo di quelli che erano andati a vedere la partita, forse il risultato non è stato dei migliori. Un gioiellino, da far vedere nelle scuole di cinema.



 
 
"Illuminazione intima", del 1965, dura un'ora e dieci minuti. Il film inizia con le prove di un'orchestra sinfonica; il violinista invita poi il violoncellista suo amico dai suoi genitori, in campagna. A loro si aggiunge la ragazza del violoncellista, una donna molto giovane (l'attrice che la interpreta, Věra Křesadlovà, era all'epoca moglie di Milos Forman). Anche il papà del violinista suona, si sta costruendo la casa con le sue mani, un mattone alla volta; padre e figlio arrotondano i guadagni suonando ai matrimoni e ai funerali - non il violino, ma strumenti a fiato e musica tradizionale. Dopo il pranzo, ai tre si aggiungerà un signore del paese (il farmacista, "ma in pensione" come spiegherà lui stesso) e suoneranno insieme "Eine kleine Nachtmusik", o almeno ci proveranno. Alla radio, la sera, i due orchestrali ascolteranno il Trioconcerto di Brahms. La risata della ragazza, a metà film, è contagiosa e vale da sola la visione del film, ma tutti i personaggi sono piacevoli, molto ben descritti e molto ben interpretati.

Nel finale viene citato Vojtech Jirovech (1763-1850) scritto anche Adalbert Gyrowetz (alla tedesca), compositore importante ai suoi tempi ma oggi quasi dimenticato: le enciclopedie dicono che studiò in Italia con Paisiello, a Vienna conobbe Haydn e Mozart, e fu amico di Beethoven.


PS: spero di non aver fatto troppi errori, non ho trovato un elenco esatto delle musiche e sto andando a memoria. Se qualcuno mi vuole correggere, lo ringrazio fin d'ora.


 

sabato 4 agosto 2018

Mozart 1955


 
Mozart (Life and loves of Mozart, Reich mir die Hand mein Leben, 1955) Regia di Karl Hartl. Scritto da Egon Komorzynski, Franz Tassié, Karl Hartl. Fotografia di Oskar Schnirch Musiche di Mozart, altre musiche a cura di Hans Swarowsky. Interpreti: Oskar Werner (Mozart) Johanna Matz (Annie Gottlieb, doppiata nel canto da Hilde Güden), Erich Kunz (Emanuel Schikaneder / Papageno), Gertrud Kückelmann (Constanze), Nadja Tiller (Aloysia Weber, "Louise"), Chariklia Baxevanos (Sophie Weber), Annie Rosar (mamma Weber), Alma Seidler (mamma di Annie Gottlieb), Ulrich Bettac (padre di Annie Gottlieb), Angelika Hauff (Suzi Gerl), Albin Skoda (Antonio Salieri), Walter Regelsberger (Süssmayer), Hugo Gottschlich (Don Primus, portinaio), Raul Aslan (Rosenberg, Hofkämmerer), Elfie Weissenböck (Josefa Hofer, regina della Notte in teatro, doppiata nel canto da Erika Köth), Leopold Rudolf (lo sconosciuto che ordina il Requiem), Helli Servi (Lina, donna di servizio dei Mozart), Raoul Retzer (Gerl, interprete di Sarastro), Elisabeth Terval (Eleonore Gottlieb), Egon von Jordan (l'impresario Bondini), Fred Hennings (Van Swieten), Franz Böheim (ispettore del teatro), Peter Brand (Schack, interprete di Tamino), Karl Eidlitz (Hoffmeister), Karl Skraup (Valentin) Richard Szokoll (figlio di Mozart), Walter Varndal, Oskar Wegrostek, Prof. Wobisch (cornista) .
Voci dei cantanti: Anton Dermota (Tamino), Gottlob Frick (Sarastro), Hilde Güden (Pamina) Erich Kunz (Papageno), Erika Köth (Regina della Notte), Else Liebesberg (Papagena) Albert Rueprecht
Orchestra sinfonica Vienna, direttore Hans Swarowsky. Coro Opera Stato Vienna, Balletto Filarmonica Vienna. Solista al pianoforte Isolde Ahlgrimm.
Durata: 1h40'

