Visualizzazione post con etichetta alan tudyk. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta alan tudyk. Mostra tutti i post

martedì 9 dicembre 2025

Zootropolis 2 (2025)

Mercoledì scorso sono andata a vedere Zootropolis 2 (Zootopia 2), co-diretto dai registi Byron Howard e Jared Bush, anche sceneggiatore.


Trama: dopo aver risolto il caso dei predatori impazziti ed essere entrati entrambi in polizia, la coniglietta Judy e la volpe Nick rischiano di venire separati. Cercano così un nuovo caso per dimostrare il loro valore...


Nove anni sono passati dal primo Zootropolis, che ci aveva conquistati non solo grazie alla storia della strana amicizia tra la coniglietta Judy e la volpe Nick, ma anche per l'idea di un luogo dove animali di ogni specie potessero vivere in armonia, uniti benché separati da zone climatiche ben precise ma tranquillamente attraversabili da chiunque. In realtà, non è propriamente vero che Zootropolis avesse mostrato ogni specie animale. Mancavano sicuramente i rettili, per esempio, e il nuovo capitolo di quella che promette di diventare una saga composta da almeno tre film risponde alla domanda che forse qualcuno si era fatto, raccontando perché a Zootropolis si vedessero solo mammiferi. Zootropolis 2 racconta anche il periodo successivo all'apparente coronamento dei sogni di Judy e Nick. Avevamo lasciato i due protagonisti nel momento di maggior trionfo, ma non è tutto oro quello che luccica. Nonostante sia riuscita a farsi un nome all'interno del dipartimento di polizia, Judy è sempre alla ricerca di qualcosa che dimostri il suo valore agli occhi di colleghi tosti e rudi che continuano a sottovalutarla, mentre pare che a Nick non freghi nulla di nulla e si limiti a farsi trascinare svogliatamente dall'esagitata coniglietta. La coppia vincente del primo film si scopre assai male assortita, e il comandante Bogo minaccia di "scoppiarla"; l'anniversario della fondazione di Zootropolis, con conseguente esposizione di un antico libro contenente i progetti dei macchinari per mantenere le diverse zone climatiche, è la scusa, per Judy e Nick, per scoprire chi abbia intenzione di rubarlo e dimostrare nuovamente il loro valore. Il progetto, sulla carta semplice, andrà malissimo e il sodalizio di ferro verrà messo duramente alla prova, in primis dal carattere dei due protagonisti e dalla loro incapacità di essere sinceri l'uno con l'altro. Come già succedeva in Zootropolis, anche nel secondo capitolo si sfruttano i topoi del buddy cop movie per affrontare temi più profondi, in primis il razzismo e l'incapacità di andare oltre i preconcetti radicati; qui, inoltre, si cerca di mandare un messaggio positivo agli spettatori, sottolineando l'importanza dell'impegno e della perseveranza nel realizzare i propri obiettivi ma, anche, del "lasciare andare", se necessario, valutando di volta in volta ciò che è davvero importante. Zootropolis 2 è, infatti, una celebrazione dell'amicizia e della famiglia in senso lato; quella in cui nasciamo è importante, ma non tanto quella che ci creiamo con chi è in grado di farci stare bene e ci sprona, con la sua sola presenza, ad essere delle persone migliori. E' vero che il web impietoso è pieno di fanfiction che coronano una storia d'amore fittizia tra Judy e Nick (ammetto che animali antropomorfi così carismatici farebbero capitolare anche chi rabbrividisce all'idea del furry) ma la bellezza del rapporto tra i due protagonisti è proprio l'incanalare la tensione romantica in un'amicizia sempre più grande e profonda, che sul finale smuove lacrime di commozione.


Se Zootropolis 2 è un seguito con tanto cuore, gli animatori non si sono dimenticati di appagare anche l'occhio. Visto sul grande schermo il film è uno spettacolo dettagliatissimo, zeppo di animali talmente ben realizzati e caratterizzati che persino quelli sullo sfondo catturano l'attenzione, tra piccole gag riuscite e miriadi di citazioni. La più bella, quella che mi ha portata ad urlare in sala, è l'omaggio inquadratura per inquadratura ad una delle sequenze più iconiche di Shining, però qui parliamo di qualcosa di macroscopico (non che l'omaggio al "silenzio degli agnelli" sia meno geniale, ma è più breve e sottile). Dietro a Zootropolis 2 c'è un lavoro enorme soprattutto per quanto riguarda gli sfondi, le luci e i colori, le minuzie che rendono viva sia la città titolare che gli ambienti che la circondano, realizzati in modo da essere realistici e "cartooneschi" in egual misura, con un gusto estetico che esplode nel momento in cui si scopre un intero quartiere perduto in cui andrei a vivere anche domani. Molto bello anche il character design dei nuovi personaggi. Le linci sono perfette e il goffo Pawbert mi ha ricordato, nei suoi momenti migliori, la tenerezza del PJ di Ecco Pippo!; il serpente Gary, che lì per lì sembrerebbe il personaggio più ordinario, buca lo schermo nei momenti in cui ai toni freddi viene sostituito il scintillante calore del fuoco e, in generale, i rettili e tutti gli abitanti del quartiere paludoso regalano delle gioie, con un picco supremo raggiunto da un branco di trichechi che farebbero un figurone appaiati ai gabbiani de Alla ricerca di Nemo. Alla colonna sonora ritroviamo Michael Giacchino, che riprende un paio di melodie dal capitolo precedente e poi si sbizzarrisce creando suoni nuovi che accompagnano alla perfezione il ritmo e le situazioni del film. Torna anche la scatenata Shakira, con quella Zoo davanti alla quale non sono riuscita a rimanere ferma in poltrona, ad aprire e chiudere Zootropolis 2 nel migliore dei modi. Zootropolis 2 è uno di quei rari casi in cui un sequel è bello quanto il film che lo ha preceduto e, soprattutto, non ne ripropone pedissequamente le situazioni. Certo, il film è pieno di omaggi a Zootropolis, tornano personaggi amatissimi e anche un paio di gag, ma tutto sommato non c'è quel senso di dejà vu e noia che è poi il rischio di questo genere di operazioni e, per quanto mi riguarda, qualora dovesse uscire un terzo capitolo mi fionderò al cinema senza pensarci due volte, sperando che la qualità della saga continui a rimanere così alta!


Dei due registi Jared Bush (anche sceneggiatore) e Byron Howard ho già parlato QUI QUAGinnifer Goodwin (voce originale di Judy Hopps), Jason Bateman (Nick Wilde), Ke Huy Quan (Gary De'Snake), Andy Samberg (Pawbert Lynxley), David Strathairn (Milton Lynxley), Idris Elba (Comandante Bogo), Patrick Warburton (Sindaco Winddancer), Danny Trejo (Jesús), Bonnie Hunt (Bonnie Hopps), Jean Reno (Bûcheron/Chèvre), Alan Tudyk (Duke Weaselton/Chef francese/Molt Kahl/Reporter), Macaulay Culkin (Cattrick Lynxley), John Leguizamo (Antony Snootley), Jenny Slate (Bellwether), Tommy Chong (Yax), Michael J. Fox (Michael J. The Fox), Josh Gad (Paul Moledebrandt) e Dwayne Johnson (Zeke, il dik-dik incastrato nella tuba) li trovate invece ai rispettivi link.


