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martedì 9 dicembre 2025

Zootropolis 2 (2025)

Mercoledì scorso sono andata a vedere Zootropolis 2 (Zootopia 2), co-diretto dai registi Byron Howard e Jared Bush, anche sceneggiatore.


Trama: dopo aver risolto il caso dei predatori impazziti ed essere entrati entrambi in polizia, la coniglietta Judy e la volpe Nick rischiano di venire separati. Cercano così un nuovo caso per dimostrare il loro valore...


Nove anni sono passati dal primo Zootropolis, che ci aveva conquistati non solo grazie alla storia della strana amicizia tra la coniglietta Judy e la volpe Nick, ma anche per l'idea di un luogo dove animali di ogni specie potessero vivere in armonia, uniti benché separati da zone climatiche ben precise ma tranquillamente attraversabili da chiunque. In realtà, non è propriamente vero che Zootropolis avesse mostrato ogni specie animale. Mancavano sicuramente i rettili, per esempio, e il nuovo capitolo di quella che promette di diventare una saga composta da almeno tre film risponde alla domanda che forse qualcuno si era fatto, raccontando perché a Zootropolis si vedessero solo mammiferi. Zootropolis 2 racconta anche il periodo successivo all'apparente coronamento dei sogni di Judy e Nick. Avevamo lasciato i due protagonisti nel momento di maggior trionfo, ma non è tutto oro quello che luccica. Nonostante sia riuscita a farsi un nome all'interno del dipartimento di polizia, Judy è sempre alla ricerca di qualcosa che dimostri il suo valore agli occhi di colleghi tosti e rudi che continuano a sottovalutarla, mentre pare che a Nick non freghi nulla di nulla e si limiti a farsi trascinare svogliatamente dall'esagitata coniglietta. La coppia vincente del primo film si scopre assai male assortita, e il comandante Bogo minaccia di "scoppiarla"; l'anniversario della fondazione di Zootropolis, con conseguente esposizione di un antico libro contenente i progetti dei macchinari per mantenere le diverse zone climatiche, è la scusa, per Judy e Nick, per scoprire chi abbia intenzione di rubarlo e dimostrare nuovamente il loro valore. Il progetto, sulla carta semplice, andrà malissimo e il sodalizio di ferro verrà messo duramente alla prova, in primis dal carattere dei due protagonisti e dalla loro incapacità di essere sinceri l'uno con l'altro. Come già succedeva in Zootropolis, anche nel secondo capitolo si sfruttano i topoi del buddy cop movie per affrontare temi più profondi, in primis il razzismo e l'incapacità di andare oltre i preconcetti radicati; qui, inoltre, si cerca di mandare un messaggio positivo agli spettatori, sottolineando l'importanza dell'impegno e della perseveranza nel realizzare i propri obiettivi ma, anche, del "lasciare andare", se necessario, valutando di volta in volta ciò che è davvero importante. Zootropolis 2 è, infatti, una celebrazione dell'amicizia e della famiglia in senso lato; quella in cui nasciamo è importante, ma non tanto quella che ci creiamo con chi è in grado di farci stare bene e ci sprona, con la sua sola presenza, ad essere delle persone migliori. E' vero che il web impietoso è pieno di fanfiction che coronano una storia d'amore fittizia tra Judy e Nick (ammetto che animali antropomorfi così carismatici farebbero capitolare anche chi rabbrividisce all'idea del furry) ma la bellezza del rapporto tra i due protagonisti è proprio l'incanalare la tensione romantica in un'amicizia sempre più grande e profonda, che sul finale smuove lacrime di commozione.


Se Zootropolis 2 è un seguito con tanto cuore, gli animatori non si sono dimenticati di appagare anche l'occhio. Visto sul grande schermo il film è uno spettacolo dettagliatissimo, zeppo di animali talmente ben realizzati e caratterizzati che persino quelli sullo sfondo catturano l'attenzione, tra piccole gag riuscite e miriadi di citazioni. La più bella, quella che mi ha portata ad urlare in sala, è l'omaggio inquadratura per inquadratura ad una delle sequenze più iconiche di Shining, però qui parliamo di qualcosa di macroscopico (non che l'omaggio al "silenzio degli agnelli" sia meno geniale, ma è più breve e sottile). Dietro a Zootropolis 2 c'è un lavoro enorme soprattutto per quanto riguarda gli sfondi, le luci e i colori, le minuzie che rendono viva sia la città titolare che gli ambienti che la circondano, realizzati in modo da essere realistici e "cartooneschi" in egual misura, con un gusto estetico che esplode nel momento in cui si scopre un intero quartiere perduto in cui andrei a vivere anche domani. Molto bello anche il character design dei nuovi personaggi. Le linci sono perfette e il goffo Pawbert mi ha ricordato, nei suoi momenti migliori, la tenerezza del PJ di Ecco Pippo!; il serpente Gary, che lì per lì sembrerebbe il personaggio più ordinario, buca lo schermo nei momenti in cui ai toni freddi viene sostituito il scintillante calore del fuoco e, in generale, i rettili e tutti gli abitanti del quartiere paludoso regalano delle gioie, con un picco supremo raggiunto da un branco di trichechi che farebbero un figurone appaiati ai gabbiani de Alla ricerca di Nemo. Alla colonna sonora ritroviamo Michael Giacchino, che riprende un paio di melodie dal capitolo precedente e poi si sbizzarrisce creando suoni nuovi che accompagnano alla perfezione il ritmo e le situazioni del film. Torna anche la scatenata Shakira, con quella Zoo davanti alla quale non sono riuscita a rimanere ferma in poltrona, ad aprire e chiudere Zootropolis 2 nel migliore dei modi. Zootropolis 2 è uno di quei rari casi in cui un sequel è bello quanto il film che lo ha preceduto e, soprattutto, non ne ripropone pedissequamente le situazioni. Certo, il film è pieno di omaggi a Zootropolis, tornano personaggi amatissimi e anche un paio di gag, ma tutto sommato non c'è quel senso di dejà vu e noia che è poi il rischio di questo genere di operazioni e, per quanto mi riguarda, qualora dovesse uscire un terzo capitolo mi fionderò al cinema senza pensarci due volte, sperando che la qualità della saga continui a rimanere così alta!


