Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libri. Mostra tutti i post

giovedì 29 ottobre 2009

Tipi da... ufficio

[images.movieplayer.it]

Ogni ufficio che si rispetti ne ospita un numero variabile, quale "dotazione di serie"...

Sia che si tratti di "asshole" sistematici o temporanei o di non meno sgradevoli "compagnucci della parrocchietta" nostrani, i colleghi serpenti e le colleghe streghe sono persone decisamente indesiderabili!

E... per superare i momenti critici con ironia... provate a individuare il "tipo" del collega-serpente di turno, tra i "tipi" citati in questo articolo...

Io ne ho trovati, eccome se ne ho trovati! E voi?

"Un diavolo per collega"

di Daniela Mastromattei - pubblicato su Libero del 25 -10-2009

- Vademecum di sopravvivenza in ufficio

Loro non parlano, urlano; non ridono, sghignazzano; non si scambiano idee, discutono animatamente quasi sempre della squadra del cuore come fossero al bar dello sport; non lavorano al pc, quando non stanno su Facebook, sono ipnotizzati davanti ai video più demenziali che mai siano stati messi in Rete e che naturalmente sono pure sonori. Ma di mettere le cuffie neanche a parlarne.

E che dire dei loro telefonini? Naturalmente non squillano, mandano a tutto volume improbabili suonerie (musichette odiose, sigle di programmi sfigati e animaletti parlanti). Questo Molto rumore per nulla (per citare Shakespeare) arriva dai colleghi di lavoro «altamente indesiderabili», come li definiscono Jonathan Littman e Marc Hershon, autori dello straordinario, istruttivo e divertente libro “Io odio la gente: come liberarti dagli idioti in ufficio e ottenere soddisfazione dal tuo lavoro” (edito da Corbaccio).

Rumori molesti

Schopenhauer direbbe: «Il rumore è il più impertinente di tutte le forme di interruzione. Non è solo una interruzione, è un tormento che impedisce di pensare». È stato calcolato che i lavoratori vengono distratti dai vicini di scrivania 73 volte al giorno. Tant’è che su 1500 lavoratori inglesi, 500 erano disposti a rinunciare a una settimana di ferie pur di non lavorare con persone che odiavano.

Littman e Hershon sono andati oltre. Attraverso testimonianze, interviste, test psicologici, studi e ricerche sono riusciti all’interno della grande categoria di colleghi molesti a individuare alcune “specie” di sabotatori, capetti, pugnalatori alle spalle che rendono il luogo di lavoro un campo minato. «Capire in anticipo i limiti delle persone con cui si lavora è un modo per evitare di cadere vittima dell’esasperazione», scrivono gli autori. Le aziende dedicano tempo e risorse ad analizzare la concorrenza vedendola come l’unico nemico da combattere, ignorando che all’interno si consumano guerre molto più feroci. «La gente è potenzialmente in grado di fare cose meravigliose, ma può essere anche terribilmente mediocre e negativa. L’unica persona di cui potete davvero fidarvi in questo pazzo mondo del lavoro siete voi stessi», si legge sul libro. Per usare una riflessione dello scrittore inglese, Samuel Johnson, «Odio il genere umano, perché mi ritengo uno dei suoi migliori esemplari e so quanto sono fatto male».

Ed ecco alcune tra le “specie” più dannose degli altamente indesiderabili.

Lo Stopper è il tipo che ha stroncato più carriere e rovinato più vite di ogni altro: trova sempre una ragione per bocciare le vostre idee mettendovi in ridicolo. Il Ti rubo solo un minuto, interrompe continuamente facendovi perdere la concentrazione, ma anche il bene più prezioso: il tempo. È una persona che irretisce senza che ve ne accorgiate. Apparentemente non sembra neppure così cattivo, ma «la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni». Come difendersi: date una risposta magnanima, per esempio, «ne ho cinque di minuti, ma è il massimo che posso fare».

Immancabile il Iena ridens: ti viene incontro sorridendo come una zucca di Halloween. È uno che nasconde sempre cattive intenzioni: sorride troppo per dire la verità. E chi non si è mai imbattuto in un Fuffologo: un tuttologo molto approssimativo, quasi tutto quello che sa è sbagliato. Ha voce tonante e cervello grande come un’oliva, non distingue le cose serie dalle stronzate con cui infesta l’ambiente di lavoro. In aereo non occorre che sia seduto di fianco a voi per farvi uscire di testa, il suo blaterare senza sosta è insopportabile anche cinque file indietro.

