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venerdì 1 marzo 2024

Recensione & Intervista: La ninnananna degli alberi

La ninnananna degli alberi
di Alice Bassoli

Editore: Corbaccio 
Prezzo cartaceo: € 16,90
Prezzo ebook: €9,99
Pagine: 288

Dicembre 2018. Isabella non aveva più messo piede in quel luogo, in quel paese immerso nei boschi dell’Appennino tosco-emiliano, nella casa della zia dove andava appena iniziavano le vacanze. Dove andavano, lei e la gemella Valeria. Lì trascorrevano l’estate insieme ai ragazzi del posto facendo bagni nel torrente, chiacchierando in piazza, scambiandosi i primi baci per sentirsi adulti, esplorando una villa diroccata per vincere la noia. E tanto meglio se quella villa faceva paura perché di notte si vedevano delle luci, si sentivano dei rumori strani…
Ma una sera di luglio di vent’anni prima Valeria non è tornata a casa della zia, Valeria è scomparsa, svanita nel nulla, lasciando solo domande senza risposta. Da vent’anni Isabella vive dimezzata; col tempo ha cercato di avere un’esistenza normale, ha un ex marito e una figlia, ha costruito dei muri per separarsi dai ricordi e dalle persone di allora e non li ha più oltrepassati. Fino alla morte di zia Adele, che le ha lasciato in eredità la casa e nella casa un indizio. Isabella sa che a questo punto non potrà fare altro che raccoglierlo, per lasciarsi travolgere dal passato e nel passato cercare quella verità che per vent’anni le era sfuggita.




Non restavo sveglia fino a tarda notte per leggere un libro da davvero tantissimo tempo. Ho letto il romanzo tutto d’un fiato ed è impossibile non farlo, perché alla fine di ogni capitolo hai la necessità di sapere quello che è successo. 

Dicembre 2018. Isabella eredita dalla zia Adele, la casa di Cadelbove, la casa in cui lei e Valeria trascorrevano le estati da ragazzine. Erano vent’anni che Isabella non tornava in collina, da quella notte di luglio del 1998 quando Valeria non fece ritorno a casa. Quando Valeria, la sua amata gemella, sparì nel nulla. Si persero le tracce e venne dato per scontato che potesse aver fatto una ragazzata ed essersene semplicemente andata come molti adolescenti. Ma Isabella sapeva, sa, che sua sorella non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Ha provato ad andare avanti con la sua vita, ha un ex marito e una figlia, Emma, che si sente trascurata dalla madre, che continua ad essere ossessionata dalla scomparsa della sorella e si rifugia nell’alcol ogni volta che può. Zia Adele però non ha lasciato in eredità solo la casa: Emma trova infatti dei fogli singoli in un libro, ognuno con una sola lettera sopra. Un messaggio, un anagramma come quelli che piacevano tanto ad Isabella da ragazzina. Un qualcosa a cui aggrapparsi per scoprire la verità. Cosa è successo a Valeria, quella ragazza così solare ed impavida? È così che Isabella decide di iniziare ad indagare sul caso e nel periodo a Cadelbove rivede i suoi vecchi amici dell’epoca: Lorenzo il suo amore del passato, Monica, sua acerrima nemica, e Alberto fratello di Lorenzo. E tutti i ricordi riaffiorano, ricordi belli e spensierati come i pomeriggi al fiume ee ricordi più inquietanti, com quelli legati a quella casa, quella casa abbandonata accanto alla loro che tanto li aveva ossessionati quell’ultima estate insieme. 

Grazie sbalzi temporali continui e personaggi psicologicamente molto complessi la Ninnananna degli alberi ti sorprende e ti affascina a tal punto da non riuscire a smettere di leggere. 

Alice Bassoli con la sua scrittura e il suo racconto mi ha completamente conquistata.

Durata totale della lettura: Due giorni
Bevanda consigliata: Caffè della moka bollente 
Formato consigliato: Cartaceo
Età di lettura consigliata: dai 17 anni
Consigliato a chi è piaciuto: La pazienza del diavolo di Roberto Cimpanelli


«Si ricordava tutto di quella notte, quella maledetta notte che gli aveva levato il sonno per anni e che gli sarebbe rimasta conficcata nel cervello per il resto della vita.»



Ciao Alice,
Innanzitutto grazie mille per aver accettato di partecipare alla nostra intervista.
Grazie a te per questa meravigliosa opportunità!


Sono Liza, ho appena finito di leggere tutto d’un fiato il tuo romanzo, non mi capitava da un po’ di passare la nottata a leggere per finire un libro e mi è piaciuto davvero molto.


1. La Ninnananna degli Alberi è un titolo molto particolare, come ti è venuta l’idea?

La scelta del titolo è un momento estremamente delicato, per non dire un passaggio estremamente cruciale. Ho impiegato giorni per studiarlo, ho chiesto pareri ad amici stretti. Volevo che in un qualche modo trasferisse la malinconia che si respira in tutto quanto il romanzo. C’è poi una determinata scena, a circa ¾ della storia, in cui il lettore trova poi la spiegazione del titolo, un dettaglio su cui non posso insistere più di quel tanto, per evitare un eventuale spoiler 😉. 


2. Ho letto che hai iniziato a scrivere ispirata dalla lettura di due romanzi speciali per te, che genere di romanzi sono e quali, se puoi dircelo?

Il primo è “Io non ho paura” di Ammaniti, che è uno dei miei scrittori preferiti per l’incredibile capacità che ha l’autore di far respirare i suoi personaggi attraverso le pagine. I protagonisti dei suoi romanzi non si limitano ad essere semplicemente degli “attori” che recitano la loro parte, ma sono esseri umani, che si esprimono e che vivono come noi. L’altro è “La promessa del buio” di Riccardo Bruni, anche lui uno dei miei autori preferiti. Un libro che conservo nel cuore, ambientato negli anni ’90. Al termine della lettura ricordo di aver pensato “Voglio scrivere un giallo ambientato in quegli anni”. Quello è un periodo storico a me molto caro. È il periodo della mia adolescenza, della Smemoranda, dei pomeriggi passati sulle panchine in piazza, delle musicassette, dei primi baci… 


3. La Ninnananna degli Alberi è tutto frutto della tua immaginazione o ti sei ispirata a qualche fatto realmente accaduto?

Sebbene sia principalmente frutto della mia fantasia, ho preso spunto da varie fonti di ispirazione. Ad esempio, ho mescolato ricordi personali, immagini che ho visto in un film, racconti di amici e molto altro ancora. Una delle influenze significative è stata la mia vicinanza a una villa disabitata, confinante con la mia casa. Mi ha ispirato a inserire tra gli elementi scenici principali del romanzo proprio una casa disabitata. È un luogo che ho potuto esplorare mentalmente e che ho immaginato come un ambiente intrigante e misterioso, perfetto per ambientarci un romanzo giallo.


4. I personaggi del romanzo sono tutti particolarmente complessi, quale di questi ti è stato più facile “creare e modellare” e quale meno?

Ho amato moltissimo il personaggio di Monica. So di essere controcorrente perché in realtà, per il suo brutto carattere e per tutto quello che combina, è spesso e volentieri condannata dai miei lettori. Mi è venuto spontaneo far emergere le sue fragilità, il suo lato umano, in contrasto col suo carattere particolarmente aggressivo. La caratterizzazione della figura di Isabella, al contrario, mi ha messo a dura prova. Il personaggio di Isabella presenta una complessità: da un lato emerge come la protagonista della storia, mentre dall'altro rivela numerose debolezze che la rendono ambigua e difficile. Tuttavia, poiché non è consueto disprezzare il protagonista di una storia, ho dovuto bilanciare con cura i tratti del suo carattere. E questo mi è costato parecchia fatica.

