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venerdì 12 luglio 2024

Horizon: An American Saga - Capitolo 1 (2024)

Lo scorso venerdì ho trascinato il povero Bolluomo al cinema per vedere Horizon: An American Saga - Capitolo 1 (Horizon: An American Saga - Chapter 1), il mastodonte di tre ore diretto e co-sceneggiato da Kevin Costner.


Trama: a partire dal 1859, i destini di diverse persone si legano a Horizon, città di frontiera dell'Arizona, terra contesa tra coloni e Apache...


Da che mondo e mondo, io di western non so veramente nulla. Tuttavia, sono anche una bimba degli anni '80 e sono cresciuta con Kevin Costner e i suoi successi del decennio successivo, quindi un po' gli voglio bene, inoltre mi aveva incuriosita l'idea che tenesse così tanto a portare Horizon su grande schermo da arrivare persino a indebitarsi. Sono dunque andata al cinema colma di curiosità ma senza aspettarmi granché, e adesso mi ritrovo qui con una scimmia colossale, che mi saltella impaziente sulla schiena continuando a chiedermi "quando arriva agosto?" e che sbraita terrorizzata all'idea che il multisala chiuda per ferie proprio in quei giorni, impedendomi di sapere come continuerà la saga imbastita in questo primo capitolo di Horizon. Per scrivere un post imparziale e corretto sulla fatica di Kevin Costner dovrò dunque, innanzitutto, sedare la scimmia ricordandole che non si può giudicare un libro dalla copertina (o meglio, dalla prima parte di una saga potenzialmente divisa in quattro) e secondariamente che sono la persona meno adatta per parlare di western. Ne avrò visti un paio in tutta la mia vita, per di più contaminati con lo "spaghetti", non conosco minimamente i numi tutelari del genere come John Ford, di conseguenza non ho gli strumenti necessari per ritrovare la poetica tipica del genere all'interno del film di Costner o per capire eventuali omaggi tributati dal regista. Ciò nonostante, divoro libri e romanzi da quando ho memoria, ho una passione per le saghe zeppe di personaggi che si evolvono nel tempo e i cui destini si intrecciano (poi mi spiegherete perché faccio così fatica con quelle schifezze scritte da Martin, ma questa è un'altra faccenda...) e, mio malgrado, qualcosa nella storia dell'America, Paese che pur disprezzo, mi ha sempre affascinata. Horizon sarebbe una perfetta saga letteraria, ha il respiro epico e grandioso di quei romanzi fiume spessi come mattoni, eppure non ha la stessa pesantezza fisica di un blocco di cemento: tre ore sono passate come se fossero state una, e appena ho capito che la scena finale coincideva con l'inizio delle "anticipazioni della prossima puntata", ho bestemmiato ogni divinità conosciuta, per il dolore di dover abbandonare quei personaggi appena conosciuti e i cui destini mi avevano già irrimediabilmente coinvolta, senza sapere che ne sarebbe stato di loro e di Horizon, la città di frontiera del titolo. 


Horizon è il punto da cui si dipanano e verso cui convergono le esistenze dei protagonisti, nonché il simbolo di tutte le contraddizioni su cui è stato fondato il sogno americano. Territorio degli indiani Apache, vede scontrarsi due popoli ugualmente disperati, ognuno per motivi diversi. Gli indiani vorrebbero mantenere la propria libertà e la pace all'interno delle tribù, entrambe minacciate e minate irreparabilmente dall'espansionismo dei bianchi, che li costringono a lotte intestine per il cibo sempre più scarso; i coloni vedono territori immensi ed inesplorati, dove stanziarsi e prosperare, così da fuggire dalla povertà e far avverare tutte le promesse di una "gloriosa nazione" fondata sulla libertà del singolo e sull'autorealizzazione. C'è chi fugge da Horizon, segnato dalla tragedia, c'è chi si mette in cammino verso l'insediamento spinto dalla speranza, c'è chi è costretto a pensarlo come punto d'arrivo di una fuga precipitosa, c'è chi sparge sangue a causa di Horizon, c'è chi ci lucra senza farsi troppi problemi. Alla fine, neanche fosse Roma, tutte le strade portano a Horizon e Costner costruisce un affresco composto da tutte queste strade, concentrandosi sulle vicende individuali senza (per ora) perdere di vista la totalità dell'universo in cui sono ambientate. Ce n'è davvero per tutti i gusti, perché la sceneggiatura attinge ad archetipi immediatamente riconoscibili, e qualcuno potrebbe dire che le azioni e il carattere dei personaggi sono ampiamente prevedibili, ma non trovo nulla di male in questo, perché sembra di stare accanto al fuoco, ad ascoltare le storie che ci raccontavano i nonni, oppure in salotto davanti alla TV, a guardare film assieme a loro e ai nostri genitori.


Poi, per quanto me ne posso intendere io, ho trovato Horizon proprio bello da vedere. Costner indulge in gloriose panoramiche di paesaggi mozzafiato, accentuando la vastità delle pianure bruciate dal sole e anche la sensazione di sentirsi sperduti e vulnerabili in un luogo pieno di insidie, ma ha occhio anche per le foreste e l'inospitale freddo dei luoghi più a nord. Se, a tratti, la scelta di spezzettare la pellicola in tante microstorie, i cui fili si riallacciano in maniera non necessariamente consequenziale, può confondere e stordire lo spettatore (vittima di una miriade di nomi che sarà un casino ricordare da qui ad agosto), c'è comunque da dire che il montaggio è assai dinamico e le scene più concitate mettono un'ansia tremenda. Accompagnate da una colonna sonora che definirei epica, le tragedie e le stragi che passano su grande schermo stringono il cuore tanto quanto piccoli, inusuali gesti di umanità, e all'interno del nutrito cast c'è soltanto da scegliere il proprio preferito o quello che vorremmo vedere morto. Per quanto mi riguarda, non ho dubbi che la palma dell'abiezione vada a Jamie Campbell Bower e al suo "simpaticissimo" Caleb, campione indiscusso di una famiglia di facce di merda, mentre preferiti ne ho parecchi, anche se non saprei dire se il mio amore nasca dall'effettivo valore dei personaggi o dall'affetto che nutro per attori tirati fuori spesso dal genere che più mi si confà, l'horror. Senza dubbio, la versione "vecchietta" di Michael Rooker e quella saggia di Danny Huston mi hanno colpito più di altri, ma faccio davvero fatica a stilare una classifica, ora come ora (l'unica cosa che non perdono alla sceneggiatura, e che ha fatto ridere me e Mirco, è la quasi venerazione tributata a Frances e figlia, solo perché sono le uniche sopravvissute bionde all'interno di un insediamento fatto di poveracce dall'aspetto trasandato). Aspetterò dunque che le storie dei vari protagonisti si sviluppino ulteriormente, sperando che continuino in crescendo e che Kevin Costner non mi spezzi il cuore per la delusione, lasciandomi magari sospesa ad aspettare un terzo e un quarto film che non si faranno mai! 


Del regista e co-sceneggiatore Kevin Costner, che interpreta anche Hayes Ellison, ho già parlato QUI. Sienna Miller (Frances Kittredge), Sam Worthington (Trent Gephart), Jena Malone ('Ellen' Harvey), Giovanni Ribisi (Pickering), Danny Huston (Col. Albert Houghton), Abbey Lee (Marigold), Michael Rooker (Sergente maggiore Thomas Riordan), Will Patton (Owen Kittredge), Douglas Smith (Sig), Luke Wilson (Matthew Van Weyden), Isabelle Fuhrman (Diamond Kittredge), Dale Dickey (Mrs. Sykes), Jeff Fahey (Tracker) e Jamie Campbell Bower (Caleb Sykes) li trovate invece ai rispettivi link. 

Tom Payne interpreta Hugh Proctor. Inglese, lo ricordo come Jesus di The Walking Dead ma ha partecipato ad altre serie come Fear the Walking Dead e a film quali Imaginary. Anche produttore, ha 42 anni e due film in uscita, tra cui ovviamente Horizon: An American Saga - Capitolo 2.


Jon Beaver
s, che interpreta Junior Sykes, era il marito della pazza protagonista di Soft and Quiet mentre Ella Hunt, che interpreta Juliette Chesney, era la Anna di Anna and the Apocalypse. Hayes Costner, invece, è il figlio di Kevin ed ha esordito proprio qui col ruolo dello sfortunato Nathaniel Kittredge. Il film è stato pensato come il primo di quattro capitoli, ma chissà se gli ultimi due verranno mai alla luce... nel frattempo, ad agosto dovrebbe uscire Horizon: An American Saga - Capitolo 2 e io non vedo l'ora!

martedì 17 agosto 2021

The Suicide Squad - Missione suicida (2021)

Quale modo migliore per festeggiare la riapertura del multisala di Savona se non andando a vedere The Suicide Squad - Missione suicida (The Suicide Squad), diretto e sceneggiato dal regista James Gunn?


Trama: il governo americano riunisce la squadra di antieroi nota come Suicide Squad per recuperare una pericolosissima arma da un piccolo paese del Sud America...


Suicide Squad
è il miglior esempio di quello che potrebbe succedere al cinema seriale se gli Autori venissero lasciati liberi di fare gli Autori e se coordinatori/produttori/deus ex machina assortiti non si mettessero in mezzo alle palle cercando di uniformare ogni cosa e modificarla per renderla più a misura di bambino. Messo accanto a quella cacca fumante che era Suicide Squad di Ayer diventa anche un meraviglioso esempio di come fare un film senza sbagliare casting, sceneggiatura, tempistiche ed inquadrature, ché se hai un branco di fuorilegge senza pietà non puoi buttare lì Will Smith che non ammazza perché poi la figlia piange, né fare del culo di Margot Robbie l'highlight di una storia noiosissima che nessuno mai ricorderà. Ma d'altronde, non è che tutti possono essere James Gunn, anche perché sarebbero buoni tutti a fare il film cazzone senza capo né coda, magari trasformando il tutto in un infinita serie di siparietti dedicati a personaggi che ammazzano male le persone e fanno a gara a chi è più sgradevole e pazzo. Ci vuole equilibrio anche nella follia, un minimo di cuore, la gioia di infilare in un prodotto di mero intrattenimento tutta una serie di cose palesemente amate dal regista e sceneggiatore amalgamandole alla perfezione col materiale di partenza, la lucidità di prendere tutto quello che non andava nel primo Suicide Squad (con tutto che Ayer è stato ringraziato nei titoli di coda) e di mandarlo al diavolo col sorriso sulle labbra, tirando delle croci rosse talmente evidenti che ad ogni stortura raddrizzata non potevo fare altro che ringraziare. E così, ecco che il film più divertente dell'estate è un Suicide Squad meets Slither (tanto la Troma l'avete già citata tutti, quindi ne faccio a meno) con "delicatissimi" tocchi di Quella casa nel bosco ed echi di Garth Ennis, all'interno del quale ogni cliché del cinema di supereroi viene smontato con una risata o ricoperto da laghi di sangue e dove non solo i personaggi principali, ma persino quelli secondari non fanno quello che ci si aspetterebbe da loro, col risultato di far perdere completamente la cognizione del tempo dello spettatore, perché non direste mai che il film duri più di due ore. 


Suicide Squad
sorprende fin dai primi dieci minuti, davanti ai quali vi sfido (ovvio, se siete come me che non guardo più i trailer) a non rimanere con la mascella slogata e anche un po' con la lacrima nell'occhio davanti a uno Shyamalan twist tra i più scioccanti della storia dei cinecomic "seri" e continua con l'asticella dell'assurdo e del sangue posta sempre più in alto, dribblando agilmente il sapore finto di alcuni momenti strappalacrime grazie alla presenza di personaggi comunque ben caratterizzati dei quali arriva ad importarci se finiranno morti malissimo o meno, anche nel caso in cui non abbiate idea di quali siano le loro controparti cartacee, com'è successo a me. A differenza di Ayer, Gunn riesce a ritagliare ad ognuno dei suoi antieroi lo spazio necessario per esprimere la propria personalità e per integrarsi nella trama generale del film, preferendo talvolta lasciare parlare solo i "fatti", senza ricorrere a imbarazzanti dialoghi, magari con personaggi secondari utilizzati solo per definire meglio quelli principali, e soprattutto li mette di fronte non solo a una minaccia schifosetta e terribile, ma anche al marciume presente all'interno dell'intelligence USA: in questo caso, non si tratta di diventare buoni perché gli avversari sono più cattivi, ma di procedere come schiacciasassi per raggiungere l'obiettivo che si è prefissati, anche se magari non coincide con quello di partenza, e di scrollarsi di dosso casualties innocenti come farebbe un'anatra con l'acqua, dando di gomito allo spettatore grazie ad abbondanti dosi di umorismo nero.


Ci sarebbero poi da scrivere righe intere sullo stile di Gunn, ovviamente, sul profumo di B-Movie che la patina glamour dei grandi nomi e dei bellissimi effetti speciali non riesce a nascondere del tutto, ma anche sulla raffinatezza con cui, per esempio, uno dei confronti più importanti del film viene mostrato riflesso su un lucidissimo elmo (abbandonato per un motivo ben preciso) invece che inquadrato direttamente. Eredi diretti dei b-movie sono in primis Starro, colorato ed esageratissimo eppure lo stesso capace di fare rabbrividire per il terribile destino riservato alle sue vittime, ma in generale tutto lo stuolo di "cattivi" lo è, popolato com'è di personaggi che non avrebbero affatto sfigurato in un action anni '80 fatto di militari spietati, ribelli sudaticci e Paesi dai nomi inventati; l'intera sequenza in cui Bloodsport e soci si addentrano nella giungla mentre lui e Peacemaker si sfidano con omicidi sempre più elaborati avrebbe fatto invidia sì a Schwarzenegger e Stallone ma soprattutto ai più trash Norris, Seagal e Van Damme, mentre il presidente belloccio "col mostro tra le gambe" è l'ennesimo sbeffeggiamento a quel genere di boss finali che nei vecchi film di cassetta avrebbe messo in scacco i nostri eroi nell'ultimo confronto prima di venire brutalmente sconfitto. E non vogliamo parlare dei membri della Suicide Squad? Uno più esilarante e interessante dell'altro, tutti in grado di non sfigurare davanti all'ormai "solita" Harley Queen, con Idris Elba che calcioruota fino allo spazio siderale quel mollusco di Will Smith e Polka-Dot Man che, assieme alla sua mamma, diventa il personaggio più adorabile di tutto il film, degnamente accompagnati dai "soliti" caratteristi che ormai Gunn si porta giustamente dietro ovunque e da un paio di new entries deliziose, tra le quali la carinissima Ratcatcher 2, lenta a rapire il cuore dello spettatore ma capacissima di non lasciarlo più andare. Voto dieci allo splatter esagerato e alla bella colonna sonora (la vittoria spetta alla nenia à la Rosemary's Baby che accompagna la visita all'acquario del meraviglioso King Shark e che, onestamente, avrei detto appartenere a qualche horror anni '70  mentre invece è stata composta per il film) mentre se dovessi per forza trovare un difetto segnerei un paio di forzatissimi e ridicoli dialoghi a base di volgarità assortite e poi SPOILER macheccazzovipareilcasodifaremorirecosìMichaelRookerlWeaselBoomermaddaiporcoddue! FINESPOILER Molto poco per non richiedere a gran voce James Gunn dietro ad ogni singolo film DC da ora e per sempre. 


Del regista e sceneggiatore James Gunn ho già parlato QUI. Michael Rooker (Savant), Viola Davis (Amanda Waller), Nathan Fillion (T.D.K.), Sean Gunn (Weasel/Calendar Man), Margot Robbie (Harley Quinn), Idris Elba (Bloodsport), David Dastmalchian (Polka-Dot Man), Sylvester Stallone (voce originale di King Shark), Alice Braga (Sol Soria), Peter Capaldi (Thinker) e Taika Waititi (Ratcatcher) li trovate invece ai rispettivi link. 

Joel Kinnaman interpreta Rick Flag. Svedese, ha partecipato a film come Millenium - Uomini che odiano le donne e Suicide Squad. Ha 42 anni. 


John Cena
, star della WWE, tornerà nei panni di Peacemaker in una serie che dovrebbe uscire su HBO Max l'anno prossimo; tra l'altro, Gunn avrebbe voluto Bautista al suo posto, ma l'attore aveva già detto sì a Snyder e al "meraviglioso" Army of the Dead. Tra le guest star segnalo la "mantide" Pom Klementieff, che si vede ballare all'interno de La Gatita Amable, e il patron della Troma, il mitico Lloyd Kaufman, anche lui tra gli avventori de La Gatita Amable ma anche presente in un'altra scena. Se The Suicide Squad - Missione suicida vi fosse piaciuto vi Sconsiglio il recupero di Suicide Squad, piuttosto date una chance a Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn e, ovviamente, anche a Guardiani della Galassia e Guardiani della Galassia vol. 2. ENJOY!

martedì 18 febbraio 2020

Fantasy Island (2020)

Senza aspettarmi nulla di che, solo un po' di divertimento scemo, domenica sono andata a vedere Fantasy Island, diretto e co-sceneggiato dal regista Jeff Wadlow.


Trama: un gruppo di persone viene invitato su Fantasy Island, un luogo dove i sogni diventano realtà... e rischiano di trasformarsi in incubi!


Fantasy Island, in italiano Fantasilandia, è un telefilm americano andato in onda tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli '80, e di esso non ricordo quasi nulla salvo la faccia del nano Tattoo. Un po' come successo con The Banana Splits Movie non sono dunque cresciuta nel mito di questi due programmi televisivi e la loro trasformazione in thriller-horror non mi ha rovinato l'infanzia né creato chissà quali aspettative. Diciamo che sono andata al cinema perché il trailer mi ha intrigata, Michael Peña ha la faccetta simpatica, produce Jason Blum e in generale non mi perdo un horror al cinema (se esce a Savona), lo sapete; l'unica pecca era la firma Jeff Wadlow, che Obbligo o verità non mi era piaciuto per nulla, men che meno Kick-Ass 2, ma forse per quello sono entrata in sala senza aspettarmi nulla e proprio per questo motivo mi sono inaspettatamente divertita. Certo, il target del film è chiaro fin dall'inizio, il rating è PG-13 e ciò significa che Fantasy Island è vagamente spaventevole a tratti ed è assolutamente privo di gore (un paio di episodi violenti avvengono direttamente fuori campo e anche la figura più spaventosa di tutte, quella del mad doctor, viene trattenuta a dismisura), a differenza di The Banana Splits Movie che vantava invece una bella R, quindi come horror è molto blando, più assimilabile a un thriller con venature fantastiche, la cui trama prende almeno un paio di direzioni diverse senza troppe sbavature e facendo quadrare tutto sul finale. Il concept della serie originale, quello dell'isola in cui i sogni diventano realtà, acquista una connotazione sovrannaturale dal momento in cui il luogo viene dotato di poteri reali (mi sembra di ricordare che nella serie non ci fosse nulla di simile) e, poiché questi poteri scavano nell'animo degli ospiti scovando i loro più reconditi desideri, ecco che le esperienze di chi richiede di vivere un sogno diventano ancora più imprevedibili, soprattutto quando queste ultime arrivano, inevitabilmente, ad incrociarsi.


Andare più nello specifico, per quel che riguarda la trama, sarebbe un delitto perché un paio di colpi di scena ben orchestrati ci sono, al di là dei momenti in cui i sogni vanno in vacca e si trasformano in incubi, con alcune sequenze meglio realizzate di altre; per esempio, ho molto apprezzato lo stile "Hangover" della fantasia dei due assurdi fratelli, così come la versione "Hostel" di quella della fanciulla bullizzata da ragazzina, mentre sono molto meno efficaci quelle degli altri due personaggi (soprattutto la fantasia "militare"), per quanto entrambe funzionali al proseguimento del film, soprattutto una. I protagonisti in sé sono, in buona parte, simpatici al punto da creare un interesse dello spettatore nei confronti delle loro eventuali sorti e, se è vero che le motivazioni di qualcuno sono oltre il risibile e si condensano in un discreto WTF che rischierebbe di inficiare la qualità dell'intera operazione, è anche vero che Wadlow, stavolta, danza in punta di piedi proprio attorno a questo WTF, in maniera così sfacciata che volergli male è impossibile. Molto ma molto apprezzabile anche la quasi totale mancanza di schifezzuole semoventi realizzate in CGI o di jump scare, nonché la scelta felice di realizzare più un thriller "d'ambiente", in buona parte girato sotto la luce del sole e all'interno di un'isola paradisiaca oppure all'interno di evocative caverne, piuttosto che un'opera totalmente aderente ai canoni dell'horror commerciale moderno. Aggiungo che anche il cast non è male (Lucy Hale mi ha convinta più qui che in Obbligo o verità), peccato per un Michael Rooker un po' sottotono, in un ruolo che avrebbe potuto coprire qualunque caratterista mediamente conosciuto; onestamente, gli ho preferito Kim Coates, che compare poco ma si fa ricordare per la sua ironica follia. Con questo chiudo, consigliandovi Fantasy Island per una piacevole serata a cervello disinserito!


Del regista e co-sceneggiatore Jeff Wadlow ho già parlato QUI. Lucy Hale (Melanie), Maggie Q (Elena), Michael Peña (Mr. Roarke), Kim Coates (Diavolo), Michael Rooker (Morgan) e Austin Stowell (Randall) li trovate invece ai rispettivi link.

Portia Doubleday interpreta Sonja. Americana, ha partecipato a film come Lo sguardo di Satana - Carrie e Lei. Anche produttrice, ha 32 anni.


Ryan Hansen interpreta Bradley. Americano, ha partecipato a film come Venerdì 13, Veronica Mars - il film, Jem e le Holograms e a serie quali Ally McBeal, Hunter, Raven, Santa Clarita Diet, 2 Broke Girls e Veronica Mars; come doppiatore ha lavorato in American Dad!. Anche produttore, ha 39 anni e un film in uscita.


Parisa Fitz-Henley, che interpreta Julia, era la moglie di Luke Cage nella serie Netflix a lui dedicata e in Jessica Jones. Quanto a chi non ce l'ha fatta, abbiamo avuto ENORMI perdite. La parte di Roarke era infatti stata offerta a Nicolas Cage che ha rifiutato (forse perché il ruolo non prevedeva la consueta dose di Cageitudine) mentre Dave Bautista non è riuscito a partecipare per impegni pregressi. Se Fantasy Island vi fosse piaciuto recuperate Obbligo o verità, Escape Room e magari anche Quella casa nel bosco, che è sempre meglio riguardare. ENJOY!

mercoledì 29 maggio 2019

L'angelo del male - Brightburn (2019)

Come ultimo film della settimana sono andata a vedere lunedì L'angelo del male - Brightburn (Brightburn), diretto dal regista David Yarovesky.


Trama: il dodicenne Brandon vive felice coi suoi genitori adottivi, almeno finché non comincia a scoprire di essere "speciale" e dotato di inquietanti poteri...


Alla fine di Brightburn io spero solo una cosa: che l'imminente serie The Boys prenda spunto dalla cattiveria feroce di cui è intrisa la trama del film, che non offre catarsi allo spettatore nemmeno per sbaglio e consegna al pubblico il peggiore dei mondi "di finzione" possibili, alla faccia della stupidissima censura italiana (poi ci torniamo). In tempi di cinecomics, basare un horror sulla perversione di una tipica origin story, anzi, SULLA origin story per eccellenza, quella di Superman, è a mio avviso una botta di genio e d'altronde chi meglio di membri del clan Gunn per farlo, visto come tutti (sceneggiatori e produttore) hanno avuto a che fare anche coi Guardiani della Galassia, uscendone a testa alta? Brightburn è il nome della città in cui cresce Brandon (un po' come Smallville), pargolo che NON è un angelo del male; nonostante il titolo lasci presupporre un caso di possessione demoniaca come tanti o di discendenza satanica, e nonostante all'inizio lo spettatore clueless possa essere spinto a pensare a qualche risvolto esoterico, la vicenda è legata all'ambito dei supereroi o, meglio, dei supercriminali, ché eroi qui non ce ne sono nemmeno per sbaglio. Brandon è il cocco di papà e mamma, un bambino cercato con tutti i mezzi e arrivato una notte, per caso, quando entrambi avevano perso ogni speranza. Dopo dodici anni di puro idillio familiare e bucolico, il ragazzino viene colpito da quella cosa chiamata pubertà che risveglia la sua natura aliena e da quel momento la sceneggiatura pigia sul pedale della violenza senza limiti e, soprattutto, senza alcuna remora morale. Come il Patriota di The Boys, Brandon è consapevole della propria superiorità su chiunque e agisce di conseguenza nonostante l'educazione impartita da genitori amorevoli e comprensivi, solo perché, di fatto, "può", spinto da un imperativo alieno che lo spinge a "prendere il mondo" e ad abbracciare in assoluta letizia un percorso che lo porterà ad diventare un sadico psicopatico. Umorale, per giunta, il che è peggio, perché se da grandi poteri derivano grandi responsabilità, dare l'onnipotenza a un dodicenne con turbe psichiche significa condannare l'umanità alla distruzione senza motivazioni plausibili e dove diamine è Billy Butcher quando serve?


Tutto ciò fa di Brightburn un B movie estremamente divertente ma anche angosciante, proprio per il pessimismo cosmico che lo permea anche senza bisogno dei soliti personaggi da film horror che fanno cose stupide. Certo, la mamma di Brandon, interpretata da una dolcissima Elizabeth Banks, rifiuta di aprire gli occhi fino all'ultimo e quell'orsone del papà, pur essendo più diffidente come tutti gli uomini non dotati di spirito materno, non è più astuto di lei, ma Brightburn segue ugualmente un percorso di (de)formazione plausibile che, soprattutto, riesce a coinvolgere lo spettatore quel tanto che basta perché gliene freghi qualcosa anche dei personaggi secondari. Questi ultimi, per inciso, muoiono male, perlomeno in America. Qui in Italia, come del resto in Inghilterra, si è deciso di censurare un paio di scene che potete trovare tranquillamente complete sul tubo e che avrebbero reso Brightburn parecchio più gore e sfacciato del normale, soprattutto considerando che il killer è poco più che un bambino. Ma noi, che ai bambini vogliamo bene, soprattutto ai quattordicenni che portano bei soldini, abbiamo deciso di trattare Brightburn manco fosse l'ultimo dei video nasties rimasti in circolazione e così addio a una paio di sequenze che avrebbero reso Fulci molto felice. Per carità, il film è efficace lo stesso e merita di venire guardato, tuttavia permettetemi di spendere una lacrima per l'egregio lavoro dei responsabili degli effetti speciali, andato sprecato. Fortunatamente, il resto degli FX, salvo forse le inquadrature ravvicinate del prefinale, sono comunque validi e sfido chiunque a sfuggire all'ansia provocata dall'assedio di un piccolo, bastardissimo Superman in grado di distruggere case e disintegrare persone. Mai, come in questo caso, mi verrebbe da urlare "somebody saaaave meeee!!". Peccato che nessuno, nelle sterminate fattorie e nei boschi del Kansas, possa sentirti urlare.


Elizabeth Banks (Tori Breyer), David Denman (Kyle Breyer) e Michael Rooker (The Big T) li trovate ai rispettivi link.

David Yarovesky è il regista della pellicola. Americano, ha diretto film come The Hive. E' anche produttore, sceneggiatore e attore.






domenica 8 aprile 2018

The Belko Experiment (2016)

Quando ho saputo della combinazione micidiale tra sceneggiatura di James Gunn e regia di Greg McLean non ho potuto fare a meno di recuperare The Belko Experiment, realizzato nel 2016.


Trama: i dipendenti dell'azienda Belko vengono rinchiusi negli uffici della ditta a Bogotà e costretti a partecipare ad un sanguinoso gioco con una sola, semplicissima regola: uccidi o sarai ucciso.



