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mercoledì 23 ottobre 2013

Catherine Deneuve

Catherine Deneuve

Il 22 ottobre del 1943 nasceva a Parigi Catherine Fabienne Dorléac, destinata a diventare l’attrice francese più famosa di tutti i tempi e anche l’unica al mondo a riuscire ad attraversare  cinque decenni di cinema lasciando un’impronta in ognuno.
Catherine Deneuve è stata infatti nel ‘67 Bella di giorno per Luis Buñuel, nel 1970 Pelle d’asino per Jacques Demy, nel 1980 è protagonista di L’ultimo metro per François Truffaut, nel ’92 è nominata all’Oscar per Indocina, nel 2001 è nel cast del film vincitore della Palma d’oro, Dancer in the Dark di Lars Von Trier e nel 2010 è protagonista di Potiche-La bella statuina di François Ozon.
Una carriera straordinaria, unica, che col passare del tempo ha confermato un grande talento e un intuito sorprendente nel trovare ruoli adatti.
E di fronte ad attrici che col tempo faticano a trovare ruoli adeguati, Catherine nell’ultimo decennio ha collezionato un numero impressionante di ruoli bellissimi, rimanendo un’icona del cinema francese di qualità.

Perché in fondo, se il suo nome è noto a tutti, lo stesso non si può dire dei suoi film, fondamentali per cinefili, sconosciuti al grande pubblico che per la prima volta l’ha vista in un blockbuster l’anno scorso in Asterix e Obelix al servizio di sua Maestà.
Ma ripercorriamo ora i titoli più famosi di una carriera straordinaria.

1964: Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy
1965: Repulsion di Roman Polanski 
1967: Bella di giorno Luis Buñuel 


1970: Tristana di Luis Buñuel
1980: L’ultimo metro di François Truffaut
1985: Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli
2001: Dancer in the Dark di Lars Von Trier
2001: 8 donne e un mistero di François Ozon
2010: Potiche di François Ozon

martedì 30 aprile 2013

GLI 80 ANNI DI ADRIANA ASTI

ADRIANA ASTI


Adriana Asti, nata a Milano il 30 aprile 1933, è una delle più grandi interpreti teatrali italiane (diretta fra gli altri da Strehler, Ronconi e Visconti) in grado di lasciare pure nel cinema un segno importante in film di Pasolini, Bertolucci, De Sica e Buñuel.
Protagonista di quel magico momento culturale che furono gli anni Sessanta, Adriana Asti fu amica di Pasolini, Moravia, Elsa Morante, Natalia Ginzburg (che si ispirerà a lei scrivendo Ti ho sposato per allegria, interpretato al cinema dalla Vitti) e compagna di Bernardo Bertolucci
Scappata di casa, divenne attrice per caso, grazie a Luchino Visconti che la lanciò prima come attrice teatrale poi come attrice cinematografica, seppur con una differenza: a teatro le affida ruoli da protagonista, al cinema amichevoli apparizioni, come quella nei panni di lavandaia nel capolavoro Rocco e i suoi fratelli nel 1960 o quella cortigiana che cerca invano di sedurre Ludwig (1973).
 
Adriana Asti diventa poi molto amica di due registi esordienti che si rivolgono a lei per il loro film d’esordio: il primo è Pasolini (gli sarà vicina, come Laura Betti, durante i diversi processi che l’intellettuale affronta in quel periodo) che la dirige in Accattone nel 1961 (ma anche in Capriccio all’italiana, nel 1968) e il secondo è Bernardo Bertolucci, diventato suo compagno, che le regala nel 1964 un ruolo magnifico, probabilmente il più bello della sua intera carriera, nel profetico Prima della rivoluzione.
Dopo radio, teatro, doppiaggio (presta la voce alla Sandrelli e alla Cardinale) e cinema all’Asti non le rimane che tv che le regala grande popolarità grazie ad una fortunatissima trasposizione televisiva de La fiera della vanità.
Nel 1973 recita nel penultimo film di De Sica, Una breve vacanza, per il quale riceve il Nastro D’Argento come miglior attrice non protagonista, il primo della sua carriera. Il secondo arriverà tre anni più tardi grazie a L’eredità Ferramonti di Mauro Bolognini, che le affiderà delle particine in altre due pellicole molto controverse (Per le antiche scale, Gran Bollito) che preannuciano la seconda fase della sua carriera, quella dalle sfumature erotiche.