Il film su Mozart del 1955, scritto e diretto dall'austriaco Karl Hartl, immagina un flirt fra il compositore e la prima interprete di Pamina nel Flauto Magico, la cantante Anna Gottlieb. In questo contesto viene inserito "lo sconosciuto in nero", cioè la ben nota leggenda sulla nascita della Messa di Requiem. Tutto questo ha basi storiche molto labili, siamo ben oltre l'invenzione anche perché, per questo film come per altri più famosi (compreso "Amadeus" di Milos Forman, girato trent'anni dopo) ci si "dimentica" sempre che contemporaneamente al Flauto Magico andò in scena un'altra opera di Mozart, "La clemenza di Tito". Ovviamente, la presenza di un'altra opera (e non breve, non incompiuta) sarebbe stata ingombrante e quindi non se ne fa il minimo cenno. Quantomeno, Hartl ci risparmia le leggende su Salieri, che è presente nel film ma ha una parte secondaria.
Rimane comunque un film piacevole da vedere, per la bravura degli attori e soprattutto per la presenza nella colonna sonora di grandissime voci mozartiane.

 
Il flauto magico, "Die Zauberflöte", scritto in tedesco quando l'italiano era la lingua ufficiale dell'opera lirica, nasce quando ancora i teatri erano in gran parte di corte, di proprietà di nobili o comunque di persone molto ricche; a proporlo a Mozart è l'impresario-attore-cantante Emanuel Schikaneder. Questa storia è raccontata piuttosto bene nel film di Hartl, e oltretutto Schikaneder è interpretato da un grande cantante mozartiano, il baritono Erich Kunz. Altri grandi cantanti sono in locandina, ma ne ascoltiamo soltanto la voce: il tenore Anton Dermota, i soprani Hilde Güden ed Erika Köth, il basso Gottlöb Frick. Oskar Werner, che impersona Mozart, è un attore viennese che ancora oggi molti ricordano per i suoi film con Truffaut, in particolare "Fahrenheit 451" e "Jules et Jim".
 Annie Gottlieb, cioè Maria Anna Gottlieb (1774-1856, qui a fianco in un ritratto del 1795), fu la prima Barbarina nelle "Nozze di Figaro" nel 1786, a dodici anni; per lei Mozart scrisse un'aria breve e molto bella, "L'ho perduta, me meschina". Anna Gottlieb aveva diciassette anni quando fu la prima Pamina; è certamente possibile ipotizzare un suo flirt con Mozart, così come per altre cantanti di quegli anni, ma non esiste nessuna notizia storica in merito. Nel film la Gottlieb è impersonata dall'attrice Johanna Matz, doppiata nel canto da Hilde Güden. Diventerà famosa negli anni '60 Nadja Tiller, l'attrice che impersona Aloysie, sorella della moglie di Mozart. Nel film la presenza di Aloysie (Louise) suscita un certo imbarazzo, e nelle biografie di Mozart in effetti risulta che fu da lui corteggiata prima di sposare Constanze (che nel film ha poco risalto, ma appare dolce e comprensiva). Oskar Werner non è molto alto, ed è forse l'unica cosa in cui somiglia a Mozart ma è comunque molto bravo così come tutti gli attori e le attrici di questo film.
Il regista Karl Hartl (1899-1978), viennese, è stato attivo dal 1930 al 1961, con molti film dei quali conosco soltanto il notevole "Oro" del 1934, con Hans Albers e Brigitte Helm. Hartl ha al suo attivo un altro film su Mozart precedente a questo, uscito nel 1948 (The Mozart Story), e uno "Zingaro barone" (Johann Strauss jr) nel 1935. Il titolo originale tedesco, "Reich mir die Hand mein Leben", è la versione ritmica del nostro "Là ci darem la mano", dal "Don Giovanni".