Uno dei thriller-horror recenti (anche se ormai parliamo del 2006!) che non mi stanco mai di riguardare e di cui conservo un ottimo ricordo è Severance - Tagli al personale, gioiellino britannico che vi consiglio di recuperare se ancora non lo aveste fatto. Nonostante le premesse e il modo in cui si dipana la trama siano notevolmente diversi, The Belko Experiment me lo ha ricordato molto, soprattutto durante le sequenze introduttive nelle quali vengono "presentati" i dipendenti della Belko e vengono appena accennate dinamiche relazionali che diventeranno molto importanti col prosieguo del film, con un microcosmo aziendale fatto di persone che si sopportano a malapena ma sono costrette a convivere come minimo otto ore al giorno, di amicizie e relazioni amorose difficili, di alleanze nate in base all'ufficio in cui ci si trova e di naturali coalizioni contro l'autorità costituita, qualunque essa sia. Lavorando io in un'azienda, trovo sempre affascinanti gli horror che sfruttano questo ambiente per mettere ansia e The Belko Experiment, almeno all'inizio, contiene abbondanti wit ed umorismo nero e presenta situazioni a me molto familiari, cosa che me lo ha reso ancora più simpatico, soprattutto quando le naturali divisioni presenti all'interno del personale cominciano a palesarsi nel loro aspetto più sanguinoso. Senza fare troppi spoiler, i dipendenti della Belko, misteriosa azienda americana con sede a Bogotà, un giorno si ritrovano costretti a scegliere alcuni "capri espiatori" da uccidere e sacrificare in base alle istruzioni di una voce sconosciuta appropriatasi dell'interfono, mentre l'edificio che ospita l'azienda viene chiuso ermeticamente. Impiegati, donne delle pulizie, manutentori, superiori e guardie si ritrovano dunque tutti sulla stessa barca, costretti da un terrore innominabile a fare delle scelte morali discutibili ma necessarie, così da riuscire a superare tutte le fasi di un gioco spietato e tenersi stretta la vita; se da una parte c'è gente talmente ferma nelle proprie convinzioni che nemmeno il panico riesce a spingerla a compiere le azioni più turpi, dall'altra c'è chi nega l'evidenza ma anche, ahimé, chi non ha nessuna voglia di soccombere e ci mette pochissimi istanti a trasformarsi in una belva assetata del sangue di chi un tempo era collega e amico e non tutti gli sviluppi psicologici dei personaggi sono facilmente prevedibili, vi avviso.

Ma ciao! <3
Un'idea così malata, fatta di momenti al cardiopalma ma anche vergognosamente esilaranti, non poteva che venire partorita dal Guardiano della Galassia ad honorem James Gunn (che si porta naturalmente dietro un sacco di facce simpatiche, quelle del fratello Sean e di Michael Rooker in primis) ma la ferocia con la quale viene messo in scena il tutto è farina del sacco di un Greg McLean finalmente tornato alle atmosfere di feroce violenza abbandonate col loffio The Darkness. Le riprese esterne, il mondo alieno di Bogotà incarnato dalla calura canicolare, quei profetici bimbi con le maschere da scheletro e l'"amuleto per proteggere dai lupi mannari" profumano di Wolf Creek lontano un chilometro e fanno scivolare giù per la schiena dello spettatore un bel brivido preventivo ma anche le macellate all'interno della Belko hanno il loro perché: teste che esplodono senza preavviso e sfoghi di liberatoria violenza sono solo la punta dell'iceberg di una spirale di delirio fatta di immagini disturbanti e torture psicologiche prima ancora che fisiche, un nero universo di ordinario "male" nel quale impomatati uomini d'affari si liberano di giacca e cravatta per mettere a nudo tutte le loro frustrazioni e diventare dei novelli Mick Taylor. E che uomini in giacca e cravatta!! Siccome ho sempre avuto un debole per John C. McGinley è stata una gioia ritrovarlo, ovviamente, nel ruolo di uno dei dipendenti più psicopatici ma Tony Goldwyn è un'altra bellissima sorpresa per chi, come me, adora i personaggi un po' American Psycho e anche le quote rosa presenti nel film sanno farsi valere e ricordare, dalle più carismatiche alle caratteriste che compaiono per pochi istanti prima di fare una brutta fine. Posso quindi dire con assoluta certezza che l'accoppiata di due ragazzacci come McLean e Gunn ha funzionato alla perfezione e ha sfornato un film davvero gustoso, capace anche di fare riflettere sulle convenzioni sociali che ci impongono di non saltare al collo dei nostri colleghi anche se lo vorremmo proprio tanto. Nell'attesa che arrivi la seconda stagione di Wolf Creek (evviva!) non perdetelo assolutamente!


Del regista Greg McLean ho già parlato QUI. John Gallagher Jr. (Mike Milch), John C. McGinley (Wendell Dukes), Sean Gunn (Marty Espenscheid), David Dastmalchian (Lonny Crane), Gregg Henry (La voce) e Michael Rooker (Bud Melks) li trovate invece ai rispettivi link.

Tony Goldwyn (vero nome Anthony Howard Goldwyn) interpreta Barry Norris. Americano, ha partecipato a film come Venerdì 13: parte VI - Jason vive, Ghost - Fantasma, Poliziotto in blue jeans, Il rapporto Pelican, Gli intrighi del potere - Nixon, Il collezionista, Il sesto giorno, L'ultimo samurai, L'ultima casa a sinistra e a serie quali Hunter, I racconti della cripta e Dexter; come doppiatore, ha lavorato in Tarzan. Anche regista, sceneggiatore e produttore, ha 47 anni e un film in uscita.


Un paio di righe per la rubrica "Dove li ho già visti?". Adria Arjona, che interpreta Leandra, era la fidanzata dello sbirro giovane nella seconda stagione di True Detective, il cicciotto James Earl, che interpreta la guardia Evan, era Chamberlain Jackson nella seconda stagione di Scream Queens e infine Abraham Benrubi, alias Chet Valincourt, è l'indimenticabile centralinista Jerry di E.R. - Medici in prima linea. James Gunn, oltre a scrivere il film, avrebbe dovuto dirigerlo ma alla fine ha rinunciato perché, anche a causa del divorzio in corso, non voleva rimanere impegnato mesi sul set di un film così violento e così alla fine la palla è passata a Greg McLean. Detto questo, se The Belko Experiment vi fosse piaciuto recuperate Battle Royale, Severance - Tagli al personale e anche The Experiment. ENJOY!

mercoledì 3 maggio 2017

Guardiani della Galassia Vol. 2 (2017)

PENSIERINO PRE-POST 1: Gente, è un film Marvel. CI SONO SCENE DOPO I TITOLI DI CODA. Plurale. E' possibile che dopo dieci anni ancora non lo sappiate e rompiate le palle a chi rimane seduto in poltrona alzandovi e sciamando dalla sala come un branco di scimmie catarrine appena i titoli cominciano a scorrere? Ma che cavolo avrete mai da fare a casa? Vergogna.
PENSIERINO PRE-POST 2: Invece di sottotitolare i titoli di testa, che è una cosa inguardabile, preoccupatevi di mettere in bocca a Stallone un congiuntivo, altrimenti il povero Amendola mi si rivolta nella tomba. Vergogna al quadrato.


Sono fuori allenamento e ancora un po' preda dei fumi del sake nipponico quindi non so come uscirà fuori questo post su Guardiani della Galassia Vol. 2 (Guardians of the Galaxy Vol. 2), diretto e co-sceneggiato dal regista James Gunn e visto appena tornata dalla vacanza giapponese, dopo un bel merendino del primo maggio. Sopportate qualunque delirio, please.


Trama: Peter Quill, alias Star-Lord, incontra il suo vero padre proprio quando i Guardiani della Galassia sono in guerra con i Sovereign, decisi a uccidere Peter e compagnia a causa di un furto compiuto dal procione Rocket...