Il più pericoloso è il Bulldozer: un dominatore che crea una dipendenza piena di risentimento. Molti bulldozer sono responsabili del “bullismo in azienda”, se non di mobbing vero e proprio.

Effetto depressione

Un recente studio promosso dalla Columbia University ha rivelato che nove lavoratori su dieci sono stati maltrattati da un bulldozer almeno una volta e un terzo di loro è entrato in depressione. Gli inglesi che prendono ancor più seriamente i cattivi comportamenti in ufficio ritengono che i prepotenti possano portare alla sindrome post-tramautica da stress e gli attribuiscono la perdita di 18 milioni di giorni di lavoro: le loro vittime perdono in media una settimana di lavoro in più all’anno. Dal momento che i bulldozer non sono sempre bulli e spesso non sono nemmeno così stupidi da offendere direttamente le loro vittime, non ci si può aspettare alcun aiuto da parte della direzione. Con loro il segreto è opporsi con risposte dure ma non troppo, decise ma non minatorie usando la parola “irragionevole”. Loro alzano la cresta solo quando vedono che vi lasciate intimidire. Dimostrate tranquillamente che non vi fanno paura.

E mentre il Bulldozer di turno lo si individua subito, la Faccia di tolla è difficile da scoprire. Il colmo è che spesso viene lodato per la sua abilità nel manipolare gli altri, abilità grazie alla quale i superiori spesso lo reputano una risorsa preziosa per l’azienda. Le facce di tolla intralciano il vostro lavoro, sono maestri del sabotaggio. Non perdete tempo a psicanalizzarli per giustificare il loro comportamento, impegnatevi a riconoscerli e a guardarvi le spalle.

Così come bisogna guardarsi le spalle dal Falso come giuda, professionista della doppiezza, scaltro e imprevedibile. Siete convinti che è vostro amico, e tutto a un tratto, per qualche oscuro motivo, scoprite di averlo contro. Non che gli stiate antipatici, ce l’ha proprio con voi. Si dimostra amichevole, ma ordisce complotti machiavellici che hanno lo scopo di farvi fallire per potersi mettere in mostra lui. Può creare danni alla vostra immagine, alla vostra reputazione e può farlo nel corso di settimane o mesi, lavorando ai fianchi. Non riuscirete a prevenire le sue azioni. Di conseguenza: tocca individuarlo prima e batterlo sul tempo.

Non bisogna cedere mai alla sua sete di pettegolezzi, potrebbe usarla contro di voi. Neanche il Baro è da sottovalutare. Si riempie le tasche a spese altrui, vuole piacere a tutti, abilissimo a individuare le persone disposte a fare il suo lavoro. Ha orari d’ufficio irregolari e giustifica i suoi ritardi e le sue assenze come vaghe missioni di lavoro fuori sede. È bravo a convincervi ad andare a questa o quella riunione al suo posto, ma sorvola sui dettagli e intanto vi rifila il bidone, oltre a mettere a repentaglio le vostre performance e a rubare il vostro tempo.

contro il gossip

Sono compagni di lavori, questi, che rovinano la vita. Come metterli al tappeto per non farsi schiacciare: «Cominciate col rifiutare la cultura dell’ipocrisia “gentilezza a tutti i costi”», indica la prima regola di “Io odio la gente”, il libro che oltre a fornire gli strumenti per neutralizzare i compagni di lavoro idioti (la mamma degli idioti è sempre incinta), regala perle di saggezza per farvi diventare solisti validi e capaci di staccarvi dal gruppo.

La figura del lavoratore solista pone fine al mito americano del team e dell’efficienza del lavoro di squadra nato nel 1929 e sviluppatosi negli anni ’70. Le grandi compagnie come Apple e Google sono già popolate da solisti (anche per lo snellimento causato dalla crisi) che hanno rimpiazzato i metodi fallimentari delle riunioni fiume e delle parole in libertà. Il team ha fatto il suo tempo: non ci dimentichiamo che il credit crunch è un tragico esempio di come a un avido gruppo di teste pensanti sia stato permesso di danneggiare gli individui. Il solista ha capito che c’è un collegamento diretto tra l’impegno individuale e il risultato.