 
Cosa si vede e si ascolta nel film:
L'inizio, sui titoli di testa, è il glockenspiel di Papageno, nella scena dell'incantamento dei servitori di Monostato; si ascolta anche qualcosa dall'ouverture del Flauto Magico. Il film è a colori.
Mozart viene chiamato a corte, commentano il fatto Antonio Salieri e altre persone vicine al Re (Salieri in questo film è solo una comparsa, questo non è "Amadeus"). Arriva infine Mozart; deve fare anticamera e nell'attesa comincia a suonare, un gesto che viene considerato inopportuno. Non viene ricevuto dal Re ma da un suo funzionario, che gli rimprovera troppi corni di bassetto (strumento molto amato da Mozart), troppe note (una battuta molto famosa del Re, che va riferita a "Il ratto dal serraglio"), e infine dovrà seguire le istruzioni di Salieri se vuole ancora avere commissioni dalla Corte; Mozart accetta tutte le condizioni perché ha bisogno di soldi. L'opera che comporrà è "La clemenza di Tito", ma nel film non se ne fa mai cenno. Mozart viene presentato come giovane ed elegante, non bisognoso ma ben disposto a spendere e quindi sempre in cerca di soldi: siamo molto vicini alla realtà storica.
Segue una scena con le sorelle Weber, l'arrivo della mamma; Mozart sposò Constanze Weber ma prima corteggiava la sorella Aloyisie (Louise), e c'è ancora un po' di gelosia in giro. La mamma di lei è la suocera per Mozart; che appena si sente dire dai servitori che la suocera è arrivata si dilegua inventandosi un impegno. Queste scene sembrano prese da una sit com oppure da una commedia americana anni '30, ma sono comunque ben recitate.
 
 
Al minuto 16 Mozart sta giocando a biliardo quando arriva Schikaneder con un bel borsellino pieno di soldi, e gli propone di musicare "Il Flauto Magico" nel suo teatro, non più un teatro di corte ma aperto a chiunque paghi il biglietto. Mozart accetta subito, i soldi contanti fanno molto comodo.
Al minuto 20 siamo in taverna con Schikaneder, quando arriva Mozart viene accolto sulle note di "Non più andrai" da "Le nozze di Figaro". Quindi Schikaneder presenta a Mozart la sua compagnia di attori e cantanti: al minuto 21:45 Gottlöb Frick si esibisce sulle note basse del "Ratto dal Serraglio", e al minuto 23 entra, in ritardo, Annie Gottlieb cioè la cantante che sarà Pamina. La Gottlieb e Schikaneder proveranno il duetto "Ein mädchen oder weibchen", Mozart accompagna al piano. Al minuto 28 il tenore (di spalle, poi un po' da lontano, ma la voce è di Anton Dermota) canta l'aria di Tamino. Mozart quindi chiede di rimanere da solo con la Gottlieb, per un attimo rimane anche Schikaneder ma la ragazza è timida, non riesce a cantare, e Mozart chiede anche a lui di uscire. Dunque Mozart e la Gottlieb rimangono da soli, e fuori nascono subito pettegolezzi. Ma Anna e Mozart si limitano a continuare le prove (l'aria di Pamina davanti a Sarastro), non succede nient'altro.
Al minuto 36 si presenta a casa Mozart lo sconosciuto vestito di nero, con voce molto profonda, per commissionargli il Requiem. Lo ricevono dapprima i servitori, Mozart arriva dopo un po' e accetta quando vede i molti soldi che lo sconosciuto tira fuori da una borsa. Si tratta della famosa leggenda sulla nascita del "Requiem" di Mozart, raccontata anche in "Amadeus" di Milos Forman e mai del tutto accertata.
Al minuto 40 Mozart è in campagna con tutta la troupe del Flauto Magico, si canta il duetto "Bei männern", poi una danza tutti insieme; Schikaneder vedendo Mozart e Annie Gottlieb ballare insieme propone di giocare tutti a nascondino. Mozart e la giovane cantante si rifugiano su un albero, dove Schikaneder li trova subito ma li lascia da soli.
 