Il marito di Ginnifer Goodwin, l'attore Josh Dallas, continua a prestare la voce al "maiale agitato", la bellissima Michelle Gomez, che interpretava Mary Wardwell ne Le terrificanti avventure di Sabrina, è la voce originale del Capitano Hoggbottom, Brenda Song doppia Kitty Lynxley e l'attrice Tig Notaro interpreta Big Tig, uno degli animali nel carcere; Ed Sheeran, che ha scritto la canzone Zoo, cantata da Shakira/Gazelle sul finale, è invece il doppiatore di una delle pecore dal barbiere. Il film è il seguito di Zootropolis, che vi conviene guardare prima di gettarvi su questo! ENJOY!

mercoledì 17 gennaio 2024

Wish (2023)

Me la sono presa con molta calma, ma la settimana scorsa sono andata a vedere Wish, diretto e co-sceneggiato nel 2023 dai registi Chris Buck e Fawn Veerasunthorn.


Trama: nel regno di Rosas, la giovane Asha vuole diventare apprendista di Magnifico, re e potentissimo mago che custodisce i desideri dei sudditi e, di tanto in tanto, ne esaudisce alcuni. Durante il colloquio col sovrano, tuttavia, Asha scopre cosa si nasconde dietro la sua volontà di proteggere i desideri...


Wish è il cartone animato che la Disney ha distribuito per festeggiare i suoi 100 anni e, come potete immaginare, è un'opera celebrativa, che avrebbe dovuto racchiudere in sé tutti valori della Casa del Topo. Uso il condizionale perché non è un film granché riuscito e, invece che una celebrazione, mi è sembrata una banalizzazione del concetto di "desiderio" inteso come ciò che riempie i cuori delle persone e le spinge a fare del loro meglio, non solo per loro e per il presente, ma soprattutto per gli altri e per il futuro; di più, è la drammatizzazione della canzone When You Wish Upon a Star (diventata, nel tempo, la "sigla" della Disney), con una stella che si fa personaggio dotato del potere di esaudire i desideri di una protagonista col cuore al posto giusto, colma d'amore per la famiglia, i suoi amici e il suo Paese. Una marchetta, insomma, troppo breve per approfondire certi concetti e vittima, per questo, di un po' di superficialità a livello di caratterizzazioni e trama. Asha, tanto quanto, è una protagonista coraggiosa e ribelle (benché la sua ribellione sia talmente subitanea che il suo tormento dura giusto il tempo di una canzone), mentre il villain sarebbe anche dotato di una storia appena abbozzata che gli darebbe ben più motivazioni e la speranza di una redenzione, ma purtroppo è stato designato come il primo antagonista veramente "cattivo" dai tempi di Rapunzel, quindi la cosa è caduta nel dimenticatoio dopo un quarto d'ora. Tutto questo, unito alla ferrea volontà di inserire numeri musicali e personaggi secondari che riprendessero ed omaggiassero la sessantina di "classici" che hanno preceduto Wish (sacrificando, a mio avviso, parte della bellezza del character design e risultando talvolta forzati), fa del cartone animato un'opera facilona e per buona parte prevedibile, che emoziona nel corso della visione perché riesce a toccare tutti i tasti giusti ma, di fatto, viene condannata all'oblio dopo qualche giorno.


E' un peccato, perché a livello visivo Wish è un capolavoro. Gli animatori hanno cercato di unire le moderne animazioni in CGI a degli spettacolari sfondi ad acquerello, dove le linee che tracciano architetture e personaggi sono perfettamente evidenti, e l'effetto è quello di avere figure che danzano su un foglio di carta acquerello 100% cotone, con la stessa grana delicata e le stesse sfumature. Oltretutto, le immagini hanno un rapporto d'aspetto molto ampio, e guardando Wish, si ha l'impressione che le illustrazioni di una fiaba "esplodano" sullo schermo avvolgendo lo spettatore, con un effetto nostalgia richiamato anche dal ritorno del "verde villain" e da tantissimi elementi (abiti, colori, dettagli nelle architetture, movimenti o espressioni dei personaggi) che parlano, a livello inconscio, ai ricordi più remoti e fanciulleschi del pubblico. Per quanto riguarda la colonna sonora, importantissima perché i numeri musicali di Wish sono parecchi, non l'ho trovata memorabile né troppo originale (la canzone iniziale, Venite a Rosas, mi ha ricordato tantissimo l'introduzione di Encanto, tanto che pensavo ci fosse la mano di Lin-Manuel Miranda e Germaine Franco anche qui!) ma mi sono piaciute molto la canzone "portante" Un sogno splende in me e quella del vanesio Magnifico, Il grazie dov'è?. Per finire, voto dieci al delizioso "stellino" che funge da potente mascotte dell'intero film, che sembra uscito da un'opera dello Studio Ghibli, e un BAH! grosso come una casa per la carinissima ma insopportabile capretta Valentino, già odiosa di suo e peggiorata dall'utilizzo di Amadeus come doppiatore, che vince il podio dell'animale più antipatico mai visto in un film Disney. Il mio consiglio, (anche perché ormai, dopo un mese, lo avranno tolto dai cinema) è non sprecare troppi soldi per Wish e attenderne l'uscita in streaming, anche se la visione delle immagini su grande schermo merita tantissimo!


Del co-regista e co-sceneggiatore Chris Buck ho già parlato QUI. Chris Pine (voce originale di Magnifico), Alan Tudyk (Valentino), Victor Garber (Sabino), Evan Peters (Simon), Heather Matarazzo (donna volante) e Nasim Pedrad (Sania), li trovate invece ai rispettivi link. 

Fawn Veerasunthorn è la co-regista e co-sceneggiatrice del film, al suo primo lavoro come regista. Tra i suoi lavori come animatrice figurano Raya e l'ultimo drago, Zootropolis e Cattivissimo me 2. Thailandese, anche scenografa, ha 41 anni.


Ariana DeBose è la voce originale di Asha. Americana, ha partecipato a film come West Side Story (che le è valso un Oscar come migliore attrice non protagonista). Anche regista e sceneggiatrice, ha 33 anni e quattro film in uscita tra cui Kraven - Il cacciatore



 

mercoledì 13 aprile 2022

Raya e l'ultimo drago (2021)

L'ultimo film visto in occasione dei recuperi Oscar è stato Raya e l'ultimo drago (Raya and the Last Dragon), diretto e co-sceneggiato nel 2021 dai registi  Don Hall, Carlos López Estrada, Paul Briggs e John Ripa.


Trama: in un mondo assediato dalla minaccia dei Druun, spiriti maligni che tramutano le persone in pietra, Raya si mette alla ricerca dell'ultimo drago, la leggendaria Sisu, che già in passato li aveva sconfitti...