Dei due registi Jared Bush (anche sceneggiatore) e Byron Howard ho già parlato QUI QUAGinnifer Goodwin (voce originale di Judy Hopps), Jason Bateman (Nick Wilde), Ke Huy Quan (Gary De'Snake), Andy Samberg (Pawbert Lynxley), David Strathairn (Milton Lynxley), Idris Elba (Comandante Bogo), Patrick Warburton (Sindaco Winddancer), Danny Trejo (Jesús), Bonnie Hunt (Bonnie Hopps), Jean Reno (Bûcheron/Chèvre), Alan Tudyk (Duke Weaselton/Chef francese/Molt Kahl/Reporter), Macaulay Culkin (Cattrick Lynxley), John Leguizamo (Antony Snootley), Jenny Slate (Bellwether), Tommy Chong (Yax), Michael J. Fox (Michael J. The Fox), Josh Gad (Paul Moledebrandt) e Dwayne Johnson (Zeke, il dik-dik incastrato nella tuba) li trovate invece ai rispettivi link.


Il marito di Ginnifer Goodwin, l'attore Josh Dallas, continua a prestare la voce al "maiale agitato", la bellissima Michelle Gomez, che interpretava Mary Wardwell ne Le terrificanti avventure di Sabrina, è la voce originale del Capitano Hoggbottom, Brenda Song doppia Kitty Lynxley e l'attrice Tig Notaro interpreta Big Tig, uno degli animali nel carcere; Ed Sheeran, che ha scritto la canzone Zoo, cantata da Shakira/Gazelle sul finale, è invece il doppiatore di una delle pecore dal barbiere. Il film è il seguito di Zootropolis, che vi conviene guardare prima di gettarvi su questo! ENJOY!

domenica 30 giugno 2019

Toy Story 4 (2019)

Credevo non sarei riuscita a vederlo ma, come si suol dire, volere è potere e così giovedì sono andata al cinema per guardare Toy Story 4, diretto dal regista Josh Cooley. NO SPOILER, almeno ci proviamo!


Trama: i giocattoli che erano di Andy passano ora una vita più o meno serena nella cameretta di Bonnie, ormai pronta per andare all'asilo. L'arrivo del "giocattolo" Forky e un'inaspettata vacanza in camper arrivano a scombinare le cose...


Avevamo lasciato Woody e soci nelle amorevoli mani di Bonnie, nell'ormai lontano 2010. Una perfetta quadratura del cerchio, così come perfetto era Toy Story 3, conclusosi con il passaggio di consegne da una generazione a un'altra, con Andy che, diventato adulto, donava i compagni di una vita a una bambina che la sua l'aveva appena iniziata. Non c'era bisogno di un Toy Story 4, questo sia chiaro a tutti, ovviamente, perché la storia aveva già raggiunto la sua naturale conclusione. Però, come viene spesso ripetuto nello stesso film, c'è gente che non riesce ad andare avanti e a lasciarsi alle spalle il passato (soprattutto quando c'era UNA piccola questione in sospeso in Toy Story 3), che passerebbe tutta la vita chiusa in una teca di vetro dove vengono proiettati vecchi film Disney o Pixar 24 ore su 24, e a tutti loro è dedicato questo Toy Story 4. A loro e a chi, come il nuovo personaggio Forky, fatica ad accettare di poter diventare qualcos'altro, al di là dei pregiudizi che lo bloccano precludendogli mille interessanti possibilità. A quelle persone che faticano ad uscire dalla loro confort zone trovando mille scuse per non fare un passo avanti, rasentando una psicosi dannosa tanto per se stessi quanto per gli altri. Toy Story 4 è pieno di questi personaggi, Woody in primis, terrorizzati di perdere quello che pensano essere il loro posto nel mondo, al di là del quale c'è una terrificante oscurità fatta di incertezze e solitudine; è proprio questa incapacità di "evolvere" (specchio della paura della piccola Bonnie di andare all'asilo) il motore di una storia in cui Woody e soci si ritroveranno nuovamente coinvolti in una tipica, rocambolesca missione di recupero all'interno della quale i giocattoli dovranno mettere in mostra tutte le loro abilità senza farsi scoprire e senza mostrare agli umani la sottile vena di follia che li caratterizza. Una storia dove i momenti nostalgici e commoventi sono dietro l'angolo, pronti a colpire a tradimento, spingendo lo spettatore particolarmente cretino (ovvero io) a mettere mano ai fazzoletti, e dove si ride parecchio, anche perché il tasso di demenza dei nuovi personaggi introdotti è assai elevato.