Al minuto 49 in teatro si prova "O Isis und Osiris", e continuano i pettegolezzi su Mozart e Anna; arriva l'impresario Bondini, accompagnato dal padre di Annie, che vuole portare la giovane cantante in una lunga tournée europea, in Italia, in Francia. Bisogna prendere subito una decisione, la partenza è prevista molto presto.
Al minuto 52 in teatro c'è in scena una bella sfinge egizia, "Die hölle rache" in sottofondo; arriva Aloysia (Louise) che fin lì Mozart aveva evitato: il passato è chiuso, ma Aloysia vuole una nuova aria d'opera ed essendo a conoscenza dei pettegolezzi gli ricorda di Costanza: "a new opera, a new love affair..." . Costanza è una brava moglie, che Mozart se ne ricordi. Colpito dalle parole di Aloysia, Mozart dice ad Annie di accettare l'offerta di Bondini e di andare in tournée.
Al minuto 58 Schikaneder va a casa di Mozart, nel gran disordine e sul tavolo di cucina trova l'aria di Papageno e comincia a cantarla con Mozart (alternato con le scene in teatro); però nella casa di Mozart c'è anche Anna, che si è nascosta dietro la grande stufa. Ascoltando le parole di Mozart con l'amico, Anna si convince che deve partire.
A 1h04 Anna è davanti alla carrozza di Bondini, che sta per partire; incontra però il dottore che ha in cura Mozart, che le confessa di essere molto preoccupato per la salute del compositore. La giovane va in chiesa a pregare, la segue suo padre e le ricorda che Mozart è sposato. Il padre di Anna è molto arrabbiato ma poi interviene la madre della ragazza a raddolcirlo. Annie rimarrà a Vienna, e sarà Pamina nel "Flauto Magico".
 
 
A 1h07 Mozart sta scrivendo il Requiem, e incominciano i sintomi del male che si porta dentro. E' a casa in campagna, non lontano dal posto dove ha baciato Anna per la prima volta, servito dal fedele Valentin. Anna corre da lui attraverso i campi, lui sta pensando a lei, si abbracciano. Lui la prende in braccio e la porta in casa.
A 1h11 Mozart spiega a Valentin la storia del Flauto Magico; vediamo in scena "O Isis und Osiris".
Valentin canta storpiandola "vorrei essere il Kaiser" (dovrebbe essere l'aria K539); prosegue l'idillio fra Anna e Mozart, però poi Mozart sta molto male, e sviene dopo una breve corsa. A 1h18 ascoltiamo ancora il glockenspiel della scena con Monostato, per la malattia di Mozart assistito da Anna e da Valentin.
A 1h20 Schikaneder è in in teatro in costume da Papageno, ed è molto arrabbiato perché non gli arriva nulla da Mozart; ma finalmente gli portano "Ein Mädchen oder Weibchen" e la canta. Mozart è ritornato, con lui c'è Anna. A 1h22 prove "Ach ich fühls" con Anna come Pamina; tutti sono molto commossi, c'è anche il padre di Annie che approva. A 1h27 torna Costanza, che si dimostra molto comprensiva con il marito.
A 1h30 vediamo la prima del "Flauto Magico", 5.12.1791; ma Mozart non c'è perché sta morendo, anzi è già morto. In realtà, la prima del Flauto Magico fu il 30 settembre 1791; la data della morte di Mozart è invece corretta. Il 6 settembre 1791, a Praga, c'era stata la prima di "La clemenza di Tito". Nel film, quando cala il sipario vediamo Mozart già morto; accanto a lui la moglie, Sussmayr, Aloysie. Anna arriva con Schikaneder, entrambi ancora all'oscuro del fatto; Schikaneder sale, lei rimane di sotto vicino alla porta e quando le altre donne scendono le dicono "Come hai osato presentarti qui!"
A 1h35 vediamo il funerale di Mozart, nella neve. I cantanti se ne vanno uno alla volta, fa freddo e temono per la voce. Solo Anna lo segue, per un tratto; poi anche lei torna in teatro. In colonna sonora torna il glockenspiel della scena con Monostato. A 1h37, in teatro, Schikaneder è Papageno; arriva Anna e Schikaneder le chiede se vuole essere sostituita, ma lei vuole cantare lo stesso, sarà Pamina tutte le sere per ricordare l'uomo che amava.
 
 

venerdì 22 settembre 2017

Il barbiere di Siberia


 
Il barbiere di Siberia (1998). Scritto e diretto da Nikita Mikhalkov. Sceneggiatura di Nikita Mikhalkov, Rospo Pallenberg, Rustam Ibragimbekov. Fotografia di Pavel Lebeshev. Musiche di Eduard Artemyev e Anatoly Dokumentov. Interpreti: Julia Ormond, Oleg Menshikov, Robert Harris, Daniel Olbrichsky, Aleksey Petrenko, Marina Neyolova. Durata: 150 minuti.