5. Come mai hai scelto l’Appenino tosco-emiliano come palcoscenico per la tua storia? Cadelbove fa riferimento a qualche luogo che conosci?

Per l’elemento scenico ho preferito scegliere un luogo a me famigliare. Da sempre abito in pianura, ma per diversi anni ho frequentato assiduamente le zone collinari del nostro appennino. Nella mia immaginazione ho sempre pensato che quei posti, quei paesini isolati, i boschi, i piccoli borghi medievali, eccetera, potessero rappresentare il setting perfetto per l’ambientazione di storie mistery.

6. Quale pensi che sia il passaggio o il capitolo in cui emergi di più tu come scrittrice, quello che più ti rappresenta?

 Ho amato moltissimo la messa in scena di Isabella, tra le prime pagine. Siamo all’inizio del libro, lei è sul letto intenta a guardare il documentario dei Radiohead trasmesso da MTV. È la notte del 14 luglio 1998, la notte fatidica, in cui Valeria, sua sorella, non torna a casa, anche se lei ancora non lo sa.  Nella stesura dei primissimi capitoli un autore deve investire tutto sé stesso, per acchiappare l’attenzione del lettore e conquistarselo. Ricordo che ero immersa in un turbine di creatività, mentre tracciavo quelle pagine. Ogni parola scaturiva dall'ispirazione che mi pervadeva, ero in uno stato di fervida frenesia.


7. Hai già pubblicato altri libri, qual è stato quello che ti ha soddisfatto di più, quello di cui sei più fiera?

La ninnananna degli alberi rappresenta il mio piccolo trionfo personale, l'opera che più di ogni altra mi riempie di orgoglio. È stata la chiave che mi ha aperto le porte del mondo editoriale, consentendomi di realizzare un sogno a lungo coltivato: essere pubblicata da una grande casa editrice.

8. Nel 2022 sei arrivata tra i primi cinque finalisti di Amazon Storyteller, tra più di millecinquecento persone, come ti sei sentita quando hai saputo di aver raggiunto questo traguardo?

Quando Amazon mi ha contattata per annunciarmi che il mio romanzo era stato selezionato come finalista, non riuscivo a crederci. Non avrei mai immaginato che questo potesse accadere e, sinceramente, mi ero iscritta al concorso senza troppe aspettative. La notizia mi ha letteralmente travolta, emotivamente parlando. Finalmente il mondo mi stava dicendo che le mie parole avevano un valore, che la mia voce poteva essere ascoltata. Da quel momento in poi, ho abbracciato con ancora più determinazione la mia passione per la scrittura.

9. Hai già in previsione un nuovo romanzo? Se sì, lo attenderemo con impazienza e saremo pronte a leggerlo non appena uscirà!

Innanzitutto ti ringrazio moltissimo per il tuo interesse! Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo, ma al momento è ancora in fase embrionale. Nella stesura di una storia questo è il momento più affascinante. Le idee stanno prendendo forma lentamente. Per ora è un po' prematuro parlarne, ma sono entusiasta di questa nuova avventura creativa e non vedo l'ora di condividere di più quando sarà il momento giusto. Grazie ancora per il tuo interesse e per il sostegno!


Grazie ancora ad Alice per la sua disponibilità. 

Grazie a te. Leggere le tue riflessioni, poste in forma di domanda, è stato un vero piacere e un'esperienza illuminante. La passione e l'amore che dimostri per i libri traspare in ogni parola che scrivi, e sono profondamente grata per il tempo e l'attenzione che hai dedicato al mio lavoro. Grazie! 😊


Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio

mercoledì 2 febbraio 2022

Intervista: Daniela Krien



 I confini incerti del fuoco

 di Daniela Krien

 Editore: Corbaccio  
 Prezzo: € 9,99
 Pagine: 228
Titolo originale: Love in five acts

Rahel e Peter hanno due figli ormai adulti che vivono fuori casa, trent’anni di convivenza alle spalle e tre settimane di vacanza davanti a loro. Avevano prenotato una baita in montagna, da settimane pregustavano e preparavano il loro soggiorno, ma un incendio l’ha resa inagibile a ridosso della partenza. Per un caso fortuito, un’anziana coppia di amici a cui sono molto affezionati deve allontanarsi dalla propria casa nella splendida campagna piena di laghi e massi erratici dell’Uckermark e chiedono a Rahel se lei e il marito possono trasferirsi lì per alcune settimane ad occuparsene. Rahel accetta per conto di entrambi: è una soluzione ragionevole, ma sa che Peter resterà deluso. D’altronde è da tempo che Peter sembra non condividere più niente con la moglie, il letto in primo luogo, da quando non si è sentito sostenuto da lei in uno scandalo scoppiato all’università di Dresda dove insegna Germanistica, e che l’ha profondamente amareggiato. E Rahel dal canto suo patisce questa distanza ma, benché come psicologa ascolti infinite storie di coppie in crisi, non sa come affrontare il marito. Giorno dopo giorno, fra le incombenze quotidiane e le nuotate nel lago, Rahel e Peter scoprono quante cose hanno dato per scontate nel loro rapporto, e quante cose sembrano dividerli ora nel modo di ragionare, di parlare, di vivere le emozioni. La visita dei figli, con le loro rivendicazioni, le critiche, le loro scelte incomprensibili potrebbe rompere del tutto un equilibrio compromesso… oppure recuperarlo: quando Selma e Simon se ne vanno, Rahel e Peter riscoprono il piacere della vita insieme, che è più forte di qualsiasi contraddizione, ed è una forma di amore che rende sempre possibile ravvivare anche il fuoco della passione. Con una prosa limpida e intensa, in questo suo secondo romanzo subito balzato ai vertici delle classifiche dello Spiegel, Daniela Krien mette il lettore di fronte alle verità della vita di coppia, alla ricerca della bellezza che c’è sempre e che a volte bisogna imparare a vedere di nuovo.






Gentilissima Daniela, prima di tutto grazie mille per questa intervista.


- Abbiamo poche interviste che ti riguardano in italiano quindi mi piacerebbe sapere come sei entrata nel mondo della scrittura, cosa ti ha ispirata a iniziare a raccontare una storia? Quali sono gli autori/autrici che ti hanno ispirata?  

Ho cominciato prestissimo a scrivere, scrivevo delle storie, dei racconti fin da bambina e poi non ho mai smesso- Ho sempre continuato a scrivere. 
Scrivere è diventata la mia professione soltanto a 35 anni quando ho pubblicato il mio primo romanzo. Prima ne avevo scritti molti altri che però ho distrutto. Quindi c’è stato un lungo avvicinamento: ho scritto dai 6 ai 35 anni prima di pubblicare qualcosa. 
Ci sono diversi autori che mi hanno influenzata e per influenzata intendo “non il voler scrivere come loro” perché ho sviluppato presto uno stile tutto mio ma intendo “essere colpita dalla possibilità di esprimermi attraverso la lingua, dalla possibilità di farne un mestiere”. Il primo di questi autori è Fedor Dostoevskij che rileggo in continuazione. Certi suoi libri li ho riletti almeno 10 volte e penso che continuerò a rileggerlo fino alla fine dei miei giorni. E poi il norvegese Knut Hamson. Questi autori ho incominciato a leggerli intorno ai 20anni. Mentre negli ultimi anni ho letto diverse autrici americane soprattutto Elizabeth Strout e Anne Tyler e poi ce ne sono molte anche tedesche come Jenny Erpenbeck. E questo per limitarmi ai principali. Ce ne sarebbero tanti altri.  


- Ora parlando del tuo ultimo romanzo I confini incerti del fuoco, nella storia la nostra protagonista ha molti momenti di perdita e dolore ma anche di ricrescita allo stesso tempo, ha qualche lato autobiografico, ti sei ispirata a qualche avvenimento della tua vita? 

No, questa storia non ha assolutamente elementi autobiografici.


- La protagonista ha anche un continuo conflitto interiore sul diverso amore che prova per i figli, quello spassionato e senza attriti per il maschio e quello sul filo del rasoio con la figlia, hai riscontrato lo stesso con i tuoi figli? Abbiamo più difficoltà ad amare ciò che ci somiglia? In chi ti riconosci di più Rahel o Selma?

Mi riconosco senz’altro più in Rahel, in Selma assolutamente no. Certamente è più difficile amare qualcuno che ti somiglia ma soprattutto è più difficile amare quando hai qualcosa sulla coscienza ed è questo il vero problema di Rahel con Selma perché Rahel ha sulla coscienza di non essere stata con sua figlia per tutto il primo anno della sua vita. Selma non se ne ricorda però istintivamente percepisce la presenza di una distorsione mentre Simon no. Per questa ragione Selma è in perenne attrito con la madre perché nel conflitto trova vicinanza ed è questo che Rahel vuole interrompere. Vuole mostrarle che il conflitto non è necessario e che è grande abbastanza per capire  perché è successo.


- Nel romanzo intuiamo come procederanno le cose nella coppia, cosa ti piacerebbe che i lettori immaginassero come futuro per la famiglia? 

Intanto voglio che ogni lettore immagini ciò che desidera e ciò che immagino io non ha importanza ovviamente. So come potrebbe finire per me ma poi ognuno ha la propria idea a riguardo. La mia è che staranno insieme e raggiungeranno un più alto livello qualitativo della coppia però mi è già capitato di parlare con lettori convinti del contrario e anche questa è una posizione che va benissimo.



- Penso che nel romanzo ci siano molte lezioni da imparare, crescendo impariamo che l'amore non é sempre una passeggiata e ci va un sacco di pazienza e sacrifici, quale messaggio o insegnamento  vorresti che i lettori tenessero a cuore dopo la storia di questa coppia con molti anni di esperienza alle spalle? 

In generale non ho mai in mente di trasmettere dei messaggi. Quando scrivo lo faccio senza un obiettivo, vale a dire non voglio dire qualche cosa in particolare. Semplicemente osservo e poi scrivo quanto ho osservato e immagino delle cose ma un messaggio è qualche cosa di individuale: può essere così per me ma non per gli altri oppure può essere anche uguale ma in ogni caso non è intenzionale. Spero dunque che ogni lettore tragga qualcosa di proprio da questa storia e che a ognuno questa storia dica o insegni qualcosa senza che io lo faccia apposta.

Una domanda non legata a questo romanzo, ho letto la stupenda notizia dell'adattamento del primo romanzo in film, congratulazioni, non vedo l'ora di vederlo! Com'è stato creare uno scritto per film con tutti i tagli e le strutture schematiche a differenza della scrittura del romanzo?

Scrivere una sceneggiatura è stato difficilissimo e non credo che lo rifarò mai più perché quando ti metti a scrivere una sceneggiatura tenti di mantenere tutto quello che c’era scritto nel libro e invece devi sbarazzartene.
Secondo me è meglio che della sceneggiatura si occupi qualcuno che non ha scritto il libro perché l’autore del libro tenta di tenere tutto e non buttare niente.  

Grazie mille per aver partecipato a questa intervista.

Veronica


Trovate la recensione del suo libro QUI.


"Non ha senso giudicare gli animali secondo un parametro morale. 
Loro sono come sono. Diversamente da noi, che fingiamo sempre di essere qualcosa."


lunedì 9 dicembre 2019

Recensione & Intervista: Galateo per ragazze da marito



Galateo per ragazze da marito
di Irene Soave
Editore: Bompiani
Prezzo Cartaceo: € 17,00
Prezzo ebook: € 9,99
Pagine: 384


Cos'hanno in comune le ragazze da marito di oggi e quelle di ieri? Non poco: la "donna di una volta" è una mitologia attualissima, e il beau mariage un sogno riportato in voga dalla crisi. Tanto vale allora studiarne le regole alla fonte: una collezione di manuali per signorine e signore pubblicati fra l'Unità d'Italia e il Sessantotto.
Non ci sarebbe poi molto da ridere, in quei manuali che nel corso della modernità hanno cercato di codificare la figura di una ragazza ideale: timorata delle tradizioni, ben disposta alla repressione dei propri istinti e tesa alla soddisfazione dell'unico desiderio che le è concesso - un buon matrimonio. Quando però gli stessi manuali arrivano a configurare le civetterie di una "bellissima donna dell'età della pietra" si intuisce che per renderli un deposito fossile a grande potenziale umoristico basta farne una lettura contemporanea fresca, pratica, colta, critica ma affettuosa. È la lettura che Irene Soave ha dato a questi testi: lei è la Lettrice Modello che da Monsignor della Casa a Donna Letizia queste pagine hanno atteso per decenni, se non secoli. Una ragazza arrivata al mondo quando ognuna delle norme tradizionali era già stata trasgredita e molte erano anzi rientrate in vigore più o meno tacitamente: e una ragazza che usa il suo sense of humour per comparare la passata normativa all'almeno apparente deregulation attuale. Matrimonio, verginità, reputazione, prostituzione, dignità, libertà, lavoro, sesso e piacere: questioni colossali che la briosa scrittura di Irene Soave attraversa senza banalità, snocciolando i dilemmi della sua amletica leggera. Non: essere o non essere; ma: esserci o farci? Cercarlo o non cercarlo (il marito)? Visitare i luoghi comuni vecchi e nuovi per scegliere quali rifuggire e quali invece adottare e adattare, per farli propri. Le ragazze da marito esistono ancora. E i ragazzi da moglie?


Di questo libro mi sono innamorata subito leggendo il titolo che, di per sé, è già tutto un programma: "Galateo per ragazze da marito - come non concedersi quasi mai, quasi a nessuno e riuscire a non sposarsi lo stesso".
Ma vorrei prima presentarvi l'autrice, Irene Soave, classe 1984. Vive e lavora a Milano. È giornalista al Corriere della Sera dove si occupa di esteri, attualità e cultura. Colleziona da sempre libri di galateo e riviste femminili, cui ha dedicato nel 2005 anche una tesi di laurea.
Il libro è scritto con una buona dose di humour e, leggendolo, a volte hai l'impressione che le cose non siano poi molto diverse da anni fa, all'epoca dei manuali cui si è ispirato: se non sei sposata, ad un certo punto potresti ancora essere considerata una zitella, non solo da mamme e zie, ma anche dalle tue amiche che nel frattempo si sono (felicemente o meno) sposate e magari hanno già anche qualche figlio.
Ma è proprio vero che per essere considerate realizzate le donne debbano per forza accasarsi? Irene Soave parte proprio da quei manuali che colleziona, dall'Unità d'Italia al 1968 e li trasforma riadattandoli ai giorni nostri. Una scrittura sagace e ironica sulla attuale condizione della donna.
Da leggere, da regalare alle amiche per parlarne insieme, come suggerisce l'autrice nella sua intervista.