Sempre meglio soli... che in cattiva compagnia.

...di Daniela Mastromattei

pubblicato su " Libero " del 25 - 10 - 2009

Anna righeblu - ideeweekend

sabato 1 agosto 2009

Un luogo incerto


E’ il titolo del fantasioso libro di Fred Vargas, pseudonimo dell’autrice francese che, specializzata in medievistica, si occupa di ricerche nell’area archeozoologica.

La ricercatrice elabora circa un libro l’anno, per diletto, durante il breve periodo delle vacanze.

Protagonista dell’intreccio è il commissario Adamsberg che si trova, suo malgrado, coinvolto in una storia horror-poliziesca. Egli dovrà confrontarsi con aspetti inconsueti del suo lavoro, al confine tra mito e realtà, connesso a ciò che appare collegato, in modo sovrannaturale, ai vampiri.

E come nel più classico dei copioni, la storia del mistero inizia a Londra, all’ingresso del cimitero di Highgate:

“ Al cancello del vecchio cimitero di Highgate ci sono diciassette scarpe, ben allineate, con la punta rivolta verso il cimitero. E con i piedi mozzati dentro…”

Da qui si sviluppa un complicato intreccio di avvenimenti che coinvolgono diversi personaggi dal profilo ambiguo e non sempre credibili.

Dopo un inizio poco efficace, la lettura diviene più avvincente e corre speditamente, sulla pista di falsi indizi e colpi di scena che scandiscono l’azione e catturano l’attenzione fino all’ultima riga.


Anna Righeblu Ideeweekend

venerdì 3 luglio 2009

“A Panda piace”… essere un Panda che piace


Un Panda “tenero e dispettoso”, rigorosamente in bianco e nero: è il simpatico personaggio-fumetto di una fortunata serie di web-strip pubblicate sul blog PANDALIKES.

La percezione fantastica dell’essenziale... potrebbe essere questa, a mio avviso, la chiave di lettura del mondo che a Panda piace …

Ed è proprio ciò che i suoi occhioni "non" vedono, e quella sua spensierata e disarmante semplicità, a conquistare le simpatie di navigatori più o meno “navigati”.

Il personaggio è l’alter ego del suo creatore, Giacomo “Keison” Bevilacqua, giovane promessa del fumetto italiano con, all’attivo, varie pubblicazioni di genere dark.

E dopo il successo nel web, arriva anche in libreria “A Panda piace”, il libro (immagine 1) con la raccolta delle più ”sventate, quanto mature” preferenze dell’ormai mitico Panda!


* Giacomo Bevilacqua - “A Panda piace” – Edizioni BD *

Anna Righeblu Ideeweekend

sabato 26 aprile 2008

Qualunque cosa pensi pensa il contrario

Salto alla Fosbury
Dick Fosbury, con questa innovativa tecnica di salto, alle Olimpiadi del 1968 conquistò la medaglia d'oro nel salto in alto.
Alla vigilia, la sua qualificazione fu seguita con sufficienza. Ma, in gara, il suo salto fece ammutolire lo stadio e i tecnici di tutto il mondo.
La novità? Dick prese la rincorsa, saltò, eseguì una mezza rotazione su se stesso e superò l'asticella con la schiena.
Una vera rivoluzione, nell'epoca in cui tutti praticavano il salto ventrale.
Dopo questo successo, Fosbury non vinse molto altro. Ma, con il "salto alla Fosbury" passò alla storia

Inizia così il libro di Paul Arden "Qualunque cosa pensi pensa il contrario", con questo esempio di trasformazione di un probabile "flop" in un successo.
Un libro che si "divora" in un baleno.
Ricco di fotografie e citazioni, di aforismi e paradossi, è un attacco al "senso comune", quello che ci fa guardare al nostro mondo con gli occhi della sensata abitudine.
Con una serie di aneddoti, il brillante genio creativo e autore del libro, invita a ribaltare tutto ciò che siamo abituati a pensare, e a correre rischi maggiori per trarre vantaggi inimmaginabili dal nostro lavoro.
Arden, autore anche di "Non conta volere, ma volere contare", sostiene che, spesso, l'idea vincente è proprio quella che appare più irragionevole!
Paul Arden - "Qualunque cosa pensi pensa il contrario" - Tea libri - € 10.00

© Anna - righeblu ideeweekend

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails