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venerdì 10 febbraio 2023

Il mostro dei mari (2022)

Alla sua uscita su Netflix lo avevo snobbato ma, vista la sua candidatura all'Oscar come Miglior Film Animato, ho recuperato in questi giorni Il mostro dei mari (The Sea Beast), diretto e co-sceneggiato nel 2022 dal regista Chris Williams.


Trama: la piccola Maisie si imbarca come clandestina sulla nave di Capitan Crow, anziano ed esperto cacciatore di mostri marini, e conosce il suo secondo, Jacob Holland. Assieme a quest'ultimo, la ragazzina scoprirà una realtà inimmaginabile sulle terribili creature che popolano il mare...


Come ogni anno, la mia follia mi impone di recuperare quanti più film nominati possibili, nonostante riconosca che ormai la "magica" notte degli Oscar di magico non abbia più nulla o quasi. Lo dimostra la candidatura di questo Il mostro dei mari, pellicola molto carina, sì, ma non indimenticabile né particolarmente originale, che alla fine della visione mi ha portata a chiedermi quanta animazione (Americana ed internazionale) venga sacrificata dai membri dell'Academy per ignoranza, pigrizia o nazionalismo, oppure quanto sia basso il livello generale della stessa, se a spiccare è un film come questo. Ciò detto, dimentichiamo un attimo gli Oscar, perché parlare male di un'opera godibile e intelligente come Il mostro dei mari è un peccato. Il film di Chris Williams si ambienta in un'epoca non precisata di un posto non precisato (che sembrerebbero però ispirati all'Inghilterra del '600, a naso), dove ciurme di cacciatori solcano i mari alla ricerca di mostri da abbattere e portare ai reali della zona, eredi di una tradizione che risale a tempi lontanissimi. "Re" dei cacciatori di mostri è il Capitano Crow che, alla guida della nave chiamata Inevitabile, ha come unico obiettivo quello di catturare la Furia Rossa, un mostro che anni prima lo ha privato di un occhio. Essendo anziano, Crow è quasi arrivato al punto di dover cedere il comando della nave, e il successore designato è Jacob Holland, fiero e capace avventuriero nonché figlio putativo del capitano. Quest'ultimo incontra un giorno la piccola Maisie, che vorrebbe a sua volta far parte della ciurma, spinta dai racconti che vengono tramandati di generazione in generazione e che dipingono i cacciatori come eroi che "vivono una grande vita e muoiono di gran morte", unica salvezza di un mondo dove un tempo la gente veniva uccisa brutalmente dai mostri; l'innocenza di Maisie, come spesso accade nei cartoni animati recenti, aprirà gli occhi a Jacob su una realtà differente, portandolo a mettere in discussione verità date per scontate e a prediligere dialogo e tolleranza su una cieca sete di vendetta che rischia di esacerbare i conflitti e renderli infiniti.


Un po' Moby Dick, un po' (troppo) Dragon Trainer, Il mostro dei mari non è proprio originalissimo a livello di trama, benché offra degli spunti interessanti, tuttavia è soprattutto nel comparto tecnico che brilla, con animazioni spettacolari, colori brillanti e architetture da sogno (la città dove vivono i reali è un trionfo, meravigliosa). Chris Williams, dopo l'esperienza con Oceania, è indubbiamente diventato molto bravo a gestire gli scenari marini e a confezionare ottime scene d'azione zeppe di personaggi (d'altronde ha lavorato anche in Big Hero Six) e, nonostante le ovvie "licenze artistiche" prese dagli animatori, il film offre uno spaccato abbastanza realistico per quanto riguarda la vita su una nave e le manovre che servono per farla muovere; anche i mostri hanno un character design molto interessante, tra quelli più realistici ed orripilanti come il granchio gigantesco che combatte contro la Furia Rossa, per arrivare a quelli più deliziosi, come la Furia Rossa stessa o il meraviglioso Blu, che personalmente vorrei avere in casa come cucciolo. Anzi, forse il brutto de Il mostro dei mari è che di mostri se ne vedono anche pochi, e sembra quasi che i realizzatori si siano concentrati soprattutto sugli esseri umani e sulle relazioni tra questi ultimi, complicate al punto che è difficile tracciare una linea netta tra buoni e cattivi (salvo per la presenza di un paio di villain effettivi che, come accade nella realtà, sono perfettamente integrati con la società), anche perché molti membri della ciurma di Crow sono costretti, nel corso del film, ad affrontare un importante percorso di crescita e ad allontanarsi dalla "leggenda" che li dipinge come perfetti. Probabilmente, Williams e soci aggiusteranno il tiro per il prossimo capitolo, già in produzione visto il successo ottenuto su Netflix da Il mostro dei mari, quindi ho idea che il paragone fatto all'inizio con Dragon Trainer non sia poi così peregrino. Nell'attesa, Il mostro dei mari è un ottimo film per tutta la famiglia e il mio consiglio è quello di prendersi una serata per guardarlo. 


Del regista e co-sceneggiatore Chris Williams ho già parlato QUI. Karl Urban (voce originale di Jacob Holland), Jared Harris (Capitan Crow) e Dan Stevens (Ammiraglio Hornagold) li trovate invece ai rispettivi link.


Se Il mostro dei mari vi fosse piaciuto recuperate la trilogia di Dragon Trainer, Oceania e La canzone del mare. ENJOY!

domenica 6 dicembre 2015

Operazione U.N.C.L.E. (2015)

Tra un recupero e l'altro sono riuscita ad infilare anche Operazione U.N.C.L.E. (The Man from U.N.C.L.E.), diretto e co-sceneggiato dal regista Guy Ritchie.


Trama: negli anni della guerra fredda una spia russa e una americana devono collaborare per impedire che un'organizzazione filonazista metta le mani su un ordigno atomico..