La fine della fase diciamo “alta” della carriera di Adriana Asti coincide con la crisi del  cinema italiano di qualità e la scomparsa della maggior parte dei grandi autori, molti dei quali le erano stati amici. Adriana si ritrova così ad interpretare ruoli per lo più marginali in film spesso marginali i cui contenuti e toni sono spesso suggeriti fin dal titolo: Homo Eroticus (con Lando Buzzanca), Paolo il caldo (con Giancarlo Giannini), Conviene far bene l'amore (con Christian De Sica e Gigi Proietti) e Il petomane, che a dispetto del nome è invece una satira con Tognazzi e la Melato. 
Dall'estero arriva per fortuna Buñuel che la dirige in quel gioiello surrealista de Il Fantasma della Libertà in cui Adriana suona un pianoforte completamente nuda.
Al suo ritorno in Italia la aspetta Tinto Brass con Action e soprattutto il famigerato Io, Caligola (che vede tra i protagonisti Malcom MacDowell e Helen Mirren) summa del cinema di violenza e d’erotismo che caratterizza l’Italia di quegli anni.

Questi sono anche gli anni in cui la signora Asti sposa Giorgio Ferrara, fratello di Giuliano dalle diverse opinioni politiche, che la dirige in un introvabile ma sulla carta interessante adattamento di una novella di Flaubert, Un cuore semplice, al fianco di Alida Valli e la star warholiana Joe Dallesandro.

Dagli anni Ottanta è dunque il teatro a darle maggiori soddisfazioni, tra cui un Premio Duse nel 1993. Al cinema tiene a battezzo lo sfortunato esordio cinematografico di Sabina Guzzanti in Bimba! ma la terza fase della sua carriera si apre nel 2003 con La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, uno dei più interessanti film italiani del nuovo millennio, che le farà vincere il terzo Nastro d’argento. I due tornano a collaborare la terza volta (la prima fu nel film inchiesta Pasolini, un delitto italiano del 1995) in Anche a libero va bene (2005).

Negli ultimi anni ha vissuto tra l'Italia e Parigi, ha recitato in molti film francesi, tra cui l’ultimo di André Techiné, Les impardonnables, ha pubblicato due libri in francese, ha continuato a girare il mondo con le sue tourné teatrali e a luglio la vedremo intepretare Jean Cocteau al Festival dei due mondi di Spoleto, diretto dal marito.

Di seguito le immagini più rappresentative della sua carriera cinematografica e televisiva.
 
1960 - ACCATTONE - PIER PAOLO PASOLINI
 1964 - PRIMA DELLA RIVOLUZIONE - BERNARDO BERTOLUCCI
 1967 - LA FIERA DELLA VANITA' - ANTON GIULIO MAJANO
 1968 - CHE COSA SONO LE NUVOLE DI PIER PAOLO PASOLINI (CONTENUTO IN CAPRICCIO ALL'ITALIANA)
 1973 - LUDWIG - LUCHINO VISCONTI
1973 - UNA BREVE VACANZA - VITTORIO DE SICA
1974 - IL FANTASMA DELLA LIBERTÀ - LUIS BUÑUEL
1979 - IO, CALIGOLA - TINTO BRASS
 2003 - LA MEGLIO GIOVENTÙ - MARCO TULLIO GIORDANA
 

martedì 9 aprile 2013

Gli 80 anni di Jean-Paul Belmondo

JEAN-PAUL BELMONDO
Simpatica canaglia del cinema francesi, tra i più famosi e proficui attori d’oltralpe, simbolo della Nouvelle Vague ma anche del noir francese, capace di passare da film d’autore a pellicole commerciali senza mai perderci la faccia.