E' tuttavia palese, al di là di tutti questi aspetti positivi, che molti personaggi non avessero più nulla da dire. I vecchi giocattoli, che nei primi tre film riuscivano a ritagliarsi un indispensabile spazio sotto i riflettori e a far da degna spalla a Woody (pezzi grossi come Jessie e Buzz Lightyear) qui sono molto sotto tono, parte del "mucchio" e spesso ridotti a far da tappezzeria, lasciando spazio a nuove creaturine che faranno impazzire gli abituali acquirenti di Funko Pop e prodotti del Disney Store e che, in effetti, sono molto spassose. Avevo molta paura di Forky, lo ammetto. Per i primi 20 minuti è l'equivalente di una gag tirata per le lunghe e non aiuta che a doppiarlo sia Luca Laurenti, dotato ahilui di una voce che mi istiga la violenza, poi per fortuna riesce in qualche modo a sbloccarsi e a rendersi amabile, anche se la palma di migliori personaggi (salvo una Bo-Peep evolutasi in uno dei migliori personaggi femminili Pixar di sempre) vanno agli svampitissimi peluche Ducky e Bunny, con quei loro sogni ad occhi aperti capaci di far la gioia di ogni amante dei film horror. Anzi, io chiederei a gran voce che gli sceneggiatori di Toy Story 4, assieme al regista, realizzassero qualcosa in ambito horror, in quanto hanno una conoscenza del genere (i riferimenti a Shining si sprecano. Chiedetevi, tra le altre cose, dove avete già sentito la canzone Midnight, the Stars and You. Ah, non c'entra nulla ma divertitevi anche a trovare una Boo cresciuta!), dei suoi topoi e dei suoi ritmi superiore a quella di molti registi e sceneggiatori impegnati nel campo, vedere le terrificanti marionette che accompagnano Gabby Gabby per credere ma anche gli inquietantissimi piani d'attacco di Ducky e Bunny. Sugli aspetti tecnici della pellicola c'è poco da dire, le animazioni e il character design sono a livelli superiori come sempre e in generale Toy Story 4 è un film piacevolissimo da vedere, sia per grandi che per piccini, perfettamente inserito all'interno di quel cerchio "chiuso" formato dalle prime tre pellicole. Insomma, quello che partiva come un film "inutile" è un gran bel quarto capitolo, da vedere e rivedere come i predecessori. Sperando, con tutto il rispetto, che sia finita lì, altrimenti tutti gli insegnamenti di Toy Story 4 saranno stati vani.


Di Tom Hanks (voce originale di Woody), Tim Allen (Buzz Lightyear), Annie Potts (Bo-Peep), Christina Hendricks (Gabby Gabby), Jordan Peele (Bunny), Keanu Reeves (Duke Caboom), Jay Hernandez (papà di Bonnie), Joan Cusack (Jessie), Bonnie Hunt (Dolly), Wallace Shawn (Rex), Laurie Metcalf (la mamma di Andy), Mel Brooks (Melephant Brooks), Bill Hader (Axel il giostraio), Patricia Arquette (la mamma di Harmony), Timothy Dalton (Mr. Pricklepants), Carl Weathers (Combat Carl) e Flea (voce dello spot di Caboom) ho già parlato ai rispettivi link.

Josh Cooley è il regista della pellicola. Americano, è al suo primo lungometraggio ma aveva già diretto il corto Il primo appuntamento di Riley. Anche doppiatore, sceneggiatore e animatore, ha 39 anni.


Tony Hale è la voce originale di Forky. Americano, ha partecipato a film come Yoga Hosers e a serie quali Dawson's Creek. I Soprano, Sex and the City, E. R. Medici in prima linea, Numb3rs, Medium e Una serie di sfortunati eventi. Anche produttore, ha 49 anni e un film in uscita.


Keegan-Michael Key è la voce originale di Ducky. Collaboratore storico di Jordan Peele, ha partecipato a film come Parto col folle, Come ammazzare il capo 2, Tomorrowland - Il mondo di domani, Scappa: Get Out, The Predator e a serie quali E.R. Medici in prima linea, How I Met Your Mother e Fargo, inoltre ha già lavorato come doppiatore per The Lego Movie, Hotel Transylvania 2 e Bojack Horseman, Robot Chicken, I Simpson e American Dad!. Anche sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e quattro film in uscita tra cui Il re leone.


La voce originale di Bonnie è della giovanissima Madeleine McGraw che, nella serie Outcast, interpretava la figlia di Kyle Barnes. Nell'armadio di Bonnie si riuniscono un po' di vecchie glorie della commedia americana: assieme al Melephant Brooks ci sono infatti Chairol Burnett (la sedia verde doppiata da Carol Burnett), Bitey White (tigrotta doppiata da Betty White) e Carl Reinoceros (rinoceronte doppiato da Carl Reiner). Tra i doppiatori italiani segnalo invece il già citato Luca Laurenti (Forky) e Corrado Guzzanti (Duke Caboom). Il film segue, ovviamente, Toy Story, Toy Story 2 e Toy Story 3, assieme ai corti Vacanze hawaiiane, Buzz a sorpresa, Non c'è festa senza Rex, Toy Story of Terror e Toy Story - Tutto un altro mondo, tutte cosette che vi consiglio di recuperare. ENJOY!

mercoledì 15 giugno 2016

Zootropolis (2016)

Finalmente anche io sono riuscita a vedere l'ultimo lungometraggio targato Disney ovvero Zootropolis (Zootopia), diretto dai registi Byron Howard, Rich Moore e Jared Bush!


Trama: la coniglietta Judy ha un sogno, quello di diventare poliziotta. Dopo mille difficoltà Judy riesce a diplomarsi e viene assegnata al dipartimento di Zootropolis, città dove i casi di rapimento si moltiplicano a vista d'occhio...


Zootropolis, che pur mi aveva conquistata fin dai primi, esilaranti trailer, era stato sacrificato all'epoca della sua uscita per pellicola come The Hateful Eight, Lo chiamavano Jeeg Robot e Deadpool, tanto che alla fine lo avevano tolto senza che io potessi andare a vederlo. Peccato, perché Zootropolis è davvero un film d'animazione bellissimo, con una trama coinvolgente e dei personaggi talmente umani che spesso ci si dimentica di avere davanti degli animali antropomorfi. La storia affonda le radici nel buddy movie poliziesco anni '80, con un pizzico di innovazione poiché la protagonista è una femmina, per di più coniglietta (inizialmente il protagonista avrebbe dovuto essere la volpe Nick ma pare che nelle proiezioni "di prova" il pubblico non riuscisse a relazionarsi al personaggio, sentendosi più portato a simpatizzare per Judy): in un Paese dove prede e predatori convivono, "ognuno può essere quello che vuole" ma sarebbe meglio che restasse nei limiti di ciò che gli compete secondo natura. Judy, infatti, sogna fin da piccola di fare la poliziotta ma l'Utopia del titolo originale parrebbe non calzare al suo morbido e tenero corpicino di coniglietto ed è solo la sua grande forza d'animo a farle superare tutti gli ostacoli fino a farle raggiungere il sospirato obiettivo di stringere tra le zampe un distintivo da agente di polizia; in realtà, Zootropolis, o Zootopia che dir si voglia, è una città dove le discriminazioni sono all'ordine del giorno e dove non è così facile veder superati pregiudizi ancestrali ed inimicizie tra "razze" sedimentate nel tempo. E' proprio in questo clima disfattista, costretta a fare da ausiliaria del traffico da un capo che la odia, che Judy incontra Nick, una volpe che da tempo ha rinunciato a perseguire i suoi sogni e ha scelto di vivere assecondando i pregiudizi altrui, vivendo di bugie e piccoli espedienti come ci si aspetterebbe da una volpe. Il rapporto tra i due, nato all'insegna della diffidenza e dell'odio, evolve dal momento in cui Judy e Nick sono costretti a collaborare per far fronte ad un caso che prevede la scomparsa di molti mammiferi, dando così vita alle dinamiche da buddy movie di cui si diceva sopra in cui i due protagonisti, che non potrebbero essere più diversi per indole, sesso ed aspetto fisico, si palleggiano scaramucce, dispetti, complimenti a denti stretti e infine incredula ammirazione fino a cementare l'inevitabile e duratura amicizia che porterà entrambi ad aprire gli occhi su loro stessi e la realtà che li circonda.


Una trama che più classica non si può quindi ma perché cambiare quello che funziona? I buddy movies, se fatti bene (come dimostra il recente The Nice Guys) sono quelli che rimangono nel cuore fin da bambini e in questo caso la morale di Zootropolis è delle più necessarie a soprattutto al passo coi tempi, l'ideale per bambini che si ritroveranno a crescere in una società sempre più multietnica e schiava del pregiudizio. Il film, tra l'altro, veicola il messaggio in modo leggero ed ironico, pur senza lesinare momenti di introspezione e confronto più seri e commoventi, inserendo il tutto all'interno di una storia interessante basata su un caso capace di tenere desta l'attenzione dello spettatore: alla fine, guardando Zootropolis non solo ci si ritrova legati a Judy e Nick ma si impara ad amare tutti gli altri abitanti della Città e, soprattutto, si arriva a chiedersi chi si nasconda dietro i rapimenti che la stanno gettando nel caos. Possiamo parlare quindi di un Robin Hood poliziesco? Assolutamente sì! I personaggi hanno lo stesso carisma di quelli del mio adorato Classico Disney e il character design a mio avviso omaggia moltissimo quello di Milt Kahl, soprattutto per quel che riguarda i due protagonisti principali, con ovvi aggiornamenti al gusto odierno della computer graphic, mai così discreta e funzionale. Di fatto, Zootropolis è anche e soprattutto una gioia per gli occhi, con un sacco di invenzioni visive legate alle diverse dimensioni degli abitanti della città e ai quattro diversi habitat naturali che la dividono in altrettanti settori distinti, per non parlare di tutte le comodità "moderne" tipiche di una grande metropoli, riprodotte e spesso parodiate alla perfezione. Un altro punto forte di Zootropolis è la colonna sonora, composta da Michael Giacchino. Lungi dall'essere il trionfo di canzoni atte ad esprimere i pensieri dei personaggi, tipico dei musical in generale e dei cartoni Disney in particolare (la cosa viene presa in giro anche nei dialoghi), lo score della pellicola è interamente scritto per assecondare l'atmosfera di ogni momento del film, da quelli più allegri a quelli più "thrilling", con l'unica concessione a Shakira e alla sua Try Everything, un motivetto che entra in testa con una facilità esorbitante, finché non resta che ballare o agitarsi a tempo come succede ai personaggi sul finale. Insomma, la Disney ne ha azzeccata un'altra quindi se, come me, non avete ancora recuperato Zootropolis, vi consiglio di farlo al più presto!!


Del regista e co-sceneggiatore Byron Howard ho già parlato QUI. Jason Bateman (voce originale di Nick Wilde), Idris Elba (Capo Bogo), Bonnie Hunt (Bonnie Hopps), J.K. Simmons (Sindaco Lionheart), Octavia Spencer (Mrs. Otterton), Alan Tudyk (Duke Weaselton) e Kristen Bell (Priscilla) li trovate invece ai rispettivi link.

Rich Moore è il regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto film come Ralph Spaccatutto ed episodi di serie come I Simpson, Futurama e Drawn Together. Anche produttore, animatore e doppiatore, ha 53 anni.


Ginnifer Goodwin (vero nome Jennifer Michelle Goodwin) è la voce originale di Judy Hopps. Americana, conosciuta principalmente per il ruolo di Biancaneve nella serie C'era una volta, la ricordo anche per film come Mona Lisa Smile, Quando l'amore brucia l'anima e La verità è che non gli piaci abbastanza; inoltre, ha prestato la voce per episodi di Spongebob Squarepants e Robot Chicken. Ha 38 anni.


Il co-sceneggiatore e co-regista Jared Bush è alla sua prima esperienza come regista ma come sceneggiatore tornerà a dicembre col nuovo film Disney Moana, da noi ribattezzato Oceania. Per quanto riguarda i doppiatori originali, segnalo la presenza di Shakira come Gazelle, di Don Lake, storico collaboratore di Bonnie Hunt, nei panni di Stu Hopps, del marito di Ginnifer Goodwin Josh Dallas come "maiale agitato" (dovrebbe essere il fruttivendolo che viene derubato dalla donnola) e di Tommy Chong, parte del duo comico Cheech (Marin) & Chong, in quelli dello sballone Yax; quest'ultimo in Italia è stato doppiato da Paolo Ruffini, affiancato da altri personaggi famosi come Massimo Lopez (Sindaco Lionheart), Nicola Savino (Flash), Diego Abatantuono (Finnick) e Leo Gullotta (Mr. Big). Detto questo, se Zootropolis vi fosse piaciuto recuperate Chi ha incastrato Roger Rabbit?, Alla ricerca di Nemo e ovviamente Robin Hood. ENJOY!

martedì 27 agosto 2013

Monsters University (2013)

Domenica sera siamo andati con una coppia di amici (io ero la figlioletta viziata, ovviamente) a vedere il seguito dell'amato Monsters & Co., Monsters University del regista Dan Scanlon.


Trama: Mike Wazowki ha una sola aspirazione nella vita, cioé andare alla Monsters University e diventare il miglior spaventatore esistente. Per dimostrare il proprio valore dopo essere finito nei guai per colpa del bulletto fancazzista Sulley, il nostro eroe decide di partecipare ad una sorta di olimpiadi dello spavento mettendo su una squadra a dir poco sgangherata....


L'ho sempre detto, fin dalla prima visione di Monsters & Co.: Mike è il mio personaggio preferito e meriterebbe un film tutto suo. Ecco, con Monsters University sono stata accontentata perché il monocolo verde è diventato praticamente il protagonista assoluto e i realizzatori si sono divertiti ad indagarne il carattere adorabile, scoppiettante e deciso. Il cartone animato è uno dei migliori racconti di formazione che abbia mai visto su grande schermo, in primis perché non si concede al facile happy ending e poi perché, per una volta, non incoraggia i bambini ad impegnarsi per realizzare un sogno assurdo (che so, mi vengono in mente le sciacquettine di quei film sulla danza che, dal nulla, diventano le più brave della scuola tanto per...) bensì li spinge a tirare fuori il meglio di sé stessi per diventare quello per cui sono più portati anche se questo cozza con le loro speranze e, cosa ancora più importante in questo mondo dove viene celebrato il successo a tutti i costi, insegna ad accettare con filosofia un eventuale fallimento. Imbastendo una trama divertente ed emozionante gli sceneggiatori si sono collegati perfettamente al primo film non solo con rimandi e citazioni, come l'apparizione di Roz o i titoli di testa animati, ma anche tramite un filo logico che spiega come, quando e perché Sulley, Mike e Randal sono diventati i personaggi che abbiamo conosciuto in Monsters & Co.


Assieme ai personaggi vecchi, ovviamente, ne troviamo anche di nuovi, uno più bello dell'altro. Per una volta, a dire la verità, i villain sono un po' insipidi e poco divertenti ma compensano tutti i membri della Oozma Kappa con le loro assurde trovate, soprattutto il meraviglioso, cicciosissimo Squishy che, peraltro, io e la Noruzza abbiamo indicato come il più spaventoso in assoluto e, dall'alto del suo aplomb britannico, anche la temibile rettrice Tritamarmo si becca tutta la mia ammirazione. Gag a profusione, dunque, e momenti in cui ci si riesce a commuovere, sebbene senza lacrimuccia, rendono Monsters University, assieme al suo messaggio edificante, un film adattissimo per i bambini con alcuni regali anche per noi grandi, tutti sull'onda del citazionismo vintage: Animal House, La rivincita dei nerds, Carrie e il ritorno di una delle icone degli anni '80, la terribile bibliotecaria dei Ghostbusters! Per quanto riguarda la tecnica, invece, sono stati fatti dei passi da gigante e i personaggi sono più belli, colorati e realistici che mai, senza contare la meraviglia degli edifici esterni del campus e l'interno dell'inquietante, splendida sala dove i nostri fanno lezione la prima volta.


Come avrete capito, Monsters University è un film godibile quasi quanto il capostipite e ve lo consiglio senza riserve, avvertendovi di rimanere fino alla fine dei lunghissimi titoli di coda (anche dopo i nomi dei doppiatori italiani) per una simpatica scena post credits. E detto questo, lasciatemi spendere due parole anche per il delizioso corto che, come da tradizione Pixar, precede la pellicola, ovvero The Blue Umbrella di Saschka Unseld. La storia dell'ombrellino blu è pura poesia condensata ed effettivamente non dispone al meglio ad affrontare la strabordante cazzoneria di Monsters University ma la vista della città felice ed accarezzata dalla pioggia, la semplicità di uno sguardo e un tocco tra un ombrello blu e un'ombrellina rossa e la musica delicata che accompagna questo corto sono dei grandissimi esempi di come basti davvero poco a prendere il cuore e la mente dello spettatore ed accompagnarli lontano, lontano...


Billy Crystal (Mike), John Goodman (Sulley), Steve Buscemi (Randy), Helen Mirren (Abigail Tritamarmo – Dean Hardscrabble in originale), Joel Murray (Don), Charlie Day (Art), Nathan Fillion (Johnny Worthington) e Bonnie Hunt (Mrs. Graves) li trovate tutti ai rispettivi link.
 
Dan Scanlon è il regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo secondo film. Americano, anche doppiatore, animatore e produttore, ha 36 anni.


Sean Hayes presta la voce a Terri, che da noi è doppiato da Francesco Mandelli (mentre la seconda testa Terry è doppiata dal Biggio). Indimenticabile Jack della serie Will & Grace, ha partecipato anche al film Il gatto… e il cappello matto e ad episodi di Scrubs e 30 Rock. Anche produttore e sceneggiatore, ha 43 anni.


Alfred Molina presta la voce al professor Knight. Inglese, lo ricordo per film come I predatori dell’arca perduta, Ladyhawke, Specie mortale, Boogie Nights – L’altra Hollywood, Magnolia, Chocolat, Identità, Spider-Man 2 e Il codice DaVinci, inoltre ha partecipato alle serie Miami Vice e Monk. Anche produttore, ha 60 anni e undici film in uscita. 


Pare che i realizzatori si fossero ricordati del piccolo particolare che ho notato durante la visione di Monsters & Co., ovvero quel dialogo in cui Mike rinfaccia scherzosamente a Sulley di essere stato geloso del suo aspetto sin dalle elementari, e che avessero provato ad inserire in Monsters University un breve incontro che sarebbe stato poi dimenticato da entrambi, ma l’idea è stata accantonata perché avrebbe distolto l’attenzione dal vero fulcro della storia. A parte questo, l’anno prossimo dovrebbe uscire un corto dal titolo Party Central con protagonisti tutti i mostri della Monsters University e che molto probabilmente finirà nel DVD del film principale. Nell’attesa, se il film vi è piaciuto recuperate Monsters & Co. oppure cambiate genere e buttatevi su Animal House e La rivincita dei Nerds. ENJOY!!

mercoledì 14 agosto 2013

Monsters & Co. (2001)

Nell'attesa che arrivino il 21 agosto e l'uscita italiana di Monsters University, qualche sera fa ho deciso di rinferscarmi la memoria e riguardare Monsters & Co. (Monsters, Inc.), diretto del 2001 dai registi Pete Docter, David Silverman e Lee Unkrich e vincitore di un Oscar per la miglior canzone originale (If I Didn't Have You).


Trama: Sulley e Mike lavorano alla Monsters & Co., fabbrica dove i mostri, spaventando i bimbi del mondo reale, riescono a ricavare energia dalle loro urla. I bambini vengono visti come esseri spaventosi e mortali e strettissime regole impediscono il passaggio tra i due mondi, ma un giorno nelle vite di Sulley e Mike piomba la piccola Boo... e i due devono riuscire a riportarla a casa senza essere scoperti. 


Rivedere Monsters & Co. è sempre un grandissimo piacere perché ad ogni visione il film si riconferma un piccolo capolavoro. Innanzitutto per la storia, una delle prime a sfruttare l'idea di mostrare il lato "normale" di esseri sovrannaturali o negativi, dando una motivazione alla loro presenza nel mondo umano, un cambiamento radicale di punto di vista sfruttatissimo nei decenni a venire e ormai quasi inflazionato. Non è questo il caso di Monsters & Co., che offre allo spettatore chicche geniali come il terrore dei bimbi trasformato in energia per la normalissima Mostropoli, le porte collegate agli armadi del mondo umano o mostri "storici" come lo Yeti, Nessie e Bigfoot esiliati nella nostra dimensione come punizione per i loro sbagli. Giocando con questi elementi fantastici e parodistici gli sceneggiatori hanno messo su il classico racconto di formazione disneyano, focalizzandolo sul protagonista Sulley e sulla piccola Boo; il primo è lo spaventatore per eccellenza, così preso dal suo lavoro e sviato dalle regole del proprio mondo da non accorgersi che il suo bene deriva dalla sofferenza di migliaia di bambini urlanti e traumatizzati, mentre la seconda è una dolcissima bimbetta di tre anni al massimo che, come tutti i suoi coetanei, dovrà superare le paure irrazionali dell'infanzia e diventare, a modo suo, forte e decisa per riuscire a crescere.


A fare da spalla a questi due personaggi ci sono ovviamente l'indispensabile spalla comica e il fondamentale villain. Il monocolo Mike Wazowsky è il migliore amico di Sulley nonché suo motivatore ed è forse il personaggio con cui maggiormente il pubblico può identificarsi: non particolarmente portato per il suo lavoro, sbadato, ingenuo, sfigato, buffo ma nonostante questo dotato di un grandissimo cuore è sicuramente il mostro più indimenticabile della pellicola e noi italiani avremo sempre da ringraziare il bravissimo Tonino Accolla per questo. Dall'altra parte della barricata c'è poi il terribile Randall che, invece, incarna tutto ciò che riesce a renderlo mostro anche tra i suoi stessi simili e rivela la propria natura abietta e insinuante attraverso il potere dell'invisibilità. I battibecchi tra questi due "estremi" richiamano quelli delle tipiche commedie americane ambientate negli ambienti lavorativi e sono resi ancora più esilaranti dalla presenza di personaggi apparentemente secondari come la burbera Roz, la frizzante Celia e tutto il codazzo di altri mostri, ognuno con una propria incredibile peculiarità. Non crediate però che in Monsters & Co. si rida e basta! L'ultimissima scena del film, basata interamente su un unico scambio di battute e sull'espressione di Sulley, è una delle più commoventi e belle che siano mai state girate e sfido chiunque a non sentirsi spezzare il cuore quando Boo fugge inorridita davanti al suo amicone peloso, vedendolo mostro per la prima e unica volta.


Se la storia e i personaggi sono praticamente degli evergreen, tecnicamente parlando si vede invece che Monsters & Co. soffre il passare del tempo. Il coloratissimo pelo di Sulley risulta ancora oggi incredibile e morbidissimo ma le espressioni dei vari personaggi sono a volte rigide e, soprattutto, il design degli esseri umani è irreale e spigoloso. A farne le spese è soprattutto Boo che, purtroppo, non appare più così carina e adorabile come un tempo (non a caso per metà film viene comunque infilata in un costumino da mostro, probabilmente più facile da animare), tuttavia il doppiaggio riesce in parte a frenare quest'impietoso avanzare del tempo: Monsters & Co. è infatti uno degli ultimi film che ho deciso di guardare esclusivamente in italiano nonostante il fior fior di attori che prestano le loro voci nella versione originale perché la nostra è incredibilmente piacevole da ascoltare e non solo per il grande Tonino Accolla ma anche per l'abilità di Marina Massironi, Loretta Goggi e della piccola (tre anni appena!!) doppiatrice di Boo. Insomma, avrete capito che Monsters & Co. mi è piaciuto davvero molto e per questo temo un confronto impari con l'imminente Monsters University (che tra l'altro parte da un presupposto sbagliato visto che in questo film Mike dice di essere il miglior amico di Sulley dalla terza elementare!). Recuperatelo in tempo, se riuscite, e ovviamente non sognatevi di perdere gli esilaranti titoli di coda con le "papere" dal set e la realizzazione del finto musical che Sulley e Mike usano come scusa per ingannare i colleghi perché sono l'ennesima dimostrazione di quanto la Pixar abbia curato fin nei minimi dettagli questo suo piccolo capolavoro.


Del co-regista Lee Unkrich ho già parlato qui. John Goodman (James P. "Sulley" Sullivan), Billy Crystal (Mike Wazowski), Steve Buscemi (Randall Boggs), Frank Oz (Fungus) e Bonnie Hunt (Flint) li trovate invece ai rispettivi link.

Pete Docter è regista e cosceneggiatore della pellicola. Americano, ha diretto anche La nuova macchina di Mike e Up. Anche doppiatore, produttore e animatore, ha 45 anni e un film in uscita.


David Silverman è il co-regista della pellicola. Marito di Nancy Cartwright, la doppiatrice originale di Bart Simpson, ha diretto I Simpson - Il film, il corto The Longest Daycare e alcuni episodi della serie animata. Americano, anche produttore, animatore e doppiatore, ha 56 anni.


James Coburn (vero nome James Harrison Coburn Jr.) presta la voce a Henry J. Waternoose. Americano, ha partecipato a film come I magnifici sette, La grande fuga, Giù la testa, Pat Garret e Billy the Kid, Hudson Hawk - Il mago del furto, Sister Act 2 - Più svitata che mai, Il professore matto, Affliction (che gli è valso l'Oscar come miglior attore non protagonista) e a serie come Alfred Hitchcock presenta, Perry Mason, Ai confini della realtà e La signora in giallo, inoltre ha lavorato come doppiatore per Capitan Planet e i Planeteers. Anche sceneggiatore, produttore e regista, è morto nel 2002 all'età di 74 anni.


Jennifer Tilly (vero nome Jennifer Elizabeth Chan) presta la voce a Celia. Americana, come doppiatrice ha lavorato anche in Stewart Little - Un topolino in gamba, Mucche alla riscossa e I Griffin, inoltre la ricordo per film come High Spirits - Fantasmi da legare, Bound - Torbido inganno, Bugiardo bugiardo, La sposa di Chucky, La casa dei fantasmi e Il figlio di Chucky. Ha partecipato anche alle serie Moonlighting e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatrice, ha 55 anni e due film in uscita. 


Bill Murray era stato preso in considerazione per doppiare Sulley ma siccome i realizzatori non sono riusciti a mettersi in contatto con lui alla fine non se n'è fatto nulla... in compenso la parte di Mike è andata a Billy Crystal, che aveva rifiutato di doppiare Buzz Lightyear ai tempi del primo Toy Story e a cui la Pixar aveva promesso la possibilità di cimentarsi in un personaggio più adatto a lui. Doppiatori a parte, ci sono voluti diversi tentativi per arrivare al Monsters & Co. e soprattutto al Sulley che conosciamo: il protagonista del film all'inizio avrebbe dovuto essere il mostro che viene costantemente rapato dagli agenti del CDA, Sulley sarebbe stato invece un banalissimo lavoratore dal pelo marrone, Mike l'assistente del terribile Randal e Boo una bambina di sei anni. Infine, nell'attesa che esca il prequel Monsters University, sappiate che esiste anche un corto, nato come scena eliminata e poi inserito nella collectors edition di Monsters & Co., intitolato La nuova macchina di Mike... e ovviamente, se il film vi fosse piaciuto, non perdetevi la trilogia di Toy Story, Monster House, Shrek, A Bug's Life e The Nightmare Before Christmas. ENJOY!!

domenica 14 ottobre 2012

Jumanji (1995)

In questi giorni ho riguardato un film che non vedevo da parecchio tempo, ovvero Jumanji, diretto nel 1995 dal regista Joe Johnston e tratto dall’omonimo libro di Chris Van Allsburg.


Trama: negli anni ’60 il piccolo Alan scompare davanti agli occhi dell’amichetta Sarah, risucchiato all’interno del gioco da tavolo Jumanji. Una trentina d’anni dopo, i fratellini Judy e Jack trovano in soffitta il gioco e un Alan ormai adulto è costretto a concludere la vecchia partita…


Jumanji, almeno sulla carta, è un vero delirio. L’idea che esista un gioco “maledetto”, in grado di penalizzare davvero i giocatori e scatenare su di loro tutti gli orribili, pericolosissimi ostacoli che una persona potrebbe trovare durante un viaggio nella giungla più selvaggia è semplicemente geniale ed è resa ancora più interessante dal fatto che le persone coinvolte siano costrette a sottostare letteralmente alle regole del gioco. Tuttavia, fermo restando che sarebbe stato molto più bello per me vedere una variante a tema horror, gli anni non hanno giovato granché a Jumanji che, oggi più di allora, patisce di un’inusuale rigidezza sia del protagonista principale (un Robin Williams stranamente sottotono), che di una certa ripetitività ammorbata da melassa in abbondanza, solo vagamente stemperata da alcuni momenti di ironia: l’idea del gioco maledetto e la presenza di due orfani, infatti, veicola una riflessione sul rapporto tra padri e figli, sulla difficoltà di crescere in un mondo che è una sorta di giungla in piccolo, dove comunque l’imprevisto è sempre in agguato, dove vige la legge del più forte e del più furbo e c’è poco spazio per mostrare sentimenti e debolezze. Infatti, il terribile cacciatore Van Pelt è interpretato, non a caso, dallo stesso attore che recita la parte del padre di Alan ed è l’essere che più terrorizza il protagonista perché, al di là dell’ovvia minaccia rappresentata dal fucile, incarna l’estremizzazione della cecità, dell’intransigenza, della freddezza e della supposta infallibilità del genitore. 


Riflessioni a parte, quello che all’epoca aveva attirato miriadi di ragazzini al cinema era l’incredibile dispendio di effetti speciali, fiore all’occhiello di Jumanji e figli dell’alta tecnologia utilizzata per Jurassic Park. Oggi alcuni di essi risultano un po’ datati e le bestiole hanno comunque quell’aria di “finto”, soprattutto il leone e le scimmie, ma non si può negare che la maggior parte delle sequenze risultino tuttora spettacolari, basti solo pensare alla crescita della pianta carnivora, al monsone (con conseguente inondazione) che si scatena all’interno della villa o alla devastante carica di rinoceronti ed elefanti impazziti che travolgono ogni cosa al loro passaggio. Inquietante anche la resa del gioco stesso, con il suono di tamburi in lontananza che attira le malcapitate vittime e la bellissima, evocativa confezione vintage con tanto di sfera verdastra a produrre indovinelli sibillini che preannunciano il peggio agli incauti giocatori. Visto una volta, quindi, Jumanji raggiunge sicuramente lo scopo di intrattenere, divertire ed emozionare, ma rivisto anche a distanza di anni subentra quella ripetitività di cui parlavo sopra, con i personaggi che tirano il dado, subiscono la penitenza e, una volta scampato il pericolo, ricominciano tutto da capo. Non un capolavoro, quindi, ma comunque un film godibile ed ideale per fare un salto nel passato.


Del regista Joe Johnston ho già parlato qui, mentre Robin Williams (Alan Parrish) e Kirsten Dunst (Judy Shepherd) li trovate ai rispettivi link.

Jonathan Hyde interpreta sia Van Pelt che Sam Parrish. Australiano, ha partecipato a film come Richie Rich – Il più ricco del mondo, Anaconda, Titanic e La mummia. Ha 64 anni. 


Bonnie Hunt interpreta Sarah. Americana, la ricordo per film come Rain Man – L’uomo della pioggia, Beethoven, Dave – Presidente per un giorno, Beethoven 2, Jerry Maguire, Il miglio verde; inoltre, ha doppiato pellicole come A Bug’s Life – Megaminimondo, Monsters & Co., Cars – Motori ruggenti, Toy Story 3 – La grande fuga e Cars 2. Anche produttrice, sceneggiatrice e regista, ha 51 anni.


Patricia Clarkson interpreta Carol Parrish. Americana, la ricordo per film come The Untouchables – Gli intoccabili, Scherzi del cuore, Il miglio verde, Lontano dal paradiso, Carrie (il film TV) e Shutter Island, inoltre ha partecipato a serie come Six Feet Under. Ha 53 anni e un film in uscita.


Adam Hann – Byrd interpreta Alan da ragazzino. Americano, lo ricordo per film come Il mio piccolo genio, Diabolique, Tempesta di ghiaccio e Halloween H20: Venti anni dopo. Ha 30 anni.


Bradley Pierce invece, che interpreta il piccolo Peter, è stato la voce originale di Chicco in La Bella e la Bestia. Il libro scritto da Chris Van Allsburg si conclude un po’ diversamente, con Judy e Peter che si sbarazzano del gioco solo per poi vederlo, poco dopo, tra le braccia di due ragazzini che diventeranno i protagonisti di un altro racconto dello scrittore, Zathura (da cui è stato tratto il film Zathura -  Un’avventura spaziale, nel 2005), assai simile a Jumanji ma a tema spaziale, appunto. Rimanendo sempre in tema di seguiti e affini, pare che sia in progetto da qualche tempo di girare un remake di Jumanji, ma il tutto è ancora avvolto nel mistero… se però l’avventura nella giungla non vi fosse bastata sappiate che esiste anche un’omonima serie animata tratta dal film, andata in onda in Italia negli anni ’90 su Disney Channel e Rai 2. Per finire, se la pellicola vi fosse piaciuta, consiglio la visione di Inkheart – La leggenda del cuore d’inchiostro e Hook – Capitan uncino. ENJOY! 

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