Ciao Irene, sono Emma di Reading at Tiffany's. Per prima cosa desidero ringraziarti per l'opportunità che ci hai dato di intervistarti sul tuo libro che ho trovato davvero interessante. Soprattutto per l'approccio a questo argomento che da sempre tocca molte donne. La tua sottile ironia, il tuo humour, rendono la lettura fresca e divertente.

-La prima domanda, anche se sembra scontata, è doverosa: ma come ti è venuto in mente di scrivere un manuale per signorine da marito?

Una volta ho visto in libreria un manuale di nuoto...ti immagini? Cioè c'è chi scrive libri su tutto....cos'ha di strano questo argomento?

- Pensi che queto libro potrà essere utile alla moltitudine di ragazze, alcune non più giovani, che ancora sono alla ricerca di un marito (o forse dovrei dire di un compagno?)

Non penso, no. Penso semmai che possa essere utile a tutte quelle che pensano che "un tempo" si stesse meglio, o che hanno il mito della "donna di una volta". Per esempio lo sai che Colazione da Tiffany, proprio il romanzo da cui il vostro blog prende il nome - un nome romantico, leggero, femminile, carino - è in realtà la storia di quella che oggi definiremmo una giovane escort? Eh già: Holly Golightly, Capote lo scrive chiaramente e il film lo lascia soltanto intuire, si guadagnava da vivere proprio così: uscendo con uomini che ne pagavano la compagnia. Un cavaliere, dice, sconvolgendo l'ingenuo io narrante, non è tale se non ti dà nemmeno cinquanta dollari per il taxi che ti riporta  a casa e altri cinquanta per quando vai a rifarti il trucco (cioè per lasciare pochi spicci di mancia all'attendente della toilette). Insomma, chic sì. Romantica mica tanto. Ecco: io vorrei che una donna dopo aver letto il mio libro si fosse liberata la testolina da un bel po' di ciarpame. Purtroppo mi sembra un'impresa impossibile, perché ci sono mitologie molto dure a morire.

- Credi che anche tu che oggi ci sia una gran confusione, perché effettivamente, con tutta questa emancipazione, le donne non sanno più come comportarsi quando sono di fronte a possibili prede?

"Tutta questa emancipazione" è la ragione per cui noi possiamo scrivere libri o tenere blog e nessuno ci trova nulla di strano, possiamo votare, portare pantaloni, andare al lavoro, scegliere di non sposarci, eccetera. Quindi viva "Tutta questa emancipazione". Come se implicitamente fosse meglio quando non ne avevamo troppa, cioè nei "bei tempi" dipinti dal mio libro. Comunque se non ci piace "tutta questa emancipazione" o la troviamo perniciosa possiamo sempre andare a vivere in Arabia Saudita!

- Secondo te in passato era più semplice trovare marito? Oppure, tutte queste strategie per accalappiarsi il principe azzurro, alla fin fine portavano in molti casi ad "accontentarsi" pur di non rimanere zitelle?

In passato era forse più semplice, ma certi ménage oggi non li vorremmo. Comunque vorrei dire che non c'è nulla di male nell'accontentarsi, in fondo è anche quello che i nostri compagni fanno stando con noi. Accontentarsi è l'essenza dell'amore che dura, in assenza della quale restano le cose extracoppia, le folgoranti avventure, gli amori grandiosi e impossibili. Quando si sta con qualcuno a lungo è implicito "accontentarsi". Cioè stare con uno che magari ha sette cose perfette per noi però gliene mancano tre che vorremmo tanto, e pazienza, la notizia è che anche lui vorrebbe che avessimo qualcosa di diverso da come siamo. Si chiama principio di realtà.

- Una volta una ragazza che non riusciva a trovare marito era etichettata come zitella, oggi non è più così ma non pensi che sotto, sotto, il desiderio di sposarsi, o comunque di costruire una famiglia (anche senza sposarsi) rimanga il desiderio di tutte?

Non so molto sui desideri di tutte... so appena i miei. E lo stigma sulla donna singola oggi c'è ugualmente, anche se declinato diversamente da un tempo. Oggi si pensa comunque che una è zitella non l'abbia voluta nessuno - la tua stessa domanda sembra dire questo, in fondo. E invece esistono persone che per mille ragioni non si sposano ma non perché siano indesiderabili. Aggiungo anche che io conosco un sacco di donne che vogliono a tutti i costi un marito, purchessia e senza dubbio: e in genere ti do una notizia, ce l'hanno. Si sposa gente con l'alito cattivo, gente dai difetti atroci, gente noiosissima, gente a cui puzzano i piedi o che non ha mai voglia di fare l'amore o che prende dieci chili all'anno o che tratta il partner come una mappina, quindi credo davvero che in realtà per sposarsi a tutti i costi un po' basti volerlo. Puoi non scriverlo, ma trovo che buona parte delle domande di questa intervista riflettano una mentalità molto simile a quella di cui il mio libro ride!

- Mi chiedevo, e giro la domanda a te, se le molte ragazze, anche non più giovani, che oggigiorno vanno avanti a forza di Tinder o Meetic, potranno trovare degli spunti da questo libro (anche per capire se vogliano o meno sposarsi!)

In che senso "vanno avanti a forza di Tinder"? E cosa vuol dire non più giovani? Non so, trovo che nei confronti delle donne che usano mezzi online per trovarsi un moroso c'è molta derisione, molto sarcasmo, parecchia condiscendenza. Io personalmente non le uso, ma trovo che chiunque abbia un desiderio debba perseguirlo con ogni mezzo, con testardaggine, con ottimismo, usando tutti i modi che può. Compreso Tinder, scusa ma che male c'è?

- Credi che gli uomini siano cambiati nel corso degli anni o che, tutto sommato, rispondano allo stesso modo alle strategie delle donne in cerca di marito (vedi il caso che hai citato Middleton/Windsor)

Credo che nessun essere umano risponda davvero alle strategie, e che se queste regole funzionassero sempre saremmo tutti sposati con la persona che desideriamo di più al mondo - mi pare evidente che non è così dunque...

- Un paio di consigli per prendere il meglio dal tuo libro?

Regalarlo alle amiche e parlarne con loro!

- Da Reading at Tiffany's abbiniamo una bevanda ad ogni libro che suggeriamo, tu cosa consiglieresti di bere per godere al meglio la lettura di Galateo per ragazze da marito?

A questa posso non rispondere? Se è proprio necessario direi rosolio, come nel salotto di Nonna Speranza.


Durata totale della lettura: qualche giorno
Bevanda consigliata dall'autrice: quello che vi piace
Formato consigliato: ebook
Età di lettura consigliata: qualsiasi








Si ringrazia la casa editrice per la copia omaggio e l'autrice per l'intervista.

giovedì 4 luglio 2019

Blogtour "Diana": Intervista all'autrice

Continua il Blogtour dedicato all'uscita del Booktrailer della Graphic Novel di Simonetta Caminiti La Ruota Edizioni. Non vedo l'ora di leggerlo questo autunno, questo piccolo assaggio promette molto bene e mi ha fatto molto piacere fare due chiacchiere con l'autrice.