Operazione U.N.C.L.E era passato praticamente inosservato agli occhi della sottoscritta, chissà perché. Normalmente apprezzo molto Guy Ritchie e un film diretto da lui è qualcosa che non mi dispiace affatto andare a vedere al cinema ma stavolta, complice forse la mancanza di Robert Downey Jr. e la presenza di un trailer non proprio esaltante avevo deciso di lasciar perdere, anche perché non ho mai guardato un solo episodio di Organizzazione U.N.C.L.E., serie che ha ispirato la pellicola. Col senno di poi confermo la bontà della scelta di non vedere il film in sala; Operazione U.N.C.L.E. è un action stilosetto ma abbastanza banale, a tratti divertente e sicuramente dotato di ritmo ma, in definitiva, ben poco memorabile e più volte durante la visione mi sono ritrovata ad invocare il nome di Matthew Vaughn, a mio avviso il nome più adatto per finire dietro la macchina da presa quando si tratta di pellicole come questa. In poche parole Operazione U.N.C.L.E. è una spy-story vintage che sfrutta essenzialmente il costante gioco degli opposti tra il piacione americano Solo e il taciturno russo Illya, sempre sull'orlo della psicopatia, arricchita di parecchi momenti umoristici atti a stemperare le scene più violente o serie e anche di un pizzico di frustrante romanticismo (sarà che ho sempre avuto un debole per le spie che vengono dal freddo o forse perché parecchi atteggiamenti di Illya sembravano scritti apposta per Jigen, a un certo punto l'unico mio interesse guardando il film è diventato sapere se Hammer e la Vikander avrebbero concluso qualcosa!); tra un inganno, una pistolettata e un pugno la trama, piuttosto lineare e prevedibile nonostante un paio di twist inseriti qui e là, trascina lo spettatore dalla Germania all'Italia, dove pittoreschi personaggi tra i quali spicca una malvagia nobildonna cercano di costruire un ordigno nucleare onde tenere in scacco le maggiori potenze mondiali ai tempi della cortina di ferro.


Se vi sembro poco entusiasta del film è perché non c'è traccia, nella regia e nel montaggio, di quelle tamarrate un po' cialtrone alle quali mi aveva abituata Guy Ritchie ai tempi di Sherlock Holmes, né ovviamente della stilosa inventiva dei vecchi Snatch o Lock & Stock, cosa che rende il prodotto troppo spesso anonimo. Non bastano un guardaroba anni '60, per quanto bellissimo, o un paio di split screen per appagare i miei occhietti, tanto più che Operazione U.N.C.L.E. risulta svogliato e poco originale anche per quel che riguarda le scene d'azione, dotate di una coreografia e una messa in scena anche troppo misurate; insomma, in mancanza di uno status "serio" od autoriale un film simile deve sbragare, c'è poco da fare, soprattutto se me lo dirige Guy Ritchie, non basta che sia un ibrido garbato ed indeciso. Stessa cosa vale per gli attori. Come sapete a me piacciono i duri imperfetti, non i fighettini squadrati che vanno tanto di moda adesso. Armie Hammer e Henry Cavill rientrano purtroppo nella seconda categoria; il primo non riuscirebbe ad essere psicopatico nemmeno se la sua malattia fosse certificata, tuttavia il suo modo di fare tra il burbero e il teneroso in qualche modo è riuscito a strappare una minima approvazione da parte mia, mentre Cavill non ha il fascino necessario per essere credibilmente piacione, mi spiace. Guardando inoltre il film in lingua originale si rischia la morte per gli accenti fasulli messi in bocca ai personaggi (Alicia Vikander bellissima ma tedesca quanto me) e gli unici che si salvano sono il già citato Cavill e Hugh Grant, costretto in un cameo a dir poco sprecato, mentre al nativo italiano come la sottoscritta rischia di salire la carogna all'udire la propria lingua biascicata da comparse palesemente straniere: dico ma portare avanti un casting a Roma vi faceva davvero schifo? Mah. A parte tutto, se cercate un film divertente e poco impegnativo Operazione U.N.C.L.E. potrebbe anche andare bene ma non aspettatevi di ricordarlo il giorno dopo!


Del regista e co-sceneggiatore Guy Ritchie ho già parlato QUI. Armie Hammer (Illya), Alicia Vikander (Gaby), Hugh Grant (Waverly) e Jared Harris (Sanders) li trovate invece ai rispettivi link.

Henry Cavill (vero nome Henry William Dalgliesh Cavill) interpreta Solo. Inglese (è nato nel Baliato di Jersey, parte delle Isole del Canale), ha partecipato a film come Hellraiser VIII, Stardust e L'uomo d'acciaio. Ha 32 anni e quattro film in uscita tra cui Batman vs Superman: Dawn of Justice e le due pellicole dedicate alla Justice League.


Sia George Clooney che Tom Cruise erano stati scelti come Napoleon Solo ma il primo ha rinunciato per problemi di salute mentre il secondo ha preferito tornare a dedicarsi a Mission Impossibile; è subentrato così Henry Cavill, che aveva invece partecipato alle audizioni per il ruolo di Illya. Anche alla regia ci sono stati dei cambiamenti dopo che Steven Soderbergh ha scelto di rinunciare al film per divergenze budgetarie e riguardanti il cast. Come ho detto nel post, la pellicola è una sorta di prequel della serie Organizzazione U.N.C.L.E. quindi, visti anche i titoli di coda, potrebbe profilarsi all'orizzonte un sequel ma per ora non si sa nulla e tra i progetti futuri di Guy Ritchie non c'è traccia di un Operazione U.N.C.L.E. 2; nell'attesa di saperne di più, se il film vi fosse piaciuto recuperate la serie e aggiungete Kingsman: Secret Service. ENJOY!

venerdì 10 luglio 2015

Poltergeist (2015)

Oooh, ci siamo arrivati, con il solito ritardo ma ce l'abbiamo fatta. Volevate sapere cosa ne penso di Poltergeist, diretto dal regista Gil Kenan? Molto bene, per l'occasione interverrà anche la Bolla dell'Altra Dimensione.


Trama: quando i membri della famiglia Bown si trasferiscono nella nuova casa cominciano a succedere cose molto strane ed inquietanti e la piccola Carol inizia a parlare con presenze invisibili che, a poco a poco, diventano sempre più invasive...



Guest post della Bolla dell'Altra Dimensione. Quella in cui il Poltergeist del 1982 non è mai esistito.