Uscito in piena pandemia in pochissime sale e gettato dopo qualche giorno in pasto agli utenti VIP di Disney +, Raya e l'ultimo drago aveva mietuto consensi fin da subito, e un po' mi era spiaciuto essermelo perso. Il recupero non è stato soddisfacente come sarebbe stato se fossi riuscita a vederlo in sala, e il film non entrerà mai nella Top 10 dei miei film Disney preferiti, ma comunque la visione è stata molto piacevole. Raya e l'ultimo drago è principalmente un film d'avventura fantasy, ambientato in un oriente fittizio e sconvolto dalla minaccia di spiriti oscuri capaci di trasformare le persone in statue di pietra, una terra divisa in tribù perennemente in lotta tra loro e invidiose della prosperità di Cuore, la terra che custodisce la pietra del drago in grado di fungere da protezione per tutti. Un incidente che distrugge la pietra e, con essa, la speranza del padre di riunire tutte le tribù, porta la protagonista Raya a mettersi in cerca di Sisu, l'ultimo drago rimasto, e, successivamente, a tentare di rimettere assieme i pezzi di pietra per debellare la minaccia dei Druun una volta per tutte. Raya e l'ultimo drago diventa, da quel momento, la tipica "quest" dove il personaggio principale visita realtà diverse, incontrando in ogni luogo un altro personaggio dotato di una determinata, utile caratteristica che gli consentirà di recuperare i pezzi di pietra fino a raggiungere il temuto "boss finale", la cui natura tuttavia è strettamente legata, in questo caso, al messaggio imprescindibile all'interno di un film Disney.


Ciò che Raya e l'ultimo drago insegna è il beneficio del dubbio, la gentilezza come arma per affrontare i "nemici", la fiducia nata dalla capacità di capire l'animo delle persone; i Druun nascono fondamentalmente dalla discordia e dalla disunione, i draghi si sono estinti per lo stesso motivo e solo il forte desiderio di unità e comunione, al di là di diversità e pregiudizi, può sperare di risolvere una situazione tragica. Tale messaggio è veicolato da un film che mescola in maniera ottima la serietà di un'avventura da cui dipendono le sorti dell'umanità, suggestioni derivanti da leggende orientali e ovviamente momenti più faceti, affidati a personaggi tra il delizioso (la mocciosetta ladra con scimmiette annesse) e il divertente, con una Sisu, doppiata in originale da Awkwafina, abbastanza vicina come idea all'ingenuità folle e ciarliera del Genio di Aladdin, ben distante ovviamente dalla leggenda che la vorrebbe temibile e silenziosa. Dal punto di vista tecnico, il film è semplicemente superbo. Le scene d'azione, di distruzione e di combattimenti devono essere stati spettacolari da vedere al cinema, il character design è vario e interessante, i colori dei draghi sono una gioia per gli occhi e lo stesso vale per gli sfondi e le ambientazioni; considerato che Raya e l'ultimo drago è stato realizzato in buona parte in lockdown, da animatori chiusi in casa, c'è da ammirare ancora di più la perizia tecnica di tutti quelli che lavorano alla maledetta Casa del Topo e, ovviamente, da recuperare il film se ancora non lo avete fatto!


Del regista e co-sceneggiatore Don Hall ho già parlato QUI. Awkwafina (voce originale di Sisu), Gemma Chan (Namaari), Daniel Dae Kim (Benja), Benedict Wong (Tong), Sandra Oh (Virana) e Alan Tudyk (Tuk Tuk) li trovate invece ai rispettivi link.

Carlos López Estrada è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Messicano, ha diretto film come Blindspotting, Summertime ed episodi di serie come Legion. Anche produttore e attore, ha 34 anni.


Paul Briggs è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, ha lavorato per la Disney soprattutto come doppiatore (sua la voce di Yama in Big Hero 6), ma è anche animatore. Ha 48 anni. 



John Ripa è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americano, ha lavorato soprattutto come animatore per film come Il re leone, Pocahontas, Il gobbo di Notre Dame, Tarzan, Il pianeta del tesoro, Rapunzel, Frozen, Big Hero 6, Zootropolis e Oceania. 


Kelly Marie Tran
è la voce originale di Raya. Americana, ha partecipato a film come Star Wars - Gli ultimi Jedi e Star Wars - L'ascesa di Skywalker. Anche produttrice, ha 33 anni e un film in uscita. 


Se Raya e l'ultimo drago vi fosse piaciuto recuperate Kubo e la spada magica, la saga di Dragon Trainer, Ribelle - The Brave, Oceania e Mulan. ENJOY!

domenica 5 dicembre 2021

Encanto (2021)

Che Natale sarebbe senza Disney (o meglio, che dicembre)? Per evitare di rispondere a questa domanda sono andata a vedere Encanto, diretto e co-sceneggiato dai registi Jared Bush, Byron Howard e Charise Castro Smith.


Trama: nella famiglia Madrigal, Mirabel è l'unica a non aver mai dato mostra di possedere un "talento" magico. Ma quando la magia minaccia di scomparire dalla famiglia, la ragazza è l'unica a mettersi alla ricerca di un modo per salvarla...


Encanto
è un altro classico Disney il cui cuore risiede nella celebrazione della diversità e nella capacità delle persone comuni di brillare come delle stelle. La protagonista, Mirabel, è infatti l'unica persona priva di poteri all'interno di una famiglia graziata da un miracolo che li protegge dal giorno in cui la matriarca, Alma, è scampata alla morte assieme ai suoi tre figli e ha fondato il paese colombiano di Encanto, protetto dalle montagne e dalla magia; ogni membro della famiglia Madrigal, raggiunta una certa età, riceve in dono un talento in grado di apportare benefici al popolo e ai suoi familiari e si guadagna una favolosa stanza tutta per sé all'interno della magione senziente dei Madrigal, ma ciò non è successo a Mirabel, che è così stata trattata per tutta la vita come una reietta e un fallimento. Da che mondo è mondo, si sa, la magia va nutrita. Soprattutto, va nutrita la fonte del potere; se la magia nasce dall'amore e dal desiderio di proteggere e tenere unita la propria famiglia, dimenticarsi di quello stesso amore confondendo un potere guadagnato con qualcosa di dovuto ed immutabile significa, ovviamente, esaurirlo nel modo peggiore e senza possibilità di ritorno. In Encanto viene quindi sottolineato più volte come tutte le abilità favolose del mondo non possono compensare l'empatia verso gli altri, la fiducia, l'amore verso chi è apparentemente più "sfortunato", il coraggio di cambiare e affrontare sfide sempre nuove, e il film condanna anche quell'aspetto della società che vorrebbe tutti perfetti, immutabili e, soprattutto, indistruttibili, ché mostrare di essere umani e fallaci è il peggiore dei peccati, subito dopo il non avere successo nella vita, ça va sans dire