Diana
di Simonetta Caminiti e Letizia Cadonici

Editore: La Ruota Edizioni
Genere: Graphic Novel
Data di uscita: Novembre 2019

Diana e Khady sono sorelle “speciali” nella Roma del 1999: diciasettenne stralunata e tormentata la prima, suadente cantante afroamericana di vent’anni – e adottata - la seconda. Amori, dolori precoci e scoperte alle porte di un Millennio che aveva promesso di cambiare tutto. Cosa succederà vent’anni dopo? Cosa ne sarà stato delle speranze e sogni coltivati in gioventù? 

Diana, 1999 è una graphic novel, basata sul plot de Gli arpeggi delle mammole, che verrà pubblicata a novembre 2019 dalla casa editrice La Ruota. Una storia di formazione con commistioni di generi, difficilmente classificabile solo come un “teen drama” o una storia d’amore. Un progetto prezioso e ambizioso dato che si tratta di uno dei rarissimi casi italiani di romanzo di formazione a fumetti, ricco di richiami, curiosi e imperdibili, alla letteratura, alla musica e al cinema del ‘900. 



Ciao Simonetta, grazie mille per averci dato l'occasione di intervistarti. Incominciamo subito con le domande:

1) Come nasce l'idea di questa Graphic Novel?

Nasce dalla mia grande passione per il fumetto (adolescente, ero appassionata di manga giapponesi), dall’amore che ho avuto per la graphic novel Il blu è un colore caldo di Julie Maroh: e nasce soprattutto dal fatto che il mio primo romanzo si prestava alla sceneggiatura di qualcosa di inesplorato e inedito in Italia, ovvero il romanzo di formazione a fumetti.

2) Diana e Khady sono due sorelle con personalità molto diverse, in quale ti riconosci di più e quale ti ha dato più filo da torcere durante la stesura del libro?

Nessuna delle due mi ha creato difficoltà. Amo follemente Khady, ed è la prima tra le due che si è configurata nella mia mente e nel mio cuore. Ma non c’è dubbio che io sia molto, molto più simile a Diana.

3) Questa graphic ha come protagoniste due ragazze giovani e si sa a quella età, i sogni e le speranze sono sempre tante. Ti andrebbe di condividere uno di quei sogni che hai sempre fatto da ragazzina e che sei riuscita a coltivare e a realizzare una volta adulta?

Ti dirò (è una domanda splendida!). Avevo sogni estremamente lontani da quelli di cui ho preso piena consapevolezza più avanti. Non sognavo di fare la giornalista (cosa che poi ho fatto), né la scrittrice (perché, più che un sogno, anche qualora tutti i miei scritti fossero rimasti nel cassetto, davo per scontato che nella vita avrei scritto sempre: non facevo altro anche da bambina…). Romanticissima e solitaria, pigra, ombrosetta (come Diana) mi auguravo un grande amore. Del genere che poi, nella vita, ho vissuto. Ciò farà di me l’adolescente e la donna più tipiche della Terra ma tant’è!

4) Come descriveresti questa opera se potessi scegliere solo 3 aggettivi?

Originale, delicata, intensa.

5) Ambientato alle soglie del nuovo millenio, questo libro ci regala uno scorcio di una gioventù molto diversa da quella odierna. Come sono cambiati, secondo te, i ragazzi di oggi rispetto a quelli di un tempo? Hai nostalgia di qualcosa in particolare degli anni prima del 2000?

Sai che non so se gli adolescenti si siano poi così “trasformati”? È  cambiato il loro quotidiano: sono stati sradicati dalle piazze, dalla natura, da tutto ciò che, oggi, la maggior parte di loro forse vive e contempla più per farne una story su Instagram che per trarne emozione “faccia a faccia”. Ma le loro dolcissime angosce, le prime applicazioni alla vita, secondo me, gli stati d’animo di aspettativa verso il mondo e verso chi sono e saranno, restano quelli di sempre. Li trovo più emancipati e anche tendenzialmente più diretti (talora, perché no, più aggressivi, nell’espressione di sé) rispetto a chi eravamo noi. Non può non avere un peso, in tutto questo, il genere di linguaggio che masticano accendendo il televisore, aprendo un canale social qualsiasi… Eravamo più pudici, più timidi: il primo viaggio all’estero arrivava, su scala d’età, più tardi rispetto a oggi (e tanti, rispetto ai teenager di allora, sognano di vivere all’estero appena ci mettono piede). Ho nostalgia di una capacità di attendere che i ragazzi di oggi hanno perso. Resta il fatto che l’incanto dell’amore non può e non potrà suscitare mai altro da ciò che era venti, cinquanta, mille anni fa…

Grazie ancora, una chiacchierata che mi piacerebbe replicare. Non vediamo l'ora dell'uscita!

Sabrina

Vi lascio il bellissimo Booktrailer. Fatemi sapere cosa ne pensate.

“Sono entusiasta del trailer” spiega l’autrice Simonetta Caminiti “perché si tratta, a ben vedere, di un micro-film. Non è breve come i teaser dei libri cui siamo abituati. Ed è sorprendente per me ricordare i volti, le voci, le mani dietro questo progetto. Barbara e Federica (De Bortoli) sorelle anche nella vita; Fabio Santomauro (illustratore e animatore strepitoso); la colonna sonora interpretata di Diana Timbur che, solo per caso, ho scoperto avere il nome... e il viso identici alla protagonista del mio romanzo a fumetti. Una piccola matrioska di personaggi (reali!) che presentano la mia graphic novel”.



Lo speciale non finisce qui. Altre due tappe sono programmate per farci scoprire altre info preziose, di seguito trovate il calendario e vi raccomando di recuperare anche le precedenti.



lunedì 1 ottobre 2018

Blogtour "Everland": Intervista all'autore

Iniziamo la settimana con la prima tappa del Blogtour dedicato ad un promettente esordio di un amico blogger Luigi Nunziante che ha pubblicato con la Decima Musa Edizioni il primo libro "Everland" della saga Cronache delle storie.




Everland. Attraverso lo specchio
di Luigi Nunziante

Editore: Decima Musa Edizioni
Prezzo cartaceo: € 16,00
Pagine: 312

Quella di Lara, una giovane adolescente di Denver, inizia nel preciso istante in cui viene costretta dal padre a trasferirsi dai nonni a Wichita, dove dovrà necessariamente ricominciare “da capo” per superare il lutto per la perdita della madre.

Arrivata nella nuova casa, Lara mai avrebbe immaginato che l’amicizia con il giovanissimo vicino appena conosciuto, di nome Damian, l’avrebbe catapultata in una folle e pericolosa avventura su un altro mondo di nome Everland.

Tra amori e incantesimi e tanti personaggi, più o meno noti, Lara e Damian dovranno far ritorno a casa, ricorrendo alla magia… in un mondo dove la magia non esiste.





Ciao Luigi, grazie mille per questa intervista legata allo speciale del tuo nuovissimo libro.

1- Domanda d'obbligo per un esordio come il tuo. Come è nata la storia di Everland e quando hai deciso di iniziare a scriverla?

Everland nasce grazie alla gran curiosità di mia sorella! Da bambina ha sempre amato ascoltare favole di ogni tipo, favole che ogni volta mi toccava cambiare in qualche modo. Un bel giorno poi (era estate ancora lo ricordo) mi chiese di combinare più storie (in realtà mi chiese se Biancaneve e Cenerentola fossero sorelle) e iniziai a raccontarle di questo mondo fantastico dove tantissimi personaggi interagivano tra loro. Lara poi è nata successivamente, quando la storia richiedeva l'intervento di un personaggio capace di "aggiustare" il lieto fine, Damian subito dopo, anche se è senza dubbio il personaggio che più è cambiato nel tempo (ora è letteralmente pestifero, ma lo adoro proprio per questo).

2- Nel libro troviamo tanti personaggi ognuno a mio parere ben caratterizzato. Quale è stato quello più semplice da sviluppare e quale quello più difficile?

Quello più semplice? Facile, Dallan! Con lui è stato semplice perché ho attinto a parti del mio carattere, aggiungendo poi caratteristiche che mi piacerebbe tanto avere. Sono dell'idea che i personaggi raccontino la propria storia e con Dallan è stato semplicissimo, un po' meno invece con Damian, che rispetto alla bozza iniziale, in cui era un allegro ragazzino di dieci anni (allegro nonostante la perdita dei genitori) è cambiato a dismisura, proprio per via dell'aumento della sua età. Un altro personaggio difficile è Scarlett: mi ha dato assai filo da torcere nonostante avesse una lunga storia da raccontare (storia che continuerà senz'altro, vedrete!)

3- Attraverso il tuo libro facciamo un balzo nel mondo delle favole insieme ai protagonisti. Quale tra le mille favole è quella alla quale sei legato in modo particolare diciamo quella che ti segue fin da giovanissimo?

Premetto: AMO LE FAVOLE DEI GRIMM! Tra le loro favole "L'Enrico di Ferro" anche noto come "Il principe ranocchio" mi piace da morire, non a caso è la prima favola con cui i protagonisti interagiscono. Ma la mia favola, anche se alla fine non è una favola classica o popolare, è Il Mago di Oz! Nel libro di F.L. Baum c'è tutto quello che ho sempre amato nelle favole: avventura, amicizia e sacrificio. Tre dei temi che ho voluto inserire nel mio libro (e spero di esserci riuscito).

4- Come è stato avere il libro tra le mani per la prima volta? Raccontaci cosa si prova a pubblicare la prima storia.

Quando ho avuto il libro tra le mani mi sono sentito come un vero papà. Ho pianto a dirotto quando l'editore l'ha tirato fuori dallo scatolo. Ho avuto paura e ansia, ma allo stesso tempo ero anche tanto felice e orgoglioso. Pubblicare un libro è come andare sulle montagne russe: ci sono momenti difficili e carichi di tensione, le salite, ma anche le tanto attese discese, costellate di gioie e soddisfazioni. Per me poi è stata la massima realizzazione di un sogno, ciò che ho sempre desiderato e per cui ho lottato sin da bambino. E' un'esperienza che consiglio a tanti e che vorrei poter ripetere da qui all'eternità.

5- Quali sono i tuoi autori ? Hai preso spunto da qualcuno in particolare per la stesura di "Everland"?

Be' ne sono tanti e bisognerebbe dividerli per genere o almeno per "adulti" e "ragazzi". Chi mi segue sa bene che amo alla follia lo stile e i libri di Marc Levy, ma devo ammettere che ho preso ben poco spunto per Everland, diversamente dallo stile e dalle storie Young Adult. Se consideriamo la Narrativa YA mi vengono sicuramente in mente autori come David Levithan e Lance Rubin, che mi hanno ispirato in quanto a romanticismo e senso dell'ironia. Poi ci sono stati i classici urban fantasy/distopici come Hunger Games e I Diari delle Streghe, ma non tutti sanno che per la stesura di Everland mi è stato utile Twilight. 

6- Questo è il primo volume di una trilogia, puoi svelarci qualche particolare del seguito e soprattutto quando prevedi di pubblicare il seguito?

CHI L'HA DETTO CHE SARA' UNA TRILOGIA?  .... .... .... E' risaputo ormai, vero? Be' ormai, visto che siete in tanti a saperlo, qualcosa posso rivelarlo. Il prossimo romanzo si chiamerà Earthland, come il mondo dove tutti noi viviamo, e ovviamente sarà ambientato a Wichita, un anno dopo gli eventi di Everland. Posso inoltre dirvi che ci sarà una nuova protagonista, una nuova voce che avrà a che fare con nuove "favole", mentre Lara....NON VE LO DICO.

7- Amore ed amicizia sono i due temi principali della trama, quanto sono importanti per te questi valori e quanto di tuo hai condiviso attraverso il libro?

Chi mi conosce, nella vita di tutti i giorni, sa che la lealtà è per me un valore forte e imprescindibile. Credo che la lealtà sia alla base di un qualunque rapporto, di un qualunque legame, la linfa vitale di Amore e Amicizia. Io credo tanto, forse troppo, nell'Amicizia; sono abituato a dare il 120% in un rapporto di amicizia, pretendendo (lo so sbaglio) che gli altri facciano lo stesso, anche se molte volte rimango scottato e deluso. L'Amore invece...be' hai beccato forse il periodo peggiore, perché mi sento come se avessi dimenticato cos'è l'amore, pur avendone parlato all'interno del mio romanzo. Per capire il mio pensiero sull'Amore però basta citare il sommo Dante: "L'amor che move il sole e l'altre stelle". L'amore è come la magia all'interno del mio romanzo, è ciò che ci scorre naturalmente dentro e ci rende unici e speciali, ma allo stesso tempo ci completa quando fa da legante tra noi e le persone a cui vogliamo bene (amiamo appunto).

8- Qui a Reading at Tiffany's abbiamo l'abitudine di abbinare una bevanda alla lettura di ogni libro, se dovessi sceglierla tu per Everland quale consiglieresti?

Domanda difficile! Dovessi scegliere direi una Spezi, quella bevanda semisconosciuta che è un ibrido tra Coca-Cola e Aranciata, zuccherata e effervescente. Penso che sia la Spezi che Everland abbiamo quel gusto sorprendente che ti confonde e ti stupisce dall'inizio alla fine.


Grazie davvero Luigi e ti auguro un enorme in bocca al lupo per il tuo libro!

Sabrina


"Tutte le storie iniziano da qualche parte"

Questa è solo la prima tappa di un blogtour da non perdere. Seguite tutte le tappe e la prossima la potete trovare sul blog di Sonia.



mercoledì 11 luglio 2018

Intervista: Valeria Fioretta


Se tu lo vuoi
di Valeria Fioretta

Editore: Edizioni Piemme
Prezzo Ebook: € 17,90
Prezzo cartaceo: € 9,99
Pagine: 300

Margherita ha un ottimo lavoro, una folta schiera di amiche e un fidanzato con tutte le carte in regola per diventare Quello Giusto. Almeno fino al giorno in cui Quello Apparentemente Giusto la lascia senza una spiegazione, dopo sei mesi di amore folle (almeno da parte di lei), dopo averla costretta a sorbire centrifughe e tisane di ogni tipo, a rinunciare al cioccolato e ad annullare la parte più divertente di se stessa per cercare di conquistarlo ogni giorno. Sola e disperata, Margherita decide di trascorrere agosto a Torino per la prima volta da sempre.
Ed è assolutamente per caso che si imbatte nella pubblicità di una onlus che aiuta i genitori costretti a lavorare d'estate a trovare compagnia gratuita per i propri figli. Così conosce Elisabetta, nove anni, intelligente, timidissima e un po' troppo abituata alla solitudine, che con le sue battute sagaci e l'innocenza che hanno solo i bambini le mostra il suo dolore sotto una luce totalmente nuova.
In un'estate torinese che non avrebbe mai pensato di vivere e di potersi godere, tra picnic sul lungo Po, lezioni di frisbee, gelati al limone e libri che possono curare le ferite, Margherita ed Elisabetta costruiranno un legame molto più speciale di quanto potessero sospettare e, forse, riusciranno anche a scovare Quello Giusto Davvero per Margherita.