Nato il 9 aprile 1933 a Neuilly Sur Seine, nei pressi di Parigi, figlio dello scultore italiano Paolo.
Si diploma in Arte Drammatica, debutta come attore alla fine degli anni ’50, e raggiunse il successo internazionale nell’anno mirabilis 1960 in cui interpretò la bellezza di sette film, tra cui Moderato Cantabile, che fece vincere la Palma d’oro alla co-protagonista Jeanne Moreau, La Ciociara di Vittorio De Sica che portò l’Oscar a Sophia Loren, Asfatto che scotta, con Sandra Milo e Lino Ventura, diretto da Claude Sautet e definito dalla critica uno dei migliori noir francesi di tutti i tempi e soprattutto Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard, uno dei capisaldi della storia del cinema.
Divenuto il simbolo della Nouvelle Vague, continuò a collaborare con Godard (La donna è donna, Il bandito delle ore 11) ma anche Claude Chabrol, recitò in La mia droga si chiama Julie di François Truffaut e infine si impose come re indiscusso del nuovo noir francese, grazie a maestri come Melville e poi anche con autori e titoli più commercialil
Recitò in molti film italiani, spesso al fianco di bellissime dive: oltre alla già citata Loren, in Mare Matto affiancò Gina Lollobrigida, ne La Viaccia Claudia Cardinale e in Trappola per un lupo di Chabrol conobbe Laura Antonelli, che divenne sua compagna anche nella vita.
Dopo un’ischemia che lo colpì nel 2001, è ritornato a recitare con un remake di Umberto D
Ecco alcuni fotogrammi tratti dai suoi film più rappresentativi
1960: MODERATO CANTABILE
 LA CIOCIARA
ASFALTO CHE SCOTTA
 FINO ALL'ULTIMO RESPIRO
 
1961: LA VIACCIA 
1965 IL BANDITO DELLE ORE 11
1969 LA MIA DROGA SI CHIAMA JULIE
 1972 TRAPPOLA PER UN LUPO 


lunedì 11 marzo 2013

Auguri Sandrocchia




SANDRA MILO
La storia di Sandra Milo rappresenta un po’ l’Italia: il talento non mancava, ma senza raccomandazioni non sarebbe arrivata forse molto lontano. E nel momento in cui è venuta a mancare una guida, è stata inghiottita dalla volgarità della Tv.

Oggi conosciamo Sandra Milo per le sue partecipazioni a reality show trash come L’Isola dei famosi o La Fattoria e le sue ospitate a famigerati talk show pomeridiani di Raiuno e Canale 5: del resto è nel salotto di Barbara d'Urso che ha festeggiato il suo 80° compleanno. 
Da Fellini a Pomeriggio 5 con Barbara d'Urso...

Qualche decennio fa Sandra Milo era conosciuta come conduttrice naif di programmi per bambini, poi è stata vittima di uno scherzo tormentone diventatocelebre.
Negli anni Sessanta però Sandra Milo era una delle protagoniste della stagione d’oro del cinema italiano e una delle poche attrici a vincere due Nastri d’argento a pochi anni di distanza, in un periodo unico e irripetibile per lei e per il cinema italiano.
Tre registi sono stati fondamentali per la sua carriera: Roberto Rossellini, Federico Fellini e Antonio Pietrangeli.
Il primo la portò due volte al Festival di Venezia, una per consacrarla e l’altra per distruggerla: nel 1959 infatti Il generale della Rovere vinse il Leone d’oro, mentre due anni più tardi, Vanina Vanini, che la vedeva protagonista, fu stroncato duramente.
Ci volle Federico Fellini per risollevare la sua carriera e farla entrare nella storia del cinema: il regista-amante le diede la gloria grazie a due ruoli iconici che le fruttarono due Nastri d’argento: il capolavoro 8 ½ e Giulietta degli spiriti.


Fu però Pietrangeli ad offrirle i ruoli migliori, lontani dall’immagine ingenua, voluttuosa ed eccessiva di Fellini. Innanzitutto fu Pietrangeli a scoprirla e farla esordire nella gradevole commedia Lo scapolo nel 1955, poi, negli Sessanta le offrì tre ruoli magnifici in tre film bellissimi oggi immeritatamente dimenticati: quello della prostituta di Adua e le compagne (1960), la donna fantasma nel deliziosissimo Fantasmi a Roma (1963) e infine un ruolo drammatico da protagonista in quella che è la sua prova più intensa nel cinico La Visita (1964).
Ma per Sandra Milo, che tra l’altro aveva iniziato partecipando come comparsa in un film nientemeno che di Jean Renoir, la carriera fu costellata di altri film diretti da autori importanti, come L’ombrellone di Dino Risi (1965), Frenesia d’estate di Luigi Zampa o ancora il divertente e gradevolissimo film in costume Le voci bianche di Festa Campanile e Franciosa (1964).
Fortunata anche la sua carriera francese, che conta, tra gli altri, Asfalto che scotta, definito dal Mereghetti "tra i miglior noir francesi di sempre", Le avventure di Arsenio Lupin, La Giumenta verde e Poi ti sposerò, film in cui recitò al fianco di Catherine Deneuve e Annie Girardot. 

Il vero nome della Milo è Elena Salvatrice Greco e la sua città natale è Tunisi. 
La sua biografia è più movimentata di qualsiasi film che abbia interpretato: sposatasi a 15 anni, incinta, con un conte, divorzia nemmeno un mese più tardi dopo aver partorito un figlio morto. 
Pietrangeli la lancia nel mondo del cinema e Moris Ergas, che sposa in seconda nozze, è produttore della maggior parte dei film che interpreta, a parte quelli con Fellini, col quale, secondo una recente intervista rilasciata a Porta a Porta, la Milo ha avuto una relazione di 17 anni. Segue un terzo matrimonio, una bambina nata morta ma portata in vita dal miracolo di una donna dichiarata poi santa, una lunghissima pausa dai riflettori per dedicarsi ai tre figli e una relazione con Bettino Craxi, che probabilmente le procura l'occasione di diventare conduttrice televisiva. Recentemente, la Milo ha pure dichiarato di essere stata l'amante, ma solo platonica, di Enrico Berlinguer. Ovviamente l'interessato, non ha potuto né smentire né confermare.
 
Oggi Sandra Milo ha 80 anni e nelle interviste dichiara che parla con gli angeli. Fellini, con gli angeli e gli spiriti ci parlava già quando aveva quarant'anni..

Ecco i suoi film più rappresentativi.

1955: con Alberto Sordi in LO SCAPOLO di Antonio Pietrangeli
1959: con Vittorio de Sica in IL GENERALE DELLA ROVERE di Roberto Rossellini
 1960: ADUA E LE COMPAGNE di Antonio Pietrangeli
         con Jean-Paul Belmondo in ASFATTO CHE SCOTTA di Claude Sautet
         FANTASMI A ROMA di Antonio Pietrangeli
1961: con Laurent Terzieff in VANINA VANINI di Roberto Rossellini
1963:  con Marcello Mastroianni in 8 ½ di Federico Fellini
        LA VISITA di Antonio Pietrangeli
1964: con Totò e Jean Rochefort in LE BELLE FAMIGLIE
         LA DONNA E' UNA COSA MERAVIGLIOSA di Mauro Bolognini
         LE VOCI BIANCHE di Massimo Franciosa e Pasquale Festa Campanile
1965: GIULIETTA DEGLI SPIRITI di Federico Fellini

         L'OMBRELLONE di Dino Risi