Facile, certo, che il messaggio profondo di Encanto si perda un po' in mezzo alla vivacissima colonna sonora di Lin-Manuel Miranda e Germaine Franco, la quale trasforma l'ultimo film Disney in un allegro e coloratissimo musical con tanto di coreografie "importanti": l'introduzione che fa Mirabel dell'intera famiglia con, appunto, la Famiglia Madrigal è a dir poco geniale ma preparatevi alla delizia di (ri)vedere Hercules e testimoniare l'esistenza di asini glitterati con la canzone che svela i sentimenti della forzuta Luisa e a sculettare senza ritegno con la carinissima We don't Talk About Bruno (povero Bruno), a mio avviso le punte di diamante della colonna sonora. Meno incisive, perché più legate a una tradizione disneyana di fanciulle in pena, ma comunque importanti, sono What Else I Can Do? (mi perdonino i realizzatori ma molti elementi di questo numero musicale ricordavano troppo il momento Let it Go di Frozen per non fare arricciare il naso) e Waiting on a Miracle, ma la voglia di ballare e di essere rapito dalla musica rischia di non abbandonare lo spettatore neppure durante i titoli di coda. Quanto alle animazioni, Encanto è davvero incantevole, soprattutto per quanto riguarda i già citati colori, la fantasia con cui è stata realizzata "Casita" e tutte le meravigliose stanze che i membri della famiglia Madrigal ci consentono di vedere (vivere in una qualsiasi di esse sarebbe meraviglioso!), e anche il character design dei vari personaggi è delizioso; un plauso, inoltre, per aver inserito a tradimento una delle scene di morte, per quanto fuori dall'inquadratura, più realistiche e drammatiche della storia Disney recente. Ho avuto il magone, ma ovviamente mai come davanti al corto che precede Encanto, Fuori dal bosco, che in 5 minuti racconta una parabola del rapporto tra genitori e figli e di come si possa diventare persone migliori anche a fronte di modelli non proprio positivi, in maniera esemplare. Anche per questo, vi direi di non perdere Encanto; non sarà un capolavoro come altri classici della malvagia Casa del Topo, ma è sicuramente una visione gradevolissima!


Del regista e co-sceneggiatore Byron Howard ho parlato QUI. John Leguizamo (voce originale di Bruno) e Alan Tudyk (Tucano) li trovate invece ai rispettivi link.

Jared Bush è il co-regista e co-sceneggiatore della pellicola. Americano, ha co-diretto anche Zootropolis. Anche produttore e doppiatore, ha 47 anni.


Charise Castro Smith
è la co-regista e co-sceneggiatrice della pellicola, al suo primo lungometraggio. Americana, è anche produttrice e attrice. 


Se Encanto vi fosse piaciuto recuperate Oceania, Coco, Lilo e Stitch, Frozen e Frozen II - Il segreto di Arendelle. ENJOY!

domenica 8 dicembre 2019

Frozen II - Il segreto di Arendelle (2019)

Nonostante l'uscita novembrina che lo ha privato dello status di "cartone Disney da vedere a Natale", mercoledì sono andata al cinema per Frozen II - Il segreto di Arendelle (Frozen II), diretto dai registi Chris Buck e Jennifer Lee.


Trama: tre anni dopo l'incoronazione di Elsa a regina, la nuova sovrana comincia a sentire un richiamo lontano, che porterà lei e la sorella Anna a scoprire nuove, incredibili cose sul loro passato e su quello di Arendelle.


Sono passati sei anni dall'uscita di Frozen - Il regno di ghiaccio, film Disney che dato un ulteriore, perfido significato alla parola "merchandising" rimpinguando di miliardi di paperdollari le casse della Casa del Topo e prendendosi anche i miei soldi vista la bellezza di tutti gli oggettini a tema Elsa/Olaf che pullulano in ogni dove, dai Disney Store ai normali supermercati. Ma sto divagando. Sei anni, dicevo, tre all'interno del regno di Arendelle, dove la vita SEMBRA scorrere lieta, governata da un equilibratissimo status quo: Elsa è regina, Anna e Kristoff vivono il loro legame da storditi innamorati, il pupazzo di neve Olaf (che non ha più la nuvoletta in testa e si sta godendo il permafrost poiché i poteri di Elsa sono diventati più forti) sta crescendo e comincia a porsi dubbi esistenziali. La bellissima regina, però, è irrequieta, perché qualcosa la chiama, il canto di una sirena che ne turba i giorni e le notti, e quando Elsa capisce che quel richiamo arriva da un passato radicato nelle favole che le raccontava la mamma da bambina, decide di partire alla volta di una foresta incantata poco distante da Arendelle, una foresta popolata da spiriti adirati e pronti a distruggere il regno per riparare a un torto passato. Altro non si può dire sulla trama imbastita per questo Frozen II, sequel assai più adulto della favola del 2013, imperniato su temi cupi e probabilmente di non facile comprensione per i bambini. Nel corso del film sono infatti ricorrenti i riferimenti allo scorrere del tempo, all'impossibilità di opporsi a cambiamenti anche dolorosi nel corso della vita, alla necessità di accettare questi cambiamenti e trovare comunque la forza di andare avanti, in primis dentro noi stessi, sperando che ci sia sempre qualcuno pronto a tenderci la mano; in poche parole, i personaggi di Frozen cambiano e crescono, subiscono degli sviluppi che vanno oltre il classico happy ending e, come insegnava Inside Out, li portano ad abbracciare emozioni complesse, come una felicità velata di profonda malinconia o una tristezza capace di rendere il cuore comunque più leggero.


La saga di Frozen si riconferma dunque una delle più innovative a livello di maturazione dei personaggi (non tanto di trama, visto che gli sviluppi della stessa, finale e twist compresi, sono intuibili dopo cinque minuti dall'inizio del film), nonché una delle più belle a livello di animazioni e character design. In questo secondo capitolo ci sono delle intere sequenze che lasciano a bocca aperta per il modo in cui riescono a fondere le esaltanti caratteristiche di una scena d'azione alla raffinata bellezza di eleganti numeri da musical, come se gli X-Men o gli Avengers incontrassero la fantasia del Cirque Du Soleil, e sono quasi tutte imperniate (chevvelodicoaffare) sul personaggio di Elsa. La fanciulla subisce una metamorfosi sottile ma innegabile, diventando la principessa Disney più elegante, sensuale, bella e potente di sempre, un trionfo da vedere ed ascoltare che, con un solo gesto della mano, fa scomparire tutti i personaggi di supporto, sorella Anna compresa. A onor del vero, in effetti, molto del contorno di Frozen II è deboluccio: le riflessioni filosofiche e le mattane di Olaf sono simpatiche ma alla lunga irritanti, Anna è spesso lagnosetta e si risolleva più o meno a metà film, il povero Kristoff fa la figura del servo della gleba (ma si ritaglia il numero musicale più esilarante, un omaggio alle love song anni '80 alla Bon Jovi e Ryan Adams con tanto di video che cita nientemeno che Bohemian Rhapsody; peccato che la versione italiana richiami "antenati" meno nobili, come i Beehive.) e dei nuovi personaggi introdotti, affascinanti ma poco incisivi, ricorderò solo lo splendido spirito del fuoco, la cosa più tenera e meravigliosa che sia mai stata creata per un film Disney. Nulla da dire invece sulle canzoni. Penso che l'adattamento italiano ne appiattisca un po' i testi ma la voce di Serena Autieri mette i brividi e in generale le melodie sono molto belle; Christophe Back ha cercato un'altra Let it Go (canzone che, peraltro, provoca a un certo punto brividi di disgusto alla bella Elsa) e ha creato le ugualmente splendide Show YourselfInto the Unknown, Nell'ignoto per gli amici italiani e per Giuliano Sangiorgi che frantuma l'ugola e non solo nei titoli di coda dell'edizione nostrana, una canzone che rimane in testa anche grazie al brevissimo, evocativo gorgheggio della cantautrice norvegese AURORA. Per concludere, devo dire che avevo letto le peggio cose su Frozen II ma io non l'ho trovato tanto diverso dal primo capitolo della saga e onestamente l'ho apprezzato molto. L'unico, vero neo? Non c'è nessun corto a precederlo. Tristezza vera.


Dei registi Chris Buck e Jennifer Lee ho già parlato QUI. Kristen Bell (Anna), Josh Gad (Olaf), Sterling K. Brown (Mattias), Alfred Molina (Agnarr), Jeremy Sisto (Re Runeard), Ciarán Hinds (Granpapà) e Alan Tudyk (Guardia/ Capo dei Nortuldri / Soldato di Arendelle / Duca di Weselton) li trovate invece ai rispettivi link.

Evan Rachel Wood è la voce originale della regina Iduna. Americana, ha partecipato a film come S1m0ne e a serie quali CSI - Scena del crimine, True Blood, What We Do in the Shadows e Westworld, oltre ad aver lavorato come doppiatrice in Robot Chicken. Anche cantante, regista e sceneggiatrice, ha 32 anni e due film in uscita.


Martha Plimpton, che doppia Yelena, era la Stef de I Goonies. Le vicende narrate in Frozen II seguono di tre anni quelle di Frozen - Il regno di ghiaccio, che vi consiglio di recuperare assieme ai corti Frozen Fever e Frozen - Le avventure di Olaf. ENJOY!

domenica 26 maggio 2019

Aladdin (2019)

Nonostante le mie titubanze, giovedì sono andata a vedere Aladdin, diretto da Guy Ritchie.


Trama: il ladruncolo Aladdin entra in possesso di una lampada magica che gli consente di esaudire tre desideri. Il primo è diventare un principe, così da conquistare la principessa Jasmine.


Non partivo prevenuta verso Aladdin, di più. In primis, nei trailer si vedeva un Jafar fighettissimo, per nulla inquietante e affatto viscido (cosa ahimé confermata durante la visione, per inciso). Secondo, non meno importante, ogni scena sembrava presa direttamente dall'originale, film che io adoro alla follia, senza un minimo di inventiva da parte di un regista un tempo valido, ora definitivamente impazzito, o almeno così pensavo. Infine, neanche a parlarne, Will Smith. Will. Dannatissimo. Smith. Nei panni di Genio. Offensivo oltre ogni dire per chi mal sopporta Smith e adora un Genio che anni fa aveva la voce e le movenze del compianto Robin Williams (per non parlare del doppiaggio illuminato di Gigi Proietti). Insomma, quando l'amico Toto mi ha chiesto di accompagnarlo a vedere Aladdin, sono entrata in sala coi più foschi presagi, alimentati dall'imposizione del 3D e di due posti a dir poco pessimi. E, magia Disney, forse perché non mi aspettavo NULLA da questo Aladdin, mi sono divertita da morire. Certo, il film non è esente da difetti: alcune scene d'azione sono dirette davvero coi piedi, velocizzate in maniera ridicola ed incomprensibile; Jago, il mio personaggio preferito, è relegato al ruolo di spalla monocorde (e di Rodan) e non regala quelle perle di cattiveria che tanto mi deliziano ogni volta che riguardo l'Aladdin originale; le canzoni sono state riadattate in maniera arbitraria, per fortuna non tanto quanto accadeva in La bella e la bestia ma comunque abbastanza da far male a chi ricorda con amore le originali (quella rimasta praticamente intoccata è Il mondo è mio, che talvolta non rispetta nemmeno il labiale di Aladdin e Jasmine, forse perché qualunque cosa sfiorata da GiGGi e Tatangelo non va modificata nemmeno per Ischerzo? Mah). Per il resto, invece, tanta roba. E' vero, la storia è praticamente identica all'originale e, come da trailer, molte scene sono state riproposte fotogramma per fotogramma, ma c'è qualcosa che salva tutta la baracca dall'essere una mera riproposizione senz'anima, per quanto infiocchettata in una confezione splendida. E sì, il Genio di Will Smith, zamarro, goffo e molto umano, è uno di questi elementi salvifici, soprattutto quando duetta con Aladdin all'interno di siparietti a dir poco esilaranti.


Quello però che non mi sarei mai aspettata è che sarebbe stata Jasmine la vera sorpresa del film. Interpretata da una Naomi Scott così bella da essere quasi illegale, la principessa nata come esperimento sexy di un rinascimento Disney che cominciava ad introdurre baci alla francese ed eroine connotate anche sessualmente, si è evoluta per diventare una donna consapevole del proprio cervello, del ruolo che potrebbe avere non solo come principessa ma come statista, come essere senziente la cui voce non può essere messa a tacere. All'interno di una società ingiusta e patriarcale, Jasmine si propone come un vento di libertà, come una figura forte e determinata al pari di Wonder Woman o Captain Marvel e, obiettivamente, non viene mai eclissata dal guascone Aladdin, per quanto affascinante e scaltro. A farle da degna compagna, un'attrice che spesso e volentieri le ruba la scena, ovvero la divertente Nasim Pedrad nei panni dell'ancella Dalia, più amica e confidente che semplice "serva"; le facce della Pedrad, i suoi modi palesemente americani in contrasto con l'ambientazione del film e la sua fortissima personalità la rendono uno dei pochi casi in cui l'introduzione di un nuovo personaggio funziona e riesce ad arricchire il materiale di partenza (non come il Principe Anders. Mi spiace, Billy Magnussen, ma stavolta è NO). Per il resto, la storia è rimasta praticamente immutata salvo alcuni aggiustamenti legati più che altro alle pratiche barbare del popolo di Agrabah (niente condanna a morte evitata da un vecchio misterioso) e alla psicologia di un paio di personaggi secondari che acquistano maggiore tridimensionalità, e ovviamente il film poggia molto sulla spettacolarità delle scene clou, ovvero i numeri musicali Il principe Alì e Un amico come me, un trionfo di scenografie, coreografie e computer grafica tali da superare senza problemi la banalotta Il mondo è mio, degnamente accompagnati da un paio di numeri bollywoodiani (anche se teoricamente saremmo sulle rive del fiume Giordano, qui mutato in mare) inediti e che, sinceramente, non mi aspettavo da uno come Guy Ritchie. Ma, evidentemente, il regista si è trovato a suo agio con questa storia in cui un ragazzo di strada cerca di risollevarsi e il risultato di questa "comunione" è inaspettatamente piacevole, anche per questo consiglio una visione disimpegnata persino a chi, come me, davanti ai trailer si è fatto il segno della Croce.


Del regista Guy Ritchie ho già parlato QUI. Will Smith (Genio/Marinaio), Marwan Kenzari (Jafar), Billy Magnussen (Principe Anders) e Alan Tudyk (voce originale di Iago) li trovate ai rispettivi link.

Nasim Pedrad interpreta Dalia. Iraniana, comica del Saturday Night Live, la ricordo nei panni dell'esilarante Gigi Caldwell di Scream Queens, inoltre ha partecipato a film come Cooties e ad altre serie quali Una mamma per amica, ER - Medici in prima linea. Come doppiatrice ha invece lavorato in Cattivissimo me 2. Anche sceneggiatrice e produttrice, ha 38 anni.


Navid Negahban, che interpreta il Sultano, è lo stupefacente Ahmal Farouk della serie Legion mentre Frank Weller torna a prestare la voce alla Caverna delle meraviglie e ad Apu come già nel 1992. Patrick Stewart ha cercato disperatamente di ottenere il ruolo di Jafar, già rifiutato nel primo Aladdin, cosa che l'attore ha sempre rimpianto mentre Dev Patel e Riz Ahmed sono stati scartati per quello di Aladdin e Jim Carrey, prima scelta per interpretare Genio, era troppo impegnato a risolvere beghe legali per partecipare. Per finire, se vi è piaciuto Aladdin recuperate l'originale del 1992. ENJOY!

martedì 22 maggio 2018

Deadpool 2 (2018)

Siete pronti a tornare tra le braccia amorevoli del mercenario chiacchierone? Io domenica sono corsa a vedere Deadpool 2, diretto da David Leitch, e sono arrivata a capire una cosa: AMO Ryan Reynolds! NO SPOILER, tranquilli!


Trama: a causa di una serie di sfortunati, inspoilerabili eventi, Deadpool si ritrova a dover combattere contro Cable, soldato proveniente dal futuro e deciso a impedire che esso si compia.



Eh sì, mi tocca davvero fare outing, manco fossi 'Pool davanti a Colosso: mi sono innamorata di Ryan Reynolds. Lo considero sempre mostruoso con o senza trucco, nonché un pessimo attore, ma ca**o come crede lui nel personaggio cinematografico di Deadpool, come sia RIUSCITO a diventarlo dentro e fuori dal set, arrivando persino a prendersi spietatamente per il c*lo, davvero, nessuno mai. Fondamentalmente, Deadpool 2 è la riproposizione pedissequa (Weasel: "Ehm. No, davvero, io non so cosa voglia dire pedissequa") del primo film, con supereroi sboccati che fanno le peggio cose accompagnati da umorismo di grana grossissima, metacinema come se non ci fosse un domani, citazioni come se piovessero, una colonna sonora che fa ridere tanto quanto la sceneggiatura, contentini per i nerd più accaniti. Che a me, ovviamente, va benissimo: ho riso come una demente dall'inizio alla fine e sebbene dovessi dire che da Leitch come regista mi sarei aspettata di più nei corpo a corpo (eh, temo che Atomica Bionda sia stato l'apice della sua carriera...) e per quel che riguarda il tasso di gore, le sequenze catastrofiche non sono comunque mancate e i comprimari di Deadpool stavolta sfiorano il sublime... ma capisco perché in sala a ridere eravamo giusto in tre/quattro e il Bolluomo spesso si girava a guardarmi con la faccia di chi cerca aiuto e trova solo biasimo. Non avendo riguardato il primo Deadpool non saprei dire se succedesse anche lì (ormai la mia memoria fa cilecca) ma Deadpool 2 presuppone una conoscenza enciclopedica non solo dell'universo Marvel (cinematografico e cartaceo) ma anche di film e serie TV come nemmeno Ready Player One e siccome al 90% sono tutte citazioni "vocali" prima ancora che visive, inserite tra una parolaccia e l'altra di cinque/sei personaggi logorroici da morire, lo sforzo di attenzione richiesto allo spettatore è altissimo e si rischia davvero di chiedersi perché la gente stia ridendo. Detto questo, Deadpool 2 sarebbe un film da rivedere almeno altre tre/quattro volte in lingua originale (il brano di Yentl ne è un esempio lampante, visto che la strofa incriminata "Do You Wanna Build a Snowman?" in italiano è "Sei già sveglia oppure dormi?", come sa chiunque ha stravisto Frozen) e con un bel telecomando in mano, così da mettere qualche fermo immagine di tanto in tanto e cogliere gli omaggi a Stan Lee e Alpha Flight, per esempio.


Ma parliamo un po' di storia, attori e "villani", partendo da questi ultimi. Josh Brolin rimarrà nella memoria dei Marvel fan come Thanos ma il suo Cable oscuro tanto da sembrare un eroe DC, per quanto molto divertente nel suo porsi come buddy di Deadpool sul finale, non ha il carisma della sua controparte cartacea e lo stesso vale per il Fenomeno, poco più di un divertissement perfetto per sfoderare il brano più esilarante della colonna sonora (potete ascoltarlo senza disturbi alla fine dei titoli di coda oppure QUI); il "vero" cattivo della pellicola è invece una sorpresa adattissima alle atmosfere irriverenti del film ma non riesco a capire se Reynolds e soci abbiano volutamente scelto di scrivere una sceneggiatura così "sentimentale" e retorica onde prendere in giro la maggior parte dei film di genere oppure fossero seri nell'intento di dotare il mercenario chiacchierone di un cuore e un'etica morale, per quanto contorta. Probabilmente avranno voluto mostrare il dito medio al successo di Logan - The Wolverine (sono una persona malvagia, rido ancora adesso per quel carillon!!) ma quasi sicuramente non lo sapremo mai, così come non sapremo mai perché un nome "importante" come quello di Essex sia stato sprecato così proprio in un film che contempla la presenza di Cable. Ma questi sono sproloqui da nerd e per farmi perdonare vi rimando al nutrito e spoileroso infoporn finale. Voto dieci invece a Zazie Beets, una Domino molto meno misteriosa di quella dei fumetti ma comunque simpatica e sexy, protagonista di alcune delle sequenze più spettacolari grazie proprio al suo potere della "fortuna", mentre stavolta la contrapposizione Colosso/Deadpool mi ha divertita meno del film precedente (anzi, diciamo che a un certo punto quel terrificante accento russo m'è venuto persino a noia) e anche Testata Mutante Negasonica non ha brillato di luce propria quanto avrei sperato, non dopo aver visto quello di cui è capace Brianna Hildebrand. Le spalle comiche per fortuna sono favolose come sempre: ai già collaudati Weasel, Dopinder e Blind Al si aggiungono i vari membri di X-Force, tra i quali ovviamente spicca l'adorabile Peter, anche perché gli altri... vabbé, lasciamo perdere e godetevi uno dei gruppi più amati della carta stampata, benché in una versione particolare. E godetevi (perpietàdiDeadpoolnonfateico**ioni!) le scene mid-credits perché stavolta valgono da sole, letteralmente, tutto il film. Anche se mi chiedo... come faranno ora a girare Deadpool 3? Oh beh, come direbbe Ryan Reynolds, "tanto basta scrivere due min**iate sulla sceneggiatura, chi sta a guardarla?". Io, neanche a dirlo, aspetto comunque trepidante il terzo capitolo, magari ballando su un tamarrissimo pezzo di musica dubstep!!