Ciao Valeria, sono Sabrina del blog Reading at Tiffany's e mi hai davvero conquistato con il tuo libro e sono contenta di aver avuto l'occasione di scambiare due chiacchiere con te. Parto subito con le domande:


- Attraverso il tuo blog "Il Gynepraio" condividi momenti personali e ci parli di te, se dovessi riassumere brevemente a chi ancora non ti conosce ci dici chi è Valeria Fioretta? 

Sono una persona che non conosceva il potere salvifico della scrittura finché, in un momento difficile, ha aperto un blog. Per il resto mi piace fare cose abbastanza normali come leggere, comprarmi vestiti, spettegolare, andare al cinema, stare con la mia famiglia. 


- La protagonista Margherita è un personaggio che mi è piaciuto tanto, sincera, divertente ed è stata davvero piacevole conoscerla meglio attraverso il suo rapporto con Betta. Dove hai preso ispirazione per i loro personaggi? 

Margherita è credo un compendio di molte ragazze che ho incontrato. Anche se con tutti i limiti dei caso (i suoi difetti sono evidenti, direi!) mi piace pensare che se Margherita ed io dovessimo un giorno incontrarci potremmo essere buone amiche, ecco. Al contrario, non ho mai conosciuto nessuna bambina di 9 anni se non molto superficialmente, quindi Betta è nata di sana pianta dalla mia inventiva: spero comunque di non aver creato un personaggio di baby-adulta, come spesso se ne vedono nelle produzioni cinematografiche. Volevo una bambina che parlasse come una bambina e avesse pensieri da bambina.


- Torino è la tua città e aiuti i lettori del tuo libro a scoprirla attraverso le descrizioni e i numerosi riferimenti. Quale è il tuo luogo preferito di Torino, quello a te più caro? 

Il posto di Torino che amo di più è Piazza Maria Teresa, dove ho virtualmente ambientato un episodio di “Se tu lo vuoi”, quello dell’aperitivo. Eccola Qui.


- Dal blog a un libro pubblicato con la casa editrice "Piemme", come è nato questo passaggio? Cosa ti ha spinto ad iniziare a scrivere questa storia e poi a pubblicarla? 

Sono stata contattata da una editor di Piemme prima che il romanzo nascesse: questa persona, evidentemente più lungimirante di me, ha pensato che il mio modo di narrare le mie vicende personali sul blog potesse prestarsi anche a una storia più strutturata come un romanzo. Le ho sottoposto un abstract della trama, che ho poi sviluppato nei mesi successivi.  


- La scrittura è sicuramente una delle tue passioni ed anche un modo per condividere momenti della tua vita, stai già lavorando ad un nuovo libro, oppure hai dei progetti che vorresti realizzare per il tuo blog? 

Non sto lavorando a nessun libro anche se sarebbe bellissimo dare un seguito alle vicende della famiglia Fiore, no? In verità mi sto impegnando a mantenere in vita il mio blog, con un ritmo di pubblicazione (e se possibile una varietà e qualità dei contenuti) costante. Spero che chi segue il blog e i miei canali social acquisti ”Se tu lo vuoi” e quindi faccio anche un po’ di autopromozione, ma penso anche che blog e libro siano due “luoghi” di scrittura diversi che meritano di vivere separatamente



- Piccola curiosità personale, che libro hai sul comodino in questo momento e come stai trovando la lettura? 


In questo momento sto leggendo due libri. Il primo è “Romanzo rosa”: Stefania Bertola è divertente e rilassante, in questo momento me la merito! L’altro è “I soldi non crescono sugli alberi”, di Chiara Sinchetto. Mi sono resa conto di non conoscere affatto il mondo degli investimenti finanziari e per colmare questa lacuna ho scelto un manuale per principianti. Per par condicio, il primo è cartaceo e il secondo è in formato digitale.

- Noi qui a "Reading at Tiffany's" abbiamo una domanda di rito, ovvero quale sarebbe la bevanda che abbineresti al tuo libro e consiglieresti a chi si appresta a leggerlo? e questa volta sono curiosa di sapere anche quale snack vedresti bene con la lettura della tua storia? 

Io ovviamente consiglio di bere litri e litri di un certo tè al limone il cui nome ricorda molto l’estate. Il mio snack favorito sono le patatine: non ti dico la marca, ma mi limito a dire che c’entra un santo. 



Grazie mille per aver partecipato a questa intervista e ancora complimenti per "Se tu lo vuoi". In bocca al lupo per tutto!

Sabrina


Trovate la recensione del suo libro QUI.


"Una donna che ha molte domande. Una bambina che ha tutte le risposte. La storia di un'amicizia
in grado di curare anche il cuore più ammaccato."


lunedì 11 giugno 2018

Recensione & Intervista: Le voci delle betulle





Le voci delle betulle
di Eloisa Donadelli

Editore: Sperling&Kupfer
Prezzo cartaceo : € 16,90
Prezzo ebook: € 9,99 
Pagine: 300
Genere: Narrativa Moderna


Le betulle ci insegnano ad avere radici per restare e foglie per sognare.
 Bernadette Laudis vive da sempre con un peso inspiegabile sul cuore, un senso di vuoto che le fa mancare l'aria all'improvviso nonostante l'abbraccio caldo della famiglia, e che cerca di colmare con il suono del suo violoncello. Finché, un giorno, un oggetto stonato rinvenuto sul pavimento di casa rivela una verità affilata, che squarcia il velo di purezza di cui credeva ammantata la sua vita. E il dolore la getta in un crepaccio senza appigli, di quelli che si insidiano nei ghiacciai delle Alpi che fanno da contorno al paesino di Cimacase, dove lei da Milano si è trasferita per amore.
 Una notte, in cerca di ossigeno fresco, Bernadette si addentra nei boschi, trovando una casa circondata di betulle. Lì vive Giosuè, un pastore solitario, un uomo anziano che si è fatto eremita per proteggere i ricordi. In paese lo chiamano «il re delle betulle»: dicono che i suoi consigli siano un balsamo per le ferite dell'anima; dicono che sappia leggerti dentro, ma che non tutti riescano a trovarlo.
 Saranno quel luogo e quell'incontro a dare voce al passato di Bernadette, alla storia della sua famiglia e al mistero delle sue origini, liberandola da quell'antico peso sull'anima. Perché ci sono destini che solo gli alberi sono in grado di preservare.
 Con voce poetica e autentica, Eloisa Donadelli ci regala un esordio che lascia il segno. Una storia di legami che restano scritti dentro, radici che trattengono segreti, dolori non cercati che ci conducono a ritrovare noi stessi in radure luminose.