Scritto e diretto da Nikita Mikhalkov, "Il barbiere di Siberia" è del 1998, e dura due ore e mezzo. Il titolo si riferisce al Figaro mozartiano, allestito nel 1905 dai cadetti dell'Accademia militare zarista, ma è anche il nome dato a una gigantesca motosega montata su una locomotiva a vapore che l'ingegnere americano McCracken (Robert Harris) vorrebbe vendere ai russi per tagliare velocemente gli alberi, come un rasoio da barbiere, e penetrare rapidamente nella Siberia con i binari della ferrovia. Si tratta di una specie di kolossal, una megaproduzione che avrebbe dovuto, nelle intenzioni dei produttori, diventare una specie di classico del cinema; ma così non è stato. Il film non dispiace, va detto; attori e attrici sono bravi, ci sono belle scene, è divertente e ha ottime trovate in sceneggiatura, un'ottima fotografia, bei colori, esterni e interni ben scelti, ottimi costumi, tutto bello e tutto di qualità superiore alla media. Però alla fine dei conti il film non dice molto, direi che è tutto abbastanza inutile. Soggetto già bolso in partenza, dunque, però tutto sommato non dispiace.

 
In musica di Mozart c'è poco: la recita delle Nozze di Figaro all'Accademia militare zarista prevede solo cantanti maschi, scelti fra i cadetti (non necessariamente cantanti); le parti femminili sono eseguite in falsetto. Insomma, sarebbe un orrore se non fosse che la scena della recita è poca cosa, di breve durata; forse la scelta di quest'opera è legata al momento in cui Cherubino deve partire militare. La differenza è che il paggio Cherubino poi riuscirà a non partire militare; diversa sarà la sorte dei cadetti dell'Accademia zarista. Più importanti e ben riuscite, rimanendo sulla musica, le scene di ballo (divertenti). La musica originale per il film non è memorabile ma scorrendo i titoli di testa si legge che è in parte opera di Eduard Artemyev, che fu collaboratore di Tarkovskij (con esiti migliori, va detto).

 
Gli attori: Julia Ormond, molto graziosa, bei vestiti, si finge figlia dell'ingegnere americano (non lo è) e farà innamorare il cadetto Tolstoj (solo omonimo) interpretato da Oleg Menshikov; una lunga storia d'amore che finirà però con il giovane cadetto esiliato in Siberia, dove terminerù la sua vita. La giovane americana interpretata da Julia Ormond, di lui incinta, sposerà il vecchio McCracken e tornerà in America; il loro figlio, appassionato di Mozart, sarà un cadetto americano che alle esercitazioni militari fa disperare il sergente (americano) parlandogli di Mozart.
Film ad altissimo costo, tutto sommato si vede volentieri ma il risultato è così così.
 

 
 

domenica 23 aprile 2017

The magic flute (Branagh)


The magic flute (2006 ) Regia di Kenneth Branagh. Tratto dall'opera di Mozart su libretto di Emanuel Schikaneder. Adattamento di Kenneth Branagh e Stephen Fry. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Direzione d'orchestra: James Conlon, Chamber Orchestra of Europe. Fotografia di Roger Lanser. Interpreti: Joseph Kaiser (Tamino), Amy Carson (Pamina), René Pape (Sarastro), Lyubov Petrova (Queen of the Night), Benjamin Jay Davis (Papageno), Silvia Moi (Papagena), Tom Randle (Monostatos), Ben Uttley (Priest), Teuta Koço, Louise Callinan, Kim-Marie Woodhouse (le tre dame), Rodney Clarke e Charne Rochford (Officers), Peter Wedd e Keel Watson (Armed Men), William Dutton, Luke Lampard, Jamie Manton (Three Boys), Sophie Adams, Charles Aitken, Aytunc Akdogu, Gemma Arrowsmith, Vanessa Ashbee, Matthew Bancroft, Francisco Bosch, Simon Brandon, Jonathan Broadbent, Stewart Brown, Chloé Bruce, Cristina Catalina, Naomi Charles, Karina Cornwell, Belinda Evans, James Fiddy, Mark Hayden, Joanne Heald, Chris Hembury, Amy Humphreys, Rebecca Hunt, Cheyney Kent, Christopher Logan, Gary MacKay, Hope McNamara, Mark Morgan, Brendan Patricks, Sarah Pearman, Iain Stuart Robertson, Jon Shannon, James Sherwood, Katherine Shirley, Shwyn, Liz Smith (Old Papagena), Christopher Stone, Michelle Whitney, Alice Wong, Jimmy Yuill, Lasco Atkins, Michael Burhan, Christopher Fosh, Michael Sercerchi. Durata: 135 minuti

Nella sua versione per il cinema di "As you like it", del 2006, Kenneth Branagh trasporta il mondo di William Shakespeare in Giappone. Si sa che al cinema si può fare di tutto (o quasi) e quindi da un bravo regista ci si aspetta qualche bella invenzione, bei costumi, locations, scenografie ben pensate. Invece dopo un po', non appena i personaggi lasciano la corte ducale, la foresta di Arden torna a prendere il posto che le spetta, si seguono le vicende e i dialoghi, e del Giappone ci si dimentica. Da dove nasce l'idea del Giappone, nella testa di Branagh? C'è una scena di lotta in "As you like it", nel primo atto, e Branagh decide di metterci un lottatore di sumo. Spettacolare e suggestivo, ma poi per rendere credibile la presenza di un lottatore sumo bisogna per forza spostare tutto in Giappone. Bello, magari, ma il gioco non regge e prevale da subito il gioco di fantasia del teatro elisabettiano (nel teatro elisabettiano è richiesta la partecipazione dello spettatore, la sua fantasia), e sorge il legittimo dubbio che si sia trattato solo di questo, del divertimento nel pensare al lottatore di sumo, e che tutto sia poi finito lì invece di essere portato avanti con coerenza. Insomma, ci si fa presto l'idea che si tratti poco più che di trovatine poi difficili da portare avanti: capita spesso, anche in teatro, anche ai migliori. Poi, alla fine, il film non dispiace, gli attori sono bravi, e Shakespeare è sempre Shakespeare; ma rimane il dubbio su tutta l'operazione.

Più o meno la stessa cosa capita nel film successivo, girato nello stesso anno: "The magic flute", cioè "Il flauto magico" di Mozart trasportato da Branagh al tempo della Grande Guerra, 1914-1918. Devo dire che il senso della cosa mi è del tutto sfuggito. Confesso anche di non essere mai riuscito a guardare questo film dall'inizio alla fine, perciò la mia recensione termina qui: diciamo che mi ritiro, sconfitto. Metto su il disco del 1950, quello con Karajan, Anton Dermota, Irmgard Seefried, Erich Kunz, Josef Greindl; e rivedo le immagini del film di Bergman, del cartone animato di Gianini e Luzzati, degli allestimenti visti in teatro. Ho molto ammirato Kenneth Branagh con il suo "Henry V", gli devo molto e gliene sono ancora oggi infinitamente riconoscente, ma insomma, che dire, chissà, forse Wolfgang Amadeus ci si sarebbe divertito ma io proprio non so che cos'altro dire su questo film e non credo che ci tornerò sopra.

mercoledì 29 marzo 2017

Elvira Madigan

 

Elvira Madigan (1967) Regia di Bo Widerberg. Scritto da Bo Widerberg. Fotografia di Jörgen Persson. Musica: andante dal concerto n.21 K467 di Mozart. Musiche per il film di Ulf Björlin. Interpreti: Pia Degemark, Thommy Berggreen, Lennart Malmer, Cleo Jensen, Nina Widerberg. Durata: 1h30'

Penso che tutti conoscano l'andante dal Concerto n.21 in do maggiore per pianoforte e orchestra K467, il secondo movimento; chi non lo conosce farà bene ad andarlo a cercare perchè è tra le composizioni più belle di tutta la storia della musica, e non solo di Mozart. In ogni caso, basteranno poche note per risvegliare la memoria. Io l'ho ascoltato per la prima volta da bambino, e per molto tempo ho creduto che facesse parte della colonna sonora di "2001 Odissea nello Spazio" di Stanley Kubrick; quando alla fine sono riuscito a vedere il film per intero (a quei tempi non era facile, bisognava aspettare che lo programmassero nei cinema) questo brano mi mancava, e in effetti avrebbe benissimo potuto entrare nella colonna sonora di quel film.
Poi mi è successo questo: citando quel brano di Mozart, trovavo persone che mi dicevano, con la massima sicurezza e naturalezza, "ma sì, Elvira Madigan". Il fatto è che il nome Elvira Madigan non si trovava sulle copertine dei dischi, e non viene citato nei libri che parlano di Mozart. Ci sono altri concerti per pianoforte di Mozart che hanno un nome, per esempio il concerto n.9 K271 Jeunehomme, dove Jeunehomme (alla lettera "giovane uomo") è il cognome di una famosa pianista (donna) contemporanea di Wolfgang Amadeus. Il nome "Jeunehomme" è di attribuzione incerta, le notizie storiche su questa concertista sono davvero poche, ma è comunque un nome che accompagna da sempre il concerto n.9. Invece di Elvira Madigan non c'erano tracce, e solo con molta fatica avevo scoperto che si trattava di un film. Essendo appassionato di cinema, ho cercato a lungo notizie su questo film, che immaginavo famoso e visto da tutti, tranne che da me. Poi ho scoperto che non era così, e anzi ho dovuto aspettare fino a oggi, fino all'epoca di internet e di youtube, per trovarne notizie certe e anche per vederne qualche sequenza (il film intero ancora mi manca).
 