Del regista David Leitch ho già parlato QUI. Ryan Reynolds (Wade Wilson/Deadpool, anche sceneggiatore della pellicola e motion capture per il Fenomeno, oltre che voce originale), Josh Brolin (Nathan Summers/Cable), Morena Baccarin (Vanessa), Brianna Hildebrand (Testata Mutante Negasonica), Brad Pitt (Svanitore), Bill Skarsgård (Zeitgeist), Matt Damon (Redneck numero 2), T.J. Miller (Weasel), Terry Crews (Bedlam), Alan Tudyk (Redneck numero 2), Eddie Marsan (Direttore), Nicholas Hoult (Bestia, non accreditato), James McAvoy (Charles Xavier, non accreditato), Evan Peters (Quicksilver, non accreditato), Tye Sheridan (Ciclope, non accreditato) e Hugh Jackman (Wolverine, in filmati d'archivio modificati in post produzione) li trovate invece ai rispettivi link.

Karan Soni interpreta Dopinder. Americano, ha partecipato a film come Safety not Guaranteed, Piccoli brividi, Deadpool, Ghostbusters e Creep 2. Ha 29 anni e un film in uscita.


Come tutti i sequel che si rispettino anche Deadpool 2 ha avuto una storia travagliata. Tim Miller, regista del primo capitolo, si è chiamato fuori dal progetto per divergenze creative con Ryan Reynolds e si è portato dietro Gina Carano e Junkie XL, compositore della colonna sonora di Deadpool. Brad Pitt, che "compare" come Svanitore, aveva partecipato all'audizione per il ruolo di Cable ma aveva dovuto rinunciare per l'impossibilità di far combaciare i vari impegni; altri candidati per il ruolo erano Russell Crowe, "benedetto" nientemeno che da Rob Liefeld, e Michael Shannon, che si è tirato indietro per impegni pregressi. Zazie Beets, che interpreta Domino e che ha strappato la parte ad attrici come MacKenzie Davis e Sofia Boutella, dovrebbe tornare nell'annunciato X-Force assieme a Ryan Reynolds e Josh Brolin. Nell'attesa che esca, chissà quando, se Deadpool 2 vi fosse piaciuto recuperate Deadpool e magari X-Men - Origins: Wolverine, Wolverine - L'immortale e Logan - The Wolverine visto che sono ampiamente citati! ENJOY!


E ritorna, per la gioia di tutti i bambini...
L'angolo del Nerd (o del gnégnégné, fate voi) rigorosamente scritto a memoria e senza l'aiuto di Wikipedia
HIC SUNT SPOILER!:

Cable: uno dei personaggi creati negli anni '90 dal nemico giurato dell'anatomia, Rob Liefeld, introdotto inizialmente come "terrorista" traviatore della generazione giovane degli X-Men, i Nuovi mutanti, da lui trasformati nella formazione paramilitare X-Force nonché paladino del "sacchettismo" preso in giro anche nel film. Col tempo si è scoperto che il vecchiaccio veniva dal futuro e che era nientemeno che il figlio di Ciclope e di un clone di Jean Grey, spedito nel futuro per salvarlo dal cosiddetto "virus tecnorganico", ovvero quella rumenta che lo ha reso un mezzo cyborg. In realtà Cable, il cui vero nome è Nathan Christopher Summers, ha enormi poteri telepatici e telecinetici e virtualmente sarebbe il mutante più potente della terra, se non fosse per quel virus. La sua nascita è stata infatti pianificata da Sinistro, il cui cognome è Essex (vi dice nulla? Leggete QUI...) ma ci si è messo di mezzo Apocalisse a rovinargli i piani. Non sto a tediarvi con ulteriori ragguagli, vi dico solo che in tempi recenti (dieci anni fa?) Cable ha salvato, adottato e cresciuto tale Hope (nominata nel film), salvatrice di mutanti imbevuta del potere di Fenice nonché ultima speranza dell'umanità "casualmente" identica a Jean Grey. Due co**oni, via. E mi chiedete perché ho abbandonato i fumetti degli X-Men?

Russell Collins: Alto e biondo, insomma col casting di D2 non ci azzecca una cippa, Russell "Rusty" Collins ha fatto parte della prima formazione di X-Force prima di venire rapito da Stryfe (clone di Cable proveniente anch'egli dal futuro) che gli ha fatto il lavaggio del cervello rendendolo malvagio. I poteri sono quelli mostrati nel film, gli manca solo la compagna di sempre accanto, Sally "Skids" Blevins. Ah, ora credo che nei fumetti sia morto.

Domino: Albina con un occhio nero, Neena "Domino" Thurman faceva parte del Six Pack, la prima squadra di mercenari in cui ha militato Cable, poi è stata rapita dalla mutaforma Vanessa (all'epoca malvagia, come Deadpool) che si è sostituita a lei per un po' di tempo, anche nelle fila di X-Force. Tornata nei ranghi, s'è tirata un paio di storie con Cable e, più recentemente, con Wolverine (alla coppia è dedicato il bellissimo Wolverine: Sex and Violence) e persino con Colosso. Il potere che ha è quello della fortuna ma diciamo che nei fumetti non è così smaccato come nel film!

Shatterstar: Come viene detto nel film, Shatterstar è un alieno proveniente dal Mojoverso, pianeta "televisivo" governato dal berlusconiano Mojo, dove le persone vengono gettate nelle arene e uccise per il piacere del pubblico. Shatterstar ha fatto parte per anni della seconda squadra di X-Force, distinguendosi come uno dei membri più sanguinari, mentre recentemente aveva cominciato a militare in X-Factor, dove ha finalmente palesato di essere gay e di provare sentimenti per il compagno di squadra Rictor. Per anni si è favoleggiato che Shatterstar fosse il figlio dei mutanti Longshot e Dazzler ma se non rammento male alla fine si è scoperto che Longshot era nato in provetta da materiale genetico di Shatterstar, il che ne fa... il nonno di sé stesso? Gesù... Ah, come poteri abbiamo agilità sovrumana e la capacità di emettere scariche bioelettriche attraverso le spade.

Black Tom Cassidy: Fratello di Banshee (per chi segue solo i film, ne avete visto una versione giovane QUA), amico di vecchissima e lunghissima data del Fenomeno, Black Tom Cassidy è irlandese ed è sempre stato un nemico degli X-Men. Più che essere un gangsta figo è un signore di mezza età vestito come un peerla, zoppo e costantemente appoggiato a un shillelag. Per quel che riguarda i poteri se non mi sbaglio riusciva a emettere scariche di energia attraverso il legno e a manipolare le piante.

Svanitore, Bedlam, Zeitgeist e Yukio: personaggi che ricordo pochissimo o affatto. Bedlam e Zeitgeist hanno fatto parte di un paio di formazioni di X-Force quando non ne leggevo le storie e sono credo durati il tempo di un arco narrativo, massimo due, il tempo di cambiare gli scrittori; lo Svanitore è un nemico dei vari X-Gruppi ma non è un uomo invisibile, bensì si teletrasporta, di fatto scomparendo. Yukio è invece un mix tra l'assassina già comparsa in Wolverine - L'immortale e la giovane mutante di nome Surge, dalla quale riprende i poteri energetici.

