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lunedì 22 dicembre 2014

L'amore bugiardo: nuova grande prova di David Fincher

L'AMORE BUGIARDO - GONE GIRL
di David Fincher
(USA, 2014) 
con Ben Affleck, Rosamunde Pike, Nei Patrick Harris, Carrie Coon,Tyer Perry.
Genere: Drammatico/Thriller

TRAMA
Una donna scompare nel giorno del suo quinto anniversario di matrimonio. Il marito è il sospettato principale…



COMMENTO
Un thriller? Un dramma matrimoniale? Sì e altro ancora. David Fincher torna ad esplorare il lato cupo dell’essere umano, dopo Seven, Fight Club, Zodiac e Uomini che odiano le donne. E proprio di quest’ultimo ne è il perfetto contraltare: dopo un film sulla misoginia, eccone uno sulla misandria, ma anche una fredda analisi del matrimonio, qui letteralmente massacrato.
Fincher si muove come di consueto con grande abilità nelle due ore e mezzo di durata, non permettendo mai che la noia assalga lo spettatore. Lascia però da parte per una volta dialoghi e battute brillanti e ritmi serrati per costruire un thriller che per stile ricorda Zodiac, se proprio vogliamo trovare un riferimento all’interno di una ormai lunga e notevole filmografia. Per tematiche però la memoria torna a The Game, dove il protagonista era vittima di un gioco crudele, quasi un reality anti-litteram, terribilmente verosimile e crudele. Anchi qui il protagonista si ritrova al centro di un doppio gioco spietato: uno privato e uno pubblico. E con questo entriamo non tanto nei reality ma in quella tv dei talk show che si diverte con le tragedie umane e condanna e assolve vite umane con la velocità di un clic per aumentare il proprio share.
Condanna della Tv spazzatura, del giornalismo all’acqua di rose che ha ormai monopolizzato le tv di tutto il mondo, ma anche un duro attacco all’istituzione matrimoniale.
Non solo un buon thriller dunque, ma anche un saggio sulla società d’oggi. Insomma, dopo The Social network, del quale tuttavia questo Gone Girl è inferiore, David Fincher filma un altro film importantissimo per capire la nostra società. Ma c’è di più: Fincher ha adattato con la stessa autrice Gillian Flynn il romanzo omonimo, che nella traduzione italiana come al solito rovina qualcosa, svelando più di quanto sia lecito. È una vera rarità che uno scrittore adatti il proprio romanzo per il cinema, soprattutto a Hollywood e già per questo motivo L’amore bugiardo - Gone Girl diventerà, con merito, oggetto di studi di critica comparatistica.
Peccato che la regia sia però così fredda, che il montaggio sia così trasparente e che la colonna sonora di Trent Reznor e Attic Ross questa volta non colpisca più di tanto: questi tre motivi, a mio avviso, lo rendono inferiore, stilisticamente parlando, a The Social Network. Rimane tuttavia altissima la capacità del regista di dirigere i propri attori: Ben Affleck perfetto nella parte del marito belloccio all’apparenza apatico e ingenuo e Rosamunde Pike trova nel ruolo della ragazza scomparsa del titolo il ruolo della vita, soffiandolo a a Reese Witherspoon che si è accontentato di averlo prodotto.

VOTO: 8+

venerdì 28 giugno 2013

Diamo le nostre vita al lavoro, è giunto il momento di riprendercele indietro.

THE COMPANY MEN
Di JOHN WELLS,
USA, 2010
Con Ben Affleck, Tommy Lee Jones, Kevin Costner, Rosemarie DeWitt, Chris Cooper,  Maria Bello, Craig T. Nelson
Se ti piace guarda anche: Volevo solo dormirle addosso, In good company, Tra le nuvole,
 
TRAMA
Bobby Walker, importante manager di una grande multinazionale viene improvvisamente licenziato, assieme a molti altri colleghi. Trentasette anni, villa e auto da sogno, Bobby è l’orgoglio della moglie casalinga e dei due figli, che da un giorno all’altro si vedono costretti a cambiare vita.
Bobby ha ottime referenze e tanta esperienza, perciò è ottimista, ma il tempo passa, il sussidio finisce e il lavoro non arriva. La famiglia è costretta a vendere auto, casa e a tornare a vivere dai genitori di lui, mentre il fratello di lei, rozzo falegname che non ha mai visto di buon occhio il cognato sbruffone e ricchissimo, gli offre di lavorare in cantiere.

RECENSIONE
Il regista e sceneggiatore di Shameless, nonché produttore di Mildred’s Piece e ER, tra gli altri, esordisce al cinema nel triplice ruolo di regista, sceneggiatore e produttore con un film di grandissima attualità che affronta in modo serio e convincente il tema della disoccupazione.
Il film ci mostra benissimo come l’uomo che perde lavoro perde tutto, dignità in primis, in una società capitalista basata interamente sul lavoro. Solo gli affetti possono salvarlo. Bobby ha dalla sua parte moglie, figli, parenti ed ex colleghi amorevoli che l’aiuteranno, ma purtroppo non per tutti è così. Ma il film è tutt’altro che buonista: dipinge in modo spietato le dinamiche aziendali e ci mostra anche coloro che non ce la fanno a reggere il peso della disoccupazione.
Una buona sceneggiatura e un buon cast aggiungono valore a un film assolutamente impedibile, da noi uscito naturalmente solo in Tv, dopo aver floppato anche negli Usa, nel gennaio 2011, per i temi troppo seri affrontati.
Bellissima la frase di lancio: "In America diamo le nostre vita al lavoro, è giunto il momento di riprendercele indietro." Verissimo, ma senza lavoro non si vive.
VOTO: 8-

sabato 27 aprile 2013

Poca meraviglia alla meraviglia


TO THE WONDER
di Terrence Malick,
USA, 2012
con Olga Kurylenko, Ben Affleck, Rachel McAdams, Javier Bardem, Tatiana Chiline, Romina Mondello.
Se ti piace guard anche: The Tree of Life, Un giorno devi andare.
 USCITA ITALIANA: 4 LUGLIO 2013
..Temi che il tuo amore sia morto,ma forse sta aspettando di trasformarsi in qualcosa più elevato...

TRAMA

Una donna si innamora perdutamente di un uomo che non vuole sposarla. Dalla Francia si trasferisce con la figlia nel paese dell’uomo, ovvero negli Stati Uniti. Vivono insieme finché il visto non scade e le due sono costrette a tornare in Francia, dove la donna non riesce a trovare un senso alla sua vita. Allontana la figlia e si dispera, lui intanto trova un’altra donna. Ma i due sono destinati a tornare insieme: lei ritorna negli USA, lo sposa, lo tradisce, lo lascia…


RECENSIONE

Dopo un magnifico incipit francese, una volta approdati negli States finisce la magia. L’amore si sgretola, la disposizione dello spettatore pure.

Speculare a The Tree of life, di cui pare essere una sorta di prequel, ne amplifica i difetti e ne riduce i pregi. Eliminato l’effetto meraviglia della precedente opera di Malick, To the wonder rimane un’installazione artistica virtuosistica non più stupefacente che traduce in immagini e suoni didascalie di tipo sentimentale e religioso, raggiungendo risultati stucchevoli.

Se il precedente film poteva essere bollato di pretenzioso virtuosismo, in questo si aggiunge l’aggravante di un sentimentalismo e spiritualismo insopportabili, che si posso difendere solo per il loro essere così controcorrente, naif e fuori dal tempo.

Anche il ruolo del prete è stucchevole, col suo continuo pregare e interrogarsi sulla fede e l’intento di dare una piega edificante e catartica alla pellicola. Se the Tree of life cercava la “grazia” qui si cerca l’amore anche attraverso la disgrazia e in fondo entrambi i film sono riassumibili come delle preghiere sussurrate dalle due protagoniste e da un personaggio maschile, là il figlio, qui il prete.

In rapporto al precedente, impietoso è il confronto di interpretazioni: The Tree of Life spiccava per le straordinarie performance dei due bambini e di Jessica Chastain. Olga Kurylenko, nonostante parli in tre lingue, non è lontanamente paragonabile all’interpretazione e al ruolo della Chastain, e Ben Affleck, muto, non è Brad Pitt. Ma la colpa, ben inteso, non è loro, ma dei loro ruoli sfuggenti.

Insomma Malick ancora una volta divide, ma questa volta siamo di fronte a un’opera minore, in quanto non presenta nessuna novità né a livello di forma né a livello di contenuti, perdendo così la maggior parte del suo fascino dovuto alla meraviglia che poteva suscitare il film precedente.

I più entusiasti sostenitori del precedenti ameranno anche questo, gli oppositori troveranno nuovi argomenti per attaccare il loro bersaglio. Per gli altri rimane un film ricco di bellissime immagini e bisbigli di persone che parlano tra sé e sé.

VOTO: 7