Può non piacere lo stile demenziale ma è indubbio che Guardiani della Galassia, arrivato al secondo capitolo, sia probabilmente l'unica "serie" all'interno del MCU capace di imprimersi nella memoria degli spettatori per alcune caratteristiche che lo differenziano dai suoi fratellini cinematografici e non sarà facile per Anthony e Joe Russo, né soprattutto per gli sceneggiatori di Avengers: Infinity War, ritagliare all'interno del film uno spazietto riconoscibile per Star-Lord e compagnia. Meno frenato rispetto al primo capitolo, James Gunn in questo vol. 2 del suo Awesome Mix è riuscito a spingere ancor più l'acceleratore del camp e del trash, sia visivamente che per quel che riguarda dialoghi e sceneggiatura, senza dimenticare però di regalare allo spettatore un degnissimo film di avventura e, soprattutto, inserendolo elegantemente nella continuity del MCU con una serie di rimandi, scene post credits e dettagli che probabilmente saranno stati colti nella loro interezza solo da un Marvel fan all'ultimo stadio o da un espertone come il Dottor Manhattan. Il che, intendiamoci, non è garanzia di un film interamente riuscito, eh. Diciamo anzi che Guardiani della galassia vol. 2 ha tanti difetti quante sono le stelle in cielo (o i pianeti nella Galassia), soprattutto nel primo tempo, durante il quale ho pensato troppo spesso alle ormai storiche recensioni di Leo Ortolani. La prima parte del Vol. 2 è infatti un lungo film comico-demenziale, niente di più, niente di meno. Divertente, fatto di dialoghi brillanti, tempi comici perfetti, momenti esilaranti durante i quali Drax e Baby Groot diventano gran mattatori, soprattutto quando il primo interagisce con Star-Lord o Mantix, ma purtroppo anche zeppo di sequenze in cui il momento che dovrebbe essere serio diventa una cialtronata, un po' come se durante La scelta di Sophie entrasse di corsa Boldi a scoreggiare, lasciando lo spettatore come minimo perplesso. Mi sono ritrovata spesso a sorridere indulgente più che a spaccarmi di risate, pensando "sì, haha, però adesso vogliamo tirar fuori un po' di ciccia?" e anche se il mio cervellino di scimmia è stato blandito dalla presenza di Hasselhoff, Howard il papero e una colonna sonora bellissima (ah, l'adorata Brandy, ah, l'adoratissima My Sweet Lord) ammetto che alla fine del primo tempo avevo sulla testa un punto interrogativo grosso come una casa.


Per fortuna, nel secondo tempo Gunn riesce a cambiare un po' registro, puntando su alcuni confronti emozionanti (quello tra Gamora e Nebula ma soprattutto quello tra Rocket e Yondu), su interessanti ragionamenti legati al termine "famiglia" e su un paio di momenti realmente commoventi, ingredienti necessari a conferire sostanza al film e soprattutto a personaggi che rischiavano di non cambiare di una virgola rispetto al primo capitolo. In questo modo, sono riuscita a godere come si deve degli omaggi ai videogame, alle serie televisive e alla fantascienza anni '80, delle comparsate d'eccezione e anche dello scontro finale col malvagio della pellicola, villain che è risultato lo stesso un po' deboluccio ma non totalmente disprezzabile. In tal senso, Kurt Russell è stata una scelta di casting azzeccata (nonostante il ringiovanimento iniziale al computer mi abbia devastata dalle risate) ma chi esce davvero a testa alta da tutta l'operazione, a differenza della povera Mantis trasformata in bimbo asiatica scema come un tacco e tolto Stallone a cui basta la sola presenza scenica per farmi pregare Gunn di dedicare un intero film al suo personaggio (oltre ad una pellicola tutta per Howard il papero, ça va sans dire), è un grandissimo Michael Rooker che, assieme a Rocket e Baby Groot, conquista le scene più memorabili dell'intera pellicola e si riconferma uno dei migliori caratteristi viventi. Detto questo, non vorrei che pensiate che il film non mi sia piaciuto, anzi. Torno a confermare ciò che ho scritto all'inizio, e cioè che Guardiani della Galassia Vol. 2 è un film che merita di essere visto innanzitutto per passare una serata divertentissima con tutta la famiglia (il film è adatto ai bambini, li farà impazzire) e poi perché stavolta la sfacciataggine di Gunn non ha limiti e tocca le corde degli amanti del trash in un modo che rende impossibile non volergli bene. Con buona pace di chi, come me, vorrebbe i film Marvel più simili a quel trionfo di Loganun po' meno brigittebardòbardò e un po' più "siam peccatori ma figli tuoi, o santa Vergine prega per noi". Ma diciamo che quei cazzoni dei Guardiani non li vedrei bene a deprimersi assieme al canadese artigliato e ai suoi umanissimi problemi.


Del regista e co-sceneggiatore James Gunn ho già parlato QUI. Chris Pratt (Peter Quill/Star-Lord), Zoe Saldana (Gamora), Dave Bautista (Drax), Vin Diesel (voce di Baby Groot), Bradley Cooper (voce di Rocket), Michael Rooker (Yondu), Karen Gillan (Nebula), Sylvester Stallone (Stakar Ogord), Kurt Russell (Ego), Elizabeth Debicki (Ayesha), Rob Zombie (uno dei Ravager), Seth Green (voce originale di Howard il papero), Ving Rhames (Charlie-22), Michael Rosenbaum (Martinex), Michelle Yeoh (Aleta Ogord), Jeff Goldblum (Grandmaster) e David Hasselhoff (Zardu Hasslefrau) li trovate invece ai rispettivi link.

Chris Sullivan interpreta Taserface. Americano, ha partecipato a film come Chi è senza colpa, Morgan e a serie come Stranger Things. Anche produttore e sceneggiatore, ha 37 anni e due film in uscita.


Sean Gunn interpreta Kraglin ed è l'attore che "sostituisce" Rocket sul set. Americano, fratello di James Gunn, ha partecipato a film come Tromeo & Juliet, Guardiani della galassia e a serie quali Angel, Una famiglia del terzo tipo, Una mamma per amica, Glee, Bones e Una mamma per amica: di nuovo insieme. Anche sceneggiatore e produttore, ha 43 anni e un film in uscita, Avengers: Infinity War.


La canadese Pom Clementieff, che interpreta Mantis, tornerà assieme al resto del cast nel già citato Avengers: Infinity War mentre tra le guest star della pellicola figurano nientemeno che Miley Cyrus come voce di Mainframe e ovviamente Stan Lee in quelli dell'astronauta. Tra gli attori rimasti fuori dal film figurano invece Gary Oldman, Viggo Mortensen, Christoph Waltz, Christopher Plummer, Max von Sydow e Liam Neeson, tutti papabili per il ruolo di Ego, rifiutato con certezza solo da Matthew McConaughey. Parliamo un attimo di continuity: Guardians of the Galaxy vol. 3 arriverà dopo Avengers: Infinity War e dovrebbe ragionevolmente coinvolgere il personaggio di Warlock, intravisto in una delle scene post credits del vol. 2 mentre pare che gli eventi di questo secondo capitolo della saga siano da collocare quattro anni prima di Infinity War e un anno prima di Age of Ultron. Per non saper né leggere né scrivere, prima della visione di Guardiani della Galassia vol. 2 consiglio quindi il recupero non solo di Guardiani della galassia ma anche di Iron ManIron Man 2ThorCaptain America - Il primo vendicatoreThe AvengersIron Man 3Thor: The Dark WorldCaptain America: The Winter SoldierAvengers: Age of Ultron , Ant-ManCaptain America: Civil War e Doctor Strange. ENJOY!

mercoledì 29 ottobre 2014

Guardiani della Galassia (2014)

In Italia abbiamo dovuto aspettarlo per mesi, io ho dovuto attendere un paio di giorni in più ma finalmente posso dire la mia sull'ultimo film Marvel, Guardiani della galassia (Guardians of the Galaxy), diretto e co-sceneggiato dal regista James Gunn.