Fenomeno: ne ho parlato QUI


venerdì 14 aprile 2017

Ralph Spaccatutto (2012)

Nel 2012 il regista Rich Moore, anche in veste di co-sceneggiatore, realizzava Ralph Spaccatutto (Wreck-It Ralph) e io ho dovuto attendere fino alle feste natalizie del 2016 per guardarlo e addirittura aprile per pubblicare il post!!


Trama: Ralph è il cattivo del videogioco Felix Aggiustatutto Jr. ma col tempo si è stufato di vivere da reietto, odiato da tutti gli abitanti del videogame. Per provare a Felix e gli altri di essere in grado di diventare un eroe, cerca di rubare una medaglia d'oro da Hero's Duty ma finisce per errore nel gioco Sugar Rush, un mondo fatto di dolciumi dove gli abitanti si fronteggiano in spericolate corse coi go-cart...



Chissà perché, dopo mesi di attesa, avevo finito per snobbare Ralph Spaccatutto. Ho cercato ma non trovo traccia nel blog dei motivi che mi hanno spinta ad andare a vedere Vita di Pi piuttosto che il film Disney di quell'anno, quindi posso solo pensare che le recensioni tiepide degli appassionati mi avessero dissuasa dall'affrontare quello che, a conti fatti, è un omaggio ai videogiochi vintage. Da ignorante qual sono, credevo che Felix Aggiustatutto fosse un gioco realmente esistito, invece pare che l'abbia inventato la Disney, ma ciò non toglie che il film sia pieno di riferimenti più o meno velati a famosissimi personaggi del mondo videoludico quali Sonic, i protagonisti di Street Fighter (che si beccano le citazioni migliori, peraltro), Qubert, Pac-Man e mille altri che, in quanto poco appassionata del genere, non ho potuto riconoscere. Al di là di questo gioco citazionista, quella di Ralph Spaccatutto è una validissima e "tipica" storia Disney, con una bella morale di fondo. Ralph è costretto "per contratto" ad essere cattivo ma giustamente si è stufato di dover per questo essere isolato dai suoi comprimari "buoni". Per mettere una pezza alla sua condizione cerca di diventare un Eroe, snaturando completamente il suo modo d'essere e combinando solo casini, ignorando le sue abilità di distruttore in quanto portatrici sane di catastrofe e sguardi indignati; l'incontro con Vanellope, glitch del videogioco Sugar Rush incarnatosi in una bimbetta sboccata e peperina, gli aprirà ovviamente nuovi orizzonti e lo porterà a capire che essere sé stessi non significa necessariamente rimanere bloccati in una determinata etichetta, basta solo convincersi (e convincere gli altri) di essere in grado di usare le proprie capacità e predisposizioni al meglio. Voler essere qualcos'altro (o qualcun altro) è solitamente fonte di guai per tutti, soprattutto quando le nostre azioni sono mosse da invidia e disperazione, sentimenti negativi che è sempre meglio tenere sotto controllo per riuscire al meglio nella vita. Se tutto ciò vi sembra pedante, sappiate che messo su schermo con la sceneggiatura scoppiettante di Rich Moore e compagnia la cosa risulta molto più convincente, oltre che emozionante e divertente, soprattutto grazie all'intelligente scelta di affidare il timone della storia a due anti-eroi come Ralph e Vanellope che di buono, zuccheroso e perfettino non hanno proprio nulla.


Oltre alle divertentissime citazioni che, purtroppo, ho recepito solo per metà, e al gusto vintage che tuttavia nel 2016 risulta già stra-abusato (almeno per me ma, oh, come sempre viva gli anni '80, ci mancherebbe!!!) Ralph Spaccatutto vince innanzitutto per l'assenza di canzoncine e poi per l'abilità con la quale designer e animatori hanno saputo riproporre visivamente un insieme di mondi fantasiosi e ognuno dotato della propria personalità. L'idea geniale di raccontare il micro-cosmo di una sala giochi, dove nell'orario di chiusura i personaggi comunicano tramite un porto franco che somiglia tantissimo alla Central Station di New York, prevede un'infinità di ambienti e character design realizzati ognuno secondo uno stile diverso di videogame: c'è lo sparatutto, il gioco anni '80, l'ambiente zuccheroso simile ai vari Candy Crush di Facebook, il picchiaduro, ecc. ecc. Di base il character design dei personaggi ha qualcosa di simile per tutti (tranne per quelli non originali, chiaro) eppure ogni abito, taglio di capelli, modo di camminare inserisce ciascun eroe in un contesto ben preciso, anche quando si trova fuori dal suo ambiente. In tal senso, le scenografie hanno dell'incredibile e non si limitano a riproporre i luoghi tipici del singolo videogioco ma immaginano e creano elementi che vanno oltre ciò che ai giocatori è consentito di vedere: la festa in casa di Felix è esilarante ma il modo in cui vengono utilizzati i dolci che compongono l'universo di Sugar Rush ha del geniale e creano un insieme di mezzi, case e abiti che, se venissero messi in commercio, probabilmente farebbero la felicità di ogni ragazzina appassionata di pupazzetti. E poi, diciamocelo, Ralph Spaccatutto vince anche solo per il suo geniale ed ironico utilizzo dei flashback "traumatici" e per la migliore coppia vista sullo schermo negli ultimi anni (coppia che, per inciso, spero torni nell'annunciato Wreck-It Ralph 2!) quindi dategli una chance e non aspettate tanto quanto ho fatto io per guardarlo.


Del regista e co-sceneggiatore Rich Moore (che presta la voce ad Aspro Bill e Zangief) ho già parlato QUI. John C. Reilly (Ralph), Sarah Silverman (Vanellope), Jack McBrayer (Felix), Alan Tudyk (Re Candito) e Dennis Haysbert (Generale Ologramma) li trovate invece ai rispettivi link.

Jane Lynch è la voce originale di Calhoun. Americana, ha partecipato a film come Il fuggitivo, Fatal Instinct, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi, 40 anni vergine, Talladega Nights - The Ballad of Ricky Bobby, Alvin Superstar, Paul e a serie quali Party of Five, Una famiglia del terzo tipo, Dharma & Greg, Dawson's Creek, Una mamma per amica, X-Files, La zona morta, La vita secondo Jim, Friends, CSI - Scena del crimine, Weeds, Desperate Housewives, My Name is Earl, Due uomini e mezzo e Criminal Minds; come doppiatrice, ha lavorato nelle serie I Griffin, American Dad!, The Cleveland Show, I Simpson, Manny Tuttofare, Phineas and Ferb e nei film L'era glaciale 3 - L'alba dei dinosauri e Shrek e vissero felici e contenti. Anche produttrice, ha 57 anni e un film in uscita, il seguito di Ralph Spaccatutto.


Come ho già accennato, l'anno prossimo dovrebbe uscire il seguito di Ralph Spaccatutto, in cui, apparentemente, Ralph spaccherà internet. Non vedo l'ora. Nell'attesa, se il film vi fosse piaciuto recuperate Big Hero 6 e la trilogia di Toy Story. ENJOY!

Se vuoi condividere l'articolo

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...