"Elvira Madigan" è un film svedese, girato nel 1967, con regia di Bo Widerberg. Racconta la storia di una giovane acrobata che si innamora di un ufficiale, a fine 800; è una storia vera, con finale tragico.Purtroppo il film intero su youtube non c'è, ci sono solo degli spezzoni
Il fatto avvenne nel 1889: la giovane acrobata di circo Elvira Madigan ebbe una relazione tempestosa con un ufficiale di cavalleria, il tenente Brendt Sixten Sparre; i due fuggirono insieme, vissero insieme per qualche tempo, ma alla fine furono trovati entrambi morti. La versione più probabile è che Sixten Sparre abbia ucciso Elvira, e poi si sia ucciso; ma la verità completa non è mai stata chiarita. Elvira si chiamava Hedvig Antoinette Jensen, genitori danesi e norvegesi, vissuta fra il 1867 e il 1889; fu acrobata nel'American Circus di John Madigan, suo patrigno (sposò sua madre in seconde nozze). Elvira aveva ventun anni, l'ufficiale 34; la loro storia colpì l'opinione pubblica anche perché era molto simile a quella di Mayerling, la tragica storia di Maria Vetsera e Rodolfo d'Asburgo, in Baviera. Su questo soggetto esistono altri due film, uno del 1943 e uno del 1967 (lo stesso anno).

Dagli spezzoni disponibili su youtube, il film sembra molto bello sia come immagini che come recitazione; del regista Bo Widerberg non so nulla, e dovrò rimediare. Francamente, non riesco a capire le scelte dei funzionari tv: trasmettono e replicano film dozzinali e ciofeche inimmaginabili, ma per questo e altri film belli (ce ne sono tanti) non c'è mai stato spazio. O, meglio, sapendo da che scuola vengono (pubblicitari, tv commerciali, radio deejay...) capisco perfettamente le ragioni di queste scelte.
Rimane anche da chiedersi come mai tutti citino immediatamente per il concerto di Mozart questo film, praticamente invisibile, mai stato famoso e, nonostante gli elogi del 1967, visto da pochi. Un altro mistero, insomma, ma di quelli piccoli.
L'andante del K467 nel film è suonato da un'orchestra diretta da James Last, che viene dalla musica leggera e quindi non è che sia il massimo della vita, ma al cinema abbiamo ascoltato di peggio, e quindi viva Mozart.
(qui sotto, la vera Elvira Madigan, da www.wikipedia.it )
 

domenica 22 gennaio 2017

Il pranzo di Babette


“Il pranzo di Babette” (1987) regia di Gabriel Axel, da un racconto di Karen Blixen. Fotografia di Henning Christiansen. Musiche originali di Per Norgard. Interpreti: Stephane Audran; Brigitte Federspiel e Vibeke Hastrup (Martina), Bodil Kjer e Hanne Stensgaard (Philippa); Jarl Kulle e Gudmaw Wivesson (il generale); Jean Philippe Lafont (Papin); Bibi Andersson (signora svedese); Poul Kern (pastore) e molti altri.
Durata: 102 minuti