Questi ultimi anni hanno visto un proliferare di film aventi per protagonisti case infestate e spiriti più o meno demoniaci che decidono d'amblé di terrorizzarne gli abitanti. Di solito queste pellicole variano davvero poco le une dalle altre e Poltergeist, tratto nientemeno che da una vecchia idea di Steven Spielberg tenuta nel cassetto fino ai nostri giorni, non si distacca molto dalle centinaia di produzioni horror recenti appartenenti a questo filone apparentemente inesauribile ed arriva tragicamente in ritardo. La trama è consolidata (famiglia si trasferisce in casa infestata e uno o più membri vengono particolarmente ammorbati dalle entità maligne finché qualcuno non si decide a chiamare i Ghostb...ehm.. gli esperti del paranormale), gli spaventi sono altrettanto prevedibili e di conseguenza poco efficaci (a parte il pagliaccio. Anzi, I PAGLIACCI. Esseri maledetti!!!), regia ed effetti speciali non sono particolarmente esaltanti e molte sequenze sono state girate o in funzione di un'eventuale versione 3D oppure a mo' di omaggio verso i mockumentary che ancora non hanno smesso di andare di moda. L'unica cosa che distingue un po' Poltergeist dalla massa è la presenza di attori assai convincenti come Sam Rockwell, Jared Harris e una simpatica Jane Adams oltre alla decisione di spingere parecchio l'accelleratore sul pedale di un umorismo giocoso, che trasforma la seconda parte della pellicola in un'avventura solo leggermente inquietante, un tentativo di prendersi poco sul serio che consente allo spettatore di sorvolare sui mille WTF di cui è infarcita la trama. Come filmetto estivo Poltergeist è quindi più che perfetto ma se sperate di ricordarvelo il giorno dopo o di non confonderlo con tutti gli horror "a tema" che mensilmente invadono le nostre sale avete davvero sbagliato pellicola!


Post della Bolla. Quella che ha avuto la sfortuna di vedere sia Poltergeist che il remake.

Che bisogno c'era? No, davvero, mi dite che bisogno c'era di girare dopo 30 e pass'anni un remake di Poltergeist senza cambiare una virgola dell'originale e riuscendo (com'è possibile???) comunque ad appiattirlo e renderlo fuffoso? Perché una favola nera dove le presenze "estranee" si manifestavano a poco a poco tentando di comunicare con la piccola Carol come fossero stati dei novelli E.T. e tenendo in scacco protagonisti e spettatori fino all'inaspettata svolta horror/drammatica è diventata il solito horror nel quale tutti gli elementi inquietanti vengono sbattuti in faccia allo spettatore, sviscerati e spiegati con dovizia di particolari fin dalla prima scena? Nonostante l'impegno di Rockwell, un (im)perfetto ed umanissimo papà, e nonostante l'attualità di una famiglia in crisi economica e costretta a trasferirsi, non c'è possibilità di provare empatia per i Bowen, con la bambina dotata di poteri medianici e soprattutto il fratello traumatizzato dall'abbandono in un centro commerciale (really???), né per lo stereotipato e caricaturale gruppetto di parapsicologi capitanati da un pur bravo Jared Harris perché è tutto troppo telefonato, come se gli sceneggiatori avessero in mano un elenco di punti da rispettare e li cancellassero uno dopo l'altro. Dov'è il magone quando la mamma chiama disperata la piccola Carol, commuovendo tutti gli astanti? Dov'è il coraggio di quella stessa madre davanti al rischio di perdere l'adorata figlioletta? La caciara da videogioco sul finale è imbarazzante forse più dei mezzucci usati all'inizio per creare tensione nello spettatore e l'unico pregio che ha questo nuovo Poltergeist è quello di offrire una spiegazione plausibile alla presenza di un orrido pagliaccio nella stanza di un bambino. Il resto è solo inutilità, un'inutilità ancora più pericolosa perché rischia di convincere gli spettatori ormai stufi di questo genere di film che forse non sarebbe il caso di recuperare il vecchio Poltergeist. Non fatevi abbindolare e recuperate invece uno degli horror più belli degli anni '80, maledizione ai remake!!


 Di Sam Rockwell (Eric Bowen) e Jared Harris (Carrigan Burke) ho già parlato ai rispettivi link.

Gil Kenan è il regista della pellicola. Inglese, ha diretto Monster House e Ember - Il mistero della città di luce. Anche compositore, ha 39 anni.


Rosemarie DeWitt interpreta Amy Bowen. Americana, ha partecipato a film come Cinderella Man, Margaret e La regola del gioco. Ha 44 anni.


Jane Adams interpreta la dottoressa Brooke Powell. Americana, ha partecipato a film come Mumford, The Eternal Sunshine of the Spotless Mind, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi e a serie come Oltre i limiti, Dr. House e CSI - Scena del crimine. Anche sceneggiatrice, ha 50 anni e un film in uscita.


Il piccolo Kyle Catlett, che interpreta Griffin, era il bambino protagonista di Lo straordinario viaggio di T.S. Spivet mentre per il ruolo di papà Eric si era pensato inizialmente a Tom Cruise e Richard Armitage. Ormai lo sanno anche i sassi che Poltergeist è il remake di Poltergeist - Demoniache presenze, film che ha dato vita a Poltergeist II - L'altra dimensione, Poltergeist III e persino ad una serie TV dal titolo Poltergeist: The Legacy; se il film vi fosse piaciuto recuperate senza indugio il capostipite spielberghiano e aggiungete magari anche The Conjuring e The Others. ENJOY!

domenica 15 marzo 2015

Boxtrolls - Le scatole magiche (2014)

Facendo due conti questo post uscirà quando gli Oscar saranno già stati assegnati e chissà se questo Boxtrolls - Le scatole magiche (The Boxtrolls), diretto nel 2014 dai registi Graham Annable e Anthony Stacchi e tratto dal romanzo Here Be Monsters! di Alan Snow, avrà vinto il premio come miglior film d'animazione...


Trama: Eggs, un orfano adottato da una comunità di mostriciattoli che vivono nel sottosuolo, si ritrova a dover difendere la sua famiglia adottiva da uno sterminatore che mira ad entrare nell'élite del paese.



Quando Boxtrolls era uscito la voglia di vederlo era davvero poca, visto che non mi ispiravano né la storia né il character design dei personaggi, nonostante l'utilizzo della stop motion e la firma della casa di produzione Laika. Un paio di recensioni positive lette qua e là sulla rete mi avevano convinta a dargli una chance quando ormai era troppo tardi quindi l'ho recuperato in occasione della notte degli Oscar e devo dire che ne sono rimasta soddisfatta. Senza gridare troppo al miracolo, Boxtrolls è un cartone assai particolare, ricco di umorismo nero e personaggi borderline, una favoletta piacevole per il pubblico infantile e divertente per i grandi; al di là del "solito" messaggio di incoraggiamento ad uscire fuori dagli schemi comportandosi secondo la propria indole, ho trovato particolarmente interessante il modo in cui il protagonista Eggs, un normalissimo essere umano, impara la tolleranza sentendosi diverso all'interno di una comunità di mostriciattoli che lo accetta nonostante quelli che lui percepisce come difetti (la capacità di parlare, l'impossibilità di adattarsi alla sua scatola, le orecchie) e anche la tremenda ottusità della gente di superficie, soprattutto del padre di Winnie. E' inusuale infatti che un cartone animato, soprattutto di questi tempi, palesi l'inadeguatezza di un genitore naturale o che la cosa venga rimarcata dal protagonista con due parole lapidarie ("Avevi detto che un papà ascolta sempre i suoi figli!") ed è altrettanto inusuale vedere i bambini togliere le castagne dal fuoco a degli adulti incapaci o, peggio, completamente pazzi. Eggs e Winnie sono completamente soli all'interno di due mondi, uno fatto di imbecilli e l'altro fatto di creature timorose e gentili, e perseguitati da un villain incredibilmente ironico e weird (dedito al travestitismo, nientemeno!) ma anche disgustoso ed abietto, un essere autolesionista in grado di spingersi a compiere le peggio nefandezze per ottenere un potere che puzza letteralmente di formaggio.