Trama: il mercenario e ladro Peter Quill, detto Starlord, ruba un potentissimo artefatto senza conoscerne il vero valore e senza sapere che il malvagio alieno Ronan progetta di utilizzarlo per distruggere un intero pianeta. Sulle tracce di Starlord si mettono quindi Gamora, ex alleata di Ronan, i due mercenari Rocket e Groot e il taurino Drax, che vuole vendicarsi di Ronan...


Guardiani della Galassia è stato davvero una bella sorpresa. Chi s'immaginava che, con un cast di personaggi praticamente sconosciuti sia al grande pubblico che a molti lettori di comics (me compresa) la Marvel riuscisse a tirare fuori un film in grado di coniugare divertimento, un pizzico di epicità, grandi effetti speciali e persino qualche lacrima? Sicuramente non io, che sono andata a vederlo giusto per il trailer che utilizzava le note di Hooked on a Feeling e schiaffava in bella vista il musetto incazzoso di un procione armato di fucile ma sotto sotto sposavo lo scetticismo Ortolaniano e temevo una gigantesca e pacchiana belinata. E invece, nonostante Guardiani della Galassia non sia l'erede di Star Wars come molti critici tendono a spacciarlo, mi sono divertita un sacco e mi sono anche affezionata ad un paio di personaggi, nella fattispecie il procione Rocket e soprattutto il dolcissimo alberone Groot, un essere talmente magico ed espressivo che gli Ent di Peter Jackson sono stati costretti a chinare il capo e ammettere la sconfitta. Non è tutto oro quello che luccica, ci mancherebbe, soprattutto a livello di trama: il film è un po' troppo lungo e la durata si sente, soprattutto perché manca un villain degno di questo nome, in grado impedire allo spettatore una visione tranquilla (Ronan sarà anche pazzo ma, diciamocelo, ha il carisma di una patata, meglio Thanos che si vede poco ma ti fulmina con uno sguardo), poi molte cose vengono date per scontate, tanto che il mio compagno di visione dopo dieci minuti mi ha sussurrato un costernato "Non ci sto capendo niente!", ma piano piano la matassa si dipana. Anche se sicuramente Gunn poteva osare di più a livello di trash ed umorismo corrosivo, il film prosegue abbastanza scorrevole tra un'esplosione, una mossa di wrestling e una fuga mirabolante, in mezzo alle quali la Disney riesce persino ad infilarci un positivo elogio dell'amicizia e della famiglia e, soprattutto, le risate e le gioie cinefil-nerd (Footloose è una continua fonte d'ispirazione!) si sprecano.


Non ho visto Guardiani della Galassia in 3D ma per quel che mi riguarda gli effetti speciali in generale e in particolare la computer graphic che anima i personaggi sono di prim'ordine; la barriera delle navicelle di Nova Prime è impressionante mentre Rocket (tutto pelosino e giustamente incazzoso!) e Groot (a cui basta uno sguardo per esprimere molte più emozioni degli attori in carne ed ossa) sembrano veri, tanto da surclassare buona parte del cast. Se Bautista, infatti, è perfetto quanto Michael Rooker per il ruolo, rispettivamente, di gigante buono e carogna intergalattica, i due protagonisti Pratt e Saldana non brillano né per carisma né per espressività mentre la marea di guest star eccellenti (Glenn Close e Benicio Del Toro su tutti) risultano abbastanza sacrificate. Tutto questo renderebbe Guardiani della Galassia un film carino, divertente e nulla più ma per fortuna ci sono la colonna sonora e un sacco di citazioni anni '80 ad alzarne il livello qualitativo; per buona parte della pellicola, infatti, si canticchia e si balla sulla poltrona grazie all'inseparabile Awesome Mix Vol.1 di Quill, mentre una lacrima nostalgica scende furtiva ad annebbiare la vista, soprattutto quando un certo personaggio si scatena sulle note di I Want You Back dei Jackson Five. A proposito di personaggi, OVVIAMENTE, non lasciate la sala prima della fine dei titoli di coda e preparatevi ad un'ovazione di livello "Chuck Norris che compare ne I Mercenari", magari incrociando le dita perché QUELL'altro personaggio possa venire recuperato nel prossimo, delirante film Marvel. Per concludere, Guardiani della Galassia è un ottimo antipasto per quello che sarà il filmone dell'anno prossimo, The Avengers: Age of Ultron, e se la Marvel sarà abbastanza furba da lasciare le redini di un eventuale sequel a giovani autori del calibro di James Gunn (magari con un po' più di libertà creativa, meno vincolati alle direttive della Casa del Topo)  potrebbe anche uscire un capolavoro. Io, di sicuro, se ci saranno di nuovo Groot e Rocket mi fionderò a vederlo!


Del regista e co-sceneggiatore James Gunn, che compare nei panni di un Sakaaran, ho già parlato QUI. Chris Pratt (Peter Quill), Zoe Saldana (Gamora), Bradley Cooper (doppiatore originale di Rocket), Michael Rooker (Yondu Udonta), John C. Reilly (Dey), Glenn Close (Nova Prime), Benicio Del Toro (il Collezionista), Gregg Henry (il nonno di Quill), Josh Brolin (non compare nei credits ma è lui Thanos), Rob Zombie (anche lui non accreditato, doppia in originale il navigatore dei Ravager), Seth Green (sempre non accreditato, è la voce originale di QUEL personaggio che compare dopo i titoli di coda) e Nathan Fillion (l'alieno che Groot prende per il naso) li trovate ai rispettivi link.

Dave Bautista (vero nome David Michael Bautista Jr.) interpreta Drax. Americano, famoso principalmente come wrestler, ha partecipato a film come Il re scorpione 3 - La battaglia finale, L'uomo con i pugni di ferro e Riddick. Ha 45 anni e tre film in uscita.


Vin Diesel (vero nome Mark Sinclair Vincent) è il doppiatore originale di Groot. Americano, lo ricordo per film come Salvate il soldato Ryan, Pitch Black, Fast and Furious, Compagnie pericolose, xXx, The Chronicles of Riddick, Fast & Furious - Solo parti originali, Fast & Furious 5, Fast & Furious 6 e Riddick, inoltre aveva già lavorato come doppiatore per Il gigante di ferro. Anche produttore, regista e sceneggiatore, ha 47 anni e tre film in uscita.


Lee Pace interpreta Ronan. Americano, ha partecipato a film come Lincoln, Lo Hobbit - Un viaggio inaspettato e Lo Hobbit - La maledizione di Smaug. Ha 35 anni e tre film in uscita tra cui l'imminente Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate, in cui interpreta Thranduil.


Karen Gillan interpreta Nebula. Scozzese, ha partecipato a film come Oculus - Il riflesso del male e a serie come Doctor Who. Ha 27 anni e tre film in uscita.