"Il pranzo di Babette" è un film danese che ebbe notevole successo alla sua uscita, e va detto che si tratta di un successo più che meritato. Il soggetto (da un racconto di Karen Blixen) è questo: siamo nel 1871, che in Francia è ricordato come l'anno della Comune di Parigi. Una giovane donna, Babette Hersant, è costretta a fuggire dopo la fine di quell'avventura piena di speranze ma che ebbe breve durata; sappiamo che il marito e il figlio sono stati uccisi durante la violenta repressione governativa ad opera del generale Mac Mahon, che provocò ventimila morti e altrettante deportazioni ed incarcerazioni. Babette, grazie all'aiuto di un amico, giunge in Danimarca e trova rifugio in un piccolo villaggio nella casa di due anziane sorelle, che sono figlie del pastore luterano che fu a capo della chiesa locale e quindi molto rispettate in paese. Un po' alla volta veniamo a conoscere la storia non solo di Babette, ma anche quella delle due sorelle, che vediamo da giovani in numerosi flashback. In uno di questi flashback, molto ben fatti, veniamo a conoscere anche l'amico che ha mandato Babette dalle due sorelle: si tratta di un cantante d'opera, un francese che frequentò a lungo la loro casa e che poi a Parigi conobbe Babette nella sua professione di cuoca in un ristorante di alto livello. Nel finale, per sdebitarsi con le due sorelle, Babette preparerà un pranzo da grandi occasioni, pagato con i suoi soldi derivanti da un'inattesa vincita a una vecchia lotteria di quand'era a Parigi. Babette prepara un pranzo davvero sontuoso, e per questo motivo rimane praticamente senza soldi; resterà nel villaggio, anche perché in Francia non ha più nessuno ad attenderla.
 

Per questo film devo ringraziare l'amica Marisa che sull'altro blog me ne ricordò l'esistenza (l'avevo visto quando era uscito ma mi ero dimenticato della sua parte dedicata alla musica) con questo commento: « Non ho visto citato un film per me bellissimo e in cui l'opera ha un ruolo importante, addirittura ne segna il destino. Parlo del “Pranzo di Babette” e del ruolo centrale del duetto Don Giovanni-Zerlina. Tutto il film è una splendida risposta a come si possa rifiutare la tentazione di Don Giovanni e trovare il piacere di vivere senza sentirsi frustrati. » (Marisa Rainer, 2011)


Questo è l'elenco delle musiche presenti nel film:
Johannes Brahms, valzer in la bemolle Op.39 No.15, arrangiamento per orchestra
Wolfgang Amadeus Mozart, due brani dal Don Giovanni: il duetto "Là ci darem la mano" e la breve aria di Don Giovanni "Finché han del vino / calda la testa..."
Georg Neumark, Were Nur Den Lieben Gott, su testo in danese di autore ignoto
più diversi corali luterani che non vengono menzionati da www.imdb.com
 
A livello di impressioni personali, non amo molto la cucina francese (troppe salse, troppo elaborata) e soprattutto le cailles en sarcophage mi hanno fatto una brutta impressione: non so se le avrei mangiate, già il nome mi sembra sinistro ("quaglie nel sarcofago": la pasta intorno al cadavere della quaglia simula un sepolcro). Ma il film rimane comunque bello, e tutto sommato non credo che queste mie impressioni "da tavola" possano essere utili a qualcuno. Di notevole, oltre alla qualità della recitazione (molto alta) e alla bellezza della messa in scena (location, costumi...) l'allestimento del pranzo, la musica dai corali luterani al Don Giovanni, l'impianto storico, la luce, e molto altro ancora.
Protagonista è la francese Stéphane Audran, gli altri attori e attrici sono danesi, tutte e tutti di alto livello; nel finale c'è anche Jarl Kulle, uno degli attori preferiti di Ingmar Bergman, nei panni dell'ex ufficiale (ora generale) che corteggiò una delle due sorelle; nel cast anche Bibi Andersson e il francese Jean Philippe Lafont, che impersona il cantante (ospite e corteggiatore dell'altra sorella, molti anni prima).


Infine, una curiosità da appassionati di cinema, presa da wikipedia:
"In una breve sequenza la vedova (Lisbeth Movin) e il capitano (Preben Lerdorff Rye) rievocano il loro amore giovanile consumato quando la donna era già sposata. Nel 1943 gli stessi attori erano stati protagonisti del film Dies irae di Carl Theodor Dreyer, dove interpretavano i ruoli del figlio e della seconda moglie del pastore innamoratisi l'uno dell'altra."