Boxtrolls non è il trionfo dell'originalità per quanto riguarda la trama, tuttavia ho apprezzato molto un paio di personaggi "di contorno", ovvero i tre scagnozzi del perfido villain: il primo, basso e mostruoso, è malvagio quanto il padrone, il secondo una via di mezzo e il terzo, poverino, non è proprio convinto di stare dalla parte dei buoni perché se è vero che, apparentemente, eliminare i Boxtroll dalle strade del paese è una buona azione, è altrettanto vero che questo compito viene portato avanti con mezzi non ortodossi e nasconde degli intenti palesemente malvagi. Agli ultimi due incerti collaboratori spetta, a tal proposito, il compito di riflettere sulla loro natura di possibili personaggi "inventati" e di consentire così allo spettatore paziente (cioè quello che ha voglia di aspettare fino alla fine dei titoli di coda) di godere di uno scorcio del certosino lavoro degli animatori e "burattinai" della Laika, impegnati nel realizzare l'ennesimo gioiellino in stop-motion. Giusto per rimanere in argomento, sono tante e belle le sequenze che compongono Boxtrolls, soprattutto quelle ambientate nel sottosuolo ricco di macchinari e scatole semoventi, o quelle in notturna che profumano di gotico, ma anche lo spettacolino in stile vaudeville e l'ingresso in società di Eggs sono da manuale e l'intero lungometraggio è accompagnato da un'ironica canzoncina in italiano che, fondamentalmente, fa il verso all'operetta nostrana ed elenca nomi di formaggi (l'effetto straniante che ne viene fuori, soprattutto alle orecchie di uno spettatore italiano che riderà dall'inizio alla fine, è un altro dei motivi per cui un cartone come questo andrebbe visto in lingua originale, by the way). L'aspetto tecnico, indubbiamente, è ciò che eleva Boxtrolls rispetto ad altre produzioni recenti e che mi spinge a consigliarne almeno una visione, tuttavia l'ho trovato meno valido ed entusiasmante rispetto a Coraline e la porta magica o Paranorman (sempre della Laika) e mi chiedo quindi se davvero non ci fossero candidati migliori da affiancare agli altri film d'animazione nominati per l'Oscar.


Di Ben Kingsley (voce originale di Archibald Snatcher), Jared Harris (Lord Portley-Rind), Nick Frost (Mr. Trout), Elle Fanning (Winnie), Toni Collette (Lady Portley-Rind) e Simon Pegg (Herbert Trubshaw) ho già parlato ai rispettivi link.

Graham Annable è il co-regista della pellicola. Americano, al suo primo lungometraggio, è anche animatore e sceneggiatore. Ha 43 anni.


Anthony Stacchi è il co-regista della pellicola. Americano, ha co-diretto il film Boog & Eliott a caccia di amici. E' anche animatore, tecnico degli effetti speciali e sceneggiatore.


Isaac Hempstead Wright, che presta la voce ad Eggs, interpreta Bran Stark nella serie Il trono di spade. Se Boxtrolls - Le scatole magiche vi fosse piaciuto recuperate Paranorman. ENJOY!






venerdì 11 luglio 2014

Le origini del male (2014)

Spinta dalla sua semplice presenza in sala, dalla sua natura di horror e nonostante le recensioni tra il tiepido e il distruttivo, qualche giorno fa sono andata a vedere Le origini del male (The Quiet Ones), diretto dal regista John Pogue.

No, dico. Sembrano due film diversi...
Trama: un gruppetto di ricercatori conduce un esperimento sulla giovane Jane, apparentemente affetta da una sorta di sdoppiamento della personalità. La verità, neanche a dirlo, sarà molto più inquietante...


Ho 33 anni, film horror ne ho visti un bel po' ma ancora, sinceramente, non riesco a capire cosa spinga la gente (o me, se per questo) a definire un film di genere "bello" o "brutto". De Le origini del male ho letto le peggio cose, alcune scritte anche da persone che definirei "guru" dell'argomento e, giuro, sono uscita dal cinema sentendomi una boccalona demente perché, di fatto, a me il film è piaciuto. Non sarà innovativo né girato in modo tale da far gridare al miracolo ma riesce a costruire la tensione a poco a poco, si concentra sui personaggi, a tratti mette paura e, in generale, porta lo spettatore ad interessarsi alla vicenda senza lasciarlo col sorrisetto indulgente e scoglionato di chi aspetta solo che i letti comincino a muoversi o le telecamere a girare incontrollate. A tal proposito, a mio avviso la colpa di tanto astio verso questo film è da attribuire anche ai distributori italiani, che hanno sdoganato Le origini del male come l'ennesima pellicola sugli esorcismi, tratta da una storia vera (leggere le note in fondo, please), UN'ESPERIENZA CINEMATOGRAFICA FUORI DA OGNI IMMAGINAZIONE (il tutto scritto in lettere maiuscole, ché laGGente è scema) con una locandina orrenda, una sorta di Paranormal Activity ambientato negli anni '70 dove demoni e fantasmi compaiono in ogni fotogramma a fare BUH!. No. Le origini del male è lento, ha una struttura classica, si prende il suo tempo, anche quello (orrore!!) di far parlare i protagonisti e impegnarli in dialoghi che non siano solo il solito "uh, il lampadario si è mosso - ommioddiocosadobbiamofare??", presenta un paio di personaggi ben distanti dall'essere la solita carne da macello per horror, richiede un minimo di impegno da parte dello spettatore e non fa SEMPRE paura. Insomma, se vogliamo fare paragoni siamo più dalle parti di The Conjuring che di Paranormal Activity, con quel pizzico di classe Hammer in più e quel goccio di Wanitudine in meno. Questi sono tutti motivi validi, almeno per me, per apprezzare Le origini del male ma capisco che non siamo tutti uguali. Persone avvisate, mezze salvate, dicono.


Le origini del male è curatissimo anche dal punto di vista tecnico. La colonna sonora è semplicemente commovente, con pezzi dei T-Rex e altri classiconi del rock inglese; molto d'atmosfera anche lo score originale che, forse, è l'unico elemento "scorretto" del film assieme agli effetti sonori, in grado di rendere sordi e provocare infarti. A parte questo dettaglio, l'ambientazione british tipicamente 70ies mi è sempre molto gradita e gli attori coinvolti non sono i soliti dementi inespressivi messi lì tanto per. Basterebbe infatti anche solo nominare Jared Harris per far venire voglia di andare a vedere Le origini del male: il personaggio del Professor Coupland è ambiguo, viscido e crudele, spinge protagonisti e spettatori a volerlo morto fin dal primo istante e, ovviamente, a sperare che tutte le sue teorie ed esperimenti si rivelino o il trucchetto del ciarlatano che meriterebbe di essere oppure la ferma volontà di ignorare un demone che, sperabilmente, gli mangerà la testa prima della fine della pellicola. Anche la giovane Olivia Cooke, che già avevo avuto modo di apprezzare in Bates Motel, fa la sua degna figura senza abbandonarsi ai facili isterismi che il ruolo di "pazza" comporterebbe (si veda Keira Knightley in A Dangerous Method!) e riesce ad essere allo stesso tempo inquietante e fragile, in qualche modo "diversa" eppure molto umana. Validi anche i pochi altri attori presenti, a partire dal co-protagonista, reso ancora più interessante perché, di fatto, non viene mai spiegato il suo ambivalente rapporto nei confronti della religione: questo è il punto a favore definitivo di Le origini del male perché, tolto l'ovvio e scioccante momento in cui i due segreti principali vengono rivelati, non si perde in lunghissimi, svilenti e pedissequi spiegoni. Quindi, riassumiamo. Le origini del male è un film imprescindibile per ogni amante dell'horror o del cinema? No. E' un film onesto (non certo grazie ai distributori italiani) e meritevole di almeno una visione? Secondo me sì, andate pure tranquilli e non rimpiangerete gli euro spesi!


Di Jared Harris, che interpreta il professor Joseph Coupland, ho già parlato QUI.

John Pogue è il regista della pellicola. Americano, ha diretto anche Quarantena 2. E' stato anche sceneggiatore e produttore.


Sam Claflin (vero nome Samuel George Claflin) interpreta Brian. Inglese, ha partecipato a film come Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare, Biancaneve e il cacciatore e Hunger Games: La ragazza di fuoco. Anche produttore, ha 28 anni e quattro film in uscita, tra cui il doppio Hunger Games: Il canto della rivolta.


Olivia Cooke interpreta Jane. Inglese, ha partecipato a film come The Signal e alla serie Bates Motel. Ha 21 anni e due film in uscita.


Erin Richard, che interpreta la bionda Krissi, aveva già partecipato al film Open Grave e debutterà nella nuova serie Gotham come Barbara Kean (che poi dovrebbe essere Barbara Gordon, Acalia mi correggerà se sbaglio!). Nei titoli di coda si vedono alcune foto che suggerirebbero come l'intera vicenda sia stata effettivamente tratta da una storia vera. In realtà, le foto sono palesemente finte anche per un occhio poco allenato, tuttavia Le origini del male si ispira davvero ad una serie di esperimenti condotti in Canada negli anni '70 dall'inglese A.R.G. Owen e da sua moglie: fulcro dell'esperimento, denominato The Philip Experiment, era dimostrare come siano le forti convinzioni dell'essere umano a "creare" letteralmente spiriti e demoni, dando loro vita (per esempio, se mi immaginassi che nell'armadio viva un poltergeist e ogni giorno alimentassi questa fantasia malata, prima o poi il poltergeist arriverebbe davvero e l'avrei creato io). Il gruppo di studiosi aveva così creato un personaggio fittizio, tale Philip Aylesford, dotandolo di una vita passata ricca di dettagli, caratteristiche ben precise e così via, in modo da renderlo davvero reale e poterlo così "evocare" attraverso sedute spiritiche. Inutile dire che, nonostante durante le sedute il presunto fantasma così creato rispondesse "si" o "no" dando colpi sul tavolo, l'esperimento ha lasciato il tempo che ha trovato e non ha potuto dimostrare nulla. Leggete l'intera storia QUI se ne avete voglia. Poi, se Le origini del male vi è piaciuto, recuperate Oculus - Il riflesso del male, La madre, L'esorcista, Shining e L'evocazione -The Conjuring. ENJOY!


venerdì 25 gennaio 2013

Lincoln (2012)

Nemmeno fossi fan sfegatata del regista o di Daniel Day Lewis, ieri appena uscito mi sono fiondata a vedere Lincoln, diretto nel 2012 da Steven Spielberg. E come avrebbe detto il Numero Uno di Alanfordiana memoria: "Abbuccio, gli dissi, io ormai sono troppo vecchio per questo lavoro ma..."...


Trama: il film racconta l'ultimo, sanguinoso anno della guerra di secessione americana e di come Abraham Lincoln sia riuscito a far approvare (e non abrogare come scritto prima, grazie Pio, il sonno fa questi scherzi!!) il tredicesimo emendamento, quello che avrebbe abolito legalmente la schiavitù.


Tratto non già dalle sterminate biografie dedicate al presidente USA ma dal libro di Doris Dearn intitolato Terms of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln, l'ultimo film di Spielberg non ripercorre l'intera storia del buon Abramo ma decide di concentrarsi su due aspetti fondamentali del suo secondo mandato, la guerra di secessione e l'approvazione del tredicesimo emendamento. Questi due "poli" servono al regista per tratteggiare un ritratto estremamente umano di questo grande uomo politico e di consacrarlo ai posteri come un incredibile, cialtronissimo paraculo. In senso buono, ovviamente. Nonostante, infatti, l'estrema serietà degli argomenti trattati e il difficile, terribile dilemma morale che grava col suo enorme peso sulle spalle del Presidente, buona parte della pellicola viene affrontata con piglio ironico e quasi "avventuroso", con un Lincoln amante dello scherzo e degli aneddoti, impegnato nell'ideazione di mille barbatrucchi per far passare il tredicesimo emendamento cercando contemporaneamente di distogliere l'attenzione dell'intera America dalla guerra, affiancato da un trio di esilaranti "motivatori" che cercano di comprare voti presso gli irremovibili deputati. Ovvio, adesso non pensate che Lincoln sia tutto un grande scherzo. La tensione trasuda palpabile da ogni fotogramma e si riflette negli occhi infossati di Daniel Day Lewis e del suo personaggio, un uomo costretto a decidere cosa sia meglio per la Nazione, se la libertà e l'uguaglianza di tutti, bianchi e neri, pagata col prezzo sanguinoso di una guerra infinita, oppure un trattato di pace, pagato però con la schiavitù dei neri. Come ogni buon film basato sulla Storia, Lincoln mostra insomma le luci e le ombre degli eventi e degli uomini, creando contemporaneamente un'opera in grado di intrattenere ed interessare un'ampia fetta del pubblico.


Certamente, ci troviamo davanti ad un film MOLTO verboso, quasi completamente girato in interni, fortunatamente e necessariamente graziato da attori di una bravura incredibile. Daniel Day Lewis è praticamente lo spirito di Lincoln reincarnatosi in un attore, incredibilmente magnetico, carismatico e al contempo fragile ed umanissimo; nella versione italiana lo doppia un grande Pierfrancesco Favino, ma ovviamente recupererò al più presto il film in lingua originale perché un'interpretazione come quella di Daniel Day Lewis merita la completezza ed il purismo ai massimi livelli. Sally Field e Tommy Lee Jones, i principali comprimari, sono altrettanto grandiosi e non vengono minimamente eclissati dall'ingombrante presenza del protagonista; dico la verità, ho apprezzato soprattutto l'interpretazione di Tommy Lee, che è riuscito a dare vita ad un personaggio sorprendente, incredibilmente complesso e sfaccettato, un vecchio politico disilluso e costretto ad indossare più di una maschera in società. Menzione d'onore la merita infine James Spader, cialtrone capo del trio di procacciatori di voti, una spanna sopra tutte le altre "comparsate" d'eccezione e divertentissimo fulcro comico della pellicola, che tra le guest star conta anche altri attori di altissimo livello, tutti impegnati in ruoli abbastanza importanti.


Per quel che riguarda la regia, Spielberg da il suo meglio nelle poche scene girate in esterno ovviamente. Sconvolgente la sequenza iniziale, dove viene sbattuta in faccia al pubblico tutta la triste brutalità di una guerra civile, con dovizia di baionettate, corpi squassati e sangue, ma la maestria del regista si avverte anche in altri momenti magari meno "epici", ma sicuramente molto importanti. Personalmente, ho amato tantissimo il drammatico confronto tra Lincoln e la moglie Molly, dove tutta la tensione accumulata tra i due personaggi nel corso del film esplode in una reciproca e dolorosissima confessione; sono riuscita crogiolarmi nell'ansia durante l'estenuante attesa del voto alla Camera per poi ritrovarmi, stupidamente e come se non sapessi come sarebbe andata a finire, ad esultare per la vittoria dei sì, insultando a mezza voce tutti quelli che venivano inquadrati solo per sibilare il loro dissenso; infine, mi sono commossa al momento della morte del Presidente, preceduta da un emblematico e divinatorio "Devo andare, adesso. Ma mi piacerebbe restare" e mostrata non già attraverso gli occhi dell'assassino, ma attraverso il lancinante urlo di dolore del piccolo Tad, costretto a sapere dell'assassinio del padre mentre a sua volta assisteva ad uno spettacolo teatrale. A proposito di queste ultime, bellissime scene, arriviamo al grande difetto del film: la lunghezza. La prolissità. La scoglionante decisione di inserire delle sequenze praticamente morte tra la vittoria del sì e l'assassinio del presidente, per poi uccidere definitivamente lo spettatore, già provato da due ore e mezza di pellicola, con un pippone finale sottoforma di discorso di Lincoln alla nazione. Ora, arrivare ai livelli dello pseudo-Mereghètti che, alle mie spalle, si è alzato dicendo "Oh, a me i film di m*** mi fanno in***are di brutto. E poi a me i film di Spielberg hanno sempre fatto schifo"... beh, anche no (a proposito, ma allora cosa sei venuto a fare al cinema??), però effettivamente qualche sforbiciata l'avrei data anche io, senza offesa. Per il resto, chapeau! grandissimo film, grandissimi attori e... davvero, Abramo, grandissimo uomo. Ti voterei se non fossi già nella tomba da parecchi anni.


Del  regista Steven Spielberg ho già parlato qui. David Strathairn (William Seward), Joseph Gordon – Levitt (Robert Lincoln),Tommy Lee Jones (Thaddeus Stevens), John Hawkes (Robert Latham), Jackie Earle Haley (Alexander Stephens), Bruce McGill (Edwin Stanton), Jared Harris (Ulysses S. Grant), Lukas Haas (uno dei due soldati che parlano con Lincoln all'inizio) e Walton Goggins (Clay Hawkins) li trovate invece ai rispettivi link.

Daniel Day Lewis (vero nome Daniel Michael Blake Day – Lewis) interpreta Abraham Lincoln. Inglese, uno dei più grandi e meno prolifici attori viventi, lo ricordo per film come Gandhi, Il Bounty, Camera con vista, Il mio piede sinistro (che gli è valso il primo Oscar per migliore attore protagonista, il secondo è arrivato con Il petroliere che però non ho mai visto), L’ultimo dei mohicani, il meraviglioso L’età dell’innocenza, Nel nome del padre e Gangs of New York. Ha 55 anni.


Sally Field interpreta Mary Todd Lincoln. Americana, la ricordo per film come Le stagioni del cuore (che le è valso il secondo Oscar come miglior attrice protagonista, il primo lo aveva ricevuto per Norma Rae), Mrs. Doubtfire - Mammo per sempre e Forrest Gump, inoltre ha partecipato alla serie E.R. - Medici in prima linea. Anche produttrice, regista e sceneggiatrice, ha 66 anni e un film in uscita.


James Spader interpreta W.N. Bilbo. Americano, lo ricordo per film come Wall Street, Sesso bugie e videotape, Wolf – La belva è fuori, Stargate, Crash e Secretary.  Ha 52 anni e un film in uscita.


Hal Holbrook (vero nome Harold Rowe Holbrook Jr.) interpreta Preston Blair. Americano, ha partecipato a film come Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan, Tutti gli uomini del presidente, Fog, Creepshow, Wall Street, Il socio e alle serie Oltre i limiti, I Soprano, E.R. – Medici in prima linea e Sons of Anarchy. Come doppiatore, inoltre, ha lavorato per l’Hercules della Disney. Anche regista e sceneggiatore, ha 87 anni e due film in uscita.


Tim Blake Nelson interpreta Richard Schell. Americano, ha partecipato a film come Donnie Brasco, La sottile linea rossa, Fratello dove sei?, Minority Report, Scooby-Doo 2: Mostri scatenati, Syriana, L'incredibile Hulk e alla serie CSI: Scena del crimine. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 48 anni e quattro film in uscita.


E ora qualche curiosità sugli autori: il summenzionato Hal Holbrook ha interpretato Lincoln in un’omonima miniserie andata in onda in America negli anni ’70 e in Nord e Sud, che ricordo vagamente per essere arrivata anche da noi negli anni ‘80; il piccolo Gulliver McGrath, che nel film interpreta Tad Lincoln, aveva già partecipato a Hugo Cabret e Dark Shadows; Gloria Reuben, che interpreta Elizabeth Keckley, è stata invece per tanti anni parte del cast di E.R. - Medici in prima linea nei panni dell'infermiera sieropositiva Jeanie Boulet. Passiamo ora a "chi non ce l'ha fatta": Liam Neeson, che avrebbe dovuto interpretare Lincoln fin da quando era stato messo in piedi il progetto, alla fine ha deciso di rinunciare perché convinto di essere troppo vecchio per il ruolo, mentre per parecchio tempo si è parlato anche di una partecipazione speciale di Harrison Ford, che alla fine è sfumata nel nulla. Il film ha ricevuto ben 12 nomination all’Oscar: fotografia, costumi, regia, montaggio, colonna sonora originale, sonoro, scenografia, miglior film (e qui voleranno insulti all’Academy perché so già che preferiranno il patriottico Lincoln a Django Unchained…), miglior attore protagonista (Daniel Day-Lewis), miglior attore non protagonista (Tommy Lee Jones ma spero sinceramente che il premio vada a Christoph Waltz), miglior attrice non protagonista (Sally Field) e miglior sceneggiatura non originale. Chi vivrà vedrà, come sempre. Nel frattempo, se Lincoln vi fosse piaciuto, consiglierei la visione di Schindler's List, per esempio. ENJOY!

giovedì 29 dicembre 2011

Sherlock Holmes - Gioco di ombre (2011)

Finalmente il momento è giunto, martedì sono riuscita ad andare a vedere Sherlock Holmes - Gioco di ombre (Sherlock Holmes: A Game of Shadows) dopo un'attesa anche troppo lunga, che è stata ricompensata proprio da quel che mi aspettavo: un bellissimo film con un Guy Ritchie ancora in formissima.


Trama: mentre Watson convola a nozze, l'Europa viene scossa da una serie di attentati e le nazioni sono sull'orlo di una guerra. Solo Sherlock Holmes riesce a capire che dietro ogni attentato c'è lo zampino del Dr. Moriarty... e questo significa che il buon investigatore non esiterà a mandare a monte il viaggio di nozze di Watson per cercare di sconfiggere la sua nemesi.


Come già era successo per la recensione del film precedente, non so quanto di quello che scriverò sarà imparziale, perché sono ancora un po' obnubilata dal fascino di Robert Downey Jr., che in questo film riesce ad essere figo anche travestito da donna, da muro e da poltrona (sì sì, non sto vaneggiando!!). Ancor più del primo capitolo, infatti, questo Gioco d'ombre si concentra sulle peculiarità del protagonista, sul suo egoismo, sulla sua "maledizione" di vedere le cose tanto da poter anticipare mentalmente le mosse degli avversari, sulla sua impressionante capacità di travestirsi (finalmente sono riuscita a leggere i racconti di Arthur Conan Doyle e almeno questo punto viene rispettato, confermo!!) e di vincere anche quando sembrerebbe che la sconfitta sia certa e bruciante. Finalmente veniamo a conoscenza di Moriarty, che nel film precedente era solo un nome, per quanto minaccioso, e il malvagio non delude: deliziosamente colto, in grado di predire le mosse dell'avversario tanto quanto Holmes, innamorato della musica e del teatro come un antesignano di Hannibal Lecter. E poi non può mancare Watson, povera vittima dell'investigatore, bello come il sole, ironico come non mai, indispensabile per la buona riuscita di un piano nonostante la sua goffaggine quasi infantile. Altri comprimari d'eccezione, al di là della solita Irene un po' inutile e di una sciapetta Noomi Rapace nei panni della zingara, sono il Mycroft Holmes di Stephen Fry (assolutamente geniale!!!) e la bellissima Kelly Reilly nei panni della moglie di Holmes, due personaggi che purtroppo compaiono meno spesso di quanto dovrebbero.


La storia messa in piedi dagli sceneggiatori non lascia spazio nemmeno ad un attimo di noia; come nel primo capitolo ogni dettaglio, anche il più insignificante, diventa un tassello fondamentale per completare il puzzle finale, con i fili della trama che vengono perfettamente tirati grazie a dei flashback piazzati ad hoc. Le scene d'azione sono girate ottimamente, facendo grande uso di un ralenty per nulla fastidioso che ci aiuta a "vedere" attraverso la percezione di Holmes (splendida la sequenza della fuga dalla fabbrica di armi e quella, al cardiopalma, in cui i nostri devono cercare di scovare la bomba nascosta a Parigi) e anche i combattimenti corpo a corpo sono coreografati in modo ineccepibile. I momenti "tranquilli" sono all'insegna dell'ironia e dei battibecchi tra Holmes e Watson, a riconfermare la perfetta alchimia tra i due attori, oppure sono sottilmente inquietanti quando mettono in scena il confronto tra il protagonista e Moriarty. In questo capitolo c'è anche grande abbondanza di gag assolutamente esilaranti, per la maggior parte imperniate sui già citati travestimenti di Robert Downey Jr. (o sulla sua decisione di cavalcare un pony...) e sulla figura del fratello di Holmes e della sua strana servitù.