Djimon Hounsou interpreta Korath. Originario del Benin, ha partecipato a film come Stargate, Il gladiatore, In America, Blueberry, Constantine, Blood Diamonds e a serie come Beverly Hills 90210, E.R. Medici in prima linea e Alias. Anche produttore, ha 50 anni e sette film in uscita tra cui l'ennesima versione di Tarzan.


L'elenco di guest star presenti in Guardiani della Galassia è praticamente infinito: Laura Haddock, che interpreta la madre di Starlord, era comparsa brevemente anche in Capitan America - Il primo Vendicatore, l'onnipresente Stan Lee è il vecchiaccio laido che Rocket spia in compagnia di una donzella aliena, Peter Serafinowicz, ovvero l'odioso Pete di Shaun of the Dead, interpreta Saal, Sean Gunn, fratello del regista James, veste i panni di Kraglin e, soprattutto, è stato il modello per la motion capture con cui è stato realizzato Rocket, Alexis Denisof torna dopo The Avengers come servo di Thanos mentre il fondatore della Troma Lloyd Kaufman lo potete vedere tra i carcerati all'interno della prigione. Anche Robert Downey Jr. avrebbe dovuto comparire brevemente nei panni di Iron Man se nel frattempo non avesse annunciato che non avrebbe mai più ripreso il ruolo; fortunatamente, Robertino ci ha ripensato e nei prossimi anni lo vedremo ancora come Tony Stark! Tra i cambiamenti all'interno del cast invece c'è da dire che Djimon Hounsou si era offerto per il ruolo di Drax e Lee Pace per quello di Quill ma entrambi sono poi finiti ad ingrossare le fila dei cattivi. Per finire, se Guardiani della Galassia vi fosse piaciuto preparatevi perché nel 2017 dovrebbe uscire il seguito, nel frattempo però recuperate tutti i film Marvel usciti finora: Iron Man, L'incredibile Hulk, Iron Man 2, Thor, Captain America - Il primo vendicatore, The Avengers, Iron Man 3, Thor: The Dark World, Captain America: The Winter Soldier! ENJOY!


venerdì 8 gennaio 2010

Generazione X (1995)

Ennesimo post a distanza di poco! Non vi ci abituate, gente, è che nelle vacanze di Natale ho avuto tempo di vedere un po’ più film del solito, ora si torna ai vecchi ritmi. Comunque questo è il secondo frutto della “serata Kevin Smith” della settimana scorsa: Generazione X (Mallrats) del 1995. Uno dei miei film preferiti, il che la dice lunga sulle mie devianze mentali.


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La trama: Brodie e T.S. sono due amici, entrambi appena mollati dalle rispettive ragazze, il primo perché è un nerd bamboccione, il secondo perché odiato dal futuro suocero. La loro intenzione di affogare le disgrazie nel becero consumismo del centro commerciale, popolato da personaggi assurdi, si trasforma nell’ultimo tentativo di riconquistare le donzelle.


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Il titolo originale sta ad indicare i cosiddetti “topi da centro commerciale”, ovvero quel genere di persona che non va per comperare o far prosperare la struttura, ma va lì semplicemente a cazzeggiare e perdere tempo, arrivando in breve a sapere tutto di tutti. Il film ruota sulla non vita di questi personaggi, una manica di comari degli anni ’90, perditempo della peggior specie, smarriti in un vortice di pettegolezzi, dicerie, leggende metropolitane, citazioni fumettistiche e cinematografiche, spaventati dall’adolescenza che sta finendo per lasciare spazio ad un oscuro futuro, fatto di lavoro ingrato e relazioni insicure. Non c’è nulla più di quel che si vede e soprattutto si sente in Generazione X. E’ una commedia americana fondata sul nulla, su una storiellina pretestuosa che non è altro che un modo per stordire il pubblico con dialoghi fiume e situazioni al limite dell’assurdo, un po’ come comprare una semplicissima giacca solo per tutti gli orpelli che ci sono attaccati.


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E allora perché mi deve piacere un film simile? Beh, innanzitutto perché fa davvero ridere. Non è un film demenziale alla Hot Shots! né un’americanata per adolescenti infoiati come American Pie, è un genere a sé, però è esilarante. Ci vuole un po’ di pazienza a seguire i dialoghi, perché le gag sono tutte concentrate negli assurdi racconti e negli stratagemmi di Brodie (la storia del cugino e dei gatti che introduce il film è da antologia, così come il trucco della “stretta puzzona”), nei pettegolezzi dell’ex ragazza di T.S., nei botta e risposta tra i personaggi, senza ovviamente dimenticare la presenza dei geniali Jay e Silent Bob, impegnati nell’intento di smontare un palco per uno spettacolo che “non s’ha da fare”, il cameo di Stan “The Man” Lee, il tizio intento a cercare di vedere una nave tridimensionale, la medium con un terzo occhio assolutamente particolare, ecc. ecc. Descrivere ogni gag di questo film meriterebbe un libro, non un breve post in un blog: basta dire solo che Kevin Smith si sente assolutamente a suo agio nel dirigere la pellicola, si è divertito e si vede. Gli attori inoltre sono tutti in uno stato di grazia: Jason Lee, nei panni di Brodie, è superbo, Michael Rooker in quelli del folle padre di Brandi è semplicemente geniale.


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Innumerevoli le citazioni, da film e fumetti. I titoli di testa sono degli omaggi alle copertine di svariati comics, da Wolverine, a Gen13, ai Fantastici 4, a Hulk, modificate per indicare i determinati attori/personaggi del film. Il geniale dialogo tra Brodie e Stan Lee contiene ovviamente riferimenti all’universo Marvel, mentre Jay e Silent Bob si divertono a citare Il ritorno dello Jedi, Batman e gli immancabili X – Men. Jason Lee (di cui ho già parlato qui) ed Ethan Suplee, ovvero il tizio che fissa il quadro 3D, finiranno poi per fare coppia fissa nella bellissima serie My Name Is Earl.


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Di Kevin Smith e Ben Affleck, che interpreta il pervertito proprietario di Moda Maschio, ho già parlato qui. Di Michael Rooker invece potete leggere qui.


Shannen Doherty interpreta Rene. Famosa per essere stata la Brenda di Beverly Hills 90210 e per il suo carattere bizzoso e insopportabile, l’attrice americana ha partecipato soprattutto per la TV in serie come La casa nella prateria, Magnum P.I., 21 Jump Street, Streghe (sostituita poi da Rose McGowen) e 90210, ovvero il sequel di Beverly Hills. Ha inoltre dato la voce per il film Brisby e il segreto di Nihm. Ha 38 anni e due film in uscita.


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Claire Forlani interpreta Brandi, la fidanzata di T.S. L’attrice inglese ha cominciato a lavorare molto giovane, e ha partecipato a film come Scuola di polizia – Missione a Mosca, The Rock, Basquiat e Vi presento Joe Black. Per la TV ha girato un episodio di Incubi e deliri e CSI N.Y. Ha 38 anni e cinque film in uscita.


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Jeremy London interpreta T.S. L’attore americano ha partecipato a film come Babysitter… un thriller e per la TV lo si può trovare in telefilm come Party of Five, Oltre i limiti e Settimo cielo. Ha 38 anni e dieci film in uscita.


what-are-they-up-to-jeremy-londonE ora vi lascio con una delle scene più esilaranti del film... il pestaggio del coniglietto pasquale!!! ENJOY!




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