La famiglia Laudis vanta un passato di mastri pellai molto rinomati, la loro bottega prima di sellai e poi di scarpe è molto conosciuta a Milano e ha permesso a tutte le generazioni di vivere una vita degna. E' qui che cresce Bernadette, in mezzo alla frenesia, ai negozi ed alla gente, e sarà qui che conoscerà Bastiano, un ballerino che saprà rubarle il cuore. Ma Bernadette non è un'anima semplice, nel suo cuore c'è un'ombra, un tassello mancante che non riesce neppue lei a comprendere bene e che scambia spesso per un'illusione. Dovranno passare molti anni prima che quel vuoto finalmente sia colmato da un uomo dal cuore gentile che viene chiamato il re delle betulle e che l'ha aspettata per molto tempo in una casa in mezzo alla montagna tanto cara a suo papà Orazio. Come in un quadro impressionista l'autrice ci mostra un bellissimo bosco di betulle, custodi di segreti e di mancanze appartenute a molte donne che hanno sofferto, che hanno amato ed hanno perso. I rami antichi di queste betulle sussurrano tra di loro queste storie, accolgono i segreti di queste donne tra le loro fronde per poi spogliarsene quando l'ultima di loro, Bernadette appunto, conoscerà la verità. Eloisa accompagna il lettore in questa scoperta tra generazioni passate e presenti lascia che queste donne si spoglino sino a raggiungere gli strati più profondi della loor anima dove sono nascoste tutte le risposte. Bernadette da Milano si trasferisce in montagna insieme al marito, in una dimensione più raccolta troverà il suo nido, la montagna la accoglierà con le sue esplosioni di colori in autunno e con il suo manto bianco in inverno. I richiami frenetici della città verranno attutiti dal ritmo tranquillo che la avvolgerà, attutendo un poco la voce che inquieta le sussurra di non soffermarsi in superficie, di scavare a fondo per cavare ogni dubbio. La sua vita verrà sconvolta quando troverà un'unghia posticcia verde con un drago sul suo tappeto in casa: inizierà a farsi domande, a chiedersi fino a che punto conosce suo marito e soprattutto da quanto tempo vanno avanti questi tradimenti? Eccola quindi di fronte ad una verità difficile da digerire, il suo matrimonio andrà in frantumi ed anche tutte le sue aspettative, finalmente il velo dietro al quale si è sempre celata accontentandosi di mezze verità verrà squarciato e Bernadette, in carenza di ossigeno ed in preda al panico, affronterà il suo passato per accogliere il suo presente. Eloisa Donadelli fa il suo ingresso nella narrativa con un romanzo capace di entrarti dentro, la storia di Bernadette coinvolge e commuove, rapisce e soprattutto incanta con la sua delicatezza. Lo stile narrativo scelto dall'autrice ha un che di evocativo, riesce ad entrarti sotto pelle, sembra quasi di sentire le fronte delle betulle che gentili ti accarezzano, il vento tra le loro fronde che ti sussurra la storia di Agata e poi quella di Bernadette. E' impossibile rimanere indifferenti durante la lettura, impossibile non prendere le parti della protagonista, così come non è facile non rimanere scossi dalla storia dolorosa di Agata. Queste due donne messe a confronto l'una dal presente e l'altra dal passato. In un turbinio di emozioni le pagine scorrono veloci, la trama è ben strutturata così come la dovizia di particolari che caratterizzano i protagonisti rendono l'esperienza della lettura davvero indimenticabile.





Durata totale della lettura: tre giorni
Bevanda consigliata: Tè alla menta
Formato consigliato: cartaceo
Età di lettura consigliata: da 16 anni







"Se sarete meritevoli le betulle vi condurranno dal loro re"





Ciao Eloisa innanzitutto grazie per aver accettato di partecipare alla nostra intervista, sono Holly e sono davvero impaziente di leggere e scoprire il tuo romanzo.

So che hai pubblicato altri romanzi dedicati ai più piccoli, come è stato il debutto nella narrativa per adulti?
Secondo me sono nati nello stesso momento, non c'è molta differenza praticamente il romanzo per giovani adulti, ya, quindi non c'era tanta differenza per me scrivere è indifferente alla fine cambiano le tematiche con un pubblico più giovane posso giocare di più sulla magia invece negli adulti cerco di essere più attinente alla realtà.

Essere un'insegnante in un liceo linguistico, vedere lo sbocciare dei ragazzi che attraversano l'adolescenza ed iniziano a diventare gli uomini e le donne  che saranno, ti ha aiutata nella stesura dei tuoi romanzi?
certo fare l'insegnante da quel punto di vista è molto bello perchè io insegno ai ragazzi da 14 ai 19 anni quind è il momento in cui si va verso l'età adulta, c'è il cambiamento maggiore, in cui ci sono i sentimenti più forti, il bruco che diventa farfalla e quindi vedere loro le loro fragilità, le loro debolezze e anche a loro forza a me insegna tanto ogni volta, anche perchè ogni classe è a sè è diversa dall'altra ed i ragazzi mi insegna qualcosa ogni volta.
In questo particolare romanzo no ma visto che la filosofia che c'è dentro i miei romanzi è la mia un pò sì.

La natura ha sempre fatto parte della tua vita, hai un master in naturopatia scientifica per esempio, quanto questa parte di te e del tuo essere hai trasmesso in Bernadette?
Molto, c'è una differenza tra me e lei perchè io sono in montagna ed invece lei ci arriva per vicissitudini familiari, mperò è un pò come voler riportare le persone di città al mio mondo perchè per me è stato un mondo bello, rilassante, un nido che ha anche attutito a volte le difficoltà del vivere in città, del vivere anche tanto in mezzo agli altri anche perchè la montagna è un pò un posto solitario che ci aiuta ad essere introspettivi però visto che ci sono sempre due lati della stessa medaglia è anche più difficile buttarsi in mezzo alla mischia. Per questo ho voluto portare Bernadette dalla mischia di una grandissima città in un posto in cui i sentimenti, i rapporti con gli altri sono più attutiti.

Come te anche Bernadette cerca le risposte nei boschi e soprattutto di notte, quando di solito ti dedichi alla scrittura. Cosa rappresenta per te il calare della sera?
Rappresenta il momento in cui io posso concentrarmi su me stessa, sui miei pensieri, posso vederli, le mie fantasie e il sogno visto da svegli e poterlo mettere giù nella scrittura, io mi concentro solo su questo perchè non ci sono suoni. Ho una casa rumorosa perchè ho tre figli piccoli quindi anche quello è il motivo per il quale io scrivo di notte, forse se abitassi in una baita tipo eremita da sola potrei scrivere in qualsiasi momento del giorno. Il silenzio mi aiuta però anche l'oscurità ed il buio perchè è un momento in cui io mi lascio andare, e per scrivere io ho bisogno di non avere freni inibitori e quindi la notte mi permette di essere molto sciolta

Hai mai sentito la voce degli alberi, magari durante una camminata solitaria o in compagnia della tua famiglia?
Forse la voce no, ma altri sensi il loro movimento, il loro frusciare il loro appoggiarsi su di te perchè alle volte ci sono proprio i rami che ti accarezzano però tutti questi sono dei messaggi, in fondo ci sono diversi modi di comunicare, c'è la voce gli alberi non ce l'hanno ma hanno un'altra modalità e forse questa voce sì l'ho sentita, però secondo me non è una cosa che si sente con la famiglia è una cosa personale, ognuno ha un suo grado di rapportarsi con la natura

C'è un passaggio a te caro del romanzo che vuoi condividere con noi ed i nostri lettori?

pg 48 La nascita di Agata
"Agata crebbe come un’edera avvinghiata ai sottili tronchi di betulla per giungere in alto dove c’era più luce e, da piccola bimba-tempesta ossuta e scontrosa, si trasformò in una ragazza alta e fiera di sé.
Abbandonò l’aria incupita e salvò solo l’espressione perennemente imbronciata, che le regalò uno strano fascino. Gli uomini se ne accorsero presto e lei, in cambio, iniziò a dipingersi le labbra di rosso e a gettare sguardi pretenziosi."

Grazie di cuore ad Eloisa per aver risposto alle nostre domande.

   

                                        
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