La cosa che più mi è piaciuta di Sherlock Holmes - Gioco di Ombre, tuttavia, è l'utilizzo di una splendida colonna sonora. La sequenza ambientata a Parigi, infatti, è introdotta da un'azzeccatissima ouverture tratta dal Don Giovanni opportunamente modificata per "confonderla" con lo score più action della pellicola, che sfocia in una scenografica rappresentazione del momento in cui Don Giovanni viene portato all'inferno con Moriarty che, dal palco, assiste estasiato alla sconfitta del protagonista e dello stesso Holmes. Oltre a questa magistrale sequenza, aggiungo la bellissima musica gitana che si sente nel campo degli zingari e anche la dignitosissima voce di Jared Harris che canta sulle note di Die Forelle di Schubert (grazie Toto per l'informazione colta!!). Insomma, in due parole, sono soddisfattissima di questo film. Purtroppo pare uscirà un terzo episodio nel 2014. Peccato, perché è già andata bene due volte, alla terza si rischia davvero di rovinare la bellezza di questa serie. Anche se Robert è sempre un bel vedere.


Di tutti i coinvolti ho già parlato nei rispettivi link: il regista Guy Ritchie, Robert Downey Jr. (Sherlock Holmes), Jude Law (Watson), Jared Harris (Moriarty), Noomi Rapace (Madame Simza), Kelly Reilly (Mary Watson), Rachel McAdams (Irene Adler).

Stephen Fry (vero nome Stephen John Fry) interpreta Mycroft Holmes. Inglese, lo ricordo per film come Un pesce di nome Wanda, Wilde, Gosford Park, V per Vendetta e Alice in Wonderland. Anche sceneggiatore, produttore e regista, ha 54 anni e tre film in uscita, tra cui Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato.


Con tutto il rispetto per il bravo Jared Harris, gli altri nomi che erano stati fatti per il personaggio di Moriarty sarebbero stati comunque superiori: Brad Pitt, Sean Penn, Javier Bardem, Daniel Day - Lewis e Gary Oldman. Poi davvero non avrei più saputo da che parte dello schermo guardare! Tra le attrici in lizza per il ruolo di Madame Simza c'erano invece Sophie Marceau, Audrey Tatou, Pénelope Cruz, Juliette Binoche, Marion Cotillard e Cécile De France. Se vi è piaciuto il film, comunque, recuperate assolutamente il primo capitolo.

martedì 16 agosto 2011

The Ward (2010)

John Carpenter è uno dei miei registi preferiti, quindi l’idea di vedere il suo ultimo film, The Ward, da lui diretto nel 2010, era una festa. Una festa che purtroppo mi ha lasciata delusa.



Trama: Kristen è una ragazza che viene internata in manicomio dopo aver dato fuoco ad una casa. Durante la sua permanenza nella struttura scoprirà che il “reparto” del titolo, riservato ad alcune degenti, è infestato dallo spirito di una donna…



Carpenter ha sempre regalato ai suoi fan horror meravigliosi, innovativi e “reazionari” come Il principe delle tenebre, Essi vivono, Il seme della follia, Vampires, persino il divertentissimo omaggio ai film di serie B che è Grosso guaio a Chinatown e l’episodio migliore della serie Masters of Horror, Cigarette Burns. Però non ho problemi a dire che questo The Ward è un po’ una cazzatina, un film che di Carpenteriano ha giusto il titolo e le musiche particolari, per il resto avrebbe potuto essere girato da qualsiasi regista con un minimo di talento. E’ banale, per nulla inquietante, privo del mordente degli altri horror di Carpenter, del significato ribelle dei suoi film precedenti, e pesca a piene mani da una pellicola sicuramente poco conosciuta ma decisamente più bella di questa, ovvero Identità.



Per carità, non dico che il film sia brutto, affatto. Gli amanti dell’horror non avranno da lamentarsi, perché The Ward, oltre ad essere ovviamente ben diretto e ben interpretato, ha tutto. Ha la presenza incombente e misteriosa, legata ad un passato della protagonista che veniamo a scoprire a poco a poco, attraverso inquietanti flashback che la ritraggono bambina e in catene. Ha un’ambientazione evocativa e labirintica come un manicomio dove si praticano volentieri l’elettroshock e, talvolta, anche la lobotomia. Ha una ridda di effetti splatter non da poco, per quanto siano centellinati, e anche il make up del fantasma non è affatto malvagio, soprattutto se si pensa che anche la sua presenza viene dosata col contagocce e aleggia incombente ed inquietante, sbucando quando meno ce lo si aspetta. Però, fate un po’ due conti e pensate a quanti altri horror offrono tutti questi elementi, riuscendo a risultare più dinamici e meno banali. E il finale, beh… quel finale io proprio non l’ho retto. Trovare in un film di Carpenter qualcosa che mi richiamasse in maniera così spudorata un’altra pellicola mi ci ha fatto rimanere davvero male, non mi era mai successo. Che dire, speriamo nel prossimo film.



Di John Carpenter ho già parlato qui, mentre di Amber Heard, che interpreta Kristen, ho parlato qua.

Danielle Panabaker interpreta Sarah. Americana, la ricordo per film come Venerdì 13 e La città verrà distrutta all’alba. Ha partecipato ad episodi delle serie The Bernie Mac Show, Malcom, CSI, Law & Order, Medium, Grey’s Anatomy, e ne ha doppiato uno de I Griffin. Anche produttrice, ha 24 anni e due film in uscita, tra cui il seguito di Piranha 3D.



Lyndsy Fonseca interpreta Iris. Americana, la ricordo innanzitutto per il ruolo di Katie nel recente Kick – Ass, inoltre ha partecipato a serie come Malcom, NYPD, CSI, Dr. House, Heroes, Desperate Housewives e E alla fine arriva mamma!, dove interpreta la figlia del protagonista. Ha 24 anni e due film in uscita, tra cui il seguito di Kick – Ass, Kick – Ass 2: Balls to the Wall.



Jared Harris interpreta il Dr. Stringer. Attore inglese figlio del ben più famoso Richard Harris (per la cronaca: il primo Silente della saga di Harry Potter), lo ricordo per film come L’ultimo dei Mohicani, Cuori ribelli, Assassini nati, Resident Evil: Apocalypse, Ocean’s Twelve, Lady in the Water, From Within e Il curioso caso di Benjamin Button. Ha 50 anni e due film in uscita, tra cui il seguito del bellissimo Sherlock Holmes, Sherlock Holmes: A Game of Shadows, dove interpreterà nientemeno che Moriarty. In America dovrebbe uscire questo dicembre, ammetto di non veder l’ora!!  



Mika Boorem interpreta Alice. Americana, ha partecipato a film come Cuori in Atlantide e a serie
Sabrina vita da strega, Ally McBeal, Walker Texas Ranger, Il tocco di un angelo, Dawson’s Creek, Dr. House e Ghost Whisperer. Ha 24 anni e due film in uscita.


E ora vi lascio con il trailer originale del film... ENJOY!!

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